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giovedì 3 ottobre 2013

LA SITUAZIONE POLITICA ADESSO della segreteria nazionale del MPL

3 ottobre. La storia, diceva Marx, si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. Si è fatto un gran parlare, interpretando lo psicodramma che ha portato alla crisi del governo, di 25 luglio del berlusconismo. Silvio Berlusconi era deciso ad andare alla battaglia finale per battere i suoi nemici, scoperto che si era sfasciato il suo quartier generale, è stato obbligato ad una spettacolare, per certi versi patetica, marcia indietro, finendo per votare l’ordine del giorno Grandi e quindi firmare, come Badoglio l'8 settembre 1943, un armistizio coi suoi nemici.

Ma quali le conseguenze?


Berlusconi voleva far cadere il governo Napolitano-Letta, e questo ne esce invece rafforzato. Voleva le elezioni anticipate e queste sono rimandate sine die. Voleva ribadire il suo proprio padronale e carismatico comando sulle sue truppe, e si è dovuto piegare ai caporettisti. Voleva far uscire il berlusconismo dalla sua agonia ma ha dovuto invece sancire quella che potrebbe essere la sua fine.

Sgretolatosi il berlusconismo politico resta da vedere che accadrà al blocco sociale reazionario che ha finora rappresentato.

Dopo avere stravinto le elezioni del 2008 la destra si è trovata a governare mentre sopraggiungeva la più grande crisi economica dal dopoguerra. In Italia questa è diventata ancor più devastante a causa delle catene rappresentate dall’euro e dalle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea per conto della grande finanza predatoria. Il governo Berlusconi, incalzato dall’opposizione di centro-sinistra fedele all’ortodossia eurista, ha finito per ubbidire alle oligarchie, ai suoi dogmi liberisti, ai suoi crudeli dettami austeritari. Quando i berluscones han capito che così si stavano suicidando, che il loro blocco sociale si andava sfaldando, quando hanno timidamente cominciato a recalcitrare, non i “pubblici ministeri comunisti” ma gli oligarchi europei lo defenestrarono nel novembre 2011. Berlusconi si piegò già allora ai suoi nemici, diede la fiducia al nascente governo Monti. Le cose avrebbero preso una ben diversa piega se avesse deciso di ribellarsi allora come ha tentato di fare nelle ultime settimane.

Col senno di poi si può affermare che la resa di ieri è la fatale conseguenza di quella prima capitolazione del novembre 2011, che in effetti pose fine al sodalizio tra il berlusconismo e la gran parte del suo composito blocco sociale, imperniato attorno ad una borghesia e a classi medie furibonde e decise alla disobbedienza ai diktat europei. Le elezioni del febbraio scorso fotografarono in modo spettacolare la frattura tra blocco sociale berlusconiano e la sua rappresentazione politica. Il Pdl ha perso più di sei milioni di voti rispetto al 2008, voti andati sia al M5S che dispersi nell’astensione.

Difficile a questo punto, dopo la seconda capitolazione, che esso possa rialzare la testa, come avvenne per almeno quattro volte, nel 1994, nel 1996, nel 2001 e nel 2008. Sarebbe davvero come la leggenda dell’araba fenice, che risorse dalle sue ceneri.

Il dietrofront di Berlusconi lascia ora, sul fianco destro dello schieramento politico, spazi enormi. Altri cercheranno di occuparli, nel tentativo di dare una testa e incanalare la incipiente rivolta della borghesia e delle classi medie. Quanto veloce sarà questo processo di conformazione di una destra politica non lo sappiamo. Dipenderà se la crisi economica si incrudirà o meno, se le cricche euriste vorranno continuare imperterrite nelle politiche austeritarie o se invece vorranno addolcirle, magari derogando al Fiscal compact, al pareggio di bilancio, ecc. 


Due le varianti possibili: un lepenismo all’italiana, ovvero un sovranismo antieurista ma reazionario, oppure un sovranismo in salsa berlusconide, ovvero liberista —sganciamento dall’eurozona ma poi tagli feroci ai salari, draconiane misure di riduzione della spesa pubblica, nuova ondata di privatizzazioni.

Il secondo dato che emerge dalle vicende politiche delle ultime settimane è che le oligarchie di Francoforte e Bruxelles, che temevano come la peste che il Paese precipitasse in una crisi al buio, hanno ottenuto una preziosa vittoria. Hanno nuovamente guadagnato tempo, ma non possono dormire sonni tranquilli, sanno bene che le nubi di tempeste finanziarie e sociali continuano a stagliarsi all’orizzonte.


