martedì 25 dicembre 2012

DALL'INGRAISMO ALL'INGROISMO

De Magistris, Ingroia, Di Pietro
Dieci domande ad Antonio Ingroia

di Leonardo Mazzei*

Una volta erano gli "intellettuali organici" che si ponevano, via partito, alla testa del movimento sociale. Oggi come araldi ci si mettono tre magistrati manettari. Prima era la classe proletaria il soggetto, oggi la società civile. Prima il socialismo era l'obbiettivo, oggi la democrazia borghese. Prima il colore era il rosso, adesso l'arancione.


«Dopo le assemblee di venerdì (Io ci sto) e di sabato (Cambiare si può), Antonio Ingroia è già il candidato di quattro partiti (Prc, Pdci, Verdi, Idv) e di due movimenti (Arancioni e Alba), ma lui deve ancora «riflettere». Le sue determinazioni le assumerà «entro il 28-29 dicembre». Nel frattempo vuol verificare se vi saranno le condizioni «sul versante della società civile». Ora, siccome non è specificato come la suddetta dovrebbe comunicare con l'ennesimo magistrato tanto amato dalla sinistra, traduciamo dal politichese: Ingroia vuol verificare quanti personaggi pubblici (giornalisti, sindacalisti, uomini di spettacolo, eccetera) sono disposti a dargli una mano nell'impresa.

Niente di male, anzi perfino comprensibile. Ma è bene aver chiaro da chi è fatta la «società civile» per quello che si candida a dar vita ad un'altra lista fondata su un nome piuttosto che su un programma. 

Intendiamoci, per noi ogni voto contro l'asse degli eurosacrifici Bersani-Casini-Monti sarà positivo. Ma gli ingroiani hanno chiaro che questo è il nemico? Una parte certamente sì, ma Antonio Ingroia non sembrerebbe, visto che insiste sulla necessità di confrontarsi con il segretario del Pd. In attesa che il marasma si chiarisca, e che il magistrato concluda le sue «riflessioni», su che cosa dobbiamo basarci per capire la direzione di marcia?

Sappiamo le differenze che esistono. Ad esempio, il Prc si pronuncia per la cancellazione delFiscal Compact e del pareggio di bilancio in Costituzione, mentre Ingroia non ne parla neppure. Alla fine vedremo quale sarà la quadra, ma qual è il punto di partenza? Ad oggi ne conosciamo solo uno, i 10 punti del manifesto «Io ci sto» (vedi in fondo all'articolo). Una roba da far sembrare il più pallido dei socialdemocratici di un tempo un pericoloso black bloc pronto alla guerriglia urbana. 

Siamo perciò costretti a prendere in esame questo decalogo, che non a caso campeggia nel sito di quel Pdci che, capeggiato dal più comunista dei bombardatori della Jugoslavia, ha prima bussato alla porta di Bersani per poi ripiegare sul magistrato palermitano. E dato che quest'ultimo deve ancora «riflettere», proviamo ad aiutarlo in questo esercizio attraverso dieci semplici domande.

1. Legalità e giustizia

«Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese». Questo è il primo punto del suo manifesto. Ora, premesso che la solidarietà è una cosa un po' generica e sulla bocca di tutti, ci permettiamo di ricordarle che «legalità» non equivale a giustizia. In questo paese è legale il lavoro precario, sono legali le pensioni da fame, è legale il salvataggio delle banche a spese dei contribuenti, e dalla scorsa primavera sono legali anche i licenziamenti discriminatori. Avremmo capito se al primo punto lei avesse indicato la giustizia sociale. Ha invece preferito partire dalla legalità: perché?


2. Un silenzio preoccupante

La domanda precedente avrebbe potuto trovare una risposta nei punti seguenti del manifesto. Purtroppo invece non c'è. Solo sui licenziamenti si dice qualcosa (punto 7), ma senza affermare chiaramente che bisogna cancellare la legge Fornero. Su tutto il resto silenzio assoluto. E' un caso, od è la rinuncia abbastanza esplicita a rimettere in discussione la macelleria sociale operata dal governo Monti? 


