martedì 10 settembre 2013

DOMENICO QUIRICO E IL PAESE DOVE IL MALE TRIONFA


10 settembre. L'ultima volta che ci capitò di esultare con personaggi come la Emma Bonino era nel 1974, quando si vinse il referendum per il divorzio. Ci imbarazza ora gioire con lei per la liberazione di Domenico Quirico (nella foto ad Aleppo nella primavera del 2012). Ma è un giornalista verso il quale nutriamo stima, per il suo giornalismo coraggioso, onesto ed elegante. Quirico ha subito, in Siria, 152 giorni di durissima prigionia, in mano a quei gruppi di "ribelli", non qaedisti ma dell'Esercito Siriano Libero (Esl), quello foraggiato dall'Occidente e dai suoi alleati regionali.

Il racconto che Quirico ha appena fatto della sua tragica disavventura (pubblicato su LA STAMPA di oggi), non è solo toccante, è programmatico. Con alcune efficaci pennellate descrive cosa sia diventata oggi la guerra civile siriana. Lui aveva sostenuto (come noi) la rivolta spontanea del marzo 2011, ed aveva denunciato la brutale repressione del regime di Assad. Oggi seppellisce le sue speranze e narra della degenerazione della rivolta, finita in mano, o a jihadisti "ascetici" (che comunque restano umani e non si comportano da delinquenti) o a bande di combattenti sanguinari e privi di scrupoli che vogliono rovesciare Assad perché assetati di potere.
Dara'a: marzo 2011: dove tutto pacificamente è iniziato

Una guerra fratricida, aggiungiamo noi, con i "cattivi" che spadroneggiano da entrambi i lati. Occorre fermarla, spezzare la spirale delle vendette comunitarie, sostenere le forze che in Siria chiedono una soluzione politica. 
A maggior ragione occorre dire NO all'aggressione americana.

[SIRIA: FERMARE LA GUERRA - Appello internazionale]


DAL RACCONTO DI DOMENICO QUIRICO 
pubblicato su LA STAMPA di oggi

«La notte era dolce come il vino: l’8 aprile ad al Qusayr, Siria, per raccontare un altro capitolo della guerra siriana, dove la Primavera della rivoluzione sembrava poter durare per sempre e capovolgere il mondo. E invece sono stati 152 giorni di prigionia, piccole camere buie dove combattere contro il tempo e la paura e le umiliazioni, la fame, la mancanza di pietà, due false esecuzioni, due evasioni fallite, il silenzio; di Dio, della famiglia, degli altri, della vita. Ostaggio in Siria, tradito dalla rivoluzione che non è più ed è diventata fanatismo e lavoro di briganti. L’ostaggio piange e qui tutti ridono del suo dolore, considerato come prova di debolezza. 

Una strada di Aleppo devastata dai bombardamenti dell'esercito siriano

«La Siria è il Paese del Male; dove il Male trionfa, lavora, inturgidisce come gli acini dell’uva sotto il sole d’Oriente. E dispiega tutti i suoi stati; l’avidità, l’odio, il fanatismo, l’assenza di ogni misericordia, dove persino i bambini e i vecchi gioiscono ad essere cattivi. I miei sequestratori pregavano il loro Dio stando accanto a me, il loro prigioniero dolente, soddisfatti, senza rimorsi e attenti al rito: cosa dicevano al loro Dio? Siamo entrati in Siria il 6 aprile con il consenso e sotto la protezione dell'Armata siriana libera. (...)

«L'ideatore e capo del gruppo che ci teneva prigionieri era un sedicente emiro che si chiama, anzi, si fa chiamare Abu Omar; un soprannome. Ha formato la sua brigata reclutando gente della zona, più banditi che islamisti o rivoluzionari. Questo Abu Omar copre con una vernice islamista i suoi traffici, le sue attività illecite, e collabora con il gruppo che successivamente ci ha preso in carico, al-Faruk. Al-Faruk è una brigata molto nota della rivoluzione siriana, fa parte del Consiglio nazionale siriano, e i suoi rappresentanti incontrano i governi europei. E' stata creata da un generale ribelle che ha arruolato combattenti fra la ente più povera di Homs, fra i più dimenticati della mafia di regime. 

Ciò che resta di un quartiere di Hama
«L'Occidente si fida di loro ma ho imparato a mie spese che si tratta anche di un gruppo che rappresenta un fenomeno nuovo e allarmante della rivoluzione: l'emergere di gruppi banditeschi di tipo somalo, che approfittano della vernice islamista e del contesto della rivoluzione per controllare parte del territorio, per taglieggiare la popolazione, fare sequestri e riempirsi le saccocce di denaro. (...)

«... per una settimana siamo stati affidati ad una brigata di Jabat Al Nusra, l'Al Qaeda siriana. E' stato l'unico momento in cui siamo stati trattati come esseri umani, per certi aspetti persino con simpatia: ad esempio i hanno dato da mangiare le stesse cose che mangiavano loro. I qaedisti in guerra fanno una vita molto ascetica e sono dei guerriglieri radicali, islamisti fanatici che si propongono di costruire uno stato islamico in Siria e poi in tutto il Medio Oriente, ma nei confronti dei loro nemici - perchè noi, cristiani, occidentali, siamo loro nemici - hanno un senso di onore e di rispetto. Al Nusra è nell'elenco delle organizzazioni terroristiche degli americani ma sono gli unici che ci hanno rispettato. (...)

«Nessuno ha avuto verso di me una manifestazione di quella che noi chiamiamo pietà, misericordia, compassione. Persino i vecchi e i bambini hanno cercato di farci del male. Lo dico in termini forse un po' troppo etici, ma veramente in Siria io ho incontrato il paese del Male. (...)

« Erano di un gruppo che si professa islamista ma in realtà è formato da giovani sbandati che sono entrati nella rivoluzione perchè la rivoluzione oramai è di questi gruppi che sono a metà tra il banditismo e il fanatismo. 

Primavera 2013: una zona di Homs dopo il contrattacco del regime
«Seguono chi gli promette un futuro, gli dà le armi, la forza, gli versa il denaro per comprarsi i telefonini, computer, vestiti. Le Adidas sono estremamente diffuse in Siria, tutti hanno magliette Adidas, scarpe Adidas, sembra una specie di sponsorizzazione. Questi ragazzi vivono una vita di maschi, senza femmine, comunitaria, in cui non fanno nulla e passano la giornata sdraiati sui materassi a bere mate. Credevo fosse una cosa sudamericana invece è estremamente diffuso in alcune zone della Siria. E fumano Marlboro originali americane che fanno arrivare dalla Turchia. Io sembravo più islamista di loro perchè non fumo e non bevo. E guardavano la televisione ma l'informazione era l'ultima cosa che gli interessava. Solo filmetti vagamente osé della televisione del Qatar o vecchi film egiziani sentimentali degli anni 50 in bianco e nero o gare di lotta, il wrestling americano oppure una terribile forma di lotta praticata nei paesi arabi in cui tutto è permesso». 
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46 commenti:

  • anna scrive:
    10 settembre 2013 21:11

    ottima pubblicazione..

  • Ecodellarete.net scrive:
    10 settembre 2013 22:12

    Dimenticavo.... mi ha impressionato questo passaggio dell'articolo di Quirico:

    «... per una settimana siamo stati affidati ad una brigata di Jabat Al Nusra, l'Al Qaeda siriana. E' stato l'unico momento in cui siamo stati trattati come esseri umani, per certi aspetti persino con simpatia: ad esempio i hanno dato da mangiare le stesse cose che mangiavano loro. I qaedisti in guerra fanno una vita molto ascetica e sono dei guerriglieri radicali, islamisti fanatici che si propongono di costruire uno stato islamico in Siria e poi in tutto il Medio Oriente, ma nei confronti dei loro nemici - perchè noi, cristiani, occidentali, siamo loro nemici - hanno un senso di onore e di rispetto. Al Nusra è nell'elenco delle organizzazioni terroristiche degli americani ma sono gli unici che ci hanno rispettato. (...)

