sabato 31 agosto 2013

IL PENSIERO DI KEYNES di Marco Passarella

31 agosto. Si è svolto come previsto, dal 19 al 23 agosto, in Umbria, il SEMINARIO DI STUDI POLITICI «Filo Rosso». Non eravamo in tanti, anzi eravamo in pochi. 

Chi ci aveva messo in guardia dalla estrema severità del format —cinque ore filate di lezioni su cinque materie al mattino, e tre ore circa il pomeriggio per altre materie di approfondimento— aveva forse ragione. 
 Di sicuro ciò, aggiunto ai costi per il soggiorno, ha tenuto lontano proprio i giovani, coloro per i quali il Seminario era stato pensato. E questo è evidentemente un serissimo problema, che ci obbliga a immaginare modalità e linguaggi adeguati alle nuove generazioni. 

Ci rincuora che tutti coloro che hanno partecipato al Seminario ne sono usciti più ricchi, di cultura politica ed economica, di idee. Il livello delle lezioni e del dibattito è stato altissimo. Densissime anche le discussioni politiche che si sono svolte, fino a notte fonda a volte, e che hanno coinvolto tutti i partecipanti.

Eco della Rete ha filmato e sta via via montando tutte le lezioni mattutine e le prolusioni pomeridiane. Un lavorone! E grazie ad Eco siamo intanto in grado di offrire ai nostri lettori la limpida e densa  prolusione di Marco Passarella.



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20 commenti:

  • Anonimo scrive:
    31 agosto 2013 10:53

    Io sono giovane e ci sarei voluto venire volentieri. Ma io abito lontano e non dispongo di tanta indipendenza economica. Faccio i complimenti per questa iniziativa, e mi fa paicere che la vostra autocritica nel voler cambiare linguaggio. Attenti però a non "bagnaivizzarvi" cioè iniziare a scrivere post con certi toni di eloquio come il Nostro è uso fare.

    LUIGI

  • Anonimo scrive:
    31 agosto 2013 12:15

    Mi dispiace che non sia andato bene.
    Io sono uno di quelli che non ha partecipato per il costo, ma anche perché mi sento sempre più lontano dall'mpl, soprattutto dalle ultime elezioni in poi.
    Vorrei poter vedere i video delle lezioni di pasquinelli, dato che il suo ormai è un marxismo senza lotta di classe e senza proletariato.
    Insomma volevo vedere se quando le presenta Marx da professore ha saputo astrarre dalla sue posizioni particolari esponendo il vero marxismo e non solo le teorie economiche del capitale.
    Mera curiosità...

  • Redazione SollevAzione risponde:
    31 agosto 2013 12:42

    Che quello di Pasquinelli "un marxismo senza lotta di classe"? Avessi ascoltato le sue lezioni non affermeresti una cazzata del genere. Si sta lavorando al montaggio video delle lezioni e, se avrai pazienza, ascolterai e capirai.
    Veramente per noi non è che il seminario di studi non è andato bene. Ci sono due criteri per giudicare del successo o dell'insuccesso di un'iniziativa come un seminario di studi: uno qualitativo e uno quantitativo.
    dal primo punto di vista, quello della qualità delle lezioni e del dibattito il Seminario è stato a dir poco straordinario.
    Non siamo abituati a "raccontarci storie" o a prendere in giro chi ci segue.
    Dal punto di vista dei numeri eravamo pochi. facciamo autocritica sul format, ma non sulla necessità di FARE teoria. Poiché senza quella non si va da nessuna parte.

  • Anonimo scrive:
    31 agosto 2013 15:35

    Che Brancaccio avesse una faccia da cinema, con sguardo truce e sorriso sbilenco alla Bogart, si era visto e apprezzato. La mia compagna si è praticamente innamorata di lui e la cosa a volte mi fa pure girare un po' i maroni, ma il Branka è un mito e va bene così. Però che Brancaccio facesse coppia con un altro figo come Passarella fino ad oggi non mi era noto! Questi due sono meglio di Redford e Newman nella stangata, altro che quel chierico di Renzi! Nell'epoca della politica spettacolo conta pure questo... ;-))))))

