lunedì 7 ottobre 2013

VERSO IL CROLLO DEL CAPITALISMO?

7 ottobre. Accade che la discussione sul destino della moneta unica dimentichi il contesto di crisi sistemica globale, ovvero mondiale. Le sorti dell'euro e dell'Unione europea sono invece legate a doppio filo a quelle del sistema nel suo complesso. Quanto questo sia vero lo ha già mostrato l'impatto devastante che il crollo del sistema finanziario e bancario americano del 2008 ha avuto in Europa, da allora diventata l'epicentro dello sconquasso internazionale —dal 1 luglio l'Unione europea è di nuovo in recessione. L'articolo che qui pubblichiamo, interpretando gli ultimi dati forniti dalla Banca dei regolamenti internazionali (Bri), corrobora le previsioni di quegli analisti che pronosticano l'incipienza di un crollo economico (crash) improvviso e devastante a scala mondiale.

«La BRI [1]  è in qualche modo la banca delle banche centrali, la Banca di tutte le banche, la banca in capo. E' come un super-centro meteorologico che misura il clima nel mondo finanziario globale, e di cui conosce i segreti. Le ultime previsioni della BRI sono davvero allarmanti.

L'allarme lanciato dalla BRI a metà settembre, in un report firmato dal suo capo Jaime Caruana, è rosso scarlatto. Un enorme onda, un muro di debito, ci sta piombando addosso. Un vero e proprio crollo ciclonico è alla porte.

E non è la mortificante ritirata del 18 settembre del capo della Fed americana Ben Bernanke — la rinuncia come anzitempo promesso di limitare la massiccia iniezione di $ 85 miliardi di dollari ogni mese per sostenere l’asfittica economia del paese— che riuscirà a sistemare le cose.

Celebrata da tutte le piazze borsistiche in stato allucinatorio avanzato, questo annuncio non ha nulla di incoraggiante: esso riconosce l'impotenza della ex-potenza americana a migliorare la sua situazione economica compromessa senza iniezioni permanenti di stimolanti artificiali. Nel frattempo, nonostante le massicce iniezioni di liquidità, la Fed ha ancora una volta rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2013.

Il misuratore di panico


William White, ex capo economista della BRI conferma le fosche previsioni di Caruana . Siamo tornati, afferma, ad una situazione peggiore di quella esistente alla vigilia del crollo di Lehman Brothers nel 2008: «Tutti precedenti squilibri sono ancora lì. I livelli di debito pubblico e privato sono aumentati del 30% rispetto ad allora».

Alla fine, secondo lo sconvolto contatore di The Economist [vedi la tabella sopra] il debito pubblico mondiale corre a passi da gigante verso la cifra stratosferica di 52.mila miliardi di dollari — per l’esattezza il debito pubblico mondiale al 21 settembre 2013 ammonta a 51,594,469,960,484 dollari. [Il Pil mondiale 2012 di aggira attorno alla cifra di 71mila miliardi di dollari, NdR]

Questo è il peso delle catene che ci legano ai nostri creditori. Questa è l’ecatombe che minaccia che si abbatterà su questi ultimi quando sopraggiungerà lo tsunami implacabile del debito

Fuga in avanti a capofitto


Nel pieno del surriscaldato dibattito sul tetto del debito nuovamente polverizzato, il Congresso degli Stati Uniti votarà probabilmente all'ultimo minuto per un nuovo splafonamento. Che cosa può fare di diverso, se non assistere all’esplosione immediata? Non c'è problema, anche se, secondo William White, questa politica di follia spezza le gambe Paesi emergenti: «Abbiamo aggiunto un problema del tutto nuovo con le bolle nei mercati emergenti che tratteggiano il ciclo espansione-recessione».

Il Giappone continuerà il suo hara- kirico capofitto. Col debito al 211% del suo PIL, il Giappone deve spendere più della metà delle sue entrate fiscali per rimborsare gli interessi sul suo debito attuale. Abbiamo così che il 46% del suo bilancio per il 2013 potrà essere finanziato solo da ulteriori debiti. Ma non è così grave secondo i media, che chiudono un occhio sull'unico risultato positivo di questa politica: un sostanziale aumento del deficit commerciale.

In Cina, il debito privato è passato da 8 a 23 miliardi di euro dopo il 2008. Ma non importa, fintanto che gli ex burocrati comunisti potranno propinarci tassi di crescita che nessuno è in grado di confermare.

In Europa il rapporto debito/Pil è aumentato, passando in un anno dall’ 88,2 al 92,2 %. Ma non è grave secondo certe ridicole sirene o come dice il presidente francese che strombazza che la crisi è dietro di noi.

