domenica 31 luglio 2016

LETTERA APERTA A M5S: “Per la salvezza nazionale ascoltateci" di Marco Mori

[ 31 luglio ]
Pubblichiamo questa lettera aperta a M5S dell'amico Marco Mori, portavoce di Alternativa per l'Italia. Nei toni più perentoria di quella che fece circolare P101 LETTERA APERTA AL MOVIMENTO 5 STELLE di P101 il 24 maggio scorso.

«Nelle prossime ore tutti i Parlamentari ed Europarlamentari m5s riceveranno sulla mail questa mia comunicazione che qui vi trascrivo e anticipo. Speriamo davvero che questo appello non resti inascoltato!
OGGETTO: Il movimento può salvare il Paese, ma deve accantonare la linea di Di Maio. Euroexit come condizione preliminare imprescindibile per la fine della crisi.
Carissimi e stimatissimi Deputati, Eurodeputati e Senatori del movimento cinque stelle, mi rivolgo a voi in un momento storico gravissimo in cui non c’è in gioco solo il destino dell’Italia, ma quello del mondo intero. 

Alcuni di voi già mi conoscono, visto che ho partecipato a vari eventi informativi per denunciare, dal punto di vista tecnico-giuridico, i crimini di questa oscena dittatura finanziaria che prende il nome di Unione Europea.

Oggi più che mai è importante, se vogliamo davvero salvarci, comprendere le ragioni della crisi che ci attanaglia. Il modello neoliberista, codificato nei trattati europei, ci ha distrutto ed ha aggredito il mondo intero. Il mercato, ha superato la democrazia, spazzando via i nostri diritti inalienabili e portandoci ad un passo dalla guerra.
Se anche i politici fossero ancora più corrotti e rubassero ancora di più di quanto avviene oggi, ma contemporaneamente rispettassero il modello economico costituzionale, rispettassero la sovranità nazionale tenendosela stretta, anche in materia economica e monetaria, la crisi non esisterebbe. L’economia deve tornare sotto il controllo, la disciplina ed il coordinamento della Repubblica. Durante il miracolo italiano, che ci portò dall’essere un Paese raso al suolo dalla seconda guerra mondiale a divenire una potenza economica mondiale, pensate forse che la corruzione ed il malaffare non esistessero? I crimini c’entrano ben poco con la macroeconomia, la loro influenza è assai limitata.
Pertanto è con il più vivo rammarico che ho ascoltato le recenti dichiarazioni pubbliche di Luigi Di Maio, dichiarazioni che destano motivato e forte sconcerto e che risultano in definitiva sfociare direttamente nel tradimento dei valori largamente condiviso da gran parte di Voi, gli unici che possono portarci alla salvezza.
Abbiamo assistito ad incommentabili incontri con lobby del potere finanziario, dichiarazioni amichevoli verso l’UE e soprattutto al deciso cambio di rotta sull’euro. La campagna svolta alle europee è stata per questo definita un errore, si è fatta professione di moderazione con coloro che invece ci stanno annientando deliberatamente. 
La posizione del cinque stelle sul tema euro era in verità erronea anche in precedenza al cambio di rotta deciso unilateralmente da Di Maio, il referendum sull’euro non ha mai avuto alcun senso. Un Paese privo di sovranità monetaria sarebbe pesantemente ricattabile durante il tempo necessario a svolgerlo, prolungando di molti mesi le difficoltà che già avremo durante la campagna elettorale. Il voto ne sarebbe pesantemente influenzato con il rischio di farci rimanere nella gabbia.
I Paesi che non hanno sovranità monetaria possono fallire, debbono subire la dittatura dei creditori, di fatto non possono neppure più essere definiti Stati, perché sono retrocessi al rango di qualsivoglia altro soggetto privato. Concetti, questi, espressi anche da giuristi di fama ben maggiore della mia. Penso in particolare agli ex Corte Costituzionale Paolo Maddalena e Gustavo Zagrebelsky oppure al Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, Luciano Barra Caracciolo. Persone di ben altra pasta rispetto a quei Barbera e Prosperetti, che purtroppo avete contribuito a far sedere alla Consulta e che l’hanno infangata con la loro difesa di quel crimine contro l’umanità che si chiama “pareggio in bilancio”.
L’euro è una moneta concepita appositamente per creare con le sue regole una crisi atta ad obbligarci a cedere sovranità, smantellando lo Stato. L’euro è in definitiva un crimine contro la personalità dello Stato e per punire i criminali non si fanno certamente i referendum, si fanno i processi! 
L’euro oggi agisce esattamente come una volta agivano gli eserciti di occupazione, non abbiamo fatto il referendum per liberare l’Italia dai nazisti, abbiamo fatto la resistenza!
Tuttavia, prima della nuova linea targata Di Maio, quantomeno la denuncia al sistema euro era chiara e netta e l’errore del referendum era emendabile, non diventava una condizione “sine qua non” che mi imponesse di scendere in campo contro di Voi.
La campagna per le elezioni europee è stata davvero buona. Questo mi aveva spinto ad appoggiare e votare il movimento, a partecipare con entusiasmo alle conferenze in cui mi avete invitato come esperto, definizione che alcuni di Voi mi avevano attribuito, certamente a ragione, e che vi dovrebbe indurre ancor di più a ponderare ancor più attentamente oggi le mie parole.
Dobbiamo avere ben a mente quanto accadde nel secolo scorso, la seconda guerra mondiale non ha trovato affatto la sua origine nel nazionalismo, ma il nazionalismo fu una conseguenza, certamente sbagliata, delle politiche liberiste. Politiche esattamente speculari a quelle che oggi impregnano i Trattati europei, espressamente concepiti per tutelarle gli interessi di pochi speculatori, gente che conta immensamente di più di qualsivoglia burattino della politica nazionale, corrotto o meno che sia.
Non è come dice vergognosamente Di Maio che sia sufficiente registrate le lobby per controllarne gli effetti nella politica. Oggi associazioni eversive come la Trilaterale, con cui Di Maio si è purtroppo incontrato, si vantano apertamente di influenzare la scena politica. Se anche il Presidente della Repubblica vi si è inchinato ricevendo i suoi esponenti con tutti gli onori, questa non era una buona ragione per fare altrettanto. Da Voi mi sarei aspettato invece la richiesta di messa in stato d’accusa di Mattarella, che in punta di diritto sarebbe stata ineccepibile. Certi nemici sono ben noti, non serve frequentarli, occorre combatterli!
I nostri Padri Fondatori hanno messo nero su bianco nei verbali dell’Assemblea Costituente questi concetti, sui quali hanno poi scritto quel capolavoro di democrazia che è la Costituzione del 1948. 
Ve ne cito uno degli esempi più eloquenti, vi riporto le parole di Gustavo Ghidini, scolpitevele nella mente perché ci parlano della nostra attuale realtà: “Se si lascia libero sfogo alla legge della libera concorrenza e alla libera iniziativa animata solo dal fine del profitto personale, si arriva pur sempre al super capitalismo e così a quelle conseguenze che lo stesso onorevole Maffioli depreca, fra le quali primeggia la guerra tremenda che fu la rovina di tanti popoli (omissis…). È possibile parlare di un progetto social-comunista quando si afferma all’articolo 38 che la proprietà privata è assicurata e garantita e all’articolo 39 che l’iniziativa privata è libera? Non è dunque un progetto social-comunista. È vero che sono affermati vincoli e limiti al diritto di proprietà. Ci sono limiti, perché non si vuole che si formino delle grandi concentrazioni di proprietà che sottraggono all’iniziativa privata grandi strati di produttori e costituiscono a un tempo delle potenze economiche tali che, se anche potessero condurre ad un grado di produttività più elevato, portano altresì a quella potenza politica che, non avendo altro intento che il vantaggio patrimoniale privato, disconosce e travolge gli interessi materiali, morali e politici della collettività scatenando quelle conflagrazioni che ci hanno portato alla miseria attuale”.
Ecco perché oggi mi rivolgo a Voi. Avete compreso la gravità del momento? Dovete avere chiaro che stiamo scrivendo la storia dell’umanità e che, conseguentemente, le Vostre responsabilità sono immense. Non c’è più tempo per giochi nel movimento, da subito è necessario inquadrare il programma di salvezza nazionale che vi porterà (ci porterà se me lo consentite) a vincere le prossime elezioni e salvare il Paese.
In TV dovreste parlare di Euro ed UE, spiegare la loro incompatibilità con la Costituzione e la loro natura criminale. Parlare dell’importanza della sovranità, dell’indispensabilità di quella monetaria ed economica. Spiegare come il neoliberismo sia un crimine contro l’umanità e di come l’economia debba tornare ad inchinarsi senza se e senza ma ai Parlamenti sovrani, che non lo sono certo di per sé stessi, ma solo in forza del l’investitura del popolo (concetto da spiegare agli attuali abusivi della maggioranza che osano addirittura tentare una criminale modifica della carta costituzionale su cui però vi sento assai distratti).
Chi non vuole l’uscita dall’euro immediata e senza alcun referendum deve essere cacciato immediatamente dal movimento perché per ignoranza o malafede finisce per aiutare tutti noi a camminare a passo spedito verso il baratro.
Se prenderete questa posizione vincerete (vinceremo!) le elezioni con percentuali mai viste nella storia della Repubblica, perché la gente ha già capito il messaggio ed appena parlerete molto più di neoliberismo ed euro, anziché di sprechi e corruzione, anche chi ancora non ha capito arriverà a comprendere appieno il grande crimine in cui viviamo, crimine diretto a spazzare via lo Stato e tutti quei diritti inviolabili che la sua esistenza tutela.
Quando postate sulle auto blu, anziché sull’euro, fate un passo ulteriore verso la nostra fine! Pensateci!
Ieri come oggi sono a vostra disposizione per ogni chiarimento tecnico, scriviamo subito il programma che metterà fine all’oscena dittatura finanziaria in cui viviamo prima che sia troppo tardi, collaborate con tutti noi, tecnici che solo vedendo l’assenza di posizioni chiare nel movimento, hanno fondato un proprio partito, Alternativa per l’Italia. Ma noi faremmo a meno di fare politica se ci foste Voi a prendere le decisioni che l’interesse nazionale oggi impone.
Con stima e speranza, disponibili a collaborare ma mai pronti a compromessi, c’è una sola linea vincente e credo che la maggior parte di Voi la condivida, allora contattateci e percorriamola».

