sabato 14 aprile 2012

FIRMA LA PETIZIONE PER CACCIARE NAPOLITANO

Prima questione: perché è giusto difendere questa Costituzione?Seconda: si può assolvere il golpista solo perché ha defenestrato Berlusconi?

di M.P.L.

Leggi l’appello «FERMIAMO IL REGIME CHANGE»!
Per firmare:
dimissioninapolitano@tiscali.it

Ci sono due obiezioni al nostro Appello per mettere in stato d’accusa il Presidente della Repubblica.

La prima obiezione è di matrice velleitaria, tipica dell'ultra-sinistra.Secondo questa critica, per quanto sia vero che Napolitano ha di gran lunga travalicato dalle sue prerogative costituzionali, sarebbe sbagliato appellarsi alle Camere e alla Corte costituzionale perché in questa maniera si finirebbe per legittimare questi poteri, dando loro una patente di democraticità, che invece non hanno. Questo tipo di critiche muovono dall’idea che la Costituzione italiana, essendo il fondamento giuridico di uno stato capitalista, può essere gettata nella spazzatura e che non è affare dei dominati difenderla, anche quando fosse sotto attacco da parte di frazioni reazionarie o golpiste della classe dominante.

A nostro parere questi critici non vedono che la Costituzione, con tutti i suoi limiti, resta pur sempre una Costituzione repubblicana e democratica, che sarebbe suicida non difenderla proprio nel momento in cui viene messa sotto attacco da parte di chi vuole sbarazzarsene per meglio comandare e opprimere. La Costituzione repubblicana va difesa anche perché rappresenta il frutto della vittoria sul fascismo e la monarchia e, per questo, contiene una serie di norme e conquiste del movimento democratico. Chi non sa difendere antiche conquiste minacciate non potrà domani ottenerne di nuove.

La seconda critica è quella di chi, per un ventennio, è stato preda dell’ossessione anti-berlusconiana, quella cioè di coloro che esultano dicendo che grazie alla astuta regia di Napolitano ci siamo finalmente liberati del Cavaliere e, quale che sia la maniera in cui ciò è stato fatto, meglio chiudere un occhio. E se anche Napolitano avesse compiuto il suo lavoro in maniera sporca, meglio è lasciar perdere. Queste persone giungono al punto di negare l’evidenza e arrivano a sostenere addirittura che Napolitano ha agito rispettando le prerogative che la Carta gli assegna. Questa posizione, per quanto opposta, è speculare alla prima: non si difende la Costituzione dai suoi becchini.

Noi riteniamo, ma è oramai senso comune, che Napolitano —a partire dal suo intervento nella Guerra contro la Libia (una violazione palese dell’Art.11, già stracciato nel 1999 dal Governo D’Alema con la guerra alla Iugoslavia), dalla sua difesa ad oltranza dei diktat dell’oligarchia europea, passando per l’investitura del “tecnico” Monti, per finire con la sua tetragona perorazione dello stravolgimento dell’Art. 81 (ovvero l’inserimento del pareggio di bilancio in Cosituzione)— abbia di gran lunga travalicato dalle prerogative che la Costituzione gli assegna. Da arbitro senza alcun potere esecutivo egli ha di fatto determinato un cambio di regime verso una Repubblica di tipo presidenziale. Questo salto va proprio nel senso dei desiderata delle ristrette oligarchie finanziarie e politiche sovranazionali (per le quali le democrazie sono oramai d’intralcio) le quali, per sottomettere l’Italia al loro protettorato avevano bisogno di una leva autorevole. Leva che hanno trovato proprio in Napolitano.

La questione ha un precedente.

