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martedì 3 settembre 2013

MPL: LA CARTA DEI PRINCIPI

Questa Carta dei Principi, o «Dieci Comandamenti» venne approvata dalla II. Assemblea nazionale del Mpl svoltasi a Chianciano Terme nei giorni 12 e 13 gennaio 2013. Ci sembra necessario ripubblicarla venendo incontro alle domande di tanti lettori di sollevAzione che ci chiedono di che pasta siamo fatti, e quale sia la nostra visione del mondo.


I principi su cui si fonda il Movimento Popolare di Liberazione - MPL vengono di seguito elencati e definiti in dieci concetti base che devono essere considerati la nostra visione del mondo e la nostra stella polare.

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1. LIBERTA'

Diritto di ogni persona alla propria autodeterminazione. La libertà, o libero arbitrio, è la facoltà che ad ognuno deve essere assicurata, di esercitare la propria volontà e di realizzare i propri bisogni fondamentali. La libertà individuale tuttavia non è illimitata, ma condizionata dagli obblighi e dai vincoli che derivano dalla vita associata. Ogni comunità, data l’ambivalenza dell’essere umano, al contempo essere socievole e individualista, stabilisce i limiti oltre i quali il libero arbitrio, quando diventa sopruso deve essere condannato. La società stabilisce quindi il modo in cui le libertà vengono esercitate, quali volontà possono essere soddisfatte e quali bisogni siano realizzabili.


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2. FRATELLANZA

Poiché la natura ci crea diversi, la comunità deve essere organizzata in maniera che queste differenze non causino discriminazioni, ma anzi siano di arricchimento per consolidare il senso comunitario. Va definitivamente superata la discriminazione di genere, nel riconoscimento e nella pratica dell'assoluta uguaglianza tra i sessi. Nel proteggere con amore e solidarietà i più deboli dai soprusi e dagli abusi, i diritti della comunità devono sempre essere prevalenti rispetto agli interessi individuali. Il particolare va subordinato all’universale: la comunità è tenuta ad auto-regolarsi, affinché le pulsioni egoistiche siano arginate nel rispetto del fatto che gli uomini, in quanto appartenenti al genere umano, debbono considerarsi fratelli, tenuti quindi a rispettarsi reciprocamente, a sostenersi nel bisogno, ad accettare il vincolo di solidarietà. Le leggi, che devono essere dinamiche, comprensibili ed inequivoche, sono necessarie perché devono assicurare il rispetto di questa fratellanza, così come le sanzioni atte a reprimere le offese al bene comune e alla collettività, recuperando alla collettività stessa chi ha deviato.


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 3. COMUNITÀ

Fino ad oggi l’umanità ha prevalentemente conosciuto forme sociali nelle quali solo ristrette minoranze, avendo in mano mezzi e poteri, erano libere e potevano soddisfare aspirazioni e bisogni, mentre la maggioranza della popolazione non era libera ma soggiogata e sfruttata. Il capitalismo contemporaneo, proprio nei luoghi dove pretende di aver raggiunto il suo massimo sviluppo, ha sì raccolto il connaturato desiderio umano della ricerca della felicità, ma lo ha snaturato, realizzandolo nella forma di un consumismo mercificato, compulsivo e distruttivo. La società che vogliamo vuole soddisfare i bisogni materiali al pari di quelli spirituali. Vuole cioè assicurare a tutti quegli strumenti necessari, materiali e immateriali, non solo con il lavoro e il reddito, ma anche con il tempo libero indispensabile affinché i cittadini possano coltivare le loro più diverse propensioni e facoltà, sociali e culturali, morali e intellettuali.


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4. DIRITTI

I diritti sociali e quelli personali sono intrinsecamente interdipendenti. I diritti personali sono per loro natura sociali. I diritti fondamentali sono quelli all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, all'istruzione, alla salute, alla libera circolazione, all'informazione, alla libertà di pensiero, di parola, di stampa, di comunicazione, di autorganizzazione e quant'altro consente il pieno sviluppo della persona in armonia con la natura. Affinché tutti possano esercitare questi diritti non basta che essi siano sanciti per legge, occorre sviluppare una adeguata coscienza sociale e che la comunità sia organizzata in modo che  i cittadini possano disporre in forma associata e diffusa dei mezzi di produzione, di scambio e di comunicazione. La comunità deve incoraggiare la massima giustizia sociale, considerando come proprio fine il superamento delle disparità di classe e di casta, tutelando e sostenendo tutte le forme di vita comunitarie ed egualitarie. Ogni suo atto politico deve essere anche finalizzato alla difesa dell’eco-sistema, e in base a questo, proporre e stimolare adeguati modelli di vita, economici e istituzionali.