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venerdì 29 luglio 2016

III. FORUM: UN VERO E PROPRIO SUMMIT NO EURO

[ 30 luglio ]
Dovrete abituarvi, che da qui al 16 settembre ve lo ricorderemo spesso, se non altro per aggiornarvi sullo stato dell'arte. Fervono già i preparativi del III. Forum Internazionale No Euro. Dicono che 3 è un numero perfetto, ed infatti chiamarlo "forum" pare limitativo. Quello che si svolgerà a Chianciano Terme dal 16 al 18 settembre è un vero e proprio SUMMIT INTERNAZIONALE NO EURO.

Qui sotto la lista dei protagonisti della sessione di apertura.

Questo il SITO MULTILINGUE dove potrete ottenere ogni informazione riguardo al programma, a tutti i protagonisti, alle modalità di prenotazione e partecipazione.
Se intendete esserci segnalatelo allo staff organizzativo:
info@noeurointernationalforum.com
Numero telefonico dello staff (attivo solo nei giorni del Forum):+39.3887752491

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LA DEFLAZIONE (DEI SALARI) METTE TUTTI D'ACCORDO di Alberto Bagnai

[ 29 luglio ]

Alberto Bagnai [nella foto] sarà uno dei protagonisti del III. Forum internazionale no-euro che si svolgerà a Chianciano Terme dal 16 al 18 settembre.


Tempo fa Federico ha segnalato su Twitter questa "notizia": secondo la scienza (che poi sarebbe una fondazione olandese legata al gioco d'azzardo) nei prossimi 30 anni l'automazione occuperà il 50% degli attuali posti di lavoro.

Vabbè...

Tralasciando il fatto che i simpatici frisoni avrebbero anche altro a cui pensare (qui due disegnini tratti dall'ultima in depth review:
clicca per ingrandire



Lo sapevate? Il debito delle famiglie olandesi arriva al 230% del loro reddito disponibile...), e che quindi di quello che dicono dobbiamo tenere il debito conto, cioè zero, mi pregio di sottoporre alla vostra riverita attenzione (scusandomi se vi distraggo dalla crociata) due costanti di questo tipo di notizie.

La prima è che queste analisi si fondano su un paralogismo talmente evidente che non si vede (un po' come, secondo Pitagora, noi non percepiamo l'armonia delle sfere: ma questo lo sa solo chi era a Tignale): ci viene detto che le macchine che esisteranno fra tre decenni saranno in grado di fare il 50% di quello che gli uomini fanno oggi, nel mondo di oggi, con le macchine di oggi. Ora, la dottoressa Arcazzo non saprebbe esprimere concetto più profondo.

Applicate la backward induction. Pensate: con una Browning M2 un soldato di oggi, purché posto in posizione lievemente dominante e adeguatamente munito di munizioni (appunto), potrebbe sterminare (se ci fosse) un'intera orda di unni del V secolo d.C. lanciati al galoppo. Secondo i gambler frisoni questo spiega perché oggi gli eserciti, come tutti vedono, sono disoccupati, giusto? Ragionamento impeccabile, con un unico lieve e facilmente occultabile difetto: nel XXI secolo non ci sono gli unni del V secolo (però c'è il Fmi).