Minaccia ai depositi privati

In ogni caso, sotto i nostri piedi, la voragine è aperta. I grandi giocatori globali sono storditi, sopraffatti da un pezzo. Che cosa faranno? Niente. Null’altro che assistere impotenti al passaggio del devastante ciclone, al disastro inevitabile che segnerà la morte del loro sistema.

Niente altro che dare il diritto, come appena proposto da una direttiva dell'Unione europea nel più assordante silenzio mediatico, di poter di sequestrare d’autorità i conti bancari individuali per riempire inutilmente i suoi buchi (la garanzia di 100.000 euro è ancora buona).

Solo che ora, l'esito fatale non è più annunciato da qualche osservatore solitario, ma dai più alti funzionari al cuore stesso del loro impero condannato».


Note

[1] La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI Banca dei regolamenti internazionali BRI o in lingua inglese ) è stato creato nel 1930 . E ' la più antica organizzazione finanziaria internazionale . Il suo status giuridico è quello di una società a responsabilità limitata , i cui azionisti sono le banche centrali . Esso si trova a Basilea , in Svizzera , e conosciuta come la " banca centrale delle banche centrali". Il capitale BRI è costituito da azioni di proprietà di 60 banche centrali , il capitale è suddiviso in 600.000 azioni, di cui la metà appartenenti alle banche centrali di Germania , Inghilterra, Belgio , Francia, Italia e Stati Uniti d'America . Questi sono i governatori delle sei banche centrali condividono la gestione della BRI , con i governatori delle banche centrali di Canada , Cina, Giappone , Messico , Paesi Bassi, Svezia e Svizzera , e il Presidente la Banca centrale europea.


* Fonte: le Veilleur
** Traduzione a cura della redazione
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24 commenti:

  • Anonimo scrive:
    7 ottobre 2013 15:14

    1) a ogni debito corrisponde un credito. alla sommatoria mondiale dei debiti (pubblici o privati non importa) corrisponde una sommatoria di crediti (pubblici o privati). al massimo una "crisi del debito" può causare un redde rationem tra varie tipologie di debitori e creditori. il che certo può essere catastrofico per molti; ad esempio, se si decide che il debito pubblico è eccessivo, la sua riduzione causerà il taglio dei patrimoni privati e quindi una riproletarizzazione delle classi medio-basse.
    ma di certo ciò non è la fine del capitalismo... anzi...
    2) le posizioni "debito bruttocattivo" o "stimoli monetari brutticattivi" sono esattamente uguali a quelle del capitalismo più puro, degli anarcocapitalisti, libertarian, scuola austriaca, estrema destra americana.
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    7 ottobre 2013 20:31

    Siamo sicuri che sia la fine del capitalismo o la sua completa maturazione? Soprattutto ora che si sta togliendo di dosso i pochi vincoli democratici che ne limitavano gli effetti più nefasti?
    Pigghi

  • Anonimo scrive:
    7 ottobre 2013 21:23

    Antonio
    non dire fesserie.
    Non è vero che ad ogni debito corrisponde un credito.
    La banca può concedere crediti fino a 8 volte la sua riserva frazionaria. Ciò significa che per 10 che tiene in deposito dai suoi creditori la banca può concedere prestiti fino ad 80. La differenza tra 80 e 10 = 70 = creazione di nuova moneta.
    Ciò significa, ragionando in astratto, che la somma mondiale dei debiti non è mai uguale alla somma mondiale dei crediti ma 8 volte superiore.
    Antonio non hai capito come funziona il sistema bancario.

  • Anonimo scrive:
    8 ottobre 2013 01:09

    anonimo,
    1) non cominciamo con le offese.
    2) sei tu che non hai capito niente. la banca fa prestiti oltre la riserva? e a chi? a qualcuno che sarà suo debitore. e la banca ne sarà creditrice!
    la "stampa" è una cosa (e si può discutere sull'entità e i riflessi sull'economia reale, ma è un altro discorso), ma la stampa genera sempre contemporaneamente nuovo credito e nuovo debito.
    nel caso degli stati, se sono indebitati significa che il settore privato ne è creditore. quindi tagliare il debito pubblico significa tagliare il patrimonio privato, anche il TUO.