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5. ANTICAPITALISMO

L’umanità ha conosciuto diverse modalità di produrre e distribuire i beni di cui aveva bisogno. Il capitalismo è il sistema economico oggi dominante, ma non è certamente il migliore, né l'unica soluzione possibile. Facendo leva sull'egoismo umano è riuscito a sviluppare grandemente le capacità produttive dell’umanità, ma per sua stessa natura ha finito per distribuire in maniera fortemente diseguale i risultati di questa immensa capacità produttiva. La disuguaglianza distributiva, che causa contrasti sociali insanabili, è la manifestazione della concentrazione in pochi mani  della proprietà dei mezzi con cui la società produce i beni di cui ha bisogno. Potendo disporre di questi mezzi e usandoli come capitale, e grazie al fatto che ogni prodotto assume la forma di merce, solo una minoranza può appropriarsi della gran parte della ricchezza sociale cristallizzatasi in denaro. Mosso solo dal profitto, spinto ad una produzione senza limiti, il capitalismo non solo deve spremere i salariati come limoni usandoli alla stregua delle macchine, esso va incontro a crisi periodiche devastanti, e inonda anche il mondo di prodotti privi d’ogni effettiva e benefica utilità, la cui produzione su larga scala causa danni irreversibili all’eco-sistema. Inoltre, semina guerre nel mondo soggiogando popoli e nazioni, per depredarli delle loro risorse. L’ha fatto prima con il colonialismo poi con l’imperialismo, usando a seconda dei casi la maschera “democratica” della superiore civiltà occidentale e quella fascista della superiorità razziale — antimperialismo e antifascismo sono per noi valori politici non negoziabili. La fuoriuscita dal capitalismo, attraverso la sollevazione popolare, non è solo auspicabile ma una necessità ormai non rinviabile se si vuole evitare il disastro che stiamo vivendo in campo economico, sociale, ambientale, culturale e umano.


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 6. SOCIALISMO

La società deve sbarazzarsi del mito ideologico che considera l’economia un meccanismo automatico indipendente a cui gli uomini sono obbligati a sottostare. Socialista è quel sistema in cui la politica viene prima dell’economia, la quale è strettamente posta sotto il controllo pubblico per finalizzarla al bene comune, di cui l’eguaglianza è la forma compiuta. Il passaggio dal capitalismo al socialismo potrà avvenire solo grazie ad una serie di audaci cambiamenti progressivi, che saranno tanto più solidi quanto più fondati sul consenso e la partecipazione popolare. Nella fase di transizione o pre-socialista, il mercato dovrà sottostare a regole pubbliche, poiché sappiamo che esso non distribuisce affatto equamente e razionalmente le risorse disponibili. Il diritto di proprietà non sarà incondizionato, la comunità dovrà limitarlo ogni volta che arrechi danno ai principi della fratellanza e dell’eguaglianza, della sicurezza sociale, del buon vivere, dei diritti di cittadinanza precedentemente esposti e all’eco-sistema. Ogni accumulazione che violi questo principio dovrà essere considerata illecita e punita per legge. Tra le differenti forme di proprietà, la società avrà il dovere di promuovere quella autogestita e comunitaria, in cui i cittadini, invece di faticare come schiavi, siano protagonisti della produzione, partecipi delle scelte della loro azienda, primi fruitori dei suoi risultati. Tutti i settori strategici di interesse nazionale, telecomunicazioni, trasporti, energia, istruzione, sanità, previdenza, banche, assicurazioni, dovranno essere di proprietà pubblica, e posti sotto il controllo dei lavoratori per evitare burocratismo, spreco di risorse e corruzione.