    Nickmanofredda

  • Anonimo scrive:
    31 agosto 2013 17:27

    Ciao sono il primo anonimo,
    Non volevo fare polemiche, anzi sono seriamente interessato ad ascoltare, anche se in differita le lezioni di Pasquinelli.
    Sono sicuro che come dite nelle sue lezioni Pasqunelli avrà messo elementi di classe e sarà stato un professore onesto.
    Vero è che nel suo pensiero politico personale la lotta di classe è scomparsa. Quando fate articoli sull'euro, sul debito, sul capitalismo-casinò, fate sempre analisi completamente "interne" alla macchina capitalistica. La classe avversa non viene mai citata. Quanto questa costa, quanto è la disoccupazione, inchieste sul precariato, hanno sempre meno spazio rispetto all'Imu, il porcellum vs il mattarelum, ecc.
    Per non dire che recentemente Pasquinelli ha scritto che il proletariato non è più la classe rivoluzionaria per antonomasia.
    In ultimo la scelta criminale di votare m5s.
    Ecco vorrei ascoltare le lezioni per vedere se nello spiegare Marx queste sue teorie personali (e per me sbagliate per quanto rispettabilissime) le abbia tenute separate da quello del filosofo di Treviri per il quale LA STORIA DELL'UOMO E' STORIA DI LOTTA DI CLASSE

    Saluti internazionalisti

  • Redazione SollevAzione risponde:
    31 agosto 2013 20:45

    Caro compagno,

    non ho alcun dubbio che la storia è sempre storia di lotta di classe, né che le rivoluzioni sociali sono le forze motrici di ultima istanza della storia stessa, né che occorre lasciarsi alle spalle il sistema capitalistico e costruire una società socialista.

    Fatta questa "dichiarazione di fede", tuttavia, siamo solo al punto di partenza. Per non dire che moralmente provo un senso di vergogna perché quella dichiarazione mi accomuna, per proprietà transitiva non solo a tanti mostri, ma a tanti opportunisti che alle spalle della fede hanno compiuto e compiono ogni sorta di nefandezze e distrutto la fede stessa agli occhi di masse sterminate.
    Provo infine un senso di ripulsa irriducibile verso quelle forme di dogmatismo e dottrinarismo dietro alla quale si nascondo ogni sorta di furfanti e di esagitati.
    marx, per farla breve, era di un'altra pasta.
    Non è che affermati i tre principi di cui sopra si mise a scrutarsi pensoso il suo naso. No. Impiegò tutta al sua vita a capire il capitale, a divulgare le sue analisi (analisi) contro gli opportunisti, gli utopisti e i dottrinari del tempo.
    Se vogliamo fare la rivoluzione in questo paese e così spezzare la catena imperialistica, dobbiamo andare anche oltre Marx, perché le sue analisi non sono bastanti.

    Moreno Pasquinelli


  • Anonimo scrive:
    31 agosto 2013 21:44

    x anonimo:
    io vorrei che mi spiegassi chi è il proletario (potenzialmente rivoluzionario) oggi.
    io vivo in un paese emergente sudamericano e qua le "sterminate masse" sono felicissime di avere più soldi di una volta e comprarsi un sacco di gingilletti... e se c'è qualcuno che protesta sono i radical-chic universitari figli di papà.
    e in occidente? in italia ci sono 20 milioni di conti titoli (i c/c sono di più), ovvero famiglie che hanno un capitale e lo investono.
    p.s. pasquinelli applaudì al taglio dei c/c ciprioti (anche se lui lo farebbe per altri motivi).
    insomma, chi la dovrebbe fare sta rivoluzione e a favore di chi, se le "sterminate masse" i soldi o ce l'hanno o non vedono l'ora di averli con mezzi e per fini decisamente filocapitalisti?
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    31 agosto 2013 22:41

    Il socialismo andrebbe costruito per tappe. Bisogna innanzitutto ricostruire la mano pubblica, la VERA MANO che muove il benessere economico, attuando politiche keynesiane. Per far questo bisognerà ricoztruire l'industria pubblica, quando non ero ancora nato l'Italia aveva un florido mercato nella chimica e questo non grazie ai capitalisti ma grazie appunto alla leva statale, che però dovrà essere messa a servizio delle masse per comprarsi i gingilletti, come dici tu :-)))))))

    Da li nazionalizzazione dell'apparato bancario e tutela dei salari e delle famiglie disagiate. E al daivolo la comeptitività con l'estero. Il benessere dei cittadini prima di tutto, al corsa agli armamenti lasciamola a chi la vuole fare.
    Con simpatia
    Un compagno qualunque

