venerdì 6 luglio 2012

MPL (33)


La nostra proposta

«Nessuno deve dimenticare i duri sacrifici imposti al popolo lavoratore per far entrare l’Italia nell’euro, con la promessa che tutti saremmo stati meglio e avremmo avuto un paese migliore. Poi l’euro è entrato in vigore e ogni lavoratore ha toccato con mano quanto grande sia stato l'inganno.


Non sono peggiorate soltanto le condizioni di vita dei cittadini, ma è peggiorata l’intera economia del nostro paese, a tutto vantaggio del capitalismo tedesco, dei suoi satelliti e della grande speculazione internazionale. 

La fragilità di una moneta unica per paesi tanto diversi tra loro, restata latente per alcuni anni, è venuta a galla con il collasso del sistema bancario statunitense del 2007-2008. L’eurozona è diventata ben presto l’epicentro della crisi globale del capitalismo. I poteri centrali europei, invece di cambiare corso, pur di imporre le terapie letali dettate dagli oligarchi, spalleggiati da Napolitano per mezzo di un vero e proprio golpe bianco, hanno finito per commissariare il paese, mettendo in sella Mario Monti quale garante di un marcio sistema di rapina.

Dopo decenni di malapolitica i principali partiti, cessata la lotta furibonda per spartirsi mafiosamente il potere, hanno ubbidito e si sono inginocchiati ai diktat esterni.

In nome dell’euro hanno permesso al governo di applicare misure antipopolari senza precedenti, con la promessa che le politiche di rigore, sono il prezzo necessario per “la ripresa e la crescita”. Mentono sapendo di mentire. Le misure draconiane del Governo Monti, come dimostrano i casi di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, lungi dal risolvere la crisi economica la aggravano.

In effetti non si esce da questa crisi senza una svolta radicale e profonda.

Gli eurocrati, pur di salvare l’euro, e con esso la loro dittatura, dopo che sono fallite tutte le loro misure precedenti, hanno ora in mente di usare l'arma letale a loro disposizione : seppellire le nazioni, espropriare i popoli di ogni voce, per fondare un super-stato imperiale europeo agli ordini dall’aristocrazia finanziaria e parassitaria.

Per noi esiste un’altra strada. Occorre andare alla radice della crisi del sistema, uscire dal marasma, attuando nel nostro paese grandi trasformazioni economiche, sociali e culturali d’emergenza.

(1) Ripudiare di pagare i debiti esteri verso la grande finanza speculativa. E' inammissibile che il paese sia gettato nella miseria per intere generazioni per ingrassare gli speculatori internazionali. Soltanto preservando le nostre risorse interne eviteremo la deindustrializzazione, la povertà e il saccheggio dei risparmi che milioni di cittadini hanno accantonato con grandi sacrifici;

(2) Uscire in modo programmato dall’euro e dall’Unione europea, per riconquistare la sovranità politica e monetaria, attraverso la reintroduzione della lira. La moneta, infatti, è uno strumento indispensabile, senza il quale un paese non può decidere autonomamente né politica economica, né politica fiscale, né politica sociale, né politica valutaria.

(3) Svalutare in modo equilibrato la lira per investire nell’industria e nell’agricoltura imponendo opportuni dazi su tutti i prodotti di importazione affinché sia riportata in attivo la bilancia dei pagamenti. La svalutazione se ben gestita da un governo popolare, mentre riattiverà le produzioni italiane (e dunque l’occupazione), non determinerà l’inflazione catastrofica che il sistema mediatico delle oligarchie propaganda per seminare il terrore e l’impotenza nelle classi popolari. In ogni caso, il prezzo in termini inflattivi sarà nettamente inferiore a quello causato dalle continue manovre lacrime e sangue.

(4) Trasformare e nazionalizzare il sistema bancario e assicurativo in modo da bloccare le banche d’affari che utilizzano i depositi e i risparmi dei cittadini nel gioco d’azzardo dei mercati finanziari internazionali. Tutte le banche hanno una funzione economica e sociale di primaria importanza e devono essere messe sotto stretto controllo pubblico.

(5) Adottare un piano di nazionalizzazione degli enti che operano nei settori strategici di interesse nazionale: energia, acqua, trasporti, telecomunicazioni.

(6) Stabilire un piano nazionale per il lavoro, mettendo al centro la tutela dell’ambiente, del paesaggio, dei beni artistici, della salute e della scuola. Al tempo stesso andranno approntati piani occupazionali per riconvertire radicalmente, in senso ecologico e sociale, il settore energetico, quello dei trasporti e quello abitativo.

