Programma 101, Salerno, 23 febbraio

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giovedì 21 novembre 2013

«CARO GIULIETTO, TI SCRIVO....» di Rodolfo Monacelli

21 novembre. Il PUDE (Partito Unico dell’Euro), come ogni mostro mitologico, ha mille facce, mille forme e mille aspetti. A volte si nasconde in luoghi e persone insospettabili. È il caso dell’articolo uscito il 14 novembre su Megachip a firma Giulietto Chiesa intitolato Chi vuole la fine dell'Europa?
Chi scrive ha ben chiare le posizioni di Giulietto Chiesa, e della sua organizzazione Alternativa, sull’Europa e sull’Euro. Posizioni ondivaghe, inconcludenti, senza alcuna proposta realistica sulla crisi dell’Eurozona e che hanno da sempre sfiorato il luogocomunismo eurista e del “Più Europa”.

Alcune citazioni saranno significative per giustificare queste parole:

«Ritengo che, per ora, euro ed Europa (per l’Europa come istituzione il ragionamento dev’essere assai più corposo di quello che qui appena accenno) godano ancora di una certa popolarità, di un appeal molto diversificato ma di cui dobbiamo tenere conto. Se sono i nemici a demolirli, per conto loro, è un conto (e saranno loro a dovere spiegare perché lo fanno); se siamo noi a gridare ai quattro venti che è questo che vogliamo, mi pare evidente che ci assumiamo la corresponsabilità di quella loro decisione» [Giulietto Chiesa, Uscire dall'Euro? Lettera a Giulietto Chiesa. 25 novembre 2011]
«La valenza culturale e politica di una parola d’ordine come quella di uscire dall’Europa è, a mio avviso, del tutto negativa. Lancia un messaggio regressivo, di chiusura provincialistica, di ristrettezza culturale, di isolazionismo». [Giulietto Chiesa, Riflessioni su alcuni orientamenti tattici e strategici di Alternativa. 1 gennaio 2012]
L’articolo in qustione, però, pone un punto di non ritorno. Non siamo più soltanto di fronte a posizioni velleitarie, ma a una vera e propria scelta di campo.

Leggiamo insieme:

«Io voglio un'Europa democratica e solidale, e giusta e pacifica. E forte abbastanza per contare nell'arena mondiale».

Come non è dato saperlo, dati i rapporti di forza interni all’Unione Europea, così come non è dato sapere come mai, così come tutti gli euristi di tutto il mondo, si identifichi l’Europa con l’Unione Europea.

Ma non è finita:

«Ora, tutti sappiamo che l'euro è diventato una tagliola, un cappio scorsoio che c'impicca. Ma che sia l'euro la causa di tutto questo non lo credo. La crisi del debito non è nata con l'euro e uscire dall'euro non ci salverà».

A meno che Alternativa non creda al luogocomunismo imperante per cui il popolo italiano sarebbe vissuto “al di sopra delle proprie possibilità”, o al limite per colpa della corruzione e degli sprechi, sappiamo bene che la crisi del debito inizia invece proprio con l’euro. Iniziamo col dire, infatti, come bene hanno chiarito numerosi economisti di varie scuole, che la crisi dell’eurozona non è una crisi da debito pubblico, ma da debito privato.


Come si vede dalla tabella a fianco (Fonte: Il Fatto Quotidiano, 3 agosto 2012), l’elemento comune alle cinque economie in crisi dall’entrata nell’euro (1999) allo scoppio della crisi (2007) è l’esplosione del debito privato, delle banche per essere precisi, che ha indotto i governi a intervenire facendosi carico dei loro debiti con soldi pubblici. Una strategia “imperialistica” da parte del capitalismo dell’europa del nord che ha inondato di liquidità i mercati del sud (che sarebbe stato impossibile senza una moneta unica tra paesi concorrenti): le prime economie colpite sono, infatti, proprio quelle nelle quali il debito estero è aumentato di più.