Nel dicembre 1991 il Pds presentò alla Camere la richiesta di impeachment dell'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. L’accusa era quello di “Attentato alla Costituzione”, poiché, testuale: «Per atti e comportamenti Francesco Cossiga ha tentato intenzionalmente di modificare la forma di governo in senso presidenziale con mezzi non consentiti dalla Costituzione». “Il presidente della Repubblica, recitava la messa in stato d’accusa, “ha violato il dovere costituzionale dell'imparzialità e ha teso ad estendere le proprie prerogative a danno di quelle di altri poteri costituzionali". Così il Pds giustificò il ricorso all'articolo 90 della Costituzione. Non è un caso che dentro il Pds fu proprio Napolitano ad opporsi a quella decisione.

Sotto ogni punto di vista ciò che ha fatto e sta facendo Napolitano è molto, molto più grave di quanto fece Cossiga. Napolitano non ha solo compiuto uno strappo presidenzialista, egli ha svenduto la sovranità nazionale facendosi garante del regime di protettorato euro-tedesco.

C’è poi una grande differenza tra il senso e lo spirito del nostro Appello e quanto fece il Pds di allora.

Noi non ci facciamo particolari illusioni sul fatto che le Camere o la Corte Costituzionale cacceranno Napolitano. Non lo faranno perché hanno paura che si apra una crisi istituzionale e politica di portata incalcolabile. Per noi è proprio questa crisi che occorre invece augurarsi, poiché solo mettendo in scacco l’attuale sistema e scompigliando le forze dell’avversario il popolo lavoratore potrà evitare di essere portato al macello, sacrificato sull’altare dell’Unione europea, dell’Euro e delle politiche d’austerità.

Per noi la richiesta alla Camere e alla Corte Costituzionale è una maniera per denunciare la gravità di quanto è accaduto e la minaccia che incombe sul popolo italiano, un Appello non fine a se stesso ma, appunto, finalizzato a stimolare la mobilitazione democratica, una sollevazione popolare quale via maestra per cambiare davvero lo stato di cose esistente.

Movimento Popolare di Liberazione
11 aprile 2012

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18 commenti:

  • Anonimo scrive:
    14 aprile 2012 13:41

    Credo di essere uno di quelli della "prima obbiezione", anche se non mi ritrovo nella rappresentazione caricaturale con cui viene espressa. Francamente non capisco proprio perché un appello per cacciare Napolitano, che è oggettivamente il responsabile morale e pure molto materiale dell'avvento del regime dei banchieri, debba passare fra il "Cariddi" della Costituzione e la "Scilla" del populismo. Non si può semplicemente chiedere di andarsene punto e basta, limitandosi populisticamente al clamore di tale richiesta, motivata dalle porcherie di cui è complice, senza passare per stronzate come la Corte Costituzionale o la Costituzione stessa violata?
    Una richiesta del genere è già negli umori popolari basta vedere le contestazioni che provengono da più parti: dagli anarchici a Torino, agli operai in Sardegna, al PCL che ne ha fatto la propria azione politica quando il Presidente se ne va in giro per l'Italia...nessuna di queste realtà lo fa perché Napolitano violerebbe la costituzione, anzi proprio perché massimo esponente di questo Stato farabutto (gli anarchici), o genericamente perché non li ascolta (gli operai sardi), o dogmaticamente perché servo del capitalismo (il pcl)...perché impelagarsi nel tema scivoloso della Costituzione?

    Difendere la Costituzione è suicida e finisce per dar ragione a Napolitano e a Monti. In primo luogo, non è vero che è una costituzione democratica. Tutti i sistemi rappresentativi moderni nascono in contrapposizione con la democrazia reale. Rousseau ad esempio distingueva la democrazia e l'aristocrazia dal fatto che la prima è caratterizzata dall'assemblea diretta e dalla rotazione degli incarichi, mentre la seconda è caratterizzata dall'elezione dei rappresentanti. Se vi andate a vedere i teorici della Magna Carta, della Costituzione Americana e della Repubblica Francese, tutti si definiscono "repubblicani" e non "democratici" proprio per questo.
    Le repubbliche rappresentative moderne, compresa l'italia, non nascono da sistemi democratici (Atene, Venezia, Firenze, ecc) ma da Monarchie, prima costituzionalizzate e parlametarizzate e poi con la sostituzione elettiva e non più ereditaria della figura del Capo dello Stato.
    Napolitano è quindi coerente con i Savoia, non a caso festeggia i 150 anni della Nazione.
    La Costituzione italiana, inoltre, è stata scritta sotto occupazione militare americana. La Costituzione di uno stato capitalista ne esprime i caratteri: libertà di impresa e tutela della proprietà privata.