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7. DEMOCRAZIA

La democrazia è la modalità procedurale con cui la comunità, grazie al  principio dell’adozione delle decisioni a maggioranza,  adotta le sue deliberazioni, designa gli organi deputati ad elaborarle, ad eseguirle ed eventualmente a farle rispettare con potere di sanzione. In tempi ordinari e pacifici, quando i conflitti sociali non sono esplosivi e le minoranze accettano di soggiacere alle decisioni della maggioranza, la democrazia è il sistema più funzionale per assicurare la giustizia sociale e la partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche.  Non c’è alcun contrasto tra il sistema socialista e le procedure democratiche, anzi solo il sistema socialista può assicurare il compimento della democrazia. Tutti i cittadini sono elettori ed eleggibili, e possono candidarsi per ricoprire funzioni pubbliche, senza altre qualità che la fiducia del popolo, la competenza e la comprovata dirittura morale. Il sistema elettorale deve dunque essere diretto e proporzionale con la facoltà popolare di revoca immediata. Lo statalismo centralista e il burocratismo sono nemici della democrazia, che consiste anche nella facoltà del popolo di controllare direttamente i suoi rappresentanti. Ciò è possibile decentrando i poteri secondo il modello federale e municipalista. Il governo federale repubblicano, le giunte regionali e municipali, tutti gli organi di amministrazione della giustizia, e dell'informazione, i comandi militari e di polizia sono espressione del popolo, ricevono cioè il loro mandato dalle Assemblee Popolari corrispondenti. Ogni volta che gli organi statuali con atti e leggi abusive, neghino la sovranità popolare, la costituzione, o violino i diritti inalienabili dell'uomo, il popolo o anche una sua parte, hanno il diritto di opporsi e di rovesciare questi poteri.


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8.  REPUBBLICA

La forma istituzionale che più d’ogni altra ha mostrato di aderire ai principi di libertà, fratellanza ed eguaglianza è quella repubblicana. Il popolo è sovrano, depositario e mandatario di tutti i poteri. Esso esercita questa sua facoltà attraverso l'elezione, e se necessario, mediante  l'immediata sostituzione di tutti i rappresentanti e i funzionari pubblici di ogni ordine e grado: non solo i consiglieri locali e i parlamentari, ma anche i magistrati e i militari, coloro che sono preposti alla sicurezza, gli amministratori delle aziende pubbliche, i dirigenti scolastici e direttori di tutti i grandi mezzi di comunicazione di massa. Tra le forme repubblicane possibili noi preferiamo quella "democratica popolare", i cui organismi basilari, in base al principio dal basso verso l’alto, siano le Assemblee dei Cittadini. Questi principi costituiscono l'essenza, i pilastri dello Stato socialista, strumenti e presidi della sovranità nazionale, popolare e democratica. Chiunque occupi una carica pubblica sarà ricompensato con uno stipendio sociale, che gli consenta di esercitare le sue funzioni e di vivere una vita dignitosa. Chi abusi dei sui poteri, e venga meno al senso del dovere e della moralità sarà privato della possibilità di essere rieletto. L'esercito professionale in quanto corpo separato dalla società civile è soppresso. Tutto il popolo, reso atto all'uso delle armi, deve concorrere alla difesa nazionale. Il rispetto dello Stato di diritto socialista, delle leggi, e le sanzioni per chi le viola saranno assicurati da organismi sottoposti a controllo popolare. La Repubblica, assumendo come intangibile il principio della libertà religiosa e quello della pari dignità di ogni confessione, sarà indipendente da ognuna di loro e respingerà come illecita ogni loro ingerenza negli affari istituzionali.


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9. NAZIONE

Storicamente, tra le diverse forme comunitarie ha prevalso quella nazionale. Questa forma è da tempo sotto attacco da parte di potenti forze imperialistiche e globalizzatrici che considerano le nazioni - in quanto sedimentazioni storiche di processi culturali, politici, economici e spirituali - un ostacolo al loro disegno direttamente imperiale, il cui centro è rappresentato dagli Stati Uniti d’America (e di cui l’Unione europea è appendice). Contro questo progetto dispotico noi ribadiamo che tutti i popoli e le nazioni hanno il diritto all'autodeterminazione, alla pari dignità, e agli stessi diritti nella comunità internazionale. Quella nazione che tenti, con l'assedio economico, militare e l'ingerenza informativa, di imporre la sua supremazia su altri paesi, attuando così una politica imperialistica, deve essere condannata come terroristica e fuorilegge. Ogni nazione sovrana che venga aggredita, come ogni  popolo al quale sia negato il diritto all'autodeterminazione devono essere sostenuti dalla comunità internazionale che deve condannare chi opera al servizio di una potenza imperiale egemonica. Battaglia dirimente dev'essere quella per la difesa della lingua, della cultura e della civiltà italiana dall'omologazione forzosa alla cultura imperiale e globalista. L’Italia riotterrà la piena sovranità nazionale cancellando tutti i trattati internazionali sottoscritti dal vecchio regime, chiudendo ogni base militare straniera, dichiarando la sua neutralità.



