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lunedì 13 febbraio 2012

EURODELITTO ED EUROCASTIGO


Atene: 12 febbraio 2012

Dice uno di sinistra: «Ma la vostra posizione non è leghista»?


di Alberto Bagnai*

(Avviso al lettore: in questo post si alluderà a situazioni sconvenienti e si farà esteso impiego del turpiloquio, in particolare di quello di tradizione labronica, per il quale si rinvia al fondamentale testo di Giorgio Marchetti (1996) Il Borzacchini universale – Dizionario ragionato di lingua volgare, anzi volgarissima d’uso del popolo alla fine del secondo millennio, Firenze: Ponte alle Grazie. Se ne sconsiglia pertanto la lettura alle anime belle piddine sprovviste di cilicio e/o non accompagnate dal proprio padre spirituale.)

Ricevo da un affezionato ed acuto lettore questo commento:

«prof! hai ragione, ma adesso, politicamente ed economicamente... che dobbiamo fare? per la serie: domanda da un milione di dollari! saluti aleC»

La domanda è da un milione di dollari, ma la risposta puoi averla per €11,48 su IBS (poi ti do il link), o anche gratis qui. La articolo in due racconti: quello di una storia capitata a me, e quello di una storia capitata a un giovane di sinistra portatore di un’astratta e nobile visione.

Comincio da me.

Scene della vita di provincia

Qualche mese fa venni invitato da un partito della sinistra di centrosinistra a intervenire in un ciclo di conferenze che si teneva in una cittadina del Nord, al quale avrebbero partecipato economisti molto più prestigiosi di me. Lusingatissimo accettai e feci la mia solita sparata che conoscete (l’archetipo è in questo filmato, per i latecomers). Siccome è chiaro (non a tutti, diciamo a quelli un po’ above average) che accetto il dialogo, tutti interloquivano, e io cercavo di soddisfarli. E gli interventi erano di varia natura: ne riporto tre in ordine crescente di originalità.

Atene: 12 febbraio 2012


“Ma la sua posizione non è leghista?”

E io pensavo (in livornese): “Ecco, te si cche ttu lo sai dove dorme ‘r porpo! Se Prodi ti dicesse che la forza di gravità non esiste e Maroni ti dicesse il contrario, tu subito spiccheresti il volo dalla finestra, e non sarebbe questa gran perdita, onestamente...”

“Ma se ci presentiamo così ai nostri elettori facciamo la fine di Bertinotti!”

E io pensavo (sempre in livornese): “Ber mi ghiòzzo di bùa! Che ben triste e tristo spettacolo quello di questa giovinezza che preferisce perdere difendendo l’idea sbagliata anziché quella giusta, sapendo per di più che sta difendendo un’idea sbagliata... Chi è stato il corruttore di questa giovinezza? Il voto “utile”. Una volta, a ben altri corruttori, si faceva bere la cicuta.”

“Ma bisogna pur ricordare che la moneta unica in teoria presentava dei vantaggi e che c’erano delle motivazioni ideali e non solo riferite al progetto di integrazione europea, perché il commercio, la crescita, ecc. ecc.”

E io pensavo: “Questo è parlare! Forse era meglio quando i comunisti leggevano il Capitale anziché il Dornbusch-Fischer... E sì che Dornbusch, tra l’altro, ai suoi colleghi diceva cose ben diverse da quelle che diceva ai suoi studenti! Però questo almeno è preparato. All’università mi toccherebbe promuoverlo, con una certa ripugnanza. Dura lex, sed lex. Qui è meglio se lo cauterizzo.” E lo cauterizzai, col dovuto garbo.