  • Anonimo scrive:
    8 ottobre 2013 10:28

    poi non ho capito sto moltiplicatore 8 da dove lo prendi. comunque la riserva frazionaria esiste dai tempi dei SUMERI, è la cosa più naturale del mondo ed è usata da prima che circolasse vera e propria moneta.
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    8 ottobre 2013 17:52

    Il "moltiplicatore 8" è moneta elettronica generata (fiat money) con un clic di computer.
    Questo, secondo me, è un meccanismo perverso e, se la banca viene ad avere mediante esso dei crediti, non è affatto detto che la "ricchezza" monetaria entrata in circolo non resti sterilmente virtuale, così da non influire silla produzione di merci concrete.

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    8 ottobre 2013 18:49

    @Antonio
    Le cose sono più complicate di come pretendi di metterle tu.
    In questo caso, non è che esistano creditori e debitori come soggetti distinti, il sistema bancario è globalizzato e del tutto interdipendente. E' una specie di gioco circolare, per cui la banca A prende un prestito dalla B ch a sua volta la prende dalla C che a sua volta la prende dalla A.
    Si tratta soltanto di numeri su un computer, un processo basato sui tempi, io sono debitore all'ora X ma creditore all'ora Y, ma in realtà siamo tutti falliti. Come ogni processo di ricircolo, esso richiede una fonte indipendente di energia che in questo caso è fornita dai governi sovrani stampando moneta. Il giorno in cui essi smettessero, il sistema bancario sarebbe fallito a tutti gli effetti.
    Insomma, la valutazione di debiti e crediti non può essere statica, non esiste un orario in cui io possa fare questo conteggio, sennò non si capirebbe neanche perchè passando dal baratto all'uso esteso del denaro l'attività economica sia tanto cresciuta.
    Se tu hai confidenza con la cosiddetta catena di S.Antonio, non dovresti avere difficltà a capire: purchè la catena continuia propagarsi, tutti ci guadagnano, non c'è nessuno che ci perde, solo se qualcuno la interrompe, il tutto crolla e crolla indistintamente per tutti.

  • Anonimo scrive:
    8 ottobre 2013 22:13

    anonimo,
    stai facendo confusione. fiat money è una cosa, moneta bancaria/riserva frazionaria un'altra. quest'ultima esisteva 4000 anni fa! i sacerdoti-orafi sumeri (protobanchieri) si accorsero che potevano tenere in riserva solo una piccola % dell'oro che i privati gli affidavano (in cambio di una lettera di credito), il resto lo prestavano e ciò generava un moltiplicatore BENEFICO per l'economia tutta. tu inizialmente hai criticato QUESTO meccanismo (che comunque moltiplica ben più di 8), quindi prima di te 4000 anni di storia finanziaria umana sono da buttare al cesso... ora, al pari della peggior destra ultraliberista, te la prendi con la fiat money che è un'altra cosa. infatti quel moltiplicatore esiste anche in economie gold standard.

    cucinotta,
    io ho scritto ciò che ho scritto perchè a sx (ma non solo) ci sono molti "diversamente intelligenti" che sono per il "ripudio del debito". li conosco bene. allora voglio informarli che il ripudio del debito va dritto nel deretano delle classi mediobasse. il 70% del debito italiano è in mano a banche e cittadini italiani. il suo taglio colpirebbe direttamente il patrimonio dei cittadini, farebbe fallire tutte le banche (ulteriore taglio patrimonio dei cittadini stile cipro), causerebbe paralisi attività statale (stipendi, pensioni, welfare), magari colpirebbe pure il patrimonio immobiliare (aumento tasse brutale, visto che nessuno più ti fa credito).
    tutta sta macelleria per cosa? per dar retta alla germania e a una certa destra estremo-liberista? o a ezra pound? o al sinistrorso idiota/ipocrita che pensa che un proprietario di casa o risparmi è un kattivo padrone?
    mi dite in italia quanta gente non è proprietaria almeno di un c/c o una casa o titoli di stato?
    a parte che personalmente mi è ODIOSO non pagare i debiti. allora tanto vale depenalizzare il furto e tornare al far west.
    mantenere una promessa è la base di ogni società, anche tribale.
    antonio.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    9 ottobre 2013 11:23

    CANCELLAZIONE DEL DEBITO? CERTO!

    gentile Antonio,
    al suo posto modereremmo tanta saccente arroganza.
    Anche nel caso uno fondi i propri ragionamenti su dati reali, dovrebbe attenersi ad un minimo di equilibrio.
    Il problema è che i dati che lei utilizza sul debito pubblico italiano non solo sono errati, Lei li interpreta come un cane.