Noi non sappiamo come sarà il mondo fra 30 anni.

Però da circa 3000 anni sappiamo com'era il mondo 30 anni fa, ed era più o meno come quello di oggi. Il progresso c'è sempre stato, ed è stato fuoco, amigdala, ruota (non so esattamente l'ordine, ma sicuramente fra voi c'è un paleoantropologo), bronzo, ferro, ecc. Ci sono sempre stati i forti e i deboli, e i primi non hanno quasi mai ambito a fare l'interesse dei secondi, perché aiutare i deboli a diventare forti significa ridurre la propria fetta di torta. Dice: "Ma il progresso aumenta la torta! Vuoi mettere, ad esempio, un aratro di legno con l'agricoltura industrializzata che il TTIP ci vuole imporre! Sai la produttività?" Certo. Il progresso porta un aumento della produttività. Ma l'evoluzione della società porta uno sviluppo delle aspirazioni individuali, un aumento dei bisogni (reali o presunti ma comunque sempre legittimi). Alla fine il limite analitico di queste analisi sta nel considerare solo il lato dell'offerta. Certo che per produrre quello che ci occorre oggi le macchine di domani saranno più efficienti. Ma domani ci occorrerà quello che ci occorrerà domani (se avete difficoltà a capire la frase rileggetela, pensando che domani è un altro giorno, e non è ancora arrivato), e quindi avremo bisogno di creare molto più valore aggiunto di quanto ce ne occorra oggi, perché domani ne domanderemo di più.

Strano, eh? Gli uomini non vogliono stare bene: vogliono stare meglio. Ve ne eravate accorti? Certo. il meglio rischia di essere nemico del bene. Ma chi si accontenta gode poco, e comunque da quattro milioni di anni noi funzioniamo così. Attendo fiducioso la #pirreviù dell'antropologo di turno.

Quindi le analisi dei simpatici gambler frisoni non valgono la carta sulla quale potreste stamparle. Come dico ne L'Italia può farcela, se lo squilibrio distributivo (o la disoccupazione, che poi è la causa e l'effetto dello squilibrio) fossero un portato del progresso tecnico, a parecchie decine di migliaia di anni dall'invenzione dell'amigdala un'unica persona dovrebbe guadagnare 60.000 miliardi di dollari, e gli altri sei miliardi di persone avere un reddito zero (e essere disoccupate). Non è così, ovviamente.

Ma qui si inserisce la seconda considerazione, la seconda costante di questo tipo di "ragionamenti". In tutta evidenza, "notizie" di questo tipo vogliono condurvi subliminalmente ad accettare come dato "naturale", perché portato di un progresso "tecnico" supposto "neutrale" in termini di scelte sociali e politiche, il fatto che voi veniate pagati di meno. E certo: se quello che fate voi lo può fare una macchina, sarete disoccupati: pensate! Il 50% della forza lavoro sarà sostituita da macchine (fatte da chi?). Eh, è proprio vero, signora mia... Purtroppo er progresso è tanta 'na bella cosa, se sa, ma laggente rimangono senza lavoro, e bisognerà da pagalli perché se ne stieno a casa...

Chiaro, no?

Ovviamente, se questa notizia ti arriva tornando da un concerto fatto a 45 minuti da Perugia, in una località collegata da strade percorribili solo a 30 all'ora perché sono una interminabile sequenza di buche (e con segnaletica non sempre in ottimissime condizioni), dove sta il trucco lo capisci prima...

Ma credo che dove sia il trucco lo vediate anche voi.

Quella di distribuire il reddito in un modo o nell'altro è una scelta intrinsecamente politica: la disoccupazione deprime la quota salari, e la scelta di darsi come obiettivo politico l'occupabilità, invece dell'occupazione, è una precisa scelta politica inquadrata in un disegno politico formulato dal quell'organismo di indirizzo politico privo di responsabilità politica che è l'OCSE ormai da anni, come ci ha spiegato Agénor.

La sintesi è che se sarete disoccupati, o sottopagati, oggi come fra trent'anni (o come trenta, o tremila, anni or sono), la tecnologia, la scienza, c'entrano ben poco. C'entra invece la politica, che sa prendere forme insidiose per sottrarvi ciò che vi spetta.

Ascoltando Lavoie all'EAEPE Summer School ho avuto diversi momenti di autentico godimento (unico problema: non vuole prendere atto del fatto che esiste una gerarchia internazionale dei mezzi di pagamento e quindi un vincolo esterno: ma di questo credo che avremo occasione di parlare con calma a marzo a Paris XIII). Uno di questi momenti si è presentato quando Lavoie ha argomentato, con ricca bibliografia, la critica a uno dei caposaldi del donaldismo, il famoso ELR (Employer of Last Resort).

(...per gli ultimi arrivati: me ne fotto se Trump si chiama Donald. Per noi Donald è un'altra cosa. Ho scritto un glossario. Leggetelo. Se non vi va di farlo, andatevene. Se non avete voglia di imparare siete inutili, quindi dannosi...)

In effetti, è difficile sfuggire all'impressione che le cose stiano proprio come le metteMalcolm Sawyer:

Di fatto, costituendosi come "datore di lavoro di ultima istanza", lo Stato interverrebbe nel conflitto distributivo fissando il livello del salario di riserva. Se lo stato ti dà 700 euro al mese per farti tagliare l'erba nelle aiuole, ovviamente sarà difficile che un imprenditore possa dartene più di 700,50 per farti fare un'altra cosa. Tanto, se ti lamenti, l'imprenditore ti dà un calcio nel sedere, e babbo Stato (controllato dai potenti e non dai deboli) interviene a darti la mancetta, sedando (che non viene da sedere, ma da sedare, anche se alla fine finisce lì) il conflitto sociale.

Geniale, vero?

Per quanto ciò possa sembrare assurda, questa storia quadra molto con la favoletta del giornalista indipendente di regime che va un anno in America (cioè nella potenza imperialista attualmente interessata a mantenere in vita l'euro) e torna sapendo tutto perché ha studiato un sacco con un sacco di economisti un sacco fichi e un sacco di sinistra, per poi diventare intellettuale critico di regime in una trasmissione dove la metà del pubblico ai bei tempi era composto da comparse di FARE (lo ricordate?) e la cuiraison d'être era molto evidentemente buttarla in vacca, facendo apparire per pazzo chiunque articolasse una critica scientificamente fondata all'euro... Tutto il dibattito farlocco su "il reddito di cittadinanza (aka reddito della gleba) non è il reddito minimo", "l'ELR è una cosa un sacco alternativa che ha salvato l'Argentina perché ne parla un giornalista un sacco coraggioso" ecc., va ovviamente in cocci di fronte non appena si faccia un minimo sforzo per innalzarsi e ampliare gli orizzonti. Lo scopo è sempre e solo uno: orientare il conflitto distributivo a favore del capitale, o placare gli sconfitti di questo conflitto (dove "o" sta per "vel" e non per "aut": ma "e/o" lo lascio scrivere ai sindacalisti).

