giovedì 23 gennaio 2014

LE PEN: COL FRANCO IN TASCA... E I CARRI ARMATI IN STRADA di Claudio Martini

23 gennaio. L'articolo di Pasquinelli Che cos'è il Front National di Marine le Pen, è stato raccolto da diversi siti e blog ed ha suscitato dibattito e polemiche. Su questa scia Martini sviluppa e radicalizza il discorso. Viene toccato un nervo scoperto, quello di chi sostiene che sull'altare dell'uscita dall'euro sono sacrificabili democrazia e diritti di libertà. La nostra posizione, quella che caratterizza il sovranismo di sinistra, è netta al riguardo: le conquiste democratiche non sono negoziabili, come le difendiamo dall'assalto globalista ed eurista, le difenderemo da ogni tentativo autoritario, anche ove fosse intrapreso da forze anti-euro.
«Ha fatto molto bene Moreno Pasquinelli a prendersi la briga di leggere e esaminare il programma elettorale del Fronte Nazionale francese. Credo ci dia la possibilità di renderci conto di cosa abbiamo a che fare. In questo post avanzerò un'ipotesi su quale siano gli autentici obiettivi di questa forza politica. Come ogni congettura è chiaramente opinabile, e inviatiamo tutti a opinarla nei commenti.



Ai miei occhi è abbastanza evidente una cosa: il cuore del programma di Marine Le Pen non è l'economia, e di conseguenza non è l'euro. Questo potrà apparire piuttosto azzardato a molti lettori. Dopotutto, nel nostro angolo di blogosfera si sta sviluppando, da mesi, un acceso dibattito sull'opportunità o meno di sostenere questa forza politica. Trattandosi di un dibattito tra elettori italiani la discussione ha come oggetto, in pratica, l'espressione di un moto di simpatia (o di avversione). Nell'ambito di tale discussione, e nella stragrande maggioranza dei casi, le simpatie al FN sono determinate dalla dichiarata ostilità all'euro e alla UE tipiche di questo partito. Anche persone con un trascorso di sinistra, convinte che l'euro sia la questione essenziale e dirimente dei nostri tempi, sono ora pronti a “sostenere” (virtualmente) Le Pen in virtù delle sue posizioni economiche. Ora, la mia ipotesi parte dall'assunzione che, tra i veri elettori potenziali del FN, e cioè tra i cittadini francesi, che parlano il francese e che seguono quotidiniamente la vita politica di quel paese, non sia la posizione sull'euro quella che genera consenso, e che la stessa Marine Le Pen non si aspetti di essere votata principalmente in virtù di tale posizione. 
Francia autunno-inverno 2005: la rivolta nelle periferie urbane
A partire dal 27 ottobre del 2005, per più di tre mesi, le banlieu francesi sono state scosse dalla rivolta sociale più grande dopo quella del maggio 1968. Animate dagli immigrati iniziarono a Clichy-sous-Bois. Inizialmente circoscritte a questo comune si sono poi estese a Montfermeil e ad altri centri del dipartimento di Senna-Saint-Denis a partire dal 1º novembre. Successivamente il fenomeno si è diffuso anche ad altre città della Francia, come Rennes, Evreux, Rouen, Lilla, Valenciennes, Lione, Digione, Tolosa, Marsiglia, Nizza. Ecc. L'8 novembre il governo francese (Sarkozy Ministro dell’interno) ha dichiarato lo Stato d’emergenza applicando la legge del 3 aprile 1955, promulgata durante la Guerra D’Algeria. Il 14 novembre è stato prolungato per altri 3 mesi. La repressione fu brutale, migliaia di giovani vennero processati e arrestati. In alcune zone il Front National costitui vere e proprie milizie per la caccia ai giovani immigrati (in alcuni casi vi parteciparono anche militanti di sinistra).