Poi si va a pranzo, e siccome il mondo è piccolo, chi ti incontro dopo al bar: il cauterizzato! Amici come prima, ovviamente. Del resto, qui bene amat bene castigat, e il medico pietoso ecc. Quindi nell’ambito di un sereno fair play si scambiano due chiacchiere all’insegna del “ma tu ti rendevi conto che stavi sparando una raffica di cazzate?” (pacatamente, giuro!). Risposta (sorprendente): “Sì, ma son dovuto intervenire perché anche se sono d’accordo con te secondo me i nostri non sono ancora pronti per questo discorso”. Ah! Ma veramente erano venuti a dirmi grazie, erano venuti a dirmi che loro avevano sempre pensato che le cose stessero più o meno come gliele stavo rappresentando, ma che loro, però, si sentivano dire il contrario da tutti: dai giornali, dalle televisioni, dai loro dirigenti. Forte di questa legittimazione, mi permisi di obiettare: “Ma ormai l’evidenza dei dati si impone a tutti, non è possibile non fare i conti con la realtà!”. E l’amico, di rimando: “Ma la politica non può ridursi al mero calcolo economico, la politica ha bisogno di ideale, di visione: ai nostri elettori dobbiamo vendere un sogno”. Be’, certo, pensai: io di politica non me ne intendo, me lo dicono tutti, ma temo (per te) che non se ne intendano nemmeno gli elettori.

E non dissi niente.

Ma avrei voluto dire questo, all’amico (caso mai ci legga): “Amico caro, ci sarà una tangenziale in questa cittadina, e ti accadrà di percorrerla, e magari di notte sarà, come talora accade, mal frequentata (ma sempre meglio di certi emicicli). Ecco, la prossima volta che ci passi e fai qualche incontro, tu non accostarti col finestrino abbassato per chiedere “quanto vuoi?”, come farebbe un politico della sinistra di centro, o magari un suoportavoce. No, no, tu fai una cosa diversa: accosta la macchina, scendi, torna indietro, avvicinati a quella creatura, prosternati a terra e baciale il piede. Questo devi fare. Lei non capirà subito, no, dovrai tornare da lei una seconda volta. Tu forse non capirai mai.”

Ma qualche lettore, ne sono sicuro, ha già capito... e può risparmiarsi il secondo racconto.

Fogno e vifione nel suicidio della sinistra (non sono errori di battitura, sono errori politici).C’era una volta un giovane, or vedi caso, di sinistra, il quale, essendo portatore di una astratta e nobile visione, riteneva di esser libero, per realizzarla, di imporre ad altri dei costi trascurabili e transitori, senza preoccuparsi di richiedere il loro previo consenso. Chissà, il consenso forse sarebbe anche stato dato: è poco probabile, ma come ci ricorda il vostro ex-premier, nel mondo esiste anche l’irrazionalità, anche il suicidio. Tuttavia, insomma, nel dubbio, però, meglio non chiederlo, il consenso: via, orsù, si vada, si esegua! La visione, si sa, è come la cacca: quando ti viene, devi farla. A che pro’ indugiare? Questo ci insegna il XIX secolo.

Atene: 12 febbraio 2012

Ma in questo suo romantico élan vital il giovine di sinistra, ahimè, non aveva preso in conto la possibilità di danni collaterali. Certo, Lizaveta Ivanovna lì non ci doveva essere, come probabilmente non ci sarebbe dovuto essere il fallimento Lehman, ma c’era, oh, se c’era: con tanto d’occhi sgranati nell’orrore, impietrita: quegli occhi, sai, proprio quegli occhi molto buoni, buonissimi anzi, di persona tranquilla, mite, docile, che acconsente facilmente, acconsente a tutto (difatti, poveretta, era sempre incinta come la madre dei piddini), gli stessi occhi, sai, proprio gli stessi stessissimi occhi di quelle persone che venivano da me a dirmi “ma noi in effetti credevamo di aver capito, pensavamo anche noi che le cose stessero come ci dice lei, ma tutti ci dicevano il contrario...”. E infatti anche loro, poveracci, avevano acconsentito a tutto, come Lizaveta: a votare, loro di sinistra, candidati democristiani, a farsi sfilare di mano una dopo l’altra le conquiste faticosamente raggiunte in decenni di lotte, financo a sentirsi dire che era colpa loro, perché non erano tedeschi...

Il giovane di sinistra, portatore di una astratta e nobile visione, ha un problema: ora loro lo guardano, con le labbra storte così, pietosamente, come quelle dei bambini piccoli, quando cominciano ad aver paura di qualcosa e guardano fissi l’oggetto che li impaurisce, preparandosi a urlare. E il giovine di sinistra, in nome della sua astratta e nobile visione, sapendo, o non sapendo, che in questo c’è qualcosa che non va, cala una seconda volta l’accetta.