  • Anonimo scrive:
    1 settembre 2013 06:10

    Mi fa piacere che abbiate scritto che esiste il serissimo problema di dover cambiare linguaggio.
    E' un anno e mezzo che ve lo dico (non sempre con toni gentili per la verità ma a volte date delle rispostacce assurde pure voi); è n anno e mezzo che vi ripeto che il centro della discussione non è l'analisi economica che uno Screpanti o un Brancaccio fanno 10 volte meglio di voi per cui se servono uno le prende da loro.
    La discussione "politica", anzi l'unica discussione veramente politica, è come si fa a comunicare con la gente.
    Ne vogliamo parlare? Vogliamo provare a cambiare il punto di vista, magari? Ci vogliamo chiedere se per caso stiamo andando dalla gente perché convincendo loro riusciremo a convincere anche noi? La gente se ne accorge e non si fida più.
    Impariamo che non dobbiamo "parlare" o "spiegare" alla gente ma che NOI DOBBIAMO CAPIRE QUELLO CHE LA GENTE DICE E VUOLE.
    Datemi del saccente,fate pure, ma riflettete sul fatto che il problema della comunicazione, del consenso, della diffusione mancata della partecipazione popolare esiste e è obbligatorio trovare una motivazione e una soluzione.
    Certamente sarebbe idiota proseguire con le vecchie strategie, non credete?

  • Redazione SollevAzione risponde:
    1 settembre 2013 09:35

    STRATEGIE, LINGUAGGI ... GLI ECONOMISTI E LA RIVOLUZIONE CHE VERRA'

    Se avessimo pensato che le vecchie strategie fossero valide, beh, non avremmo dato vita a Mpl, e quelli di noi che l'hanno fondato se ne sarebbero restati a marcire nei vecchi e ossificati recinti politici

    Per quanto riguarda il linguaggio. C'è forse bisogno di una vera e propria rivoluzione linguistica per esprimere modernamente le idee rivoluzionarie. Ma, appunto, prima vengono i concetti, dopo i segni linguistici per esprimerli. Facciamo quel che possiamo. Per l'intanto, come MPL, abbiamo tentato di ridefinire principi e concetti. Conslglio di lettura: I DIECI COMANDAMENTI DI MPL.

    Non è purtroppo vero che non abbiamo differenze con economisti e compagni stimatissimi come Brancaccio, Screpanti e altri. Non è quindi vero che non facciamo che ripetere ciò che essi dicono. Un caso su tutti: l'importanza che ha per noi la riconquista della sovranità monetaria e il default pilotato per cancellare il debito verso la finanza predatoria globale.

    Sulla rivoluzione, mettiamola così. Affinché si avveri c'è bisogno che diversi fattori, economici, politici e spirituali s'incontrino. C'è bisogno che grandi masse, toccato il fondo della crisi vogliano cambiare sistema sociale; c'è bisogno che ci sia un sommovimento spirituale, una volontà collettiva di riscatto e di liberazione; c'è bisogno che le classi dominanti non riescano più, come prima, ad esercitare il loro comando e che dunque la loro macchina di dominio sia disarticolata; c'è bisogno di una forza politica rivoluzionaria che dia forma alla sollevazione, che la trasformi da potenza ad atto.

  • Anonimo scrive:
    1 settembre 2013 10:32

    Non ho mica capito in cosa vi distinguete da un Brancaccio o da uno Screpanti. Non mettetevi a teorizzare troppo, non è il vostro mestiere.

  • Anonimo scrive:
    1 settembre 2013 11:29

    Ma su Brancaccio mi pare che eravate tendenzialmente daccordo su tutte le cose che sosteneva. Brancaccio cerca con analisi scientifica di rendersi un'analista imparziale della situazione economica, che a mio dire è il metodo migliore di interloquire. La critica qual'é, il non volere andarsene dall'euro? Non mi pare che questa sia la posizione di Brancaccio, anzi ha più volte zittito quelli che dicevano, anche a sinsitra, che l'uscita dall'euro provocherebbe il ritorno di conflitti regionali o addirittura mondiali in Europa, ed ha addirittura dimostrato che l'uscita dall'euro potrebbe secondo l'esperienza storica non essere così devastante come alcuni economisti alla Giannino profetizzano

  • Anonimo scrive:
    1 settembre 2013 19:39

    Post 1

    Ma no cari compagni ostinati.
    Intanto non so se vi riferivate a me ma io non ho mai scritto che vi limitate a ripetere quello che dicono i (grandi) economisti che comunque sono sempre di riferimento per voi e per tutti noi. Forse non dicevate a me.
    Ma permettetemi di specificare cosa intendo io per linguaggio visto che è un pallino sul quale sono fissato credo da prima di voi.