  • Anonimo scrive:
    10 settembre 2013 22:29

    Purtroppo recarsi in questi paesi anche a fare il proprio onesto dovere di cronisti e non di sicari della verità è tutto a proprio rischio e pericolo.Meno male che almeno lui è potuto tornare indietro a raccontarlo. El Cid

  • Anonimo scrive:
    10 settembre 2013 23:46


    In realtà, per quanto concerne le manifestazioni iniziali del marzo 2011, che sollevazione definisce "democratiche" e che Quirico, prima di essere sequestrato, considerava laiche e progressistiche, ma ora controrivoluzionarie, il parere di Paul Karam, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Libano, che ha sempre vissuto tra Beirut e Damasco, è ben diverso. Egli parla di "rilevanti infiltrazioni" di FM e di integralisti mussulmani legati ad Al Qaeda sin dal marzo 2011 che hanno iniziato a massacrare soldai del regime.
    P. Karam, commentando gli scontri fra alawiti e sunniti in Libano, nel maggio 2012, affermava: “Siamo molto preoccupati per due motivi: il flusso di rifugiati siriani continua nel Nord del Libano, inoltre il conflitto si sta propagando in Libano. Accade per interessi politici che calpestano i diritti umani, e per la fragilità del nostro paese, composito mosaico etnico-religioso. Si trova qui la componente determinante di movimenti fanatici islamici che soffiano sull’aspetto religioso, fomentando l’odio fra comunità”. P. Karam ribadisce che “la violenza non ha mai risolto nulla: la strada per la riconciliazione è il dialogo, il rispetto dell’altro, il tenere a mente il bene del paese”.

    Lo stesso Hilarion Cappucci, storico amico del popolo palestinese, ha parlato già dal marzo 2011, di infiltrazioni sioniste e jihadiste nel fronte del "dissenso pacifico" ed in più casi, ha manifestato a fianco dei filobaathisti e esposto pubblicamente queste sue verità. http://www.youtube.com/watch?v=e6lu80IGSrY
    Non è più una novità che i ribelli islamici che combattono contro l’esercito nazionale siriano siano armati e addestrati da Stati del Golfo, Libia e Paesi occidentali. I giornalisti hanno già ripreso, durante i combattimenti, armi moderne come il fucile d’assalto statunitense M-16 dotato di telescopio usato dai cecchini islamisti del battaglione Hamza che opera ad al-Rastan (Homs). La BBC ha trasmesso l’8 ottobre 2012 un reportage sulle munizioni sequestrate dall’esercito siriano in un deposito dei ribelli in una moschea di Aleppo. Sulle scatole di cartucce che appaiono nel servizio vi sono scritto il numero 990 del lotto 1429 (lotto che conta 1,8 milioni di cartucce). Conteneva 1320-1400 proiettili da 7,62 x 39 millimetri. L’etichetta sulla confezione indica che le munizioni provenivano dall’impianto LCW di Lugansk, in Ucraina, esportate all’esercito saudita dalla società kirghisa Dastan Engineering, che ha una filiale a Kiev. Nei combattimenti che hanno avuto luogo a Daraa (al confine con la Giordania), come ad Aleppo, dei video mostrano per la prima volta ribelli siriani con armi pesanti della Croazia, membro della NATO. I modelli identificati di armi pesanti croate in possesso ai ribelli siriani sono: la versione locale modernizzata del lanciagranate francese da 90mm, LRAC-F, denominata M-79 Osa.
    D'altra parte, indicativa la posizione di Hezbollah, la cartina di tornasole, storicamente, della lotta rivoluzionaria araba antimperialista, antisionista, antiamericanista.
    Giovanni

  • Anonimo scrive:
    10 settembre 2013 23:58

    @Redazione

    Mi interesserebbe un vostro articolo sul nuovo ruolo di Putin che Repubblica ha già definito "il prestigiatore".
    Credo che si sia guadagnato un bel po' di punti con la mossa delle armi chimiche da custodire.

    Se potete, grazie.

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2013 01:31

    eterogenesi dei fini rivoluzionari, triste ma già visto.
    solidarietà all'uomo per quello che gli è capitato;
    al giornalista che sa scrivere bene ma dimentica di includere nell'analisi la repressione etico-sessuale che in nome di un porcodiddio crea ipocriti o fanatici...triste, ma già visto.
    francesco

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2013 08:53

    ora che Quirico ha raccontato la verità, non è più un bravo giornalista, è solo un pazzo! viva Ricucci e Tinazzi...loro si che raccontano il vero!

  • Redazione SollevAzione risponde:
    11 settembre 2013 10:37

    INFILTRAZIONE E SOLLEVAZIONE

    Che scoperta!
    Che scoperta che i nemici di Assad abbiano da subito tentato di infiltrare la rivolta popolare.
    Ma certo che lo hanno fatto!
    Lo hanno fatto, ed è provato, anzitutto turchi e sauditi.
    I primi per dare una mano alla Fratellanza Musulmana e tentare di portarla al potere. I secondi per spezzare l'alleanza della Siria di Assad col nemico numero uno: l'Iran.
    Ma da qui a dire che la rivolta popolare di massa non è sorta per cause sociali, che è sorta come risultato di una macchinazione esterna ce ne corre!
    Già nel maggio 2011, a poche settimane dalla sollevazione pacifica di Dar'a non c'era villaggio o città che non fossero stati raggiunti dall'onda della protesta.
    Quanti migliaia di agenti provocatori dovevano avere sauditi e turchi?

    E' la solita idea falsa e profondamente reazionaria dei complottisti che le masse non contano niente, che i popoli sono sempre e solo un branco di pecore.

    In verità per un anno e più, cioè fino alla primavera del 2012, nelle manifestazioni le componenti islamiste erano minoritarie rispetto a quelle laiche, pacifiche e democratiche.

    Gli islamisti, tra cui anzitutto i jihadisti (che per i nostri complottisti faciloni sono un'emanazione della CIA??!!?) hanno preso piede solo dopo che il regime ha usato il punto di ferro e obbligato la protesta a misurarsi sul terreno militare. A quel punto le forze laiche e pacifiche, quelle che chiedevano riforme democratiche. sono state emarginate.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    11 settembre 2013 10:53

    IL RUOLO DI PUTIN

    Il mondo, per quanto la tendenza sia verso un ordine policentrico, è ancora sotto il giogo dell'impero a stelle e strisce. Ogni freno, ostacolo o resistenza a questo strapotere va guardato con simpatia.
    Ciò che non vuol dire farsi illusioni su Putin, o imbellettare il regime sociale e politico della Russia d'oggi, capitalistico e oligarchico, e segnato da un'ideologia sciovinista grande-russa.

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2013 11:52

    Concordo con l'ultimo commento che poi non è così discostante da ciò che affermò trotsky nel 1936 su un ipotetica guerra tra Brasile fascista e inghilterra democratica imperialista

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2013 12:51

    Grazie per il commento su Putin

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2013 13:10

    CONDIVIDO

    D'altra parte, indicativa la posizione di Hezbollah, la cartina di tornasole, storicamente, della lotta rivoluzionaria araba antimperialista, antisionista, antiamericanista.

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2013 16:00

    A proposito di Quirico, ha rilasciato tali pesantissime dichiarazioni, da TPI...altro che i gas di Assad...
    «Un giorno però dalla stanza in cui venivamo tenuti prigionieri, attraverso una porta socchiusa, abbiamo ascoltato una conversazione in inglese via Skype che ha avuto per protagoniste tre persone di cui non conosco i nomi. Uno si era presentato a noi in precedenza come un generale del Free Syrian Army. Un secondo, che era con lui, era una persona che non avevo mai visto. Anche del terzo, collegato via Skype, non sappiamo nulla». Nella conversazione i due ostaggi hanno sentito dire che l’operazione con i gas nella capitale siriana «era stata fatta dai ribelli come provocazione per indurre l’Occidente a intervenire militarmente». E che il numero delle vittime era «esagerato».

