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martedì 16 luglio 2013

QUELLO CHE I "MARXISTI" NON DICONO di Marino Badiale

16 luglio. Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo di Marino Badiale.

1. La migliore proposta politica possibile

Uno degli aspetti più sorprendenti delle discussioni sull'euro è il ritardo o la reticenza nell'assumere la proposta politica dell'uscita da euro e UE da parte del variegato mondo della sinistra radicale, dei marxisti e dei comunisti. Su tratta di un tema sul quale io credo valga la pena di spendere qualche pensiero. Si potrebbe obiettare che occuparsi di un tale mondo, stante la sua residualità e ininfluenza, non serve davvero a nulla. Nonostante la verità di questa osservazione, ritengo lo stesso che le riflessioni che seguono possano essere utili. E' evidente infatti che in Italia e in Occidente stenta moltissimo a coagularsi un movimento di opposizione e contestazione nei confronti della deriva distruttiva e barbarica dell'attuale “capitalismo assoluto”. D'altra parte l'esperienza prova che un tale movimento, che sappia dar vita ad autentiche forze politiche di opposizione, è condizione necessaria per poter contrastare la barbarie incipiente. Ma visto che da anni o decenni ci sono stati, in Italia e probabilmente un po' dappertutto, i più vari tentativi in questo senso, e tutti sono falliti, è probabile che occorra una riflessione non banale sulla natura di questi fallimenti, per sperare di costruire qualcosa che possa sottrarsi a questo destino. 


Un esempio eclatante di un tale fallimento è proprio quello del variegato mondo della sinistra radicale, comunista, marxista, che pure aveva ed ha il vantaggio di una tradizione culturale di grande spessore. Se da questo mondo continuano infatti ad arrivare analisi teoriche generali interessanti e utili, manca completamente la capacità di elaborare una proposta politica sensata. E manca perfino la capacità di riconoscere una proposta politica sensata (come quella dell'uscita da euro e UE) quando ci si imbatte in essa. Nel caso appunto dell'uscita da euro e UE, si tratta di una situazione paradossale, perché, per i motivi che cercheremo adesso di spiegare, essa è realmente la migliore proposta politica che un anticapitalista possa assumere nella situazione attuale.
Prima di provare ad argomentare quest'ultima affermazione, sono necessarie due precisazioni.


In primo luogo, parlando del mondo della sinistra radicale che non prende una posizione chiara di uscita dall'euro non si intende negare, ovviamente, l'esistenza di qualche realtà che invece ha preso una posizione di questo tipo: fra questi, a mia conoscenza, ci sono i Comunisti-Sinistra Popolare di Marco Rizzo, il Campo Antimperialista, il Movimento Popolare di Liberazione, la Rete dei Comunisti (che fa riferimento alla rivista Contropiano), il gruppo che gestisce il sito Marx XXI. Possono ovviamente esserci altre realtà. Il punto è che quelle che ho elencate sono in sostanza eccezioni, almeno fino ad ora, mentre la maggioranza del mondo della sinistra radicale non sembra aver  compreso quello che ho affermato sopra, il fatto cioè che la proposta politica di uscita da euro e UE è la migliore proposta politica che possa essere fatta, oggi in Italia, dal punto di vista di un anticapitalismo radicale. 


In secondo luogo, l'affermazione che ho appena fatto, e che nel seguito argomenterò,  necessita di una premessa, cioè del fatto che non è possibile oggi in Italia (e in generale nei paesi avanzati) un progetto politico di rivoluzione, presa del potere e abbattimento del capitalismo da parte di un proletariato rivoluzionario. Se fra i miei lettori c'è qualcuno che non condivide questa premessa, e crede quindi che una rivoluzione comunista sia oggi una concreta possibilità storica, lo prego di interrompere la lettura a questo punto: si tratta di una persona che ha una cosa molto importante da fare, appunto concretizzare la possibilità di una rivoluzione comunista, e non sarebbe giusto che perdesse tempo a leggere un articolo che non gli fornirà nessun aiuto per questo importante compito. Vada a fare la rivoluzione, si abbia i nostri migliori auguri, e quando ci sarà riuscito ci faccia sapere.

Veniamo ora a quanto sopra affermato a proposito di una concreta politica anticapitalistica. Quali dovrebbero essere le caratteristiche di una seria proposta politica di questo tipo, nella situazione attuale?

Come sappiamo tutti (tutti quelli che sono rimasti a leggere questo articolo, dopo che se ne sono andati coloro che credono all'attualità della rivoluzione), non solo non c'è oggi una concreta possibilità rivoluzionaria, ma siamo di fronte, da decenni, ad una massiccia offensiva dei ceti dirigenti del capitalismo mondiale, diretta alla distruzione di tutti i diritti conquistati in precedenza dai ceti subalterni. La classi popolari sono passate, in questi decenni, da una sconfitta all'altra. Non mi dilungo sulla forza e pervasività delle ideologie che sostengono l'attuale capitalismo (l'azienda come modello sociale universale, il consumismo, la competizione), sullo sbandamento, sulla confusione e sulle divisioni delle forze di alternativa, perché sono cose note a tutti. In queste condizioni, è chiaro che le uniche politiche che si possono tentare, con qualche speranza di efficacia, sono politiche di difesa e di limitati contrattacchi, che permettano, in caso di successo, di radunare e rinfrancare le forze di opposizione, mostrando concretamente che, nella guerra che ci hanno scatenato contro, è possibile almeno qualche parziale vittoria. 


Se si vuole una concreta proposta politica anticapitalista, essa dovrebbe per prima cosa tentare di contrastare i progetti dei ceti dominanti su qualche punto qualificato: non porsi l'obiettivo della rivoluzione, ma quello del contrasto di qualcuno degli aspetti della situazione  attuale, voluti dai ceti dominanti per meglio piegare la società alle esigenze del capitalismo assoluto. Questo è il primo punto qualificante di una politica di radicalità anticapitalistica. D'altra parte, per avere qualche speranza di successo, una politica anticapitalistica deve collegarsi alla difesa degli interessi dei ceti subalterni. Occorre cioè non solo contrastare i disegni dei ceti dominanti, ma farlo su questioni nelle quali siano seriamente coinvolti gli interessi e i livelli di vita dei ceti popolari, in modo da poter affermare con verità che la vittoria nella battaglia intrapresa può aprire concrete possibilità di miglioramento della vita. Infine, poiché il proletariato in quanto tale è oggi incapace di iniziativa politica e del tutto privo di autonomia ideologica, è chiaro che una tale lotta non potrà farla il proletariato da solo ma avrà bisogno dell'alleanza con altre classi popolari. La battaglia cioè potrà essere vinta solo se sarà una “battaglia di popolo” molto più che una “battaglia proletaria”. Riassumendo, una concreta proposta politica anticapitalistica oggi deve attaccare qualche aspetto importante della costruzione sociale dei ceti dominanti, mostrando che in tal modo si possono difendere gli interessi dei ceti popolari in senso lato (proletari e non). 


Sembra del tutto evidente, a chi scrive, che la proposta di uscita da euro e UE è, rispetto a questi requisiti, la migliore possibile, nella situazione data. 


In primo luogo, si tratta infatti di una proposta che contesta alcuni degli strumenti che i ceti dominanti si sono dati, negli ultimi decenni, per svolgere il loro attacco, la loro lotta di classe: appunto euro e UE. Sul fatto che euro e UE rappresentino proprio questo rimando al libro scritto con Tringali [1] e, per quanto riguarda l'euro, al libro di Bagnai [2]. Poiché la strategia dei ceti dominanti, in questa fase, mette al centro proprio euro e UE, è chiaro che una proposta politica di attacco a queste realtà è qualcosa che mette in questione aspetti importanti della realtà istituzionale costruita dai ceti dominanti per la guerra di classe che da decenni vanno svolgendo. 


In secondo luogo, si tratta di una proposta che permette di impostare una politica di difesa degli interessi dei ceti subalterni. Non mi posso dilungare qui sulle motivazioni di queste affermazioni, e rimando quindi ai due libri citati e ai tanti siti in rete che si occupano di tali questioni [3]. E' comunque ormai sempre più evidente che la minaccia della catastrofe economica che si avrebbe al crollo dell'euro e i conseguenti vincoli europei sono gli strumenti con cui, nei paesi PIGS, viene efficacemente perseguita la distruzione di diritti e redditi dei ceti subalterni, ed è altresì evidente che dentro all'euro e ai suoi vincoli è impossibile un reale mutamento delle politiche economiche di tali paesi. Se si vuole dunque tentare un qualsiasi tipo di politica economica favorevole ai ceti subalterni, l'uscita dall'euro appare condizione necessaria e preliminare. Insisto su questo punto: come abbiamo scritto con Tringali nel libro citato, è certo che l'uscita da euro e UE rappresenta una condizione necessaria, preliminare ma non sufficiente per la difesa dei ceti popolari. Su questo ritornerò nel seguito, discutendo alcuni interventi di Emiliano Brancaccio. Il punto è che la necessità di cui s'è detto è rigida: se si vuole colpire qualche altro punto del fronte di attacco dei ceti dominanti,  per esempio le politiche di austerità o il Fiscal Compact, si arriva comunque al tema dell'euro, sia perché esse vengono giustificate appunto con la necessità di restare nell'euro, sia perché, se si rimane nell'euro, è quasi impossibile rifiutare le politiche di austerità, perché nell'euro si è persa ogni sovranità e ogni possibilità di scegliere la propria politica economica. La proposta politica di uscita dall'euro permette così di unificare le varie proteste che le attuali politiche di austerità stanno facendo crescere, dando ad esse un obiettivo che trascende le singole proteste, e pemette ad esse, se acquisito dai vari gruppi in lotta, un importante salto di qualità e di coscienza. 


In terzo luogo, la proposta di uscita dall'euro viene incontro agli interessi di strati popolari più ampi del lavoro dipendente: artigiani, piccoli imprenditori, piccoli commercianti, giovani professionisti senza prospettive, e così via, che subiscono anch'essi in prima persona il tracollo economico del paese conseguente alle politiche di austerità imposte dalla permanenza nell'euro. Questo fa sì che potenzialmente si tratti di una proposta di grande forza, di una battaglia che può effettivamente essere vinta. E dovrebbe essere chiaro come una vittoria in una simile battaglia cambierebbe notevolmente la situazione politica, rinfrancando e irrobustendo le forze degli oppositori allo “stato di cose esistente”. Una battaglia vinta, anche se non è la battaglia finale, ha sempre un effetto positivo sui ceti subalterni, specie nella realtà attuale nella quale tali ceti sono da decenni sottoposti al bombardamento ideologico secondo il quale non vi è alternativa e ogni resistenza ai poteri dominanti è illusoria.

2. Una discussione con Brancaccio


Sono queste le ragioni per le quali sostengo che la parole d'ordine dell'uscita dall'euro dovrebbe essere fatta propria senza esitazione dagli ambienti della sinistra radicale (marxista e comunista o più genericamente anticapitalista). Questa tesi può essere ulteriormente approfondita prendendo in esame alcuni interventi recenti di Emiliano Brancaccio (qui e qui), per mostrare come, a partire da essi, che pure non assumono in maniera esplicita la posizione dell'uscita dall'euro, si possano capire ancora più chiaramente le ragioni a favore di tale uscita.


In questi interventi, Brancaccio discute le possibili conseguenze dell'uscita dall'euro. Egli argomenta, sia sul piano teorico sia su quello dell'evidenza empirica relativa ad episodi passati di sganciamento di un paese da un regime di cambi fissi, che le conseguenze sui salari possono essere diverse. La conseguenza che ne sembra trarre l'autore è che, piuttosto che schierarsi per la permanenza o l'uscita dall'euro, occorrerebbe pensare a una serie di misure che possano, in caso di deflagrazione dell'eurozona, proteggere i ceti subalterni da ricadute negative. In sostanza, dice Brancaccio, l'uscita dall'euro può essere gestita in modo più favorevole ai ceti subalterni o in modo ad essi sfavorevole, cioè “da sinistra” o “da destra”, per usare le espressioni di Brancaccio. 


Pur non credendo più all'utilità delle categorie di “destra” e “sinistra”, non posso che concordare con ciò che dice Brancaccio. Mi pare si possano fare due osservazioni, per sviluppare quanto fin qui detto. La prima è che sembrerebbe possibile sostenere che, per quanto “brutta” possa essere l'uscita dall'euro, la permanenza sia ancora più brutta. Cioè che, se anche l'uscita dall'euro fosse gestita in modo negativo per i ceti popolari, i costi dell'uscita, per tali ceti, potrebbero comunque essere minori rispetto ai costi della permanenza. Questo lo si intuisce anche dai dati che riporta Brancaccio: se davvero la deflazione salariale necessaria per salvare l'euro è dell'ordine del 30% rispetto all'attuale livello salariale, se davvero in Grecia si è avuto un crollo dei salari reali di diciotto punti e un crollo del salario minimo del 44%, allora viene da pensare che perfino l'uscita “da destra” dall'euro sia meno disastrosa, rispetto a simili esiti, per i ceti subalterni. Insomma, per usare il linguaggio di Brancaccio, se si può essere d'accordo sul fatto che è possibile uscire dall'euro “da destra” oppure “da sinistra”, occorre però aggiungere che la cosa più “di destra” di tutte è appunto rimanerci, nell'euro.


