martedì 15 novembre 2011

VI SPIEGO PERCHÉ MONTI FALLIRÀ

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Ritratto della borghesia italiana


di Moreno Pasquinelli


Si osservi con attenzione la figura qui accanto. Balza agli occhi che Berlusconi è caduto per la seconda volta sullo spread. Salito al potere il 10 maggio del 1994 egli si dimise il 17 gennaio 1995. In sette mesi lo spread col bund tedesco sfiorò quasi il raddoppio. Non vogliamo stabilire una relazione meccanica causa-effetto.

Di sicuro il Cavaliere non cadde solo sotto l'attacco della procura di Milano, ma per l'offensiva congiunta coi cosiddetti "mercati" finanziari internazionali. Lo stesso spartito si è ripetuto in questi mesi del 2011. 



Una seconda cosa è evidente, che non c'è alcuna relazione causale tra aumento dello spread e crescita del debito pubblico. Lo spread col bund tedesco è solo un indicatore, uno dei fattori che spinge all'in sù la curva del debito, importante perché codetermina il cosiddetto "servizio sul debito", ovvero gli interessi che il debitore paga sul denaro anticipato in cambio di titoli di stato. Codetermina appunto, poiché l'oscillazione del tasso d'interesse non dipende solo dal differenziale col Bund. Si osservi lo spread dal 1995 al 1998: esso è sceso del 600% e passa, ma il debito è calato a sua volta meno del 10%. Mentre dal 1998 al 2011 esso è schizzato del 560%, ma il debito è cresciuto meno del 20%.

Lo spauracchio del default


Lo spread con il Bund tedesco, al pari del default, non è solo uno spaventapasseri, è un piede di porco della finanza predatoria globale, carolingia in primo luogo, a sottolineare che quella europea non solo non è un'unità statuale ma, propriamente, nemmeno un'Unione, solo un mercato comune attorno alla Grande Germania —che Hitler, fallendo, tentò di costituire con gli eserciti e che si è ricostituita sotto mentite spoglie grazie al Mercato comune all'euro.

Monti ha ricevuto l'incarico, ci dicono, per "evitare il default dell'Italia". Vero, a patto di dire che questo default danneggerebbe, prima ancora che il popolo lavoratore italiano, i 
"mercati", leggi le potenti consorterie del capitalismo-casinò. L'insolvenza sul debito sarebbe per l'Italia il male minore, mentre causerebbe la fine dell'euro, il funerale dell'unione europea e una vera e propria catastrofe per il mondo finanziario globale, quella tricolore compresa. Lo stanno a dimostrare tutti i casi di default a grappolo recenti, da quelli delle tigri asiatiche negli anni '90, a quelli della Turchia, del Brasile e dell'Argentina. Tutti paesi che anche grazie ai default vedono da anni correre il Pil con percentuali anche più alte della Cina. Per questo la campagna terroristica sulla minaccia di un'insolvenza non è nemmeno negli interessi del capitale industriale italiano, è orchestrata esclusivamente per nome e per conto della rendita finanziaria globale.


Quindi gli squali non demordono, continuano ad attaccare i titoli italiani. Malgrado Monti sia stato presentato in pompa magna come colui che "avrebbe riconsegnato credibilità all'Italia" la borsa di Milano oggi [14 novembre] è crollata del 2% e lo spread risalito a 500 punti. Ancor più preoccupante il dato dell'asta odierna dei Btp a cinque anni. 
Scrivevamo il 7 novembre scorso: 
«C’è un evento minaccioso alle porte che mette fretta alla letargica e bizantina casta politica italiana: lunedì 14 novembre. Che succede il 14 novembre è presto detto: c’è la prossima asta di titoli di stato. Il Ministero dell’Economia deve collocare una decina di miliardi. Saranno piazzati tutti? E a quale rendimento? Mentre scriviamo siamo già prossimi al 7%, la soglia considerata il limite oltre il quale il default è possibile». [Berlusconi patatrac]
L'evento fatidico è giunto col risultato che sebbene il Ministero dell'economia abbia ridotto, per non sbattere il muso, la quantità di titoli in vendita, e malgrado la richiesta abbia superato l'offerta, gli interessi a cui i titoli sono stati piazzati hanno toccato il picco del 6,20%, un punto in più di un mese fa. Un segnale davvero minaccioso, non solo per Monti, ma per i partiti che recalcitrano e chiedono garanzie prima di dare la fiducia.


