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mercoledì 25 aprile 2018

ALITALIA: È L’ORA DELLA LIBERAZIONE!

[ 25 aprile 2018 ]
 

Incredibile ma vero: I confederali hanno firmato ieri un altro accordo infame...

Qui sotto il comunicato Cub Trasporti - AirCrewCommittee




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ALLA VIGILIA DELL’ALTA STAGIONE,  MENTRE CRESCE IL TRASPORTO AEREO,  SENZA CHE SIA RESO NOTO UN PIANO INDUSTRIALE E SENZA ALCUNA TRASPARENZA SUI CONTI AZ I COMMISSARI DI ALITALIA E LE “LORO” OO.SS. CONFERMANO IL TAGLIO DI 1480 POSTI DI LAVORO E RILANCIANO IL BUSINESS DEI LICENZIAMENTI CON L’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE PER I DIPENDENTI A ZERO ORE

INTANTO LA COMMISSIONE ALLA CONCORRENZA DELLA UE, A FRONTE DELLA “DISINTERESSATA” PRESSIONE DI LUFTHANSA E RYANAYR, APRE L’INDAGINE SUL PRESTITO PONTE EROGATO AD ALITALIA

Anche i simboli hanno un loro significato nella vertenza Alitalia.
Ad un anno esatto dal Referendum (24.4.2017) che bocciò il “Verbale di Intesa” sottoscritto al Mise, CgilCislUilUgl, AnpacAnpav ieri hanno firmano un altro Accordo della Miseria e la UE, pur di esercitare una indebita pressione sulla futura cessione di Alitalia, su mandato delle Compagnie concorrenti che vogliono definitivamente espropriare il ricco mercato del trasporto aereo italiano, sempre ieri, ha aperto ufficialmente l’indagine sul prestito erogato alla Compagnia di Bandiera italiana.

UNA EMBLEMATICA PARABOLA PER UN PAESE PRIVO DI UNA ADEGUATA CLASSE POLITICA, SINDACALE E MANAGERIALE

Quello che appare un vero e proprio bollettino di guerra scatenato contro i lavoratori AZ, colpevoli di non aver assecondato i tagli ai salari e agli organici, nonchè la liquidazione di Alitalia, non trova alcuna spiegazione dai dati di crescita del traffico passeggeri e merci: è la prova dell’insipenza di Calenda&Soci, dei sindacati della miseria e di un management incapace e in malafede.

UN TRAFFICO PASSEGGERI E MERCI IN GRANDE CRESCITA

Ieri il Direttore Generale di Enac, Alessio Quaranta, dichiarava sul quotidiano Il Tempo che il 2018 “sarà un anno boom per il turismo in Italia” , che “sarà una stagione estiva eccellente” e che “preannuncia il tutto esaurito”, dopo che nel 2016 e nel 2017 “il traffico complessivo nel nostro Paese è cresciuto del 7,1% contro il 4,5% degli altri Paesi”, nonchè che in Italia “nei prossimi 12 anni i passeggeri saranno 280 mln contro gli attuali 160 mln (+75%)”.

Inoltre è di oggi la dichiarazione dell’AD di AdR, sul quotidiano Il Messaggero che, riferendosi all’aeroporto di Fiumicino, esalta le sue “performaces anche sulle destinazioni di lungo raggio“, nonchè il “consolidarsi dei mercati cinesi e coreani che fanno registrare volumi di crescita a 2 cifre (21,1%)”

Nonchè il quotidiano Milano Finanza di oggi sottolinea che da gennaio a marzo 2018 a Fiumicino si è registrato un + 7% di passeggeri e che il traffico sul lungo raggio ha conseguito un +17,9%, arrivando addirittura a +57,4% nel mese di marzo u.s nella direttrice da e verso il Nordamerica.

Per non parlare di quanto pubblicato da Avionews oggi stesso che, solo a titolo di esempio, sottolinea come Alitalia non abbia partecipato alla gara per i collegamenti aerei in regime di continuità da/per Pantelleria e Lampaedusa da/per Palermo, Trapani e Catania, aggiudicatasi da Danish Air Trasport per il periodo 1.7.2018 al 30.6.2021: avrebbero fatto comodo alle casse AZ oltre 38,5 mln di euro (circa 13 mln di euro all’anno!) per un servizio da assicurare con 2 Atr-72 ma inspiegabilmente i Commissari AZ hanno preferito proseguire, con il plauso dei “loro” sindacati, con la politica dei tagli a loro ordinata da Gentiloni&Co.

NON VEDONO, NON SENTONO E NON PARLANO E FANNO DANNI
Alla vigilia della “summer” e mentre ancora non è stata assunta una decisione sul futuro di Alitalia, CgilCislUilUgl+AnpacAnpav hanno ratificato 1480 “eccedenze di personale” da gestire con la Cigs per altri 6 mesi, fino al 30.10.2018: un credito ai Commissari AZ, dopo quello concesso loro sull’iper-sfruttamento dei precari, che ben si guardano dal pubblicare i dati ufficiali sui conti AZ.
Aberrante è il vanto sbandierato dai soliti noti di aver imposto uno sconto alle pretese aziendali per 120 unità in meno del semestre precedente: 90 comandanti, 360 assistenti di volo, 1030 personale di terra.

L’ENNESIMA FIRMA A NOME E PER CONTO DI CHI?
Le altre OO.SS. continuano a firmare senza neppure indire una assemblea e mentre hanno la assoluta certezza che ogni sacrificio effettuato in passato dalla categoria è stato bruciato dall’aumento indiscriminato dei costi: ogni 100 euro di risparmio sul costo del lavoro è aumentata la spesa per altri capitoli di 200 o 300 euro, vanificando quanto reso disponibile dai lavoratori.

E’ incredibile che la categoria, dopo che ha bocciato l’ennesima miserabile intesa sui licenziamenti e sui tagli salariali, non sia più stata consultata: CgilCislUilUgl e gli altri sindacati si guardano bene dall’indire un confronto con i lavoratori (...alla faccia dei falsi impegni sulle consultazioni decantati nei pericolosi accordi interconfederali!) per avere un mandato ad agire ma continuano a riservare le decisioni alle segreterie nazionali, di fatto smentite e delegittimate anche dai loro iscritti.

UNA LINEA DA ARCHIVIARE E BATTUTA DAL VOTO DI 2 CONSULTAZIONI
In realtà nell’accordo di ieri sono contenuti assunti industriali (revisione ed ottimizzazione del network, adeguamento del dimensionamento dell’organico, ecc.) che, oltre a restare sconosciuti ai lavoratori (pure ai sindacati firmatari?), non dovrebbero essere nella disponibilità nè dei Commissari AZ, nominati da un Governo sconfitto dal voto alle elezioni politiche, nè dei sindacati che, dopo la sconfitta referendaria, si sono trincerati in un rancoroso autoritarismo, in contrasto con la categoria.

ESPULSIONI E BUSINESS DEI LICENZIAMENTI
Anche nell’ultimo Accordo sulla Cigs non esiste una sola parola sui criteri di applicazione della cassintegrazione, lasciando i lavoratori esposti alle scorribande aziendali, come sicuramente emergerà anche dall’inchiesta della Procura di Civitavecchia sia in tema di utilizzo della Cigs (un bancomat per la ristrutturazione!), sia di cessione di attività mentre si sospendono i dipendenti.

In compenso si annuncia che riparte il Business dei licenziamenti con gli assegni di ricollocazione per i cassintegrati: una nuova sperimentazione che non costituisce un augurio a chi è stato messo a zero ore, visti anche i fallimentari risultati raggiunti con le politiche attive sia per i 2251 dipendenti AZ licenziati a fine 2014 e per i 1666 lavoratori Almaviva espulsi ad inizio del 2017.

D’altra parte per evitare la Cigs a zero ore per 320 dipendenti sarebbe bastato spalmare su tutti la riduzione ottenuta del taglio dei posti di lavoro complessivo da 1600 a 1480 f.t.e., senza accettare di sacrificare qualcuno in ossequio alle malsane pretese dei Commissari AZ.

ECCO L’ASSALTO DELLA UE DA RESPINGERE CON DETERMINAZIONE
Mentre si infliggono ad Alitalia altri tagli, pur di tentare di stroncare qualsiasi intenzione di tutelare gli interessi dei lavoratori, del Paese e della collettività, è stata avviata l’inchiesta della Commissione UE sulla congruità del prestito ponte con le prescrizioni sugli aiuti di Stato.

Tale iniziativa che non si concluderà a breve termine, come tutti sanno, è scatenata dalla rapacità di Lufthansa e Ryanair (quest’ultima beneficia di ingenti aiuti di Stato indiretti da parte del nostro Paese): una pretesa che il futuro Governo dovrà respingere con determinazione, facendo anche appello alla LEGITTIMA FACOLTÀ DELL’ITALIA DI NAZIONALIZZARE la Compagnia di Bandiera.

Cub Trasporti - AirCrewCommittee

Roma 24.4.2018 

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martedì 24 aprile 2018

IL NOSTRO 25 APRILE

[ 24 aprile 2018 ]

Riceviamo e pubblichiamo dalla sezione di Foligno di Programma 101








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CONTRO LA DITTATURA FASCISTA IERI

CONTRO L’EURO-DITTATURA OGGI

Sono trascorsi più di 70 anni dalla liberazione dell'Italia dalla feroce occupazione nazi-fascista.