Riusciranno ad allontanarle definitivamente? Noi pensiamo di no. Potrebbero quantomeno rallentare la velocità dell’uragano che si approssima, decidendo di dare una boccata d’ossigeno alle economie, anzitutto dei paesi del Sud Europa, sospendendo insomma le politiche d’austerità e concedendo deroghe sostanziali a questi paesi per ciò che riguarda il rispetto dei patti di ferro sottoscritti. Tutto dipende dunque dal governo tedesco, dalla possibilità che la Merkel venga meno, anzi violi, quanto ha sino ad oggi assicurato alla maggioranza del suo stesso popolo, che non vuole saperne di sacrificare i suoi miserabili benefici sull’altare dell’europeismo.

A questo esile filo sono appesi i destini del governo Napolitano-Letta e quindi quelli della poliforme e pur sempre instabile coalizione che lo sostiene. Se le classi dominanti tedesche non recedono dalle loro politiche mercantilistiche, egemoniste e revanchiste, chiunque governi in Italia e voglia al contempo restare fedele ai dogmi e ai culti euristi, non avrà margini, non disporrà di alcuna leva efficace per far uscire il nostro Paese dal marasma e quindi non potrà evitare di andare a sbattere, in barba a tutte le bubbole sulla “svolta di portata storica” che sarebbe stata determinata dalla sconfitta di Berlusconi.

Nonostante fosse stato Berlusconi ad aver innescato la crisi di governo, noi abbiamo sperato che il blocco degli euristi-di-ferro capeggiati da Napolitano e i suoi scudeiri uscisse sconfitto da questa battaglia. Non è stato così. 


Resta la drammatica urgenza di costruire un’opposizione sociale di massa per rendere la vita impossibile al governo dei Quisling e ai suoi mandanti europei. Ripetiamo l'allarme: questa opposizione di massa rischia di disperdersi nei mille rivoli di una rivolta cieca, senza né capo né coda. Se questi rivoli confluiranno invece in un unico grande fiume, allora avremo una piena, la sollevazione che potrebbe seppellire i becchini del nostro Paese.

Per questo serve, attorno ad un programma d’alternativa, unire qui e ora le forze politiche antisistemiche, un’unione che potrebbe essere l’embrione di un ampio fronte popolare. 

Lorsignori hanno ottenuto tempo, sfruttiamolo a nostro vantaggio.
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12 commenti:

  • Anonimo scrive:
    3 ottobre 2013 15:44

    "Per questo serve, attorno ad un programma d’alternativa, unire qui e ora le forze politiche antisistemiche, un’unione che potrebbe essere l’embrione di un ampio fronte popolare. "

    Ma come fai se stanno tutti a litigare come polli nella stia.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    3 ottobre 2013 16:56

    MA CHE DISCORSI?!

    Si dovrà pur capire la differenza tra un fronte, che è un'alleanza tra forze politiche e sociali differenti e un partito o una corrente.
    Forze diverse significa visioni di società e programmi politici diversi.
    Un fronte per sua natura è composito.
    Fare fronte non può e non deve significare spalmare uno strato di nutella sulle divergenze. La lotta "ideologica" non si fermerà, ma nell'ambito di una cornice sancita dal patto di lotta contro i comuni nemici.
    E' dunque stucchevole questa rampogna paternalistica sul fatto che ci sia polemica tra soggetti e correnti che potenzialmente potrebbero costituire un blocco.
    Pe fare fronte occorre una solida piattaforma comune, non un mero minimo comune denominatore. E per trovare questa piattaforma occorre portare alla luce con franchezza i problemi, sviscerare le differenze a capire quanto sono profonde.
    La disputa teorica e politica non danneggia dunque l'unità.
    Ciò che danneggia l'unità è il settarismo di chi non la cerca o addirittura la respinge.
    Che si riconoscano, una buona volta, coloro che l'unità la vogliono, e MPL è tra questi, dalle sette autoreferenziali, o da quei gruppi carismatici che temono l'aperto confronto politico, che anche quando è aspro è il sale poiché serve a mettere in chiaro cosa si è e per cosa ci si batte.


  • vibiosextif scrive:
    3 ottobre 2013 16:56

    Il Caimano cerca di tramortire le sue prede con un colpo secco. Ma se non ci riesce non è che smette: prova a dare un morso qui, un'unghiata la... credo sia iniziato un gioco del gato col topo. Oggi vota con il governo, domani si fa pregare, dopodomani si impunta ecc. Ora risolverà i problemi in casa sua... magari con promesse e valigettate di euri. Poi si farà di nuovi i conti e ci riproverà: non è incoscente come Prodi che aveva sbagliato i conti del pallottoliere.