  • Anonimo scrive:
    14 aprile 2012 13:43

    seconda parte:


    Ammesso e non concesso che la nostra sia una buona costituzione, e non lo è, essa sarebbe comunque inapplicabile. La Costituzione italiala è la peggiore al mondo, da questo punto di vista. Essa si basa su dei principi non vincolanti. Un elenco di buoni propositi. Non esiste una legislazione che lega la realtà concreta a quei principi. I principi, in termini tecnici, non sono fonti del drititto.
    Vengo al vostro esempio. Ammesso e non concesso che l’articolo 11 vieti la guerra (in realtà il secondo comma le prevede purché legale sul piano internazionale, come l’aggressione alla Libia), in ogni caso nessun tribunale può arrestare un ministro della difesa o il capo dello stato se fanno la guerra, proprio perché la Costituzione è un’accozzaglia di buoni principi platonici senza un concreto sillogismo che costringa ad essi il diritto materiale.
    Napolitano e Monti vanno cacciati perché servi del regime dei banchieri. Interessante il dibattito alla Costituente Francese sulla condanna a morte del Re: il Re venne condannato non perché riconosciuto colpevole di qualche crimine, ma a priori, solo perché rappresentante di uno stato da abolire. La condanna del Re fu una condanna politica.
    Monti, come ricordano i costituzionalisti (vedi Rodotà sul Manifesto di giovedì), è sul piano costituzionale del tutto legittimo. Siamo in un regime parlamentare, quindi chi eletto dalle camere è nominato primo ministro. Le camere lo hanno eletto. Punto. L’elezione del premier in Italia non esiste, il popolo elegge le camere e queste danno la fiducia al governo senza vincoli di mandato. Vincolo di mandato: un altro caposaldo di questa Costituzione di merda: quando eravate leninisti eravate per il controllo diretto sui delegati…
    Non fraintendetemi. Monti e Napolitano vanno fucilati. Non per tradimento però, ma per aver servito questo Stato e per averlo guidato ad una svolta autoritaria senza precedenti.

    Michele Fabiani

  • Anonimo scrive:
    14 aprile 2012 20:42

    Bravi voi del Movimento Popolare di Liberazione, aderisco a questa Petizione per la cacciata di Napolitano convinto che egli è il primo responsabile dell'operazione Monti per coprire da un lato le malefatte di berlusconi e dall'altra per rispondere agli ordine dell'Europa dei banchieri.
    Come voi dite, mi immagino che avrete molte opposizioni e soprattutto incomprensioni da una parte da quelli che sostengono una visione nullista a cui niente va bene e segue la logica del tanto peggio tanto meglio e dall'altra di coloro che vogliono a tutti i costi coprire Napolitano perchè lo considerano, a mio avviso impropriamente, colui che ha cacciato Berlusconi. E' evidente che entrambe le posizioni portano acqua al mulino di mantenere le cose così come stanno perchè in reatà non propongono alcuna soluzione per uscire dalla situazione drammatica in cui ci troviamo.
    Mi dispiace vedere compagni, così almeno si qualificano, come Michele, che continuano a sostenere una tesi vecchia, trita e ritrita che posso anche condividere nell'analisi ma non certamente nelle conclusioni. Per abbattare questo sistema corrotto e criminale si può anche partire dalla caduta di Napolitano e perchè NO usare la Costituzione come spada di Damocle per far saltare il banco.

