lunedì 5 gennaio 2015

GRECIA AL VOTO: E SE L'ANELLO DEBOLE SI SPEZZASSE? di Giancarlo D’Andrea

5 gennaio

Mentre aggiorniamo il blog non sappiamo se i compagni greci della sinistra no-euro (Piano B, Antarsya, Iniziativa per un fronte di sinistra) ed EPAM presenteranno liste elettorali o se, come ci auguriamo, faranno una lista unitaria.
Nel frattempo la Merkel è stata costretta a smentire le indiscrezione di Der Spiegel, per cui Berlino avrebbe preferito far uscire la Grecia dall'eurozona piuttosto che accettare una rinegoziazione del debito.
L'avvertimento è stato tuttavia lanciato, ed ora la palla è passata a Tsipras, che invece ancora tace.

La Grecia andrà al voto il prossimo 25 Gennaio, come ampiamente prevedibile l’elezione a Presidente del tecnocrate Dimas è fallita. Samaras ha fortemente deciso di drammatizzare lo scontro per ribaltare i sondaggi elettorali che attualmente prevedono la vittoria di Syriza, con l’accordo della Troika , oppure qualcuno pensa che una tale rischiosissima scommessa sia frutto del solo pupazzo alla guida della martoriata Grecia ?

In fondo il margine tra Syriza Nea Dimokratia  è assai limitato, Samaras, che sarà sostenuto come non mai dall'Unione Europea e dal Fondo monetario internazionale, pensa di poter recuperare lo svantaggio che i sondaggi segnalano, la cosa è possibile, e se alla fina vincesse Samaras sarebbe la legittimazione dei sacrifici imposti dalla Troika e si scatenerebbe una violenta offensiva neo-liberista sul disgraziato popolo greco, con ripercussioni in tutta l’Europa del sud.

Naturalmente ci auguriamo, al contrario, che Syriza vinca le elezioni e costituisca un governo di svolta l'unico modo per invertire in Grecia i disastri e la macelleria sociale della Troika.

A questo proposito ci piacerebbe pensare che Syriza non approfitti della inevitabile polarizzazione che il passaggio elettorale drammatico imporrà: appelli al “voto utile“ di veltroniana memoria, potrebbero avere per conseguenza la desertificazione della sinistra greca, la scomparsa delle altre forze di sinistra peserebbe sulla possibilità di dar vita dopo le elezioni ad un governo di emergenza delle forze popolari.
Così come ci piacerebbe pensare che le altre forze della sinistra greca , in particolare il KKE, abbandonino una politica ultrasettaria e si preparino unitariamente ad uno scontro che sarà senza esclusione di colpi.
Forse, purtroppo, questi rimarranno solo auspici di buon senso …

Ma cosa accadrebbe se Syriza vincesse le elezioni (con il conseguente premio di maggioranza di 50 parlamentari previsto dalla legge elettorale)? E se Tsipras riuscisse a formare un governo di emergenza popolare?

Innanzi tutto bisognerà vedere se l'oligarchia tecnocratica e la Troika accetteranno l’esito di elezioni democratiche in una Grecia così vicina ai confini russi , con una tradizione autoritaria ancora forte delle forze armate e dei corpi di polizia, e con una estrema destra pericolosamente in ascesa? Gli ingredienti per una Maidan ellenica ci sarebbero tutti …

Ma ammettiamo che l’Europa accetti il verdetto delle urne, la Troika si farebbe convincere dal governo Tsipras a valutare la possibilità di una “trattativa” per l’attuazione del programma di Syriza che certo non è il socialismo, ma che è il programma più avanzato di una forza che ha buone possibilità di andare al governo di un paese europeo?

Ve lo immaginate il primo incontro a Bruxelles tra Tsipras , primo ministro e La Merkel e Juncker? Come reagirebbe la Troika quando il governo greco esporrà il suo programma?
«Aumento immediato degli investimenti pubblici di almeno € 4 miliardi; graduale inversione di tutte le ingiustizie del Memorandum; graduale ripristino di stipendi e pensioni in modo da far aumentare i consumi e la domanda; ricostruzione dello stato sociale» , anche attraverso misure sociali quali “l'elettricità gratis per le famiglie più povere, i sussidi pasto per chi è senza reddito, il programma di garanzia abitativa, il ripristino della tredicesima, l'assistenza sanitaria gratuita per i disoccupati privi di assicurazione, un sistema fiscale più equo grazie ad una maggiore progressività delle aliquote”… «Cancellare la maggior parte del valore nominale del debito pubblico in modo che diventi sostenibile nel contesto di una "Conferenza europea del debito"». Ed ancora: «Includere una "clausola di crescita" nel rimborso della parte restante in modo che tale rimborso sia finanziato con la crescita e non attraverso leggi di bilancio». Ed infine: «Includere un periodo significativo di grazia ("moratoria") del pagamento del debito per recuperare i fondi per la crescita».
E’ meglio che ci fermiamo qui! La contraddizione tra il programma di Tsipras e la dinamica in atto in Europa è solare ! O qualcuno pensa che Schulz e l’intera “socialdemocrazia “ si converta sulla via di Atene ed abbracci la prospettiva di un “ New Deal Europea “?