Chi scommetteva che gli avrebbero dato una cambiale in bianco evidentemente si sbagliava. La ragione non è che non si fidano del bocconiano, che è un loro uomo paladino liberista. La ragione è che essi non si fidano più di nessuno, nemmeno di se stessi, per la semplice ragione che la crisi non è venuta dall'Italia, che essa investe i fondamentali delle economie occidentali. Per la semplice ragione che la questione decisiva non sono nemmeno i debiti pubblici in quanto tali, ma il fatto che siamo entrati in una nuova recessione e, come la storia insegna, in recessione si produce meno ricchezza, i tributi riscossi scendono e gli stati indebitati rischiano comunque di andare in default e il sistema bancario in bancarotta.



Quello che al massimo può fare Monti metterci una toppa, facendo si che non sia peggio del buco. E, come urlato da Il Sole 24 Ore, deve fare presto. E poi, si dirà Monti tra sé e sé, che Dio me la mandi buona.


Perché Monti non ce la farà


Abbiamo detto che il disegno-Monti è ambizioso: è non solo economico, ma sociale, politico e istituzionale. Non si tratta solo di sistemare i conti dello Stato. Le forze potenti che lo sorreggono chiedono una vera e propria rifondazione del sistema-Italia, ovvero: smantellamento dello stato sociale, deregolamentazione del mercato del lavoro, scardinamento delle corporazioni e del clientelismo, della corruzione e del malaffare imperanti nella cosa pubblica, un sistema bipolare snello, più poteri all'esecutivo, uno svuotamento delle assemblee elettive, una legnata alla casta politica. In estrema sintesi un liberismo forte a scoppio ritardato, un'accelerazione dell'americanizzazione del paese, forse con qualche contrappeso alla tedesca. Questo, in soldoni, il disegno-Monti.


Non ce la faranno perché devono vincere ostacoli e difficoltà insormontabili. Si dice che i greci non diventeranno mai tedeschi. Figuriamoci se gli italiani diventeranno anglosassoni. Un incubo che è un sogno solo per ristrettissime élite. I popoli non sono come bastoni storti raddrizzabili da qualche avanguardia liberale di tecnocrati. Questo è tanto più vero dopo  il periodo berlusconiano, che ha saputo diventare egemone nel paese proprio grazie a questa sua capacità di rappresentare quello che, nel bene e nel male, costituisce l'anomalia sociale e antropologica italiana. 


Ma v'è un'altro ostacolo, ben meno metapolitico, che Monti ha davanti a se e su cui cadrà. Si chiama borghesia italiana. Una borghesia che altri definirono stracciona, per descrivere i suoi tratti costitutivi clientelari, nepotistici, truffaldini. Una classe che non ha mai saputo davvero diventare egemone, se non attraverso l'ausilio di forze esterne a sé. Che non ha mai saputo incarnare, pur alla maniera liberale, il bene comune. Che mai si è fatta Principe della nazione. Una classe che non solo non ha mai esitato a schiacciare le classi proletarie nei momenti cruciali, ma che ha sempre furbescamente fregato lo Stato stesso che la proteggeva. En passant: di qui, anche il mostro del debito pubblico. La famigerata piccola borghesia gli è corsa meschinamente sempre appresso, a fare da truppa cammellata. Berlusconi se ne va ma il berlusconismo resta: non è peccato rubare, arraffare, far man bassa, l'importante è non essere colti con le mani nel sacco!
Una classe infame, politicamente miserabile, vigliacca.


Monti annuncia che la sua politica sarà equa. E' una balla. Per rientrare dal debito pubblico, per abbassarlo dal 120 al 70-80% del Pil, occorrono qualcosa come 300-400 miliardi nell'arco di cinque anni. I minuscoli (non egemoni) settori "illuminati" del capitale dicono che ci vuole una patrimoniale severa, essi sanno che la povera gente, già depauperata dai governi della seconda repubblica, ha ben poco oramai da dare.


E' qui che Monti si gioca tutto. Noi scommettiamo che non solo non ci riuscirà, che non ci proverà nemmeno, perché sa di doversi scontrare con la borghesia in questione, che considera una tale patrimoniale alla stregua di un esproprio bolscevico. Una borghesia che vuole le nozze coi fichi secchi, ovvero che a pagare i debiti con cui essa si è ingrassata sia la povera gente.


Infatti che voci circolano in queste ore? 


Che Monti metterà mano alle pensioni —facciamo notare che allungando di cinque anni la vita lavorativa di un salariato che andrebbe in pensione con 1500€ mensili, equivale e rubargli, oltre che un diritto all'ozio, 150mila€! Questa si che è una patrimoniale di classe— farà una "patrimoniale leggera", e in questa rientrerà il balzello antipopolare dell'Ici. Molti italiani dovranno così pagare l'affitto della casa di loro proprietà, ad altri che ancora pagano il mutuo verrà sottratta dalle banche o da Equitalia. 