3. Banche e mafia

Dal manifesto si evince che i problemi dell'Italia sono tutti, ma proprio tutti, riconducibili alla mafia, alla criminalità organizzata, alla corruzione. Questioni reali, per carità, ma non le viene il dubbio che siano in gioco anche altri fattori, ed altri soggetti ben più potenti? Mai sentito parlare delle banche, dei vampiri della finanza, della Bce, della Merkel? E se ne ha sentito parlare, perché non c'è nessuna parola (ma proprio nessuna) nel suo manifesto?


4. La crisi, questa sconosciuta

Inopinatamente, riscontriamo anche l'assenza della parola «crisi». Lo comprendiamo. Parlare di crisi porta con se una serie di conseguenze: le cause, gli attori, le vittime, le possibili vie d'uscita. Tutti temi che naturalmente stanno fuori da un'aula di tribunale, ma che non si capisce come potrebbero stare fuori dalla prossima campagna elettorale. C'è una qualche sua idea su queste questioni? Se sì, dove le possiamo reperire? 


5. Conflitto di interessi e leggi ad personam

Al punto 10 leggiamo: «Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi ed eliminare le leggi ad personam». Giusto. Sottoscriviamo in pieno, ma abbiamo il sospetto che ci si riferisca alla sole malefatte del Puzzone di Arcore. Lei non crede che altri, e ben più corposi conflitti di interesse abbiano dato vita a tante scelte del governo Monti, governo di banchieri definito non a caso da tanti come «governo delle banche»?


6. Una politica economica misteriosa

Il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, ha dichiarato che non si capisce cosa proponga il suo manifesto sul «terreno economico-sociale». Certo, il braccio destro di Bersani lo ha fatto per ribadire che: «Non facciamo alleanze che non abbiano un forte grado di omogeneità rispetto agli impegni che vogliamo mantenere con l'Europa e a livello internazionale», ma francamente quale sia la sua posizione resta un mistero. Perché?


7. Alternativi a chi?

Il manifesto parla di una alternatività a Berlusconi e a Monti. Ma, ad oggi, nessuno dei due sembra seriamente in lizza per la vittoria elettorale, essendo Bersani il candidato di gran lunga favorito. Lei ieri ha partecipato alla riunione del comitato centrale del Pdci. Nel corso dei lavori, Oliviero Diliberto  ha affermato che: «lavoreremo nella direzione del dialogo  con il centrosinistra». Tutto indurrebbe a pensare che questa sia anche la sua posizione. Dunque, nessuna vera alternatività (salvo un po' di battage elettorale) a Bersani. Ci sbagliamo?


8. E la Nato?

Certo, in questo nostro disgraziato Paese alla politica estera non si dedica mai una riga. Tanto ci pensano gli ambasciatori Usa e i generali della Nato. In questo il suo manifesto non fa eccezione. Ci ha pensato, però, il suo compagno e collega De Magistris, che intervenendo alla cerimonia per la nuova sede napoletana del comando Nato ha detto che: «Siamo orgogliosi di aver conosciuto tante forze armate diverse», che resteranno in una città in «una posizione strategica rilevante nei piani per il mantenimento della pace nel mondo». Ha da dire qualcosa su questa illuminante prosa del sindaco di Napoli?


9. Fiscal Compact, pareggio di bilancio e debito pubblico

Abbiamo già detto che di queste questioni non c'è traccia. Cosa dobbiamo dedurne, se non che questi sono degli autentici tabù anche per lei? Se il Fiscal Compact sarà rispettato, se il pareggio di bilancio sarà garantito, se il debito sarà onorato con gli strozzini della finanza internazionale, quale possibilità di uscita dalla crisi riesce ad immaginare? O crede davvero, come Bersani, che si tratti solo di operare qualche piccolo aggiustamento?


10. Il dogma eurista

Il manifesto tocca la questione europea in maniera un po' pasticciata. Si legge nella premessa: «Per noi l’Unione Europea deve diventare autonoma dai poteri finanziari con organismi istituzionali eletti dai popoli». Eh già, come se bastasse dirlo! Come se l'Unione Europea non fosse costitutivamente intricata con quei poteri. Suvvia, Ingroia, almeno su questo punto bisogna essere più chiari. Noi siamo per l'uscita dal mostro chiamato Unione Europea, e siamo per abbandonare il suo strumento uccidi-popoli denominato euro. E ci sembra invece che la formulazione già citata ammicchi assai ad un mostro ancora più tremendo, quegli Stati Uniti d'Europa di cui si discute, fortunatamente senza troppo costrutto, in alcuni circoli dominanti. Ci sbagliamo»?