(7) A partire dallo spirito originario della Costituzione italiana, promuovere un'Assemblea Nazionale Costituente al fine di riconquistare un’effettiva sovranità popolare.


I partiti delle classi dominanti e i loro derivati, che hanno gestito il potere provocando il disastro economico-sociale e culturale, non sono certo quelli che possono farci uscire dalla crisi. Occorre una svolta, occorre che il popolo alzi la testa e si sollevi, altrimenti non ci sarà alternativa. Per salvare il paese dalla catastrofe occorre una rivoluzione radicale e democratica che stabilisca un governo popolare d’emergenza.

Ed è per avanzare su questa via che proponiamo con un ampio FRONTE POPOLARE che raggruppi tutte quelle forze che condividono la necessità di liberarci da questa classe politica italiana corrotta e asservita al sistema oligarchico europeo e alla finanza speculativa internazionale».

La Segreteria nazionale pro tempore del Mpl
5 luglio 2012
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20 commenti:

  • Anonimo scrive:
    6 luglio 2012 13:42

    Si tutto giusto! Si proprio un bel programma di partito! Vi voterò forse.............ma da domattina secondo voi cosa deve fare una persona contro questo sistema?

  • redazione scrive:
    6 luglio 2012 14:12

    "una persona" cosa vuoi che faccia?
    Migliaia possono protestare, e nessuno li ascolta.
    Centinaia di migliaia possono vendere cara la pelle.
    Ce ne vogliono milioni per fare una rivoluzione.
    Un movimento politico degno di questo nome non è uno strumento per consolare questo o quello, né per promuovere azioni disperate. E' una leva per muovere grandi masse. Ma non può muoverle a comando. L'acqua bolle a cento gradi. Non prima.

  • Anonimo scrive:
    6 luglio 2012 15:01

    Manca un punto essenziale: la nazionalizzazione delle aziende in crisi, che licenziano o sopra un numero (basso) di dipendenti.
    Manca in generale all'mpl una natura di classe. Vi siete visti più spesso in Sicilia coi forconi e a Torino davanti a Mirafiori.

  • Anonimo scrive:
    6 luglio 2012 17:11

    Bene che manchi la "natura di classe". Da una crisi nazionale si esce con propose nazionali, cioè senza immaginarsi uscite dal "sistema capitalistico in generale" per le quali non si vedono strade. Piuttosto, le aziende strategiche non sono solo quelle dei servizi, ma anche Finmeccanica, Poste Italiane, e le imprese che producono tecnologia avanzata (Alessandro)

  • Anonimo scrive:
    6 luglio 2012 22:34

    eh no ne bastano pochi se si sa cosa fare. La lotta di classe è stata persa dalle masse. La lotta di classe dei ricchi contro i poveri, dei dominanti contro i dominati è persa!!! Hanno vinto questi ultimi. la lotta ora deve partire dall'individuo. Una persona che vuoi che faccia mi rispondete? Inaudito ! Voi aspettate le masse? voi aspettate di prendere manganellate come a Genova? Non sarebbe più dirompente se domattina chiudeste il vostro conto in banca? Troppo latinorum signori, troppa letteratura, troppo romanticismo: fatti!
    Ulisse
    (Ps: comunque vi stimo molto )

  • Anonimo scrive:
    7 luglio 2012 03:01

    E' questo che non capisco: voi aspettate che l' acqua bolla perché poi succederà qualcosa a 100 gradi? Pentola guardata non bolle mai intanto, ma poi siamo sicuri che ci sarà quello che vi aspettate e non che magari la gente prenda derive del tutto opposte alle vostre? Nel frattempo esistono movimenti che hanno radunato un potenziale 20%, non sarebbe il caso di cercare dei punti in comune con loro mentre aspettiamo che arrivi Godot?

  • Lorenzo scrive:
    7 luglio 2012 04:29

    Tutto giusto, ma manca completamente una contestualizzazione della critica all'euro entro la più vasta critica della globalizzazione.

    Non voglio ripetere ciò che ho scritto più volte, ma vi chiedo: secondo voi ha nuociuto di più al Paese l'euro o la possibilità per decine di migliaia di imprese di delocalizzare in Cina o in Romania?