    Vediamoli questi dati: è vero che durante la crisi "dello spread" del 2011 banche e fondi stranieri si sono liberati dei titoli italiani, ma fino ad un certo punto. Si scese dalla quota del 60% all'attuale 40% circa.
    Quindi a tutt'oggi il 40% del debito italiano è in mano alla speculazione finanziaria e bancaria, tedesca e francese in primis.

    Secondo la Banca d’Italia, il 59,66% dei titoli di debito pubblico nazionale sono ora in mano "agli italiani". 12 punti percentuali in più rispetto alla fine del 2010.

    Ma chi sono questi "italiani"?
    Il sistema bancario italiano (compresa Banca d’Italia), detiene in titoli il 45,65% del debito pubblico mentre il restante 14,01% è in mano a cosiddetti "altri residenti".

    E chi sarebbero questi "altri residenti"? In gran parte rentier che detengono in portafoglio non qualche migliaia di euro di Bot o Btp, ma centinaia di migliaia se non milioni. Sono finiti, nel caso le fosse sfuggito, i "bei tempi" (anni '80) dei "bot people".

    Tutto questo per segnalarLe che la cancellazione del debito punirebbe la bancocrazia, estera e italiana (non i piccoli e medi risparmiatori che andrebbero tutelati) ovvero la prima sanguisuga del popolo lavoratore, sulle cui spalle lo Stato scarica i costi del debito (95Mld circa solo per interessi in questo 2013!).

    Per ricordarle infine che se fosse finalmente nazionalizzato il sistema bancario italiano, come Mpl e non solo chiede, lo Stato non solo cancellerebbe de facto il suo debito con le banche italiane (oramai tutte diventate banche d'affari). Le è chiaro questo?

    Che c'entra Cipro?

    E' inammissibile che su questo blog ci sia chi si mette a fare il verso ai bancocrati e agli euristi per cui la cancellazione del debito sarebbe un danno per i cittadini.
    Forse Lei non si è avvisto che dalla fine degli anni '80 il debito italiano è stato gettato sul mercato mondiale delle obbligazioni, e quindi soggiace al gioco della domanda e dell'offerta e quindi alla aspettative di guadagno della grande speculazione.
    Che va colpita duramente se si vuole evitare l'abisso.
    Tutti gli studi sui default degli ultimi 100 anni mostrano che paesi strozzati dai debiti pubblici solo con il ripudioo hanno ripreso a camminare.



  • Anonimo scrive:
    9 ottobre 2013 11:39

    Dall'ultimo commento di Sollevazione si può dedurre che come per l'uscita dell'euro indicata da Brancaccio o di destra o di sinistra, esiste anche un modo per dichiarare default di destra e di sinistra.

    Landru

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    9 ottobre 2013 14:42

    @Antonio
    Partiamo da una premessa che mi pare ovvia e senza la cui accettazione, ogni ragionamento diventa impossibile.
    Uno stato sovrano non può in alcun modo essere assimilato ad un privato. Se è sovrano, legifera anche modificando le regole del trattamento pensionistico (tanto per fare un esempio che dovrebbe essere noto a tutti). Cosa pensi tu, che qui siamo in presenza di una promessa violata? Se uno stato dovesse mettere al primo posto il rispetto delle promesse, potrebbe essere sostituito da un computer, fare politica significa appunto prendere i provvedimenti che in quel momento sembrano più opportuni per il bene della nazione, e pazienza se le aspettative della gente non vengono rispettate. Uno stato vincola i singoli cittadini alle regole esistenti al momento, ma non può vincolare sè stesso a non legiferare più per una questione di onore, come mi pare la metti tu.
    In secondo luogo, proprio perchè stiamo parlando non di un debito qualsiasi, ma del debito di un paese sovrano, un ammontare che supera ormai la cifra di duemila miliardi di euro significa solo una cosa, che si tratta di un debito non rimborsabile, ed è ovvio che chi ha concesso credito allo stato non aveva intenzione di farselo restituire, come potrei fare io con un mio cugino a cui presto soldi ma col vincolo che nel 2020 me le deve restituire perchè devo fare una determinata spesa. No, niente di tutto questo, chi ha acquistato i titoli di stato, l'ha fatto per guadagnarci gli interessi, sapendo sin dall'inizio che non aveva alcuna speranza di farseli restituire a semplice domanda.