Ma l'osservazione più importante è però un'altra. Infatti, è mia opinione che i due articoli di Brancaccio sopra citati mostrino, con grande chiarezza, e forse al di là delle intenzioni dell'autore, l'enorme vantaggio politico per i ceti subalterni, dell'uscita dall'euro. Infatti, cosa fa in sostanza Brancaccio in questi articoli? Egli esamina le conseguenze, sulle diverse classi sociali, di diverse possibili scelte di politica economica, e suggerisce che la sinistra si mobiliti a favore delle scelte di politica economica più favorevoli ai ceti subalterni. Una cosa normalissima, si dirà. Certo, una cosa normalissima, che da decenni in questo paese è impossibile fare. In Italia da decenni non è più possibile una autentica discussione di politica economica, perché non è più possibile decidere alcunché sull'economia: da decenni in Italia i dati fondamentali delle politiche economiche sono decisi altrove. La politica economica è obbligata dai vincoli europei, prima dalla necessità di entrare “in Europa”, poi di entrare nell'euro, poi di rimanerci. Con l'adesione ai vincoli europei e poi all'euro il nostro Paese ha rinunciato ad avere una propria politica economica, all'interno della quale si possano fare delle scelte che, inevitabilmente, favoriranno alcuni e non altri. Ecco dunque l'inestimabile vantaggio dell'uscita dall'euro: quello di riprendere in mano la possibilità della democrazia, della decisione collettiva. Nello scrivere gli articoli citati, Brancaccio è portato a discutere di possibili scelte diverse di politica economica non per motivi ideologici, perché lui è di sinistra o marxista o quant'altro, ma per motivi strettamente logici: infatti uscire dall'euro significa riprendere in mano alcuni strumenti della politica economica nazionale, e nel momento in cui li riprendi in mano, è ovvio che devi porti il problema di cosa farne. Insomma, il fatto stesso che Brancaccio, nello scrivere gli articoli citati, sia portato inevitabilmente a discutere di scelte diverse di politica economica, ci fa capire con tutta la chiarezza necessaria cosa significa l'adesione ai vincoli europei e all'euro: significa appunto la perdita della possibilità di scegliere e quindi lo svuotamento della politica e della democrazia. E simmetricamente ci fa capire cosa potremmo ritrovare, uscendo da euro e UE: appunto la possibilità di scegliere, di decidere e quindi anche di combattere. In una parola, la politica. Ecco dunque la vera natura di euro e UE: si tratta di una espropriazione della politica e della democrazia.


Torniamo allora al discorso iniziale. Avevamo detto che la proposta politica di uscita da euro e UE è la migliore proposta politica possibile, nelle condizioni date. L'esame delle tesi di Brancaccio ci fa intuire che essa è addirittura l'unica proposta politica possibile, perché è l'unica proposta che riapra lo spazio alla politica. Qualsiasi altra proposta politica, se non prevede l'uscita da euro e UE, accetta il fatto che le fondamentali politiche economiche del paese siano decise altrove, non dagli elettori, dal Parlamento e dal Governo di questo paese. E allora si tratta evidentemente di proposte prive di qualsiasi serietà, qualunque sia il radicalismo del quale si ammantano.

3. Obiezioni non convincenti


Speriamo adesso che la tesi che abbiamo esposto all'inizio sia più chiara. Ma se quanto abbiamo fin qui sostenuto è ragionevole, si ripropone la domanda iniziale: perché la sinistra radicale, di ispirazione marxista e comunista, non assume con forza e decisione la parola d'ordine dell'uscita dall'euro? Perché anzi non l'ha sostenuta per prima? 


Si tratta di una domanda rispetto alla quale non ho risposte sicure. Ne accennerò solo alla fine di questo scritto, perché dobbiamo prima vedere se nella posizione maggioritaria della sinistra radicale ci siano delle ragioni valide. Potrebbero infatti esserci delle validissime ragioni contrarie all'uscita dall'euro, che fin qui non abbiamo preso in considerazione, a contrastare le ragioni favorevoli che ho sopra esposto, per cui la posizione della maggioranza della sinistra radicale sarebbe il ponderato risultato di un bilanciamento fra ragioni opposte. Ora, non posso naturalmente conoscere tutte le possibili obiezioni elaborate negli ambiti della sinistra radicale. Ne conosco però un certo numero, grazie al fatto che da circa un paio d'anni sostengo in varie occasioni le tesi che ho fin qui esposto. Cercherò di discutere nel seguito alcune di queste obiezioni, senza indicare luoghi precisi, perché non si tratta di polemizzare con specifiche persone o gruppi ma di criticare uno “spirito” diffuso negli ambienti di cui stiamo discutendo.


1.Un primo gruppo di obiezioni consiste in sostanza nel dire che con l'uscita dell'euro non si cambiano radicalmente le condizioni attuali. Naturalmente, dato che i nostri critici sono in genere persone intelligenti, le obiezioni non vengono formulate in questo modo. Ma nella sostanza a questo si riducono. Si può dire che con l'uscita dall'euro la struttura attuale del capitalismo finanziario rimarrebbe immutata, oppure far  notare che l'uscita dall'euro non toccherebbe l'attuale disposizione dei poteri nazionali e internazionali, per cui l'uscita eventuale verrebbe gestita ovviamente in modo opposto agli interessi dei ceti subalterni, e non toccherebbe neppure la struttura del capitalismo internazionale, con la sua gerarchia di imperialismi in competizione. 


Si può iniziare a replicare a queste obiezioni con una domanda: ma se invece si resta nell'euro, questo ci permetterebbe di incidere sull'attuale situazione del capitalismo finanziario, sulla struttura gerarchica degli imperialismi o sul potere dei  ceti dominanti nazionali? Quello che intendo dire è che, se si deve discutere la validità della proposta politica di uscita dall'euro, le conseguenze dell'uscita devono essere confrontate con le conseguenze della permanenza nell'euro, e le obiezioni che vengono formulate contro la proposta dell'uscita devono venire “testate” andando a vedere cosa presumibilmente accadrebbe se invece nell'euro ci si rimane. Ora, è evidente che dal punto di vista delle obiezioni qui esaminate, non cambia assolutamente nulla a restare o a uscire dall'euro: esse quindi non sono obiezioni all'uscita dall'euro. 


In realtà, sono obiezioni a qualsiasi politica che sia oggi concretamente proponibile. Esse infatti non tengono conto della realtà di cui abbiamo parlato all'inizio. Siamo in una situazione di profonda sconfitta, che dura da decenni. Stiamo cercando una proposta politica che possa permettere di difendere i ceti popolari e di ottenere qualche limitata vittoria. E' chiaro, è banalmente ovvio, che in queste condizioni non si può pensare di cambiare la struttura del capitalismo internazionale, e neppure di abbattere dall'oggi al domani i ceti dominanti nazionali e internazionali. Non c'è nessuna proposta politica concreta che possa oggi cambiare radicalmente questi dati di fatto. In sostanza, come abbiamo detto sopra le obiezioni che abbiamo esaminato,  riducendole all'osso,  si riducono a dire che con la nostra proposta non si cambia radicalmente la situazione globale. Alla fin delle fini, l'obiezione è che con l'uscita dall'euro non si abbatte il capitalismo.  Ma abbiamo già detto sopra cosa pensiamo di questa obiezione. 


Analogo discorso si può fare per obiezioni più semplici e dirette, che in sostanza vogliono dire la stessa cosa: come quella secondo la quale lira ed euro sono in ogni caso strumenti del capitalismo, oppure, come ci è stato detto in un dibattito pubblico, essendo l'euro un semplice strumento del potere capitalistico, se si abbatte l'euro, allora il potere capitalistico si creerà un altro strumento, e quindi non serve combattere l'euro. Che è come dire che i soldati dell'Armata Rossa non dovevano colpire i panzer tedeschi, perché erano solo strumenti del nazismo e distrutto uno il nazismo ne avrebbe fabbricati altri, e che i vietnamiti non dovevano abbattere i B52 che li stavano bombardando, per gli stessi motivi. Non c'è bisogno, credo, di aggiungere nulla a quanto già detto per criticare questa posizione.
2. Un secondo gruppo di obiezioni riguarda il fatto che l'uscita dall'euro potrebbe non rappresentare una autentica difesa dei ceti popolari. Essa potrebbe avere effetti negativi proprio sui livelli di vita dei ceti che si vogliono difendere. Possiamo essere brevi su questo punto perché lo abbiamo già trattato discutendo gli articoli di Brancaccio. Ribadiamo il punto: l'uscita dall'euro è condizione necessaria per riprendere in mano la politica economica e quindi per poter fare politiche economiche favorevoli ai ceti subalterni.  A questo possiamo aggiungere ancora la seguente osservazione. E' vero che di fronte all'uscita dall'euro i meccanismi impersonali del capitalismo potrebbero provocare controreazioni negative, e i poteri dominanti nazionali e internazionali potrebbero reagire colpendo il nostro paese in maniera da far pagare ai ceti subalterni il prezzo di una simile scelta. Il punto è, come al solito, che questo vale per qualsiasi proposta politica concreta che si possa fare nella situazione attuale. Nessuna proposta politica concreta può ragionevolmente pensare di abbattere il capitalismo e i suoi gruppi dominanti, nel breve e medio periodo, e quindi qualsiasi cosa si faccia si sarà sempre esposti ai contraccolpi “impersonali” del meccanismo capitalistico e a calcolate ritorsioni da parte dei ceti dominanti. Vogliamo raddoppiare gli stipendi dei lavoratori? Vogliamo investire nella scuola e nell'assistenza sanitaria? Vogliamo bloccare i movimenti dei capitali? Ognuna di queste proposte, e anche tutte assieme, e anche qualsiasi altra cosa si possa proporre che non sia l'abbattimento del capitalismo, lascia in piedi la logica capitalistica con i suoi vincoli, e lascia ai poteri dominanti la possibilità di ritorsioni:  cosicché c'è sempre la possibilità che vengano annullati i vantaggi per i ceti subalterni che si potevano sperare da esse. 


Altre obiezioni le abbiamo discusse nel libro con Tringali, sopra citato, e quindi non riprenderò le nostre argomentazioni ma mi limiterò ad enunciarle (mettendo fra parentesi, in pillole, le nostre risposte): abbiamo bisogno di stare nell'UE per non perdere peso geopolitico (è invece proprio restandoci che stiamo perdendo sia peso economico sia peso politico),  la tesi dell'uscita dall'euro è venuta originariamente dalle destre (vero o falso che sia, la cosa non ha ovviamente nessuna importanza), con la proposta di uscita dall'euro si vuole tornare alle svalutazioni competitive (quando invece la proposta serve a difendere il nostro paese dalla svalutazione competitiva che ha operato la Germania grazie all'euro), non bisogna uscire da euro/UE ma bisogna cambiarli (impossibile in mancanza di un soggetto sociale alternativo capace di azione a livello europeo).

4. Conclusioni


Le obiezioni alla proposta di uscita dall'euro, che circolano negli ambienti della sinistra radicale, ci sembrano in generale poco convincenti. Almeno quelle a noi note.
Eccoci allora tornati al problema iniziale: perché la proposta dell'uscita dall'euro non può essere accettata? E proprio da coloro che dovrebbero esserne i sostenitori più convinti? Perché i marxisti non dicono “usciamo dall'euro”?  Come ho detto sopra, non ho risposte precise. Credo si tratti del manifestarsi di alcuni difetti di fondo del mondo della sinistra marxista e comunista, difetti che sono all'origine della sua attuale irrilevanza. Da una parte vi sono quei piccoli partitini che hanno come unica prospettiva politica quella dell'allenza col centrosinistra, e quindi non possono semplicemente accettare l'uscita dall'euro come una possibile proposta politica. Dall'altra vi è l'infinitesimale mondo della sinistra ancora più a sinistra (bordighisti, trotskisti e così via), per la quale il discorso è diverso rispetto ai precedenti, ed è probabilmente legato ad una radicale incapacità di fare politica, e quindi anche solo di pensare a qualcosa che possa assomigliare ad una proposta politica concreta, reale, capace di incidere sul serio nella realtà.

E' mia convinzione che una qualsiasi forza di autentica alternativa debba avere presenti questi limiti della sinistra radicale, marxista e comunista, per poterli superare e non ripeterne gli errori. Cominciando appunto a dire, finalmente “fuori dall'euro, fuori dall'UE”.