    Il cittadino medio è toccato più da vicino dalla controriforma del lavoro di Monti o dall'esplosione della piccola criminalità (per l'80% extracomunitaria) che saccheggia impunemente case e negozi, con danni di migliaia di euro che vanno ad aggiungersi al maltolto?

    Fintantoché non affronterete con un minimo di onestà concettuale questi nodi, la vs. critica del sistema rimarrà sbilenca.

  • Anonimo scrive:
    7 luglio 2012 11:16

    Un mio contributo critico:
    http://sebastianoisaia.wordpress.com/2012/07/07/sovranismo-e-autonomia-di-classe/

  • Anonimo scrive:
    7 luglio 2012 11:38

    A mio modestissimo giudizio il Programma in questione è reazionario all’ennesima potenza (a cominciare dalla nazionalizzazione del sistema bancario), ed è tale, nella forma come nella sostanza, da poter trovare la piena condivisione da parte di uno stalinista, o di un fascista, ovvero di un keynesiano old style, indifferentemente.
    La cosa non suona particolarmente paradossale alle mie orecchie, visto che il vostro punto di vista è quello del Paese, della Nazione, della Sovranità economica e politica. Per me il punto di vista del Paese, comunque declinato, è il punto di vista delle classi dominanti, peraltro divise al loro interno circa gli interessi materiali da difendere in maniera prioritaria, gli obiettivi tattici e strategici da perseguire, la configurazione politico-istituzionale del Paese, e così via. Il vostro Programma si situa proprio all’interno di questa dialettica intercapitalistica, sul piano interno come su quello internazionale – mi pare che il vostro Movimento sostiene tutti i regimi sovranisti del Pianeta: dal Venezuela alla Bolivia, passando per la Siria del noto macellaio di Damasco.
    La moneta, prim’ancora che «uno strumento indispensabile» nella competizione capitalistica mondiale, è soprattutto l’espressione dei vigenti rapporti sociali di dominio e di sfruttamento: ecco perché schierarsi per l’Euro o per la Lira significa innanzitutto schierarsi per il mantenimento dello status quo sociale nazionale e mondiale. Cosa ci possa essere di minimamente “rivoluzionario”, o semplicemente di “progressista” nell’opzione Euro-Lira sfugge alla mia indigenza dialettica.
    Personalmente non sono per l’uscita dell’Italia dall’Euro, ma per la fuoriuscita dell’umanità dal Capitalismo. Corre una certa differenza fra i due concetti, nevvero? Vasto programma, si dirà. Vasto e certamente irrealistico nella contingenza. Non c’è dubbio. D’altra parte lascio volentieri il realismo agli apologeti della Repubblica democratica fondata sul lavoro (salariato). Lo «spirito originario della Costituzione italiana» è un mito che ne cela la natura ultrareazionaria (borghese, semplicemente), espressione dell’ultrareazionaria società italiana postbellica, la cui sostanziale continuità con il fascismo non sfugge al pensiero autenticamente critico-radicale, da sempre nemico della mitologia resistenzialista.
    Sostenere davanti ai lavoratori che «l’entrata in vigore dell’euro è stato un inganno» significa potenziarne l’attuale debolezza politico-sociale, e così rendere più agevole la prassi del Dominio, il quale ama usare gli sfruttati contro i capri espiatori di turno: gli speculatori, i tedeschi, la casta… L’inganno da mettere in luce è se mai l’interesse generale del Paese, comunque declinato, anche in chiave (pseudo) rivoluzionaria, soprattutto in questa guisa.
    «Per salvare il paese dalla catastrofe occorre una rivoluzione radicale e democratica»: scusate, ma non posso seguirvi. Il mio Programma, infatti, prevede la catastrofe del Paese in vista di rapporti sociali semplicemente umani. Con le necessarie «fasi transitorie», beninteso, di cui adesso non è il caso di parlare. In ogni caso, nella “mia” transizione non è nemmeno contemplata la «salvezza del Paese», un maligno concetto, da sempre foriero di molte lacrime e di molto sangue, che bisogna combattere con tutti i mezzi necessari.
    È su questo terreno che, a mio avviso, occorre impostare la lotta immediata dei lavoratori contro gli effetti della crisi. Grazie per l'attenzione, Sebastiano Isaia.

