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giovedì 15 gennaio 2015

"QUANTITATIVE NOTHING": IL BLUFF DI DRAGHI di Sergio Cesaratto

15 gennaio

Secondo Cesaratto l'annunciato QUANTITATIVE EASING (QE) sarebbe un bazooka al contrario. La Bce vuole tornare a iniettare mille miliardi nell'eurozona stavolta non più prestandoli alle banche a tasso zero ma acquistando titoli di stato. L'unico effetto sarà aumentare la bolla borsistica e deprezzare un euro già basso. Il QE non sarebbe altro che una ripetizione con altre modalità delle misure tampone intraprese negli scorsi anni. Giudizio di un economista prevenuto? Per niente! Lo sostiene anche Fabio Pavesi su Il Sole 24 Ore.
La prossima settimana sarà fondamentale per i destini europei. Il 22 il direttivo della Bce dovrà decidere modalità e tempi del tanto promesso Quantitative Easing (QE), mentre il 25 si svolgeranno le fatidiche elezioni greche. 

Su cosa farà la Bce girano molte voci, ma tanto per prepararci alle decisioni effettive proviamo a chiarirci cos’è il QE.

Dal 2008 la Bce ha reso disponibile alle banche tutta la liquidità che richiedevano. E ne hanno richiesta molta, in particolare nel 2011 e 2012. 

In quegli anni le banche italiane e spagnole hanno impiegato centinaia di miliardi di euro per acquistare i titoli sovrani dei rispettivi Paesi, consentendo agli investitori dei paesi nordici di rimpatriare i propri capitali evitando il default degli stati periferici. 

Nel marzo 2012 il bilancio della Bce raggiunse la cifra di 3 trilioni di euro a cui Draghi dice di voler ora tornare. Infatti, dopo le sue famose dichiarazioni di fine luglio 2012 e il successivo impegno della Bce di sostenere i titoli di stato (subordinato all’accettazione della Troika) i capitali stranieri sono tornati sui titoli di stato periferici e le banche hanno restituito la liquidità alla Bce il cui bilancio si è perciò sgonfiato a 2 trilioni. 

Si noti che la liquidità creata non ha in alcun modo stimolato il credito a imprese e famiglie, credito stretto nella tenaglia di banche recalcitranti a concederlo e soggetti restii a richiederlo visti i chiari di luna della crisi. 

L’austerità che pervicacemente la Germania ha imposto e gli altri hanno miserevolmente accettato ha nel frattempo devastato le economie della periferia europea, e pochi si azzardano ora a promettere una ripresa seria in tempi ragionevoli. Le speranze di una resipiscenza europea in una direzione solidale e keynesiana cominciano finalmente ad apparire come illusorie – visto che non ce ne sono mai state le basi storico-politiche — anche a coloro che le hanno tenacemente coltivate. 

In questo quadro desolante il QE di Draghi appare come l’ultimo appiglio, fondato su poco, come vedremo. 

Questa volta alla creazione di liquidità da parte della Bce sarebbe assegnato il compito nientemeno che di rilanciare la domanda aggregata e dare avvio all’agognata ripresa. 

Con il QE la banca centrale acquista sul mercato titoli, principalmente di stato, immettendo liquidità nel sistema (Draghi ha alluso a un 1 trilione di euro, ora si parla di 500 miliardi, staremo a vedere). 

Con quale scopo? 

La domanda di titoli da parte della Bce, e l’impiego della liquidità da parte di chi glieli vende per acquistare altri titoli, genererebbe un aumento dei valori borsistici e una diminuzione dei tassi di interesse nel mercato (valore dei titoli e tassi di interesse sono in una relazione inversa). Da questi primi effetti ne dovrebbero scaturire diversi altri, positivi, sulla domanda aggregata. 

1) La maggiore liquidità dovrebbe stimolare il credito, ma già s’è visto negli scorsi anni che maggiore liquidità non genera credito addizionale. 

2) L’aumento del valore dei titoli a lungo termine potrebbe stimolare gli investimenti. Ma non si vede per quali ragioni le imprese dovrebbero investire con aspettative di domanda a dir poco depresse. 

3) La bolla borsistica potrebbe stimolare i consumi, basti trascurare il fatto che le famiglie che detengono titoli sono poche e hanno una bassa propensione al consumo. 

4) Con grande dispiego di fantasia gli organi di informazione, incluso il Sole, ci stanno vendendo l’idea che il QE determini aspettative di inflazione nel pubblico (l’idea che più moneta generi più inflazione è in fondo uno dei luoghi comuni più radicati ) e ciò stimoli consumi e investimenti. Che una ripresa della domanda aggregata si possa basare sul suscitare aspettative di inflazione è vendere fumo, l’arrosto non c’è. 

Sin qui il QE non rappresenterebbe altro che un facite ammuina, ridicolo quanto il piano Juncker, misure utili solo acché Renzi possa ammaliare il pubblico dei talk show. Rimangono due altri possibili effetti del QE. 

5) Il primo è il deprezzamento dell’euro: la liquidità si rivolgerà infatti anche verso titoli esteri determinando un apprezzamento delle divise straniere e un guadagno di competitività europeo. Nel caso dell’Eurozona, che già presenta un enorme surplus commerciale verso il resto del mondo, questo suonerebbe però come un comportamento inaccettabile. 

