giovedì 5 giugno 2014

EURO: COS'È L'USCITA DI SINISTRA intervista a Moreno Pasquinelli

5 giugno. In occasione della III: Assemblea del Coordinamento nazionale della sinistra contro l'euro, Bottega partigiana  ha chiesto a Moreno Pasquinelli (nella foto) cosa deve intendersi per "uscita da sinistra dall'euro". Pasquinelli si sofferma sui tre aspetti della questione: politico, sociale ed economico-monetario. Pasquinelli mette poi in guardia dalla "uscita a destra", la quale potrebbe manifestarsi nella sue due varianti principali. Gli eurocrati hanno senz'altro nel cassetto un "piano B", ovvero un smembramento pilotato della moneta unica ed un ritorno alle valute nazionali, in continuità con politiche neoliberiste di macelleria sociale. La seconda variante è quella di un tracollo improvviso e caotico che potrebbe lasciare spazio a svolte stataliste ma di tipo "neofascista".



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16 commenti:

  • Anonimo scrive:
    5 giugno 2014 03:48

    condivido la distinzione, attribuita alla società fascistoide, tra capitalismo e classe dominante, inizialmente è così.
    gli ideologi in "buona fede" e i loro zelanti arditi-adrenalinici si propongono davvero di incarnare le risposte non solo in materia di ordine, sicurezza e costumi ma anche di giustizia sociale.
    poi le strade sono due:
    1) ci si omologa in massa (anche industriali e banchieri) e inizia la fase autocelebrativa del regime culminante nella decadenza degli intrallazzatori;
    2) persistendo una resistenza ideologica questo imporrebbe un rigore interno al regime che paradossalmente gli prolungherebbe la vita: un regime di torturatori che, a differenza degli intrallazzatori, saranno sostenuti da una mistica che eroicamente invita a fregarsene del dolore del nemico.francesco

  • Lorenzo scrive:
    5 giugno 2014 14:40

    C’è un aspetto di cui Moreno non parla: come si mette d’accordo la scelta solidarista e keynesiana col capitalismo di rapina imposto a livello mondiale dall’impero statunitense? L’obbiezione di quanti vogliono uscire da destra perché "è l’unico modo di rimanere competitivi sui mercati internazionali" aspetta una risposta.

    A parte devesi stigatizzarsi la sciocchezza, accennata in chiusura, di ridurre il fascismo a una forma di dominio del capitale. Il dominio pieno del capitale si realizza in ambito demoplutocratico. Ma questo è un altro discorso.

  • Giorgio Schembari scrive:
    5 giugno 2014 15:58

    Forse la faccio troppo semplice ma ha ancora senso parlare di contrapposizione destra-sinistra,lavoro-capitale?
    Credo che gli individui della classe aspirino ad essere capitalisti e lavoratori allo stesso tempo. L'operaio ci tiene al lavoro, ma ci tiene anche a mettere da parte un piccolo capitale che gli dia una piccola rendita. Non credo che l'individuo rifiuterebbe
    per principio l'idea di scambiare una quote del reddito da lavoro con una equivalente quota reddito da capitale, magari diventando piccolo azionista della propria azienda.
    Se invece Parlare di destra sinistra si parlasse di contrapposizione piccolo-grande si potrebbero avere dalla stessa parte lavoratori e piccole imprese contro il vero potere fatto da multinazionali e banche internazionali.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    5 giugno 2014 17:24

    DIO SANTO!

    (1) Che il fascismo sia nato con pretese socialistoidi ci è chiaro. vedi Sansepolcro. Che poi abbia tradito certe premesse per poi piegarsi alla Monarchia, alla Chiesa e al grande capitale solo un cieco può non vederlo.

    (2) L'anima mussoliniana del fascismo, ovvero antiproletaria, ha preso il sopravvento presto, schiacciando gli Arditi del Popolo prima ancoira che socialisti e comunisti.

    (3) Il nazismo hitleriano strisciò ai piedi dei grandi monopoli tedeschi (finanziari anche) in maniera ancor più sfrontata. per questo Hitler dovette sterminare nel 1934 l'ala socialisotoide delle Sa di Strasser e Rhom.

    (4) La storia si ripete due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. E' patetico vedere in giro soreliani, fiiumani, dannunziani e "fascisti di sinistra" vari i quali, del tutto impotenti politicamente, si augurano che sorgano nuovi Mussolini e/o Hitler, per poi essere fatti a pezzi. Si tratta di una sindrome che non si può guarire.