«Un bel giochetto (ti presto i soldi così mi compri i beni), simile a quello che la Cina gioca con gli Stati Uniti: sarebbe potuto durare più a lungo se da oltre Oceano non fosse arrivato lo shock del fallimento Lehman. Questo ha costretto le banche alemanne a rientrare dalle loro esposizioni, facendo, come nella miglior tradizione locale, la voce grossa coi più deboli: i Pigs». [Alberto Bagnai, Quelli che... la colpa è del debito pubblico, 3 agosto 2012]
Quindi, caro Giulietto, le responsabilità dell’esplosione del debito sono o non sono dell’Euro? Il problema del debito (privato, trasformatosi in pubblico) sarebbe stato o no risolvibile con una moneta sovrana? Così come è o non è a causa dell’Euro e dell’Unione Europea che il nostro paese non può avere una politica economica autonoma e una sovranità economica, monetaria e politica? Attendiamo risposte.

L’articolo, però non finisce qui. Ed ecco la parte che, se non fosse malafede, rappresenterebbe ignoranza e pressapochismo:

«Ma noi non siamo per "nessuna Europa", siamo per "un'altra Europa". E qui è la differenza da tenere alta, come uno scudo che ci impedisca di essere insozzati dagli schizzi di stupidità, nei prossimi mesi. Perché è ormai pieno di partiti e movimenti, in tutti i paesi europei, che puntano direttamente e semplicemente a cancellare l'Europa. In nome non dei popoli, ma di un nazionalismo di ritorno, virulento, ottuso come sempre lo sono i nazionalismi, xenofobo, separatista, bellicoso. Noi non intendiamo confonderci con questa robaccia di scarto. […] La crisi del debito non è nata con l'euro e uscire dall'euro non ci salverà. Ma l'offensiva contro l'euro è la scorciatoia demagogica più semplice. Tanto semplice che, in Italia, chi la sceglie si troverà a fianco della Lega e di Berlusconi, o dei suoi epigoni. Compagnia sgradevole. 

Noi in quella compagnia, insieme ai vari Paragone di turno, che, venendo dalla Lega, si portano dietro tutto il suo liquame, e che adesso cavalcano il ronzino più comodo per darla a bere al gonzo, in quella compagnia non vogliamo andare».
Lasciamo perdere i toni ed entriamo nel merito. In poche parole, secondo Giulietto Chiesa e Alternativa, chi vuole uscire dall’euro e dall’Unione Europea vuole chiudere le frontiere interne, togliere Nizza e la Savoia alla Francia, deportare gli immigrati e segregare le minoranze interne. Veramente credi questo caro Giulietto? Veramente non ti sei accorto che in tutta Europa, e più lentamente anche in Italia, le forze di sinistra hanno impugnato la lotta contro l’euro, l’austerità e l’Unione Europea? Perché citare le une e non le altre? Non puoi non sapere che l’uscita dall’euro può essere fatta da “destra” o da “sinistra”. E perché affermi falsamente che nessuno considererebbe il contesto geopolitico dell’Italia una volta fuoriusciti dall’Euro e dall’Ue quando, al contrario, il passo successivo per un’uscita “da sinistra” sarebbe, invece, un mutamento radicale nella collocazione internazionale del nostro Paese, che diventerebbe protagonista di una politica di cooperazione con i paesi dell’Europa del sud, con l’area mediterranea, con i Brics e, più in generale, con tutti quei paesi che, come noi, hanno la necessità di controllare i movimenti di capitale?

Ci pare strano, inoltre, che Alternativa che doveva essere un movimento “né-di-destra-né-di-sinistra” improvvisamente, quando si parla di euro e di Europa, pone dei paletti ideologici. 

Come mai? 