Fonte: MAINSTREAM

Note

[1] M.Badiale, F.Tringali, La trappola dell'euro, Asterios 2012.
[2] A.Bagnai, Il tramonto dell'euro, Imprimatur 2012.
[3] Fra i quali http://goofynomics.blogspot.it/, http://tempesta-perfetta.blogspot.it/, http://vocidallestero.blogspot.it/, http://www.appelloalpopolo.it/, oltre ai siti marxisti citati sopra.
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74 commenti:

  • ulisse scrive:
    16 luglio 2013 12:01

    La Sintra al tempo dell'adozione dell'Euro non ci aveva capito niente e meno di niente sugli effetti che avrebbe avuto sulla economia italiana (ma anche su quella degli altri paesi).
    Fare autocritica non è di moda nella sinistra italiana per cui ci si accontenta di dare la colpa alle banche e alla germania tutto quì.Dal disprezzo per questa sinistra sono passato alla compassione.
    ferraioli domenico

  • critica - parte I scrive:
    16 luglio 2013 12:20

    L'articolo, molto interessante, denuncia inconsapevolmente la rinuncia ad ogni prospettiva rivoluzionaria.
    La tesi di fondo è che l'uscita dall'euro deve essere la prima proposta politica del movimento anticapitalista.
    Ma questa tesi è di per sé smentita dalla premessa per cui " non è possibile oggi in Italia (e in generale nei paesi avanzati) un progetto politico di rivoluzione, presa del potere e abbattimento del capitalismo da parte di un proletariato rivoluzionario".
    Allora, se queste sono le convinzioni di Badiale, che cazzo serve in generale fare una proposta anticapitalista?
    Io penso che questa premessa sia, potremmo dire freudianamente, rappresentativa dell'inconscio sfigato dei rottami della sinistra e della necessità di fare sempre e comunque proposte di minoranza.
    Il suo inconscio sfigato Badiale continua a disvelarlo quando afferma che "si tratta infatti di una proposta che contesta alcuni degli strumenti che i ceti dominanti si sono dati, negli ultimi decenni, per svolgere il loro attacco, la loro lotta di classe: appunto euro e UE".
    Insomma, la rivoluzione non la faremo mai, almeno accontentiamoci di contrastare un singolo strumento del capitalismo (l'euro), ma non per fare la rivoluzione, quella è impossibile, giusto per "rompere le scatole" al nemico. A questo punto Badiale sarebbe stato più coerente se ci avesse invitato a tirarci un colpo in bocca. Tanto è drammatica la situazione.
    Questo elemento di pessimismo di fondo è interessante: da anni i saccenti marxisti, anche quelli che scrivono su questo blog, giocano a chi ce l'ha più duro. Oggi finalmente ne troviamo uno che ammette che uscire dall'Euro è solo un modo per essere i "meno mosci" fra gli anticapitalisti.
    Ma più interessante di tutte è la conclusione che tale premessa ci porta: la necessità di una alleanza con la borghesia.
    Badiale confessa che la proposta di uscita dall'euro "viene incontro agli interessi di strati popolari più ampi del lavoro dipendente: artigiani, piccoli imprenditori, piccoli commercianti, giovani professionisti senza prospettive, e così via, che subiscono anch'essi in prima persona il tracollo economico del paese conseguente alle politiche di austerità imposte dalla permanenza nell'euro".

  • critica - parte II scrive:
    16 luglio 2013 12:22

    Ma che ci frega a noi degli imprenditori, dei commercianti? Che crepassero tutti, di Euro o meno.
    Io dovrei salvare il mio padrone, quello che tutte le sere mi fa staccare un'ora dopo senza paga? Quello che mi nega la malattia minacciando di non rinnovarmi il contratto? Quello a cui devo mentire, dicendo che non studio, perché non vuole un laureto fra le palle? Quello che mi paga 4 euro l'ora?
    Ora il mio discorso è prepolitico, veramente psicologico. Il signor Badiale, come il signor Pasquinelli, evidentemente NON E' UNO SFRUTTATO, evidentemente non lavorano sotto padrone. Guarda il caso, fra le obbiezioni che ha elencato, non ha elencato questa, quella del lavoratore. Ebbene al netto di ogni analisi teorica, qualunque soluzione che vada incontro agli interessi dell'orco che ogni giorni mi sfrutta, va contro i miei. PUNTO.
    Detto ciò, e premesso che io sarò contro ogni proposta che possa piacere al mio padrone, ci sono elementi macroeconomici. Immaginiamo che si esca dall'euro e che si abbia la necessità di stampare moneta (richiesta molto keneysiana, altro che marxisti!!!!!): il mio padrone, al netto di una inflazione del 100%, semplicemente venderà il suo caffè a 2 euro invece che 1. Io invece prenderò lo stesso identico stipendio.
    Quindi Badiale non ci racconti palle. Non esiste una proposta che accontenta il "popolo" nel senso ampio. Ne possono esistere alcune, come l'uscita dall'euro, che rilanceranno le esportazioni, salveranno la borghesia industriale (non la piccola, ma tutta, eccetto quella finanziaria) e il prezzo di tale salvataggio sarà pagato ancora una volta dai lavoratori dipendenti.
    Detto ciò, io non sono certo un eurista. Io penso che però il grado di radicalità di una proposta lo si misura dal grado di capacità di togliere i mezzi di produzioni dai nostri padroni per portarli nelle nostre mani. Faccio un esempio di un partito che non è il mio: il pcl propone la nazionalizzazione di fiat, ilva, ast e di tutte le aziende in crisi o comunque strategiche. Poi è chiaro che se fai questo, è l'europa ad espellerti. Ma almeno ai lavoratori come noi, anche da un punto di vista di marketing propagandistico, si propone qualcosa che è contro il nostro padrone, non qualcosa che piace sia a noi che al padrone, col pretesto di una santa alleanza contro la finanza.
    Quante volte abbiamo proposto all'mpl di aggiungere ai punti 1) uscita dall'ero, 2) cancellazione del debito, 3) nazionalizzazione di bankitalia - punti ESCLUSIVAMENTE FINANZIARI - i punti 4) nazionalizzazione dell'industria, 5) controllo operaio sulle aziende espropriate che invece sono punti industriali, REALI!
    L'mpl non ha mai risposto. Oggi Badiale, senza volerlo ci ha spiegato il perché: perché l'obbiettivo ora è la santa alleanza di sapore leghestia fra industriali e proletari contro i tecnocrati di Buxelles...domani si vedrà.
    Questo per me è inaccettabile

  • chiara ped scrive:
    16 luglio 2013 13:41

    @critica, sono anche le persone come te che impediscono la realizzazione di una società più giusta. Quelli del tutto e subito o meglio niente, i livorosi e invidiosi a cui non "frega degli imprenditori, dei commercianti, che crepassero tutti!".

    Ottimo articolo di Badiale, l'argomentazione anti euro e UE è talmente lampante che una sinistra che non l'accolga e diffonda non può essere, come è, che in malafede. Questa sinistra va denunciata, a partire dalle squallide organizzazioni sindacali, ipocriti tutori dello status quo.
    Se questo è il senso dell'essere interclassista di Bagnai io sono con lui e se vuol essere questa paura di sporcarsi le mani col ceto medio l'ennesima scusa per non prendere posizione netta forse ci meritiamo proprio la sinistra che abbiamo.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 14:48

    SONO TOTALMENTE d'accordo con il blogger che si firma "CRITICA".

    Tra l'altro, mi sembra che si va sempre più chiarendo che l'MPL, sia un movimento INTERCLASSISTA. Cioè, imbarcare sul treno antieurista i proletari e loro rispettivi padroni che sono stati messi in ginocchio dalla crisi, da quella crisi che pure mirabilmente il Pasquinelli ci ha spiegato le origini e che è guidata da quell'alta borghesia che è costretta a proseguire con l'arma della finanziarizzazione (a causa della caduta del saggio del profitto marxiano) a saccheggiare gli Stati delle loro ricchezze.

    E' chiaro che la piccola borghesia è destinata a proletarizzarsi, ma ricordiamo e ricordiamoci noi proletari che noi proletari...siamo il 98%. Non abbiamo bisogno di allearci con borghesi seppur piccoli e disillusi, con chi fino ad oggi, CI SFRUTTA!

    Chiosa finale X Chiara Ped: è chiaro che costei non appartiene al popolo degli sfruttati, altrimenti, non sarebbe passata su con tanta leggerezza su ciò che ha espresso il blogger Critica che voglio citare: "Ma che ci frega a noi degli imprenditori, dei commercianti? Che crepassero tutti, di Euro o meno.
    Io dovrei salvare il mio padrone, quello che tutte le sere mi fa staccare un'ora dopo senza paga? Quello che mi nega la malattia minacciando di non rinnovarmi il contratto? Quello a cui devo mentire, dicendo che non studio, perché non vuole un laureto fra le palle? Quello che mi paga 4 euro l'ora?"

    Franco G

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 14:57

    P.S.

    In fondo, cosa è un imprenditore grande medio o piccolo che sia: uno che si organizza per sfruttare il lavoro altrui.

    Definizione di Marx della proprietà privata: "IL POTERE DI ASSERVIRE E DI APPROPRIARSI DEL LAVORO ALTRUI".


    http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/2011/05/vi-parlo-dei-proletarisono-il-98-del.html
    (link consigliato SPECIALMENTE alle persone come Chiara Ped)

  • critca scrive:
    16 luglio 2013 15:07

    Cara Chiara,
    vorrei che rispondessi nel merito di quanto ti ho scritto.
    E, visto che ci stiamo, vorrei che rispondessi alla mia domanda: che lavoro fai? a quale classe sociale appartieni?
    Hai mai lavorato dalle 17 alle 4 di mattina, senza pausa cena e senza diritto a mangiare la robba del banco? Io sì, ci lavoro. Il mio padrone mi fa un contratto di 15 giorni in 15 giorni.
    Il mio padrone è uno di quelli che vorrebbe uscire dall'Euro. Uno di quelli che ha votato Grillo.
    Uno di quelli con cui l'mpl vorrebbe allearsi. Io penso invece che vada soppresso lui e la sua classe degenerata.
    Basta con le palle! Se c'è la crisi è anche colpa loro. Sono stati quelli come il mio padrone a cercare, nel loro piccolo, la finanziarizzazione. A chiedere prestiti per il frigo nuovo, a chiedere prestiti per l'autoaziendale, a truffare lo stato e ora a trovarsi equitalia alle calcagna...
    Vorrei che mi si rispondesse nel merito ai due miei commenti precedenti. Questo invece è solo uno sfogo: crepate borghesi di merda

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 15:13

    Oltre a Marx si consiglierebbe anche di illustrare il modello di goodwin, così giusto per far ricredere qualcuno che il marxismo sia solo romanticheria e utopia e no analisi scientifica della realtà (eh sì, perchè non solo i neoclassici sanno costruire formmule e grafici per attestarsi la ragione dalla loro parte)
    http://zeroconsensus.wordpress.com/tag/r-goodwin/

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 15:15

    Anche qua, per chi fosse interessato a Goodin c'è una spiegazione più esaustiva:
    http://www.dep.unimore.it/materiali_discussione/0187.pdf

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 15:16

    Quoto Badiale
    "Si può iniziare a replicare a queste obiezioni con una domanda: ma se invece si resta nell'euro, questo ci permetterebbe di incidere sull'attuale situazione del capitalismo finanziario, sulla struttura gerarchica degli imperialismi o sul potere dei  ceti dominanti nazionali?"

    Sembra che sia un punto difficilissimo da capire.
    Provo a spiegarmi con un esempio visto che concettualmente non ci si riesce.
    Se uno dice: per gli scopi del popolo sarà necessario conquistare il Palazz d'Inverno.
    Bravo, è vero; chi lo fa? Se l'esercito resta fedele allo Zar sarà un tantino impossibile.
    E allora qual'è l'unico fattore che può spingere le forza armate a rendersi finalmente conto che lo Zar è un tiranno?
    Che vedano che popolo unito che lotta con coraggio e che si rendano conto che i loro fratelli stanno fra la gente e non nel Palazzo.
    Senza la spinta del popolo al Palazzo del Potere ci entri solo in un altro modo: un golpe.
    ALLORA: voi volete un cambio di élite o un cambio di sistema?
    Se continuate a ragionare così significa che cercate solo il cambio di élite, la gente se ne accorge e infatti avete un seguito limitatissimo perché nessuno si fida.
    Vi sto solamente dicendo come stanno le cose, non sto esprimendo un giudizio.

    Uscire dall'euro non significherà nulla finché non saranno messi in chiaro i termini dell'accordo con le altre forze. Perché il popolo oggi come oggi non esiste e gli unici che possono dare corpo al progetto sono casomai i piccoli imprenditori e le classi dei professionisti.

    Ora la cosa più importante in assoluto da mettere in chiaro per caoire e consolidare le buone intenzioni di quelli che sono dei tradizionali (ex?) nemici è parlare di due cose

    1 La mobilità sociale che deve essere MOLTO maggiore di adesso, con eventuali quote privilegiate per i figli delle classi meno abbienti

    2 DEVE ESSERE MESSO UN LIMITE ALLA POSSIBILITA' DI MANTENERE LE RENDITE DI POSIZIONE FAMILIARI.

    Se accetteranno queste proposte, se ne condivideranno con convinzione le motivazioni intellettuali ed etiche avrete la certezza che l'alleanza potrà essere proficua e avrete DAVVERO messo le basi per un patto sociale nuovo.