Cadono veramente le braccia di fronte all'ingenuità di certi commentatori (e dell'infinito numero dei tifosi da stadio). Ma questa è la democrazia, pare...

Eppure non è strano. Lo scopo del capitale è appropriarsi di una quota preponderante di valore aggiunto, e per farlo, naturalmente, il capitale deve sottrarla al lavoro. Ci sono tanti modi per farlo. Chiedere allo Stato, governato da interessi oligarchici, di fissare un salario di riserva da fame è uno dei tanti possibili modi: alla fine, il più pulito. Poi ce n'è un altro, questo:


Ciao Alberto,
spero che tu e tutta la tua famiglia stiate bene e mi auguro di poter trovare il tempo di partecipare a qualche evento, magari al Goofy 5 non foss’altro che per avere il piacere di salutarti di persona.
Ti disturbo perché sono stato contattato dalla “International academy of Florence” che mi propone nientepopodimeno che di partecipare ad un progetto finanziato dal ministero del lavoro e delle politiche sociali, mirante alla:
PROMOZIONE DELLA MOBILITA’ INTERNAZIONALE DEI LAVORI ATTRAVERSO TIROCINI FORMATIVI DI CITTADINI STRANIERI CHE FANNO INGRESSO IN ITALIA.
Il programma intende contribuire alla qualificazione dei flussi migratori di ingresso in Italia anche al fine di promuovere meccanismi efficienti di incontro domanda-offerta e sperimentare modalità sostenibili e innovative per la mobilità circolare dei lavoratori.
I percorsi di tirocinio devono avere una durata minima di 3 mesi e massima di 6 mesi.L’attività di lavoro dovrà avere una durata compresa tra un minimo di 20 ed un massimo di 30 ore settimanali.·         Il tutto con il semplice pagamento dei seguenti costi: 
“Fornire vitto ai tirocinanti·         Sostenere i costi di assicurazioni INAIL ed RCA.
I Soggetti Promotori (Mahasara Italia ong) si impegnano :
·         Rimborso di un’indennità mensile erogata al Lavoratore di € 500,00·         Sostenere i costi per l’alloggio dei lavoratori·         Sostenere le procedure presso gli Uffici regionali e i costi per il visto d’ingresso e il permesso di soggiorno”.
(il virgolettato è preso pari pari dal testo)
In pratica fornendo vitto gratuito (senza peraltro specificare le condizioni quindi va bene anche pane e cipolla) più poche decine di euro mensili per inail e rca  mi verrebbe fornita manodopera nella quantità desiderata: uno, dieci, cento? Al costo per me di euro 0 al mese per 30 ore settimanali ovvero 130 mensili di lavoro, mentre i soggetti promotori erogherebbero al lavoratore la strabiliante cifra di euro 500,00 mensili, per una fantastica paga oraria di euro 3,85 scarsi  e  l’alloggio alle condizioni che orsù gli pare.  Una genialata! La svalutazione del lavoro all’ennesima potenza, per la serie a noi la riforma Hartz ci fa una s..a.
Nelle attuali condizioni di mercato, con decine di migliaia di imprese alla canna del gas non dubito che più di qualche imprenditore coglierà la palla al balzo per sostituire gli inefficienti lavoratori autoctoni con i nuovi schiavi, pardon, "stranieri in tirocinio formativo", appositamente fatti affluire nel nostro esangue paese per sostituire i riottosi scansafatiche Italiani che, poffarbacco, si rifiutano di lavorare per lo strabiliante salario di euro 3,85 l’ora, peraltro pagati da ente erogatore diverso dall’azienda e quindi a carico dello stato, senza contributi, previdenza, assistenza sanitaria… forse e pensione post mortem….
Non sono neanche più arrabbiato, sono furioso, perché so che presto mi ritroverò ad affrontare una concorrenza che userà ed abuserà di questi strumenti e mi spingerà fuori mercato, visto che mi rifiuto di essere complice di questo schifo.
In allegato troverai il testo completo che mi hanno inviato per mail, te lo invio insieme ad una fornitura di maalox che ti sarà oltremodo utile durante la lettura. E’ solo una paginetta, ma basta ed avanza.  Naturalmente c’è la solita tiritera sulle finalità sociali le pari condizioni dei tirocinanti con i lavoratori Italiani che a  me sembra quasi una minaccia : ”presto anche voi Italiani sarete trattati e pagati così”, perchè questo sembrano dire, ma forse mi sbaglio, forse sono maldisposto e prevenuto nei confronti di queste iniziative caritatevoli volte ad integrare questa marea di poveri disperati che sta sommergendo il nostro paese  e che si continua a far arrivare a ranghi serrati per usarla come forza d’urto per distruggere in via definitiva la nostra costituzione, i nostri diritti, la nostra dignità, la nostra cultura ed identità di popolo.
Sono quasi sicuro che siamo ormai arrivati al punto di non ritorno e che l’esito sarà talmente traumatico e violento da far impallidire le violenze e gli eccidi accaduti durante la seconda guerra mondiale.  Qui si rischia una carneficina, alimentata da odii sociali, razziali e religiosi impensabili anche solo vent’anni fa e quel che è peggio, creati ad arte per meschini interessi economici e luridi giochi di potere, voluti da elite dementi, arroganti ed insaziabili.  Gente che non si è ancora resa conto che non si salverà questa volta, perchè dal collasso di una nazione, di una società e di un popolo intero non si salva mai nessuno.
Hanno voluto avere tutto e tutto perderanno….però il costo dei loro errori ed orrori sarà pagato soprattutto da tutti noi.  No non ci può essere pietà o perdono per ciò che è stato fatto e non ce ne sarà.  La storia insegna a chi la vuole studiare e soprattutto capire.
E adesso che cosa si fa per impedire questi esiti e cercare di fermare la valanga od almeno tirarsi di lato prima di essere travolti?  Questa è la domanda che rivolgo a me stesso tutti i giorni ed alla quale non ho ancora trovato una risposta.  La stampa e la televisione parlano del niente, i partiti sono tutti per il “più europa”, con la sola eccezione della Lega nord, Fratelli d’Italia [Ndc: non sono così sicuro che Fratelli d'Europa sia veramente critica verso l'Europa, ma va bene così: alla fine, il mio problema non è il loro europeismo, ma quello di chi vorrei votare] e di pochi altri piccoli movimenti di fatto assai marginali.
A sinistra il nulla ed anzi l’attiva collaborazione alla realizzazione di questi folli disegni, ma in nome del “sociale” e “dell’accoglienza”, perché noi siamo la sinistra.
Tutti gli altri sono populisti, ma essere populisti significa ascoltare e cercare di mettere in pratica la volontà del popolo!!! Si chiama DEMOCRAZIA, un termine oscuro ai più, quasi una bestemmia per la sedicente sinistra e per i cosiddetti progressisti.  Che la linea la devono tracciare gli illuminati, perché il popolo non può capire, va guidato per il suo bene perché non sa quali sono i suoi veri interessi:  trovare finalmente lavoro a 3,85 euro l’ora senza previdenza, assistenza, pensione diritti, fino alla prossima deflazione salariale che la moneta unica non si tocca, perché l’eurone ci protegge e ci dà lavoro, sicurezza e stabilità, ci protegge dalla Cina e ci fa più belli e più grandi…..QUOUSQUE TANDEM  ABUTERE  CATILINA PATIENTIA NOSTRA!!!!Un caro saluto (emphasis added)