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2013 19:19

    In un post della redazione di Sollevazione ho strabuzzato gli occhi leggendo: "Gheddafi non era altro che un pagliaccio" la repressione di Assad è stata più feroce di quella di Mubarak". Mi chiedo anche io: c'è o ci fa il redattore? Tali dichiarazioni oltre che ridicole sono inopportune ed intempestive. Esse fanno il gioco del nemico americano, in un momento in cui, attraverso tutta la potenza della sua dis-informazione main-streim ed unbedded, ha tutto l'interesse a demonizzare leader arabi che hanno avuto l'unico torto di non piegarsi al neo-colonialismo a stelle e strisce. Gli antimperialisti, se non fosse altro per ragioni tattiche e di opportunità, non possono partecipare al grande coro dominante della disinformazione e della denigrazione; della caccia alle streghe e del linciaggio ideologico. Ma un altro ancora è il motivo che mi irrequieta: Riprendendo la metafora di Papa Bergoglio rivolta ai gay, chi siamo noi per giudicare Gheddafi come un pagliaccio? Lui che per primo ha alzato la bandiera dell'autodeterminazione del popolo libico dall'imperialismo italiano, e che è morto onorevolmente sul campo di battaglia, sotto le nostre bombe infami, senza sfuggire alle sue responsabilità! Chi siamo noi per dare pagelle? Noi scaldasedie, noi indolenti e culi di piombo, noi rivoluzionari della cattedra e del salotto, noi internettari da strapazzo? Prima onore a chi conduce le guerre reali e non quelle virtuali! Poi sacrificio sul campo di battaglia!! Poi diritto di critica, ma una critica imparziale, misurata, responsabile. Non il dileggio gratuito alla stregua di un ultras che si spara la birra al bar! Gheddafi è stato fino alla fine degli anni ottanta un leader nazionalista panarabista di ispirazione nasseriana. Ha sostenuto la causa palestinese con soldi ed armi, ha foraggiato l'Ira irlandese, settembre nero palestinese ha reso gli onori ad abu nidal e ai resistenti palestinesi di fiumicino 1985!! Potrei continuare. Dal crollo del muro di Berlino e per alleggerire l'embargo sulla Libia è stato costretto a venire a patti con il nemico. Ha fatto concessioni che possono risultare eccessive quasi sconfinanti con la capitolazione!! Ma attenzione: Gheddafi è stato fatto fuori perché, come l'Iran e l'Iraq ("altri "stati canaglia") voleva spezzare la morsa imperiale del petro-dollaro e si stava adoperando, come Chavez, per unificare il suo continente sotto bandiere autonome dagli Usa e con una nuova moneta il Dinaro, nella prospettiva di negoziare il petrolio in altre monete alternative al dollaro. E' qui il "crimine" che i pescecani americani e i loro servi europei non potevano far passare. Al redattore rispondo: medita, medita e poi medita prima di sparare sentenze urbi et orbi.
    Lingua viaggiante

  • Redazione SollevAzione risponde:
    12 settembre 2013 10:53

    GHEDDAFI.
    Non è quello nazionalista e antimperialista che è stato rovesciato (e barbaramente trucidato).
    E' quello del secondo periodo, durato vent'anni.
    Valga, su questo Gheddafi di secondo periodo filo-imperialista, il giudizio del Fronte Popolare di Liberazione palestinese CONDANNIAMO IL MASSACRO DEL REGIME FASCISTA DI GHEDDAFI.
    ABbiamo comunque scritto molto, nel 2011, data la complessità della questione,sulle vicende libiche, almeno 15 articoli.
    Colonna di destra della home di sollevAzione. Vai alla sezione "cerca nel blog" e digita Libia/Gheddafi.

  • Anonimo scrive:
    12 settembre 2013 11:43

    Non è questo il miglior criterio di valutazione.
    Altrimenti in Bosnia avremmo dovuto sostenere i ribelli islamisti perchè Hezbollah, schiacciata sulla geopolitica iraniana, lo faceva, inviando anche volontari in loco(fortunatamente si ravvidero e in Kossovo e Cecenia - dopo il '99- Hizb sostenne Russi e Serbi).
    O come prendere come metro di valutazione inconfutabile quello palestinese, quando Jihad islamica ha sempre sostenuto Assad, il Fronte di Jibril idem, l'Hamas di obbedienza fratelizzata formalmente i ribelli, ma a Gaza abbiamo, ora che l'attacco americano sembrava imminente, ogni due o tre giorni manifestazioni filoAssad con striscioni scritti in persiano dalle Brigata Izz al Din al Qassam?
    L'unico metro di valutazione che noi possiamo usare di fronte a questi fenomeni: la posizione di un Ghadafi, di un Assad, di un Nasser che sia, il suo avanzamento o arretramento è un danno o un avantaggio per l'imperialismo?
    Da qui poi si vede....

  • Anonimo scrive:
    12 settembre 2013 11:56

    Senza dubbio, la posizione di Hezbollah, per quanto riguarda la lotta antimperialista al sionismo ed alle monarchie teocratiche-reazionarie del Golfo, è un ottimo metro di valutazione. Ma Hebzollah purtroppo per ora non è uno stato, è semplicemente un movimento di liberazione nazionale, da sempre supportata ed appoggiata da Damasco e dagli Assad.

  • Anonimo scrive:
    12 settembre 2013 14:02

    Gheddafi
    La tua risposta, caro redattore, è reticente, opaca, gelatinosa.
    Lei dice che Gheddafi è un pagliaccio filo-imperialista. Bene mi spieghi allora perché lo hanno trucidato con la forza congiunta delle bombe Euro-Usaisraeliane! Mi spieghi perché non ha fatto la stessa fine di Mubarak (che tra un po' ce lo ritroveremo al governo in Egitto) o del monarca tunisino Ben Ali. Mi spieghi perché ha ricevuto il supporto politico ed umano di Chavez o di Castro! L'etichetta di pagliaccio filo-imperialista si può affibiare ad un Mubarak, ad un Marcos, ad un Fujimori, ad un Pinochet, ad un Noriega. Ma non ai leader degli "Stati canaglia", che canaglia sono solo per essere nemici giurati dell'imperialismo. Lei, vituperando maramaldescamente e con nequizia leader anti-imperialisti più o meno discutibili (non sono un gheddafiano ci mancherebbe come non sono uno chaveziano o castrista), dimostra solo di fare a pugni con i principi più elementari della dialettica e del realismo politico. Il suo discettare diventa vaniloquio. Inoltre ripeto un principio elementare che valga per tutti. Chi siamo noi per giudicare da maramaldi un corpo dilaniato dagli imperialisti? Chi siamo noi per etichettare un uomo che ha guidato una rivoluzione antimperialista pur con tutti i limiti della Jamairia? Che avrebbe fatto lei se fosse stato alla guida di uno stato che gli imperialisti volevano distruggere armando un'insurrezione interna di banditi sguinzagliati dall'Egitto e finanziati dai servizi occidentali? Che farebbe Cuba o Venezuela se si trovasse a combattere con le armi mercenari e terroristi tipo Free Sirian Army?
    So che non risponderà mai perché perché si è istruito alla scuola del politichese e certe domande non sono "politically correct". Noi occidentali parolai, ciarlatani e salottieri, noi "homo-videns" possiamo dare del pagliaccio a chiunque, tanto siamo protetti da uno schermo, e la tastiera è un facile strumento per sfogare ogni nostra frustrazione. Ma allora la risposta non va più trovata nella politica ma nella psicoanalisi.

    Logos itinerante

  • Anonimo scrive:
    12 settembre 2013 17:24

    @Logos itinerante. Posso chiederti perchè hai aggiunto Marcos tra i filoimperialisti?

    Sono un ammiratore dello zapatismo e mi piacerebbe capire le tue ragioni

  • Redazione SollevAzione risponde:
    12 settembre 2013 17:40

    I FATTI HANNO LA TESTA DURA.

    Questa che la Libia di Gheddafi era nella lista degli "Stati canaglia" è una balla colossale.

    Dopo l'11 settembre 2001 la Libia aiutò gli Usa e gli occidentali nella sua lotta contro il jihadismo aderendo alla "coalizione anti-terrorista".
    Tripoli accettò quindi le richieste Usa sullo smantellamento delle sue armi chimiche.

    Così il 12 settembre 2003, su pressione Usa l'Onu abolì le sanzioni —mentre l'Iraq resisteva all'occupazione Usa-Nato.
    Dopo è tutto un pappa e ciccia con la Casa Bianca. Inciucio stradocumentato.
    Di qui la rottura definitiva con Tripoli di tutti i movimenti arabi e palestinesi di Resistenza con Gheddafi.
    Il processo di "normalizzazione" venne sancito dagli Usa il 20 settembre 2004 (mentre le Resistenze davano filo da torcere in Iraq e in Palestina): Bush emanò il decreto presidenziale che poneva fine alla sanzioni Usa .
    Gli Usa avevano già riaperto, l'8 febbraio 2004, i loro uffici a Tripoli. Il 31 maggio 2006 riaprirà l'amabasciata USA.