* Fonte: Campo Antimperialista


«Io ci sto»

MANIFESTO PER LA CONVOCAZIONE DELL’EVENTO DEL 21 DICEMBRE A ROMA AL TEATRO CAPRANICA – ORE 17.30

IO CI STO

I promotori sono espressione della società civile e della politica pulita che vuole costruire un’alternativa di governo al berlusconismo e alle scelte liberiste economiche, sociali e culturali del governo Monti.

L’alternativa di governo si costruisce con una forza riformista che ha il coraggio di un proprio progetto per uscire dalla crisi e rilanciare l’Italia finalmente liberata dalle mafie e dalla corruzione.
Abbiamo come riferimento imprescindibile la Costituzione Repubblicana, a partire dall’art. 1 secondo cui il lavoro deve essere al centro delle scelte economiche. Per noi l’Unione Europea deve diventare autonoma dai poteri finanziari con organismi istituzionali eletti dai popoli ed è fondamentale il cambiamento della Casta politica e burocratica italiana mentre lo sviluppo del mezzogiorno è l’unica scelta per unificare il Paese.

1) Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese;

2) Vogliamo uno Stato laico, che assuma i diritti della persona e la differenza di genere come un’occasione per crescere;

3) Vogliamo una scuola pubblica che valorizzi gli insegnanti e gli studenti con l’università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale del settore;

4) Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico;

5) Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini, e che la scelta della pace e del disarmo sia strumento politico dell’impegno dell’Italia nelle organizzazioni internazionali, per dare significato alla parola “futuro”. Vogliamo che la cultura sia il motore della rinascita del Paese;

6) Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse;

7) Vogliamo la democrazia nei luoghi di lavoro, il ripristino del diritto al reintegro se una sentenza giudica illegittimo il licenziamento e la centralità della contrattazione collettiva nazionale;

8) Vogliamo che i partiti escano da tutti i consigli di amministrazione, a partire dalla RAI e dagli enti pubblici, e che l’informazione non sia soggetta a bavagli;

9) Vogliamo selezionare i candidati alle prossime elezioni con il criterio della competenza, del merito e del cambiamento;

10) Vogliamo che la questione morale aperta in Italia diventi una pratica comune e non si limiti alla legalità formale, mentre ci vogliono regole per l’incandidabilità dei condannati e dei rinviati a giudizio per reati gravi. Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi ed eliminare le leggi ad personam.

Queste sono alcune delle ragioni per un governo democratico di cambiamento.
Per realizzare questi obiettivi si decide di aprire il confronto con i movimenti e le forze democratiche del Paese.
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13 commenti:

  • Anonimo scrive:
    25 dicembre 2012 14:11

    A giudicare dai tre illustri Promotori forniti di referenze di tutto rispetto, verrebbe da pensare che ne risultasse una formazione politica di "Giacobini" (o quasi).
    Sembra invece si tratti di un Giacobinismo moderato, o meglio, lievemente conformista. Tuttavia essendo tutti e tre "Personaggi di Giustizia", non bisogna dimenticare che la Bilancia, simbolo della Giustizia, predilige posizioni di equilibrio. Nelle situazioni della vita, del resto, torti e ragioni stanno spartiti sia da una parte come dall'altra.

  • mariof scrive:
    26 dicembre 2012 11:37

    Anch'io sono rimasto deluso, mi aspettavo più incisività "di classe" e idee più chiare, ed orientate, sull'Eurozona. Invece è uscito un monumento al cerchiobottismo.
    Forse la cautela serve a non spaventare nessuno o a non svegliare mandanti e sicari... ma così si va poco lontano.

  • Anonimo scrive:
    26 dicembre 2012 11:59

    Rivolgo una domanda a chi scrive il blog.
    Vi seguo da qualche mese e ho trovato articoli molto interessanti. Quello che non capisco sono atteggiamenti eccessivamente "schizzinosi" peraltro uniti a dichiarazioni di disponibilità ad allearsi anche con chi è molto diverso.
    Nel post precedente vi dichiarate pronti a discutere dell'opportunità di allearvi con un "demonio" "untore" come Magdi Allam e in questo criticate ironicamente il movimento di Ingroia.
    La domanda è: ma non vi sembra che comunque ci sia una bella differenza fra Allam (e i suoi emissari) e ingroia e De Magistris?