Facciamo per un attimo astrazione dalla questione dell'euro. L'insieme del programma economico che stiamo esaminando è correttamente inserito da Pasquinelli nel filone del keynesismo moderato. Esso non implica scelte molto rivoluzionarie, specie se teniamo presente il contesto sociale nel quale è calato: in Francia l'intervento dello Stato nell'economia è una realtà ben viva e operante, lo stato sociale francese è con tutta probabilità il più avanzato tra quelli dei grandi paesi europei, e le misure protezionistiche non sono certo un fenomeno inedito nel panorama politico d'Oltralpe (basta pensare al complesso di tutele di cui gode in Francia il settore agricolo). A colpo d'occhio, buona parte di queste misure sono attuabili già oggi, a Trattati vigenti. Nulla di sensazionale, e sopratutto nulla che possa scatenare ondate di consenso.



A mio avviso il vero fulcro della proposta politica del FN, il motivo per cui i francesi lo votano, si ritrova nella seconda parte dell'articolo di Pasquinelli, quando il nostro passa in rassegna le proposte di riforma nell'ambito del diritto penale. Mi spiego meglio.

Cio che rende popolare l'opzione FN nell'elettorato francese è il richiamo all'identità nazionale. In un mondo in cui si sono smarriti molti dei tradizionali punti di riferimento, l'Idea di Francia può rappresentare un valido “ancoraggio” per molte persone.

Come si realizza l'Idea? Con scelte concrete che riaffermino il potere dell'ente che la incarna, lo Stato. Lo Stato riafferma la sua sovranità in primo luogo mostrando la sua efficiacia punitiva. Se il tipico programma liberista consiste nel sostituire lo Stato Sociale con quello Penale, Le Pen vuole tener fermo il primo ed espandere enormemente il secondo. Non è contraddittorio: è la tradizione dei fascismi1.
Ottobre 2005: le periferie parigine in rivolta

L'espansione del penale comporta cesure veramente notevoli con la tradizione giuridica (e costituzionale) dell'Europa degli ultimi decenni. Non si tratta solo di portare alle estreme conseguenze il revanchismo penale: questo esige di rendere più duri i regimi delle pene detentive, inasprire le sanzioni, dare più poteri alla polizia e meno diritti a imputati e carcerati, e inaugurare una politica di tolleranza zero. Si parla di reintrodurre la pena di morte. Si parla di creare particolari delitti di opinione, in particolare quello di manifestazioni a sostegno dei diritti dei clandestini. E tutto quanto caratterizzato da un chiaro segno ideologico: l'espansione del dispositivo penale non è rivolta solo contro il criminale, accontentando i milioni che, come cantava Jannacci, votano Almirante perché hanno paura dei ladri; è rivolta contro il criminale, il terrorista, il sovversivo, arabo, islamico, maghrebino, straniero, di colore. Nella retorica di Le Pen le tematiche del penale e quella della lotta ai nemici culturali della Francia (bianca e cristiana) sono costantemente intrecciate. Con lo strumento penale si vogliono difendere l'identità, l'omogeneità e l'ordine dei souschien, della comunità dei francesi “autoctoni”.



Putroppo per il FN, tutti questi obiettivi sono in netto contrasto con le disposizioni (e con l'interpretazione consolidata) della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. E la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che sul rispetto di quelle norme vigila, ha in Francia un peso maggiore di quella che ha in Italia, perché di fatto svolge, in quel paese, un ruolo simile a quello qui svolto dalla Corte Costituzionale2.

Ecco la sovranità che Le Pen vuole riconquistare, mediante un vero e proprio tuffo nel passato: quella dello Stato contro i cittadini- e ovviamente contro i non cittadini, gli stranieri, da vessare e discriminare. Ed ecco perché l'Europa (meglio, la CEDU) va tolta di mezzo.

Rivelatore, in questo senso, è un altro passaggio del programma del Fronte: quello relativo alle spese militari. Nel testo si dice chiaramente che la Francia deve riarmarsi.

Che senso può avere questa posizione? La Francia dispone già di uno dei primi eserciti del mondo, nonché di un cospicuo arsenale nucleare. Perché rafforzare ulteriormente le forze armate? A chi vuole fare la guerra Marine Le Pen?

Di primo acchito si potrebbe sospettare di una qualche velleità neo-coloniale da parte della Francia frontista. Altrimenti perché rilanciare la marina militare, pur con la scusa di dover pattugliare l'immenso territorio marittimo ereditato dal passato Impero?