  • Libero scrive:
    14 aprile 2012 21:03

    La parte sostanziale di una Costituzione e quella che delinia le caratteristiche fondamentali del sistema economico. E le caratteristiche fondamentali del sistema economico affinchè possa essere definito capitalista non è tanto , come fa notare arrighi seguendo Braudel la presenza o meno della proprietà e dell'impresa privata bensì i poteri e le prerogative dello stato in materia economica fiscale e monetaria. Ciò che è imprescindipile affinchè uno stato possa, pur in presenza di un'economia di mercato, essere definito non capitalista, è la sovranità sull'emissione della moneta e la statalizzazione di tutto il sistema bancario, la proprietà pubblica della terra (campi, miniere, foreste e suoli urbani)e quindi la titolarità di diritti reali di usufrutto sulla terra e lo svolgimento delle attività economiche solo per concessione dello Stato e nei limiti di uno stretto e rigoroso rispetto dei diritti sociali e dell'interesse pubblico e della funzione sociale di tali diritti e di tali proprietà, nonchè un sistema fiscale e finanziario pubblico che abbia sempre come finalità fondamentale il perseguimento di un reddito minimo garantito per qualsiasi cittadino, nonchè ovviamente dell'assistenza sanitarie e dell'istruzione. Chi ha studiato scienza delle finanze e tecnica bancaria sa benissimo che lo stato in una determinata cornice costituzionale ha amplissimi poteri per garantire l'equità sociale senza necessità di abolire l'impresa privata o i diritti reali di usufrutto. La costituzione italiana è estremamente carente sia in materia di garanzia della proprietà pubblica dei beni comuni sia in materia di garanzia di un reddito individuale minimo sia in materia di sovranità monetaria. E un cambiamento della costituzione in senso non capitalistico può avvenire solo con la presa di potere, non necessariamente violenta, di un movimento politico che voglia modificarla integralmente nella sua parte più importante. Tra breve tempo col collasso del sistema finanziario mondiale e del capitalismo globalizzato questa occasione potrebbe finalmente presentarsi.

  • redazione scrive:
    15 aprile 2012 01:30

    Ottimo il commento di Libero.
    Non c'è da fare alcuna mitizzazione della Costituzione italiana. Tuttavia, caro Libero, mentre rispetto ai diritti inviolabili della persona le Cosituzioni anglosassoni, nordamericana in particolare, sono enormemente più democratiche —vedi il 1° Emendamento rispetto al nostro vergognoso Art.7, che confermava i fascisti Patti Lateranensi # ricordo che furono propio i «comunisti cattolici» del Pci ad opporsi strenuamente alla decisione di Togliatti— per quanto attine alla centralità dello Stato nell'economia e ai limiti dell'iniziatuva privata, la "nostra" è decisamente più..."socialista".
    Detto questo una risposta schematica ai primi due post, senza affatto pretendere, quindi, di essere esaustivi.
    Pigliamo l'esempio dello Statuto dei lavoratori. Sono sicuro che i nostri detrattori non metteranno in dubbio che occorre difendere l'Art.18. Orbene, questi compagni dovrebbero sapere che allora, nel 1969, quello Satuto, era considerato una schifezza anti-operaia, al punto che in Parlamento nemmeno il Pci lo votò.
    ma se oggi a posto di quella schifezza che almeno assicurava ai salariati dei diritti, si vuole mettere lo schiavismo, solo dei babbei potrebbero rifiutarsi di difenderlo.
    In politica esistono i principi, ma anche i rapporeti di forza.
    Ciò che ieri era arretrato oggi potrebbe essere avanzato. E viceversa.

  • Anonimo scrive:
    15 aprile 2012 03:35

    Napolitano ha commesso due errori fatali in un momento cruciale, e solo per questo va cacciato senza se e senza ma.
    Primo ha temporeggiato vergognosamente nel consentire ad un governo autodisintegratosi di rimanere in carica sostanzialmente senza saper, voler, poter governare alcunchè. Il suo dovere era quello di sciogliere le camere ed indire elezioni anticipate, al più forzando la mano per un ritorno alla legge elettorale pre-porcellum. Dovere tradito platealmente.