Con lo stesso spirito dei tanti italiani che allora combatterono contro gli oppressori, noi denunciamo e combattiamo gli oppressori di oggi.

Quella lotta, infatti, non è finita. Alla vecchia dittatura è subentrata la nuova: abbiamo un nuovo oppressore, un nuovo nemico da combattere.
Cascina Raticosa: I primi ribelli della IV Brigata Garibaldi

Sono le classi dirigenti ed i loro partiti , i quali, oggi come ieri, pur di obbedire a potenze esterne, hanno provocato lo sfascio del Paese, gettato sul lastrico milioni di cittadini con le loro crudeli politiche di austerità, calpestato la Costituzione svendendo la sovranità popolare e nazionale.

Contro ogni celebrazione ritualistica e ipocrita, evitando ogni collusione con la sinistra di regime, le compagne ed i compagni umbri di Programma 101 saranno a Cascina Raticosa (sulle montagne tra Foligno e Trevi), rifugio e poi comando della IV Brigata Garibaldi dove, nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1944, ventiquattro giovani partigiani furono catturati dai nazisti e inviati al lager di Mathausen, tre dei quali — Augusto Bizzarri, Franco Pizzoni e Franco Santocchia— lì trovarono la morte.*




Invitiamo a celebrare con noi l’anniversario del 25 aprile, facendo nostra la lezione della Resistenza, difendendo gli ideali di chi combatté per una Patria sovrana e democratica, fondata sugli ideali dell’eguaglianza, della libertà e della fratellanza.*


In particolare vogliamo ricordare la umbra IV Brigata Garibalidi la quale, assieme alla Brigata Gramsci, non solo diede filo da torcere ai nazi-fascisti, ma liberò per mesi la Valnerina e lì proclamò la prima Repubblica partigiana.

Appuntamento a Ponze di Trevi per le ore 11:30.
Di lì marceremo per Cascina Raticosa. 
Poi ritorneremo a Ponze per pranzare e festeggiare tutti assieme.


* *La targa commemorativa di Cascina Raticosa venne distrutta anni addietro. 

Il partigiano novantenne folignate Enrico Angelini [nella foto in basso], che all'età di 19 anni entrò nella IV Garibaldi, di sua iniziativa, con raschietto ed acquaragia, si recò nuovamente in montagna e cancellò la svastica.


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LORENZO FIORAMONTI CHI?

[ 24 aprile 2018 ]

A pensar male... non si fa sempre peccato. 
Fioramonti [nella foto], ministro dell'economia in pectore del M5S, si dichiara "keynesiano". Di certo non è un liberista. Ma questo non dice tutto su di lui. Recita la massima: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.
Le frequentazioni di questo Fioramonti sono come minimo inquietanti. Vedi sotto. Non ci risulta ci siano state da parte sua smentite...



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Lorenzo Fioramonti, l'economista grillino amico dell’élite

Lorenzo Fioramonti è un economista liberal. Potrebbe fare il ministro in un governo M5S. Ha lavorato per la Fondazione Rockfeller e scrive per Soros

"Il problema non è uscire dall’euro ma uscirne il più velocemente possibile".

Chi l’ha detto? Matteo Salvini? No. Giorgia Meloni? Neppure. Marine Le Pen? Neanche. Margaret Thatcher? Ma per carità, lei nell'euro non c’è nemmeno voluta entrare.

La frase incriminata la pronunciò Beppe Grillo nel 2014 quando il Movimento 5 Stelle rappresentava la rottura col sistema di potere tecnocratico dell’élite globalista; quando l’uscita dall’euro e la critica radicale al sistema Ue erano i capisaldi dei grillini e dei loro leader: da Di Maio a Di Battista. In quel tempo il Movimento di Grillo preparava il referendum per l’uscita dalla moneta unica e pianificava visioni di aperta critica all'Europa e alle politiche di austerity.

Oggi è tutto cambiato: il Movimento 5 Stelle ha totalmente ri-orientato il suo programma: prima affermando, con il suo candidato Premier Di Maio, che "non è più il momento di uscire dall'euro"; poi inserendo alcuni tasselli nel programma elettorale come quello dell’abbattimento del debito/Pil del 40% in 10 anni. Ma come è possibile che il M5S avrebbe oggi un programma economico che sembra quello di Emma Bonino e dei tecnocrati europei?

La risposta potrebbe essere trovata nella figura del nuovo guru economico scelto da Di Maio e dai grillini: Lorenzo Fioramonti economista il cui profilo è stato scandagliato sul sito del Movimento Roosevelt.

Fioramonti, economista liberal e probabile futuro ministro nel caso di un governo a Cinque Stelle, insegna nell'Università di Pretoria, ha lavorato per la Fondazione Rockfeller e scrive su Open Democracy il sito Web emanazione della Open Society di George Soros e finanziato da Istituzioni come la Fondazione Ford e il National Endowment for Democracy (la Fondazione del Congresso Usa per promuovere "i cambiamenti politici" nel mondo). Nel 2014 è stato insignito della Cattedra Unesco-Unu in "Integrazione regionale, Migrazione e libera circolazione delle persone". I suoi libri hanno la prefazione di Enrico Giovannini, economista dell’establishment, già ministro del governo Letta, membro del Club di Roma e del European Political Strategy Centre della Commissione europea, con cui lo stesso Fioramonti collabora.

Insomma, un economista i cui studi sul Pil vengono considerati innovativi ma molto lontano dalle posizioni eretiche della prima fase del Movimento. Un economista legato ai centri del potere economico e dell’establishment tecnocratico. Questo spiegherebbe la normalizzazione del M5S in linea con la scelta di candidare Luigi Di Maio volto tranquillizzante dei grillini e politico sufficientemente impreparato da poter essere plasmato ad immagine dei nuovi padroni del Movimento. E forse, questo cambiamento radicale da forza politica rivoluzionaria a forza moderata ben voluta dall’élite, che spiega il recente e improvviso distacco di Beppe Grillo dal percorso del gruppo Casaleggio e del partito.


* Fonte: IL GIORNALE

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BULLISMO CHE? di Carlo Formenti

[ 24 aprile 2018 ]

Quei giovani selvaggi. 
Lo spassoso dibattito sul bullismo tra ipocrisia e politicamente corretto


Trovo letteralmente spassoso il "dibattito" sui recenti episodi di bullismo nei confronti di alcuni docenti di scuola media superiore. Giornali e televisioni hanno convocato opinionisti, psicologi, pedagoghi, tuttologi, politici, studenti, professori, genitori e chi più ne ha più ne metta, ma da questo diluvio di chiacchiere non è emerso granché.

Da un lato si è preso atto di alcuni dati di fatto: siamo di fronte a una generazione caratterizzata da un’elevata percentuale di ragazzi narcisisti, privi di freni inibitori, incapaci di distinguere fra realtà e videogiochi, inconsapevoli degli effetti del proprio esibizionismo online (che molti vivono come l’unico strumento in grado di certificarne l’esistenza), incapaci di concentrarsi per più di un minuto su qualcosa che non sia pura immagine, privi di empatia, ma le riflessioni sulle cause del fenomeno sono patetiche.

Colpa delle nuove tecnologie (smartphone, social network ecc.)? Ma chi ha alimentato la corsa al consumo sfrenato di questi strumenti in assenza di qualsiasi addestramento al loro uso critico e consapevole? Colpa dei genitori? Ma quei genitori appartengono in larga misura a una generazione che è cresciuta a sua volta in un clima culturale caratterizzato da consumismo, individualismo, indifferenza (per non dire ostilità) nei confronti degli altri, irresponsabilità personale e collettiva, per cui non c’è da stupirsi se solidarizzano con i loro virgulti, visto che gli somigliano fin troppo.

Colpa dei professori che non impersonano con autorevolezza il proprio ruolo? Ma chi ha imposto loro salari da fame, chi ha affossato la scuola pubblica con demenziali “riforme”, chi li ha additati al comune disprezzo (assieme agli altri dipendenti statali), dipingendoli come parassiti che succhiano denaro ai cittadini? Gli ipocriti che oggi versano lacrime di coccodrillo sulla catastrofe antropologica di questa società appartengono alle élite economiche, politiche, culturali e mediatiche che hanno provocato il disastro, esaltando le magnifiche sorti e progressive del mercato, lo smantellamento della spesa sociale e dei servizi pubblici, il consumismo sfrenato, la gara individualistica di tutti contro tutti, sono i sacerdoti di quella rivoluzione liberal liberista che ha generato e continua a generare mostri.

Dall’altro lato abbiamo i discorsi edificanti delle sinistre politicamente corrette, le quali mettono in guardia contro i rischi di regressione a concezioni gerarchiche e autoritarie del rapporto fra adulti e ragazzi. Quelli che non si deve punire ma educare, quelli che esortano a non fare della scuola pubblica un riformatorio (ma intanto mandano i figli nelle scuole private - meglio se Montessori o Steineriane - perché appartengono a una borghesia rossa fatta di intellettuali, professionisti, quadri intermedi).