    Basta non essere ciechi, conviviamo con un debito di questa portata almeno da trenta anni, e i tassi sono sempre stati prossimi all'inflazione. Quando il sistema bancario globalizzato è entrato in crisi, ha provato a scaricare i propri problemi di cui aveva l'intera responsabilità, anche sul bilancio statale italiano. Quindi, se qualcuno ha cambiato le carte in tavola, questo è stato il sistema bancario, non certo lo stato italiano.
    Dopodichè, come tutti dovremmo sapere, quando c'è una relazione credito/debito, il problema non è del debitore ma del creditore, che deve evitare di mostrarsi troppo esoso. Se continua a fare l'esoso, il debitore, che in questo caso è uno stato sovrano gli dice: "Sai cosa c'è, vuoi tassi più alti perchè non ti fidi che ti restituisco i soldi? Bene, ti do' piena e completa ragione, fai bene a non fidarti e difatti i soldi non te li restituisco", mi pare che sia un discorso lineare.

    Detto ciò, anch'io preferirei che l'Italia non desse default, ma bisognerebbe che i governi dell'occidente si mettessero d'accordo per decretare l'ovvio, che il sistema bancario globale privato è fallito già da tempo, che poggiamo su una montagna di cartaccia priva di valore effettivo ma che i capitalisti che comandano pretendono insensatamente di possedere come se si trattasse di una ricchezza effettiva.

    Non lo è per almeno due ragioni. La prima, che deriva da un gigantesco monopoli messo assieme da loro, la seconda perchè, come dice Polanyi, il denaro non è merce, è soltanto un mezzo tecnico al servizio dell'economia.
    Pensare di accumulare denaro e diventare più ricco, è una sciocchezza, il denaro è fatto per circolare, non per essere accumulato (ma mi rendo conto così di allargare troppo la discussione).

  • Anonimo scrive:
    9 ottobre 2013 17:40

    redazione,
    vogliamo vedere chi è il saccente arrogante e interpreta i dati da cani? pensate che la legge protegge i depositi sotto i 100.000, ebbene non sapete che il fondo apposito ammonta appena allo 0,4% di ciò che dovrebbe proteggere. poi è una menzogna che ci si libera del debito solo col ripudio, un esempio? il brasile 10 anni fa.

    http://www.wallstreetitalia.com/article/1631770/banche/italia-quanto-sono-sicuri-i-depositi-bancari.aspx

    cucinotta,
    non serve fare default, serve USCIRE DALL'EURO, svalutare e il conseguente aumento del pil e dell'inflazione erodono il debito. ovvero ciò che fecero molti paesi emergenti nel 98.
    ammesso e non concesso che il debito sia il problema... opinione che insieme ad altre (odio per gli interessi, per le monete fiat) avvicina pericolosamente certa sinistra alla peggior destra.
    poi, se il denaro è solo "tecnico" e arricchirsi è fatuo, parimenti è fatuo impoverirsi, O NO? eppure mi pare che se tagliano i salari agli operai ci irritiamo, O NO?
    antonio.

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    9 ottobre 2013 20:55

    @Antonio
    Il debito si sgonfia con inflazione e aumento del PIL?
    Lasciamo perdere l'aumento del PIL, in ogni caso può fare effetto dopo un certo lasso di tempo, sul momento non conta nulla (può ridurre il rapporto Debito/PIL di qualche unità percentuale e solo dopo un anno). Quanto dovremmo svalutare, un 25%? Bene, con gli effetti di propagazione (comunque non automatici) inflattiva, avremo l'equivalente di un 100% di debito/PIL, mi pare che non sia poco. A questo punto, quanti titoli dovremo fare comprare alla Banca d'Ptalia per ridurre abbastanza il peso degli interessi?
    Forse la banca d'Italia dovrebbe comprarne almeno il 90% e ciò significa appunto seguire la politica della FED negli USA, a me non piace. Una cosa è non essere soggetti alla speculazione internazionale, una cosa è decidere di affidarsi esclusivamente a un processo inflattivo sistematico.
    Poi, un'altra osservazione, credete di essere gli unici furbetti che vogliono cancellare il debito con questi mezzucci? Non è ragionevole attendersi che chi aveva un credito in euro, non gradirà averlo rinominato in un'altra valuta? Essi lo consideranno per quello che tenta di essere un parziale default, e reagiranno nella stessa identica maniera che a un default conclamato, mica dobbiamo credere che siano stupidi, sta certo che non sono affatto stupidi, e se non ci ritraiamo dal mercato mondiale, ce la faranno pagare comunque.