    La Casa Bianca cancellò ufficialmente la Libia dalla lista degli "stati canaglia" il 15 maggio 2006.

    Vorremmo rammentare che Gheddafi diede una mano agli Usa anche contro il Sudan (questo sì "Stato canaglia). Egli ha foraggiato e armato e dato basi nel proprio territorio (ciò in combutta col Mosad israeliano --anche qui tutto documentato--, i movimenti separatisti del Darfur.
    Per non dire del Ciad, dove Gheddafi, di converso, appoggiava, assieme ai francesi, le forze lealiste contro la Resistenza filo-sudanese e anti-darfuriana.

    Sorvoliamo per carità di patria sulle amicizie di Gheddafi-normalizzato, in primis Berlusconi, Mubarak e Ben Alì, fino a vari satrapi del Sahel. Fino a diversi rottami fascisti italiani che facevano avanti e indietro con Tripoli in cambio di un po' di bustarelle.

    Il delirio di onnipotenza di Gheddafi gli impedì di capire che l'onda della rivolta, che aveva rovesciato Ben Ali in Tunisia e Mubarak in Egitto si sarebbe estesa nel suo paese. Invece di correre ai ripari e andare incontro alle richieste di democratizzazione ha commesso il crimine e il gigantesco errore politico di usare usare il pugno di ferro, nella certezza che l'avrebbe spuntata e tenuto in piedi il suo regime clanico corrotto fino alle midolla.

    Sperava in effetti, pregiudicati oramai i rapporti con Mosca, che gli usa avrebbe chiuso un occhio e lo avrebbero difeso. E infatti gli Usa fino all'ultimo evitarono di intervenire e, se non fosse stato per Sarkozy, Gheddafi lo avrebbero tenuto volentieri al potere.

  • Anonimo scrive:
    12 settembre 2013 19:14

    Mi riferivo a Ferdinand Marcos presidente delle Filippine dal 1965al 1986, famoso per la legge marziale e la repressione contro i comunisti
    Logos itinerante

  • Anonimo scrive:
    12 settembre 2013 20:33

    In realtà, il fatto che a Tripoli vi fossero effettivamente dei centri di smistamento di ribelli antisudanesi non dimostra un granchè, come non dimostra un granchè il fatto che il Presidente del Sudan sia subito volato in Libia dopo la caduta del leader Gheddafi, abbia stretto la mano all'uomo degli imperialisti occidentali e sionisti in loco ed abbia rivendicato il suo sostegno a quegli stessi insorti che erano ampiamente sostenuti in particolare dalle monarchie reazionarie del Golfo e dall'Occidente. Si ricade, usando tale metro, nell complottismo che tanto si disprezza. Usando questo metro, non si doveva allora sostenere i nazionalisti serbi nell'arco degli interi anni '90, sostenuti chiaramente dai sionisti politicamente e talvolta anche militarmente (in Bosnia, vedi recenti Diari di Mladic dove si ammira addirittura l'esercito sionista per il modo con cui fa fuori i fondamentalisti islamici). Non si doveva sostenere Slobodan Milosevic che, anche durante la sua autodifesa all'Aja, disse che in realtà stavca facendo quanto Sharon faceva in Medioriente. La Libia di Gheddafi è comunque rimasta uno stato sovrano ed indipendente che poteva giocare su più tavoli e fare le sue mosse. Molto meno lo è il Sudan, che sopravvive grazie alla sostegno della potenza cinese.

  • Anonimo scrive:
    12 settembre 2013 20:36

    Il redattore scrive:
    "Questa che la Libia di Gheddafi era nella lista degli Stati canaglia è una balla colossale". Poi però sotto, dimenticando la precedente arguta enunciazione, scrive ancora:
    "La Casa Bianca cancellò ufficialmente la Libia dalla lista degli stati canaglia il 15 maggio 2006".
    Prima mi accusi con fervore di aver detto una "balla colossale" poi confermi che la Libia fino al 2006 era nella lista degli stati canaglia.
    Vabbe' una svista!!!!!!!!!!!!
    Ma l'errore politico è nell'altra affermazione, quella di credere che l'onda travolgente, innocente , candita delle primavere arabe si stia prolungando fino ad abbattere regimi non democratici come quello di Gheddafi e di Assad. Questa si che è una balla colossale, una mistica populista delle primavere arabe. Sarebbe bello pensarlo! Ma la realtà è ben diversa. Intanto le primavere sono diventati inverni arabi che hanno portato al potere forze reazionarie e filoimperialiste. Nel 1989 voi giudicavate le "primavere" dei paesi dell'est come controrivoluzioni perché consegnavano il potere a forze pro-imperialiste. Con lo stesso parametro dovreste giudicare le primavere arabe come tentativi abortiti e traditi. Quando la fratellanza mussulmana sali' al potere in Egitto vennero spalancate le frontiere per rovesciare in Libia bande di integralisti più o meno qaedisti, armate fino ai denti, che si andarono a mischiare con le rivendicazioni tribali (e niente affatto democratiche) delle forze presenti in Cirenaica. Cosi' la Libia da paese simbolo dell'Africa, quanto a benessere e standard di vita, è stata catapultata in pieno medioevo, una giungla dove dettano legge scorribande di fanatici capitribù e le multinazionali petrolifere occidentali. Se non è questa una controrivoluzione mi dica lei cosa è!! Stessa sorte è toccata all'Iraq e toccherà purtroppo alla Siria, paesi simbolo, i più avanzati del continente. Mischiare la Libia di Gheddafi e la Siria di Assad sullo stesso calderone dell'Egitto di Mubarak e della Tunisia di Ben Ali, denota scarso fiuto politico, scarso realismo, scarsa dialettica.
    Ma la topica cantonata del redattore è ancora più sotto quando afferma: "invece di correre ai ripari e andare incontro alle richieste di democratizzazione Gheddafi ha commesso il crimine e il gigantesco errore politico di usare il pugno di ferro". Ecco di nuovo l'anima del democraticista trotskysta che tuttavia quando si riferisce a Kronstad giustifica ogni massacro (Sic! a guidare la rivolta di Kronstad non erano dei salafiti o dei capi tribu' ma delle avanguardie che avevano guidato la rivoluzione insieme a Lenin).
    Caro redattore la invito a non confondere le legittime rivendicazioni dei popoli egiziano e tunisino con le manovre militari dell'imperialismo, capace anche di di far lievitare delle sommosse etero-dirigendole(come hanno fatto in Libia e stanno facendo in Siria, come hanno fatto in Polonia e in Germania dell'Est) e portandole al punto in cui la quantità si trasforma in qualità, al punto di rottura in cui il cambio di potere annuncia solo nuove disgrazie per i popoli e immensi profitti per le multinazionali e le banche occidentali.
    Il suo articolo trasuda, tradisce una simpatia recondita per l'integralismo mussulmano e un antipatia profonda per il nazionalismo panarabista nasseriano. Non capisce che l'integralismo è il frutto avvelenato della sconfitta delle rivoluzioni progressiste arabe e che non c'è nessun futuro senza rialzare quella bandiera abbattuta dalle bombe della Nato.

    Logos itinerante


  • Anonimo scrive:
    12 settembre 2013 23:27

    Dal quotidiano la Stampa di Oggi intervista alla suora Anna Maria Scarzello:
    "Speriamo che l'Onu dica la verità. Qui sentiamo parlare di fotomontaggi. Hanno preso tanti bambini per ucciderli insieme, senza gente grande....e quelli che li soccorrevano perché non sono morti?. I dubbi sono tanti anche perché arrivano da fuori orde di terroristi, che non parlano l'arabo, mandati e sostenuti dagli oppositori. Commettono atrocità, sequestri, uccisioni, fanno esplodere bombe. I soldati di Assad non fanno altro che difendere la popolazione".... "supplichiamo gli oppositori affinché cessino di sostenere con dollari ed armi i terroristi. Abbiamo bisogno di aiuti umanitari per chi bussa alla nostra porta e non ha niente con cui vivere".
    Ci voleva la suora e la Stampa di Agnelli per ristabilire un po' di corretta informazione sulla Siria che da questo Blog è latitante?

