mercoledì 1 maggio 2013

PERCHÉ USCIAMO DAL PCL di Sezione Lodigiana

1 maggio 2013. «RISULTIAMO INCOMPRENSIBILI AI LAVORATORI». 
Il Movimento comunista, non solo le sue componenti opportuniste, ma anche in quelle dogmatiche, è attanagliato da una crisi totale, che non è solo di debolezza organizzativa ma di natura teorica e programmatica. Di particolare interesse questo documento, con cui la sezione lodigiana del Partito Comunista dei Lavoratori motiva il suo commiato dal partito.

Segnaliamo ai lettori la lettura di un articolo in cui si biasimava il rifiuto del Pcl di uscire dalla moneta unica: «Euro: l'attacco del Pcl a Beppe Grillo. Una critica psuedo-rivoluzionaria»

Al compagno Marco Ferrando
Ai compagni del Comitato Esecutivo


«Alea iacta est, come ebbe a dire un personaggio ben più importante e grande di noi. Dopo innumerevoli discussioni all’interno della nostra sezione e dopo due incontri con il compagno Ferrando siamo giunti alla resa dei conti. La nostra posizione all’interno del Partito è ormai insostenibile, gli elementi di disaccordo sono molti di più rispetto a quelli che ci accumunano, di qui
la nostra decisione di lasciare il Partito Comunista dei Lavoratori. Coerenza politica e volontà di creare dibattito ci spingono ad argomentare la nostra decisione.

Le gocce che hanno fatto traboccare il vaso: le elezioni e la campagna elettorale.

Come abbiamo avuto occasione di dire più e più volte la nostra sezione è sempre stata molto critica sulla posizione presa dal Partito riguardo alle elezioni. Anche recentemente, durante i due incontri con il compagno Ferrando, abbiamo avuto occasione di ribadire le nostre perplessità, ma andiamo con ordine.
Da marxisti sappiamo bene che il voto non cambia le cose. Comprendiamo anche, in linea di massima, la necessità, per un Partito comunista, di partecipare alla tribuna elettorale borghese. Ma siamo proprio sicuri che vi siano le condizioni? Siamo proprio sicuri di non scivolare in una logica elettoralistica, di non scivolare nel “cretinismo parlamentare”?
Tentiamo di analizzare la situazione. Come abbiamo già ripetuto più volte non vediamo le condizioni per una nostra partecipazione alle elezioni. Non tanto per la completa inutilità del Parlamento italiano, caduto definitivamente sotto i colpi dell’emergente dittatura aperta dal capitale
finanziario, ma per un problema interno al Partito.
Dobbiamo ammettere, cari compagni, che il Partito non ha la forza necessaria per sostenere le varie tornate elettorali. Non si può pretendere di partecipare alle elezioni senza aver prima costruito un Partito solido, coeso, che si muove come un solo uomo, ma, soprattutto, radicato. Rischieremmo (e lo abbiamo fatto) di tentare di mordere un boccone troppo grande. I risultati stanno lì, a testimonianza della veridicità delle nostre affermazioni. Prendiamo i primi dati in maniera superficiale. Dalle ultime elezioni politiche a quelle appena svolte abbiamo praticamente dimezzato i consensi. Cosa strana, viste le condizioni attuali e la grave crisi sistemica che il capitalismo italiano sta passando. Non diciamo che avremmo dovuto raddoppiare i consensi, ma almeno reggere il colpo e mantenere un certo standard. Purtroppo non ci vogliamo limitare all’analisi superficiale del voto, ma vogliamo approfondire.
La prima cosa che notiamo è che il Partito non è riuscito a presentarsi su tutto il territorio nazionale. Notiamo una presenza a macchia di leopardo; in molte circoscrizioni siamo presenti al Senato, ma non alla Camera ecc. Tutto questo denota un fatto gravissimo: i consensi sono radicalmente crollati. Sono andati oltre al dimezzamento!
Se ci fermiamo un attimo a riflettere arriviamo a due conclusioni:

1) il Partito non è pronto alla sfida elettorale
2) il programma elaborato dal Partito ha completamente fallito e non è stato in grado di attirare le simpatie della classe lavoratrice

e, per favore, evitateci tutte le giustificazioni patetiche ed auto-assolutorie cui siamo abituati. Le elezioni non potranno cambiare le cose (o meglio: non possono cambiare le cose se non sono supportate da un forte movimento di popolo), ma sono comunque una misura del consenso che il programma proposto ha tra i lavoratori. E i lavoratori hanno completamente bocciato il programma proposto.
Avrete notato anche voi, speriamo, che il tutto è frutto di un circolo vizioso: il Partito non è pronto (non è radicato e strutturato) - non può propagandare il programma - non ottiene consensi -
non si può ampliare - non si potrà preparare per le prossime sfide e via all’infinito. Ma bisogna notare anche un’altra cosa: il programma non ottiene consensi non solo per la difficoltà oggettiva nel propagandarlo, ma anche perché non viene compreso dai lavoratori. Gli obiettivi proposti vengono visti come irrealizzabili. Purtroppo la coscienza politica ha subito un forte arretramento ed un programma così scritto non viene compreso dalla classe lavoratrice.
Detto questo è necessario spendere due parole su come è stata svolta quest’ultima campagna elettorale. Oltre alle mancanze già sottolineate va ribadita la scelta suicida di attaccare a tutto spiano
il Movimento 5 Stelle, mentre non è stato proferito verbo sul blocco europeista capeggiato dall’asse Monti-Bersani.
Ora, tutti noi conosciamo e denunciamo i limiti del M5S, ma in questo momento storico è lui il principale nemico di classe? Soprattutto: siamo sicuri che non sia autolesionistico criticare il M5S con gli stessi termini usati dalla stampa borghese? Proprio noi usiamo a sproposito termini quali “populismo” o “fascismo”! Proprio noi facciamo il gioco del capitale! Forse avremmo dovuto analizzare meglio il fenomeno del grillismo ed elaborare un’altra tattica. Forse avremmo dovuto condurre in maniera diversa la campagna elettorale.
Dopo lo sfacelo cui abbiamo assistito ci saremmo aspettati almeno le dimissioni irrevocabili della dirigenza, ma notiamo con dispiacere che ciò non è avvenuto.

La questione del Partito


Altro punto di irrimediabile dissenso è la natura odierna del Partito, sia a livello di strutturazione interna che esterna. Analizziamo i punti uno per uno. 
Strutturazione interna: come già ribadito più volte una strutturazione interna "a strati" è inconcepibile. Limitare il criterio di militanza solo a chi paga una quota mensile è comportamento, a nostro avviso, fortemente antimarxista (il contributo economico al Partito andrebbe letto in maniera diversa, cari compagni). Quello che si viene a creare è un Partito a compartimenti stagni, un Partito orwelliano in cui ad una sezione "interna" che decide corrisponde una sezione "esterna" che deve adattarsi.
Denoterebbe incredibile miopia non notare che la mancata strutturazione del Partito, il mancato allargamento dei consensi, deriva anche da questo. Al giorno d’oggi, con tutti i problemi che ha la classe lavoratrice, ben in pochi capirebbero la necessità di sacrificare una parte di stipendio (o addirittura la tredicesima) per un Partito che non ottiene risultato e che resta fermo al palo. Il problema è sempre quello: vogliamo fermarci per un attimo, parlare tra di noi senza le illusioni di una propaganda interna, ripartire da zero e ristrutturare il Partito? Ci sono forze interne disposte a farlo, ma non vengono ascoltate! Come non vennero ascoltati tutti i nostri suggerimenti sull’autofinanziamento o su un nuovo modo di pensare il Partito. Ah, già! Non siamo militanti, quindi…