Non pensiamo che tutto questo sia un caso, ma tutto ciò dipenda, anche nel caso di Alternativa che si comporta, al di là delle belle parole, esattamente come le “sette di sinistra”, da scarsa comprensione della realtà e della natura del capitalismo contemporaneo. Non si comprende, cioè, per un malinteso “internazionalismo” (oggi trasformato in “europeismo”), che in questo modo si fa il gioco del capitale e dell’attuale sistema di potere nazionale e internazionale. Sarà, invece, in un mondo sempre più dominato dalle oligarchie finanziarie transnazionali, la lotta per la sovranità politica, monetaria ed economica dei popoli e degli stati, coniugando liberazione sociale e liberazione nazionale, a porsi in oggettivo contrasto con gli interessi del neoliberismo e dei suoi strumenti.

Giulietto, sei ancora in tempo. Tu che hai sempre lottato contro l’informazione main-stream non puoi farti veicolo dell’informazione eurista come un piddino qualsiasi. L’11 e il 12 gennaio vieni al convegno, organizzato da Bottega Partigiana insieme all’MPL, intitolato Oltre l'euro. La sinistra, la crisi, l'alternativa.

Ti aspettiamo. Ti assicuriamo che non troverai razzisti, segregazionisti o leghisti.



Fonte: Bottega partigiana
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9 commenti:

  • Anonimo scrive:
    21 novembre 2013 22:53

    " Non si comprende, cioè, per un malinteso “internazionalismo” (oggi trasformato in “europeismo”), che in questo modo si fa il gioco del capitale e dell’attuale sistema di potere nazionale e internazionale. Sarà, invece, in un mondo sempre più dominato dalle oligarchie finanziarie transnazionali, la lotta per la sovranità politica, monetaria ed economica dei popoli e degli stati, coniugando liberazione sociale e liberazione nazionale, a porsi in oggettivo contrasto con gli interessi del neoliberismo e dei suoi strumenti."
    Fianalmente si dicono le cose come sono: applausi!

  • Anonimo scrive:
    22 novembre 2013 01:49

    Ve lo posto perchè credo che vi interessi
    http://www.youtube.com/watch?v=2s0K9vt1sck&app=desktop

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    22 novembre 2013 07:40

    Premetto che trovo vergognoso ciò che scrive Chiesa in questa occasione, con toni che tra l'altro non gli sono consueti, e che per quanto mi riguarda, trovo eccessivo perfino dedicargli tutta l'attenzione che pure ha ricevuto.
    Non mi occuperò pertanto di quanto egli ha scritto, ma intervengo soltanto perchè mi pare che Monacelli incorra in un errore di una certa rilevanza.

    Concordo con lui sul fatto che l'attuale crisi è crisi da debito privato, e più esattamente debito del sistema bancario.
    Proprio per questa ragione, è vero che la crisi non è nata nell'euroarea, ma piuttosto nei paesi anglosassoni (USA e UK), cioè nei paesi dove il sistema bancario si è più e più rapidamente globalizzato.
    La crescente intercorrelazione tra le differenti banche ha propagato velocemente la crisi alle banche europee, che tuttavia non sono mai state, a quanto mi risulta, le più esposte: niente a che vedere con le banche USA a partire dalla Lehman, ma la Goldman e la JP Morgan non è che stessero così meglio.

    Perchè, malgrado sia del tutto d'accordo sulla necessità di uscire dall'euro, ci tengo tanto a sottolineare questo aspetto?
    Perchè credo che ciò non basterebbe, e perchè vedo che una parte degli economisti antieuro, anzi la parte prevalente di questo fronte vuole uscire dall'euro per potere fare quello che stanno facendo USA e Giappone, cioè continuare ad alimentare il debito privato persistendo in una politica di aumento forsennato della liquidità.

    Ecco, riconoscere che proprio questo eccesso di liquidità ha messo le banche nelle condizioni di gonfiare il loro debito è fondamentale per evitare di credere che la risposta degli USA sia la strategia corretta per uscire dalla crisi.

  • Anonimo scrive:
    22 novembre 2013 14:41

    cucinò,
    lo sai qual'è il paese che ha più aumentato la "liquidità" negli ultimi anni? la SVIZZERA (decuplicata). ha una base monetaria all'85% del pil (usa 20%).
    antonio.