    (5) Cosa s'intende per "pieno dominio del capitale"? Un dominio di classe è un processo storico, che si realizza pienamente a seconda dei rapporti di forza, e che può assumere varie forme. Finché il proletariato rivoluzionario è debole e i conflitti sociali sono fiacch, il regime democratico è una forma "perfetta" di dominio del capitale sul lavoro. relativamente perfetta, perché quando l'intensità e l'asprezza del conflitto eccede la capacità di contenimento della "democrazie", il capitale ha una forma "perfetta" di ricambio: la dittatura dispiegata, di cui il fascismo fu una forma storica.

    (6) La contrapposizione tra capitale e lavoro salariato è immanente, costitutiva al modo capitalistico di produzione. Questa contrapposizione può manifestarsi in forme radicali o meno, o non manifestarsi affatto —essere temporaneamente soppressa o messa da parte. Tra una guerra e un'altra ci sono relativi periodi di pace, così come periodi rivoluzionari vengono seguiti da periodi di ritirata o addirittura controrivoluzionari. Ove la controrivoluzione anch'essa può assumere diverse forme.

    Moreno Pasquinelli

  • Lorenzo scrive:
    5 giugno 2014 18:25

    Moreno, il nodo del contendere è la tua convinzione marxista che le associazioni e dissociazioni (conflittualità) di cui si nutre la dimensione politica siano dominate dalla dicotomia fra capitale e lavoro, eretti a monadi unitarie l'un contro l'altra armata.

    Tutto ciò che dici ha un suo fondamento. E' il contesto che viene falsato in chiave dicotomica. Il fascismo fu più una (comprensibile) reazione della piccola borghesia intimorita dagli espropri e dagli avvenimenti in Russia, che non una reazione del grande capitale (che pure ebbe la sua parte). Se si esce dai parametri della demoplutocrazia resta la dittatura, e chi non la voleva rossa cercò di farla nera.

    Allo stesso modo, il benessere di cui i lavoratori italiani godevano fino a 30 anni fa si nutriva della miseria delle masse terzomondiste. Il capitale globalizzato sta parzialmente riscattando le seconde mentre trascina nella miseria i primi. L'imperialismo conviene anche alle masse.

    A me poi interessa soltanto trascinare nella rovina l'attuale sovrano (la plutocrazia statunitense, di cui tutto il resto è emanazione). Cosa verrà dopo, e se al muro finiranno gli operai, i negri o i capitalisti, è cosa che mi interessa relativamente.

  • Anonimo scrive:
    5 giugno 2014 19:30

    Red Tool
    Siamo su di una spiaggia, abbastanza affollata pure e, ad un certo punto, ci si accorge che sta arrivando uno tsunami di proporzioni terrificanti e che già si affaccia a tutto orizzonte. Lo tsunami è il NWO, frutto dell'azione capitalistica di secoli e, in particolare degli ultimi due.
    C'è ancora una destra o una sinistra verso cui dirigersi e che possa fornire qualche speranza?

  • Matteo V scrive:
    6 giugno 2014 02:57

    Sono molto d'accordo sull'idea di unire socialismo e keynesismo. Queste sono le due anime condannate all'oblio dall'egemonia neoliberale e che rappresentano la vera opposizione a tale sistema neoliberale.
    Non condivido del tutto l'idea della deriva fascistoide. Questo perché oggi il capitale non usa più lo stato come strumento di oppressione. Anzi cerca di abolirlo o di neutralizzarlo affidandosi ad altre istituzioni (come l'Unione Europea o il FMI). Oggi il fascismo si è fatto internazionalista. La questione ucraina è diversa, perché lì bisognava sottrarre questa nazione all'influenza di una potenza non funzionale agli interessi imperialistici americani (ed eurouniunisti) cioè la Russia. Ma in Europa lo stato è il nemico da abbattere per le élite capitalistiche.

  • Anonimo scrive:
    6 giugno 2014 05:00

    in mancanza di strumenti metodologici marxisti la chiave antropologica potrebbe bastare all'analisi:
    « Il fascismo deve avere i suoi missionari, cioè degli uomini che sappiano convincere alla fede intransigente e combattere fino all'estremo sacrificio per la propria fede. Ogni rivoluzione ha tre momenti: si comincia con la mistica, si continua con la politica, si finisce con l'amministrazione. Quando una rivoluzione diventa amministrazione si può dire che è terminata, liquidata... »
    (Mussolini rivolto alla dirigenza della Scuola di mistica fascista)
    ...scuola fondata nel 1930...fase politica?

    forse un punto di contatto con le analisi fatte a dx della genesi fascista è nel lavoro preparatorio e piddino delle forze riformiste...
    http://culturafascista.com/insufficienza-della-teoria-marxista-sul-fascismo/
    francesco

  • Anonimo scrive:
    6 giugno 2014 09:22

    Vorrei riprendere il punto mosso dal lettore G.Schembari quando parla di dicotomia piccolo-grande. Non mi trovo d'accordo perché va a cozzare col ragionamento della prima parte, perché uno dovrebbe limitarsi a diventare piccolo azionista? E' ovvio che se c'è la possibilità di avere di più l'uomo tende a questo. Le multinazionali e le banche si formano così dal frutto dell'azione umana.