Mi riferisco insomma agli eredi dell’onda lunga del Sessantotto, del vietato vietare, della fantasia al potere, di un’ideologia che, smarrita ogni memoria dell’antagonismo di classe che aleggiava in quegli anni, hanno sposato un’ideologia irenica che rifugge da ogni forma di conflitto, che si illude che anche le pulsioni selvagge che questo mondo produce in misura crescente possano essere placate, senza ricorrere a metodi che obblighino i pargoli a fare i conti con la durezza della realtà. Non viviamo del resto nell’era dei bisogni e del lavoro “immateriali”? Ma i ragazzi sono più vicini di noi alla materialità dei corpi e della vita e, più cerchi di ingabbiarli nel mondo virtuale, più sviluppano tensioni represse che prima o poi esplodono e fanno danni.

* Fonte: MICROMEGA

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lunedì 23 aprile 2018

SALVARE ALITALIA O L'UNIONE EUROPEA?

[ 23 aprile 2018 ]

Come temevamo (e i neoliberisti in cuor loro speravano) l'Unione europea ha ri-messo il becco sulla vicenda Alitalia. 
Recita il comunicato diffuso da Bruxelles dalla commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager:
«È compito della Commissione europea garantire che i prestiti che gli Stati membri concedono alle imprese siano conformi alle norme dell'Unione in materia di aiuti di Stato. Verificheremo se il prestito concesso ad Alitalia è̀ conforme a tali norme».

Ricordiamo che il governo Gentiloni concesse alla compagnia aerea un prestito di circa 900 milioni —bazzecole rispetto ai "salvataggi" di banche e comparti industriali compiuti da altri Paesi Ue, Germania anzitutto. Pare che la Commissione si sia mossa sotto la pressione di alcuni concorrenti di Alitalia. Questa pesante intrusione negli affari italiani, finalizzata ad accelerare la svendita di Alitalia ai suoi concorrenti va respinta al mittente. Non solo lo Stato, per conto della collettività nazionale, può, ma deve, salvaguardare la natura pubblica del trasporto, ed il carattere strategico di quello aereo.

Pubblichiamo qui sotto l'ultimo comunicato della C.U.B.-trasporti.

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MENTRE CALENDA RIBADISCE  SUOI ANATEMI SUGLI ESUBERI AZ 

ANCHE LA IATA CONFERMA CHE IN ALITALIA: I LAVORATORI SONO POCHI  E LA PRODUTTIVITÀ È ALTA 

ALTRO CHE FIRMARE CIGS ED ESUBERI 




 LA SOLITA BUGIA PER NASCONDERE SCELTE IRRESPONSABILI 

Ancora una volta il quasi ex-Ministro Calenda non perde l’occasione per affliggerci con le sue esternazioni su Alitalia, nonostante i danni inferti al sistema produttivo italiano e i risultati elettorali del 4 marzo u.s.: evidenze che non possono essere cancellate neppure dalla sua arroganza e saccenza. 
Eppure i dati, emersi anche nel Convegno organizzato da Cub Trasporti ed ACC il 10.4.2018, confermano che il trasporto aereo nazionale continua a crescere e che Alitalia ha un personale il cui costo è il più basso dei principali concorrenti e la cui produttività è superiore a quella di Lufthansa e altre blasonate compagnie aeree, ovvero che il problema non è determinato dai dipendenti AZ e che la soluzione non può comportare altri sacrifici per i lavoratori. 

Ma Calenda e Gentiloni, come Renzi e Delrio, nonchè Berlusconi e il suoi Ministri ma anche Prodi ed i suoi collaboratori, hanno puntato a ridimensionare Alitalia, pur di regalare ad altri il controllo del ricco mercato del Trasporto Aereo italiano: una sequenza di scelte dall’inequivocabile intento liquidatorio.

La cortina di fumo utilizzata per nascondere l’insipienza e l’irresponsabilità dei Governi, grazie anche alla costante complicità delle OO.SS., sempre pronte a ratificare tagli e dannose ristrutturazioni, è sempre stata la stessa: inenarrabili bugie sul presunto alto costo del lavoro, su inesistenti privilegi del personale AZ e, soprattutto, sulla scarsa produttività di una categoria spremuta ormai oltre ogni limite (in AF e LH i lavoratori scioperano addirittura per consistenti aumenti!). 

LA VERITÀ È CONTENUTA NEI DATI E NELLE ANALISI DEGLI ESPERTI 

Finalmente, però, la verità è venuta a galla e le analisi di organismi indipendenti, come quella pubblicata dalla Iata di recente, raccontano un’altra storia: il piombo nelle ali di Alitalia non sono i dipendenti ma una realtà su cui è urgente intervenire, voltando pagina e imponendo scelte che tutelino il futuro di decine di migliaia di lavoratori (AZ ed indotto), il Paese e la collettività. 
Infatti, ALITALIA È ASSEDIATA DA BEN ALTRI PROBLEMI e la cui soluzione impone un impegno lungimirante, in grado di rilanciare un settore strategico per l’Italia: 
il ridimensionamento subito, spesso causato dal saccheggio dei presunti partner, ha privato la Compagnia di Bandiera di un gran numero di rotte intercontinentali e la difficoltà ad avere un network adeguato per assicurare la sostenibilità e lo sviluppo di un vettore all’altezza delle esigenze e possibilità del nostro Paese; le spaventose asimmetrie di trattamento rispetto ai concorrenti, in particolare ai vettori low-cost (..a.lla faccia di Delrio e dei suoi sorridenti selfies con O’Leary, presto, ne scopriremo delle belle, vista la recente sentenza che impone la pubblicazione dei contratti di yanair con alcuni gestori aeroportuali); l’ingiustificato peso di extracosti dovuti ad una gestione irresponsabile e talvolta allegra (...a proposito ma i Commissari AZ denunceranno mai i responsabili?) che, a fronte di 450 mln di spese ingiustificate, ha privato nel 2016 di chiudere in attivo il bilancio AZ, tuttora rimasto segretato. 

INTANTO GUBITOSI&CO CONFERMANO GLI ESUBERI E 
CONVOCANO A CORTE I SINDACATI PER RATIFICARE ALTRI TAGLI 


Quando ancora non è dato sapere quale sarà il destino di Alitalia e non è stato definito alcun Piano industriale per Alitalia, GubitosiCo, dopo aver incassato il vergognoso accordo sui precari, hanno ribadito la loro richiesta di Cigs per la gestione di presunte eccedenze di personale che, però, non esistono nella Compagnia di Bandiera italiana. 


A quanto pare, però, le OO.SS. firmatarie il 30.10.207 del precedente Verbale di Accordo sulla Cigs sia a zero ore che a rotazione, anche stavolta sembrano accingersi a tradire l’esito del Referendum di aprile 2017, ratificando altri esuberi invidiuati dai Commissari AZ solo in funzione della vendita e dello smembramento della Compagnia di Bandiera italiana. 

ALTRI TAGLI ED ESUBERI DEVONO ESSERE RESPINTI 

Sembra che neppure l’indagine della Procura della Repubblica sull’utilizzo inappropriato e forse illegittimo degli ammortizzatori sociali da parte di Alitalia indica un più adeguato atteggiamento da parte delle OO.SS. convocate a corte: come sempre si accingono a sventolare una rattoppata vittoria fatta di esuberi e inaccettabili tagli a una categoria a cui si chiede di rinunciare ai riposi e sostenere carichi di lavoro enormi, oltre ad una precarietà che nega qualsiasi prospettiva di stabilità a intere generazioni di giovani e meno giovani lavoratori. 

SERVE TRASPARENZA E VISIBILITÀ: ALTRO CHE OMISSIS E RITARDI 

Nel frattempo i Commissari AZ ben si son guardati di rendere visibili le reali cause dell’insolvenza di Alitalia e sul Programma di ristrutturazione: i documenti pubblicati (Programma di ristrutturazione e Relazione sulle cause di insolvenza) sul sito dell’amministrazione straordinaria di Sai, a seguito della richiesta presentata dalla Cub Trasporti sia al Tribunale Fallimentare di Civitavecchia sia al Mise, sono densi di censure che non fanno alcuna chiarezza, né sulla situazione della Compagnia di Bandiera, né sulle responsabilità del disastro di Ali-Etihad. 

VOLTARE PAGINA PER NON PERDERE ANCORA: UN ATTO DOVUTO 

E’ omai chiaro a tutti che il rilancio di Alitalia e dell’intero comparto aereo-aeroportuale non è solo un auspicio ma un doveroso obiettivo, alla portata di un Governo che non voglia, come i precedenti, perdere il controllo su un Bene Comune e liquidare una ricchezza dell’intero Paese. 

UN INVESTIMENTO PER CREARE RICCHEZZA 

Continuare a sostenere, come fanno Gentiloni&Calenda&Delrio che il rilancio di Alitalia comporta un aggravio per le spese collettive è una litania insopportabile, soprattutto dopo che il precedente Governo ha speso oltre 20 MLD di euro pubblici per salvare il sistema bancario italiano e oltre 80 MLD di euro pubblici per assicurare alle aziende sgravi e ammortamenti, senza pretendere alcun beneficio per i lavoratori. 
Al contrario uno sforzo economico oggi, rappresenta un investimento per il Paese. 