Del resto, il treno della Storia è lì che aspetta. Non perdiamolo.

Ma... ma... la storia (con la “s” minuscola) non finisce qui. Oh, no... Anzi: è appena iniziata.

Perché i mercati stanno salendo per le scale. Sono faceti, i mercati, chiacchierano del più e del meno: “ier l’altro, al Gambrinus, vi ho vinto tre partite di seguito al biliardo!”. E ora che si fa? Si scappa. Ma non dai mercati, che lo screening lo fanno come sappiamo: uno gli dice “qui c’è qualcosa sotto.. voi rimanete qui e io corro sotto a cercare il portinaio”, e quelli invece scendono le scale e ti lasciano andare libero come l’aria. No, dai mercati, all’inizio, non c’è bisogno di scappare. Tutt’altro. Sai, sulla porta dell’Inferno c’è scritto a chiare lettere: “non v’inganni l’ampiezza del prestare”. All’inizio i mercati largheggiano.

Non da loro devi scappare, ma da te stesso.

Che sembra facile, perché in effetti basta non inseguirsi per non raggiungersi.

Ma siccome non sei uno squalo bianco, ma un uomo, e per di più di nobile e “sinistro” sentire, non è in tuo potere non inseguirti... E i mercati, dopo un po’, fiutano l’irrazionalità, per la quale hanno meno indulgenza, loro, gretti e meschini, di quanta non ne abbiano i giovani portatori di nobili e astratte visioni. E i mercati, si sa, dopo un po’ perdono il loro umor faceto, cominciano a incalzarti con la non celata, insistente, irritante e scortesecausticità di Porfirij. Vogliono sapere a chi hanno dato i soldi. “Ma ecco ditemi: come distinguere questi uomini straordinari da quelli ordinari? Hanno qualche segno speciale dalla nascita? Lo domando in questo senso, che qui ci vorrebbe la maggior precisione possibile, per così dire la maggior differenziazione esterna: scusate la mia naturale preoccupazione di uomo pratico e benpensante, ma non si potrebbe introdurre, per esempio, una foggia di vestire speciale, portare addosso qualcosa, un marchio, o che so io?”

Confessatelo, non ve ne eravate mai accorti, vero? Eh già, proprio così, il vecchio Fjodor sta parlando di rating (vecchio... mica tanto: son più vecchio io, ormai!).

Caro Rodion Romanovic (Romano... vic), Porfirj che tu sei junk (in tutti i sensi) lo sa, lo sa benissimo, e tu sai che lui lo sa, e lui sa che tu sai che lui lo sa. E alla fine, guarda, so che sembra paradossale, ma la sua apparente causticità è in realtà una profonda pietas: lui vuole che tu confessi, perché se ti costituisci avrai uno sconto di pena. E lui ti capisce, sa che sei migliore di quello che sembri, sa che quello che hai fatto non ti somiglia. Ma sa anche che ti devi sbrigare.

(E questo, AleC, serve a motivarti alle buone letture: vedi, il vecchio Fjodor viene incontro anche alle tue feconde seghe mentali e ti parla del dilemma del prigioniero.)



Atene: 12 febbraio 2012

E del resto, che ti devi sbrigare lo sai anche tu. Perché non ce la fai più. E allora vai da Sonja. E ti prosterni davanti a lei. “Non a te mi sono inchinato, ma a tutta la sofferenza umana”. Alla quale, in effetti, un pochino hai contribuito anche tu, con un paio di colpi d’accetta, se pure dati a fin di bene, in nome di un’astratta e nobile visione europeista. Ma Sonja non capisce. E allora le chiedi di leggerti il Vangelo, ma siccome sei un giovine di lettere, sai cosa vuoi sentire: tu vuoi sentire che dopo, DOPO, capisci, DOPO, c’è QUALCOSA. Perché vuoi, appunto, sapere che fare (vedi, ci avviciniamo...). Che fare?