  • Anonimo scrive:
    3 ottobre 2013 17:35

    Riprendo quello che dice vibiosextif
    http://www.rischiocalcolato.it/2013/09/i-dissidenti-di-forza-italia-solo-una-mossa-per-distruggere-mario-monti-e-fregargli-i-voti.html
    A me quello che mi fa dubitare questo spaccamento è che veramente quel pesce di Alfano avrebbe la capacità di staccarsi così "e lui a detto di sentirsi diversamente berlusconiano" e poi staremo a vedere mi sembra strano il berlusca gli avrebbe distrutto la vita con le informazioni che ha su di lui, si è sempre circondate per certi ruoli di persone ricattabili e stupidotte!

  • Anonimo scrive:
    3 ottobre 2013 18:17

    @Redazione

    Ma dove la vedi questa piattaforma?
    Io vedo solo "pollismo", ognuno teso ad affermare qualche suo speciale principio astratto perfettamente inutile il che è ovviamente una semplice scusa per coprire la percezione della propria impotenza (o qualcosa di più stupido ancora, forse...).

    Il vostro problema (di tutti, non solo di Sollevazione) è che non riuscite a ricreare un ideale comune e senza di quello non affitterete mai, altro che gingillamenti con le raffinatissime analisi del piffero delle quali tutti vi compiacete come ragazzini.

    Io l'ho detto varie volte e naturalmente posso sbagliarmi: da NON credente penso che esista un solo terreno su cui tutti o quasi si possono unire e riconoscere senza sterili diatribe e sono i principi cristiani. Ma chi vuoi che abbia più carisma in senso positivo della religione, del Papa e della Chiesa; lasciamo stare i possibili distinguo che si potranno fare tranquillamente a parte, pensate ai principi unificanti.
    Pensate che questo Papa, al quale immagino guardiate con nuova curiosità anche voi, ha detto:

    "Signore Gesù insegnaci a LOTTARE per il lavoro"

    Oggi poi se ne è uscito con:

    "La crisi economica mondiale è un sintomo grave della mancanza di rispetto per l'uomo e per la verità con cui sono state prese decisioni da parte dei Governi e dei cittadini"

    Lo capisco che questa mia idea vi sembri eretica e da parte vostra presuppone per di più il coraggio di mettersi leggermente in secondo piano, ma vi assicuro che ve ne renderete conto anche voi che questa è l'unica strada, soprattutto in un paese come l'Italia dove l'unico Potere autonomo degno di questo nome è da secoli quello della Chiesa Cattolica.
    Ne riparliamo, che sembra che con voi io ci indovini abbastanza.

  • Giovanni scrive:
    3 ottobre 2013 18:51

    L'analisi è interessante, ma mi pare vi sia un grande assente: il ruolo dell'impero (USA).

    Probabilmente sta premendo per un ammorbidimento allo scopo di tenere su la baracca, vedasi ad esempio le dichiarazioni della Lagarde (FMI) sul sussidio unico di disoccupazione. Sarebbe del resto il sedicente reddito di cittadinanza che farebbe contenti pure i Grillini, ma giusto per non farti morire di fame e prevenire eventuali sommosse per il pane.

    Forse si tratta di attendismo mentre cercano di frenare eventuali ulteriori spostamenti della Germania verso l'est Russo tenendola incatenata, anche se la proposta di sussidio potrebbe farla fuggire. Si guardano in cagnesco, ma prima o poi anche questo nodo deve venire al pettine e saranno dolori.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    3 ottobre 2013 19:49

    MA DOVE LA VEDI QUESTA PIATTAFORMA

    Il MPL venne fondato nella primavera del 2012. Nacque sull'onda di un
    APPELLO AL POPOLO LAVORATORE
    del novembre 2011 (mentre arrivava il macellaio Monti che così si concludeva:

    «Senza una rivoluzione democratica, il popolo italiano non ha scampo. Questa sollevazione è nell’ordine delle cose. Le forze sistemiche lavorano, per adesso solo con la propaganda, per soffocarla sul nascere, noi dobbiamo invece alimentarla, dargli una prospettiva. Per farlo dobbiamo costruire un ampio schieramento popolare, un fronte che non si limiti a respingere la cura da cavallo di Monti, ma che sappia opporre un programma d’emergenza alternativo.