  • Anonimo scrive:
    12 settembre 2013 23:48

    Il redattore scrive:
    "invece di correre ai ripari e andare incontro alle richieste di democratizzazione, Gheddafi ha commesso il crimine e il gigantesco errore politico di usare il pugno di ferro".
    Mi chiedo se l'estensore di queste righe abbia osservato gli avvenimenti della Libia dalla CNN o da qualche rivista patinata come CHI e DONNA MODERNA.
    Per chi non lo sapesse Bengasi nel febbraio 2011 è stato il teatro di una pseudo-insurrezione guidata dai francesi e da alcuni uomini del vecchio regime tesa a destabilizzare la Libia per accaparrarsi del suo petrolio. Sotto la regia di specialisti della Nato, fu dato l'assalto alle caserme fin dal primo giorno della mobilitazione, cosa che non è avvenuta né in Tunisia né in Egitto. Gheddafi ordinò al suo esercito di non rispondere con la repressione, mentre questi ascari provenienti dall'Afghanistan, dalla Bosnia (attraverso le frontiere dell'Egitto dei Fratelli Mussulmani protetti dagli Usa)iniziarono a sparare liquidando tutti quelli che a Bengasi erano contro l'insurrezione.
    Il regime di Gheddafi era troppo laico per questi integralisti e troppo avanzato per i neo-colonialisti. Per questo è stato abbattuto.

  • Anonimo scrive:
    13 settembre 2013 09:59

    Peraltro, la Libia del colonnello non solo era il più moderno e benestante Paese africano, dove era stata sconfitta la soglia di sottopovertà e nella quale, in base a censimenti di istituti internazionali, i diritti umani e civili erano sviluppati a livelli occidentali, a differenza di Arabia Saudita (dove peraltro il 40 per cento della popolazione si trova sotto la soglia di povertà, ma non scoppia alcuna insurrezione...!), Marocco, Oman; ma ma era uno stato talmente sovrano, autonomo ed antimperialista (fino alla fine lo fu, come si mostra ora) che, dopo l'abolizione delle sanzioni, le compagnie occidentali affluite in Libia con grandi aspettative rimasero profondamente deluse. Gheddafi, in base ad un sistema noto come EPSA-4 concedeva licenze di sfruttamento solo alle compagnie che lasciavano alla compagnia nazionale la percentuale più alta del petrolio estratto, la quale talvolta arrivava a circa il 90 per cento. "I contratti EPSA-4 erano quelli che, su scala mondiale, contenevano i termini piu duri per le compagnie petrolifere" (Bob Fryklund, presidente dell'americana ConocoPhilips in Libia). Il Cnl, caduto il Colonello, si è subito sbrigato a creare la LOC guidata da Ali Tahruni, tornato ad uopo dagli Usa dove era in esilio. L'aggressione imperialista antigheddafiana venne sostenuta in patria da un fronte esteso dai marxisti libici all'estrema destra neomarchica con il supporto operativo dei terroristi mussulmani, ma ove non vi fosse stato l'intervento imperialista occidentale, i primi non avrebbero cavato fuori nulla dalle loro agitazioni.
    Fu fatta fuori così, l'unica realtà petrolifera mediorientale che ha costantemente realizzato una redistrubuzione sociale avanzatissima (con i suoi errori, ci mancherebbe!) della ricchezza.
    Il fatto che rottami del fascismo lo abbiano sostenuto non vuole dire nulla. Probabilmente hanno capito poco del nasserismo ghaddaffiano, assolutamente di sinistra, progressivo, antimperialista e talvolta (a fasi) anche rivoluzionario. Quella del Colonnello fu non a caso l'unica voce del mondo arabo, con la Siria baathista (guarda caso!), a salutare ed appoggiare in vari modi, come segnala lo studioso francese Le Roy, l'ingresso dell'Armata Rossa a Kabul nel Natale '79, mentre anche l'Iraq di Sadam Husein votava all'Onu per il ritiro sovietico e lo Yemen del Sud in vari casi si astenne. Ingresso che ove fosse stato definitivamente vittorioso e non intralciato dalle follie avventuristiche irrealistiche interne, avrebbe cambiato molte cose e soprattutto ci avrebbe risparmiato la univoca direzione sionista ed americana mondiale che quella sconfitta avrebbe provocato, per decenni e decenni.

    Il logos itinerante

  • Anonimo scrive:
    13 settembre 2013 15:14

    @Logos itinerante, ti lamenti giustamente che le primavere arabe si sono trasformati in inverni arabi, e secondo te se scoppiasse una primavera europea si trasformerebbe in seguito in inverno?

    Poco fa ho letto una notizia riguardo l'atteggiamento nazistello degli aderenti di AfD e i primi commenti sono: "e quelli dell'UE allora?" Per la serie, mi piace prenderla in quel posto ma voglio scegliere chi me la metta, poco importa se questo è peggio dei vecchi. COn questo non voglio assolutamente dire che uscire dall'UE è un errore o un atto reazionario tutt'altro, ma è il fatto che è inutile lamentarsi perchè quello che è successo in Oriente potrebbe succedere a noi, in forme diverse ma in eguali sostanze.
    Scusate questa parte off topic, ma è anche un modo per comunicare alla redazione quanto si respiri odore di reazionarismo ovunque
    Landru

  • Redazione SollevAzione risponde:
    13 settembre 2013 15:56

    REPETITA JUVANT

    I libici che si sono ribellati (fino al punto di invocare l'aggressione Usa-nato) non lo hanno fatto nel 1979, nel 1985 o nel 1995. Lo hanno fatto del 2011. Ed era da un bel pezzo che il regime si era accucciato davanti agli imperialisti, ed era diventato un ectoplasma clanico e nepotistico, uno Stato penale. Senza dimenticare che Gheddafi era l'autocrate sin dal 1969. 2011 meno 1969 = 42 anni!

  • Anonimo scrive:
    13 settembre 2013 16:50

    I libici (dai marxisti ai neomonarchici di estrema destra, ai terroristi mussulmani) che hanno accolto come umanitaristi progressisti gli Occidentali invasori erano e sono una estrema minoranza, messa al potere dagli Occidentali (il ministro delle finanze è di provata fede americanista ed ha vissuto negli Usa per anni ed anni..), non ha avuto altra funzione che quella di spalleggiare i bombardatori euroitaloamericanisti del proprio popolo. Non vi fossero stati i bombardamenti euroitaloccidentalisti, i gheddafiani sarebbero ancora al loro posto. Non è un particolare, questo, ma è un elemento essenziale dell'analisi.
    Il fatto che Gheddafi fosse un autocrate, ammesso sia vero, dal rimpianto dei libici attualmente non si direbbe..., significa e non significa.
    Noi, con Gramsci, siamo abituati a distinguere Bonapartismo rivoluzionario, Bonapartismo progressivo e Bonapartismo reazionario. Senza meno, quello di Gheddafi non era Bonapartismo reazionario, se è vero che quello libico era uno Stato Sovrano ed autonomo, a differenza del Sudan ad esempio, che si regge sul supporto totale cinese e che quella libica era la nazione socialmente più avanzata nel contesto africano, uno stato peraltro che dal 1969 al 2011 ha sempre impugnato (quando più quando meno, ma questo vale per tutti gli Stati che la storia abbia conosciuto, non ultimo quello sovietico)la bandiera dell'antimperialismo e sempre ha praticato, nei limiti delle proprie possibilità strategiche, una via antimperialista e antioccidentalista. Quanto al dettaglio temporale, cosa dire di Fidel Castro, che dal 1959 al 19 aprile 2011 è stato il centro della vita politica cubana?
    Guardando ciò che succede oggi in Libia, bisognerebbe dire: peccato vi sia stato solo 42 anni Gheddafi!

    PS Condivido l'intervento di cui sopra. AFD è un movimento xenofobo, piccolonazionalista e reazionario, russofobo e sinofobo. Stia tranquillo, in Europa non scoppia nulla. Saremo terra di contesa di superpotenze.