    Grazie

  • Luca scrive:
    26 dicembre 2012 16:07

    Non mi pare l'MPL abbia mai dichiarato di essere disposto ad allearsi coi sovranisti di destra come Magdi Allam. Dove l'hai letto? Comunque se l'Unione e l'euro sono la questione delle questioni, certi reazionari almeno dicono la verità, mentre tanta parte della sinistra mente o tace meschinamente.

  • Anonimo scrive:
    26 dicembre 2012 17:55

    Luca per cortesia, perché non provi a leggere i post prima di commentarli?

    Rifletti. Io ho scritto:

    "Nel post precedente vi dichiarate pronti a discutere dell'opportunità di allearvi con un "demonio" "untore" come Magdi Allam"

    Nel post precedente la Redazione nei commenti ha scritto:

    "non che il demonio, nella persona dell'odioso untore (al soldo dei servizi segreti) Magdi Allam, da almeno un anno e mezzo si aggirasse come un inquietante spettro nell'area politica anti-eurista. Fino a che punto di deve estendere un fronte ampio contro la dittatura dell'oligarchia finanziaria? E' fattibile e auspicabile estendere l'alleanza a ceffi reazionari come lui?
    Anche di questo discuteremo alla prossima II. Assemblea nazionale del Mpl."

    Capito adesso? No? Se vuoi rispiego. Certo che ogni volta che si fa una domanda che non sia incensatoria vi ritraete a riccio...

    Rifaccio la domanda: non vi sembra che se siete pronti a discutere dell'opportunità di allearvi con i "demoni untori" potreste considerare meno demoniaci persone come Ingroia e De Magistris?

    E' una semplice domanda.

  • Anonimo scrive:
    26 dicembre 2012 19:06

    Non mi sembra che nell'articolo si sia ammessa un'alleanza con Magdi Allam, il quale, come convertito al Cristianesimo potrebbe essere persona stimabile, ma, per un Islamico, resta pur sempre un rinnegato (ripeto: per un islamico, perché reputo che ogni scelta fatta con cuore sncero leale é da rispettare, sempre che la scelta sia stata veramente fatta con cuore sincero e leale, perché, dicono, in guerra non ci sono regole, e la politica, lo si voglia o no, é una battaglia con tanto di feriti e di morti - anche suicidi come abbiamo visto). Altrettanto però non mi pare che Magdi Allam sia da mettere a confronto con i tre Magistrati che sono persone di altro genere e che forse hanno voluto dare al loro movimento un aspetto rassicurante e moderato, aspetto che, di questi tempi calamitosi, forse può essere giudicato eccessivamente morbido da qualcuno o, se non altro, dotato di un programma un po' sforbiciato . In quanto ad addebitare alla Mafia moltissime delle disgrazie del nostro disgraziato Paese, penso che abbiano ragione. Certo che, dietro e assieme alla Mafia, ci sono anche altri responsabili più o meno potenti e più o meno palesi. I tre Magistati essendo persone prudenti per professione, forse hanno preferito andare sul sicuro dato che "chi tocca certi fili" muore nonostante si batta per difendere le Istituzioni che talvolta, sono di colore un po"misto" e non sempre "tricolore" (Falcone, Borsellino......) .