Tuttavia, chi ha seguito le vicende politiche concernenti il FN in questi anni sa che questo partito non ha una particolare “proiezione internazionale”. Si sarebbe tentati di definirlo isolazionista. Il FN si è opposto a tutte le avventure militari in cui la Francia è stata coinvolta o stava per essere coinvolta. È per il ritiro delle truppe in “missione di pace” (dubito che a Parigi le chiamino così). Le Pen va in brodo di giuggiole per Assad e Putin, dunque era contraria all'intervento contro il regime di Damasco. Quindi non si direbbe questo il fronte di impiego privilegiato del nuovo esercito francese. Escludendo che si vogliano rinverdire i fasti dello sciovinismo anti-tedesco, anche se magari qualcuno ci spera, la domanda sembra rimanere senza risposta.



Eppure è ovvio. Marine Le Pen vuole schierare l'esercito in Francia. Il nemico infatti non si trova all'esterno dei patri confini, ma al loro interno. All'uopo viene creato un corpo militare speciale:



Une Garde nationale de 50000 réservistes hommes et femmes sera constituée sur l’ensemble du territoire (outre-mer compris) et mobilisable dans un bref délai.



Marine Le Pen vuole i carri armati nelle banlieues. Il dispositivo militare qui delineato è, con tutta evidenza, volto rafforzare e rendere invincibile lo strumento della repressione penale interna.

Milioni e milioni di uomini, donne e bambini, provenienti da mille angoli del mondo, abitano le periferie e gli agglomerati urbani francesi, e minacciano l'ordine, la sicurezza e l'identità tradizionale della Francia. Sono una sentina di rivolte, criminalità e terrorismo. Contro di essi lo Stato, finalmente liberato dai lacci europei e dagli scrupoli degli intellettuali di sinistra, potrà e dovrà utilizzare tutti i mezzi necessari, con tutta la durezza necessaria.

Ecco il cuore della programma del FN. Ecco il motivo per cui milioni di francesi lo votano. Di fronte a tutto ciò, il programma economico è poco più di un dettaglio; ed esso è tanto meno importante quanto più si riflette sulle prospettive che l'implementazione pratiche di quel programma dischiude. Non è azzardato sostenere che quelle misure, ancor prima che a una involuzione autoritaria dello Stato francese, preludano a qualcosa di abbastanza vicino ad una guerra civile in Francia.

Questa è solo un'ipotesi, ma la giudico molto realistica. E da questa ipotesi vorrei provare a trarre una riflessione, forse persino un insegnamento.
Francia autunno-inverno 2005: la rivolta nelle periferie urbane

Noi parliamo troppo di economia. Gli economisti, come una volta ha affermato Emiliano Brancaccio, hanno un peso eccessivo nel dibattito pubblico. Ma le grandi scelte politiche, quelle che capaci di coinvolgere le passioni (o le paure, o i cattivi sentimenti) di milioni di persone, sono quelle che riguardano altre sfere della vita sociale. Senza voler fare riferimento ai temi della pace e della guerra, sempre latenti ma in qualche modo lontani dall'attualità in questi tempi senza conflitti armati (almeno in Europa), si può dire che ciò che “scalda” le masse sono le grandi questioni attinenti all'identità: chi siamo, qual è il nome della nostra comunità, chi ha diritto di prendere le decisioni, quale punizione è la più opportuna per chi infrange le regole della comunità... Tutte le forze politiche che, negli ultimi anni, a livello europeo, hanno registrato un fortissimo aumento dei consensi e dell'influenza politica, sapevano essere padrone delle questioni legate all'identità3. Quelle forze che invece hanno messo al centro le questioni economiche sono, in genere, naufragate miseramente4.

Ciò dovrebbe metterci in guardia dal giudicare un movimento politico solo in base a (ma anche a partire da) le sue posizioni in materia economica. Come spero di aver dimostrato, tale criterio si rivela foriero di gravissimi errori. La vera cartina di tornasole sono le posizioni “identitarie”, che poi sono quelle che incidono sui diritti, sui doveri, sulle libertà. Chi comanda, cosa è vietato e cosa è obbligatorio, quali sono le condizioni alle quali la comunità può sopprimere i diritti del singolo: tutte queste sono questioni più importanti e decisive delle tecniche di controllo della massa monetaria o del corso dei cambi; e l'economia, con tutte le sue tecnicalità, assume rilevanza politica solo in quanto influisce sulle questioni sopra menzionate.  
Altrimenti, è roba da bloggers».