  • Anonimo scrive:
    7 luglio 2012 19:18

    Perché a Mirafiori c'è qualcosa di simile a quello che c'è in Sicilia con i Forconi?
    A parte questo, di che natura di classe parli? Mi sembra che gli operai di fabbrica di oggi non siano proprio dei proletari, con le dovute eccezioni! Quanto a cultura e mentalità, sono più imborghesisti dei borghesi. Perché nella maggior parte dei casi, hanno la casa di proprietà e ben arredata, le macchine,i figli all'università e mantenuti, hanno cellulari e computer, vogliono sky e qunt'altro... Le cose però stanno cambiando per tutti. Licenziati, ed esodati, pensioni scandalosamente basse, tagli ovunque, tasse!
    Se anche un piccolo borghese, padrone di pochi ettari di terra, rovinato dall'andazzo attuale, gettato sul lastrico, e quindi improvvisamente proletario, incazzato nero, decide di scendere in guerra con il sistema, a fianco di qualcuno che proletario lo è realmente, io non gli volto le spalle. Per questo mi piacciono i Forconi e bene fa l'MPL ad appoggiarli. A me non risulta che operai stiano facendo qualcosa del genere, se non solite rivendicazioni sindacali, con i sindacati di regime! Leggi bene la realtà.
    Sandro Scaccia

  • Anonimo scrive:
    7 luglio 2012 19:57

    A mio modestissimo parere,invece, il Programma in questione non è minimamente reazionario. In primis, mi sembra che quelli di questo blog (uno dei migliori in rete), abbiano più volte parlato di FRONTE AMPIO. La qual cosa non vuol dire affatto che accolgano INDISCRIMINATAMENTE fascisti o stalinisti o loschi individui.
    Parlano di nazione, sovranità economica e politica... in questo contesto storico, impossibile non servirsi di queste parole d'ordine. A te fa tanto piacere essere stato spodestato della tua sovranità nazionale, a favore di un sistema solo economico, dominato dalle banche, da un capitalismo-casinò che ti impone austerità e sacrifici assurdi? Assumere il punto di vista del paese per te vuol dire assumere il punto di vista delle classi dominanti. Ma se le classi dominanti sono state le prime a sbarazzarsi della sovranità, ad asservirsi ai diktat della BCE, della Merkel, del fondo monetario... incuranti del loro popolo, del loro paese. Tanto i sacrifici non è la classe dominante a farli.
    Io credo che la nazione, il paese di cui parlano, è data dal popolo lavoratore italiano.
    Se non hai capito l'opzione euro-lira, con default programmato, e non dalla classe dominante, ti consiglio di leggere meglio tutti gli articoli in proposito qui pubblicati.
    E non parlare di fuoriuscita dell'umanità dal capitalismo. Posta in questi termini è troppo utopica la questione. Chi è in grado di programmare o prevedere l'ora x della rivolta, meglio, rivoluzione, chiamiamo le cose con il loro nome, che spazzerà via questa classe politica, per instaurare il socialismo? Secondo te, si schioccano le dita e, contemporaneamente in tutto il mondo i popoli si sollevano e puff, tutto fatto? Ci vuole lavoro e fatica per costruire un movimento prima piccolo poi più grande .... che, sulla base di un Programma adeguato ai tempi, alla situazione, sia in grado un domani, non tanto lontano, possa guidare le masse sbandate. Perché si sbanderanno, e l'obiettivo è evitare che si consegnino alle spinte reazionarie. Per farla breve, "i lavoratori" apolitici, apartitici, di sinistra, e anche di destra, perché no (un domani si vedrà), dovranno scacciare questa classe, prendere il potere e pilotare l'uscita dalla crisi. Allora si potranno essere umani, cioè attenti alle esigenze e i bisogni di ciascuno. Un gruppo sparuto di marxisti ortodossi, o anarchici agguerriti, da soli, non possono fare nulla oggi.
    Sandro Scaccia

  • Realista scrive:
    7 luglio 2012 20:04

    Caro Anonimo del post precedente, non so se ti abbia già risposto in un altro post (non so se sei lo stesso). Ad ogni modo devo sottolineare che semplifichi in modo pericoloso la realtà delle cose, arrivando a conclusioni utopiche, se non contraddittorie.

    Bisogna che ci si renda conto che l'esercizio del potere popolare può darsi solo in un spazio politico, con limiti sia fisici che istituzionali ben definiti. Lo stato nazione è uno di questi spazi politici. Ovviamente non è l'unico possibile, nè è detto che sia il migliore. Tuttavia ha un grosso vantaggio rispetto ad istituzioni sovranazionali: esiste già e non va costruito da zero.