Una patrimoniale sui poveri insomma, una nuova tassa sul grano. Senza considerare ciò che al popolo lavoratore verrà tolto coi tagli allo stato sociale e la privazione dei diritti democratici.


La coperta è corta. Per non mettere le mani nelle tasche dei ricchi, appeso ai voti dei rappresentanti politici di una classe infame, Monti dovrà dunque colpire di brutto il popolo lavoratore. Per evitare la rivolta populista della borghesia, rischia di aprire la strada alla sollevazione popolare e proletaria.
Che sia la benvenuta!

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9 commenti:

  • Anonimo scrive:
    15 novembre 2011 02:05

    sono assolutamente d'accordo sulla macelleria sociale che ci aspetta.
    c'è però un incongruenza che è grossa come una casa!
    se la finanza vuole governare non è nel suo interesse continuare a colpire le "borse"!
    ora che al governo ci sono i "suoi"dovrebbero mollare la presa altrimenti i provvedimenti presi dai "governi tecnici" non saranno percepiti come "la cura" per questa crisi!


    credo che in realtà ci siano più "finanze"!
    1)una USA che cerca di distruggere la credibilità dell'EURO,dell'EUROPA come oasi di stabilità,per rallentare la fuga dai suoi buoni del tesoro,ORMAI CARTA STRACCIA COME IL DOLLARO!
    2)c'è una finanza apolide che insegue il profitto ovunque(per es. la GOLDMAN SACHS ha comprato titoli italiani ,traducendo:tu DRAGHI e tu MONTI mi dovete stabilizzare e garantire i titoli dell'italia,quindi NEL FUTURO LA TEMPESTA SULL'ITALIA DOVREBBE CALMARSI UN Pò,sennò che golden boy sono!!!!!!!!).
    ma più in generale la finanza non ama i mercati troppo tranquilli e la perdita del"RISCHIO DI CAMBIO EUROPA" è STATA UNA BELLA PERDITA NEGLI ARBITRAGGI, NELL' INTERMEDIAZIONE:QUINDI SUL LUNGO PERIODO L'EURO LO VOGLIONO FAR FUORI.
    3)c'è una finanza tedesca che vede nell'EURO il marco assurto a moneta europea che ha portato a grandi vantaggi alla germania :da una parte conoscono i benefici ma dall' altra non credo vorranno pagarne i costi,PRIMO TRA TUTTI,DIVENTARE IL PAGATORE DI ULTIMA ISTANZA.
    SOLO COSì LA TAMPESTA SUI DEBITI STATALI PASSERà (forse).
    4)c'è la finanza cinese,a cui l'EURO fa molto comodo che esista,come grimaldello per scardinare il monopolio del dollaro come moneta del commercio mondiale.


    QUINDI VISTA DALL'ALTO CI SONO MOLTI ATTORI CON INTERESSI E POTENZA NOTEVOLI CHE STANNO USANDO L'EUROPA ,E QUINDI L'ITALIA,COME CAMPO DI BATTAGLIA.
    la gente che festeggiava mi fà da una parte pena,perchè non sà niente di tutto ciò,
    dall'altra mi sembra come i cani di PAVLOV che salivavano a comando,poco più che burattini.
    FORSE DOPO LA MACELLERIA SOCIALE IMPARERANNO CHI SONO I LORO NEMICI VERI,MA DUBITO.

  • Daniela scrive:
    15 novembre 2011 11:06

    Grazie per il post, molto chiaro.
    Anche il commento dell'anonimo delle 02.05 del 15/11/11 ha aggiunto chiarezza.

    Adesso comincio a "capire" perchè mi sento male.

  • Anonimo scrive:
    15 novembre 2011 12:07

    Persino Mussolini diceva che la borghesia e in special modo quella italiana è la causa di tutti i mali!

  • Anonimo scrive:
    15 novembre 2011 14:47

    Svendesi patrimonio immobiliare con vista sull'estero.

    La manfrina per la formazione del governo “tecnico” ha seguito il copione greco, dopo quello irlandese, slovacco, portoghese e le annunciate elezioni in Spagna. Se la politica non ce la fa, ci pensano i mercanti a nominare i governi. E del resto, dice qualche fesso, che si poteva fare diversamente? La stessa obiezione di quando cadde Facta (e non si permise la nomina di Giolitti perché l’obiettivo era anzitutto quello di togliere la nominatività ai titoli di Stato, cosa che stava a cuore anzitutto al Vaticano) oppure la repubblica di Weimar.

