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martedì 31 maggio 2016

PEGGIO IL PD O CASA POUND? di Stefano Azzarà

[ 31 maggio ]


Comparse in un film altrui...

Il PD e SEL, la Sinistra Imperiale e quella Impannellata, sono assai più a destra di Casa Pound. Se a Roma come in ogni altra città possono manifestare il PD e SEL, non si capisce perché non possa manifestare Casa Pound.

Quando la sinistra radicale cercherà di impedire le manifestazioni del PD e butterà quelli di SEL fuori dai cortei, invece di allearcisi alle elezioni e governare assieme appena possibile, allora ritroverà la legittimità per contestare Casa Pound. Prima, no.


E' ora di ridefinire la geografia politica, se non vogliamo che le categorie di destra e sinistra divengano davvero obsolete come vorrebbero i liberali e i populisti.

E allora bisogna dire una volta per tutte che è successa proprio questa cosa qua: chi sostiene le guerre umanitarie, chi incarna il sovversivismo delle classi dirigenti ed è il primo fautore del dominio neoliberale, ha scavalcato nettamente all'estrema destra persino coloro che si richiamano all'esperienza fascista.

Ovviamente, poiché la teoria del male minore non funziona, non è questo un buon motivo per fare strada assieme, secondo le teorie del Mito Transpolitico: con Casa Pound, che non nasconde la sua collocazione storica e le sue odiose posizioni - in primo luogo la sua negazione del concetto universale di uomo - acerrimi nemici siamo e acerrimi nemici rimarremo.

Ma a maggior ragione, ancora superiore deve essere in questa fase la distanza rispetto al PD e a SEL. Altrimenti significa che in nome di un finto antifascismo che è diventato in realtà antitotalitarismo, continuiamo a fare le comparse folcloristiche in un film altrui e a tener bordone. E a svuotare per primi e dall'interno l'idea stessa di sinistra.

Se un solco invalicabile ci dividerà per sempre da Casa Pound, sino a renderci nuovamente nemici assoluti se un giorno ce ne saranno le condizioni, un solco ancora più profondo ci divida da chi è ancora più a destra e assai più pericoloso.

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13 commenti:

  • Anonimo scrive:
    31 maggio 2016 22:37

    PARTE I

    Caro Stefano, leggo un tuo post (se non si tratta di un omonimo...) su Sollevazione a proposito di CasaPound.
    Sono stradaccordo con te e anzi, nonostante conosca bene i fascisti e tutti i loro sottotesti inaccettabili a cui oggi cercano di dare un aspetto esteriormente presentabile, li rispetto perché sono "andati dal popolo" nelle borgate, quello stesso popolo di cui troppi intellettuali della mostra parte dicono che "non è maturo", "non partecipa", "è diventato passivo". Ma si è mai sentito un fascista dire queste cose della sua gente? Se critica è solo verso gli altri, quelli imborghesiti o quelli che ritengono rammolliti dal comunismo.

    Dobbiamo capire che il nostro nemico vero sono le élites globaliste cento volte più pericolose, più elusive, più colte e più spietate dell'estrema destra populista.
    Non possiamo fondare la nostra identità e appartenenza politica sulla sterile distinzione da qualcuno che ci sta antipatico.
    Discorso lungo, spero che si potrà approfondire.
    Ti segnalo soltanto un frase tratta dal programma di CasaPound disponibile sul loro sito facendo presente a te e a chi legge che Iannone aveva detto tempo fa che gli immigrati sono l'esercito di riserva del capitale internazionale "come sosteneva Marx" (che è già una frase significativa); parlando della assoluta necessità di tornare al tempo indeterminato come forma "normale" del rapporto di lavoro scrivono testualmente: "Flessibilità, parola che significa l'assoluto dominio del capitale sul lavoro".
    Dei fascisti che si esprimono in questi termini...
    Sono e restano fascisti ma mentre noi siamo impantanti nel goffo tentativo di declinare in maniera "onorevole" certi concetti di destra che improvvisamente ci appaiono indispensabili come populismo e nazionalismo, loro non si creano problemi e se gli serve qualcosa di marxista la prendono e la usano tranquillamente.
    Perché? Perché come dice Norberto Fragiacomo, credo senza nemmeno rendersene pienamente conto, facciamo coincidere interamente i nostri ideali e la nostra identità/appartenenza con delle "teorie" e dei concetti ottocenteschi per cui se dovessimo ammettere che i fatti storici e l'evoluzione del discorso della sinistra li hanno confutati ci troveremmo di fronte alla reazione di una base che si sentirebbe tradita (e nei fatti sappiamo cosa succede se a una riunione qualcuno si azzarda a proporre di ripensare, per esempio, l'idea di lotta di classe).
    La destra invece separa nettamente la teoria dagli ideali i quali nel loro modo di vedere hanno il fondamento non nei concetti ma nel "destino" il che gli consente una capacità di adattamento ai tempi e alle contingenze enormemente maggiore.