Strutturazione esterna: cari compagni, nel caso non ve ne foste accorti, siamo nel 2013. I tempi sono profondamente cambiati rispetto a quelli del 1917 o del 1930. Un Partito strutturato come il PCL risulta incomprensibile ai lavoratori. Un Partito chiuso e limitato ai soli trockijsti, oltre che incomprensibile, è anche fortemente anacronistico. Ma non riusciamo proprio a vedere che questa
chiusura ci sta trasformando in una setta e ci porterà alla distruzione totale?!
La classe lavoratrice, nei decenni scorsi, si e fortemente imborghesita. Se rigetta il termine generico
"comunista" come farà mai a comprendere quelli particolare di "trockijsmo", “stalinismo”, “hoxhaismo" e via discorrendo? Dobbiamo aggiornare un po’ la nostra agenda, non credete? Inoltre
questa ricerca della "purezza" (degna dei peggiori incubi del secolo scorso) porta ad un’aggressività
verso ogni forma di analisi diversa che ha dell’incredibile. Basta frequentare gli spazi facebook per vedere che ogni minimo "dissenso" è bollato come deviazionismo, come stalinismo (e qui ci verrebbe da dire che taluni elementi sono più stalinisti di Stalin). E questo periodico processo viene eseguito con una violenza tale da fare scappare diversi simpatizzanti.
Inoltre, questa forte chiusura, non viene capita dagli strati più avanzati della classe lavoratrice.
Rimanere ancora fermi su categorie che hanno quasi un secolo di vita è cosa inconcepibile per i lavoratori. Ancora una volta essi si dimostrano più avanti di noi ed hanno capito che talune categorie sono morte. Dopo il tempo della diaspora è venuto il momento dell’unione e della ricostruzione. Ma non con l’arrogante parola d’ordine “tutti nel PCL, unico vero partito comunista”. Occorre un dialogo e una ricostruzione seria. Occorre un nuovo soggetto politico forte. Vogliamo continuare a fare il gioco dei padroni, vogliamo continuare a farci trovare proni al diktat  “divide et  impera” o vogliamo reagire? Noi siamo per la seconda alternativa. Siamo spiacenti di notare che non tutti la pensano così.