    Ciampi, Dini, Prodi e ora Monti. Sono vent’anni che ci chiedono “sacrifici”, che demoliscono lo stato sociale, i diritti, le pensioni, i contratti. Perché lo chiede l’Europa (l’età pensionabile è ora più alta in Italia che in Germania, per non parlare della Francia), perché lo chiede il Fmi, perché lo vogliono i mercanti in fiera. Giocano a chi riesce a farci più male come ho dimostrato fuori di ogni dubbio nel post precedente a questo.

    Al governo dell’egolatria sta quindi per succedere quello formato da un’oligarchia di patrizi, di mestiere tecnocrati, ignoranti di economia come lo possono essere solo degli antimarxisti come Mario Monti (il quale in un articolo del Corriere ha paragonato, sul piano delle prospettive politiche e sociali, Marx a Berlusconi!).

    L’ex premier si è tolto lo sfizio di proclamare in tv, con la iattanza che gli è propria, di essersi fatto da parte per senso dello Stato e per generosità. Il piduista rivendica, a ragione, di non essere stato battuto dal voto alla camera e, sempre a ragione, di avere ancora la maggioranza al senato.

    (continua al link sotto)

    http://diciottobrumaio.blogspot.com/2011/11/svendesi-patrimonio-immobiliare-con.html

  • Sandro of the family Sabene scrive:
    15 novembre 2011 21:39

    ma attaccare la causa no??senza tanti giri:stop all'emissione di debito(titoli di stato)per comperare i soldi a prezzo dell'oro(signoraggio).
    stamparsi da soli la moneta proprio no??perche' cerca maria per roma??

  • Anonimo scrive:
    16 novembre 2011 01:30

    E se collesserà l'euro prima del "fallimento" dell'esecutivo di Mario Monti?
    E poi, perchè usare la parola fallimento, nel caso di Monti?
    Ci sarebbe un fallimento soltanto se il suddetto fosse lì, dove adesso si trova, per il bene del paese, mentre lui è lì per svendere il paese al grande capitale finanziario privato, e per metterci tutti nello spremiagrumi capitalistico.
    L'Italia è un paese occupato con un governo collaborazionista dei vincitori/ occupatori.
    Solo che le portaerei a propulsione nucleare e le bombe intelligenti sono state sostiuite, nelle operazioni belliche contro la penisola, dagli strumenti della finanza derivata, dai cds, eccetera, eccetera, che rappresentano pur sempre armi letali, e alla lunga faranno moltissime vittime.
    Monti raggiungerà il suo scopo se distruggerà lo stato sociale, se smantellerà il sistema produttivo nazionale, se metterà in vendita al miglior offerente, ma a prezzi da saldo (facile immaginare chi potrebbero essere i compratori) cose come l'Eni e Finmeccanica.
    Questi sono i veri compiti del rinnegato Monti, cose che anche i rinnegati Draghi e Napolitano (che hanno avuto ed hanno una grossa parte nella vicenda)sanno bene.

    Saluti

    Eugenio Orso

  • Anonimo scrive:
    16 novembre 2011 23:15

    Concordo su quasi tutto ciò che avete scritto. Aggiungo un piccolo contributo storico che forse è sfuggito ai precedenti e più che validi commentatori, solo perché, forse sottinteso.
    L'Europa e l'Italia sono state occupate nel 1945 e sono state campo di battaglia economica da quel momento, prima durante la guerra fredda ed ora in quella per l'egemonia globale. Da molto tempo i veri capitali si sono spostati altrove e questa "crisi economica" è solo la condanna a morte del potere europeo.
    Presto s'assisterà a delle guerre vere e proprie sul nostro terreno, le prove generali delle quali sono state quelle balcaniche.
    Un consiglio: chi può emigri altrove.

  • Danx scrive:
    17 novembre 2011 01:17

    Vero: Prodi ha appena detto che nel 2008 lasciò il governo con lo spread a 37, ma il debito pubblico era già enorme, come lo era già 30 anni prima!

  • Anonimo scrive:
    17 novembre 2011 20:12

    "Per questo la campagna terroristica sulla minaccia di un'insolvenza non è nemmeno negli interessi del capitale industriale italiano, è orchestrata esclusivamente per nome e per conto della rendita finanziaria globale."

    pasquine', ti sbagli!
    anche gli industriali hanno tutto da perdere in un default che significherebbe uscire dall'euro e quindi svalutazione. sono LORO che vogliono l'euro, moneta forte, per delocalizzare: del mercato interno italiano gliene frega poco!
    antonio.

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