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10. MADRE NATURA

La Terra è la fonte primaria dei beni grazie ai quali gli uomini hanno potuto evolversi e autodeterminarsi come specie e fondare le loro civiltà. E’ anzi il solo habitat conosciuto in cui gli uomini e le altre specie possono vivere e coesistere.  La difesa della Terra e dei suoi ecosistemi da ogni minaccia è quindi compito eterno per coloro che la abitano. La prima minaccia è rappresentata dalla scellerato sviluppo capitalistico, oramai estesosi in tutto il mondo. Questa visione egoistica ha portato fino alle sue estreme conseguenze l’idea per cui la Natura sarebbe per l’uomo solo un mezzo, una sorgente inesauribile di risorse da depredare per i propri scopi. Non è così, le risorse sono limitate e gli ecosistemi vanno preservati, anche per poterli consegnare alle generazioni future. Duecento e passa anni di industrializzazione senza freni, segnati dall’uso strumentale delle scienza come mera tecnica di sfruttamento della Natura, obbligano ora la specie umana a invertire la rotta, a cambiare quel paradigma che disgraziatamente fu fatto proprio anche dal movimento operaio. Il sistema capitalistico, fondato sulla produzione senza limiti e la mercificazione totale, è da tempo entrato in un contrasto irriducibile con la Terra. Per difenderla non bastano degli interventi parziali, occorre sbarazzarsi del sistema, ripensando radicalmente il modello di sviluppo, che dovrà essere basato sul paradigma che ogni ferita inflitta alla Natura è un danno a tutta l’umanità, che l’emancipazione della specie umana è inseparabile da quella della natura dal capitalismo, come da ogni sistema che consideri i beni naturali e gli uomini come meri mezzi per accrescere la ricchezza in forma di merci.
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5 commenti:

  • Anonimo scrive:
    3 settembre 2013 21:24

    Interessante l'ultimo punto. Ma per realizzarlo bisognerà creare investimenti forti nella ricerca orientati a preservare gli ecosistemi. DI certo non siamo in Russia dove allora l'elettrificazione era essenziale nello sviluppo della società.

    Sarebbe interessante anche verificare le modalità di applicazione di svolgimento di quelle riforme che possano in concreto permettere il superamento del capitalismo e di protezione dell'ecosistema

  • Redazione SollevAzione risponde:
    4 settembre 2013 09:09

    Certo che il paradigma "soviet più elettrificazione" non è più adeguato. Certo che occorre capire, studiare, verificare, e anche sperimentare.
    ma anzitutto occorre cacciare le attuali classi dominanti.

  • Anonimo scrive:
    4 settembre 2013 12:59

    Finalmente leggo frasi che sostengono quel "sistema in cui la politica viene prima dell’economia". Ne ho veramente le palle piene di vedere come l'economia stia riempiendo tutti gli spazi di discussione possibili, come se "tutto il resto" fosse roba accessoria. Impegno politico in primis. Grazie.

    Poi leggo "La prima minaccia è rappresentata dalla scellerato sviluppo capitalistico, oramai estesosi in tutto il mondo. Questa visione egoistica ha portato fino alle sue estreme conseguenze l’idea per cui la Natura sarebbe per l’uomo solo un mezzo, una sorgente inesauribile di risorse da depredare per i propri scopi."
    Non è storicamente esatta, questa frase. Tutto nasce da quel Cartesio che volle scindere noi uomini (Res Cogitans) da Madre Natura (Res Extensa) creando una cesura che non sarà più risanata. Cartesio e colleghi non facevano che portare potere ai borghesi che si volevano sbarazzare degli aristocratici, per i quali il lavoro era una jattura. I borghesi riuscirono a sbarazzarsi dei nobili (poco o nulla efficienti secondo gli attuali parametri) instaurando la dittatura del Mercato così come lo conosciamo: irrispettoso di regole e comportamenti che permettono a tutti di vivere nel proprio ambiente. Questo succede perchè c'è stata una chiara escalation che ha permesso alla pletora di filosofi e scienziati di conquistare l'immaginario collettivo dell'uomo moderno. Ripensare il nostro rapporto con la Natura significa rileggere criticamente tutta la storia della scienza moderna. Fukushima docet.