    Secondo, di conseguenza al primo, ha sfruttato il precipitare della crisi per imporre il golpe finanziario impersonato da Monti, spudoratamente sdoganato con la nomina in extremis a senatore. Questa è la prova provata del suo consapevole tradimento del mandato presidenziale a tutela della Costituzione Repubblicana. (aggravante di reato).

    Tutto il resto sono considerazioni accademiche, che peraltro condivido, ma che non aiutano alla chiarezza della richiesta di impeachment.

    Alberto Conti

  • Libero scrive:
    15 aprile 2012 10:58

    Dal punto di vista della laicità dello Stato non ho una grande opinione degli ordinamenti giuridici anglosassoni. Fino a tempi relativamente recenti tali ordinamenti giuridici erano, su questo piano, caratterizzati dalla tendenza a conformare l'ordinamento etico all'ordinamento giuridico e quindi a considerare ciò che era peccato anche come reato. Casi eclattanti sono stati la permanenza fino agli anni 60' dei reati di omossesualità e di tentato suicidio. Purtroppo la laicità è un fatto di sviluppo culturale e lo sviluppo culturale e possibile solamente intervenendo prima di tutto sugli assetti economici della società. Peraltro gli ordinamenti anglosassioni hanno un pregio incomparabile rispettto a quello (costituzionale) italiano e cioè non contemplano il concetto di interesse legittimo. Tale concetto è alla base del carattere "mafioso" dell'ordinamento giuridico italiano sin dalle sue origini, perfettamente funzionale ad un determinato tipo di rapporti tra pubblica amministrazione e poteri privati, economici, corporativi o religiosi che siano come, spiega bene nei suoi libri il giurista liberale "anglosassone" Giovanni Cofrancesco. Ma essendo una questione giuridicamente troppo sofisticata (perchè così era interesse che fosse per la classe dominante politica ed economica che ha gestisto l'Italia dalla sua unificazione) nota solo ai "tecnici", a nessuno verrebbe in mente di promuovere una campagna di opinione per l'abolizione dell'interesse legittimo.

  • Anonimo scrive:
    15 aprile 2012 12:57

    Il fatto che Napolitano e Monti vadano cacciati non è in dubbio. Il punto: perché appellarsi alla Costituzione?
    Non mi sembra di aver ricevuto risposte nel merito. Almeno date una risposta politica. Dato che quello che ha fatto Napolitano è costituzionalmente legale (regime parlamentare), perché fare l'autogol di un appello "giustizialista" non per le dimissioni politiche ma per delle dimissioni "tecniche"?
    perché chiedere l'aiuto della Corte Costituzionale, che non può fare un cazzo (e anche li non avete risposto) dato che la costituzione è un accozzaglia di buoni principi che però non sono materialmente legge reale?
    Non era più semplice un appello per la loro cacciata punto e basta?

    m

  • Anonimo scrive:
    15 aprile 2012 16:34

    Ma come fai a non comprendere che non esiste un problema politico slegato dal tecnico. Mi sembra che quell'Appello sia chiaro su questo punto: vuol dimostrare a chi non ha ancora compreso e purtroppo sono ancora tanti che è avvenuto in Italia un Golpe Finanziario promosso da Napolitano e di cui l'esecutore materiale è Monti. E' chiaro che questa è una scelta politica ma volevano coprirsi con una pseudolegittimazione parlamentare e quindi costituzionale. Personalmente non sono ancora sicuro che la Corte Costituzionale non possa fare niente. Certo dei 15 membri 5 sono di nomina diretta del Presidente della Repubblica, 5 di nomina parlamentare e 5 da parte della magistratura, ma pensa se solo se si arrivasse a una discussione sarebbe un precedente importante nella storia della nostra Repubblica. E poi ci sono anche le denunce alle Procure della repubblica di Napolitano e Monti violatori della Costituzione e leggi dello Stato, vedi quella presentata per prima dall'Avv. Paola Musu del foro di Cagliari. Il Golpe è certamente politico ma aveva bisogno della copertura di Napolitano per forzare la Costituzione.