Perché non sei, tu, no, non sei un cazzone come Stepan Trofimovic, il padre nobile della sinistra decotta e perbene (il VP o la RR della situazione, insomma), quello che chiede a un’altra giovane fanciulla di aprire il Libro a caso: e Fjodor, beffardo, dove glielo fa aprire? Qui: “Utinam frigidus esses aut calidus!”. Ma tu non sei un tiepido, tu no, e infatti questa è un’altra storia, o un altro lato della stessa Storia. Perché anche nei nostri porci politici sono entrati dei demoni. Ma non divaghiamo. Tu chiedi cosa c’è dopo, e lei te lo dice con una voce fatta sonora come metallo: “‘Lazare, veni foras!’ Prodiit, qui fuerat mortuus”. E allora tu le spieghi: “Poi capirai: dobbiamo quindi andare insieme, per la stessa strada! Andremo!”. Ma lei non capisce, e quel pensiero non le viene in mente. In nessun modo! In nessuno!

Lei non ha capito, ma Razumichin ha già capito, e ha capito perché glielo hai detto tu, e allora è tornato da Dunja. Tu glielo hai detto, anche se lui non te lo ha chiesto, perché non ce la fai più a mentire a te stesso, a tradire te stesso. La tua astratta e nobile visione che fine ha fatto? Si è sbriciolata contro la realtà, come il cranio di Lizaveta (e prima, non dimentichiamolo, quello di Alëna).

Ma a Sonja lo dici per ultima, e io lo so perché. Non lo fai, come mi racconti al bar, perché la politica non può arrestarsi alla cruda realtà dei fatti, perché la politica deve vendere un sogno (anzi, un Fogno), deve aspirare a una dimensione ideale, a una visione. Amico caro, la tua visione ormai lo sappiamo qual era e qual è forse ancora: “io speriamo che me la cavo”! Una visione di merda (e infatti l’hai già defecata, la tua visione). E, amico caro, diciamocelo: del sogno di Sonja non te ne fotte niente. Sì, magari ti farebbe comodo che continuasse a tenere gli occhi chiusi per un po’, sogno o incubo che sia, e che ti lasciasse vivacchiare nel compromesso (storico?). Ma poi, in fondo, non è nemmeno questo quello che vuoi, perché alla fine sei meglio di così. Tu vuoi che lei sappia. Sei tu che lo vuoi. E se vai da lei per ultima è solo perché hai paura, una paura fottuta, la paura che una vecchia, nota sensazione torni ad agghiacciarti l’anima. Hai paura di vedere nel suo viso quello di Lizaveta, quello della vittima che anche tu sai essere innocente (perché quanto fosse innocente Alëna, tu, a questo punto della storia, diciamocelo, ancora non lo hai capito), quel volto, vedi (il vecchio Fjodor te lo ripete), come quello dei bimbi, quando cominciano d’un tratto ad aver paura di qualche cosa, e guardano fissi, con inquietudine, l’oggetto che li spaventa, indietreggiano e, tendendo innanzi la manina, si preparano a piangere. Vedi: lo ripete. Si vede che è importante.

“Che avete fatto, che avete fatto di voi!”. “Come sei strana, Sonja, mi abbracci e mi baci dopo che ti ho detto questo. Non hai coscienza di quello che fai.” “No, no, non c’è ora al mondo uno più infelice di te!” “Allora non mi lascerai, Sonja?” “No, no; mai, in nessun luogo! Ti seguirò, dappertutto ti seguirò!”

E qui, come sai, comincia una nuova storia, la storia della graduale rigenerazione del giovine portatore di una nobile e astratta visione, del suo graduale passaggio da un mondo in un altro, dei suoi progressi nella conoscenza di una nuova realtà, finora completamente ignota (Dostojevskij non la cita, ma evidentemente si tratta della teoria delle aree valutarie ottimali). E, come sai, questo potrebbe formare argomento di un nuovo racconto; ma il nostro racconto odierno è finito.


La morale delle favoleE aggiungiamo due parole di esegesi, laddove tu sia più piddino di quanto non m’è parso finora (cosa che non credo).


Cosa fare "politicamente" è molto semplice: dire la verità.

La verità non ha costi politici, e anche ne avesse, sarebbero, quelli sì, costi di breve periodo. Non come i costi della menzogna tecnica, che come ciascuno vede sono tutt’altro che transitori: sono persistenti e cumulativi (-2.2% nel 2012, ragazzi).