  • Piemme scrive:
    26 dicembre 2012 20:27

    Allearsi con gli Arancioni?
    Nel documento politico in vista della nostra II. Assemblea si afferma che ci auguriamo che riesca la spallata al montismo in tutte le sue varianti elettorali. La lista arancione è chiaramente, se tracciassimo una line aimmaginaria, al di qua del montismo. Per cui ben venga un suo successo, come ci auguriamo che il M5S riesca davvero a sfondare.
    Per quanto riguarda le alleanze la questione non è tanto semplice. Di alleanze ce ne possono essere di vari tipi. Come Mpl parliamo di fronte della e per la sollevazione popolare, ovvero un blocco ben saldo su un programma di fuoriuscita dal marasma della crisi.
    In questo quadro è cogente la questione della sovranità monetaria, che è uno strumento insostituibile che un governo ha di determinare la sua politica economica.
    La lista arancione non ne vuole sentir parlare di abbandonare l'euro (di cui la critica del Mazzei) quindi, per quanto una sua affermazione abbia un positivo valore, un fronte vero e proprio non è ancora fattibile. Almeno per adesso.
    E con le forze capitaliste che rivendicano la sovranità monetarie? Dico la mia: non vedo possibile alcun fronte, se non momentanee convergenze tattiche contro il blocco tecno-bancario e oligarchico dominante.
    Faccio un esempio cercando di prendere due piccioni con una fava: se un governo pd-montiano approvasse una legge liberticida e Mpl avesse dei parlamentari potrebbe trovarsi a votare contro assieme ai berluscones, e sarebbe giuston che lo facesse. Ma questo, appunto, non sarebbe un fronte, che per noi si basa su un programma generale di ricostruzione del paese con al centro gli interessi e i bisogni del popolo lavoratore.
    Piemme

  • Anonimo scrive:
    26 dicembre 2012 20:37

    "Non mi sembra che nell'articolo si sia ammessa un'alleanza con Magdi Allam"

    E due. Ho già risposto sopra, se fai lo sforzo di leggere capisci che parlavo di tutt'altro e mi riferivo a frasi scritte dalla redazione.

  • Anonimo scrive:
    26 dicembre 2012 20:44

    Oh, ecco. Tu dici:

    "se un governo pd-montiano approvasse una legge liberticida e Mpl avesse dei parlamentari potrebbe trovarsi a votare contro assieme ai berluscones"

    Questo vorrei capire. Come pensate di far eleggere qualcuno del MpL?
    Andando da soli?
    Alleandovi in una lista con qualcuno? Chi?

    Scusate ma se non chiarite questo chi vi legge non riesce a orientarsi.

    Grazie

  • Anonimo scrive:
    27 dicembre 2012 01:37

    MILITANT scrive:
    Ingroia è un magistrato, un uomo di diritto, e come tale è istituzionalmente preposto alla difesa dell’ordine costituito. Politicamente, è il principale garante della difesa delle istituzioni e del sistema costituzionale-legislativo. Oltretutto non è neanche un giudice, ma un PM, cioè colui che porta avanti l’azione penale dello Stato, non giudica ma accusa, non difende ma il suo lavoro è mandare in galera la gente. Aspettarsi un qualche tipo di cambiamento da chi per una vita ha lavorato per il mantenimento di quest’ordine è a dir poco avventuroso. Se poi Ingroia non è un ago nel pagliaio, ma il vertice di un vero e proprio partito della magistratura, il quadro si definisce ulteriormente.

    Che questo presunto ordine legalitario sia stato messo in discussione da Berlusconi è tutto da vedere, e anche nel caso rimarrebbe un problema tutto interno alle dinamiche di potere. Conviene ricordare infatti che l’apparato legislativo segue (e non determina) i rapporti di forza sociali all’interno di un paese. Rispettare e difendere l’attuale apparato istituzionale-costituzionale significa solo mantenere inalterati questi rapporti di forza. Difendere la legge è infatti la prima parola d’ordine di ogni sistema borghese che vuole difendere se stesso. L’ordine costituito di difende generando sacralità nel rispetto della legge.

    Quali sono le esperienze dei magistrati in politica? Luciano Violante, Pietro Calogero, Luigi de Magistris, Antonio di Pietro, Gian Carlo Caselli e via dicendo. Molti di loro erano organici o vicini al PCI. Tutti sono scesi in politica con le medesime parole d’ordine di Ingroia oggi. Quello che hanno prodotto, quale sia stato il loro cammino politico una volta giunti nelle istituzioni, è la storia e la cronaca quotidiana a raccontarcelo. Infatti, questi esponenti non sono certo dei fenomeni impazziti di rinsavimento politico, ma hanno dei diretti referenti, appartengono a una ben precisa classe sociale e fanno politica condizionati da un preciso soggetto sociale, e cioè l’alta borghesia illuminata e riformista, che da sempre è stata il nemico numero uno dei comunisti in ogni contesto geografico e in ogni epoca storica.