  • redazione scrive:
    15 aprile 2012 19:48

    Caro Michele,

    qui casca l'asino mi pare.
    quando un rivoluzionario è condannato in primo grado deve o no fare ricorso in Appello? E nel caso anche alla Cassazione? Deve o no usufruire di un diritto che gli concede il Codice di procedura penale (borghese)? E se sì, se può e deve fare Appello, non sarebbe anche questo passibile della tua critica di ultra-sinistra per cui, non c'è da fare affidamento su magistrati borghesi e su Corti borghesi?
    Cosa penseresti di chi criticasse il ricorso al Secondo grado di giudizio di una corte del sistema borghese e sostenesse che sarebbe «più semplice fare appello... all'innocenza punto e basta»?
    O di chi urlasse alla luna che ... la sola soluzione è l'evasione?

    Nel nostro APPELLO diciamo chiaramente che Napolitano può essere cacciato solo dalla sollevazione popolare, e in questa prospettiva chiediamo (allo scopo di smascherarli) alle Camere e alla Corte costituzionale di incriminarlo, dal momenro che proprio la Costituzione lo prevede.

    Che altro dovremmo dire di quei rivoluzionari che si rifiutano di usare gli spazi e gli strumenti della democrazia parlamentare che possono essere funzionali alla causa del rovesciamewnro dello stato di cose esistente se non che sono affetti da sterile ultra-sinistrismo?

  • Anonimo scrive:
    16 aprile 2012 09:01

    Sono daccordo con il fatto che Napolitano deve andarsene per quello che ha fatto, o per meglio dire per quello che NON ha fatto!
    Ma penso che supplicarlo di andarsene con una raccolta firme non sia la soluzione più giusta. Mi ricorda tanto la raccolta firme del PD per cacciare Berlusconi...
    Posso soltanto ribadire che la "base istituzionale" rimane la stessa, con il completo controllo della classe capitalista e finanziaria...ammesso che questa petizione funzioni davvero, tale classe avrebbe già pronto un nuovo sostituto, un "Napolitano-2" che sarà forse anche peggio dell'attuale.
    Così come Marx-Engels e Lenin ci hanno insegnato dalla loro esperienza dobbiamo abbattere questo sistema dalla radice, sradicarlo completamente e rifondarlo su basi veramente democratiche, altrimenti sarà soltanto un pagliativo.
    Non esiste una "rivoluzione democratica", ma la rivoluzione dovrà essere "un atto di violenza in cui una classe ne rovescia un altra".
    Saluti
    Luca

  • redazione scrive:
    16 aprile 2012 20:34

    @ Luca

    tra Rivoluzione democratica e rivoluzione socialista non c'è una muraglia, esse sono parti di un medesimo processo. Così fu per la rivoluzione russa, come per tutte le rivoluzioni sociali del '900. E' anche ovvio che ogni rivoluzione è animata e guidata da una minoranza (da non confondere con il discorso destrorso delle élite), ma nessuna minoranza può vincere se non ha dietro di sé la maggioranza della popolazione. In questo senso essa è democratica. Che poi essa sia più o meno violenta, questo è un altro discorso, e dipende anche da come reagiscono le classi dominanti.
    Ripetere come un mantra che la rivoluzione sociale sarà anzitutto violenta è un doppio errore: primo perché non segnala che la sua principale catatteristica è di essere un atto di liberazione di massa, secondo perché sul piano del messaggio non può che spaventare i settori incerti che potrebbero essere alleati della minoranza rivoluzionaria, pregiudicando la sua capacità egemonica.
    Un'idea vince se è contagiosa e, passami l'allegoria, gioiosa (con tutto il rispetto per la metafora maoista del pranzo di gala). La storia ci insegna che lottare come ossessi all'insegna lugubre degli sfracelli violenti non ha mai portato consensi di massa.
    Noi siamo per la liberazione dalla schiavitù, siamo per la libertà, che è la cosa più bella del mondo e per la quale, sia detto per inciso, vale la pena combattere e morire.