    "L'umanita' non presenta una evoluzione verso qualcosa di migliore o di piu' forte o di piu' elevato nel modo in cui oggi questo viene creduto. Il 'progresso' è semplicemente un'idea moderna, cioe' un'idea falsa. L'europeo di oggi resta, nel suo valore, profondamente al di sotto dell'europeo del Rinascimento; la prosecuzione di uno sviluppo non è assolutamente, per una qualsivoglia necessita', elevazione, potenziamento, consolidamento."

    Friederich Nietsche, L'Anticristo

    Ciao
    Tonguessy

  • Redazione SollevAzione risponde:
    4 settembre 2013 14:36

    caro Tonguessy,

    certo che ritenere Cartesio e il suo dualismo come antesignano della mostruosa modernità capitalistica è tesi tanto radicale quanto discutibile. Da lì certo viene fuori l'illuminismo che premoniva la modernità borghese ma, se è per questo, anche la sua faccia opposta, quella socialista.
    Non pensi che sia al di la della Manica che si debbano cercare i fondamenti etici e filosofici della visione del mondo borghese che si imporrà (pur plasticamante)? vogliamo dire nell'empirismo e nell'utilitarismo inglesi?

  • Anonimo scrive:
    5 settembre 2013 08:40

    Dell'empirismo inglese solo Hobbes era contemporaneo a Descartes, e quindi solo a lui si può imputare una qualche funzione formativa nel processo di cui stiamo parlando. Processo che vede Marco Polo e lo sviluppo della Serenissima (ad es.) creare una classe politica nuova, capace di notevoli finanziamenti per tutto ciò che riguarda l'acquisizione di metodi di conquista (sociale e geopolitica).
    Tutto quel mondo, immerso nel sogno modernista, stava realizzando l'incubo attuale con metodi sempre più efficienti perchè tecnologicamente all'avanguardia.
    Per fare un esempio: la battaglia di Lepanto fu vinta dalla coalizione grazie alla potenza di fuoco delle galeazze veneziane. E la potenza di fuoco fu possibile grazie alla soluzione dell'equazione di terzo grado, che permise agli artiglieri di sapere con esattezza dove finissero i proiettili, cosa non possibile con la precedente fisica aristotelica (che andava bene a nobiltà e chiesa ma non ai borghesi). Le date: battaglia di Lepanto 1571, pubblicazione di Ars Magna di Cardano con tabelle finali ad uso artiglieria 1545.
    Si tratta di una descrizione matematica della Realtà. E guarda caso è proprio Descartes a essere ritenuto "ritenuto fondatore della filosofia e della matematica moderna" (wiki), e più precisamente ad avere dato le basi filosofiche e matematiche per la descrizione matematica della realtà, processo questo già iniziato decenni prima, come la pubblicazione di Ars Magna dimostra.
    Insomma se con l'avvento dell'agricoltura e l'invenzione del suprlus da gestire fu inventata la discriminazione ed instaurata la stratificazione sociale, fu grazie all'avvento di scienza e tecnologia che la nuova classe sociale, la borghesia, fu in grado di sconvolgere i preesistenti equilibri e conquistare praticamente il mondo grazie a quell'idea di Mercato a cui anche oggi stiamo contribuendo (magari molto controvoglia). Non è successo per caso, e tutta la narrazione fornita dice la stessa cosa. Per fortuna qualcuno non la pensa così:
    "La tecnologia non è mai stata neutrale, come un attrezzo discreto separabile dal suo contesto. Partecipa sempre ai processi ed esprime i valori fondamentali del sistema sociale in cui esso è inserito.
    L'idea che sia neutrale, che non sia separabile dalla società, è una delle più grandi bugie disponibile. E' ovvio il motivo per cui coloro che difendono la trappola mortale ad alta tecnologia vogliono farci credere che la tecnologia sia in qualche modo neutrale.
    John Zerzan

    E la tecnologia non è un processo casuale, è il prodotto di una linea di pensiero ben definita: noi (Res cogitans) da una parte e la Natura (Res extensa) dall'altra. Noi la sezioniamo e lei se ne sta buona a farsi sezionare, questa è l'idea base. Cogito ergo sum, se lo pensiamo lo possiamo anche fare, e tanti cari saluti agli impegni verso l'ambiente da cui tutti noi dipendiamo.

    Un abbraccio
    Tonguessy

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