6) Infine, l’acquisto di titoli pubblici da parte della Bce può rappresentare la messa in sicurezza di una quota di debiti sovrani in continuo peggioramento a causa dell’austerità e la cui sostenibilità è insidiata dal possibile venir meno della fiducia degli investitori come accaduto nel 2011 e 2012 (sotto l’effetto degli accadimenti in Grecia e comunque a fronte dell’insostenibilità economica e sociale della situazione). 


Il QE non sarebbe altro che una ripetizione con altre modalità delle misure tampone intraprese negli scorsi anni

Ma allora il QE non sarebbe altro che una ripetizione con altre modalità delle misure tampone intraprese negli scorsi anni e si può ben concludere che il suo senso, persino se effettuato senza i probabili paletti tedeschi, non vada oltre il procrastinare della nostra agonia. 

Diverso il caso in cui un acquisto massiccio di titoli pubblici accompagnasse una politica fiscale fortemente espansiva, allora sì che il QE avrebbe effetti sulla domanda aggregata. Ma questo non accadrà. 

Da ultimo, il bluff del QE sarà smascherato, ma a costo di ulteriori mesi di inutili sacrifici per le popolazioni e di danni irreversibili alle economie periferiche. 

Alla sinistra il dovere di riflettere se lasciarsi cullare ancora nelle illusioni eurosolidali e persino nelle proprietà magiche di Draghi o pensare ad altro. 


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3 commenti:

  • Anonimo scrive:
    15 gennaio 2015 12:50

    Esattamente quello che vi avevo scritto il 28 dicembre nel primo dei commenti degli utenti:

    http://sollevazione.blogspot.it/2014/12/te-lo-do-io-il-quantitative-easing-di.html

    Precedentemente avevo avvisato della vertiginosa discesa del dollaro che ha permesso guadagni nell'ordine del 15% in meno di sei mesi ossia il 30% annuo che capite bene è un rendimento da infarto. Sono opportunità immediate, un vero ballo sull'orlo del burrone, alle quali però nessuno si sentirebbe di rinunciare per dedicarsi all'ipotetico e lontano "bene comune".

    Considerate i seguenti punti:

    1) il capitalismo non riesce ad andare oltre (o a metabolizzare) la fase keynesiana ossia non riesce a superare la sua modalità di sviluppo fondata sullo sfruttamento e sul dominio.
    In sostanza il capitalismo a un certo punto non può più creare profitto tramite la produzione e quindi, nell'ultima fase, si rifugia nella finanza (la borsa, appunto, e tutte le varie operazioni di finanza creativa).
    Questo però a termine non lunghissimo comporterà il corto circuito del sistema.

    2) Ma fermarsi significherebbe per i dominanti la perdita totale del potere politico e del privilegio sociale perché la tendenza oltre lo stadio keynesiano è quella di un superamento dell'impostazione "competitività-sfruttamento-dominio" proprio come stava accadendo negli anni '70 quando è cominciata la reazione neo liberista.

    3) Di conseguenza i dominanti non potranno arrestarsi di fronte all'opportunità di creare una nuova bolla borsistica anche se sanno perfettamente che questo porterà, come è ovvio, a una inevitabile esplosione di questa bolla.
    Richiano di essere travolti questa volta ma se si fermassero prima, se davvero si decidessero a mettere in atto delle politiche espansive (e purtroppo per noi la difficoltà è che il primo a doverle implementare dovrebbe essere la Germania il che è evidentemente una pia illusione) si ritroverebbero a fronteggiare una situazione come quella degli anni '70 in cui le classi subalterne cominciavano a prendere autentica coscienza dei loro diritti politici pretendendo una condivisione del momento decisionale e una redistribuzione della ricchezza radicalmente diversa (cioè quello che per definizione è inaccettabile per i dominanti dato che per l'appunto implica la perdita del dominio).

    4) Quindi bisogna inferirne che i dominanti hanno messo in preventivo una crisi realmente enorme non più principalmente economica ma esplicitamente e drammaticamente sociale e politica; da situazioni come quelle normalmente se ne esce in un solo modo e cioè con la guerra.
    Lo scopo sarà quello di arrivare a un mondo in cui la differenza di classe sociale consisterà nella possibilità o meno di accesso alla nuova ipertecnologia, non solo quella informatica ma anche quella biomedica. Per questo ci troviamo per la prima volta a un bivio della storia dal quale non si potrà più tornare indietro.

  • Anonimo scrive:
    15 gennaio 2015 13:12

    CLAMOROSO

    Il Papa sulle offese alla religione:

    "Avere dunque questa libertà, ma senza offendere, perché è vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un amico, dice una parolaccia contro mia mamma, gli spetta un pugno [non a caso è argentino, nota mia...] . Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri."

    http://www.lastampa.it/2015/01/14/esteri/vatican-insider/it/emergenze-WfDHiMzQGFvvLZJ3HNKSSO/pagina.html

    Un Papa così non l'avevo mai visto.

  • Alberto scrive:
    15 gennaio 2015 14:16

    Prender tempo per continuare il "recupero crediti" non è un bluff, è una strategia vincente della troika, di cui la BCE è parte fondante.

    Quel paraculo di Draghi si trova ora nella incredibile (a suo modo di vedere invidiabile) posizione di chi fa un "favore" all'Italia, per spennarla meglio. Come spennatore non c'è dubbio che vanti una provata esperienza, perciò non ha tempo di fare l'inutile Presidente della Repubblica. Per questo sorride sempre più soddisfatto!

    Ho solo cercato di divulgare il Cesaratto-pensiero, che mi pare corretto.

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