    Moreno Pasquinelli

  • Anonimo scrive:
    17 aprile 2012 10:59

    Sono d'accordo con l'analisi e le conclusioni di Pasquinelli.
    Invocare la violenza come processo catartico non è solo un errore, è un vero impedimento alla crescita di un autentico processo rivoluzionario.

  • Anonimo scrive:
    17 aprile 2012 13:43

    Grazie Moreno. Non riuscivo in effetti a capire cosa fosse per voi una "rivoluzione democratica". Ma è bene vedere che abbiamo il medesimo punto di vista: sarà un atto di violenza e guerra, ma è bene non parlarne per non spaventare l'opinione pubblica (giusto?). E questo lo sarà per forza di cose: come penseremo in futuro di andare dal sig. Imprenditore o dal sig. Banchiere a dire loro: "da domani questa banca/azienda non è più tua...ma è del popolo italiano". cosa crediamo succederà? di certo la classe dirigente non si farà da parte da sola...ecco che la nostra "Rivoluzione democratica (o per meglio dire "rivoluzione di popolo") sarà una viva necessità.
    Fatemi sapere se a Milano avete dei contatti e/o organizzate qualche incontro/dibattito.
    Saluti
    Luca

  • Anonimo scrive:
    18 aprile 2012 20:36

    Sul parallelismo Costituzione-articolo18:

    La Costituzione è come la pelle dei coglioni, da una parte la tiri dall'altra si allunga.
    Come Mussolini ha fatto il fascismo senza violare lo Statuto Albertino, così Monti farà il regime dei banchieri senza violare la Costituzione.
    L'articolo 18 è un articolo di legge concreta la cui abolizione peggiorerà di gran lunga le condizioni dei lavoratori. La Costituzione invece non verrà violata, semplicemente un po' forzata. Poi è ovvio: se qualcuno arriva e dice "aboliamo l'art 1" io sarò in piazza con voi per difendere la Costituzione, anche se non mi piace...
    Ma oggi non siamo a questo livello, siamo di fronte ad un governo parlamentare, come prevede la nostra fottuta Costituzione che non prevede il controllo popolare degli incaricati. Essendo votato dal parlamento, secondo la nostra legge è legittimo. Punto. Farne una battaglia giudiziaria in Consulta sarà solo una distrazione di massa dalle lotte vere, davanti ai cancelli delle fabbriche e non dentro le aule dei tribunali. non facciamo la notte in cui tutte le vacche sono grige...altrimenti a forza di gridare "al lupo" si rischia di non capire bene la complessità con le sue determinazioni

    Michele

  • redazione scrive:
    18 aprile 2012 22:48

    @ Luca

    per contattare il MPL devi scrivere una mail a: movimentopopolarediliberazione@gmail.com

  • Anonimo scrive:
    20 aprile 2012 18:41

    Caro Michele non ti rendi conti che l'Art.1 della Costituzione "La sovranità appartiene al popolo...." è già stato ampiamente e ripetutamente violato, a partire dalla concessione di installare basi militari straniere (USA e NATO) sul territorio italiano, peraltro con la presenza di bombe atomiche, in contraddizione con il fatto che non siamo una paese che ufficialmente possiedee armi nucleari. Dovresti quindi associarti a MPL e lottare nelle piazze insieme a questo importante movimento politico.

  • Anonimo scrive:
    10 maggio 2012 13:37

    @ redazione

    Ho scritto il 18 Aprile alla mail che mi avete dato...ma da quella data che non ho più ricevuto risposta.
    Saluti.

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