    Per la seconda parte, mi sarò spiegato male, ma io non mi riferivo all'arricchirsi o all'impoverirsi, facevo un discorso più specifico.
    Non entro nel merito di quanto possa essere stupido o intelligente circondarsi di merce, per esempio di appartamenti, ville, macchine di lusso, elicotteri e perfino oro.
    Io mi riferivo esclusivamente all'accumulo di quella che si definisce ricchezza mobiliare, denaro e titoli (magari le azioni industriali vanno distinte). Insomma, tutto ciò che si esprime in una moneta, non è ricchezza con buona pace di chi pretende di esserem ricco sulla base dei titoli che ha. E' un errore, il denaro deriva da un rapporto creditore/debitore e come tale è sempre a rischio.
    Faccio inoltre notare che quando vado in banca a depositare un euro, io in realtà lo sto prestando alla mia banca, non è che quando deposito, la banca ha un cassettino dove mette i miei soldi, la banca ne assume l'uso e quindi il pieno possesso.

  • Anonimo scrive:
    9 ottobre 2013 23:40

    cucinotta,
    1) niente è sicuro, neanche la vita, ma non mi pare che per questo ammettiamo o promuoviamo l'omicidio.
    2) è MOLTO diverso svalutare o tagliare il debito. sono comunissime (molto più dei default) le svalutazioni, ad esempio il brasile recentemente ha svalutato il 30% e nessuno ha detto "a". con pil 2% e inflazione 6% il debito/pil si abbassa dell'8% annuo, ti pare poco?
    3) non è più tempo di bot people? è vero che la fetta di debito posseduta direttamente dalle famiglie è solo il 10%, ma quel 56% detenuta da "istituzioni finanziarie residenti" comprende una bella fetta investita dei 1200mld di fondi comuni, più una bella fetta dei 100mld gestiti dai fondi pensione.
    il risparmio è semplicemente migrato verso queste forme gestite.
    alla fine la maggior parte del debito è in mano alle famiglie italiane, anche se indirettamente.
    4) volete tagliare il debito? e lo stato come finanzierà la sua attività per la quota corrispondente al taglio? ulteriore aumento della pressione fiscale? mai sentito parlare della curva di laffer? già sta accadendo: le tasse sono aumentate ma le entrate tributarie stanno crollando!
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    10 ottobre 2013 11:37

    redazione,
    che c'entra cipro?
    non volete il ripudio del debito? oltre metà del debito non dite che sta in pancia alle banche italiane? fallirebbero tutte!
    che quota del debito volete ripudiare? se il 50% (ipotesi moderata) le banche italiane avrebbero un buco di 500mld (1/3 del pil). non ho il minimo dubbio che verrebbero colpiti anche i correntisti, ovvero CIPRO C'ENTRA.
    a quel punto nazionalizziamo le banche? sono d'accordo, ma con quali soldi? "stampare" non possiamo finchè siamo nell'euro... espropriamo ulteriormente i C/C già saccheggiati? aumentiamo ulteriormente le tasse? ma pensate che con queste misure rimarrebbe in italia qualcuno con la voglia di lavorare?
    allora, cara redazione, prima di scatenarvi offensivamente, cercate di ragionare...
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    10 ottobre 2013 15:13

    aggiungo...
    dal 1983 al 2013 negli usa la massa monetaria è cresciuta esattamente come il pil nominale (400%). quindi dov'è tutto sto eccesso di "capitale finanziario-speculativo"?
    ci sono periodi di "stampa" oltre la media, corrispondenti alle recessioni e fatti come misura anticiclica, che rientra perfettamente nella teoria keynesiana.
    chi è di sinistra doverebbe fare attenzione a non cadere nella propaganda menzognera degli estremoliberisti. QUESTI sono anti debito (e ti credo, sono portatori degli interessi di imprenditori indebitati!), anti stampa, anti moneta fiat, anti riserva frazionaria, pro globalizzazione, anti nazionalisti.
    invece vedo una PERICOLOSA convergenza di compagni sulle posizioni di questa gente...
    antonio.

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    10 ottobre 2013 20:22

    Antonio, è un po' difficile dialogare con te, perchè cambi continuamente cavallo per sostenere la tua tesi.
    Ad ogni modo:
    - non si parlava di svalutazione, non c'è bisogno di citare il brasile, anche l'italia in passato ha svalutato a gogò. Parlavo del caso che prospettavi, rinominare il debito in una nuova valuta. La svalutazione sarebbe solo l'effetto di questa decisione.
    Ora, se io rappresentassi la JP Morgan, tanto per esemplificare, non accetterei in silenzio una roba così. Se io ho un credito in euro, e l'euro esiste ancora perchè l'Italia ne esce unilateralmente, rinominarli in nuove lire è una carognata palese, è appunto un trucco abbastanza rozzo per ridurre il debito. Li avremmo contro, stanne certo, e a questo punto, conflitto per conflitto, preferisco cancellare il tutto, non è logico?