  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 15:31

    E quello che andrebbe capito con urgenza è che la denuncia dell'ingiustizia di una mobilità sociale sempre più ridotta e la richiesta di arrivare sempre più concretamente a dare possibilità sempre più uguali per tutti (ossia appunto maggiore mobilità sociale) sono due punti fortissimi ai quali nessuno può opporre una qualsiasi argomentazione.
    Cosa potrebbero dire? È giusto mantenere le disuguaglianze?
    Non possono. E su questo TUTTO il popolo sarebbe unito.
    Per ecuoerare l'unità del ppolo e dei lavoratori occorrono dei comcetti e delle parole forti: niente è più efficace della denuncia inconfutabule della disuguaglianza.
    Perché il sistema si basa sulla promessa appunto di un maggior benessere per tutti ma senza mobilotà sociale la promessa si rivela un inganno e IL POPOLO CHE CAOISCE DI ESSERE INGANNATO SI SVEGLIA ossia proprio il nostro problema di adesso che abbiamo un popolo addormentato.
    Pensateci per favore.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 16:04

    Caro critica hai tutta la mia solidarietà. Mi spiace epr le tue precarie condizioni. Noi pure in Sicilia siamo in condizioni pessime sia i piccoli imprneditori a cui sono state sequestrate le terre da Equitalia, sia i semplici lavoratori. Ma da noi in Sicilia il caso è molto più complesso, e dovrei richiamare 150 anni di storia andata in malora per spiegarlo, quindi mi dilungherei assai e sforerei il tema.
    Ma si può riassumere con un detto popolare che va bene per tutto il resto del mondo: "u saziu nun criri o riunu"

    PS: non sto attaccando o difendendendo nessuno, dico solo la mia.

    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • Redazione SollevAzione risponde:
    16 luglio 2013 16:24

    Solo 2 punti di precisazione:

    (1) NON E' VERO CHE "LA SINISTRA" abbia sostenuto l'Unione e l'Euro.
    Dentro quella che una volta era "sinistra" c'erano tante cose. Ma se certti nostri lettori col dente avvelnetato si prendeessero la briga di fare un'analisi retrospettiva scoprirebbero che mentre le socialdemocrazie sostennero il progetto unionista le forze di tradizione comunista (compresi i Pc ufficiali) erano tutti contro in linea di principio fino almeno al crollo del Muro di Berlino e dell'Urss. Solo dopo i gruppi dirigenti di certi Partiti comunisti (non tutti) fecero la giravolta. Tra questi Rifondazione comunista che votò si contro i Trattati di Maastricht ma si convertì alla Ue e poi all'euro. Era il prezzo da pagare affinché potesse avere ministri nei due governi Prodi.
    Contro quelle scelte ci furono forze di sinistra, pour minoritarie, che si opposero recisamente (tra questi coloro che ad esempio scrivono su questo blogo e diedero vita l'anno scoros a Mpl).

    (2) Sappiamno che tra i nostri tanti lettori si annoverano, ci perdoneranno se li apostrofiamo così, diversi "estremisti-massimalisti".
    Il loro discorso è semplice: uscire dall'euro non risolverebbe un cazzo visto che anche con la sovranità monetaria sopravviverebbe il capitalismo. Ci ricorda da vicino i loro compari dottrinari che nel 1917 condannarono i bolscevichi che rivebndicarono (A) Pace, (B) Assemblea costituente e (C) la terra ai contadini. Per gli ultrasinistri dell'epoca queste tre rivendicazioni democratiche erano... "borghesi".
    Il "piccolo problema" è che proprio grazie a quelle tre rivendicazioni "borghesi" il partito di Lenin guadagnò il consenso della maggioranza dei russi e grazie a quel consenso guidarono la rivoluzione.
    La fuoriuscita dal capitalismo non è dietro l'angolo, implica fasi di passaggio, fatte di slanci e rotture, nonché di compromessi.
    Uscire dall'euro è decisivo per non ereditare un paese in macerie, e come arma politica per mobilitare il popolo lavoratore contro i suoi attuali nemici principali.
    Gli estremisti si rifiutano di allearsi, anche solo tatticamente con i nemici secondari per battere quello principale (la nuova aristocrazia capitalista parassitaria globale e i loro lacchè politici).
    Gli estremmisti-massinalisti mentre si accodano come pecore alle lotte rivendicative minmaliste a carattare sindacalistico, si rifiutano di lottare per obbiettivi politici intermedi.
    Il loro non è solo un errore, è una bestialità politica. Quando riceveranno duri ceffoni dalla realtà i migliori si ricrederanno, con gli altri sarà una lotta politica implacabile.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 16:32

    Sono l'anonimo della mobiliità sociale, per così dire...
    Allora, vogliamo guardare nei commenti quanti post sono "di scarsa fiducia" nella soluzione dell'uscita dall'euro di comune accordo con una parte della classe dominante (piccoli imprenditori e professionisti che rischiano di essere spazzati via da questa crisi e quindi forse sarebbero disponibili a unirsi con i lavoratori e tutto il popolo dei meno abbienti)?

    Hanno torto? Sono compagni che sbagliano?
    Intanto cercate di capire il LORO punto di vista e cioè che a loro avviso con l'uscita dall'euro si realizzerebbe esclusivamente un CAMBIO DI ELITE, nient'altro (come vi ho detto sopra).
    Che gli volete dire a Critica (al quale mando un abbraccio, che lavora come uno schiavo), che non si rende conto delle sottili motivazioni strategiche?
    E se invece putacaso ci avesse preso? Come lo dimostrate?
    Capite quindi che la questione dirimente è CONVINCERE LA GENTE.
    Perché se è vero che a guidare la rivolta democratica sarà la classe dei ricchi piccoli imprenditori, intellettuali delle università e professionisti, è anche vero che senza il popolo dietro, nemmeno loro andranno da nessuna parte.

    Come si convince la gente?
    Facendo capire che il patto con la classe dei "ricchi" lo si fa in base a clausole che in partenza limitino la loro fuutuura possibilità di dominio e sfruttamento. Certamente sarebbe patetico fare delle proposte che riportino agli anni '70; impossibile e ridicolo.
    Parlare di nazionalizzazioni delle banche o generiche migliori condizioni per i lavoratori sono CHIACCHIERE.
    L'unica cosa che vi darà la certezza delle buone intenzioni dei futuri alleati, che darà la convinzione necessaria alla lotta democratica al popolo, che metterà inevitabilmente le basi per un patto sociale nuovo E' IL CONCETTO CHE LE RENDITE DI POSIZIONE FAMILIARI NON POSSONO E NON DEVONO ESSERE MANTENUTE COSI' FACILMENTE COME OGGI.

    Bisogna battere sull'intrinseca disuguagloanza di un sistema in cui OVVIAMENTE la mobilità sociale si sta riducendo sempre di più.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 16:41

    Redazione i ceffoni li state prendendo voi da 40 (diconsi quaranta) anni.
    Uscire dall'euro così come viene prospettato, con al massimo dei provvedimenti sui salri e sll'espatrio dei capitali significa semplicemente chiedere per pietà di tornare agli anni '70.
    Ma chi vi segue, lo volete capire?
    Se rimanete così siete senza passione e senza slancio; se la cosa è tutta qui, il vostro è solo il patetico tentativo di gabellare per fine strategia politica un imbolsimento che vi porta a preferire l'uovo oggi che è sempre meglio di un calcio nel sedere, no?

    Avete perso del tutto lo strm nd drang, la gente vi rimprovera questo e non lo capite.
    Poi un giorno aprirete gli occhi (dopo aver preso altri ceffoni oltre a quelli che incassate pazientemente da 40 anni) e verrete a dare lezioni di "passione politica".

    MA GUARDATE I RISULTATI, quanti siete? Eppure dite le cose giuste politicamente ed economicamente...e alloa come si spiega la mancanza di uun'adesione più nmerosa e più convinta? Forse qualche piccolo errore lo state facendo? Ma no, figurati, sono gli altri, il popolo estremista che non capisce, è ovvio. Anche perché nel vostro piccolo voi lo avevate sempre detto.
    Bah...

  • ulisse scrive:
    16 luglio 2013 16:45

    Il mio commento non era quello di mettere Tutta la sinistra nello stesso campo eurista. Chi ne era contro e c’è rimasto nutre tutta la mia stima e rispetto. Nella fase attuale per uscire dall’euro e dalla Ue senza un fronte interclassista non si va da nessuna parte.
    Altro è il problema “piccoli imprenditori” che sfruttano violando le regole contrattuali e della dignità delle persone. Questi ora gridano alla fuoriuscita dall’euro votano pure grillo (scudo protettivo della speculazione finanziaria) con questi qui bisognerà chiarirgli le idee che se torneremo alla sovranità monetaria ritorneremo anche alla dignità di tutti gli esseri umani. Perchè se loro si sono comportati così è perché il Sistema contro cui gridano ora glielo a permesso.
    ferraioli domenico

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 16:50

    BRAVO ULISSE!! QUOTO IN PIENO!!!

    J.M

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 16:52

    @JM
    E adesso dici bravo Ulisse?
    Quando io scrivo che bisogna mettere in chiaro alcune cose molto scomode per gli imprenditori, quando dico che il popolo deve essere richiamato all'nità e al coraggio con concetti forti e appassionati mi rispondi con la scemenza del pantano e delle fiamme...poi Ulisse dice precisamente quello che dico io e gli dici bravo?

    Avete le idee chiare, voi.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 17:02

    Perdonami Anonimo, ma guarda che io sono daccordo su quello che dici tu. Io pure voglio il socialismo ma non si ragigungerà mai stando dentro l'euro. E anch'io non condivido l'articolo di Badiale ma oggettivamente andarsene via dall'euro è condizione sufficiente ma sicuramente non necessaria per la svolta socialista. Ma di questo anche MpL se ne rende conto, per questo c'è stato da quello che ho capito, una querelle con Alberto Bagnai. La redazione mi corregga se sbaglio

    JM

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 17:04

    E poi scusa Anonimo devi chiarire cosa intendi dire tu per popolo. Perchè guarda che nel "popolo" rientrano anche i piccoli imprenditori e i padroni, il famoso terzo stato, rimembri?

    Con affetto
    JM

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 17:13

    JM

    Vorrei mettere in chiaro che io sono uno che della crisi se ne può fregare tranquillamente quindi, forse proprio per questo, guardo le cose con una maggiore obiettività.

    A me dell'euro o non euro non interessa; voglio solamente vedere la gente che riprenda in mano il proprio destino, che riprenda consapevolezza e voglia di partecipare alla vita politica.

    Uscire dall'euro... primo non credo che succederà; secondo se succederà ci sarà lo splitting in due eurozone IL CHE NON CAMBIERA' UNA MAZZA per i lavoratori, lo volete capire?

    Secondo, se solo ci avviciniamo davvero all'abbandono unilaterale ci sarà un insprimento del controllo (ci siamo capiti...).
    Bel risultato che ci vorranno anni per riorganizzarsi.

    Ma in effetti l'unica cosa efficace sarebbe un' USCITA UNILATERALE DALL'EURO E DALLA UE.
    Ma come diavolo pensate di ottenerla?
    L'unico modo è che il popolo si sollevi unito (e non è necessario il combattimento, basta una settimana con milioni di persone in piazza in tutta Italia per far perdere credibilità al sistema) MA SU QUALI PUNTI LO VOLETE UNIRE?

    Non lo dite, parlate di cose astratte che NEI FATTI vedete benissimo che interessano solo a quattro gatti.

    Date fortemente l'impressione di cercare solo un cambio di élite.
    Rifletteteci che il motivo per cui non avete un grandissimo seguito è solo questo.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 17:19

    @JM

    Il popolo e il terzo stato...
    Abbi pazienza ma come diceva mio nonno "ragioni come uun gattino cieco".

    Per la classe dominante l'operaio è, nella migliore delle ipotesi, un amato servitore di famiglia.
    Molti di loro pensano proprio che esistano delle differenze genetiche fra le classi.
    Affidatevi a loro, tranquilli.

    Se volete convincere la gente dovete essere chiari sui termini del patto che state stipulando.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 17:28

    Io caro anonimo non devo convincere nessuno, dico solo quello che penso.

    E sulla questione euro spero siano più chiari quelli di Sollevazione.

    JM

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 17:44

    JM

    A me di un cambio di élite me ne frego.
    Se è solo per quello io già adesso non ho il minimo problema.
    Se devo rischiare qualcosa in prima persona lo faccio solo per un motivo ideale alto, non per favorire una élite piuttosto che un'altra.

    Chi dice che "intanto sciamo dall'euro poi si vedrà" senza volerlo sta avallando un mero cambio di ruling class.
    Un tentativo destinato al fallimento e che in ogni caso a me non interessa.
    L'unica cosa che conta è ridare alla gente il sentimento dell'unità, la voglia di partecipare politicamente, la voglia di informarsi e di pensare, la possibilità che anche i figli delle classi meno abbienti siano sostenuti da uno Stato che ha in costituzione le pari opportunità per tutti e considera DANNOSO il mantenimento troppo facile delle rendite di poszione familiari.

    E non vi rendete conto di che forza avrebbero questi argomenti, altro che gli esangui e ambigui "euro", "sovranità monetaria", "divorzio fra BC e Tesoro".
    Cose importanti e giuste ma astratte e quindi AMBIVALENTI.
    Ma magari ve ne accorgerete...speriamo...