    La nostra coerenza ci viene proprio dagli ideali del comunismo che non sono "mai" cambiati: la ribellione (ribellione) contro l'oppressione dei popoli (ricordo tra l'altro che moltissimi movimenti di indipendenza del XX secolo nel terzo mondo - e non solo - erano marcatamente nazionalisti), la fratellanza con chiunque sia costretto per nascita e per altre circostanze ad avere come unica opzione di sopravvivenza quella di doversi piegare materialmente, culturalmente e spiritualmente a un sistema basato sul dominio e sullo sfruttamento divenendone incolpevolmente complice, il desiderio di emancipazione culturale di una collettività che vuole essere libera di esercitare un proprio discorso in quanto comunità e non solo sottomettendosi per imparare e adeguarsi a quello monopolizzato dalle oligarchie, l'orgoglio di confrontarsi senza soggezione con l'autorità, con la ricchezza, con il potere non rinnegando mai l'dentità e il senso di appartenenza originari di chi è nato in mezzo al popolo.

    SEGUE...

  • Anonimo scrive:
    31 maggio 2016 22:38

    SEGUE...


    Il resto, la teoria, i concetti, i programmi sono solo funzionali a questi ideali che sono validi perché "noi vogliamo che lo siano" e basta, non perché derivano la loro validità da qualche dimostrazione o assioma filosofico-economico.
    Perché rinasca questo spirito occorre ritornare alle radici profonde dei movimenti di sinistra che sono nel rapporto fra gli intellettuali e il popolo. Non nelle modalità "didattiche" del XIX secolo ma adattandole a un tempo in cui la narrazione non può più nascere da un gruppo ristretto che poi si occuperà di veicolarla (magari in maniera semplificata perché la gente poverina non capisce) ma da un discorso in cui gli intellettuali parlano, ASCOLTANO e si confrontano col popolo.
    Alla gente non manca la comprensione dei concetti, manca il poter parlare. Sentono che gli mancano le parole e che nessuno è disposto al dialogo se prima non sono in grado di esprimere delle idee "perfettamente coerenti" e irreprensibili dal punto di vista formale.
    E ovviamente vanno dove li si ascolta così come sono, cioè a destra.
    Gli intellettuali invece "devono" andare dal popolo ad ascoltare e a rielaborare insieme una narrazione che sarà di qualità completamente diversa.
    Solo quando sorgerà una nuova ermeneutica collettiva, solo quando la gente all'interno della sinistra si sentirà padrona di un linguaggio "suo" adatto al mutamento dei tempi, solo - soprattutto - quando si sarà ristabilito un rapporto umano fra intellettuali e popolo si diventerà disponibili a comprendere i concetti.
    Al di fuori di questo rapporto i concetti possono anche avere una loro verità oggettiva ma sono del tutto privi di significato.
    Questo va fatto nelle borgate, nelle fabbriche ma anche (urgentemente) su internet che ovviamente è il presente e il futuro (Grillo ci ha fatto il 25%, vorrei ricordare).


    Comunque la strada è quella di quel tuo post su Sollevazione. Continuiamo così, smettiamo i toni piccolo borghesi sempre moderati e meschinamente razionalistici a tutti i costi, andiamo dal popolo per farlo parlare delle sue necessità contingenti, per tradurre in linguaggio coerente la protesta disordinata e non per "insegnargli" qualcosa.
    Facciamoli arrabbiare, dimostriamogli che sono vittime di un inganno, che sono abbandonari da un potere che vuole solo il loro sfruttamento e la loro umiliazione, che è la sola rivelazione che porta davvero alla ribellione e alla voglia di impegnarsi tutti insieme.

    Ma la cosa più importante di tutte: andiamo dal popolo per sentirci popolo noi stessi, per accorgerci con stupore che solo lì ritroviamo un antico senso di appartenenza perduto che ci mancava profondamente e che è l'unico per noi vero e autentico.

  • Anonimo scrive:
    1 giugno 2016 00:27

    Ottimo articolo. Parecchi metri di giudizio stanno saltando.

    Vedo che l'inesistente sinistra PD si agita e non solo, anche calibri grossi come Franzo Grande Stevens si dichiara per il no. Loro, proprio loro, tutti rappresentanti a vario titolo di quella borghesia decotta che ci ha portato nel disastro in cui siamo e che teme di essere estromessa. Anche loro sono adesso il male minore, ma hanno colpe molto più grandi di CP e non li credo neppure capaci di reale opposizione. Le ultime esternazioni di una borghesia al tramonto.