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    Redazione SollevAzione risponde:
    6 giugno 2014 11:15

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    6 giugno 2014 11:16

    L'ULTIMO RIFUGIO DEI NICHILISTI

    «A me poi interessa soltanto trascinare nella rovina l'attuale sovrano (la plutocrazia statunitense, di cui tutto il resto è emanazione). Cosa verrà dopo, e se al muro finiranno gli operai, i negri o i capitalisti, è cosa che mi interessa relativamente».

    Quando un giorno istituiranno una gara a chi odia di più l'impero americano... vedremo se partecipare abbia un senso.

    Per l'intanto per uscire dall'impero occorre combattere, e per combattere occorre una forza politica, e una tale forza si costruisce se c'è una una visione del mondo, un programma, una strategia...

    Non si è mai visto, infatti, un movimento rivoluzionario vincere senza una promessa di riscatto morale, un annuncio salvifico, un'utopia sociale.

    Figurati! Lo stesso Nazional-socialismo salì al potere perché accanto al No ai Trattati di Versailles propose ai tedeschi una visione, una "grande narrazione".

  • Lorenzo scrive:
    6 giugno 2014 17:14

    "Non si è mai visto, infatti, un movimento rivoluzionario vincere senza una promessa di riscatto morale, un annuncio salvifico, un'utopia sociale"

    Certo, il gregge ha bisogno di una religione. Per questo io appoggio tanto voi quanto la NPD tedesca, gli indipendentisti russi quanto il governo siriano, e chiunque sia provvisto di una narrazione ostile a quella della società in cui mi capita di vivere.

    E' una scelta di valori arbitraria quanto qualsiasi altra.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    6 giugno 2014 19:43

    Lorenzo....

    il fatto è, caro Lorenzo, che l'americanismo è solo un' escrescenza, una manifestazione fenomenica del modo capitalistico di produzione. Va in Russia e in Siria, e vedi come campa e soffre la povera gente.
    Già, ma a te che te ne frega della povera gente, degli sfruttai e degli oppressi. Carne da macello delle "élite".
    Ci sapresti dire quale diavolo di modello sociale c'hai in testa tu?

  • Lorenzo scrive:
    7 giugno 2014 14:05

    @ Redazione

    Ho già detto che non condivido l’ipostatizzazione marxista del dato economico. L’impero americano non è (soltanto) l’epifenomeno di un modo di produzione: è il prodotto di una cultura, di un tipo razziale, di una situazione geopolitica e tante altre cose ancora.

    Non condivido il pregiudizio attinente all’attribuzione di valore intrinseco alla vita e alla dignità dell’essere umano. La stupida astuzia dei capi mi ripugna quanto la stupida docilità delle masse, e vedo tutti quanti come bestiame buono per il macello.

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2014 15:52

    @lorenzo

    il metodo ambidestro.

    ..."una scelta di valori arbitraria come un'altra", la tua...e che coincide con il capitale che dà valore all'uomo in base a quello che produce....antiamericanismo nel tuo caso.

    la sinistra è una tesi ma conseguenza di un metodo, conseguenza di un valore, conseguenza di un sentimento: l'amore per gli esseri umani, liberi, uguali e responsabili: l'uomo è un fine e non un mezzo.

    la sinistra diventa "solo" tesi, asimmetricamente alla destra, quando allontanandosi dal metodo e i suoi presupposti presta il fianco alla destra, diventando barbara nel cercare di contrastare la barbarie, causa ed effetto del "pensiero forte"...dimenticando che nessun pensiero sarà mai forte abbastanza per contrastare un sentimento d'amore sul quale si fonda il metodo: ma ci vuole coraggio per riconoscere quel fondamento, passare per la propria vulnerabilità: coraggio che sempre manca a destra e che nello scontro a volte viene indotto a sinistra.
    francesco

  • Lorenzo scrive:
    8 giugno 2014 02:14

    @ Francesco

    Che vuoi che dica... ti lascio alla tua poesia evangelica.

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