    Il socialismo globale richiede uno spazio politico globale ed istituzioni politiche globali. Concordo che questa sarebbe la soluzione auspicabile, ma lo spazio politico globale non c'è e non può nascere nel giro di pochi anni. Vorrei ricordare che siamo in una fase di estrema debolezza delle forze anti-capitaliste, e ancor di più delle forze socialiste. Se questo spazio politico potrà nascere, lo farà solo nel lungo periodo.

    Continuo a pensare che sia prioritario per tutti gli anti-capitalisti riuscire ad incidere incidere sul corso degli eventi nei prossimi 5-10 anni, dopo i quali la crisi che viviamo avrà ormai preso una qualche forma di soluzione. Per questo motivo, serve utilizzare gli spazi politici esistenti, e quindi anche lo stato nazione.

    Spero di averti convinto che lo stalinismo non c'entra nulla con il mio ragionamento e, credo, con il ragionamento dell'MPL (ma qui direi che solo la redazione può avere l'ultima parola).

  • Anonimo scrive:
    7 luglio 2012 21:23

    "Lo stato nazione ...ha un grosso vantaggio rispetto ad istituzioni sovranazionali: esiste già e non va costruito da zero"
    e proprio per questo è da gettare a mare: lo stato nazione che esiste già è quello che ha massacrato a Genova, è lo stato borghese, ovvero dei primi nemici del proletariato.

  • redazione scrive:
    7 luglio 2012 22:33

    Cioè, facci capire? Se domani ci capitasse di fare una rivoluzione e vincessimo la classe degli sfruttatori capitalisti; e per disgrazia i popoli degli altri paesi non fossero ancora pronti (ma la figura può essere rovesciata, potrebbero i francesi o i tedeschi fare prima di noi) che dovremmo fare? Rifiutare di prendere il potere? Chiedere una moratoria? Metterci in aspettativa in attesa della rivoluzione planetaria? Qui non è che i marx e i lenin si rivoltano nella tomba. Qui è questione che in fatto di storia delle rivoluzioni sei proprio uno zero assoluto.
    Ps
    per non dire che se non afferri il potere quando ne hai l'occasione, se esiti, la controrivoluzione farà un bagno di sangue. Dio ce ne scampi e liberi dal mettere i destini dei lavoratori nelle mani di dottrinari parolai come te.

  • Anonimo scrive:
    8 luglio 2012 03:54

    condivido ogni singolo rigo di questo articolo che rispecchia fedelmente ciò che penso, che spesso ho scritto, e che francamente è sotto gli occhi di tutti. Sono convinto che bisognerebbe unirsi con paolo barnard.

  • Anonimo scrive:
    8 luglio 2012 10:22

    Cari amici della Redazione, non so se l’oggetto della vostra risposta sono io (l’Anonimo che si firma Sebastiano Isaia), ma non fa niente. Condivido in toto la posizione anti-Leviatano dell’Anonimo precedente che ricordava il massacro di Genova. Prima di arrivare alla (tutt’altro che inevitabile: anzi!) Rivoluzione Sociale Internazionale di dopodomani, bisogna costruire il Soggetto politico della Rivoluzione nell’anno di grazia 2012. E bisogna pure impostare una strategia di lotta di classe a partire dalla contingente situazione, nonché, se non siamo dei ciechi “movimentisti”, da una corretta teoria anticapitalistica. Orbene, e sempre a mio modesto avviso, la posizione che emerge dal Programma è completamente estranea a queste due impellenti necessità. Ma per comprendere la mia critica bisogna uscire fuori dall’equivoco terminologico. Infatti noi (io e voi) attribuiamo lo stesso nome a cose diverse. Sicuramente la Rivoluzione Sociale, la lotta di classe, la Comunità Umana e la soggettività politica che ho in testa io non hanno nulla a che fare con quelle che avete in testa voi. Insomma, diamo lo stesso nome a concetti non solo diversi, ma opposti. Non si spiegherebbe altrimenti, ad esempio, la vostra zelante simpatia per regimi internazionali sovranisti che io giudico essere la quintessenza della reazione, della disumanità, peraltro allo stesso titolo dei regimi con cui essi attualmente confliggono, a iniziare dagli Stati Uniti, anzi: dall’Italia, visto che sentenzio dal Bel Paese. Analogamente, mentre la «rivoluzione radicale e democratica» a voi appare cosa giusta, buona e bella, per me essa non ha alcuna pregnanza anticapitalistica, nemmeno come “momento tattico” in vista di più avanzati obiettivi, per usare il vecchio linguaggio togliattiano.
    Lo ribadisco: sulla scorta del vostro Programma è possibile mettere in piedi un governo capitalistico all’ennesima potenza, nemmeno tanto sinistrorso. Nei primi due anni della sua presidenza Mitterrand nazionalizzò banche e grandi imprese, e tassò tutto quello che si poteva tassare. Salvo ritornare sui propri passi a fallimento conclamato della sua linea keynesiana. Voi proponete la svalutazione competitiva della lira e un regime di dazi doganali: complimenti! Ma come fate a non capire che con queste due sole proposte vi collocate al centro della competizione capitalistica planetaria, con tutte le violente conseguenze politiche che ne derivano? O pensate che nel XXI secolo la “Rivoluzione Sociale” passi anche per quella tortuosa via? Qui il mio “materialismo storico” deve confessare, socraticamente, tutta la sua indigenza.
    Ricordate la necessaria dimensione nazionale della Rivoluzione Sociale, visto che, come ogni bambino intuisce, difficilmente essa potrà dispiegarsi in tutti i paesi simultaneamente. Davvero vi ringrazio per questa lezione di materialismo storico-dialettico. Ma non prendiamoci in giro, piuttosto! Il fatto è che per voi lo Stato-Nazione, il Leviatano nell’attuale configurazione borghese, ha ancora qualcosa di “progressivo” da dare al proletariato, mentre per me si tratta di annientarlo, prima sul piano della teoria, poi – speriamo! – su quello della prassi. Lungi dallo schifare le lotte parziali e anche parzialissime, pongo piuttosto il problema di come approcciarle, in vista di che cosa, sulla scorta di quale teoria – o concezione del mondo. Grazie per l’ospitalità. Sebastiano Isaia.