E’ IRRESPONSABILE NON VEDERE, NON SENTIRE E NON PARLARE 

Le altre OO.SS. non possono continuare a fingere di non vedere e non sentire: interrompendo il rancoroso silenzio è ora che si pronuncino a sostengno di misure ed interventi in difesa di una categoria che bene ha fatto a respingere con il Referendum l’Accordo della Miseria del 14.4.17 

LA NAZIONALIZZAZIONE È L’UNICA SOLUZIONE: 
è ora di tutelare l’interesse dei lavoratori, del Paese e della collettività 
21.4.2018 
Cub trasporti - AirCrewCommittee 

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NICARAGUA. SOLLEVAZIONE POPOLARE

[ 23 aprile 2018 ]

Ci sono voluti trenta morti tra i manifestanti (quasi tutti a causa del piombo della polizia), centinaia di feriti, un migliaio di arresti,  per obbligare Daniel Ortega, lo Tsipras dei Caraibi, a ritirare la cosiddetta "riforma" delle pensioni, in poche parole un taglio del 5%. Non molto penserete; molto, invece, se si considera che il Nicaragua governato da sandinisti è forse il paese più povero dell'America Latina.

Perché mai il governo ha varato questa crudele misura antipopolare?
Semplice, per rispettare il famigerato pareggio di bilancio — chiesto e imposto dai creditori del Nicaragua: Banca mondiale e Fmi — e onorare il debito.

Fa specie che un governo erede della rivoluzione sandinista del 1979 sia diventato un agente, per la precisione uno strozzino, per nome per conto della finanza predatoria globale.  Ed è sintomatico, per capire quanto questo regime sia degenerato, che Ortega, mentre il Paese era in fiamme, abbia dichiarato che al tavolo del negoziato avrebbe accettato solo una delegazione della locale confindustria, escludendo i pensionati, gli studenti, i comitati popolari sorti come funghi in ogni angolo del Nicaragua. Un gesto che ha radicalizzato la legittima protesta sociale.

Per capire la natura sociale della sollevazione popolare si tenga conto quanto segnala EL PAIS, che la rivolta è forte proprio in quelle che sono considerate la roccaforti del FSLN. Il segno del tracollo del regime di Ortega.

La cosa non ci stupisce.
«Le smielate al governo di Ortega, ospitante la riunione del Foro di San Paolo, con una spruzzata di ricordo di Sandino, vorrebbero nascondere la realtà del governo dittatoriale del duo Daniel Ortega (presidente marito) e Rosaria Murillo (vice-presidente consorte) [i due nella foto sopra]. Uno dei governi più equivoci in questo momento in America Latina, con i piedi su tre staffe (i “sandinisti” addomesticati, gli Stati Uniti, la chiesa rabbonita con la proibizione dell’aborto). Anche qui un piccolo consiglio di lettura».
Non è quindi solo per pensioni dignitose che i cittadini nicaraguensi sono scesi per le strade. La "riforma" è stata infatti la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da anni serpeggiava un profondo malessere: contro la corruzione e l'autoritarismo di un regime ossificato e nepotistico— in Italia diremmo "mafioso".

Anche il Nicaragua conferma dunque quella che possiamo considerare una legge della storia: non basta la miseria generalizzata a scatenare l'incendio sociale. Devono entrare in gioco altri fattori, politici e morali, tra i quali un disprezzo generale per chi comanda, per il regime. Deve esserci la sensazione che il regime, oltre che odioso, è debole, che quindi un cambiamento radicale non è solo necessario ma possibile.



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domenica 22 aprile 2018

LA SINISTRA TRANSGENICA

[ 22 aprile 2018 ]

Il tracollo elettorale della sinistra in tutte le sue articolazioni ha radici profonde.
A richiesta di alcuni lettori ripubblichiamo un articolo apparso su questo blog il 1 agosto dell'anno scorso che spiega quali siano state le manipolazioni genetiche avvenute...




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SINISTRA TRANSGENICA 
di Moreno Pasquinelli

Siccome  la sinistra figlia del '900 ha cambiato natura, c'è chi sostiene che sia scomparsa ogni dicotomia destra-sinistra. La tesi implica che al "pensiero unico" dominante corrisponderebbe un "partito unico" però come Giano bifronte.
In verità questa dicotomia c'è. Esiste una linea di confine che separa la neo-sinistra post-liberale, americanizzata e mondialista dalla destra. Se oggi questa linea di demarcazione è sfuggente, è perché quest'ultima non ha ultimato la sua mutazione, quella che la conduce dal neoliberismo a ciò che è destinata a diventare: un mostro reazionario, nazionalista e revanchista. Scopo di questo breve saggio è mostrare che la metamorfosi della sinistra è invece già compiuta, che il suo essere ha già preso la forma che corrisponde alla sua essenza. 

Analogia biologica

La genetica ci insegna che ciò che sta nel Dna è destinato a prevalere in ultima istanza. E qual è questo DNA della sinistra visto che non è più lo stesso di quello originario? La dico in questo modo: la sinistra esistente è un organismo geneticamente modificato. Ma ci sono modificazioni e modificazioni. Ogni organismo vivente le conosce nel tempo. Che tutto sia sottoposto a mutamento incessante, è infatti la legge primaria che regola il cosmo.

La sinistra storica non poteva restare abbarbicata ad un teorema fondazionale che si è rivelato fallace.
Il teorema poggiava su cinque assiomi principali: (1) l'idea di un progresso lineare e incessante dell'umanità; (2) l'apologia dello sviluppo delle forze produttive scatenate dal capitalismo, ed in particolare l'idolatria del progresso tecno-scientifico; (3) la tesi che ad un certo punto proprio il capitalismo sarebbe diventato un freno a questo sviluppo; (4) l'asserzione che da questa "contraddizione" tra forze produttive e rapporti sociali capitalistici sarebbe sorta un'epoca di mutamenti rivoluzionari; (5) quindi l'enunciato per cui la classe operaia industriale, e solo essa, aveva la missione universalistica e internazionalistica di portare l'umanità nel "regno della libertà" prendendo in mano il testimone del progresso abbandonato dalla borghesia.
DNA RICOMBINANTE

In politica, quando un teorema si rivela sbagliato, lo si deve sostituire con uno adeguato. Occorre quindi, per restare alla analogia biologica, intervenire sul proprio DNA. Se non lo fai, i fatti lo faranno al posto tuo. Nella sfera sociale però non funziona come in natura. Essendo questa un campo segnato dai conflitti e dagli antagonismi sociali, parlare di "fatti" chiama in causa soggetti e volontà, significa che il debole soccombe al più forte, che chi non si autodetermina è determinato, che chi non si auto-modifica viene modificato.

In buona sostanza è accaduto che le élite dominanti, che nel frattempo esse per prime si erano auto-trasformate —passaggio al capitalismo casinò sul piano della struttura economico-sociale, all'egemonia del pensiero unico globalista-neoliberista sul quello ideologico—, non solo hanno battuto in breccia i dominati; esse, ricorrendo ai loro ingegneri genetici, sono riuscite a manipolare il DNA della sinistra che organizzava e rappresentava i dominati. Il risultato è che abbiamo una SINISTRA TRANSGENICA, un organismo nel cui patrimonio genetico sono stati inseriti dei geni estranei. DNA ricombinante è chiamata una sequenza di DNA ottenuta artificialmente dall'incrocio di materiale genetico di origini differenti.

Prima di individuare quali sono dunque state queste modificazioni genetiche va segnalato che questi ingegneri non potevano manipolare arbitrariamente, a caso. Essi, ricorrendo a tecniche di manipolazione raffinatissime, dovevano introdurre alcune sequenze artificiali nei posti giusti della catena genetica innestandole su sequenze esistenti che fossero compatibili. Ci torneremo.

Sinistra americanizzata

La sequenza di DNA estraneo consiste in un potente segno simbolico sorretto da un dogma metafisico. Questo segno, assurto a vero e proprio nomos della terra ha un nome ed un cognome: globalismo cosmopolitico. Il dogma è la credenza che la globalizzazione avrebbe prevalso poiché essa risponde ad un ordine storico-naturale inesorabile per cui sarebbe non solo vano opporvisi, bensì reazionario. Per questa credenza la globalizzazione sarebbe un fenomeno che non lascia scampo a ciò che ostacola la sua marcia trionfante, esso può solo essere diversamente orientato ("dal basso", "da sinistra", "con etica", "democraticamente", et similia).

Sorvoliamo su questa concezione fatalistica che scambia la storia con la natura —che è solo un alibi, una foglia di fico per nascondere la propria pornografica resa—, veniamo al segno simbolico, che si è poi imposto come nomos sotto le mentite spoglie di globalismo giuridico.

Come prima cosa va detto che ciò di cui stiamo parlando ha un luogo di nascita: gli Stati Uniti d'America. Una società che per svariate e profonde ragioni (non ultima la weberiana radice calvinista) si è rivelata decisamente refrattaria alle tendenze socialiste in ogni loro declinazione, compresa quella evangelico-fabiana inglese. In questo senso Preve definiva la società nord-americana una ideocrazia. Non è indifferente che il globalismo cosmopolitico sia nato negli USA, per la ragione che nel suo dilagare planetario esso si è manifestato come processo di americanizzazione sociale, quindi dei costumi, delle consuetudini sociali, della psicologia di massa, della coscienza. Il crollo catastrofico dell'URSS ha accelerato questo processo di americanizzazione dell'Occidente, che è consistito nell'innesto, nei corpi sociali nativi, di virus che hanno finito per sradicare, fino a quasi cancellare, memoria di sé dei diversi popoli, tradizioni comunitarie e sociali, identità etniche e nazionali. I risultati di questa colonizzazione sono numerosi. I tradizionali demos nazionali e democratici sono stati vampirizzati da nuove oligarchie, viviamo in società tossiche, segnate dall'individualismo morboso e da un'atomizzazione che ha distrutto i più elementari legami sociali, primo fra tutti la solidarietà di classe.