In effetti l'iniziativa descritta dal nostro amico sarà senz'altro mossa dalle migliori intenzioni, non ne dubito, ci mancherebbe: l'accoglienza, l'integrazzzzione, siamo tutti fratelli...

Peraltro, cosa deve fare una ONG, se non profittare di un'iniziativa finanziata da un Ministero?

Ma i potenziali risultati quali sarebbero? Quelli che descrive lui, fra l'altro andando contro i propri interessi, perché in quanto imprenditore nel settore NACE 5510 a lui un'orda di poracci sottospecializzati e zeropagati farebbe proprio comodo. Solo che essere imprenditore non significa necessariamente essere un coglione autocentrato "a fazz tut mi!": diciamo che non è condizione necessaria né sufficiente (anche se da qui qualcuno ne è passato). Ce ne sono alcuni (pochi, lo ammetto) che capiscono che il gioco del "paga un poraccio" visto dal lato dell'offerta è senz'altro remunerativo, ma visto dal lato della domanda molto di meno. Se gestisci un albergo, non ti ci vuole molto a capire che chi è pagato 3,85 euro all'ora non potrà mai essere tuo cliente, e non perché è un tuo dipendente, ma perché, se anche fosse il dipendente di un altro, non potrebbe permettersi una vacanza. A quel punto, ti basta alzare lo sguardo, vedere che questo è il gioco che tutti stanno giocando, e da lì a preoccuparsi è un attimo. Se invece, che so, fai l'avvoltoio che compra macchinari da aziende fallite per venderle ad aziende fallende, ecco, in questo caso, data la particolare natura della tua clientela (che è a qualche grado di separazione dal consumatore finale, quello pagato 3,85!) magari ci metti un po' di più a capire, anche perché la crisi, finché dura, ti fa comodo: comprare a prezzo stracciato da un collega alla canna del gas è bello quanto pagare zero degli sventurati spinti sulle nostre coste dall'"esportazione della democrazia" (per la quale vedi le considerazioni del nostro amico)! Ma sei pur sempre una brava persona, anche se condanni i tuoi figli alla guerra civile (dando però tanti soldi in beneficenza agli istituti religiosi, anche loro, da sempre, in prima fila nell'accoglienza: ma anche loro hanno un modello di business un po' particolare...).

Ecco: reddito della gleba, reddito minimo garantito, "integrazione" dei "migranti"... Tutto concorre alla disintegrazione del lavoro nel migliore dei mondi possibili per il capitale.


A questo punto chi non ha capito o è coglione o è complice. Ma anche qui, forse, sono eccessivamente prolisso: perché essere complici di un processo simile, e non capire che alla fine schiaccerà anche te, significa, oggettivamente, essere ma di molto coglione...

* Fonte: Goofynomics

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giovedì 28 luglio 2016

BREXIT: L'INIZIO DELLA FINE DELLA UNIONE EUROPEA di Wilhelm Langthaler

[ 29 luglio ]

Wilhelm Langthaler, portavoce di EUROEXIT  in Austria, sarà uno dei protagonisti del III. Forum internazionale no-euro che si svolgerà a Chianciano Terme dal 16 al 18 settembre.

«Sullo sfondo c’è però, senza dubbio, la questione sociale. E' un atteggiamento cieco quello della sinistra filo-sistema, ritenere che la richiesta di limitare l'immigrazione abbia solo ragioni razziste. Regolare in qualche modo il funzionamento del mercato, tra cui il mercato del lavoro (e quindi mettere in discussione il dominio totale delle élite) è nell'interesse dei salariati».


Le classi subalterne britanniche, con una schiacciante maggioranza, hanno deciso l’uscita dalla  neoliberista UE; un ottimo risultato simile a quello greco per l’ Oxi e contro l'austerità imposta dalla UE dell’estate scorsa.

La massiccia campagna stampa delle élites, della City di Londra, delle classi possidenti su entrambi i lati della Manica a favore della permanenza non hanno cambiato nulla.

Sotto la guida di Reagan e Thatcher negli anni ‘80 il neoliberismo è stato imposto dal capitalismo anglosassone. Le élite dell'Europa continentale volentieri raccolsero la palla e costrinsero l'intero continente a sottoporsi  alle nuove regole.

Lo scopo era quello di cancellare le conquiste sociali e democratiche che avevano raggiunto il loro livello più alto negli anni settanta. A questo istituzionalmente servirono la "riforma" del mercato unico europeo e la burocrazia sovranazionale come principali strumenti di lotta di classe permanente.

Ora però tira un’altra aria. Il discorso della globalizzazione non funziona più. L'effervescenza cresce in tutta Europa. Le classi popolari rifiutano di accettare il deterioramento delle loro condizioni di vita, soprattutto dopo la crisi economica mondiale del 2008, mentre le classi alte ai arricchiscono sempre di più, mentre dichiarano cinicamente di servire il bene comune — "Tutto va bene madama la marchesa".

La maggioranza si oppone alla globalizzazione sfrenata. Chiede di porre fine al dominio esercitato dalle elite sul capitale, i beni e la forza-lavoro, ad un contesto privo di controlli democratici (la vera costituzione della UE), chiede, la maggioranza, regolamentazione.

Chiede di ritornare alla cogestione politica per neutralizzare gli imperativi dei mercati (dietro ai quali si nasconde il dominio totale dell'oligarchia capitalistica). Questo principio della sovranità popolare, che finora non è riuscita a essere attuata in quanto il controllo dell'economia è rimasto nelle mani di una piccola élite, ha, come demos organizzato nello Stato, ciò che implica il recupero della sovranità nazionale.