    Un programma d’emergenza per dare uno sbocco all’opposizione sociale diffusa ma ancora incerta e frammentata, che dovrà invece candidarsi a guidare il paese per portarlo fuori dall’abisso in cui è sprofondato. Questo programma deve fondarsi su sette principali proposte politiche: (1) l’uscita dall’Unione europea e dalla NATO, la chiusura della basi americane, il ritiro di tutte le missioni militari all’estero, per riconquistare la piena autodeterminazione politica e porre fine ad ogni politica colonialista. (2) L’abbandono dell’euro e la ripresa della sovranità monetaria. (3) Il controllo pubblico sulla Banca d’Italia e l’intero sistema bancario e assicurativo. (4) La nazionalizzazione e la protezione dei settori vitali dell’economia nazionale, e il rafforzamento della gestione pubblica dei beni comuni come l’ambiente, l’acqua, l’energia, l’istruzione, la salute. (5) Una moratoria sul pagamento dei debiti esteri affinché gli eventuali sacrifici richiesti al popolo lavoratore servano per salvare il paese e non per ingrassare la grande finanza predatoria straniera. (6) Un piano nazionale per il lavoro, per debellare la disoccupazione. (7) La difesa e il rilancio della Costituzione repubblicana per un Parlamento popolare eletto con legge elettorale proporzionale».

    ERANO I SETTE PUNTI DI BASE, LA PIATTAFORMA, CHE SECONDO NOI POTEDA E DOVEVA COSTITUIRE LA BASE DI UN FRONTE.

    Pochissimi ci diedero ascolto. Molti si dichiararono d'accordo, ma restando a farsi le pippe nel web.
    Molto spesso ci si fanno le pulci, ma è un alibi per restarsene comodi alla finestra...o a smanettare sulla tastiera.

    Per quanto riguarda ciò che dici sui principi cristiani e sul giudizio sul nuovo corso della Chiesa, sfondi invece una porta aperta.

  • ulisse scrive:
    4 ottobre 2013 08:15

    sono stanco di ripeterlo Non c'è nessun tipo di volontà ad unirsi veramente come fronte o come coalizione.lo ripeto non c'è nessuna VOLONTA'.
    creperemo di sole parole belle parole.guardandoci l'ombelico e considerandoci belli e puri in mare in merda

  • Redazione SollevAzione risponde:
    4 ottobre 2013 11:17

    STANCO

    «Perchè guardi
    la pagliuzza
    che è nell'occhio
    del tuo fratello
    e non ti accorgi
    della trave che è
    nel tuo occhio?»
    (Luca 6,41)

    Ti lamenti per la presunta assenza di volontà unitaria di chi comunque si spacca la schiena per cambiare la situazione. Ma tu che fai?

    Caro Ulisse, forse dovresti scegliere un altro nick name. Non ti si addice.

  • Anonimo scrive:
    4 ottobre 2013 13:55

    Inutile nascondere la testa nella sabbia: la situazione è tale che soluzioni realistiche alla tragedia che sta divorando il Paese finora si prospettano come chimere.
    La situazione è infatti il risultato di mezzo secolo di errori e di inganni di governanti o in mala fede o incapaci.
    Il Programma MPL, consapevole del momento tremendo, prevede per esempio "l'abolizione delle basi militari straniere sul territorio nazionale, " sarebbe come dire " Assalto e presa del Palazzo d'Inverno"!!!
    Il Programma nel suo insieme sarebbe bellissimo ma allo stato di fatto della Storia, sembra avere la parvenza di un miraggio. Realisticamente chiediamoci: quali forze politiche oggi come oggi potrebbero portarne avanti la realizzazione? Forse il rinato Partito Popolare? In un passo dell'articolo si accenna, come un po' sembra voler fare anche Putin stando al suo veramente suggestivo discorso, a ideologie e a prassi culturali e sociologiche tradizionali che hanno animato gli eventi da duemila anni. Pure nei famosi "Protocolli", dopo tutto, si presentano prospettive stranamente affini basate tuttavia sull'autorevolezza ed il potere di un Impero invincibile.
    Ci sono nuvolaglie dense e impenetrabili nel cielo del secolo XXI e l'orizzonte è denso di caligine.

  • ulisse scrive:
    4 ottobre 2013 14:31

    risponderti redazione?
    io mi sono sempre firmato con il mio nome e cognome è ho messo la faccia in tutte le cose che ho fatto.per chi mi conosce.
    ferraioli domenico.
    ripeto non c'è volontà di costruire un fronte a me piacerebbe chiamarlo un nuovo CLN dove le varie anime convivono per un obbiettivo comune fuoriuscire dall'euro rivedere i trattati ecc
    ti faccio un esempio lo costruiamo dall'ALTO come dice d'andrea o lo costruiamo dal basso come da me diverse volte proposto?
    dopo di che te la potevi risparmiare la battuta sul nik che è quello quello associato a google per via di S&D sovranità & democrazia.
    saluti

  • Anonimo scrive:
    5 ottobre 2013 22:10

    I savi? Ma, spero di aver capito male, ma è possibile che ancora qualcuno ci creda??

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