  • Anonimo scrive:
    1 giugno 2016 03:26

    IL MIO SOGNO:

    Unire la sinistra nazionalista e la destra sociale
    per sconfiggere il mostro neoliberista finanziario
    bancario e il suo vassallo in Italia, il PD.

  • Anonimo scrive:
    1 giugno 2016 03:52

    Errata corrige. Non era Norberto Fragiacomo ma quel piccolo paragrafo di presentazione dell'incontro di luglio relativo a Monereo e Melegari nel post precedente.
    Chiedo scusa a Norberto.

  • Anonimo scrive:
    1 giugno 2016 18:20

    Molto peggio il PD. Il PD è servo dei poteri forti, delle peggio massonerie, della BCE, degli ebrei, della NATO, delle multinazionali senza scrupoli, della banca mondiale ecc.
    Casa Pound cerca di difendere gli italiani attuando un nazionalismo sociale oppure un socialismo nazionalista.
    La sinistra italiana dovrebbe vergognarsi di prendere sempre le difese della casta, delle lobbies, delle peggiori massonerie globaliste che mirano solo alla distruzione e all'impoverimento dei popoli europei.
    Credo che la sinistra italiana dovrebbe farsi un esame di coscienza e capire finalmente che la mondializzazione finanziaria globalista voluta dalle massonerie rabbiniche di mezzo mondo è contraria agli interessi dei popoli perchè produce solo miseria e impoverimento per le masse popolari. Invece non solo la sinistra non dice niente, ma molto spesso si schiera a favore di tutto questo.
    Pertanto molto meglio il socialismo nazionalista di Casa Pound che l'asservimento (e fiancheggiamento) al regime multinazional-mondialista della sinistra italiana.

  • Anonimo scrive:
    1 giugno 2016 20:48

    Il Front National in Francia miete un mare di consensi in quelle che un tempo venivano considerate roccaforti Comuniste,con il Nazional SOCIALISMO in Germania si passò dai 7 milioni di disoccupati alla piena occupazione in circa 4 anni.Certo che destra e sinistra sono in antitesi tra loro su moltissime cose ma sullo stato sociale, il modello monetario,lo statalismo ed il welfare, le posizioni sono molto vicine per cui personalmente non avrei nessun dubbio su chi votare ad un ipotetico ballottaggio tra il PD e una delle destre nazionaliste che stanno crescendo in tutta Europa ma che purtroppo in Italia non abbiamo.

  • Anonimo scrive:
    2 giugno 2016 04:49

    Non credo che la destra sociale pensi anche solo come lontanissima ipotesi a unirsi alla sinistra.
    Sono d'accordo con Moreno che il "no" al referendum è fondamentale e per quello bisogna essere dispo nibili a qualsiasi alleanza ma attenzione, massima attenzione, a comprendere in profondità il fenomeno CasaPound.
    Qui e in tutti gli altri siti della sinistra si pensa solo, commettendo un enorme errore, a sottolineare o negare la necessitá puramente sentimentale di una avvicinamento o distanziamento da CasaPound.
    La questione imortante è un'altra: capire cosa è davvero quel movimento.

    Leggete bene il loro programma e scoprirete che fra le righe trapela, per loro stessa intenzione, la vera matrice di ciò che è oggi il fascismo.
    Non si tratta più di un semplice movimento politico ma di un qualcosa che ha le sue radici profonde in una forma estremamente elusiva di esoterismo, quello evoliano.
    Questo cambia radicalmente i termini del problema e se non lo si capisce non si possono comprendere le concrete implicazioni politiche e di prassi del loro discorso.

    Evitiamo i discorsi sentimentali e sforziamoci di approfondire anche se oggi come oggi non sono certo loro né il pericolo né il nemico principale.

  • Anonimo scrive:
    2 giugno 2016 10:18


    QUI TROVATE LA POSIZIONE DI ALDO GIANNULLI SU PD E VOTO PER LE PROSSIME AMMINISTRATIVE !


    http://www.nuovatlantide.org/non-un-voto-sinistra-vada-al-pd/

  • Anonimo scrive:
    2 giugno 2016 10:31

    Non è questione di preferire chi è meglio o chi è peggio. C'è un assioma cha si impone: scegliere sempre chi non si presenta con la maschera del traditore. Fra Casa Pound e il PD che ha firmato la legge Fornero o lo Job act, l'obbligo del pareggio di bilancio e tutte le altre leggi che hanno gravato di catene il Popolo lavoratore?