  • Anonimo scrive:
    13 settembre 2013 18:26

    Anonimo, tu hai ragione ma ti ricordo che anche quando arrivò Monti al governo il 70% degli italiani erano contenti perchè finalmente levarono di mezzo Berlusconi l'oppressore. Questo non vuol dire che il popolo è fatto da pecore o che ci sono manipolazioni dei poteri forti, tuttavia quando si genera un sentimento di risentimento nei confronti di un leader politico ci sarà sempre qualcuno disposto a prescindere a farlo fuor. L'errore di Geddhafi è stato quello di dare nell'ultima parte del suo regime un alone di "kasta" che ha enfatizzato l'odio dei suoi oppositori. Io non so se i sostenitori di Geddhafi erano la maggioranza o la minoranza, ma gli errori di Geddhafi hanno pesato e sono stati determinanti.
    La redazione cerca di spiegarlo inserendo elementi che al logos viaggiatore sembrano quasi notizie di gossip, ma secondo me è più giusto evidenziare che Geddhafi pur avendo elargito enormi diritti sociali non ha mai concesso nemmeno i diritti di libertà più basilari che dopo il superamento dei rapporti di inimicizia con l'Italia (coloro che colonizzarono il popolo libico privandone delle ricchezze) e con l'America. Insomma dell'antiimperialismo di Geddhafi ne era rimasta solo la facciata estetica, fatte di campane suonate a morto e asilo politico a terroristi delle Lokheed.

    I puntini interrogativi sono a dimostrare che anche se B è stato uno stronzo

  • Anonimo scrive:
    13 settembre 2013 19:18

    Paragone del tutto astruso e acontestuale. E' veramente fuori luogo paragonare dei "camerieri" imperiali quali Monti, Berlusconi ed un popolo colonizzato quale quello italiano con la Libia sovrana ed indipendente, massacrato, genocidiata e bombardata proprio a causa di questo sovranismo antimperialista. Che poi il sistema sociale sia degenerato è da discutere, am senz'altro non è un buon motivo per chiudere gli occhi di fronte all'aggressione di civiltà imperialista euroccidentalista.

  • Anonimo scrive:
    13 settembre 2013 23:45

    REPETITA JUVANT

    Caro redattore non ci siamo proprio. Lei ha fatto la classica scoperta dell'acqua calda dicendo che la rivolta in Libia è scoppiata nel 2011. Anche in Barhein e nello Yemen è scoppiata nel 2011. Nello Yemen ci sono stati mille morti, in Barhein pochi di meno. I media main stream non si sono accorti. Nulla è cambiato in questi due paesi. La stessa casta di petrolieri è al potere. E lo sa lei chi ha partecipato alla repressione selvaggia di quelle primavere? Arabia Saudita e Usisraele. Gli stessi che hanno destabilizzato la Libia e la Siria. Questo significa, caro redattore, che lei, come disse Lenin di Bucharin, ha capito ben poco della dialettica. La quantità (rivolta) si è trasformata in qualità (controrivoluzione) solo in Libia, grazie al contributo militare determinante dell'occidente. I "ribelli" della Cirenaica hanno dato l'assalto alle caserme dal primo giorno della rivolta. Lo hanno fatto in Libia (ma non in Tunisia e d Egitto) perché sapevano di avere la copertura delle forze militari euroamericane. Capiclan e Capitribù, con la supervisione di generali ed ispettori Nato, hanno sobillato una minoranza che puntava solo alla destabilizzazione del paese. Gheddafi all'inizio non ha usato la repressione e il pugno di ferro, come lei falsamente insinua. Lo ha fatto dopo che questi banditi e sciacalli sparavano contro la popolazione di Bengasi che si era opposta alla pseudo-insurrezione. Questi banditi non avrebbero mai vinto senza le bombe occidentali. E lei continua ancora a ciurlare nel manico, a menare il can per l'aia sul pugno di ferro di Gheddafi e sulla giusta rivolta libica. Mi faccia il piacere!
    Lei caro redattore vuole fare il democraticista in Libia, in un teatro di guerra provocato dall'imperialismo, mentre sono ben note le sue simpatie per i massacratori di Kronstad. Si dia una regolata! Non faccia a pugni con se stesso! In ogni stato di eccezione la democrazia viene sospesa! Non si può rispondere alle bombe nato con le risoluzioni via internet, che lei ha il vezzo di inviare ogni giorno!!
    A me sembra che l'MPL stia degenerando in un club democraticista internettaro con la fissa dell'Euro e senza più alcuna cognizione di geopolitica planetaria, di geopolitica mediorientale. Senza più alcuna critica mordace dell'americanismo. A forza di scrivere sull'Euro vi siete dimenticati completamente del ruolo degli Usa nel mondo.

    Logos itinerante

  • Anonimo scrive:
    14 settembre 2013 00:45

    Aggiungo:
    La assoluta dimenticanza geopolitica dei criminali a stelle e strisce, quasi l'inconscia indulgenza nei loro confronti è dimostrata dal redattore quando scrive:
    "Gheddafi sperava in effetti, pregiudicati oramai i rapporti con Mosca, che gli Usa avrebbe chiuso un occhio e lo avrebbero difeso. E infatti gli Usa fino all'ultimo evitarono di intervenire e, se non fosse stato per Sarkozy, Gheddafi lo avrebbero tenuto volentieri al potere.
    Capito!!! Obama è intervenuto per fare un favore a Sarkozy. E' come dire che attaccano la Siria per fare un favore al Likud israeliano!Gli Usa non hanno una loro geopolitica imperiale, intervengono per fare un piacere. Prestano le armi e la logistica, tanto non sanno che farsene!
    E' qui la nuova balla colossale! Se gli Usa sono intervenuti è perché nelle stanze segrete avevano già un piano di spartizione della Libia!! Non si muove paglia nella Nato senza che gli interessi Usa siano salvaguardati!!
    Gheddafi è stato fatto fuori non per essere un pagliaccio ma perché intralciava con la sua politica nazionalistica e panafricana (stava progettando non solo una moneta di scambio africana, il dinaro, ma anche una rete televisiva continentale)il modello globalista delle multinazionali. Sotto la Libia c'è un continente di acqua dolce che il colonnello aveva reso disponibile alla nazione con opere ingegneristiche di livello mondiale. E' anche su quello che le multinazionali vogliono mettere mano. Le donne avevano in Libia un livello di emancipazione che non si registrava in nessun'altra parte dell'Africa. I proventi del petrolio non erano destinati ad ingrassare le multinazionali e il portafoglio della casta come nel caso di Mobutu, ma servivano per lo più ad elevare lo standard di vita del popolo libico (scuole, trasporti, sanità pressoché gratuiti). Le accuse che venivano rivolte al colonnello sul traffico di migranti erano totalmente false. Era la mafia di Bengasi, che oggi è al potere, ad esercitare ogni tipo di traffico illegale di migranti. La maggior parte delle accuse, che da questo Blog vengono rivolte alla Libia di Gheddafi, sembrano essere prese da Novella 2000.

    Logos itinerante

  • Anonimo scrive:
    14 settembre 2013 09:34

    La totale sottovalutazione della geopolitica americana, in questo Blog di Sollevazione, è confermata dal numero di articoli impressionanti sulla crisi e sull'euro (superano i 600) mentre nessuno è dedicato agli Usa, il nemico numero uno dell'umanità. Neanche uno all'evento delle Torri Gemelle, (solo qualche critica dei "complottisti" qua e là) che si vuol far passare addirittura come eroica operazione guidata da Bin Laden, dalle grotte di Tora Bora.

    Un Bin Laden già morto prima della sua presunta uccisione ad Abbottabad nel 2 maggio 2011, che cmq questo Blog fa passare per veritiera, in linea con i main stream di regime.
    E' ben noto che Obama ha ucciso il suo cadavere per rivincere le elezioni, altrimenti ci avrebbe fornito prove e documentazione dettagliata. Del resto i cadaveri di Saddam e di Gheddafi non sono stati esposti al pubblico ludibrio mondiale per giorni e giorni?

    Insomma sembra proprio che dopo il quinquennio di innamoramento per l'antiamericanismo rosso-bruno, si sia rimosso tutto. Anche qui la politica non centra. E' la psicanalisi che arriva in soccorso.

    La bordata di critiche sul rosso-brunismo vi ha indotto a dimenticare anche il nemico!

    Logos viaggiante

  • Anonimo scrive:
    14 settembre 2013 15:56

    Guarda logos viaggiante, condivido in parte quello che tu dici, ma non fare anche tu l'errore di dare del rosso-bruno a destra e manca. Io non sono un militante di MPL, avvolte mi trovo daccordo a volte no, ma dargli dei rosso-bruni ce ne passa, eh. Ma poi vorrei capire, purtroppo non sono ameno alla dialettica tra compagni, anche se mi ritengo comunista, in concreto: cosa vuol dire rosso-bruno?