    Ingroia è di sinistra? Certamente, come di sinistra oggi sono Il Fatto quotidiano, Antonio di Pietro, il PD, Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Beppe Grillo e via dicendo, e cioè una serie di esponenti, giornali e strutture politiche che, rimanendo ferme mentre tutto il mondo politico si spostava a destra, si ritrovano oggi alla sinistra di un arco parlamentare che prevede solo varie categorie del centro politico. Dei sinceri democratici, dei riformisti, dei borghesi illuminati. Con difficoltà alcuni potrebbero essere etichettati come socialdemocratici. Con cui, volendo, si possono trovare interlocuzioni su particolari argomenti, su alcuni temi, su determinate lotte sociali o politiche in cerca di sponde. Ma di certo non possono costituire il nostro referente politico, il “partito”, o il “movimento” capace di riaggregare una qualche filone antagonista.

    Mentre partiti come Rifondazione sono inutili perchè non hanno un ruolo attivo in nessuna lotta, hanno derubricato il radicamento sociale in favore della mediaticità della loro presenza, diluendo l’ipotesi comunista in un mucchio indistinto di sogni e teorie che sono durati lo spazio di un mattino, il Movimento Arancione è un nemico politico. Utile, forse, a condividere alcune campagne, esattamente come il PD, o SEL, ma di certo non la base dalla quale ripartire per qualsiasi esperimento politico capace di rinnovare la sinistra. Un voto a Rifondazione è un voto buttato. Un voto al Movimento Arancione è un voto dato ai nostri nemici, che una volta giunti in parlamento lavoreranno alacremente per reprimere ogni forma di conflittualità sociale, esattamente come tutti i magistrati vicini al PCI, riformisti e illuminati, hanno fatto in un quarantennio abbondante.

    http://www.militant-blog.org/?p=8330&cpage=1#comment-22050

  • Anonimo scrive:
    27 dicembre 2012 09:53

    MIlitant (vedi sopra) ha ragione nella sostanza della sua critica, e mi riferisco a questa messe di pubblici ministeri, di inquisitori, scesi in politica. Ma dall'astratto occorre passare al concreto. E nel concreto Ingroia è solo il candidato a Primo ministro di una coalizione che con tutti i suoi limiti si schiera contro il montismo, che mi pare sia oggi il nemico numero uno da sconfiggere. Concretezza per favore! Lo stesso caso Di Pietro dice che non tutti i PM sono infami. Un'affermazione degli ARANCIONI, per quel che valgono le elezioni, sarebbe un fatto dagli effetti positivi. Forse mi tapperò il naso e li voterò a meno che durante la campagna elettorale Grillo abbia il coraggio di dire che occorre uscire dall'euro.

  • Anonimo scrive:
    27 dicembre 2012 14:24

    Le maggioranze, in Parlamento, si formano con la convergenza dei giudizi in relazione a determinate scelte (proposte di legge e di provvedimenti, quasi sempre del Governo).
    Gli arancioni, dotati di senso della Giustizia per formazione e prassi professionale, si spera tengano conto che esiste anche una "giustizia sociale" che la nostra Costituzione non trascura di certo e che durante quest'anno angoscioso invece é stata piuttosto bistrattata e misconosciuta in nome di interessi extranazionali. Questo dovere delle Istituzioni non sarebbe stato inopportuno avesse avuto maggiore evidenza, se non proprio quella centralità che molti avrebbero auspicato, nel programma dei PM.

  • roberto b scrive:
    28 dicembre 2012 14:34

    Condividendo le analisi di Mazzei e Militant, resta però un aspetto pratico della questione, cioè elettorale. E' un aspetto che a mio avviso non è dirimente, e in un certo senso marginale, perché le lotte sociali vanno ben al di là del minuto che l'elettore passa in cabina elettorale, però è anche un aspetto - coi limiti di cui sopra - rilevante perché si tratta di stabilire il prossimo assetto istituzionale e governativo dell'Italia. Insomma, chi alle prossime elezioni non vuole starsene a casa (io l'ho fatto per molti decenni, per cui non sarebbe per me un problema), a quale formazione politica dovrebbe dare il suo voto?

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