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    22 novembre 2013 16:59

    Forse sarebbe più interessante guardare all'andamento della base monetaria USA, che dall'inizio dell'anno è cresciuta quasi del 50%, e se continuano a pomparla di 85 miliardi di dollari ogni mese, chissà dove arriverà.
    Tra l'altro, pare che negli ultimissimi mesi, le banche abbiano cominciato a fare circolare questa liquidità, come dire che gli USA sono sull'orlo dello scoppio di una superinflazione. Alla FED, sono terrorizzati sia nell'ipotesi di smettere che in quella di continuare, insomma non sanno che pesci prendere, e c'è chi li considera un esempio da imitare: da non credere!

  • Anonimo scrive:
    22 novembre 2013 22:15

    no, i crediti sono piatti negli ultimi mesi

    http://www.tradingeconomics.com/united-states/loans-to-private-sector

    e sono in pericolo deflazione pure loro


    http://www.tradingeconomics.com/united-states/inflation-cpi

    attenzione che il terrore dell'inflazione è tipico delle teorie turboliberiste...
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    23 novembre 2013 08:13

    Infatti l'inflazione non si crea mediante emissione di moneta dalla BC (come invece sosteneva Friedman) ma dalle dinamiche del lavoro. Quello che sta scoppiando in USA è una bolla speculativa simile a quella del 2008, forse, anzi, direi, sicuramente peggio.
    VIANDANTE

  • Anonimo scrive:
    23 novembre 2013 11:24

    Forse Cucinotta si è espresso male. Forse voleva dire che il problema non è tanto il fatto che gli USA immettano denaro nell'economia, ma che lo immettano a favore dei banchieri e dei rentiers speculatori per parargli le chiappe. Infatti i maggiori indicatori indicano una nuova bolla.
    @antonio: è vero che la svizzera ha decuplicato la sua base monetaria, ma l'ha fatto ANCHE per impedire la rivalutazione del franco comprando titoli di stato tedeschi e francesi contribuendo nello sbalzo degli spread.

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    23 novembre 2013 16:35

    @Anonimo delle 11,40 (uno straccio di nickname no,vero?)

    Riprendo l'argomento sperando di chiarire il mio punto di vista.
    Se una banca centrale immette moneta, quella moneta esiste, da qualche parte starà. Magari per anni se ne può perfino ignorare l'esistenza, come nel caso a cui abbiamo assistito negli ultimi anni e non solo negli USA. Ciò è potuto avvenire perchè le banche hanno sequestrato praticamente l'intero ammontare per potere rimborsare alla scadenza i titoli da esse emessi.
    In questa eventualità, il denaro rimane come un numero sui computer del sistema bancario, ma non dobbiamo farci ingannare da questa situazione apparentmente statica.
    Il rifinanziamento periodico dei titoli serve alle banche per non fallire e ai ricchi del mondo per mantenere il loro patrimonio mobiliare.
    Tuttavia, questa ricchezza ha una natura intrinsecamente differente da ciò che designiamo come merce.
    Poichè non v'è dubbio che la mole di titoli esistenti sul mercato globale sia esagerata (nove volte circa il PIL mondiale), c'è sempre il rischio che la sua natura effettiva di cartaccia diventi realtà e che non sia più esigibile.
    Se si dovesse ventilare questa ipotesi, cosa pensate che farebbero questi ricconi? Mi pare ovvio che correrebbero a comprare tutta la merce che possono, ma non c'è merce sufficiente per questa liquidità, ed il risultato sarebbe che in poche settimane si scatenerebbe a livello mondiale (almeno quello occidentale) un'inflazione enorme.
    Insomma, finchè essi credono di potere mantenere questa ricchezza mobiliare senza rischi eccessivi, il sistema continuerà a soffrire di carenza di liquidità, ma prima o poi, quando diventerà impossibile mantenere questa strana situazione di sequestro di liquidità in poche mani, allora essa ri riverserà improvvisamente in giro con l'effeto di coinvolgere nella distruzione di valore dei titoli anche il denaro.

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