    PS:
    riguardo l'11 settembre io penso a prescindere dai complotti penso che vada guardato il contesto. Io non penso che Bin Laden sia un eroe del proletariato ma francamente i popoli del medio-oriente che hanno vissuto per due secoli sotto oppressione imperialista hanno reagito nella maniera più cruenta ma hanno reagito perchè stanchi di una secolare oppressione. Poi sui complotti possiamo ragionare quando ci pare, ma dico io perchè è così inimmaginabile pensare che questi popoli sfruttati abbiano deciso di fare la cosa più eclatante? Non è che siccome abbiamo sempre considerato noi occidentali gli USA come Satana in persona lo abbiamo ritenuto troppo onnipotente da addirittura permettersi di complottare contro i suoi cittadini stessi?

  • Redazione SollevAzione risponde:
    16 settembre 2013 12:04

    USA, EURO E ROSSO-BRUNI

    Quella sul rosso-brunismo era una campagna mossa al tempo dell'occupazione dell'Iraq dai grandi media di regime, allo scopo di delegittimare chi sosteneva la Resistenza irachena. Molti a sinistra abboccarono, partecipando alla campagna di calunnie, in particolare contro il Campo Antimperialista, che respinse con veemenza l'accusa di avere qualcosa a che fare con neofascisti e antisemiti.
    Quella campagna di delegittimazione e accerchiamento, com'è noto, precedette i famigerati arresti di mezzo gruppo dirigente del Campo, nell'aprile 2004.

    Ma tutto questo c'entra con Mpl, l'analisi sulle cause della crisi e come uscirne?

    Mpl si considera una forza politica socialista e quindi antimperialista e anticolonialista. Ci è chiaro che gli USA sono la unica superpotenza e il poliziotto del mondo, difensore dell'ordine capitalistico, che quindi vanno combattuti.

    Ma questo che c'entra col fatto che l'euro è una delle cause della catastrofe sociale? Dovremmo prendercela con Obama se le nostre classi dominanti sono asserviti all'eurocazia?

    Ci atteniamo alla massima si Sun Tzu, per cui il nemico più pericoloso è quello più vicino, non quello più lontano.
    Vinciamo dunque e sbarazziamoci della gabbia eurista, così forse potremo anche pensare di dare battaglia, per vincerla, contro il "super-imperialismo" americano.

    Teniamo il logos coi piedi per terra, invece di farlo volteggiare nella stratosfera.

  • Anonimo scrive:
    16 settembre 2013 20:46

    Qui si spaccia per realistica ("teniamo il logos con i piedi per terra...") una posizione equivoca, contradditoria, socialdemocraticistica sull'imperialismo e sull'americanismo.
    Quando esistono due fronti in campo, quando da una parte vi è Damasco, spalleggiata sì da Russia e Cina, ma di Damasco baathista trattasi, quale avanguardia antimperialista, antiamericanista ed antioocidentalista, ogni posizione che non denunci l'aggressione imperialista in corso, mediante armi, uomini (è di ieri l'altro la notizia di migliaia di jihadisti in arrivo dall'Europa con il semaforo verde Usa e dei vari paesi europei, evidentemente, finanziamenti, menzogne mediatiche della più infima specie, ogni poszione di questo non solo non può considerarsi antimperialista, ma è anzi una posizione socialmente e politicamente reazionaria, veramente bruna, anche quando ammantata dalle più rosee e benigne intenzioni moralistico-umanitarie.

  • Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
    Anonimo scrive:
    16 settembre 2013 20:49

    Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

  • Anonimo scrive:
    16 settembre 2013 21:35

    Inutile farla tanto lunga.
    Esiste una tesi, di cui il redattore è teorico e portavoce, che considera quella siriana una fitna, una guerriglia settaria interna, inessenziale per i destini del mondo.
    Esiste un'altra invece, che io condivido, di cui Zjuganov stesso si è fatto portavoce di recente a Mosca, che considera quella in corso contro Damasco, "una guerra universale", diretta dalla potenza imperialistica nordamericana in combutta con le potenze reazionarie del Golfo, con parte dell'Europa e con la Turchia. Per Zjuganov, a Damasco abbiamo proprio il banco di prova tra la tenuta imperiale e l'emergere di potenze antimperialiste, che potrebbero dare avvio al KO dell'Impero. Putin stesso, ci dice il leader del Comunismo Russo, è disposto a giocarsi tutto sulla tenuta di Assad almeno fino a maggio, data delle prossime elezioni siriane. Sarà il breve tempo che ci separa da un esito risolutivo, sarà la realta stessa, finalmente, a dirci chi ha ragione.
    Io ritengo più realistica la posizione di Gennady Zjuganov.


    Il logos itinerante

  • Anonimo scrive:
    16 settembre 2013 21:41

    Caro redattore più andiamo avanti nel "dia-logos" più mi convinco che i motivi della mia critica erano giusti e fondati. Non solo continui ad essere reticente di professione (come Pannella rispondi solo a quello che più di conviene, non hai risposto sulle 10euro per la resistenza siriana, non hai risposto sulle Torri Gemelle e sulla morte di Bin Laden, non hai risposto su Kronstad mentre difendi il diritto della mafia di Bengasi di far fuori Gheddafi etc etc) ma, attenendoti alla massima di Sun Tsu, che il nemico più pericoloso è quello più vicino, hai voluto scomodare un'autorità spirituale per dare una patente di verità al tuo opportunismo. Ti sei dato la classica zappa sui piedi, pensando di averla fatta franca sul piano teorico. In realtà hai solo dimostrato di aver capito ben poco del turbocapitalismo, un sistema piramidale che si regge sullo sfruttamento dell'umanità da parte di una cupola finanziaria di poche grandi famiglie, la cui prevalente residenza anagrafica rimane statunitense.
    Se fosse vera la massima di Sun Tsu dovremmo pensare che il nemico più pericoloso per gli italiani non è questa mafia finanziaria Euro-statunitense ma il governicchio di Letta che ne rappresenta l'emanazione locale, completamente addomesticata e servile.
    Per usare una metafora non è la capitale del capitale finanziario ma è la provincia, anzi l'ente locale, il nemico più pericoloso. Si perché il governo di Letta altro non è che un ente locale del globalismo bancario multinazionale euro-statunitense. Di Sun Tsu in Sun tsu arriverà a dirci che il nemico più pericoloso è diventato il presidente della Regione dell'Umbria, anzi il sindaco di Perugia
    Il democraticismo socialdemocratico avanza nei suoi discorsi senza che lei se ne renda nemmeno conto.
    Torniamo alla Siria. Volevo informarla che la guerra in Siria non è solo diventata una Fitna è una guerra multinazionale dove combattono "banditi" provenienti da 86 paesi. Di siriano la resistenza ad Assad non ha più nulla.

    Logos viaggiante nella stratosfera

  • Redazione SollevAzione risponde:
    16 settembre 2013 23:53

    LUCCIOLE PER LANTERNE

    Rimettiamo in fila il discorso.

    Nel caso ci fosse stato l'attacco americano Mpl non solo lo avrebbe condannato, Mpl avrebbe sostenuto la legittima resistenza e il sacrosanto contrattacco delle forze lealiste al regime di Assad.
    Punto.

    Da qui a sostenere il regime clanico-capitalista alawita ce ne corre. Come ce ne corre per definirlo "avanguardia antimperialista". La borghesia siriana che sostiene Assad sta anzitutto difendendo il suo predominio sociale — il regime che adottando politiche neoliberiste sin dagli 2000 ha affamato la maggioranza dei siriani, che guarda caso sono sunniti—, quando lo difende contro l'imperialismo possiamo pure essere indulgenti, non quando massacra il suo popolo in rivolta.

    Che gli imperialisti ciurlino nel manico e tentino di sfruttare pro domo loro la rivolta, questo è acclarato.
    Ma sostenere che una moltitudine in armi stanca di una regime antidemocratico e nepotistico è tutta una indistinta massa di servi degli americani è una colossale cazzata.
    Punto.