    - non ho citato neanche di striscio il bot people, non so a cosa mai ti stai riferendo

    - se esci dall'euro, dai default, e crei una nuova moneta senza debiti pregressi, che c'entra la tassazione? ma sei sicuro di leggere me e non nel tuo stesso cervello?

    La cosa però interessante è quella che dici nell'ultimo intervento, dove dai del liberista a chi si rifiuta di aumentare la massa monetaria.
    Ascoltami, nessuno è più liberista di chi sta inondando di liquidità il mondo.
    E torniamo al punto di partenza, la causa della crisi non è stato il rigore tedesco, questa è storia che non si può contraffare, e trovo gravissimo che per sostenere la propria tesi, si rimuovano determinati avvenimenti. Io non so quanto sia cresciuta la massa monetaria USA, ma ho letto da qualche parte che la FED si è rifiutata di rispondere al senato USA su quanti dollari avesse stampato, quindi credo che sia un dato incognito.
    Ma soprattutto, sono scettico su un PIL crescituo di quattro volte negli ultimi trentanni, ciò implicherebbe che sia cresciuto di almeno una media superiore al 6%, credo ci sia un errore in quello che scrivi.

  • Anonimo scrive:
    10 ottobre 2013 22:07

    cucino',
    io per brevità nei miei commenti mi riferisco sia a quello che dici tu che a quello che dice redazione.
    poi, se non sai quanto è cresciuto il pil usa e se confondi pil reale e pil nominale, è inutile che parliamo perchè ho capito che l'economia non è il tuo campo (senza offesa).
    ma se l'economia non è il tuo campo, le tue opinioni su gravissime scelte di politica economica non contano (senza offesa).
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    10 ottobre 2013 22:23

    poniamo che lavoro tot anni, risparmio (posso?), ricevo un'eredità e oggi mi trovo con 200.000 euro. sostenete che se mi compro titoli di stato sono un perfido rentier da fustigare e che non posso aspettarmi la restituzione del mio credito. in alternativa potrei:
    1) comprare una casa e affittarla, anche in questo caso sono perfido e posso considerare persa la casa?
    2) mettere su un centro yoga frequentato da 50enni compagne buddiste, anche in questo caso sono perfido e mi merito l'esproprio del locale?
    3) sputtanarmi tutto in sex & drugs e poi venire a battere cassa a casa vostra come indigente, in questo caso sono buono?
    vorrei una vostra precisa opinione...

    ma vediamo quanto è diabolico questo sporco rentier nel caso dei titoli.
    prendo titoli a 10anni (voglio essere buono con voi che scadenze minori prendi meno), mi danno il 4% lordo. dobbiamo togliere 12.5% di ritenuta sugli interessi + 0.15% sul capitale di imposta di bollo + il costo annuale del c/c.
    otteniamo un 3% netto.
    poniamo che nei 10 anni l'inflazione sia 2%... guadagno 1% reale annuo...
    mizzega, veramente un mefistofelico schiavista sto rentier!
    antonio.

  • Vincenzo Cucinotta scrive:
    10 ottobre 2013 23:20

    Antonio, finiamola qui. non sei una persona in grado di dialogare,e a corto di argomenti da una parte dai dell'incompetente all'interlocutore, dall'altra divaghi, parlando di quanto sia perfido uno che investe in titoli rispetto a una forma di investimento alternativo.
    Questa divagazione mostra in modo direi inconfutabile che per te la politica economica deve essere un mezzo per premiare i buoni e punire i cattivi (dopo che avevi già detto che bisogna pagare i debiti per motivi di onore): di che potrei parlare con te, preferisco i bambini delle elementari.