Questioni tattiche
Bisceglie, Grisolia e Ferrando

In linea generale la tattica di un partito comunista deve essere condizionata dal livello di coscienza e di preparazione del popolo lavoratore, come soggetto a cui si rivolge e il cui obiettivo strategico è la sua liberazione dalle catene del capitalismo. Questo non significa cambiare le idee o gli obiettivi, ma comporta un giusto adeguamento delle proprie parole d'ordine, della propria chiarezza espositiva, del proprio metodo di penetrazione all'interno della masse, della propria propaganda.
Il Partito Comunista dei Lavoratori in sette anni di esistenza, dapprima come movimento e poi come partito, non è stato in grado di recepirne nemmeno una.
Parole d'ordine come “governino i lavoratori”, per esempio, è incomprensibile ad un popolo i cui individui riconoscono ormai solo se stessi come corpo d'azione e non più un loro insieme. Il “lavoratore” in generale è visto come quello non preparato a dirigere oppure inadeguato alla risoluzione di problemi organizzativi.
La chiarezza espositiva è un altro punto di debolezza. Il PCL utilizza ancora espressioni che risalgono a cent'anni fa, non più comprensibili alle masse che si sono adagiate su un linguaggio sempre meno formale, sintetico e fortemente influenzato dalla cultura dominante, di cui adesso rispetto al 1917 non è più un soggetto passivo che si limitava ad invidiarne “ricchezze” bensì, grazie al progresso e al benessere generale, può nei suoi limiti goderne i privilegi.
Il metodo di penetrazione all'interno delle masse è risultato inadeguato e insoddisfacente. Spesso ci si è messi in coda a organizzazioni che non avevano più alcun rapporto con le masse, che sono risultati solo dei gruppi autoreferenziali e, per loro natura, inconcludenti se non addirittura opportunisti.
La propaganda del PCL è sempre risultata fuorviante e ambigua. I militanti ancora non hanno compreso la differenza tra propaganda e analisi storica. E questo è un grave problema di formazione politica.
La propaganda serve a consolidare il rapporto con le masse, l'analisi storica serve individuare gli errori, a correggerli, a superarli, a impostare tattica e strategia. Le due cose vanno tenute separate, perché la prima è un approccio con il popolo (che tra l'altro se non organizzato e guidato per sua natura non è rivoluzionario), mentre la seconda se ben utilizzata è uno strumento fondamentale dei quadri militanti.
Il PCL, con la sua tattica purista, isolazionista e “egocentrica” non è stato in grado di impostare nessuna battaglia concreta. Ha utilizzato solo gli spazi concessi da altri per “propagandare” un programma vecchio come il mondo, per vantarsi di essere l'unico partito rivoluzionario e, pur di rimanere tale, ha sempre rifiutato qualsiasi collaborazione che non fosse ortodossa al 100%.
Ha passato tutto il tempo a ricercare “comunisti” che non c'erano più, perdendo di vista la direzione che stava prendendo il popolo.
La tattica purista non ha permesso a persone che sarebbero potute diventare validi compagni di avvicinarsi al partito e di crescere in esso, semplicemente perché non si riconoscevano nell'idea rivoluzionaria trotzkista. L'accusa di stalinismo per chi propone analisi diverse risulta essere  all'ordine del giorno. Un partito comunista, marxista e leninista non può escludere a priori oppure considerare di serie B compagni che hanno una formazione o una visione politica diversa da quella impostata da  Trotzky. 
La tattica isolazionista non ha permesso l'avvicinamento di gruppi che, seppur condividendo la nostra strategia, non desideravano una sottomissione al partito oppure un adeguamento della loro tattica.
Infine, l'egocentrismo del partito, che ha la pretesa di definirsi l'unico partito comunista in cui tutti gli altri devono confluire, di fatto ha frenato il confronto con le altre forze politiche.

Conclusione


Per queste ragioni la nostra sezione ha deciso di uscire dal Partito Comunista dei Lavoratori e di non partecipare alla distruzione del Partito. Avremmo volentieri partecipato a una forte discussione interna sul cambiamento di tattica e strategia del Partito, ma presupposti base della discussione sarebbero state le dimissioni del gruppo dirigente e un'apertura al confronto, elementi che non sono all'ordine del giorno nel Partito oggi e crediamo non lo saranno mai.
Rimaniamo comunisti e per questo continueremo a lavorare fra la gente per creare una coscienza d'opposizione al capitalismo, che sta portando alla disperazione ami strati della popolazione italiana e mondiale, continueremo a battagliare dentro i luoghi di lavoro, saremo per le strade a gridare il nostro no ai padroni, ma lo faremo nell'ottica di creare una grande massa d'opposizione che però non guardi solo ad una “millantata” purezza trockijsta o un mero criterio di sponsorizzazione economica, così da poter finalmente creare quel mondo socialista che da sempre andiamo a ricercare».
Aprile 2013

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43 commenti:

  • Anonimo scrive:
    1 maggio 2013 19:25

    Questo articolo è pieno di minchiate, comunque dico solo che certi personaggi (nella sezione lodigiana c'era addirittura uno stalinista dichiarato e ho detto tutto) è meglio perderli che trovarli. In compenso, piano piano apriamo nuove sezioni e acquisiamo nuovi compagni, checchè ne diciate voialtri. Non sentiremo certo la vostra mancanza, tanto per quel che facevate eravate più di ostacolo alla costruzione del Partito Rivoluzionario che di utilità. Si può dire che è un sollievo. Adieu, ex compagni!

  • Anonimo scrive:
    1 maggio 2013 20:20

    Ma si, facciamo la svolta della genovesina, tutti sotto il trono di Re Grillopardo, il re del "cretinismo parlamentare ante litteram"

  • Zagor scrive:
    1 maggio 2013 23:22

    Ma il primo che ha scritto era per caso Ferrando?