    Alla fine è probabile che non ci sia nessun attacco. Dice niente? Gli Usa infatti non se la sono sentita di determinare un regime change che avrebbe forse spianato la strada ai jihadisti takfiri, che per loro e Israele sono un pericolo ancor più pericoloso. tant'è che il Pentagono, nei suoi piani avrebbe puntato buona parte dei suoi attacchi missilistici contro le postazioni e le zone in mano al Fronte al-Nusra.

    Nb.
    Non si può dimenticare che il regime siriano ha partecipato in due occasioni alla coalizione per squartare l'Iraq, prima nel 1991 e poi nel 2003.
    Senza dimenticare che gli Assad hanno assicurato 40 anni di pace ai sionisti.

  • Anonimo scrive:
    17 settembre 2013 10:29

    Falso.

    Gli Stati Uniti non se la sono sentita di attaccare, fino ad ora, perchè, come ci spiega il leader dei Comunisti Russi, Ghennady Zjuganov, un compagno che non ha mai arretrato rispetto alla linea neobolscevica, che non è mai caduto nel piccolonazionalismo o nel socialdemocraticismo, Russia e Cina sono geostrategicamente sempre più forti. Inutile menar il can per l'aia.
    Qualsiasi altra interpretazione è astratta e fuorviante.

    Quaranta anni di pace ai sionisti?
    Strano, veramente strano, che questo sia detto da un coraggioso rappresentante antimperialista (almeno un tempo...), che ha sempre sostenuto Hezbollah, che ha contributo a farcela apprezzare e conoscere (e di questo saremo sempre grati al CAA) la forza più solida, seria e organizzata della resistenza antisionista. Una forza, non a caso, il cui leader non si stanca mai di rendere omaggio al regime siriano, senza il quale Hezbollah non avrebbe avuto sicuramente la stessa forza e probabilmente non avrebbe costretto i sionisti e gli occidentali, in più casi, alla ritirata strategica.
    Quanto al sostegno alla coalizione antirachena, nei due casi citati, se è vero quanto dice il redattore, è anche vero che non fu il Baath siriano, ma quello iracheno, a destabilizzare, ben supportato da Riad e dai reazionari della zona, le relazioni regionali interarabe antisioniste.
    Da lì si ruppero definitivamente i rapporti tra Damasco e Bagdad, tutte cose che il relatore sa meglio di chiunque altro ma che per motivi ideologici, attualmente non cita. Anche Teheran, non a caso, ebbe allora simili posizioni.
    Parlare dei due casi citati e trascurare questo elemento essenziale non è storicamente corretto.
    Si interruppe dopo ciò la lotta antisionista di Damasco? No, anzi si rafforzò, se è vero che in più casi i sionisti attaccarono a più riprese zone militari siriane al di fuori di ogni quadro di legittimità internazionali, se è vero che ogni vittoria di Hezbollah è una vittoria della famiglia Asad (parole di Nasrallah, non mie). Se è vero che Jihad Islamica, Hezbollah, Hamas, FPLP CG e così via erano tutte di stanza a Damasco, con proteste e minaccie quotidiane di New York, Riad, Tel Aviv.

    CONTINUA

  • Anonimo scrive:
    17 settembre 2013 10:29

    parte II

    Quanto al fatto che quello baathista sia un regime capitalista, è vero e non vero.
    La Siria pre-Asad era retta da un sistema sociale arretrato, involuto,semifeudale, era assolutamente debole a livello di rapporti di forza internazionale.
    Hifaz Asad, il padre della Siria, fu circondato da tecnici ed ingegneri sovietici e la sua presa del potere fu supportata direttamente da Mosca contro l'emergere di pericolosi avventurismi romantici. Egli fu sempre il miglior alleato dell'URSS della zona e rese sempre omaggio direttamente a Lenin e Stalin (in particolare a quest'ultimo) come alle più grandi guide verso il Socialismo del secolo. Egli avviò pianificazioni strategiche che portarono quasi integralmente la Siria nella piena modernità. Egli, unico capo di stato arabo assieme al Colonello Ghadafi, a differenza di Sadam Husein e dell'incerto Yemen del Sud, salutò con gioia l'ingresso della gloriosa Aramata Rossa a Kabul nel 1979! E le risoluzioni siriane filosovietiche sono lì ad attestarlo.
    Il dramma del regime fu la caduta dell'URSS e la fine di questo sostegno ebbe ricadute assai pesanti sulla vita sociale siriana.
    In seguito all'ascesa di Baschar, si è teso a mischiare i vari sistemi sociali (capitalismo di stato, liberalizzazioni, notabilitato clanico) fino a quando si intese percorrere una "nuova via cinese".
    A differenza però della stampa sionsita ed americana che ha parlato di fallimento economico siriano, noi non sappiamo quali sarebbero stati i risultati se non vi fossero stati anni di sanzioni, sabotaggio sionista antisiriano, attacchi politici occidentali che avrebbero poi infatti portato alla guerra civile, su spinta della FM internazionale e dell'imperialismo saudita-americano. Indubbiamente, prosperava la corruzione, indubbiamente prosperavano forti contraddizioni sociali, con spaventose disuguaglianze. Ma d'altronde, dove non prosperano o non hanno prosperato queste? In quale regime? In Arabia Saudita, in Qatar, nella Turchia dei FM, nell'Egitto di Morsi???
    Per di più, stiamo parlando di un regime che è stato sotto perenne assedio per non aver mai fatto mancare il suo totale supporto alla Resistenza Palestinese ed alla Resistenza Libanese? Negare questo significa negare la realtà. Un regime il quale, grazie all'astuzia di stato e alla prudenza strategica di Hifaz, un maestro della Ragion di stato, astuzia in parte continuata da Baschar: è stato capace di resistere ed avanzare nella coerenza delle proprie posizioni strategiche, senza cadere negli avventurismi, nei soggettivismi irrealistici tipicamente arabi e nelle vie senza uscita in cui sono caduti e Sadam Husein ed in parte Ghadafi.
    Il regime siriano è il regime più temuto dall'esercito e dall'intelligence sioniste. Lo attestano vari episodi di cui sarebbe qui fuori luogo parlare.
    Ed inoltre, la migliore cartina di tornasole per considerare la naatura del sistema sociale baathista è vedere come si comporta la popolazione durante questa "guerra universale antisiriana" (citazione di Zjuganov). Se Baschar fosse stato un nuovo Reza Pahlavi, un nuovo Pinochet, un nuovo Marcos, come lo si vuole decsrivere, non vi sarebbe ora questa Resistenza totale all'imperialismo che almeno il 70 per cento del popolo siriano assicura al regime (Vedi Monografia di Limes al riguardo); se fosse un nuovo Reza Pahlavi circondato di capitalisti corrotti, Baschar e la sua elite militare sarebbero caduti da almeno due anni; se fosse un capitalista il cui clan si è arricchito sulle spalle del proprio popolo, Baschar, con il regime baathista interconfessionale siriano (erraro appiattire tutto sull'elemento alawita), sarebbero caduti da un bel pezzo e non avrebbero goduto del continuo sostegno del Partito Comunista Siriano. "Cerca la verità nei fatti" (Deng Xiaoping)

    Il logos itinerante

  • Anonimo scrive:
    17 settembre 2013 10:54

    CHIEDO SCUSA


    Chiedo scusa per l'errore e per la mancanza di rispetto verso il Padre della Syria. Il suo nome, naturalmente, è Hafiz al Asad, il Leone di Damasco, non Hifaz, ma ho la tastiera malfunzionante.
    Onore ad Hafiz al Asad, amico leale dell'Urss, del grande popolo russo e ammiratore indefesso di Iosif STALIN.

  • Anonimo scrive:
    17 settembre 2013 12:19

    INOLTRE

    Quando si trattò di sostenere il regime di Slobodan Milosevic, che era ben più corrotto e clanico-capitalistico-mafioso (soprattutto sul versante veterocomunista JUL), che aveva ben meno consenso sociale per taluni versi, di quanto lo sia la Syria Batthista e di quanto ne abbia Baschar Asad, giustamente il Campo antimperialista non andò tanto per il sottile.
    Oggi viceversa abbiamo un regresso e un salto nell'astrazione, nella cattiva infinità in questo riposizionamento pre antimperialistico. Un caso di scissione idealistica della prassi, ben lontana dal realismo oggettivistico necessario in questo piano.

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