    E' profondamente sbagliato ragionare dicendo che "prima vengono i concetti poi i segni". E' proprio questo che vi frega, solo che non sapete tradurre nel "vostro" linguaggio questa impostazione diversa.

  • Anonimo scrive:
    1 settembre 2013 19:40

    Post 2

    Il punto fondamentale è che se si parla di concetti e segni in verità si sta parlando di altro ossia di due modalità di comunicazione. Quella "buona" che si basa su un vero cambio di strategia parte dal presupposto che se NON SI STABILISCE IL RAPPORTO AFFETTIVO non è possibile veicolare alcun concetto (rapporto affettivo non vuol dire che vi dovete dare i bacetti o "volervi tanto bene", spero sia chiaro). Voi invece vi preoccupate solo di due cose: raffinare e perfezionare il concetto da comunicare, pensare a modalità più "spettacolari" o "semplificate" per comunicarlo. Il problema della gente non è che non capisce ma che "non parla"; voi per prima cosa dovete comunicare NON verbalmente la vostra passione e fede politica, quindi con l'atteggiamento e le azioni. Ma soprattutto dovete "far parlare" la gente, anche gente diversa che parli confrontandosi davanti a voi e cercare di ri-imparare la loro lingua in cui la affettività, la percezione intuitiva prima della persona che dei concetti veicolati non è una "sovrapposizione" o una "modalità primitiva di linguaggio"; è invece una raffinatissima strategia di comunicazione fra una persona che sa di meno e una che sa molto di più. Quella che sa di meno non può seguire un corso di laurea per capirvi quindi ha bisogno di tradurre in termini affettivi, ossia istintivamente decifrabili, voi che parlate e che quindi diventate la rappresentazione umana del concetto che successivamente veicolerete.
    Ora voi siete dei politici ma in questa fase non siete le persone più indicate per un processo simile, voi adesso come adesso non ci riuscireste; occorre lo sforzo e la collaborazione degli intellettuali che sono loro quelli deputati a questo nuovo approccio con la gente.
    Quindi non fate più corsi o seminari severissimi ma prendete la gente e fatela parlare, esprimersi fino in fondo; prendete se ci riuscite esponenti di categorie sociali diverse fra loro e fategli verbalizzare i motivi del loro contrasto di classe; il tutto davanti a intellettuali che con la loro competenza indirizzeranno il dialogo stando attenti a ri-imparare anche loro quelle modalità di espressione che vi ostinate a considerare primitive e meno evolute.
    Coinvolgete Bamaisin e Ars Longa su questo; ma anche parlategli della vostra visione politica. Voi politicamente siete dei lupi di mare, loro sono degli ingegneri navali; adesso, visti i vostri scarsi risultati, è il turno loro, lasciateli lavorare, aggiustare e seguiteli. Vedrete che dopo navigherete molto meglio e allora il rapporto con loro diventerà di piena e paritaria collaborazione.
    Mi direte ma chi è sto Fra Cazzo da Velletri che parla; Fra Cazzo da Velletri è quello che un anno e mezzo fa circa vi aveva detto che il problema non sono le analisi buone che le trovate al supermercato, ma il linguaggio e la comunicazione con la gente.
    Mi sono beccato dei bei vaffanculo non da voi ma da gente che scrive qui; adesso salta fuori che il problema è il linguaggio...
    Oh, dovete mettere questa questione al centro del dibattito.
    Faccio un esempio: hai una bellissima macchina sportiva ma abiti in una zona con strade sterrate piene di sassi, polvere e sabbia. Puoi venedere la macchina e comprarti un fuoristrada; puoi metterti a costruire le strade; ma se passi i pomeriggi a perfezionare la messa a punto del motore e a lamentarti che le strade sono impraticabili significa che non sei molto intelligente e che la macchina la vuoi solo come ridicolo status symbol per sentirti alla pari coi padroni.

  • Anonimo scrive:
    2 settembre 2013 09:16

    Sono l'anonimo che vi ha fatto incazzare, non volendo. Segno che ho toccato una ferita aperta.
    Non mi dovete spiegare un'altra volta che secondo voi il proletariato non esiste più...
    Questa è la vostra tesi, molto grillina.
    Non quella di Marx. Non sono assolutamente un dogmatico: dico solo, quando avete fatto le lezioni su Marx avete parlato di Marx, spero, o piuttosto della vostra teoria post-marxiana?
    Lo scopriremo solo vedendo i video...