È un segnale che proprio nella patria natale del neoliberismo la maggioranza abbia votato contro quel particolare regime neoliberista che è la UE.

Brexit guidata dalla destra?

Qui dobbiamo rispondere all’affermazione che sarebbe stata, la Brexit, una vittoria di populismo di destra, o che il movimento anti-neoliberista sarebbe guidato dalla destra. Questa, plausibilmente, continuerebbe con il neoliberismo, con modalità reazionarie.

In primo luogo vi è stata e vi è anche in Gran Bretagna una campagna delle sinistre contro l'Unione europea, una sinistra che ha radici profonde, ad esempio nei sindacati. Contro questa sinistra è stata scatenata una grande campagna mediatica di censura, in modo che le proteste sociali e le espressioni anche politiche della sinistra alternativa non hanno avuto la possibilità di essere conosciute. C'è una precisa strategia oligarchica di assimilare le proteste sociali alle destre storiche.

In secondo luogo ci sono stati anche numerosi in elettori del partito laburista britannico che hanno votato per la Brexit, non solo quelli dell'UKIP ed i conservatori. Lo stesso Corbyn era da sempre schierato con gli euroscettici. Il partito tedesco Die Linke con la sua difesa della UE e quindi col dominio oligarchico favorisce la penetrazione delle destre nei movimenti sociali di massa.

E’ vero che le classi dominanti inglesi erano più le più scettiche davanti alla centralizzazione politica sovranazionale rispetto a quelle delle altre grandi potenze europee. Erano preoccupate per il futuro del libero scambio e del neoliberismo, di cui sono stati e sono tuttora campioni, di qui i loro sospetti riguardo alla loro integrazione subordinata alla burocrazia di Bruxelles. Tuttavia le forze decisive dell'élite britannica considerano la UE come indispensabile. Il fratello maggiore d’oltre Atlantico si è espresso con chiarezza e fermezza —Obama ha apertamente chiesto alla Gran Bretagna di rimanere nella UE.

È evidente che l'uscita dalla UE non significa automaticamente un passo a sinistra, soprattutto a causa delle difficoltà che le sinistre soffrono in Gran Bretagna. Ma in difficoltà sono anche l’élite sia in Inghilterra che nel continente. Una situazione che apre a grandi possibilità ce sarebbe folle non utilizzare

Razzisti?

Gli oppositori della Brexit sono portati a credere che è tutta una questione contro l'immigrazione. Tories e UKIP sono naturalmente sciovinisti e razzisti. Essi sono solo interessati a deviare le preoccupazioni sociali contro un nemico esterno.

Sullo sfondo c’è però, senza dubbio, la questione sociale. E' un atteggiamento cieco quello della sinistra filo-sistema, ritenere che la richiesta di limitare l'immigrazione abbia solo ragioni razziste. Regolare in qualche modo il funzionamento del mercato, tra cui il mercato del lavoro (e quindi mettere in discussione il dominio totale delle élite) è nell'interesse dei salariati. E’ una parte della lotta contro la globalizzazione, come ogni lotta sociale e sindacale per difendere gli accordi salariali ed i contratti collettivi.

I lavoratori non dovrebbero inseguire il lavoro, questo dev’essere disponibile nei luoghi dove i lavoratori vivono. Questo si ottiene ponendo fine alla globalizzazione, al regime di libero scambio a livello mondiale ed alla sua forma europea, il mercato unico europeo. Significa specificamente per gli europei dell'est che vivono in Gran Bretagna porre fine alla marginalizzazione dei polacchi, baltici, Balcani, ecc ..

Si può combattere contro lo sciovinismo e il razzismo nazionale e culturale solo se si difendono gli interessi sociali delle classi popolari contro la globalizzazione. L'esigenza di limitare l’immigrazione dev’essere privata dal suo essere considerata la panacea, deve essere agganciata alla lotta generale contro la globalizzazione, contro il dominio oligarchico delle élite, contro l'imperialismo. Solo in questo modo può essere trasformato in qualcosa di concreto l’appello alla solidarietà con gli immigrati che sono già qui.

La UE progetto di pace?

Quasi nessuno oramai sembra disposto a vendere l'idea di un "Unione Europea sociale". L'ultima linea di difesa di chi ancora ci crede è che la Ue incarna un presunto progetto di pace — la UE come un baluardo contro i vecchi nazionalismi.

Viene dimenticata la guerra nei Balcani, di cui la UE fu responsabile, quando la Jugoslavia, paese d'integrazione multinazionale, dovette combattere sia l'Occidenteche il nazionalismo. O l'atteggiamento aggressivo contro la Russia, che ha provocando la guerra civile in Ucraina. L'espansione del NATO ad Est, in linea con i desiderata degli Stati Uniti, alimentando la guerra e stimolando i nazionalismi.

La UE persegue a livello globale, con minime differenze, la politica imperialista degli Stati Uniti, che si nutre del saccheggio economico in nome del libero scambio o dell’intervento militare diretto in Medio Oriente o in Africa.

Infine, nella stessa Europa, c'è il regime dell’euro, senza impoverisce senza pietà i paesi del sud e produce latenti conflitti lungo linee nazionali. Infatti, è l'adesione alla camicia di forza dell'euro che nasconde lo sciovinismo e il nazionalismo del Nord opulento, soprattutto quello tedesco. Proprio come dopo il globalismo clintoniano nascondeva il nazionalismo americano —che Bush apertamente manifestò.

Accelerazione centrifuga

La Gran Bretagna è un paese centrale ed è certamente ancora lontano il momento di un’alternativa di sinistra. Qui gioca un ruolo anche la contraddizione con la Scozia. Contro Londra neoliberista si è sviluppato un nazionalismo di sinistra scozzese, che a sua volta guarda alla UE. Meccanismi simili possono riscontrarsi in Catalogna e nei Paesi Baschi.

Ad ogni modo la Brexit ha inviato ai lavoratori ed alle classi medie continentali un chiaro segnale politico: che né l'euro né la UE sono irreversibili come stabilito nei trattati, proprio ciò con cui Tsipras non ha osato rompere.



Ciò di cui abbiamo bisogno è la solidarietà dei popoli (non solo europei) e ciò sarà possibile solo sulla base dell’autodeterminazione e della sovranità nazionale, prima di tutto dei popoli impoveriti contro le élite dominanti globali.