Ecco spiegato l'apparente paradosso per cui, più le élite stuprano i popoli e le loro tradizioni, più avanza il mostro del nichilismo. "Dio è morto, tutto è possibile". Più s'avvicina il tramonto della fede globalista, più dall'alto scende la nuova metafisica dei valori cosmopolitici, più nel basso avanza una repulsione di quei valori. Questa repulsione veste i panni del nichilismo, di un anarchico relativismo a-morale. Oggi come ieri questo nichilismo porta in grembo il suo apparente opposto: un moralismo fondamentalista e autoritario. Ci si avvicina ovunque al "momento Polany": quando l’economia capitalistica deborda fino a straziare la vita comunitaria, la società reagisce domandando protezione contro gli effetti più devastanti del mercato. Giunta a quel punto le società europee ebbero due sole possibili uscite: socialismo o fascismo. Chi è certo che questa alternativa non ricapiti... scagli la prima pietra.

Torniamo a questa americanizzazione. Il capitolo conclusivo è rappresentato dall'ultima patologia di massa, quella che corrisponde alla Nerd Generation. Sintomatico il fatto che questa definizione, inizialmente dispregiativa (qualificava i giovani fissati coi i marchingegni tecnologici, chiusi nel mondo virtuale e con scarsa o nulla propensione alla socialità) sia divenuta in un solo decennio segno benigno di orgoglio e addirittura di identità di una intera generazione. Così, dove più fioriscono i "diritti umani" e quanto più splende l'universalismo occidentalista, più appassiscono gli umani rapporti, le relazioni sociali e comunitarie.

Questo processo di americanizzazione sociale non sarebbe dilagato nel nostro Paese se la sinistra storica non avesse deciso di americanizzarsi sua sponte. L'emblema di questa americanizzazione è stata l'inusitata metamorfosi del più potente Partito Comunista occidentale il quale, tagliati i ponti con l'URSS e come fosse stato vittima della sindrome di Stoccolma, finì per infatuarsi del proprio carceriere. Dall'accettazione della NATO all'approdo al liberalismo a stelle e strisce il percorso fu breve, sacramentato addirittura nel nome Partito Democratico. Questo salto della quaglia ideologico (che non ha coinvolto solo ristrette cupole dirigenti ma la stessa base sociale) ha fatto da apripista all'adesione alle dure politiche sociali neoliberiste. Sempre determinate scelte di campo sociali e politiche sono precedute da svolte nel campo del pensiero.

Globalismo cosmopolitico

Dopo le tremende turbolenze rivoluzionarie che hanno segnato il '900, i dominanti avevano un'esigenza primaria, neutralizzare la potenza del loro principale e più temibile avversario: il marxismo. Per farlo si doveva demolire il suo paradigma: l'idea dell'antagonismo tra capitale e lavoro salariato. Si doveva insomma cacciare dalla testa di milioni di proletari l'idea che la loro lotta di classe fosse giustificata, dunque legittima perché universalistica la loro missione storica. Riesumare il corpo morto del corporativismo reazionario fascista non era pensabile. Era del resto necessaria una narrazione "progressista", diversa da quella brutalmente neoliberista, cavallo di battaglia della moderna destra. Era necessario che la zecca ideologica liberale mettesse in circolazione una moneta di nuovo conio.

Sono almeno quattro i capisaldi ideologici in forza dei quali il post-liberalismo nord-americano è riuscito a colonizzare l'immaginario collettivo occidentale, vampirizzando la sinistra italiana.

(1) Al materialismo storico marxista (centralità dei rapporti sociali di produzione) ed al realismo politico di matrice leniniana veniva opposta una "metafisica dei valori morali", certo di radice cristiana, ma che aveva in Immanuel Kant la sua musa ispiratrice. Sulla scia della massima kantiana «dal valore all'essere, non già dall'essere al valore», l'etica veniva disconnessa da ogni fondamento storico-sociale. Alla teleologia marxista che concepiva il comunismo come destino ultimo e
necessario dell'umanità, si opponeva una teologia provvidenzialistica, l'idea della "progressiva realizzazione dei valori della ragione come processo della realtà" (Wilhelm Windelband). Il più classico ideologismo proto-borghese opportunamente riverniciato, che non si sarebbe propagato tanto velocemente se i nuovi potentissimi miliardari californiani di Google, Apple, Amazon e Microsoft, non fossero diventati guru e testimonial di questo pensiero post-liberale.

(2) Scendendo dal cielo dell'etica all'inferno della politica questo ha significato che il discorso marxista —priorità degli interessi sociali, conflitto di classe come motore della dinamica sociale— veniva rimpiazzato dalla "religione dei diritti". La metafisica dei valori morali figliava così l'idolatria dei "diritti umani". Al vincolo solidale basato sul far parte di un fronte di lotta contro un comune nemico, subentravano uno sdolcinato filantropismo umanitario (vedi la fiaba immigrazionista) e l'etica della tolleranza (di qui l'idea che il nuovo soggetto portatore di libertà e liberazione fosse non più l'hegeliano servo, bensì la costellazione delle minoranze a vario titolo discriminate). Non più il socialismo ma la "società multietnica", non l'eguaglianza sociale come sommo bene ma il melting pot, la contaminazione, venivano considerati i fini supremi. Determinante nella conformazione di questo discorso era la commistione tra la tradizione del ruvido libertarismo nord-americano intrecciato ai modi di vedere e le pratiche della beat generation, poi quella hippie. Legittimi sono stati considerati tutti i desideri (senza distinzione tra quelli genuini e quelli alienanti e/o indotti, artificialmente fabbricati dal sistema) dell'individuo, considerato però non come un "animale politico" comunitario, ma come essere auto-centrato, chiuso nella sua assoluta singolarità.



Iraq: tortura nel carcere americano di Abu Ghraib
(3) La sinistra post-liberale americana importava dal neo-kantismo europeo (primo su tutti il grande giurista austriaco Hans Kelsen), anche il terzo e più potente suo tratto: la concezione del mondo cosmopolitica, di qui l'anatema contro la figura dello Stato-nazione. Ma in questa importazione avveniva una trasmutazione, così che la merce, come americanata, veniva a sua volta esportata massicciamente in Europa. Clintonism, do you remember?
Si imponeva la dottrina del globalismo giudiziario o internazionalismo giuridico. Uno sciame di giuristi europei (J. Habermas e N. Bobbio in prima fila) snocciolava per l'Impero i nuovi dogmi della dottrina: "ingerenza umanitaria", "polizia internazionale", "corte penale mondiale", "crimini contro l'umanità", "genocidio".

Dalla teoria alla pratica il passo fu breve: venivano ingaggiate le cosiddette "guerre umanitarie", prima per squartare la Iugoslavia —con il governo di Massimo D'Alema in prima fila nell'aggressione— poi per annichilire l'Iraq. Seguendo le orme del nazismo i combattenti che resistevano erano bollati come "ribelli", quindi privati dello status e delle protezioni spettanti ai combattenti nemici. Abu Ghraib e Guantanamo sono testimonianza imperitura che il pacifismo cosmpolitico era ed è la nuova maschera del vecchio mostro imperialistico e della reale natura del suo disegno: gli unici Stati-nazione cui era consentito sopravvivere erano quelli che accettavano di cedere la loro sovranità mentre chi si fosse opposto, bollato come "stato canaglia", doveva essere spazzato via. Il paradigma imperiale neo-con della  "guerra di civiltà" non  era forse il figlio legittimo del clintonismo?

(4) Il quarto caposaldo ideologico di questo pensiero globalista post-liberale è il culto dello sviluppo tecnologico considerato univocamente come vettore di progresso sociale e civile. Un culto che diventa in molti casi vera e propria adorazione della scienza e delle sue applicazioni tecniche. Due sono in particolare i precipitati di questo approccio fideistico: da una parte, l'apologia della rete (World Wide Web) quindi di Internet, dall'altra l'esaltazione dell'intelligenza artificiale e la sua utilizzazione nei più disparati campi della società. Qui la convergenza tra le élite mondialiste post-liberali e la sinistra nelle sue più svariate articolazioni diventava pressoché totale.
La rete veniva gradita, anzi amata, in quanto potenza dissolutrice di identità nazionali, delle peculiari tradizioni sociali (considerati ostacoli del progresso), la rete quindi strumento di "contaminazione" e commistione tra le diverse culture, dove l'obbiettivo è una nuova, unica e "superiore" identità universale —melting pot appunto, ma ovunque crogiuolo fallito, visto che le etnie non si mescolano, coabitano ma non convivono e stanno anzi in cagnesco.