NOTE


1 Non voglio entrare nell'inutilissima questione se il FN sia qualificabile o meno come partito fascista. Scegliendo un approccio “letteralista”, patrimonio tipico dei simpatizzanti di Le Pen, il FN non è un partito fascista perché non è una formazione politica identica a quelle tedesche e italiane degli anni 30, e non opera in un contesto paragonabile. Ma questa considerazione, indiscutibilmente corretta, non sposta un'acca nel giudizio che possiamo avere di questa forza politica. Di sicuro il FN ha molti punti in comune con la tradizione dei fascismi e delle estreme destre europee, ed è tra l'altro l'unico partito europeo ad aver attuato una successione dinastica nella propria posizione di comando. E questi non sono assunti che una qualsiasi persona ragionevole si sentirebbe mai di smentire.


2Solo di recente la Francia ha inaugurato un sistema di controllo giudiziale (successivo) di costituzionalità delle leggi, e ancor oggi il Consiglio Costituzionale ha poteri limitati rispetto alle omologhe corti tedesche, italiane e spagnole. Dunque per anni il controllo sul rispetto dei diritti fondamentali, da parte del legislatore francese, lo ha svolto soltanto la CEDU.

3Vengono alla mente, oltre al FN, anche Alba Dorata e il Movimento Cinque Stelle. Ovviamente questi movimenti hanno usato il tema dell'identità in maniera molto diversa. Per AD l'identità è quella greca etnica, minacciata dagli immigrati, che perciò vanno sterminati e scacciati. Per il M5S l'identità è quella dei cittadini italiani comuni, espropriati dal un ceto politico oligarchico e anti-democratico: il cuore del programma è dunque la riconquista della democrazia. Per quanto riguarda le forze politiche che, almeno in Italia, hanno costruito le loro (effimere) fortune sulla questione del penale, possiamo ricordare la Lega Nord e l'Italia dei Valori. 

4I primi esempi che vengono alla mente sono, in Italia, Scelta Civica e Fermare il Declino; in Germania Alternative fur Deutschland. A ben guardare il puntare moltissimo sull'economia potrebbe essere considerato una tara propria anche dei partiti della sinistra radicale.
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6 commenti:

  • Anonimo scrive:
    23 gennaio 2014 17:44

    Come già precedentemente espresso ,l'inganno prodotto dai partiti di sinistra venduti ai Banchieri ha prodotto nei cittadini una grande delusione e deriva verso la Destra e questo in tutta Europa per cui dovremo tenere in conto questo fattore che potrà tradurre future e sgradevoli aspettative.

  • Anonimo scrive:
    23 gennaio 2014 18:32

    Quindi,secondo Martini,i francesi che sono,seguendo un luogo comune, in gran parte legati alla Grandeur,sarebbero nuovamente animati dal rinverdito mito sciovinista, travestito da lotta alle oligarchie euriste e, se non si interpreta male il ragionamento,tutto lo sfacelo sociale provocato dalla Troika passa in secondo piano rispetto alla nuova esigenza "d'ordine" connaturata alla tradizione francese. Quindi dietro al voto dato al Fn da lavoratori massacrati dalle politiche euriste,si nasconderebbe il solito francese amante dello stato forte?Mi dispiace contraddire un pur bravo animatore di un blog che seguo abitualmente e che esprime posizioni affini alle mie,ma questa volta l'analisi manca di un elemento fondamentale che la renda credibile:LA MANCATA CITAZIONE E L'ASSENZA DI UN SOGGETTO CHE INTERPRETI CHIARAMENTE E RISOLUTAMENTE LA CAUSA PRINCIPALE DI UNA CONDIZIONE SOCIALE RITENUTA GIUSTAMENTE INSOPPORTABILE DALLA MAGGIORANZA DELLE CLASSI DOMINATE.E'da ritenersi di destra ed etichettabile tout court come rinascita della Vandea,o è,in forma confusa certo, però direttamente politica, la giusta repulsione verso un futuro dettato da criminali "aggiustamenti strutturali"deciso da un élite pronta,pur di conservare il proprio status,a far strame di ogni diritto sociale?Se si pensa ad un imminente attacco alla democrazia,si deve mettere sul campo degli imputati in primis quella élite transnazionale responsabile principale della devastazione sociale,GIA'IN ATTO PURTROPPO,con buona pace dei tanti commentatori scriventi del pericolo reazionario, che non ha bisogno di un Le Pen,ma di un semplice ex sindaco di Firenze! Marxista dell'Illinois