  • Anonimo scrive:
    11 ottobre 2013 11:19

    cucino',
    io sono di sx e voglio il bene delle classi che la sx dovrebbe difendere. però siccome vedo in giro troppa gente di sx con le idee confuse (eufemismo) cerco di farvi capire certe cose.
    qui voglio farvi capire che ripudiare il debito sarebbe terribile per le suddette classi.
    ti dimostro un'altra tua idea sbagliata?
    hai detto che svalutando JPM ce la farebbe pagare... il giappone e l'australia hanno recentemente svalutato 20%, qualcuno gliel'ha fatta pagare?
    1) le banche, a meno che non sono folli (oddio, qualche volta succede), applicano la regola più elementare dell'investimento, il frazionamento. investono in tutte le monete e se c'è moneta che scende specularmente c'è moneta che sale, quindi se svaluti SE NE SBATTONO! la svalutazione è solo trasferimento di valore tra investimenti.
    2) anche ammesso che la singola banca si sia esposta troppo su una valuta, gli investimenti hanno una duration media che è pluriennale (7 anni nel caso del debito italiano). inoltre le banche d'investimento, come JPM, si concentrano di più sull'investimento a lungo termine, quindi la perdita di una svalutazione si fraziona su 10-15-20 anni.
    3) svalutando, in genere l'economia riparte e quindi probabilmente in futuro la stessa moneta si rivaluterà un po'.
    4) invece un default ti dà una perdita secca, SICURA E OGGI. se dai default nessuno ti fa più credito per decenni, se svaluti non accade assolutamente NULLA.
    c'è un po' di fuga di capitali all'inizio, ma poi ritornano appena l'economia ricomincia a girare... ma del resto fuga di capitali c'è anche se l'economia va male senza svalutazione... dall'italia negli ultimi 2 anni sono usciti centinaia di miliardi.
    p.s. dice "capitale brutto kattivo ci sfrutta"... ma allora perchè quando il kattivo vuole liberarci dallo sfruttamento, andandosene, volete mettere i controlli alla fuga?
    antonio.

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    Redazione SollevAzione risponde:
    12 ottobre 2013 20:01

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    12 ottobre 2013 20:08

    DEBITO SI DEBITO NO
    REPETITA JUVANT

    Qui c'è un primo livello del problema, che per brevità definiamo etico, quello per cui —Padre nostro rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo di nostri debitori— in un ordine sociale imperialistico e bancocratico, stare dalla parte dei creditori significa stare dalla parte dei dominanti.

    Poi c'è un livello tecnico.

    L'85 % del debito pubblico italiano circola sui mercati finanziari, viene scambiato nelle borse e Otc, ovvero è in mano a banche, fondi hegde, fondi pensione, assicurazioni.

    Di questo 85% il 70% circa è posseduto dalle banche italiane (e loro ammennicoli).

    Se lo Stato nazionalizza le banche, esso diviene titolare sì dei loro debiti (i depositi dei risparmiatori) ma pure dei loro asset e dei loro crediti.
    Divenendo titolare dei loro crediti (che sono in gran parte Bot, CTz,Cct) lo Stato de facto cancella il proprio debito.
    E' chiaro?
    Che c'entra evocare Cipro?
    Che c'entra che ci lasciano le penne i cittadini risparmiatori?
    Non c'entra un fico secco.
    Lo Stato, statizzate le banche (che non funzioneranno quindi come banche d'affari) dovrebbe tutelare i risparmi, se necessario congelando il rimborso degli interessi, spostandolo nel tempo, diciamo di dieci anni, assicurando un interesse al tasso d'inflazione e forse anche un 1% in più.

    Cipro non c'entra una mazza, come oguno può comprendere.
    Per la semplice ragione che lì il default fu del sistema bancario, non dello Stato, e la troika ha fatto pagare ai depositanti il ripianamento dei bilanci.

    C'è infine un terzo livello, squisitamante politico.

    Se parliamo di sovranità monetaria e politica non basta parlare di uscire dall'euro. Lo Stato non sarà mai sovrano finché soggiacerà al dispotismo delle banche d'affari e della finanza predatoria globale.

    Di qui le nostre critiche a certi sovranisti pseudo-patrioti-all'amatriciana che strillano di tornare alla lira ma non vorrebbero torcere un capello alla bacocrazia. Sovranisti all'acqua di rose, sovranisti a chiacchiere e pericolosi quelli che illudono gli italiani che solo tornando alla lira e svalutando tutto si rimetterebbe al suo posto.

  • Anonimo scrive:
    14 ottobre 2013 04:13

    redazione,
    non mi è chiaro il discorso.
    io ho detto che le banche fallirebbero (stile cipro) se si dichiara un VERO default (taglio del capitale nominale). ti ricordo che le banche cipriote sono fallite a causa del taglio del debito greco di cui erano colme.
    quindi io sono contro questo vero default.
    se invece voi proponete una ristrutturazione soft (ridefinizione/posticipazione pagamento interessi) è un'altra questione.
    comunque ti ho spiegato che il debito che le banche gestiscono per la maggior parte è di fondi (comuni, pensioni) in cui confluiscono i risparmi della gente.
    quindi il marcio delle banche sta nel modo in cui gestiscono (clientelare, lobbistico, corrotto, scriteriato) ma i soldi non sono loro, sono NOSTRI.
    antonio.

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