* Fonte: EUREXIT
** Traduzione a cura della Redazione di SOLLEVAZIONE

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Brexit: la confessione del signor Tronchetti Provera di Emmezeta

[ 28 luglio ]

E' passato appena un mese, ma sembra già un'altra epoca. Parliamo di Brexit. Meglio, parliamo dei commenti di lorsignori all'imprevista dipartita della Gran Bretagna dalla mitica Unione Europea. Vi ricordate i primi giorni? La Perfida Albione ridotta alla fame, il crollo dell'economia e delle finanza d'oltre Manica, la fuga di industrie, banche, capitali. Roba da richiedere più che un Piano Marshall, un intervento umanitario diretto da Bruxelles... Adesso, invece, i toni si sono fatti diversi e più veritieri.

Ieri mattina il Sole 24 Ore dava notizia di un convegno sul tema tenutosi nella propria sede. Titolo assai significativo dell'articolo: «Brexit, l'Europa deve reagire». Diversi i relatori, ma due gli interventi da segnalare. Quello del direttore esecutivo per il Sud Europa del Fondo Monetario Internazionale, Carlo Cottarelli, più noto come mister spending review del governo italiano (vedi un po' come ruotano le famose "porte girevoli" per questi austeri signori Monti Style!). E soprattutto quello di Marco Tronchetti Provera, amministratore delegato del Gruppo Pirelli ed ex presidente della Telecom, che ha reso di fatto una pubblica confessione su quel che davvero temono le èlite economiche europee dopo la Brexit.

Cottarelli si è sostanzialmente esibito in affermazioni degne di Monsieur de La Palice. Dopo aver riconosciuto - bontà sua - che le oscillazioni finanziarie del dopo-referendum si sono rapidamente esaurite, l'uomo del FMI ha detto che la Brexit «è un problema gestibile, ma il problema più grave è un possibile effetto domino su altri Paesi. Ma questo lo vedremo in un altro momento». Quel che Cottarelli riconosce - e che per noi è sempre stato chiaro - è che non sono i presunti problemi economici della Gran Bretagna a preoccupare quelli come lui, quanto piuttosto gli effetti politici sulla traballante Unione Europea.

Ma Cottarelli fa anche un'affermazione più precisa: «Il vero pericolo e la vera incertezza è se qualche altro Paese farà un referendum per uscire dall'UE. Speriamo di no». L'ordine delle oligarchie è dunque chiaro: guai a chi osi proporre nuovi pronunciamenti popolari, visto che i popoli non ci seguono più la democrazia è sequestrata per sempre.

Se Cottarelli esplicita l'idea di democrazia delle classi dominanti, Tronchetti Provera confessa invece quale sia il vero terrore che alberga in quegli ambienti: «L'Inghilterra ha fatto un governo in 20 giorni e ha messo un primo ministro molto determinato e rischia di far vedere al mondo intero che la Brexit può avere un valore positivo nel tempo. E questo sarebbe una sconfitta per l'Europa» (sottolineatura nostra).

Lasciamo da parte il giudizio sul nuovo governo di Londra, d'altronde i numeri a Westminster sono quelli che sono. Quel che qui conta è il cuore del ragionamento dell'uomo Pirelli. Il quale preferirebbe il disastro economico della Gran Bretagna pur di non vedere in mutande le oligarchie euriste, delle quali peraltro fa parte. Il vero terrore per costoro è che la Brexit funzioni, non il contrario!

Su tutto ciò - incluso il cinismo innato di lorsignori - noi non abbiamo mai avuto dubbi. Ma che adesso, ad un mese dalla sberla che hanno preso, comincino a confessare le loro vere paure è senz'altro degno di nota. Lo registriamo perciò con un certo piacere. Fino alla prossima campagna, nella quale annunceranno l'ennesima invasione di cavallette, come punizione divina per la progressiva riduzione dei fedeli della religione eurista...

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DI MAIO E BEPPE GRILLO (OVVERO) IL DIAVOLO E L'ACQUA SANTA di Piemme

[ 28 luglio ]

Non l'abbiamo mai nascosto che Di Maio non ci piace. 

La sua faccetta da Bambi plastificato rassicurerà certi borghesucci timorati di Dio, a noi inquieta invece.

Abbiamo segnalato varie volte  le sue uscite, come dire, "dorotee", le sue affermazioni anfibie, che dicono una cosa ma che ne potrebbero implicare un'altra, quella doppiezza tipica dei politicanti democristiani dei tempi che furono. L'ultima, quella per cui sarebbe un devoto cattolico, è proprio dell'altro ieri (vedi foto sotto).

Né potevamo sottacere certe sue inquinate frequentazioni
E' un fatto inoppugnabile che le centrali mediatiche lo stiano impacchettando come premier in pectore di un eventuale governo M5S.
clicca per ingrandire
Lui, il Di Maio, causa questo momento di gloria, dev'essersi effettivamente montato la testa. Che ce la faccia a diventare Presidente del consiglio, è tuttavia altamente improbabile, e non solo per le ragioni di cui ci parlava Leonardo Mazzei.

Per diventarlo, infatti, non solo M5S dovrebbe vincere le elezioni (cosa probabile) ma accettare alleanze con altre forze (cosa assolutamente necessaria). Per andare al potere in splendido isolamento M5S avrebbe infatti bisogno che si votasse proprio con quella legge elettorale renziana (infame fino a prova contraria anche per M5S) che si chiama Italicum, legge sulla cui tenuta non scommetterei un soldo bucato. 

V'è, io credo, un'altra decisiva ragione per cui Di Maio non andrà lontano, ed è che egli non è gradito proprio alla gran parte degli attivisti ed elettori del Movimento 5 Stelle, quantomeno a quella più radicale. 

Forse ci sbagliamo, ma abbiamo la convinzione che con quest'ala radicale sia schierato proprio Beppe Grillo, il quale resta, piaccia o non piaccia, il vero dominus del Movimento, non nel senso di "padrone" ma di colui che simboleggia e interpreta più di chiunque altro i sogni ed i bisogni dei più che si identificano con M5S.

Per comprendere la distanza siderale tra Di Maio e Beppe Grillo basta confrontare quanto affermato dal primo e quanto dal secondo, e non su qualche questioncina, ma sulla dirimente problematica dell'euro e dell'Unione europea.

Confrontino i lettori.

Qui sotto l'intervista rilasciata da Di Maio a Gianni Riotta.
Più avanti quanto scritto da Peppe Grillo nel luglio dell'anno scorso dopo la capitolazione di Tsipras.

E dato che ci siamo vorremmo ricordare la LETTERA APERTA AL MOVIMENTO 5 STELLE  di Programma 101.







di Beppe Grillo

(23 luglio 2015)


Era difficile difendere gli interessi del popolo Greco peggio di come ha fatto Tspiras. Solo una profonda miopia economica unita ad una opaca strategia politica potevano trasformare l'enorme consenso elettorale che lo aveva portato al governo a gennaio nella vittoria dei paesi creditori suoi avversari solo sei mesi dopo, nonostante un referendum vinto nel mezzo.