Che questa furia distruttrice di tradizioni e identità storiche sia in verità una forma coatta dioccidentalizzazione, che per questo si traduca nella realtà in un apartheid imperialistico su scala globale, nel dare vita a nuove divisioni comunitarie e confessionali, non fa problema a questi apologeti della mondializzazione. Si tratterebbe di resistenze reazionarie destinate a soccombere.
Come non fa problema che l'intelligenza artificiale, in quanto promossa e utilizzata da gigantesche multinazionali, lungi dall'essere neutrale, porti in fronte spavaldamente, il suo segno tirannico e di classe.
"Prima delle automobili c'erano le carrozze trainate da cavalli. E' il progresso bellezza!". Quante volte, vestendo i panni di veri vate della splendente "civiltà del progresso perpetuo", abbiamo sentito questo mantra uscire dalla bocca dei portavoce della cupola plutocratica...

Sinistra transgenica

Avendo fatto suoi questi quattro capisaldi, la sinistra storica europea, sia di origine socialdemocratica che comunista, ha finito per diventare un fac-simile del post-liberalismo globalista e oligarchico americano. Uno soltanto il tratto che consente di distinguere la sinistra liberale europea da quella madre: da noi il mondialismo, col suo sacrificio delle sovranità popolari, è avvenuto in nome di un radicale fondamentalismo europeista. Quando la traballante Unione, sotto i colpi della storia, passerà a miglior vita, saranno celebrati i funerali di questa neo-sinistra sistemica.
Quella "radicale", quella che non sarà capace di voltare per tempo le spalle della distopia del globalismo cosmopolitico, in quanto sinistra estrema della costellazione sistemica, è condannata alla stessa sorte. Tsipras, con la sua umiliante capitolazione, ha cominciato a scavare la tomba dove sarà seppellito il suo cadavere.

In cosa è infatti radicale la sinistra che annaspa ai bordi di quella sistemica? Cosa abbiamo al netto dei piagnistei catto-socialdemocratici contro il neoliberismo?
Stessa convinta accettazione della globalizzazione ("dal basso"); dell'Unione europea ("dei popoli"); stessa apologia della nuova tratta degli schiavi" ( "accoglienza"); medesimo rifiuto dello Stato-nazione ("internazionalismo-no-border"); identico "estremismo dei diritti umani"; stessa fede nelle nuove tecnologie considerate addirittura mezzo di liberazione (esaltazione del  "lavoro cognitivo" e del connesso "nomadismo sociale").


Avevamo affermato che gli stregoni della genetica politica non potevano introdurrerandom sequenze artificiali nella catena genetica della sinistra, che dovevano invece innestarle riampiazzando sequenze esistenti che fossero compatibili.

Torniamo dunque ai cinque assiomi del teorema fondazionale del DNA della sinistra e vediamo in cosa è consistita la manipolazione genetica.

Primo assioma.
L'idea di un progresso lineare e incessante dell'umanità. Se prima l'eguaglianza sostanziale e l'eliminazione della divisione in classi antagoniste erano le due pietre angolari per giudicare la qualità del progresso, gli ingegneri del pensiero hanno inserito al loro posto quella che abbiamo chiamato "metafisica dei valori morali", quindi i "diritti umani e civili".

Secondo assioma.
L'apologia dello sviluppo delle forze produttive scatenate dal capitalismo, ed in particolare l'idolatria del progresso tecno-scientifico. Qui gli ingegneri non hanno avuto particolari difficoltà nella manipolazione. La "quarta rivoluzione industriale" —il digitale e l'informatica (supercomputer, robot intelligenti, fino alla neuro-tecnologia e alla ri-scrittura del codice genetico)— modificherà radicalmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci relazioniamo. Il nuovo mondo sarà magnifico.

Terzo assioma.La tesi che ad un certo punto proprio il capitalismo sarebbe diventato un freno a questo sviluppo. Anche qui l'innesto non ha creato particolari criticità. Le nuove élite dominanti hanno apertamente accolto le spinte della rivolta sociale e generazionale degli anni '60 e '70 contro il capitalismo fordista e la società patriarcale coi suoi residui bacchettoni e puritani. La fede nella scienza al posto di quella religiosa, l'innovazione al posto della tradizione, l'etica individualistica al posto di quella sociale.

Quarto assioma.
L'asserzione che dalla "contraddizione" tra forze produttive e rapporti sociali capitalistici sarebbe sorta un'epoca di mutamenti rivoluzionari. Gli ingegneri han dovuto rimuovere il concetto dialettico di "contraddizione", quindi quello della rivoluzione sociale, rimpiazzandoli con quelli di evoluzione e di riforma, fondendoli in quello della "crescita" —vero e proprio mantra che ci riporta al primo assioma.

Quinto assioma.
L'enunciato per cui la classe operaia industriale, e solo essa, aveva la missione universalistica e internazionalistica di portare l'umanità nel "regno della libertà" prendendo in mano il testimone del progresso abbandonato dalla borghesia. L'internazionalismo proletario proposto da Marx era figlio della sua epoca, ovvero saliva sulle spalle dell'universalismo di matrice cristiana e di quello illuminista, non è stato difficile cancellarlo e sostituirlo con il cosmpolitismo globalista. Ma non è il proletariato, qui la manipolazione è stata audace, il soggetto che raccoglie il testimone del progresso ma, appunto, l' élite aristocratica e visionaria degli ottimati, di cui la Silicon Valley è tempio supremo. E' così che la marxiana "libertà universale" (e qui entra in gioco l'orwelliana neo-lingua) è divenuta oppressione generale, erga omnes.

E' possibile che questa sinistra, davanti al tracollo della globalizzazione, ritorni sui suoi passi? Noi pensiamo che no, non è possibile. Al contrario, più avanzeranno le nuove destre nazionaliste e autoritarie, più essa sarà sotto minaccia, più si aggrapperà al corpo moribondo del globalismo cosmopolitico. Gli ultimi mohicani aderenti alle sette della sinistra antica si attaccheranno a loro volta alla sua sottana.

Non occorre essere profeti per immaginare che solo una sinistra patriottica e democratica potrà domani arginare e vincere il pericolo di un nuovo fascismo. Che questa sinistra patriottica possa in futuro svolgere questa sua missione dipende da molti fattori, ma tutti dipendono dalla decisione con cui i suoi minoritari nuclei attuali sono capaci di recidere per sempre ogni legame con la neo-sinistra mondialista suonandogli il memento mori.

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sabato 21 aprile 2018

CIA, NSA E CAMPO ANTIMPERIALISTA

[ 21 aprile 2018 ]

GRAZIE SNOWDEN!
di Campo Antimperialista Italia*


Si leggeva su la  Repubblica del 1 aprile 

«In un file del 2005, portato alla luce dall'ex analista Cia, rivelato il controllo dell'agenzia Nsa sugli appartenenti all'ala italiana di Campo Anti-Imperialista».
Sapevamo dello spionaggio americano ai nostri danni. La conferma dall'ex analista della Cia e consulente della Nsa

La National Security Agency (NSA) ha spiato a lungo (e probabilmente non ha mai smesso di farlo) il Campo Antimperialista. Lo ha rivelato un file reso pubblico da Edward Snowden, l'ex consulente della stessa agenzia che nel giugno 2013 ha rotto con l'intelligence americana per rivelare molti documenti top secret, allo scopo di denunciare la minaccia alla libertà ed alla democrazia rappresentata dallo strapotere degli spioni a stelle e strisce. Tra questi documenti, quelli che riguardano lo spionaggio ai nostri danni, ed in particolare uno di cui dà notizia ai lettori italiani il quotidiano la Repubblica del 1° marzo scorso.

Per chi non lo sapesse la NSA è - per mezzi, budget e personale - la più potente agenzia di intelligence degli Stati Uniti e del mondo intero. Ben più potente della stessa CIA, ha tra le sue specialità lo spionaggio informatico. 
Parigi, gennaio 2003, congresso dell'Opposizione Patriottica Irachena

«Snowden, nuove rivelazioni: nel mirino dello spionaggio Usa anarchici e no-global italiani», questo il titolo un po' fuorviante de la Repubblica. Ma già il sottotitolo chiarisce: «In un file del 2005, portato alla luce dall'ex analista Cia, rivelato il controllo dell'agenzia Nsa sugli appartenenti all'ala italiana del Campo Antimperialista».              

L'articolo di Stefania Maurizi si basa infatti su un file top secret, uscito sul giornale on-line The Intercept, del giornalista del Guardian Glenn Greenwald, che ha pubblicato molti articoli basati sulle informazioni provenienti da Snowden, facendo vincere tra l'altro il Premio Pulitzer al giornale.


Questo il passaggio centrale dell'articolo della Maurizi:

«“Il Campo Anti-Imperialista e i suoi supporter sono finiti sullo schermo radar dell'antiterrorismo a causa della loro provocatoria retorica anti-americana, che usavano nei loro frequenti contatti con un altro [nostro, ndr] obiettivo: il gruppo terroristico “Paese Basco e Libertà” (Eta)”, recita il documento top secret, che continua: “Una prima verifica veloce sul Campo Anti-Imperialista ha rivelato che, sebbene il gruppo nutra un estremo disprezzo per gli Usa e le loro tendenze 'imperialiste', avesse comunque scelto di manifestarle con proteste legittime. Tuttavia, un esame più approfondito rivelava una natura duplice dell'organizzazione che, mentre in pubblico sposava la causa dell'azione politica legittima, in privato aiutava e supportava i movimenti di resistenza in Iraq e in Palestina, come anche numerosi gruppi terroristici, come l'Eta, il movimento turco DHKP/C, il Fronte di liberazione popolare della Palestina, Hezbollah e le Farc, tanto per citarne alcuni”». 