Proprio questo suscita fortissime perplessità e preoccupazioni, dice il programma di Syriza: 
«Siamo pronti a negoziare e stiamo lavorando per costruire le più ampie alleanze possibili in Europa. L’attuale governo Samaras è di nuovo pronto ad accettare le decisioni dei creditori. L’unica alleanza che si preoccupa di costruire è con il governo tedesco. Questa è la differenza tra di noi e questo è, alla fine, il dilemma: negoziazione europea di un governo di Syriza, o accettazione dei termini dei creditori sulla Grecia da parte del governo Samaras. Negoziazione o non-negoziazione. Crescita o austerità. Syriza o Nuova Democrazia».
Per negoziare veramente bisogna essere in due, ci domandiamo: l'Europa vuol davvero negoziare con un governo greco di sinistra ? E perché dovrebbe fare concessioni che fin’ora non ha fatto a nessuno dei governi europei , nemmeno a nessuno dei fedeli lacchè della Troika?

Sono convinto che tutti stiamo dando le stesse risposte a questi interrogativi, perché in fondo tutti pensiamo che il “sistema di dominanza” della finanza globale, il “sistema di dominio eurista”, in particolare, sia incompatibile con l’ipotesi di “trattare” con un governo che voglia applicare non solo un programma articolato , come nel caso di Syriza, ma anche su singole misure socialmente avanzate perché si aprirebbe un immenso problema politico :altri paesi e altri governi potrebbero seguire la via di Atene,determinando un rompete le righe che metterebbe fine alla moneta unica e al sistema di dominio su di essa costruito .

Ora chi scrive ha l’intelligenza media di un militante di Syriza, qualcuno forse crede che nell’imminenza della battaglia elettorale decisiva, i militanti di Syriza non si pongano gli stessi nostri interrogativi? Non sarebbe stato meglio aprire per tempo un grande dibattito popolare su questi interrogativi dicendo la verità anche se piena di incognite?
Il rischio delle conseguenze di una delusione delle masse popolari greche è enorme e facilmente intuibile!

Ma ormai ci siamo,la cosa più importante ora è il processo politico che potrebbe svilupparsi col successo di Syriza, in fondo la partita è tutta da giocare. Ora dobbiamo batterci , proprio come fossimo in Grecia, perchè Syriza vinca le elezioni e Tsipras possa essere il prossimo capo del governo.

Il 27 Settembre 2014, poco più di tre mesi fa, scrivevo proprio su Bandiera Rossa a proposito della possibilità di elezioni anticipate: ”..a quel punto la mobilitazione popolare e , internazionale , mi permetto di aggiungere, saranno fattori decisivi, senza una forte mobilitazione popolare e per di più concentrata nei primi 100 giorni di un ipotetico governo popolare, Tsipras non potrà farcela e allora tutto sarebbe possibile.
La catena dell’Europa dei padroni oligarchici e turbo liberisti, ha la forza pari a quella del suo anello più debole perché ne è il punto di rottura: la Grecia è vicina.“

E chissà che le elezioni del 25 gennaio non preludano a quell’ ”Aprile“ che aspettiamo in Grecia, in Italia e nel Sud Europa!

* Fonte: Bandiera rossa in movimento
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5 commenti:

  • Giovanni scrive:
    5 gennaio 2015 12:24

    "Gli ingredienti per una Maidan ellenica ci sarebbero tutti …"

    Questa mi pare l'ipotesi più interessante. Mi chiedo: nel caso di una eventuale (e malaugurata) maidan greca, vista anche la vicinanza alla Russia, ci si potrebbe aspettare da Putin il sostegno sotterraneo simile a quello che sta fornendo agli insorti del Donbass? Ma sono solo ipotesi, dobbiamo aspettare prima il voto.

  • Anonimo scrive:
    5 gennaio 2015 19:13

    Scusate, quando pubblicate articoli di qualcuno dateci un minimo di indicazioni su chi sia.
    Si tratta per esempio di un parente di Stefano D'Andrea?
    Speriamo di no...

  • Anonimo scrive:
    5 gennaio 2015 21:56

    “Ma cosa accadrebbe se Syriza vincesse le elezioni (con il conseguente premio di maggioranza di 50 parlamentari previsto dalla legge elettorale)? E se Tsipras riuscisse a formare un governo di emergenza popolare?”.

    Rispondo:

    Vorrei tanto sbagliarmi, ma sono convintissimo che Tsipras calerebbe le braghe e arriverebbe a un accordo-vaselina con la troika (ridicole concessioni insignificanti in cambio della sostanzialmente totale accettazione della macelleria sociale imposta da Bruxelles); seguendo la strada della subalternità e della resa secondo il modello dei suoi amiconi nostrani che sbraitano contro Renzi e ostentano grande ostilità quando i loro voti in parlamento non servono a sostenere il governo del boia fiorentino (e dei suoi degni predecessori satrapi della finanza predatoria internazionale) e prontamente accorrendo in suo soccorso quando sono necessari a impedirne la caduta.