  • ulisse scrive:
    16 luglio 2013 18:17

    Uscire dall’euro e dalla UE
    Deve significare mettere in Sicurezza (Casa, Lavoro,Scuola,Sanità,Trasporto,Reddito,ecc), le persone che vivono in questo piccolo lembo di terra.
    È dovrà essere compito dello Stato eliminare qualsiasi ostacolo si frapponga. Questo è il patto per un fronte interclassista che bisogna costruire se ci riesce.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 18:26

    Ulisse

    ho capito, è ovvio che c'è anche quello, ma non basta.
    In sostanza stai (state) chiedendo di tornare agli anni '70; è certamente un progresso rispetto ad adesso ma non significa nulla.
    Quello che deve cambiare non è solamente una maggiore "concessione" di diritti ma la possibilità da parte dei cittadini di CONTROLLARNE L'EROGAZIONE E LA MESSA IN PRATICA, una democrazia sempre più diretta, n novo paradigma per i rapporti sociali e di lavoro (complicato da spiegare in 2 parole), il ferreo rispetto di una costituzione nazionale e infine la benedetta mobilità sociale che un giorno capirete che è uun argomento chiave dato che investe in pieno il patto sociale smascherando la falsa promessa di uguaglianza che acceca e addormenta le persone.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 18:30

    La mobilità sociale è giusta, ma a questa andrebbe nel tempo superata con la più evoluta prosperità diffusa.
    Parere mio, ovviamnete

  • ulisse scrive:
    16 luglio 2013 18:33

    ho cercato di essere sintetico ma era sottointeso altrimenti l prossima volta sarò costretto a scrivere un trattato.
    (battuta per sorridere un pò in questo mondo triste)
    ferraioli domenico
    p.s. perchè ci si trincea ancora dietro gli anonimati in questo mondo dove il POTERE ci controlla anche quando volte andiamo in Bagno?
    senza offesa per la libertà di ciascuno

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 18:43

    Anonimo delle 18:30

    Ma è precisamente quello che sto cercando di dire!
    Ma non lo capite che al mondo ci vorranno sempre gli amministratori delegato e ci vorranno sempre i pulitori di cessi.
    Cosa vuoi fare, abolire la pulizia dei cessi?
    O ancora più assurdo: vuoi obbligare la gente a sentirsi "uguale" quando sappiamo tutti che il desiderio di distinzione è fortissimo e difficilmente controllabile?

    Allora rifletti; con una forte mobilità sociale SOSTENUTA E INCREMENTATA DALLO STATO intanto dai uno scopo alto anche a chi ha n lavoro umile: riuscire a dare un destino migliore al figlio.
    Non è la soluzione perfetta ma è praticabile, è accettabile, non ci si pò opporre in linea di principio.
    Ma SOPRATTUTTO: se si riesce a fare in modo che veramente ci sia un ricambio fra le classi nel giro di massimo tre generazioni (ma probabilmente di meno) i rapporti di classe si sdrammatizzeranno generando una nuova solidarietà di popolo.
    E allora anonimo, vedrai che ANCHE IL PROBLEMA di dare n destino migliore anche al lavoratore più mile diventerà prima "visibile a tutti" e quindi "risolvibile" con un forte consenso sociale CHE OGGI NON CI POTREBBE ESSERE.
    Rifletteteci.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 18:46

    Ulisse

    Non ti preoccupare degli anonimati; quando vedrò un progetto politico che abbia un minimo di concretezza lascerò il mio anonimato (problema gravissimo e del massimo interesse, lo capisco).
    Per adesso sono molto scettico e vengo qui solo perché in tempi non sospetti si sono espresse in quasi solitudine delle idee che condividevo.
    Sui metodi ho tanti dubbi, ma tanti tanti.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 18:51

    PRECISAZIONE

    Mobilità sociale significa che per n signore che sale la scala sociale ce n'è un altro che SCENDE, chiaro?

    Quindi facendo passare qesto punto

    * avrete la prova che anche la classe dominante che momentaneamente ha degli interessi che coincidono con i vostri sta facendo sul serio, perché è anche pronta a rimetterci qualcosa

    * quando l'ascensore sociale avrà fatto salire e scendere tanta gente ci renderà conto che è meglio stare benino tutti che benissimo da na parte e malissimo dall'altra. Non è sostenibile e soprattutto si capirà che il sentimento di comunità vale più di qualsiasi ricchezza.
    Ma non sono cose che si possono capire adesso, quindi ho indicato quel fattore che costituirebbe il vero turning point.

  • critica scrive:
    16 luglio 2013 22:09

    Cara redazione,
    la fai facile te, dando del massimalista a quelli come me.
    Rispondimi piuttosto nel merito. Io devo fare un fronte interlcassita col mio padrone. Ti faccio la stessa domanda che ho fatto a chiara: quanto guadagni, a che classe appartieni?
    Io il mio padrone lo voglio morto.

    ps
    Il mio padrone, mortacci sua, ha votato Grillo come voi

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2013 22:35

    Critica

    Hai ragione ma non puoi volere l'impossibile.
    Sarebbe meglio dire chiaramente se esistono dei patti che potresti accettare.

    Penso che dire a persone come Critica che si torna a una Banca Centrale "sposata" col Tesoro interessa molto relativamente.

    Certo che "usciamo dall'euro e poi si vedrà" sta tanto sul vago.
    E il dissenso lo leggete qui sul blog, non è che Critica è l'unico a pensarla così.

  • roberto b scrive:
    17 luglio 2013 00:31

    @ Redazione: è vero che non è vero. Certo, se risaliamo alle calende greche, perfino Napolitano, a nome del Pci, era contro lo Sme
    http://il-main-stream.blogspot.it/2012/09/lo-sme-leuro-e-la-sinistra-italiana.html
    E, ironia della sorte, le critiche che faceva si sono rivelate puntualmente esatte (magari il testo l'aveva scritto Graziani, però l'intervento è stato il suo). Ma poi, in quello stesso 1978, si sono cominciate a fare certe giravolte (il viaggio "culturale" di Napolitano negli Usa, per esempio)e si sono aperte le danze.
    Ps.: Per coloro che credono che basti essere sfruttato per fare la rivoluzione, riporto queste parole di La Grassa:
    "Da decenni ormai ho criticato l’altra idea “mitica” della sinistra pretesa radicale: quella della Classe (operaia) come erede della borghesia, in quanto classe egemone ma rivoluzionaria nel senso del rovesciamento e trasformazione della società capitalistica. Pur avendo compreso che è invece la classe (di pretesi dominati) meno rivoluzionaria di tutta la storia delle lotte sedicenti di classe, ho però avuto sempre chiaro che è comunque decisamente migliore di questo amorfo insieme di putrefatti intellettuali".
    http://www.conflittiestrategie.it/paese-in-deriva-intellettiva-di-glg-15-luglio-13

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 00:35

    A " Critica " : giusto x curiosità ma 6 veramente un proletario o solo un'intelettuale del web ? Perchè c'è n'è tanti che vorrebbero a morte i " padroni" ma spesso o sono semplici intelettualoidi o presunti tali o magari sono lo stesso loro "padroni" . Sentire la voce di un proletario ogni tanto non farebbe male , se tu lo sei ( e anche se non lo sei ) buon per te .

  • Greta scrive:
    17 luglio 2013 02:19

    Ottimo articolo e interessanti anche i commenti che rivelano, più o meno velatamente, come il sentimento predominante, il vero collante della "sinistra" sia non l'aspirazione all'equità e alla condivisione, ma l'invidia.

    E mentre Brancaccio, "sinistra" e sindacati illudono tante oneste (ma cocciutissime) persone con la fantomatica promessa che godremo tutti equamente dei frutti del nostro lavoro dopo aver liquidato piccoli imprenditori e commercianti, stanno di fatto reggendo il gioco a una ristrettissima oligarchia che ambisce a detenere tutto il potere, tutte le imprese e tutta la ricchezza.

    Così, enormi gruppi si stanno comprando le "poco competitive" imprese italiane (che avevano portato il nostro paese nel G8).
    I loro dipendenti, se sono fortunati, finiranno per essere ancor più sfruttati in nome della competitività globale, se gli va male delocalizzano o chiudono l'azienda.

    Questo è esattamente quello che sta succedendo mentre politici ed economisti di "sinistra" disquisiscono più o meno accademicamente, con anni di ritardo, se uscire o meno dall'euro e/o dal mercato.
    "Un po' più in qua o un po' più in là, un po' più su o un po' più giù, 2,73 gradi più a sinistra... forse la causa non è l'euro, ma la legge sulla curvatura del cetriolo..."
    Regalano tempo alle lobby e cercano di far digerire ai lavoratori gli iniqui cambiamenti imposti dalla ristrettissima cerchia che li sovvenziona.

    Prevengo i commentatori banali, di scarsa fantasia: sono dipendente nel settore privato; la mia azienda non è in crisi e per mia fortuna e merito ho un buono stipendio.
    Non sono preoccupata per i miei pochissimi risparmi, ma del fatto che tutta la nostra nazione, un pezzo dopo l'altro, viene trasformata in colonia con la complicità dei vostri beniamini sinistroidi traditori.

    Complimenti al prof. Badiale per la sua pazienza e il suo estremo tentativo, ma se certe persone non hanno ancora capito di essere manipolate, non lo capiranno né ora né mai.
    Io ho smesso di provare compassione per loro quando ho capito che è la loro livorosa testardaggine è corresponsabile della tragedia che stiamo vivendo.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 04:42

    Ma leggetevi il commento di Greta.
    Ragazzi state messi bene.
    Ancora con queste stronzate dell'invidia a sinistra, delle piccole imprese che "hanno portato l'Italia nel G8"; e non poteva mancare l'accenno allo stipendio "buono" che lei "merita", mentre sappiamo che di altri (soprattutto i dipendenti pubblici, vero Greta?) ahimè non si può dire altrettanto.
    Chissà quant'è sto stipendio poi; assumo che non sia meno di 5000, per essere "buono", al di sotto stiamo appena sul decoroso, non vorrei che si trattasse di banale piccola borghese che ha perso il senso della misura.

    Ora immaginatevi quando questa massa eterogenea che ha commentato alla sans façon ognuno per i fatti suoi, una volta che si uscirà dall'euro e cominceranno a esserci veramente "morti e feriti", come potrà reagire.
    Ma è ovvio, cercheranno l'uomo d'ordine, no?...uno penserebbe che il problema principale non è l'euro ma l'unità e la consapevolezza dei lavoratori; uno penserebbe che dall'euro ci si DEVE anche uscire ma dipende per fare cosa e se non se ne parla prima, se non si creano quelle condizioni necessarie di partecipazione diffusa si perderà l'ennesima occasione della storia (e per me a altri che scrivono qui sarà l'ultima)...macché usciamo dall'euro e chi fa presente che bisogna avere le idee chiare, che la gente, oggi divisa e sbandata come mai prima, deve essere unita e preparata che sennò dopo un po' cercherà l'uomo della Provvidenza; chi fa presente i punti da chiarire bene PRIMA è un disfattista, un invidioso, un livoroso...

    Scripta manent, ce li rileggiamo sti commenti.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 04:53

    E mi ero perso questa frase dell gentile donzella

    "Io ho smesso di provare compassione per loro quando ho capito che è la loro livorosa testardaggine è corresponsabile della tragedia che stiamo vivendo."

    Ha semsso di provare compassione; e adesso come faranno, poverini?
    Ma ha ragione Greta; una lavoratrice dipendente con stipendio buono e meritato non pò stare appresso a quelli che non fanno nulla per aiutare sé stessi e anzi, creano dei notevoli grattacapi pure a color che lavorano sul serio e portano l'Italia nel G8.
    Piccola Greta (Gretina) io le mascherine che parlano così le conosco...ma io al contrario di te non ho perso la compassione per loro.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 11:13

    Cara Greta,
    il fatto che questo blog è letto da persone come te la dice tutta sullo sfascio verso cui sta rovinando.
    Sì, per chi lo chiedeva, sono davvero un proletario, 24 ore alla settimana, 8 al giorno per 3 giorni, che diventano 30 con gli straordinari e non so quante con tutte le mezzore in cui arrivi prima ed esci dopo (non pagato, ovviamente). Contratti di 15 gg in 15 gg.
    Sono anche un "intellettuale" - basta con la balla che il proletario è uguale al poverello ignorante - un nerd, un laureato che non ha trovato lavoro migliore.
    Devo dire che verso il mio mondo questo blog ha chiuso ogni finestra. Sempre articoli su Sme, bce, mai di ricerca sulle classi oppresse. Un marxismo depurato interamente dalla lotta di classe, un marxismo che parla solo del campo avverso (la finanza) dalla mattina alla sera.
    Persone come Greta vi consiglio di cacciarle a calci nel culo. Il linguaggio berlusconiano sull'invidia sociale puoi ficcartelo su per il culo. Io non ho nessuna invidia verso il mio padrone: io constato solo che il mio padrone mi fa lavorare dalla mezz'ora all'ora in più non pagato, mi licenzia se mi sposo o se rimanessi in cinta (nel caso fossi donna), ovviamente coi contratti di 15 giorni il diritto di sciopero è un'utopia...
    Ora se il mio padrone vota grillo, io sono anti-grillino, se il mio padrone ce l'ha con l'euro io sono contro la canea sull'uscita dall'euro.
    Hai capito l'antifona?