L'accusa al Campo Antimperialista è chiara. Ad una attività pubblica che, bontà loro, riconoscono come legittima,  per gli spioni della NSA avrebbe corrisposto «in privato» (sic!) un'attività non meglio precisata di sostegno alle resistenze. Attività che, si badi, neppure questi servi dell'ideologia imperiale arrivano a definire "illegittima", ma che qualificano come filo-terrorista, dato che per loro sono «gruppi terroristici» tutti i movimenti antimperialisti, di resistenza e di liberazione nazionale.
Firenze, ottobre 2002

Sul punto cascano davvero male, dato che il Campo non ha mai nascosto il proprio sostegno alle forze rivoluzionarie ed alle resistenze antimperialiste, a partire da quelle che in Medio Oriente lottavano e lottano contro le invasioni americane ed occidentali e contro il sionismo.

Ma qui bisogna stare al contesto. Il documento della NSA è del 18 agosto 2005. Una data che spiega molte cose, e che rimanda al vero punto caldo di quel periodo: la coraggiosa resistenza opposta dal popolo iracheno all'invasione americana del proprio Paese. Lotta che il Campo Antimperialista, anche come principale promotore dei Comitati Iraq Libero, ha sempre sostenuto apertamente, pubblicamente ed orgogliosamente.


UN PO' DI STORIA


Visto che si parla di cose non più recenti, può essere utile ricordare sommariamente le vicende di quegli anni, in particolare quelle che vanno dal 2003 al 2005.



2003

Come noto, nel marzo 2003 le truppe americane invadono l'Iraq. Sconfitto l'esercito di Saddam, con la presa di Baghdad nel mese di aprile, la resistenza all'occupazione inizia ad organizzarsi nei mesi successivi. E già nell'estate è chiaro che gli invasori avranno vita dura.


A settembre, il Campo Antimperialista lancia la campagna «Dieci euro per la resistenza irachena» e l'appello per una manifestazione nazionale a sostegno del «popolo iracheno che resiste». Le adesioni saranno migliaia. Un risultato straordinario se si tiene conto della campagna di demonizzazione dell'iniziativa. Il martellamento dei media è ossessivo: per loro quella degli iracheni non è resistenza bensì terrorismo. Aderiscono a questa impostazione anche le forze della sinistra precedentemente impegnate nel movimento pacifista. Rifondazione Comunista pretende - per la verità senza troppo successo - di impedire ai propri militanti l'adesione all'appello. La stessa cosa fanno i DS e la Cgil. Impressionante, su istigazione del governo Berlusconi, l'offensiva denigratoria dei media, tutti schierati contro la manifestazione, da Libero Liberazione (passando
A due mesi dall'attacco USA: Baghdad, gennaio 2003
per Corriere Repubblica) come rilevammo allora. Nonostante il clima da caccia alle streghe la manifestazione si svolgerà regolarmente e con successo a Roma il 13 dicembre 2003.


2004


Sullo slancio di questo successo, si costituirà nel gennaio 2004 il coordinamento dei Comitati Iraq Libero, attraverso i quali verranno organizzate decine di iniziative pubbliche in tutta Italia, spesso anche con la partecipazione di esponenti della Resistenza irachena. 


Per gli imperialisti ed i loro sostenitori italiani era troppo. Dalla campagna di stampa si passa così alla repressione. Il 1° aprile 2004, su mandato della Procura di Perugia,
Roma marzo 2003: alla immensa manifestazione
contro l'aggressione USA all'Iraq
vengono arrestati tre dirigenti del Campo Antimperialista: Moreno Pasquinelli (portavoce internazionale del Campo), Maria Grazia Ardizzone ed Alessia Monteverdi. L'accusa era quella di aver aiutato degli esuli turchi, ma evidente fu a tutti il tentativo di colpirci proprio nel cuore della mobilitazione sull'Iraq.

Una valutazione che così esprimemmo a caldo già il giorno degli arresti:

«Gli arresti di questa mattina sono una chiara rappresaglia contro la realtà che si è maggiormente distinta nel sostegno alla Resistenza ed alla lotta di liberazione che il popolo iracheno conduce contro la barbara ed illegittima occupazione di quel paese da parte delle truppe americane e di quelle dei paesi alleati, tra i quali l’Italia».

7/4/2004, Istanbul: manifestazione di solidarietà con gli antimperialisti italiani
Dal punto di vista del diritto le accuse erano manifestamente infondate, anche se i telegiornali non avevano perso l'occasione per dare come prima notizia lo «smantellamento di una centrale terrorista internazionale». Sta di fatto che il 24 aprile il Tribunale del Riesame di Perugia ordina la scarcerazione dei tre compagni, per i quali - anni dopo - arriverà la definitiva sentenza d'assoluzione.

Il crollo del castello accusatorio non fermerà però i soliti "giornalisti", diversi dei quali sul libro paga dei servizi. Costoro, dal 2003 al 2006, scrissero pagine e pagine contro il Campo Antimperialista ed Iraq Libero, indicandoci come amici dei terroristi e forza di collegamento tra vari gruppi armati. Ovvia conseguenza di questa campagna la continua richiesta di nuovi arresti, in cui si distinsero in particolare Libero il Giornale

Nell’estate 2006 divenne di pubblico dominio quel che sospettavamo da tempo. Il vicedirettore di Libero, quel sant’uomo di Renato Farina che tanto del suo tempo ci aveva dedicato, era un collaboratore del Sismi. Agente “Betulla” il suo nome in codice, l’addetto alla disinformazione Pio Pompa il suo diretto superiore. Da quella vicenda emersero anche altri nomi di “giornalisti” nell’elenco dei collaboratori del Sismi, diversi dei quali resisi protagonisti delle campagne di stampa contro il Campo Antimperialista. Avemmo così la conferma di chi costruiva le veline, le “analisi”, gli articoli prefabbricati che ci venivano scagliati contro.

Visto che questo articolo è dedicato agli spioni, ricordarlo è utile. Anche perché si tratta evidentemente di quello stesso Sismi che collaborava a pieno regime con la CIA e la NSA.

2005


A due anni dall'inizio dell'occupazione, la Resistenza in Iraq si allarga. Così pure la rete che ne sostiene le ragioni politiche, in Europa e nel mondo, rete di solidarietà che aveva proprio in Italia il suo centro propulsore.
Roma marzo 2006: grande manifestazione per la Resistenza Irachena
Jabbar al-Khubaysi (a sinistra ) e Moreno Pasquinelli


Nella primavera, un vasto schieramento di forze promuove una Conferenza Internazionale a sostegno della Resistenza irachena da tenersi agli inizi di ottobre in Italia. Oltre ad alcune componenti irachene (tra le quali l'Alleanza Patriottica Irachena di Jabbar al Kubaysi, di cui diremo dopo), a diverse organizzazioni arabe e di altri paesi asiatici, sono rappresentati tra i promotori parecchi paesi europei: Francia, Spagna, Germania, Austria, Danimarca, Ungheria, Grecia, Svezia, Norvegia, oltre naturalmente all'Italia.

L'importanza politica di questa iniziativa è evidente. Si trattava di dare riconoscimento politico alla Resistenza. A tale scopo erano invitati a partecipare numerosi esponenti delle resistenze medio-orientali (tra queste, ovviamente, quella palestinese e quella libanese), ma soprattutto qualificati rappresentanti della Resistenza e della società civile irachena quali Ayatollah Sheikh Jawad al Khalesi, leader del Iraqi National Foundation Congress; Ayatollah Sheikh Ahmed al Baghdadi; Salah al Mukhtar, già ambasciatore iracheno in India; Sheikh Hassan al Zargani, Portavoce internazionale del movimento di Muqtada al Sadr; Mohamad Faris, Comunista patriottico iracheno; Ibrahim al Kubaysi, fratello del segretario dell’Alleanza Patriottica Irachena, rapito dagli americani il 4 settembre 2004.

La manifestazione del 2 ottobre 2005 per ottenere i visti ai compagni iracheni
Per poter svolgere la Conferenza era necessario che il governo italiano concedesse i visti di ingresso agli ospiti mediorientali. Ma quando tutto sembrava procedere, ed era giunto anche il benestare dall'ambasciata italiana a Baghdad, arriva un pesante intervento dagli Stati Uniti. Siamo proprio agli inizi di quell'agosto 2005 del documento della NSA.