  • Anonimo scrive:
    8 luglio 2012 10:26

    P.S.
    Non dico che il “marxismo rivoluzionario” sia tutto dalla mia parte, e anzi non voglio impelagarmi in scolastiche diatribe intese a chiarire i nostri rispettivi carati di “marxismo”. Sapete, dopo lo stalinismo internazionale (maoismo compreso) qualsiasi ultrareazionario può impunemente dirsi “marxista-leninista” senza correre il rischio di essere annientato dall’ilarità degli astanti; e può citare Marx e Lenin per sostenere la prassi più controrivoluzionaria concepibile su questa terra. Sono 35 anni che assisto a questo pietoso spettacolo. Per questo ricuso di definirmi “un marxista”, soprattutto per non confondermi con i “marxisti”. Vi consiglio dunque di lasciare in pace «i Marx e i Lenin» nella loro tomba, a ridere degli epigoni. Ma è solo un consiglio. Sebastiano Isaia

  • redazione scrive:
    19 luglio 2012 11:57

    caro sebastiano,

    risponderemo con un articolo in merito alla vexata quaestio dello stato-nazione.

  • EP scrive:
    22 luglio 2012 18:04

    Condivido, qui non si capisce come costruire un nuovo soggetto politico ne' cosa fare nell' attesa della fantomatica sollevazione. Questo deve essere il centro della discussione, non le analisi che abbiamo capito e alle cui conclusioni, pur senza i vostri preziosismi tecnici, chiunque abbia gli occhi aperti era già arrivato da un pezzo, molto prima di adesso.
    Ci sono i No Tav, la Fiom, i Forconi etc etc pensate che si possano trovare obiettivi di lungo periodo comuni fra questi movimenti che non si limitino alla contingenza della crisi, tipo uscita dall' euro? Le alleanze non possono essere cercate esclusivamente in base al programma ma è necessario ritrovare o costruire un orizzonte ideale comune.

  • Anonimo scrive:
    13 gennaio 2013 20:43

    E invece è proprio il superamento del capitalismo a dover essere messo all'ordine del giorno. E' la natura intrinseca del capitalismo il problema. Ovviamente nessuno mette in discussione che su vari punti anche importanti ci saranno alleanze tattiche oggettive se non organiche. Tuttavia non ha senso parlare a priori di una fase democratica obbligata da gestire con questi settori. La differenza la farà il nostro agire politico: se i comunisti saranno intelligenti conquisteranno posizioni e magari a governare sarà un blocco di sinistra e proletario (in alleanza con settori di piccola borghesia) che gestirà direttamente la "fase democratica", non un blocco interclassista che va fino alla borghesia "democratica"! Osare cazzo, osare!

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