  • critica scrive:
    17 luglio 2013 11:15

    quello sopra ero io

  • Unknown scrive:
    17 luglio 2013 11:52

    Cara Greta, il tuo commento mi disgusta per il livello di qualunquismo. Cari compagni, questo fronte ampio facciamolo pure, ma sempre con l'occhio ben attento su chi abbiamo di fianco, cioè dei piccoli Berluschini arrabbiati che da un momento all'altro possono trasformarsi nei peggiori nemici. Saluti

  • chiara ped scrive:
    17 luglio 2013 12:10

    All'anonimo, uno dei tanti: va benissimo discutere le modalità di un'uscita dall'euro che consenta quantomeno di recuperare il terreno perduto in fatto di welfare,diritti e salari e protegga il Paese dalle svendite.
    E' necessario denunciare a chiare lettere che l'euro e l'UE e le teorie liberiste di riferimento sono la forma attuale dell'attacco ai diritti democratici dei popoli da parte delle elitè al fine di invertire il processo di distribuzione della ricchezza che si stava realizzando e prendendo forma nel CETO MEDIO.
    E' un dato di fatto che la sinistra istituzionale con lo spauracchio della globalizzazione prima (il c'è la Cina...) e il vincolo esterno europeo ora, ha tradito il popolo (e vi piaccia o meno il ceto medio, fatto anche di piccoli imprenditori e commercianti è popolo)mentre gli intellettuali sinistri si sono mossi tardi e tutt'ora valutano, discutono, discutono e valutano come avessero tutto il tempo del mondo.
    Discutiamo allora di come uscire ma muoviamoci!

    A @Critica: sono una piccola imprenditrice,lavoro non meno di te, e ho dei figli piccoli che non voglio far crescere per vederli emigrare come i loro nonni o sfruttare nel loro Paese con contratti precari "di 15 giorni in 15 giorni". Ricordati che 20 anni fa il tuo "padrone" sfruttatore lo mandavi a cagare e ti trovavi subito un altro lavoro, perchè il lavoro c'era.
    Disoccupazione, deflazione salariale, emigrazione e delocalizzazione sono le conseguenze dell'euro e dell'UE.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 13:54

    "Il padrone con il salario crede di comprare un operaio come si compra un chilo di mele. Tu ti vendi e io ti pago. Poi ti consumo come voglio. La mela la tagliuzzo, la faccio cuocere, la lascio marcire […] la mordo."
    (cit. Un operaio del 1969)

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 13:58

    Tra i sinistri, mi duele dirlo c'è anche il caro Bagnai cara signora Ped.
    Si legga il suo paper del 1997. Ma sarà inutile, l'Italia è un paese di tifosi che glorificano i propri dei terreni e maledicono gli altri, a prescindere da quello che fanno, un pò gli juventini con Moggi o i napoletani come Maradona. Questo discorso ovviamente vale se la signora Ped sia bagnaiana.
    Ma comunque sia vale per tutti gli italiani.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 14:00

    Anvedi Chiara come sta a strigne er c...

    Poi si scopre che wualche anno fa aveva votato Berlusconi...

    Poi si scopre che quando hanno approvato Maastricht non sapeva nemmeno che cacchio voleva dire...

    Poi si scopre che anche lei e per la diminuzione della spesa pubblica...

    Che era contro lo Stato sprecone...

    E adesso piagnucolano che vogliono uscire dall'euro...

    PICCOLI BORGHESUCCI:
    se volete l'aiuto del popolo dovete dire COSA SIETE DISPOSTI A OFFRIRE. Altrimenti al popolo di stare sotto un grosso padrone stronzo o sotto un piccolo padroncino stronzetto (che a volte è peggio) non gliene frega un kaiser.

    Casomai al popolo può andare meglio lo sfascio totale, uno spariglio generale in cui magari succede davvero qualcosa.

    Perché Chiara, il popolo che lavora come uno schiavo senza nemmeno poter mettere su famiglia, dei tuoi bambini che non vuoi che vadano all'estero se ne strafotte il pisello, capisci?

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 14:01

    Veramente signora ped la colpa della delocalizzazione non è solo della UE ma anche del WTO. Che è un organizzazione sovramondiale. Quindi l'euro è un aggravante ma non la causa. Se cose come la delocalizzazione, il tentativo di abbattere l'art. 18 sono causa in cui rientra la fine del comunismo, perchè se il cane da guardia si addormenta o crepa è normale che la faina (il padrone) entra e arraffa le galline (il proletario).

    Con simpatia
    IL RINNEGATO

  • Graziano Priotto scrive:
    17 luglio 2013 14:26

    Tutte le argomentazioni dell'articolo sono valide e sottoscrivibili. L'uscita dall'euro da destra o da sinistra (diciamo meglio a favore delle classi dominanti o di quelle subalterne) è un passo inevitabile, i Paesi colpiti da questo mostro monetario lo dovranno comunque fare per non soccombere. Credo che tutto quanto sta facendo la classe dominante attualmente sia l'assicurarsi i vantaggi e scaricare gli svantaggi prima di proclamare che l'esperimento è finito.
    Che la sinistra tentenni su questo punto, anche quella radicale non meraviglia: da tempo ha cessato di essere forza attiva nella lotta anticapitalistica. Il punto di partenza per liquidare l'euro deve essere: quali richieste, mosse, proposte servono a raccogliere consenso per mettere in crisi l'apparato che sostiene l'euro? Senza lotte non si arriva da nessuna parte. E intanto si deve riconquistare il terreno perduto, riprendere i diritti violati e svenduti dai maledetti falsi compagni del PD, vero cavallo di Troia (e di troie nel contenuto) per l'attacco ai diritti delle classi subalterne. Siamo all'incirca al punto della fine anni '60, quando la classe operaia condusse le grandi lotte e riuscí a strappare i diritti poi recentemente perduti grazie all'infame collusione di falsa sinistra e destra fascistoide. La lotta è oggi ancor più difficile di allora, poiché nonsi tratta di uscire ma ora di rientrare nelle fabbriche smantellate dalla deindustrializzazione voluta dalle destre (grazie alla globalizzazione=diritto a delocalizzare) per cancellare i diritti dei lavoratori.

  • graziano priotto scrive:
    17 luglio 2013 14:27

    Tutte le argomentazioni dell'articolo sono valide e sottoscrivibili. L'uscita dall'euro da destra o da sinistra (diciamo meglio a favore delle classi dominanti o di quelle subalterne) è un passo inevitabile, i Paesi colpiti da questo mostro monetario lo dovranno comunque fare per non soccombere. Credo che tutto quanto sta facendo la classe dominante attualmente sia l'assicurarsi i vantaggi e scaricare gli svantaggi prima di proclamare che l'esperimento è finito.
    Che la sinistra tentenni su questo punto, anche quella radicale non meraviglia: da tempo ha cessato di essere forza attiva nella lotta anticapitalistica. Il punto di partenza per liquidare l'euro deve essere: quali richieste, mosse, proposte servono a raccogliere consenso per mettere in crisi l'apparato che sostiene l'euro? Senza lotte non si arriva da nessuna parte. E intanto si deve riconquistare il terreno perduto, riprendere i diritti violati e svenduti dai maledetti falsi compagni del PD, vero cavallo di Troia (e di troie nel contenuto) per l'attacco ai diritti delle classi subalterne. Siamo all'incirca al punto della fine anni '60, quando la classe operaia condusse le grandi lotte e riuscí a strappare i diritti poi recentemente perduti grazie all'infame collusione di falsa sinistra e destra fascistoide. La lotta è oggi ancor più difficile di allora, poiché nonsi tratta di uscire ma ora di rientrare nelle fabbriche smantellate dalla deindustrializzazione voluta dalle destre (grazie alla globalizzazione=diritto a delocalizzare) per cancellare i diritti dei lavoratori.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    17 luglio 2013 14:47

    Noi pensiamo che occorra costruire un blocco sociale che incorpori e mobiliti non solo il lavoro salariato ma tutti i pezzi di società maciullati dalla crisi sistemica.

    Non importa se ieri eri piddino, berlusconiano o un qualunquista. Importa che oggi, assieme alla tua famiglia, vuoi salvar questo paese dall'abisso.

    Non importa se ieri eri un borghese, un borghesuccio, un evasore. Importa che oggi sei povero e umiliato e quindi devi alzare la testa, uscire dal guscio della vergogna e batterti.

    Non importa se ieri credevi nel sogno europeo e nell'euro. Importa che oggi hai capito che senza uscire dalla Ue e riconquistare la sovranità nazionale non c'è speranza né futuro degno di questo nome.

    Importa unire tutti quelli che, pur con ideali sociali diversi, vogliono evitare la imminente catastrofe e cacciare politicanti asserviti ai grandi peperoni globalizzati.

    mettiamo in moto la sollevazione, rivoltiamo il paese, le misure d'emergenza sappiamo quali debbano essere. il resto a dopo.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 14:59

    Sì, scusate ma questo mi pare il classico simbolismo ho la autoassolutorio made in Italy. Non importa chi eri, importa cosa sei. Anche noi del meridione eravamo una volta qualcosa, ma poi sono arrivate le giubbe rosse e siamo diventati quel che siamo.
    Ognuno ha le sue idee. Ecco, anche io ho la mia: MENO EUROPA E MENO ITALIA.
    Così zittisco alcuni commentatori di altri post che latravano che io fossi pro-euro, perchè agli itagliani o sei neroazzurro o sei bianconero, o sei ceci o sei fave. Perchè è difficile che a quacuno possa balenare in testa l'idea che c''è gente che detesta l'Europa quanto detesta l'Italia. Che può detestare sia l'Euro e sia il capitalismo contemporaneamente.
    Eh no. Noi italiani siamo così.

    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • chiara ped scrive:
    17 luglio 2013 15:18

    Sembrerà inconcepibile, non sono fans di Bagnai, a cui pure sono debitrice per l'opera di divulgazione che, con altri, Pasquinelli e Badiale stesso, sta portando avanti.

    E all'anonimo ignorante incapace di argomentare se non affibbiando all'interlocutore pensieri e intenzioni che nascono dalla sua mente ottusa di pregiudizi: non ho mai votato Berlusconi, sono pro spesa pubbblica e contro le privatizzazioni.
    Forse apparteniamo a generazioni diverse, la gran parte del popolo che tu pensi di rappresentare i figli li ha fatti comunque e li ha mantenuti e aspira per loro al benessere, se la parola non ti sembra troppo borghesuccia.
    Fino a qualche anno fa si poteva ancora, oggi è diverso.
    A breve arriverà davvero lo sfascio sociale che auspichi e per far dispetto ai "padroni" grossi e piccoli te ne andrai tutto contento a lavorare come schiavo in Germania. Quelle sì che son soddisfazioni!

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 15:46

    @Chiara

    Ma chi ti ha detto che devo andare a lavorare in Germania?
    Mi spiace tanto per te, ma non sono uno di quegli sfortunati che assumete a quattro soldi. Ed è proprio perché ho una situazione comodissima, sicurissima e senza padroni di nessun tipo, posso guardare le cose con un minimo di obiettività.

    Il problema è che tu hai capito che io voglio restare a tutti i costi nell'euro.
    E per forza, il piccolo borghesuccio ha uno schemino in testa e può usare solo quello.
    Sto dicendo il contrario e cioè che sono d'accordo nel dire che l'euro sia una strumento per sottomettere lavoratori e piccole imprese.
    Solo che se esci dall'euro in queste condizioni va a finire nel casino generale e ritorna l'uomo della provvidenza.
    Allora cosa bisogna fare?
    Tante cose ma tanto per cominciare VORREI SENTIRE i piccoli borghesucci dire a chiare lettere:

    NOI PICCOLI BORGHESI CI RENDIAMO CONTO CHE LA SITUAZIONE DEL LAVORO E' DIVENTATA INACCETTABILE ANCHE PER COLPA DI MOLTI DI NOI BORGHESUCCI.
    DA ADESSO VOGLIAMO CREARE UN MONDO BASATO SU RAPPORTI DI LAVORO CHE ABBIANO AL CENTRO IL DOVERE ASSOLUTO DEL RISPETTO DEGLI ESSERI UMANI E FONDATO SUL DOVERE (SEMPRE ASSOLUTO) DA PARTE DELLE CLASSI PIU' ABBIENTI DI FORNIRE ALLE CLASSI SUBALTERNE I MEZZI (SCUOLA, SANITA') CHE PERMETTERANNO AI LORO FIGLI DI COMPETERE ALLA PARI CON IN NOSTRI.

    Se non scrivete queste cose è LAMPANTE che state venendo qui a cercare di pararvi le chiappe e basta.

    T'as pijé, chouchou?

    Ma tanto hai lo schemino in testa, che puoi capire?

    Vale anche per Redazione: se non pretendete che si dichiari cosa sono disposti a offrire significa che non avete le idee molto chiare su come si contratta con quella gente.