In quel testo, ripreso dall'articolo di Repubblica, si afferma che: 
«La conoscenza del Campo Anti-Imperialista e delle sue connessioni ha prodotto, a quanto pare, una recente comunicazione diplomatica del governo americano a quello italiano, nella quale gli Usa hanno chiesto l'arresto di appartenenti all'ala italiana del Campo Anti-Imperialista».
In realtà l'annotazione degli spioni della NSA si riferisce alla lettera inviata da 44 membri del Congresso degli Stati Uniti all'ambasciatore italiano a Washington, Sergio Vento. La lettera reca la data del 28 giugno 2005, ma essa diviene di pubblico dominio solo il successivo 5 agosto. Questo il suo illuminante contenuto:

Congresso degli Stati Uniti
Washington, DC 20515
28 giugno 2005

Ambasciatore Sergio Vento
Ambasciata d'Italia
3000 Ehitehaven Street, N.W.
Washington, D.C., 20008

«Caro ambasciatore Vento:Scriviamo per esprimere la nostra preoccupazione perché gruppi che appoggiano attività terroristiche hanno in progetto di incontrarsi prossimamente in territorio italiano per pianificare una campagna di appoggio finanziario al terrorismo. Come lei forse saprà, membri e simpatizzanti del "Campo Anti-imperialista"  (AIC) stanno organizzando un incontro a Roma nei giorni 1-2 ottobre per una Conferenza Internazionale di Appoggio alla Resistenza Irachena.Noi riteniamo che l'AIC, che funge da coalizione di vari gruppi legati al regime di Saddam Hussein e agli insorti iracheni, faccia parte di una rete internazionale di finanziamento dei terroristi che si estende dall'Iraq all'Europa. In un convegno del settembre 2003 in Italia, vicino ad Assisi, città il cui nome è legato in perpetuo alla pace, il "Campo Anti- Imperialista" lanciò una campagna "Dieci Euro per la Resistenza Irachena", per inviare aiuti verso aree in cui è ben nota l'attività delle forze degli insorti, compresa la provincia di Al Anbar. Questo gruppo ritiene che la violenza per resistere al nuovo governo iracheno e ai suoi alleati della Coalizione sia legittima e ammette tranquillamente di essere favorevole all'utilizzo del denaro per acquistare armi ed equipaggiamento militare.
La Lettera dei 44 membri del Congresso USA
Sulla base delle dichiarazioni pubbliche dell'AIC e di altri gruppi, riteniamo che la conferenza di Roma sarà utilizzata per raccogliere ulteriori fondi per il terrore in Iraq e per coordinare campagne simili in tutta Europa e nel mondo.L'Italia e gli Stati Uniti hanno una lunga storia di collaborazione per la libertà, dai giorni di Garibaldi fino alla Guerra Fredda. Attualmente americani e italiani operano in Iraq affrontando insieme il pericolo continuo di attacchi terroristici. Non lasciate che quanti odiano la coraggiosa lotta del popolo iracheno per conquistare la democrazia e la sicurezza possano usare l'Italia come base per le loro campagne di finanziamento. Siamo pronti a lavorare con i nostri governi per fermare il flusso di denaro ai terroristi e difendere i valori che condividiamo».

Cordiali saluti,Seguono 44 firme




Oltre alla solita retorica "democratica", che si commenta da sola; è da segnalare come - in mancanza di appigli giuridici per impedire l'attività degli antimperialisti - sia ricorrente il pretestuoso tema dei "finanziamenti", sempre utile per insinuazioni di ogni tipo.
Roma, 30 settembre 2006

Il comitato organizzatore della Conferenza denunciò subito la grave ingerenza americana con queste parole:
«Le pretese e l’arroganza della classe politica americana non hanno limiti. 44 membri del Congresso degli Stati Uniti hanno scritto una lettera all’ambasciatore italiano a Washington, Sergio Vento, con la quale chiedono in sostanza al governo Berlusconi di chiudere la bocca a chi, opponendosi con l’iniziativa politica alla strategia aggressiva e guerrafondaia degli USA, sostiene la legittima Resistenza del popolo iracheno. In particolare la lettera chiede di fatto la messa fuori legge del Campo Antimperialista, una delle componenti della coalizione che sta organizzando la Conferenza internazionale per la pace e la Resistenza in Iraq prevista per i giorni 1 e 2 ottobre proprio in Italia. 
E proprio la conferenza è il bersaglio più generale dei parlamentari USA. La loro richiesta è che il governo italiano ne impedisca in ogni modo lo svolgimento. Proprio questa forsennata aggressività dimostra da un lato la natura totalitaria del disegno di dominio planetario di Washington e, dall’altro, l’assoluta centralità della lotta di liberazione condotta dal popolo iracheno contro le truppe di occupazione. Proprio per questo la Conferenza di ottobre assume una grande importanza anche come occasione per una pace giusta in Iraq. Il fatto che gli USA vogliano impedirla deve essere un grande stimolo per la sua piena riuscita.
Le pazzesche pretese degli Stati Uniti debbono essere respinte. E’ ora che il movimento contro la guerra faccia sentire la propria voce. E’ ora che tutti i democratici si mobilitino a difesa delle libertà costituzionali. Sostegno alle lotte dei popoli oppressi e difesa delle libertà democratiche sono infatti due facce della stessa medaglia, due aspetti di una stessa battaglia che devono vivere uno accanto all’altro. Vogliono chiuderci la bocca: non ci riusciranno!»          

A seguito della diffusione della lettera dei congressisti USA, l'ambasciata italiana a Baghdad, con una comunicazione dell'8 agosto, si rimangiò il precedente "no problem" sui visti. Come era scontato che fosse il governo italiano si era immediatamente piegato al diktat di Washington.

In risposta a questo atto vergognoso, a metà agosto uscì un appello, rivolto al ministro degli Esteri Fini, per chiedere il rilascio dei visti. L'appello - sottoscritto da numerosi intellettuali - così si concludeva:
«La evidente pressione esercitata sul governo italiano dagli Stati Uniti, che ha portato alla negazione dei visti, rischia di rendere impossibile lo svolgimento di una conferenza che potrebbe contribuire alla ricerca di una pace giusta in Iraq, nel rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli. I sottoscritti, di fronte a questa gravissima ingerenza negli affari interni del nostro paese che calpesta i diritti democratici sanciti dalla Costituzione, chiedono al Ministero degli Esteri a al governo italiano di garantire il rilascio dei visti richiesti».
Tra i primi firmatari il giornalista Giorgio Bocca, Gianni Vattimo, Giulio Girardi, Samir Amin, Luigi Cortesi, Falco Accame, Franco Cardini, Stefano Chiarini, Gianfranco La Grassa, Costanzo Preve, Jan Myrdal, Giovanni Franzoni, Don Andrea Gallo e (sorpresa, ma ne è passata di acqua sotto i ponti) Roberto Saviano.

Né questo appello, né il successivo sciopero della fame di 8 esponenti dei Comitati Iraq Libero, cambieranno la decisione del governo italiano. La conferenza venne così rinviata. Essa poté svolgersi solo nel marzo 2007, quando il nuovo ministro degli Esteri D'Alema concesse i visti, ottenendo però dai media un sostanziale oscuramento dell'evento.

Prima di chiudere alcune parole vanno dette sulla vicenda del compianto nostro fratello Jabbar al Kubaysi. Il documento della NSA parla dell'«arresto di un finanziatore di alto profilo della resistenza irachena». Prescindendo dalla loro ossessione per i "finanziamenti", è chiaro come gli spioni si riferiscano proprio a lui. Ma asserire di essere arrivati al suo arresto grazie allo spionaggio delle attività del Campo è semplicemente ridicolo. Al Kubaysi (scomparso nel 2011) era infatti un personaggio assolutamente noto in Iraq e completamente pubblica era la sua attività a favore della Resistenza in Europa ed in Italia, dove era stato nostro ospite per la prima volta già agli inizi del 2003. 

Qui è chiaro come gli agenti della NSA abbiano voluto vantarsi un po'. In realtà Jabbar venne arrestato dagli americani il 4 settembre 2004 nei pressi di Falluja, la sua “città martire”, accusato di essere uno dei massimi esponenti del “terrorismo iracheno” in connubio, non solo coi fedeli di Saddam Husssein e al-Durri, ma pure con al-Qaeda. Sconterà un anno e mezzo di carcere duro, per poi essere liberato, anche grazie alla mobilitazione, sia irachena che internazionale. Una volta scarcerato egli venne espulso dall’Iraq per imboccare la via di un secondo esilio. Tornerà quindi in Italia diverse volte e parteciperà alla già ricordata Conferenza Internazionale del 2007.


Conclusione


Sia pure in maniera necessariamente sintetica, abbiamo cercato di ricostruire le complesse vicende di quegli anni. Anni in cui fummo sostanzialmente i soli ad alzare con forza la bandiera della Resistenza contro l'imperialismo e le sue guerre, mentre altri si crogiolavano nell'ebete formula del "né con la guerra né col terrorismo". E' vero, le resistenze (a partire da quella irachena) hanno registrato diverse sconfitte. Ma anche i progetti dell'imperialismo hanno subìto - proprio grazie ad esse - le loro battute d'arresto. E che il sostegno alla Resistenza irachena, di cui andiamo fieri, sia finito nel mirino della NSA è solo una conferma in più della giustezza e dell'importanza di quella battaglia.


In ogni caso non lasciamo la ricostruzione della storia alle agenzie di intelligence dell'imperialismo. Quello che Edward Snowden ha coraggiosamente reso pubblico, se da un lato non ci sorprende di certo, dall'altro dovrebbe far suonare più di un campanello d'allarme sul controllo totalitario della società da parte di questi potenti strumenti dell'oligarchia al potere.


* Fonte: Campo Antimperialista - Italia

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