  • Redazione SollevAzione risponde:
    2 giugno 2016 13:10

    ANTIFASCISMO

    Come i nostri lettori sanno bene, non siamo affetti dalla psicosi anti-fascista.
    Note sono le nostre critiche a certa "sinistra antagonista" che fa dell'antifascismo la sua pratica prioritaria, se non esclusiva.
    Per questa sinistra un simile antifascismo non risponde ad un'analisi della realtà sociale, degli assetti di dominio e dei rapporti di forza, ma a pulsioni identitarie primitive, possiamo dire pre-politiche.
    Quando l'identità politica si riduce all'antifascismo, a lasciarci le penne è proprio l'identità, se per questa si intende una visione socialista e rivoluzionaria della società, del mondo, della vita.
    Detto questo i neofascisti restano un irriducibile nemico strategico: lo sono, appunto, per la visione del mondo e della società che hanno: classista, capitalista, gerarchica, autoritaria, militarista e razzista.
    Che essi tentino di guadagnare spazio tra i settori sociali falcidiati dalla crisi li rende anche un nemico tattico: dove sfondano loro non sfonderemo noi.
    Occorre quindi contrastare i loro tentativi di penetrazione in mezzo al popolo sofferente.
    Ma come sbarrare loro la strada qui e ora? Questo è il punto.
    Siamo sicuri che il metodo che porta frutti —che ci fa guadagnare egemonia e ci porta consenso— sia oggi menare le mani e metterla sul piano dello scontro fisico?
    Verrà, certo il momento, come sosteneva Marx, che "dalle armi della critica si dovrà passare alla critica delle armi".
    Adesso il momento è quello delle "armi della critica".
    Adesso dobbiamo giocarcela sul piano dello scontro politico, la battaglia è ideologica, politica e culturale.
    Che facciamo in un quartiere popolare metropolitano dove l'esclusione sociale è devastante, dove crescono emarginazione e sofferenza, e dove i neofascisti hanno una sede e fanno sistematica attività politica e sociale?
    Ci attiviamo per aprire anche noi una sede e iniziare un'attività sistematica, anche porta a porta, per strappare ai neofascisti ogni centimetro di spazio sociale; oppure prioritario diventa cercare lo scontro fisico con loro?
    Questa seconda via è sbagliata, autolesionista. Ci isolerebbe dal nostro popolo, farebbe passare i neofascisti come vittime e darebbe pretesti allo Stato per misure sbirresche che colpirebbero anzitutto gli antifascisti.
    Dice: e se i neofascisti, come spesso han fatto, passassero loro alle maniere violente? Se volessero cacciarci dal quartiere?
    Beh, a quel punto, o avremo saputo costruirci un consenso forte, o avremo messo vere radici, e allora potremo rispondere pan per focaccia oppure meglio fare una ritirata tattica e non favorire la rissa.
    Il peggior nemico dell'antifascismo... è il fascismo, che vive anche in certa sinistra antagonista, in quel miscuglio demenziale di mito della forza bruta, di arditismo d'accatto, di culto dell'azione eroica di minuscole minoranze.
    Linea di massa ci vuole. Un partito ci vuole.

  • Anonimo scrive:
    2 giugno 2016 14:14

    Scusatemi, sono quello del " IL MIO SOGNO ".
    Ho scritto "sinistra nazionalista e destra sociale"
    ma non vorrei che si fraintendesse come nazionalsocialismo.
    Non intendevo l'unione di partiti ma l'unione di due sensibilità
    che ci sono sempre state nel paese:
    Da una parte la migliore tradizione del vecchio PCI:
    Scuola sanità energia e banche pubbliche e tutela dei lavoratori.
    Dall'altra la migliore tradizione del vecchio MSI:
    Sicurezza legalità certezza della pena e italianità.
    Ecco, tutto qua.

  • Anonimo scrive:
    4 giugno 2016 20:13

    Azzarà non dice di unire nulla. Anzi! Dice come diceva Bordiga che non c'è peggior prodotto del fascismo dell'ati-fascismo.
    O la sinistra di classe recupera una sua agenda d'azione politica.

    Altrimenti significa che in nome di un finto antifascismo (...) continuiamo a fare le comparse folcloristiche in un film altrui e a tener bordone. E a svuotare per primi e dall'interno l'idea stessa di sinistra.

    NON E' FINITA LA DISTINZIONE DESTRA E SINISTRA. NE' DIVENTANO "AMICI" I NEMICI DEI NEMICI. AZZARA' PROBLEMATIZZA ... chi giunge alla conclusione allora tutti uniti non capisce un H come chi alza la bandiera dell'Antifa ad ogni levata.

    (UN MARXISTA)

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