  • Anonimo scrive:
    23 gennaio 2014 19:04

    I partiti ufficiali cosiddetti di sinistra, hanno tradito la loro natura, la loro storia e le loro idee basilari. La gente per un po' è rimasta costernata perché la botta è stata dura nell'assistere allo smantellamento del welfare e alla distruzione dei diritti dei lavoratori. I tradimenti si ricordano per sempre (se non si è del tutto rincretiniti).
    Ora ci si lamenta se molti guardano con maggior attenzione alla parte opposta che non strombazza programmi "di sinistra" ma orientati verso la riconquista e al recupero di quanto la "sinistra" ha fattivamente contribuito a demolire.
    Come meravigliarsi?

  • Anonimo scrive:
    24 gennaio 2014 03:22

    @Redazione

    Prima di tutto volevo dirvi che se MPL riesce veramente a creare un consistente CLN avrete fatto un capolavoro.

    Secondo, sul FN, fate bene a prendere le distanze ma ponetevi la domanda teorica: fra due eventualità, alle elezioni europee è meglio un plebiscito per i partiti pro europa tecnocratica o è meglio un plebiscito per la Le Pen?
    Ai nostri fini è meglio la seconda eventualità. Guardate che comunque vada dovremo lottare duramente, non esistono vie d'uscita morbide quindi meglio il nemico debole del nemico forte.

    Il vero pericolo comunque sono i Peter Yanez cioè i Quisling sempre in agguato.

  • Adriano Ottaviani scrive:
    24 gennaio 2014 04:30

    Purtroppo caro Martini la nostra debolezza politica è tale che non possiamo farci promotori di un piano generale di trasformazione della società, possiamo solo scegliere tra le opzioni che la realtà molto brutalmente ci pone.
    Come se fosse un questionario a risposte fisse : alle prossime europee preferisci che vinca la Le Pen oppure preferisci che vinca Hollande ?
    Voglio solo far notare che la risposta potrebbe, anzi dovrebbe, essere diversa se stessimo parlando di elezioni politiche nazionali, allora non avrei dubbi , tra i due mali sceglierei Hollande.
    Trattandosi di elezioni europee invece non ho paura che una eventuale vittoria della Le Pen farebbe improvvisamente cadere l'intera europa in una ondata securitaria, probabilmente avrebbe solo il benefico risultato di mettere una zeppa alla BCE.
    Sul fatto poi che le istanze identitarie siano prevalenti sull'economico ho dei dubbi da che mondo è mondo problemi di sussistenza sono sempre stati più pressanti di quelli ideali, Lenin è riuscito a scatenare la rivoluzione non in base agli ideali del comunismo in astratto ma perché quegli ideali prospettavano benessere e pace.
    L'abilità di una forza rivoluzionaria è quella di coniugare efficacemente i due aspetti.

    ciao ciao
    Adriano

  • Anonimo scrive:
    24 gennaio 2014 08:47

    Curiosi questi commenti. Belli miei non ve ne accorgete nemmeno ma siete completamente sommersi da questo sistema di cui l'euro è solo una rappresentanza, esattamente come Berlusconi era solo una rappresentanza del capitalismo.
    Siete solo dei consumatori della politica, invece di fare come allo stadio: " ma alla finale di Champions per chi tifi? Per la Juve o per il Milan" vedete di mettervi in gioco e non rompete le scatole
    C'aveva ragione Churcill "Gli italiani vanno in guerra come fosse una partita di calcio e vanno alle partite come fosse una guerra"

    Ma che ve lo dico a fare, tanto sono parole buttate al vento.

    Italiani: prima tutti merkellisti, ora tutti lepennisti.
    Come dice mia madre: "Io mi schiferei..."

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