Programma 101, Salerno, 23 febbraio

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lunedì 9 maggio 2016

HELICOPTER MONEY: QUANTITATIVE EASING FOR PEOPLE? di Alberto Bagnai

[ 9 maggio ]

Avevamo già trattato la proposta dell'helicopter money il 9 marzo scorso, e di nuovo il 19 aprile. Ci torniamo, visto che la soluzione di dare soldi direttamente ai cittadini per battere la deflazione, oltre a trovare sostenitori tra amici di vario genere, è sostenuta da un numero crescente di squali della finanza speculativa. E' il caso di Bill Gross, [nella foto] portfolio manager di Janus Capital e co-fondatore del fondo obbligazionario Pimco.
E noi ridiamo la parola ad Alberto Bagnai, che invece contesta questa idea che, ricordiamolo, venne adombrata dall'economista neo-liberista Milton Friedman in un suo saggio del 1969 The Optimum Quantity Of Money).


«Nella lontana Liberopoli la criminalità è in crescita. I cittadini sono impensieriti, i sondaggi danno il governo in calo di consensi. Il premier corre ai ripari con una proposta innovativa, l’helicopter policeman: squadre di agenti di polizia verranno caricate su elicotteri e paracadutate a spaglio sul territorio, col compito di incarcerare la prima persona che incontrano. I cittadini esultano: finalmente un governo che fa qualcosa! Quest’ultima frase, lo so, l’avete già sentita (e forse anche detta). Passata l’euforia però ci si comincia a chiedere: perché mai uno Stato, che legittimamente esercita il monopolio della forza, dovrebbe farne un uso così inefficiente? Gli onesti sono la maggioranza, altrimenti al governo il loro interesse non interesserebbe.
Mandando agenti ad arrestare persone a caso, gli errori giudiziari fioccherebbero, aggiungendo al senso di insicurezza quello di ingiustizia. Non sarebbe meglio concentrare gli agenti in squadre che, utilizzando tutti i poteri dello Stato (quello di intercettare i cittadini sotto il controllo dell’autorità giudiziaria, quello di fermare i sospetti, ecc…), effettuassero indagini e arresti mirati? La rinuncia a esercitare il monopolio della forza non porta a uno Stato più sicuro: porta a uno Stato più autoritario.
Fine della metafora, inizio delle dolenti note. Ci dicono che, per risolvere i problemi di un’economia cronicamente anemica, la Bce, anziché insistere con il Quantitative Easing (QE), dovrebbe far decollare l’elicottero monetario: finiamola, si dice, di acquistare titoli dalle banche, che poi si tengono i soldi invece di prestarli! Meglio paracadutare un assegno in ogni famiglia: saremmo così certi che la moneta finisca in mano ai cittadini, rianimando l’economia. Non mancano gli entusiasmi, sopratutto nella sinistra “dei diritti”, cronicamente incapace di andare oltre analisi sentimentali. “Banca brutta, popolo bello”: se il QE per le banche è cattivo, quello for people sarà buono.
Volendo usare la testa, dovremmo chiederci: perché mai lo Stato, che esercita il monopolio dell’emissione monetaria, dovrebbe farne un uso così inefficiente? Perché disperdere moneta nei mille rivoli di spesucce per consumi, quando si potrebbero finanziarie investimenti pubblici, tanto necessari in un paese che letteralmente cade a pezzi (da Pompei al Polcevera)?
L’elicottero monetario non è solo ingiusto (rischia di dare a chi già ha), ma anche inefficiente. Peraltro, molti di noi, se ricevessero un assegno, oggi lo terrebbero da parte per ripianare debiti e pagare imposte. Altro che rianimare l’economia! Il motivo di questa proposta inefficace e demagogica è semplice: dare ai cittadini una mancia, anziché un lavoro, aiuta a sedare il dissenso, senza alterare i rapporti di forza fra lavoro e capitale.
Il capitale preferisce che lo stato dia ai disoccupati una mancia anziché un lavoro, perché la disoccupazione aiuta a contenere i salari, e quindi a espandere i profitti. Coopera al progetto la Banca centrale, che per proteggere il capitale ostacola politiche keynesiane di difesa dell’occupazione, negando il finanziamento della spesa pubblica con moneta.
Fratianni e Spinelli, nella loro Storia monetaria d’Italia, ricordano che il finanziamento monetario ha coperto in media la metà del deficit pubblico per oltre un secolo. Se l’economia cresce, dovrà crescere la massa monetaria, e allora perché non immetterla nel sistema anche finanziando, quando occorrono, investimenti pubblici?
Ma dal 1992 ciò è illegale senza se e senza ma, grazie al Trattato di Maastricht. Con esso gli Stati cedono la gestione della moneta ai burocrati non eletti, che possono influenzare la distribuzione del reddito, materia politica per eccellenza, senza rispondere a nessuno, e se ne vantano. Applicando una presunzione di colpevolezza tornata in voga, si diceva che i politici avrebbero usato la moneta per fare spese clientelari, generando inflazione. In questo modo è stato facile convincere il popolo a tagliarsi la sovranità monetaria per fare dispetto alla politica.
Ora sappiamo che stamparre moneta non crea inflazione: il fallimento di Draghi lo dimostra. L’inflazione si controlla sul mercato del lavoro. Impedire allo Stato di finanziare politiche espansive, battendo moneta se occorre, trasforma ogni crisi in un arretramento irreversibile dei diritti dei lavoratori. La rinuncia dello Stato al monopolio dell’emissione di moneta non porta a un’economia più sana: porta a una distribuzione del reddito più iniqua, e quindi, necesariamente, a uno Stato più autoritario, se non altro perché affida decisioni politiche a burocrati non eletti.
I politici non volevano certo Maastricht per moralizzare se stessi: volevano solo avere le mani più libere nell’aggredire il diritto al lavoro. A missione compiuta arriva l’elicottero monetario, la cui utilità è puramente retorica: presentare il nemico politico delle nostre costituzioni socialdemocratiche, cioè la Banca centrale indipendente come un moderno Robin Hood.
Per motivi che mi sfuggono, erogare una mancia sembra infatti meno clientelare che finanziare investimenti. Forse perché la si chiama QE for people? Ma questo problema può essere risolto: chiamiamo QE for State la monetizzazione del deficit pubblico e riprendiamo a farla, come si è sempre fatto, tranne nell’infausta parentesi della nostra storia iniziata con Maastricht, il trattato che, nell’interesse di pochi, ha condannato un continente alla depressione economica».
* Fonte: A/simmetrie
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2 commenti:

  • Anonimo scrive:
    9 maggio 2016 14:56

    Se facessero spesa pubblica come negli anni '70 si ritroverebbero nella stessa situazione di quegli anni cioè con classe media e lavoratori più ricchi che cominciano a rivendicare il diritto di partecipare al processo decisionale politico e alle scelte riguardanti la redistribuzione.
    Sono di fronte a un dilemma: o riattivano l'economia con la spesa pubblica mettendo però in pericolo la loro egemonia o la mantengono ma distruggendo l'economia.
    Ormai si legge da tutte le parti che gli operatori finanziari stanno perdendo fiducia nelle politiche monetarie delle banche centrali.
    Il risultato sarà che fra qualche tempo, non molto credo, il senso di insicurezza porterà a proteggersi drenando liquidità dal sistema.

  • Alberto scrive:
    9 maggio 2016 17:29

    Anche il nostro Bagnai utilizza espressioni ambigue e fuorvianti, del tipo "dare ai cittadini una mancia", che in linea con l'immagine delle "banconote lanciate dall'elicottero" induce a credere che si tratti di un regalo della BC ai cittadini.

    Ma veramente qualcuno riesce ad immaginare un banchiere che regali soldi? Siamo seri, i banchieri i soldi non li regalano MAI, li prestano, e c'è una bella differenza.

    Se per "regalo" s'intende un tasso d'interesse particolarmente favorevole, al limite tendente a zero o addirittura sottozero, allora OK, ci siamo (questo è il QE), ma sono comunque soldi che dovranno essere restituiti, a differenza di una mancia.

    Per lo Stato è diverso. I programmi assistenziali già prevedono versamenti a fondo perduto, ma è soprattutto la riduzione delle tasse a configurarsi come vero e proprio regalo al contribuente. Le tasse risparmiate non verranno mai più pretese, ed i ricchi "conservatori" americani lo sanno bene.

    Tuttavia uno Stato divorziato dalla BC, che non può quindi "stampare soldi", ogni cent speso in deficit lo dovrà finanziare con pari emissioni di nuovo debito pubblico. Insomma, di dritto o di rovescio "pasti gratis no ghe nè" stante il paradigma di fondo vigente della moneta moderna.

    Trovo poco serio, per non dire doloso, illudere i poveri cristi che un giorno i tanto agognati soldi che non bastano mai pioveranno dal cielo direttamente nelle loro tasche. Non si può lasciare al (cattivo) gusto del paradosso un argomento tanto delicato.

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