Certo, un costo per voi politici c’è, ed è lo stesso che deve pagare Rodjon Romanovic: i vostri elettori dovrete guardarli in faccia. E non sarà un bel momento. Poi, certo, se diceste la verità, la “destra” proverebbe a farvi lo sgambetto: “ma come, voi l’avete voluto e ora ci dite che è un errore”! Ma non sopravvalutate questo costo! La gente che è un errore oramai lo sa: lo sa Porfirij, naturalmente, ma lo sa anche Razumichin, ma lo sa anche Sonia, ma lo sa anche Svidrigajlov, lo sanno tutti, tutti, tutti. Ognuno è venuto a saperlo in un modo diverso: chi perché conosce le leggi dell’economia, chi perché ha subito quelle del mercato, chi perché si informa, chi perché si deforma. Ma ormai lo sanno tutti. E infatti, prudenti e saggi, i nostri governanti, che sanno che la gente oramai sa, la mettono in guardia contro il populismo. Che poi, questo populismo, sarebbe fare quello che una manciata di premi Nobel ritengono sia giusto fare.

Atene: 12 febbraio 2012


E allora, ora che quasi tutti la sanno, preferite che la verità venga detta da altri? Volete prendervi anche questa responsabilità, portare anche questa vergogna? E sia, accomodatevi, poveri fessi. Io ve l’ho detto ad agosto che le politiche di destra alla fine avvantaggiano solo la destra. Non lo avete capito? Non avete voluto capirlo? Non è chiaro il concetto? Alla fine la gente seguirà chi dice la verità. Questo ci dicono i lettori: che sempre più gente sta realizzando come stanno le cose. Che sempre più spesso la realtà delle cose trapela dalle analisi che i media presentano.

Capitelo, capitelo finché siete in tempo: cosa dice Sonja? “Ti seguirò, dappertutto ti seguirò!” Dappertutto significa in Siberia per Rodjon, e per noi significa nella necessaria espiazione di un errore tecnico che ci costerà fra il 20% e il 30% della nostra ricchezza, ma che, una volta rimosso, farà ripartire i nostri redditi. Capite la differenza? La ricchezza è uno stock, il reddito è un flusso. E se il reddito scende del 2.2%, come farà nell’anno in corso, tanta ricchezza non si accumulerà comunque. Una svalutazione del 20% l’abbiamo già sperimentata. Quando? La prima volta che abbiamo fissato “credibilmente” il cambio, nei primi anni ‘90. Ne siamo usciti. Una recessione del 2.2%? Sì, certo, anche questo abbiamo avuto, e anche peggio, ma solo da quando abbiamo defecato l’astratta e nobile visione: ormai, dopo quasi quattro anni (non giorni) di recessione l’Italia puzza più di Lazzaro (Domine, iam foetet; quatriduanus enim est!). Ed è ora che qualcuno le dica di uscire dal sepolcro dell’euro.

Questo detto a beneficio dei fessi che in questa storia vedono solo i costi, e anche di quelli che vedono solo i benefici. Ci sono entrambi, ma la strada è una sola: quella di cominciare col sostenere i costi. Che saranno minori se la situazione sarà gestita, e gestita subito. E per gestirla occorre creare un consenso. E per creare un consenso occorre dire la verità.

E allora uscite, andate in piazza, porci, gridate, urlate che avete sbagliato, dite la verità, dite che non eravate in buona fede, o, se volete anche fare la figura degli imbecilli (il che, in effetti aggiungerebbe all’espiazione), dite che eravate in buona fede, ma dite la verità: è stato un errore. La nobile e astratta visione era sbagliata, e anche non lo fosse stata non giustificava i costi che ha comportato, e anche non avesse comportato costi, non era ammissibile che venisse imposta senza un consenso democratico. Quello è stato il primo furto di democrazia: il disinformare (come i nostri amici) e il non chiedere il consenso. E da lì in giù è stata tutta una discesa. Perché una volta sfondato il primo cranio, senza chiedere “permette?”, poi è chiaro che ne devi sfondare un altro, e un altro, e un altro: la Grecia, il Portogallo, e da noi l’art. 18, e via così. Oppure devi andare da Sonja.

Vacci. Piantala con questa stronzata che poi lei ti lascerà. Lei ti ha già lasciato: vogliamo parlare di astensioni? Se lo farai, e se lo farai ora, prima che Porfirj ti abbia preso per la collottola, allora lei ti seguirà ovunque. Ma se non lo farai, allora è inutile parlare di cosa fare “economicamente”.