  • Redazione SollevAzione risponde:
    2 settembre 2013 10:18

    BATROCOMIOMACHIA......

    bah...
    prima di tutto non siamo affatto incazzati con chi ci rivolge delle critiche.
    Ci fanno un pochino girare le palle, semmai, quelli che ciurlano nel manico come l'anonimo di cui sopra.
    "Il proletariato non esiste più"....
    E quando mai l'abbiamo detto?
    Le classi sociali esistono e come! Anzi la crisi ingrossa le file del proletariato.
    Quel che diciamo è che il proletariato, se privo di coscienza, di organizzazione indipendente, è nulla di più che la parte variabile del capitale, massa informe nella mucillagine della società tardo capitalista.
    Poi: siamo in una fase storica segnata dalla disfatta del movimento operaio, dalla sua sussunzione nel sistema capitalistico, ciò che ci obbliga a ripartire da un punto molto più arretrato rispetti al secolo scorso.


  • Anonimo scrive:
    2 settembre 2013 15:46

    E va bene e questa è la "vostra" teoria. Quando Pasuinelli ha insegnato Marx ha insegnato sta robba o il pensiero di Marx?
    Questa è la domanda. Ma non c'è peggior sordi di chi non vuol sentire...

  • Redazione SollevAzione risponde:
    3 settembre 2013 17:29

    a certi lettori che c'hanno la puzzetta sotto il naso, che criticano tanto per farlo, di cui non riusciamo ad intravvedere alcuna reale e profonda cognizione del pensiero di Marx:

    noi facciamo un'analisi della realtà e ci serviamo degli strumenti che anche Marx ci ha consegnato. E' per noi di tutta evidenza che quanto Marx affermò non è più sufficiente né per capire il mondo d'oggi né per trasformarlo.

    Quelli che si limitano a ripetere a pappagallo le ricette marxiane, possono ben farlo, ma non è detto che i pappagalli conoscano i maestri meglio di chi, dopo decenni di battaglie anche in campo teoretico, è giunto alla conclusione che per essere marxisti occorre andare oltre Marx.

  • ipse dixit scrive:
    5 settembre 2013 17:59

    “In tutte le classi che stanno di fronte alla borghesia, solo il proletariato è la classe realmente rivoluzionaria. Le altre classi vacillano e periscono con la grande industria; il proletariato, al contrario, ne è il prodotto più specifico.
    I ceti medi, i piccoli industriali, i piccoli commercianti, gli artigiani, i contadini, combattono la borghesia perché essa minaccia la loro esistenza in quanto classe media. Dunque, non sono rivoluzionari, ma conservatori. Anzi, sono reazionari, perché chiedono che la storia cammini all’indietro. E se questi ceti agiscono in modo rivoluzionario, è perché temono di cadere nel proletariato; essi difendono in tal modo i loro interessi futuri, non quelli attuali; abbandonano il proprio punto di vista per assumere quello del proletariato.”

    Marx, Il Manifesto del partito comunista.

  • Anonimo scrive:
    6 settembre 2013 13:19

    Geremia
    Keynes è ancora attuale?
    A considerare il caso Argentina sembrerebbe di sì.
    Tuttavia ci sono fior di economisti che contestano le teorie di Keynes ed avvengono discussioni interminabili su quale teoria economica sia quella giusta.
    L'economia è una scienza esatta? si chiedono tanti e pensano alla matematica, alla botanica, alla fisica ecc. ecc.
    Ma questa domanda mette fuori strada.
    E il perché è lapalissiano. Le teorie economiche possono essere tante quanti e quali sono gli obiettivi politici che le ispirano.
    Il che vuol dire che le teorie economiche variano a seconda degli scopi che i loro ideatori si propongono.
    Vuoi soccorrere il popolo e realizzare il suo benessere o vuoi sottomettere il popolo con uno scettro di ferro e farlo alla fine soccombere?
    Inventa ed applica la teoria "giusta".
    In pratica una teoria economica è solo un algoritmo, un procedimento, per raggiungere uno di questi scopi. Anche una formula chimica è un algoritmo per avere un determinato composto e se funziona secondo le intenzioni si tratta di un algoritmo esatto, altrimenti no.

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