    La situazione è drammatica ed esige scelte drammatiche e coraggiose.
    Vie indolori per la liberazione nazionale e un reale avanzamento civile non ve esistono (in Grecia, come da noi, come dovunque).
    Ci vorrebbe il coraggio di votare per chi è chiaramente ed inequivocabilmente contro le oligarchie finanziarie internazionali e i loro satrapi interni, per un uscita inequivocabilmente da sinistra dall’ euro senza se e senza ma (ma con inevitabili durissimi sacrifici, comunque indispensabili per potere lottare veramente e sperare di ottenere qualche risultato reale e non una semplice spruzzata di vaselina sul culo del popolo).

    Mi sembra che il KKE (anche se TUTTI deliberatamente lo ignorano e vorrebbero vederlo scomparire) esista e lotti VERAMENTE.

    @ Giovanni:
    Mi sembra che Putin sostenga ben poco o nulla i partigiani antifascisti ucraini.
    Con la potenza militare ed economica russa in appoggio alla sollevazione popolare antifascista la guerra civile si sarebbe già risolta positivamente da un bel pezzo. Senonché Putin è un oligarca organicamente (anche se conflittualmente: -contraddizioni interimperialistiche) legato al capitalismo occidentale e teme molto più la vittoria dell' insurrezione popolare antifascista che quella dei maidan-nazisti, o comunque uno stallo rovinosissimo per il popolo ucraino. A lui e ai suoi compari sfruttaori dei lavoratori russi interessavano solo la Crimea e le basi militari che vi hanno installate.
    Del popolo ucraino, come già di quelli yugoslavi, non gliene può fregare di meno.

  • Giovanni scrive:
    6 gennaio 2015 11:05

    Che Putin, come tutte gli uomini di potere, non sia certo una brava persona non ci piove. Certo non sta aiutando gli insorti direttamente, con l'esercito avrebbe potuto sbaragliare i golpisti i pochissimo tempo. Ma se non li avesse aiutati sottobanco temo che adesso la resistenza non esisterebbe neppure più. Certo ha i suoi interessi, magari anche sporchi, i suoi problemi interni e non deve dare agli USA il pretesto per l'escalation che cercano in europa per portare avanti il resto del caos. Ma non può starsene a guardare perché ne va della sopravvivenza sua e della Russia.

    Non ho informazioni dirette, ma seguo C&S (blog, twitter) per informarmi. L'altro giorno twittava che stanno organizzando una sorta di legione straniera aperta ai BRICS. Quanto realistico sia non lo so, ma a questo si deve anche guardare.

  • Anonimo scrive:
    6 gennaio 2015 17:01

    Al governo russo di Putin sarebbe bastato chiudere (letteralmente) i rubinetti del gas (fra l' altro pagato sempre con molta "comodità" e non di rado con qualche "autosconticino" -diciamo così- dai governi ucraini) perché la resistenza -la cui forza sta nel consenso popolare, soprattutto ma non solo della parte russofona del paese- desse la spallata definitiva ai quisling di Kiev.
    Non perderebbe minimamente di popolarità fra i russi, anzi!
    Però perderebbe (lui e la sua classe sociale di riferimento) lautissimi profitti (oltre a correre il per loro pericolosissimo, inaccettabile rischio di un tutt' altro che improbabile ripristino del socialismo in terra ex-sovietica da parte della resistenza ucraina vincitrice.
    Questa é la differenza più eclatantemente macroscopica fra l' URSS e la Russia attuale: allora si potevano prendere decisioni "antieconomiche" ma importantissime a sostegno delle lotte antiimperialiste in tutto il mondo (la rivoluzione cubana, come hanno anche sempre sostenuto lealmente e con sincera riconoscenza Fidel e compagni, sarebbe stata soffocata dagli USA in pochi anni se l ' URSS non avesse comprato a prezzi alti lo zucchero cubano di cui non aveva nessun bisogno). Ora non si può più, in quanto il gas russo non é più del popolo lavoratore ma di una minoranza di sfruttatori, come tutti gli altri mezzi di produzione, esattamente come qui da noi (e come in Francia, belgio, Olanda, Polonia, ecc. nella seconda guerra mondiale, allorché i padroni si trovarono in perfetto accordo con gli occupanti nazisti e continuarono a fare lauti profitti producendo per la vittoria del terzo reich, mentre in URSS le produzioni -del popolo lavoratore!- vennero spostate "antieconomicamente" a oriente: FATTORE ASSOLUTAMENTE DECISIVO DELLA VITTORIA DELLA CIVILTA' UMANA SUL NAZISMO!!!).

    Sembrano considerazioni "inattuali", ma invece credo siano decisive per orientarsi correttamente ed efficacemente, per non perdere rovinosamente la bussola nelle durissime lotte che ci attendono.

    Giulio Bonali (l' "anonimo" di cui sopra; ci terrei che il mio nome e cognome comparissero perché sono alquanto fiero delle mie idee e del loro anticonformismo)

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