Rifiutare a priori l'Euroexit e' stata la sua condanna a morte. Convinto, come il PD, che si potesse spezzare il connubio Euro & Austerita', Tsipras ha finito per consegnare il suo paese, vassallo, nelle mani della Germania. Pensare di opporsi all’Euro solo dall’interno presentandosi senza un esplicito piano B di uscita ha infatti finito per privare la Grecia di ogni potere negoziale al tavolo dell’Euro debito.
Era dunque chiaro sin dall’inizio che Tsipras si sarebbe schiantato anche se Varoufakis qualche volta ha provato a reagire. Solo Vendola, il PD ed i media ispirati dalla frotolla scalfariana (tra i tanti) degli Stati Uniti d’Europa e dai nostalgici delmanifesto di Ventotene <https://it.wikipedia.org/wiki/Manifesto_di_Ventotene> potevano credere ad un Euro senza austerita’. E sono costretti a continuare a far finta di crederci pur di non dovere ammettere l’opportunita’ di una uscita dopo sette anni di disastri economici.

La conseguenza di questa catastrofe politica e' davanti agli occhi di tutti:
- Nazismo esplicito da parte di chi ha ridotto la periferia d’Europa a suo protettorato attraverso il debito, con ricorsi storici allarmanti.
- Mutismo o esplicito supporto alla Germania da parte degli altri paesi europei vuoi per opportunismo (nord) o per subalternita’ (periferia).
- Mercati finanziari che celebrano con nuovi massimi la fine della democrazia.
- Esproprio del patrimonio nazionale attraverso l'ipoteca di 50 miliardi di euro sui beni greci finiti nel fondo voluto da Adolf Schauble per passare all’incasso dei suoi crediti di guerra.
Era tutto studiato, previsto, pianificato nei minimi dettagli. La Germania e’ sistematica nella sua strategia: prima crea un nuovo precedente e poi lo utilizza nella battaglia successiva imponendo decisioni via via piu’ invasive della democrazia grazie al ‘chi tace acconsente’.
- Irlanda, Spagna e Portogallo dovevano dimostrare che il rigore paga sia in termini di riforme (tassazione per pagare gli interessi sul debito e svalutazione interna attraverso la compressione dei diritti dei lavoratori) che in termini di interessi sul debito riportati a casa e pagati col sangue dei paesi debitori.
- Cipro ha dimostrato che i depositi bancari se serve si possono attaccare attingendo cosi’ non solo alle tasse sul reddito in nome dell’austerita’ ma direttamente al patrimonio privato dei cittadini per ripagare il debito contratto.
- Con la Grecia l’asticella e’ stata posta ancora piu’ in alto al punto di confiscare direttamente il patrimonio pubblico in un fondo la cui sede giuridica Schauble voleva inizialmente trasferire addirittura fuori dalla Grecia.
E’ l'Italia il destinatario finale di questi precedenti seminati lungo il percorso dell’Euro debito in nome della presunta irreversibilita’ dell'Euro. E’ inutile far finta di non vederlo. La Grecia offre dunque una nuova lezione per l’Italia da cui faremmo bene ad imparare se vogliamo farci trovare pronti quando arrivera’ il nostro turno di debitori.
- Un premier che argomenta bene contro l’austerity, ma che resta negazionista nei fatti sulla Euroexit, a digiuno di economia monetaria e con una strategia politica improvvisata in questa fase storica e’ una minaccia nazionale. E’ valso oggi per Tsipras. Varra’ domani per Renzi.
- Un piano B di uscita e' essenziale per l'Italia, chiunque sia al governo. Con un enorme debito pubblico ed una economia manufatturiera orientata all'export e' da irresponsabili non farsi trovare pronti ad una eventuale uscita non necessariamente forzata da noi ma eventualmente subita da decisioni altrui, visto che nessuno puo' prevedere il corso degli eventi.
- Non contare sugli altri perche quando arrivera' il momento saremo soli. Come e’ successo a Tsipras che ha sbagliato i suoi conti sperando di trovare sostegno strada facendo dai cugini periferici che invece si nascondevano nell’ombra del ‘questa volta non tocca a noi’.
- Il referendum <http://www.beppegrillo.it/2015/07/referendum_sulleuro_in_italia_la_proposta_m5s_in_senato.html> proposto dal M5S tramite una legge di iniziativa popolare e' uno strumento essenziale. Potra’ servire a spiazzare l'avversario e a dare legittimita’ democratica all’Euroexit.

- Usare il nostro enorme debito come minaccia. E’ questo infatti un vantaggio che ci consente di attaccare al tavolo di ogni negoziazione futura, non uno spauracchio da subire per abbozzare alle richieste dei creditori. Questo vuol dire non consentire alcuna ingerenza tedesca nel nostro legittimo diritto di ridenominare il nostro debito in un’altra valuta se e quando arrivera’ il momento.
- Rafforzare le banche. La minaccia di fallimento delle banche e la chiusura dei rubinetti della liquidita’ e' cio' che alla fine ha fatto capitolare Tsipras. Prepararsi alla nazionalizzazione delle banche ed al passaggio ad un’altra moneta e’ il modo per non perdere la prima battaglia che dovremo affrontare quando arrivera’ il momento di staccarci dal bocchettone della BCE. Ogni piano B dovra’ dunque prevedere l’introduzione di una moneta parallela che all’evenienza potra’ essere adottata per avviare il processo di uscita in maniera soft.
- Tenere un occhio a Francoforte e l’altro a Washington. Il teatrino dell’Euro proseguira’ fino a quando lo vorranno gli americani e cioe’ fino alla definitiva approvazione del TTIP <http://www.beppegrillo.it/2015/07/gentiloni_al_cloro.html> con cui gli USA assoggetteranno l’Europa in modo non dissimile da come l’Euro ha assoggettato la periferia alla Germania.
L’Euro e’ ormai una guerra esplicita tra creditori e debitori. E’ inutile che il nostro governo si sforzi di apparire schierato dalla parte virtuosa dei vincitori euristi e riformisti. L’Euro non si puo’ riformare dal suo interno e va invece combattuto dall’esterno, abbandonando questa camicia di forza anti democratica. Il nostro debito e la nostra assenza di crescita unita alla deflazione ci collocano a pieno titolo nella categoria degli sconfitti del debito. Faremmo dunque bene a prepararci con ungoverno esplicitamente anti euro all’assalto finale del patrimonio degli italiani sempre piu’ a rischio se non ci riprendiamo la nostra sovranita’ monetaria.


 Fonte: Beppe Grillo 

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