    A Critica e agli altri compagni costretti a lavorare come schiavi; ragazzi ve lo dico col cuore, vi state facendo sopraffare dalla rabbia.
    Ragionate e fissatevi degli obiettivi RAGGIUNGIBILI, non topie del cazzo che fanno male solo a pensarle.
    Ricordatevi che il vostro padrone per quanto stronzo è come voi e voi sareste forse come lui al posto suo. Per cui stabilite e dichiarate cosa vi aspettate da questa inedita alleanza.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 15:54

    Anonimo condivido al 99% il tuo discorso. L'1% che non condivido è l'ultimo, non tutti gli sfruttati bramano per diventare gli sfruttatori, se si parte da questi non se ne esce mai e il sistema vincerà sempre perchè non c'è fiducia. Fiducia non nel senso di fiducia cieca ma di pensare che tutti quegli arrabbiati commettano le stesse nefandezze come coloro cui sono arrabbiati.

    IL RINNEGATO

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 16:24

    Anonimo delle 15:54

    Mi spiace ma bisogna essere obiettivi (e attenzione che non ho detto TUTTI, ma come "gruppo" i lavoratori sono esseri umani come i padroncini e quindi inutile far finta di non capire che sia molti di noi che di loro cederebbero alla tentazione).

    Purtroppo la solidarietà fra lavoratori sta sotto zero e il più solidale dei compagni appena viene promosso si trasforma e diventa un servo (sennò non lo promuoverebbero, fra l'altro).

    Quindi mettiamo da parte il risentimento (umanissimo ma da controllare) e DICIAMO CHIARAMENTE COSA CI ASPETTIAMO DA QUESTA ALLEANZA.
    Certo che se da un lato c'è la piccola Greta (Gretina) che dice che a sinistra c'è l'invidia sociale, dall'altro i lavoratori sfruttati che, molto comprensibilmente, sentono per prima cosa l'affanno di rivincita contro il padrone, capite bene che non si conclude nulla.

    Quindi dite in concreto quali sono le condizioni alle quali un accordo è accettabile.

    E SOPRATTUTTO LO DICA REDAZIONE, senza raccontare storie sui divorzi BC-Tesoro o sul six pack, two pack etc etc
    SONO COSE IMPORTANTISSIME NATURALMENTE ma ai compagni (ai VOSTRI compagni) interessa sapere in cosa cambia la loro condizione di lavoratori oggi sfruttati come schiavi; interessa sapere se i padroncini si rendono conto CHE DEVONO METTERE SUL PIATTO DELLA BILANCIA QUALCOSA SENNO' UN PADRONE VALE L'ALTRO.

  • chiara ped scrive:
    17 luglio 2013 16:28

    Anonimo che per ora te ne stai comodo, cosa avrebbero fatto questi BORGHESUCCI? (E chi sono poi?)
    Vogliamo continuare sul tema che tutti gli imprenditori sono degli sfruttatori? o tutti gli operai si danno malati grazie ai medici compiacenti? O forse no, i dipendenti del privato sono improduttivi, non come i colleghi tedeschi,e i dipendenti pubblici degli scansafatiche. Anzi gli imprenditori sono evasori e non investono in ricerca e innovazione e i pensionati fanno la bella vita sulle nostre spalle. E che dire dei meridionali fannulloni,dei padri che hanno i risparmi e il ccnl mentre i giovani sono schizzinosi...
    Possibile che non capiate di ragionare con una logica vecchia, vedete i nemici dove non sono, e così vi sottomettete al gioco del divide et impera.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 16:54

    Chiara Ped, Anonimo ti ha fatto una domanda semplice: SEI TU DISPOSTA E INSIEME A TE TUTTI GLI ALTRI IMPRENDITORI GRANDI O PICCOLI CHE SIANO A GARANTIRE POSSIBILITA' A TUTTE LE PERSONE MENO ABBIENTI DI VOI O NO?

    Facile facile.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 17:01

    Chiara

    E' proprio vero che avete uno schemino in testa e usate solo quello. Sarà per la classe sociale? Per un fattore genetico? Non si sa, ma l' indipendenza dal campo non è proprio il vostro forte.

    Ora ti spiego.

    Vedi, prima hai capito che ero a favore dell'euro (piccola scemenza); poi adesso mi cominci ha chiacchierare che io penso che i piccoli imprenditori sono degli sfruttatori, che non pagano le tasse etc etc

    Ma piccola Chiara, hai letto quello che ho scritto? O cianci a gratis?
    HAI LETTO INOLTRE QUELLO CHE MI HA SCRITTO "IL RINNEGATO"?

    Insomma HO APPENA SCRITTO che siamo tutti esseri umani e che NON E' IL CASO, da parte dei lavoratori, di continuare coi discorsi di risentimento.
    E tu OVVIAMENTE mi vieni a ripetere i quattro luoghi comuni dell'italiota medio.

    Io ai lavoratori gli ho appena detto che mancano di solidarietà; aggiungo che come categoria si sono lasciati andare e TROPPO SPESSO sono pronti a compromessi col padrone andando contro i propri compagni pur di riuscire a migliorare la propria condizione economica.

    Ma come sto criticando loro, critico voi, capisci?
    Perché secondo voi il problema degli odierni rapporti di lavoro è solo l'ero ed E' FALSO.
    SIETE ANCHE VOI I COLPEVOLI e spesso senza nemmeno capirlo.
    E'inutile che mi attribuisci tutta la lista delle banalità possibili; sto dicendo che OGGI I RAPPORTI DI LAVORO SONO BASATI SEMPRE DI PIù SULLO SFRUTTAMENTO E ANCHE VOI SIETE COLPEVOLI.

    Allora volete salvarvi le chiappe? Perché attenta, se hai una piccola azienda sari certamente spazzata via tu e i tuoi figli, lo sai questo vero?

    Allora se vuoi sperare di sopravvivere devi CHIEDERE UMILMENTE ai lavoratori di formare un fronte comune.
    E devi dire cosa sei disposta a offrire in cambio IN CONCRETI TERMINI DI RAPPORTI DI LAVORO E SOCIALI, chiaro sì?

    E ai lavoratori suggerirei di capire che da una parte devono abbandonare i sogni proibiti di rivincita per pensare in termini pragmatici agli obiettivi effettivamente raggingibili; e di capire CHE LA LORO FORZA CONTRATTUALE E' NEL FATTO CHE AL LAVORATORE ESSERE SOTTO A 100 PADRONI GROSSI O 10000 PADRONI PICCOLI NON GLI CAMBIA NIENTE QUINDI L'ALLEANZA LA FARANNO SOLO IN CAMBIO DI CONCRETI VANTAGGI.

    E le dovrebbe dire anche Redazione queste cose, per la verità.

  • chiara ped scrive:
    17 luglio 2013 17:02

    E secondo te che cosa sto dicendo da mo'?! Tra tutti gli anonimi che siete, dovrebbe essere facile facile rileggersi quello che ho scritto, se non obnubilati dai pregiudizi!

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2013 17:26

    Chiara, non hai scritto nulla relativamente a quello che ho detto, purtroppo.
    Qui il punto è che DOVETE DICHIARARE che IL PUNTO CENTRALE DELLA SOLIDARIETA' SOCIALE E' CHE I PIU' ABBIENTI DEVONO PAGARE DI TASCA LORO PER CONCEDERE ALLE CLASSI SUBALTERNE UNA SANITA' DECOROSA E LA SCUOLA CHE PERMETTERà AI FIGLI DEI POVERI DI SALIRE NELLA SCALA SOCIALE, IL CHE IMPLICA CHE DOVETE ACCETTARE CHE I "VOSTRI" FIGLI POSSANO SCENDERE LA SCALA. Chiaro? LE RENDITE DI POSIZIONE FAMILIARI NON POSSONO ESSERE MATENUTE PER TUTTE LE GENERAZIONI A VENIRE. Ci siamo, sì?

    E rapporti di lavoro diversi riconoscendo che QUELLI DI OGGI SONO INACCETTABILI.

    Non hai detto mezza parola su questo, non l'ha detta nemmeno la piccola Greta (Gretina) e non l'ha detta Redazione.
    In compenso hai lanciato la maledizione che dovrò andare a lavorare in Germania.
    E purtroppo hai scelto quello sbagliato perché io me ne frego delle crisi e quindi ho un punto di vista decisamente sereno e obiettivo dal quale appunto vi dico e vi ripeto che IL PATTO DI CUI PARLATE, CHE OPERATIVAMENTE SI CONCRETEREBBE NELL'USCITA DALL'EURO, NON FUNZIONERA' SE NON SARETE

    1) CHIARISSIMI NEI PATTI FIN DA SUBITO

    2) SE NON RICONOSCERETE CHE COME PICCOLI IMPRENDITORI O PROFESSIONISTI O INTELLETTUALI SIETE VOI AD AVERE IL DOVERE ASSOLUTO DI RENDERE UMANI I RAPPORTI DI LAVORO E GARANTIRE POSSIBILITA' DI ASCESA SOCIALE DEI FIGLI DEI LAVORATORI (e quindi anche la discesa sociale di alcuni dei vostri, va scritto in grassetto sul contratto...).

    Parlate del fatto che è la disuguaglianza la causa della crisi, che farete di tutto non per eliminarla perché è impossibile, ma per dare almeno uguali possibilità a tutti in partenza, che è GIUSTO CHE CI SIA UN RICAMBIO FRA LE CLASSI PERCHE' NELL'ARCO DI DUE O TRE GENERAZIONI SI ARRIVEREBBE A UNA SDRAMMATIZZAZIONE DELLE DIFFERENZE DI CLASSE...parlate di questo e sarete più credibili.

  • Greta scrive:
    18 luglio 2013 00:04

    Sono d'accordo con la solidarietà sociale e con la spesa pubblica.
    Nonostante sia dipendente, e il mio stipendio non sia, secondo i vostri criteri, buono ma solo decoroso sarei disposta a rinunciare a una parte per perché il mio paese e TUTTI i suoi abitanti possano risollevarsi dalla crisi.

    Purtroppo con l'euro le nostre ricchezze, piccole o grandi che siano, finiscono solo ed esclusivamente alle banche e ai grandissimi gruppi internazionali.
    Purtroppo il Fiscal Compact e le altre stupide regole dettate dall'Europa con l'appoggio della "sinistra" hanno causato tagli e povertà.

    Sono fiera di aver scoperto Bagnai e Badiale da tempo. Dal tempo in cui nessuno a sinistra osava metter in discussione l'euro e connetterlo alle tragedie sociali e antidemocratiche che sta provocando.

    Io ho risposto e ora domando: perché per la "sinistra" che sapeva dal principio cosa si nasconndeva dietro il "sogno europeo" (es. discorso lucidissimo di Napolitano, mi pare all'epoca dello SME) il solo pensiero di uscire dall'euro è diventato (e per alcuni è ancora) un tabu?
    Perché non vi dicono (o lo hanno fatto con molto sospetto ritardo) chiaramente che l'euro è un metodo di governo, per la precisione è la dittatura delle grandissime élite?
    Ma non vi siete accorti che la crisi c'è solo per noi, poiché con la crisi una cerchia ristrettissima di persone è diventata ancora più ricca? Crisi vuol dire semplicemente che i nostri piccoli guadagni e risparmi, il frutto del nostro lavoro, stanno trasferendosi nelle tasche delle grandissime élites. Crisi vuol dire che che taglieranno sanità, istruzione, ecc e saremo tutti più poveri. Che migliaia di aziende chiudono creando tanta disoccupazione, con il corollario che più ci sono disoccupati più i lavoratori vengono ricattati e sfruttati da grandissimi gruppi che hanno comprato la classe politica affinché governi secondo le loro convenienze.

    E per farvi accettare tutto questo hanno comprato la "sinistra": ecco l'unico modo per far accettaare l'inaccettabile alla "classe subalterna". Senza il suo collaborazionismo, la destra non sarebbe mai riuscita ad ottenere tanto. NESSUNO sta difendendo gli interessi dei lavoratori, dipendenti o autonomi che siano, da anni, da decenni. Ci/vi hanno traditi, fa male, ma se non ne prendete coscienza al più presto finiremo molto peggio.

    Non vi accorgete che vorrei le stesse cose che volete voi (tranne la rovina dei piccoli e medi imprenditori: vorrei che stessimo tutti meglio, non tutti peggio), solo che le voglio davvero al contrario di sindacalisti, partiti ed economisti di "sinistra" che ci/vi hanno infinocchiato con l'euro e il sogno europeo?




  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2013 00:32

    Greta nn hai capito.

    Innanzitutto che l'euro sia un metodo di governo lo avremmo leggermente afferrato, non è che fai parte di un club esclusivo.
    Secondo, voi state rischiando di proletarizzarvi, non so se è una prospettiva che magari ti aggrada...
    Ora vi salverete solo ed esclusivamente se saprete convincere il popolo a lottare con voi.
    Dovete quindi avere qualcosa da offrire di estremamente concreto perché sennò la gente se deve scegliere fra due pdroni si disinteressa. Cosa gli vuoi dire, che gli prometti la riunione di BC e Tesoro? L'abolizione del Fiscal Compact? Ma uno che lavora come un negro per due lire ne avrà solo dei vantaggi indiretti, cosa vuoi che si metta a lottare per cose simili.

    Imparate che in n contratto si devono offrire dei vantaggi concreti per la controparte altrimenti se restate sull'astratto saranno le "altre" élites a portare la gente dalla loro parte con populismi vari e massiccio impiego dei media che voi non avete.
    Fatevi furbi e proponete novi rapporti soviali e di lavoro invece delle teorie pure giustissime che però a uno che fa fatica a campare non pò apprezzare come voi gente raffinata anzi raffinatissima.