Ah, capisco... Fai parte anche tu di quelle animelle ritrose che non si fidano... Ah, certo... Capisco... Tu sei proprio di quelle persone che io cordialmente detesto, quelle che al ristorante cominciano a chiedere “ma questo come lo fate? ma cosa c’è dentro?”. Certo, perché mai fidarsi di chi propone una cosa giusta, soprattutto se è un premio Nobel, quando ci si è fidati di chi ha proposto quella sbagliata (e scientificamente non era nessuno)? Lo capisco: chi si è scottato ha paura dell’acqua fredda. Solo che... voi non vi siete scottati: voi siete nella pentola dell’acqua bollente. Volete sapere cosa c’è fuori? Semplice: non c’è l’acqua bollente. Non è abbastanza? Volete sapere chi uscirà, quando, come, quanti giorni staremo senza Bancomat, di che colore saranno le nuov e banconote di chi deciderà di uscire, e quale sarà la grammatura della loro carta? Be’ certo, son cose importanti. Ma questa analisi, l’analisi “tecnica” del che fare, qualcuno l’ha già fatta, la trovate su Internet. Ce ne sono tante, sono tutte giuste e sono tutte sbagliate. Perché nessuna può tener conto con sufficiente accuratezza dell'unica variabile indipendente veramente cruciale: quand’è che i politici cominceranno a dire la verità? E la verità va detta subito. Quale che sia lo scenario, i ritardi saranno costosi.

Atene: 12 febbraio 2012

Io riesco ora a intravedere solo tre scenari: secessione del Nord (forse il più probabile), effetto domino a partire dalla Grecia, “smontaggio” concertato a partire da un’iniziativa francese (estremamente improbabile, perché Hollande è quello che tutti vedono, ma non impossibile perché il deficit estero francese sta andando a picco e lì la gente discute del problema). Certo non possiamo chiedere al governo Monti di farsi attore di questo processo, i motivi mi sembrano sufficientemente ovvi. Il governo Monti è qui dichiaratamente per impedirlo, ed è giusto e legittimo che agisca così se ritiene che questo sia il suo interesse (sì, i governi dovrebbero fare gli interessi dei paesi, lo so...).Allora cosa facciamo? Diciamo “viva l’euro” fino al giorno dopo il collasso della Grecia? Diciamo “abbiamo avuto ragione” fino al giorno dopo quello in cui sarà innegabile il nostro torto? Non attiviamo da ora una discussione equilibrata e onesta sui fatti, solo perché tanto nessuna istanza politica attualmente al potere o in odore di potere se ne farebbe oggi portatrice? E così continuiamo a renderci complici del progetto di disinformazione che ci ha condotto fin qui? Per cosa? Per non essere "marginalizzati"? Per non sembrare "leghisti"? O per non perdere la speranza di un sub-sub-segretariato nel prossimo governo della sinistra di “destra”? Volete la mancia?

E poi, scusate, cosa fare “economicamente”, non devo dirvelo io, e forse nemmeno i colleghi che ve lo hanno già detto. Forse vi sfugge che devono dirvelo gli elettori. Ecco, voi cominciate a dirgli come stanno le cose. Male non farà. Non vorrete mica che Sonja segua Berlusconi? Il quale avrebbe su di voi il beneficio di una consolidata esperienza nel settore del meretricio. E allora sì che sarebbero dolori, cari Fognatori (con la F di... sogno).

Contributi a una critica macroeconomica della letteratura occidentale. Caro Marco Basilisco, in Siberia non ci andrò solo io. Ci andremo tutti. E torneremo migliori. Prima si parte, prima si torna. Dai, AleC, hai capito che non è stata un'ottima idea: avresti fatto meglio a chiedere a Mike Tyson qualche dettaglio sulle abitudini sessuali di sua sorella: almeno sarebbe finita prima! Però siamo ancora amici, perché io so che tu sai (come Rodjon) che io non ce l'ho con te, ma con quelli peggio di te. Praticamente tutti gli altri.




(Bozza di Manifesto del M.P.L.) Assemblea nazionale: 10-11 marzo 2012

* Fonte: goofynomics
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