  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2013 01:43

    siamo sicuri che dopo la rivoluzione non rispuntino le piccozze?
    vorrei ringraziare qualche borghese che ha fatto sì che noi ci si ritrovi qui...http://www.youtube.com/watch?v=lx37YKvxfg0&feature=c4-overview&list=LLLfQVw8Opp0ZcOHbcbY_4CQ e qualche proletario che si oppose a berlusconiani in erba e già pingui...https://www.youtube.com/watch?v=XoMemh_DJIUed ed invitare ad una lotta senza vittimismo... http://www.youtube.com/watch?v=A9uW4wOzlNI .francesco
    ps.la dimensione privata delle nostre tematiche esistenziali non verrà cancellata,certi drammi continueranno...se non trombavamo prima della rivoluzione non è sicuro che lo si faccia dopo

  • chiara ped scrive:
    18 luglio 2013 13:26

    No Greta si è spiegata molto bene, così come la Redazione di Sollevazione: l'euro e l' UE sono l'attuale metodo di governo col quale sono stati negli ultimi 15 anni almeno e vengono via via taglieggiati i diritti dei lavoratori, i salari reali, sanità, istruzione in favore di una elitè transnazionale al fine di un accentramento delle ricchezze in loro favore.

    Uscire dall' euro è condizione necessaria (certo non sufficiente come più volte ribadito da Sollevazione)per ripristinare i diritti democratici e continuare il percorso di una distribuzione dei redditi, del diritto al lavoro, alla salute, all'istruzione che si stava realizzando nel secolo scorso nella figura del nuovo attore sociale: il CETO MEDIO, che non è il vecchio proletariato ottocentesco di cui cianciate, nè tanto meno la borghesia di merda di cui vi riempite la bocca per insultare altri lavoratori come voi.

    Mi spiace dirvelo: il popolo è il ceto medio, il ceto medio è il popolo, dall'operaio, all'autonomo, al commerciante, la casalinga...

    Chi scrive che parlare di Fiscal compact e riunione di banca centrale e tesoro siano sciocchezze che non interessano i lavoratori perchè ne avrebbero solo vantaggi indiretti è in MALAFEDE sapendo di esserlo. Si guardi i dati sugli andamenti dei salari reali dagli anni 70 all'entrata nell'euro, GIUSTIFICHI LO SCEMPIO CHE IN NOME DEL VINCOLO ESTERNO EUROPEO SI STA FACENDO DI SANITA' E ISTRUZIONE, lo vada a raccontare all'operaio in cassa integrazione che non riescie più a pagare il mutuo e a mandare i figli all'università (o che sia la giusta punizione di un borghese di merda?!), lo spieghi al giovane che passa di stage in stage, al cinquantenne disoccupato che può aspirare solo al contratto a chiamata, a TUTTI NOI che dovremo lavorare anni di più per una pensione da fame.

    Costui fa il gioco ipocrita della sinistra istituzionale e delle elite padronali di cui è evidentemente un servo ben pagato.

  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2013 13:40

    Si avete solo ragione voi. Io sono sicuro che quando si ritornerà all'euro si ritorneranno agli stessi atteggiamenti spocchiosi e pomposi del passato. Soprattutto nei confronti di noi meridionali. Ecco perchè invoco il MENO EUROPA E ANCHE IL MENO ITALIA

    IL VILE BRIGANTE

  • chiara ped scrive:
    18 luglio 2013 13:50

    Ma anche tu VILE BRIGANTE, ancora con questo VOI, MA VOI CHI?

  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2013 13:53

    Cara Chiara. Ti lamenti del VOI, ma poi ti metti a parlare di popolo.
    Ma io mi domando, a quale popolo ti riferisci? perchè io a nome di memoria da cavour a Letta io questo popolo non l'ho mai visto.

  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2013 13:53

    Cara Chiara. Ti lamenti del VOI, ma poi ti metti a parlare di popolo.
    Ma io mi domando, a quale popolo ti riferisci? perchè io a nome di memoria da cavour a Letta io questo popolo non l'ho mai visto.

  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2013 14:02

    L'anonimo sono sempre io

    IL VILE BRIGANTE

  • chiara ped scrive:
    18 luglio 2013 15:08

    Sì è vero, non Popolo, diciamo la gran massa dei cittadini disuniti di questo paese...

  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2013 15:39

    Infatti. Quindi finiamola co sta farsa. In Urss l'hanno fatto. Perchè non possiamo farlo noi?

    IL VILE BRIGANTE

  • chiara ped scrive:
    18 luglio 2013 16:07

    Gli abitanti di una regione o nazione hanno il diritto ad autodeterminarsi, ne sono in grado solo se sono un Popolo però. Bel paradosso, potrebbe anche significare un no all'Europa e insieme un no all'Italia Unita,un federalismo estremamente spinto o una frantumazione della nazione. Temo però che farebbe molto comodo al Nord sospendere/ridurre i trasferimenti al Sud dopo averlo desertificato. Ovviamente l'obiezione non vale per l'Europa perchè manca oltretutto qualsiasi disponibilità ai trasferimenti, e comunque la violenza del passato non può giustificarne una presente.

  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2013 16:52

    Veramente il sud potrebbe vivere benissimo senza il nord, soprattutto la mia Sicilia cui gode di risorse naturali e uno statuto mai stato rispettato dai politici locali. E come potrebbero? Loro dipendono dal continente (sia europeo che italico) e l'applicazione del nostro statuto porrebbe fine al clientelismo e alla subalternità alla mafia (che non altro è il braccio armato occulto dello Stato, secondo me. Per essere più comprensivo qua c'è un interessante dibattito di uno scrittore meridionale: https://www.youtube.com/watch?v=eKfttsQ3uYg

    E concludo con una frase di Antonio Canepa (sconosciuto professore universitario antifascista ucciso dai carabinieri e patriota siciliano):

    " Non si può più continuare come per il passato. Per noi siciliani, è questione di vita o di morte. Separarci o morire!
    Sonnino, che non era né separatista né siciliano, ma che fu anzi più volte Ministro e due volte Presidente del Consiglio del Regno d’Italia, ha scritto queste sacrosante parole:
    “Quel che trovammo nel 1860 dura ancora. La Sicilia lasciata a sé troverebbe il rimedio: stanno a dimostrarlo molti fatti particolari; e ce l’assicurano l’intelligenza e l’energia della sua popolazione e l’immensa ricchezza delle sue risorse. Ma noi italiani delle altre province impediamo che tutto ciò avvenga; abbiamo legalizzato l’oppressione esistente; ed assicuriamo l’impunità all’oppressione!”
    Se questo poteva scrivere Sonnino, quanto più terribile e amara è la verità! Noi siciliani siamo stati considerati sempre come la feccia dell’umanità, buoni soltanto a pulire gli stivali dei signori venuti dal continente!
    E non si creda che domani, con un regime migliore, più liberale, più umano, possano accomodarsi i nostri guai! Credere ciò sarebbe un gravissimo errore.
    Innanzitutto, nessun governo, per generoso che sia, ci restituirà mai (se non costrettovi dalla forza) quel che ci è stato rubato in ottanta anni (ora 150 NdR). E se pure ne avesse l’intenzione, verrebbe cacciato via dagli stessi italiani prima di compiere quest’atto di giustizia e di riparazione.
    In secondo luogo, l’incomprensione tra la Sicilia e il continente non deriva dalla cattiva volontà degli uomini. Deriva dalla situazione, per cui sono state unite regioni che dovevano stare separate. Deriva dal contrasto degli interessi.
    L’industria siciliana danneggerebbe l’industria continentale: questo è certo. La nostra floridezza andrebbe a tutto scapito della floridezza dei nostri sfruttatori.
    Perciò la Sicilia non può e non potrà mai vivere d’accordo col continente italiano.
    Soltanto degli ingenui possono sperare in un avvenire migliore, pur persistendo nell’unione con l’Italia. E si illudono che forse qualche siciliano potrebbe andare al governo d’Italia…
    Sciagurati! Quante volte i siciliani sono andati al governo, da Crispi a Orlando, che bene ne ha veduto mai la Sicilia?
    Giuseppe Santoro, ha scritto queste giuste parole: “La circostanza più grave è che la Sicilia è stata maggiormente trascurata da quegli stessi suoi figli che pervennero ai più alti fastigi del potere e del sapere”.
    Perché? – mi chiedete. Ma per una ragione evidentissima!
    Il continente è molto più forte della Sicilia. Quindi il governo viene nominato o mandato a casa dal continente. Ora, come potete immaginare che il continente chiami al governo uno che anteponga la Sicilia al continente?

    Aggiungo inoltre. E' vero che la violenza del presente non giustifica quella del passato, ma neanche quella del passato giustifica quella del presente. Un peccato più un peccato fa due peccati, no uno



  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2013 16:52

    Veramente il sud potrebbe vivere benissimo senza il nord, soprattutto la mia Sicilia cui gode di risorse naturali e uno statuto mai stato rispettato dai politici locali. E come potrebbero? Loro dipendono dal continente (sia europeo che italico) e l'applicazione del nostro statuto porrebbe fine al clientelismo e alla subalternità alla mafia (che non altro è il braccio armato occulto dello Stato, secondo me. Per essere più comprensivo qua c'è un interessante dibattito di uno scrittore meridionale: https://www.youtube.com/watch?v=eKfttsQ3uYg

    E concludo con una frase di Antonio Canepa (sconosciuto professore universitario antifascista ucciso dai carabinieri e patriota siciliano):

    " Non si può più continuare come per il passato. Per noi siciliani, è questione di vita o di morte. Separarci o morire!
    Sonnino, che non era né separatista né siciliano, ma che fu anzi più volte Ministro e due volte Presidente del Consiglio del Regno d’Italia, ha scritto queste sacrosante parole:
    “Quel che trovammo nel 1860 dura ancora. La Sicilia lasciata a sé troverebbe il rimedio: stanno a dimostrarlo molti fatti particolari; e ce l’assicurano l’intelligenza e l’energia della sua popolazione e l’immensa ricchezza delle sue risorse. Ma noi italiani delle altre province impediamo che tutto ciò avvenga; abbiamo legalizzato l’oppressione esistente; ed assicuriamo l’impunità all’oppressione!”
    Se questo poteva scrivere Sonnino, quanto più terribile e amara è la verità! Noi siciliani siamo stati considerati sempre come la feccia dell’umanità, buoni soltanto a pulire gli stivali dei signori venuti dal continente!
    E non si creda che domani, con un regime migliore, più liberale, più umano, possano accomodarsi i nostri guai! Credere ciò sarebbe un gravissimo errore.
    Innanzitutto, nessun governo, per generoso che sia, ci restituirà mai (se non costrettovi dalla forza) quel che ci è stato rubato in ottanta anni (ora 150 NdR). E se pure ne avesse l’intenzione, verrebbe cacciato via dagli stessi italiani prima di compiere quest’atto di giustizia e di riparazione.
    In secondo luogo, l’incomprensione tra la Sicilia e il continente non deriva dalla cattiva volontà degli uomini. Deriva dalla situazione, per cui sono state unite regioni che dovevano stare separate. Deriva dal contrasto degli interessi.
    L’industria siciliana danneggerebbe l’industria continentale: questo è certo. La nostra floridezza andrebbe a tutto scapito della floridezza dei nostri sfruttatori.
    Perciò la Sicilia non può e non potrà mai vivere d’accordo col continente italiano.
    Soltanto degli ingenui possono sperare in un avvenire migliore, pur persistendo nell’unione con l’Italia. E si illudono che forse qualche siciliano potrebbe andare al governo d’Italia…
    Sciagurati! Quante volte i siciliani sono andati al governo, da Crispi a Orlando, che bene ne ha veduto mai la Sicilia?
    Giuseppe Santoro, ha scritto queste giuste parole: “La circostanza più grave è che la Sicilia è stata maggiormente trascurata da quegli stessi suoi figli che pervennero ai più alti fastigi del potere e del sapere”.
    Perché? – mi chiedete. Ma per una ragione evidentissima!
    Il continente è molto più forte della Sicilia. Quindi il governo viene nominato o mandato a casa dal continente. Ora, come potete immaginare che il continente chiami al governo uno che anteponga la Sicilia al continente?

    Aggiungo inoltre. E' vero che la violenza del presente non giustifica quella del passato, ma neanche quella del passato giustifica quella del presente. Un peccato più un peccato fa due peccati, no uno



  • chiara ped scrive:
    18 luglio 2013 19:36

    Interessante, pensare che ho sempre rifiutato l'idea secessionista della Lega per nordico senso di colpa.
    Per funzionare però ci vuole soprattutto la consapevolezza del popolo, in questo caso siciliano, di essere tale e dopo 150 anni di clientelismo o emigrazione, la vedo dura...o magari mi sbaglio, i siciliani che conosco tengono molto riservati i loro sogni.

    Mi domando però anche quale sia l'unità minima di frazionamento onde evitare di tornare ai Comuni trecenteschi, anche al Nord ci sono province depresse e sussidiate a cui non ha giovato il corso centralista della storia.
    Per parte mia mi sento italiana prima di veneta o padovana e per nulla europea.

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