  • pasquino44 scrive:
    1 maggio 2013 23:44

    Pia illusione la tua compagno anonimo, nessuna speranza per il PCL di acquisire altre adesioni. Dopo la batosta elettorale si susseguono le uscite dal partito,da Mantova a Lodi e presumo non sia finita, accomunate da uguali motivazioni: inconcludenza, distacco dalla realtà del mondo del lavoro, chiusura ermetica ad ogni partecipazione di uguale scopo con altre forze politiche,immotivate calunnie ad un movimento che potrebbe rivelarsi speranza di una svolta a sinistra inseguita da tanti anni senza successo. Goditi il tuo immaginario sollievo, mentre noi ci avviamo verso una più reale interpretazione delle richieste che provengono dal popolo lavoratore, che ci ha sopravanzati, riversando il voto di protesta sul M5S. La scarsa lungimiranza politica e la protratta chiusura ad ogni alternativa ha tolto credibilità al PCL, con conseguenti "fughe". Forse ci rincontreremo sulla via della rivoluzione che non abbiamo nessuna intenzione di lasciare. Auguri compagno.

  • Cristian scrive:
    2 maggio 2013 13:04

    Addirittura uno stalinista????meglio avere dei capitalisti in sezione evidentemente......
    Caro anonimo sei ben allineato alla linea del tuo capo. Ogni critica è tacciata di essere una "minchiata" (scusa se ripeto questo tuo sostantivo da vero rivoluzionario). Se il partito avesse minimamente preso in considerazione qualche nostra critica forse non avrebbe ridotto di un terzo gli iscritti e dimezzato i consensi fra la popolazione. Ah ma dato che eravamo così d'intralcio con il nostro lavoro sul territorio la colpa dell'arretramento del Pcl è nostra.....Ma se la vostra vittoria è aprire nuove sezione con 2/3 militanti ben ve ne colga.
    Se conosci così bene la ns sezione saprai che seguire e scodinzolare dietro i capi non fa per noi, lasciamo ai lacchè militanti questo duro lavoro.
    Un saluto da un ex compagno lodigiano

  • Bavassano scrive:
    2 maggio 2013 13:58

    Riposto un commento che avevo scritto ieri sera, ma il mio cellulare del cavolo non me l'ha pubblicato.

    Io non condivido molte delle conclusioni politiche a cui giungono gli autori dell'articolo, quelle che il compagno anonimo del PCL (credo) definisce "minchiate".
    Detto questo però è indiscutibile che il PCL stia perdendo un discreto numero di militanti a quanto ci è dato sapere. Però, caro compagno anonimo, mi spieghi perché accettavate tra le vostre fila uno "stalinista dichiarato"? (Ovviamente non conosco il compagno in questione quindi non so se sia vero). Com'è che durante la militanza non siate riusciti a formarlo al marxismo rivoluzionario e quindi ad abbandonare lo stalinismo? Forse perché non fate formazione? Ci piacerebbe anche sapere perché avete nel vostro Partito Rivoluzionario una intera sezione che è di ostacolo alla costruzione del suddetto PR. Se fossero di ostacolo come lo erano i compagni siciliani saremmo ben lieti di averli tra noi, ma non mi sembra questo il caso. C'è da chiedersi però se queste posizioni errate dei compagni (che dichiarano di volere ancora la rivoluzione) non siano piuttosto nata dalla demoralizzazione dovuta alla militanza in un partito trotsko-elettoralista...Ai posteri l'ardua sentenza...

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 16:14

    Poche idee ma confuse... Lodi come Palermo, primedonne che rifiutano il centralismo democratico e fanno i capricci finchè escono sputando sentenze sul Partito in cui stavano fino a ieri... negando l'evidenza che più "compagni" "perdiamo" e ancora di più ne acquisiamo, checchè ne diciate voi. Per quel che possa valere la mia opinione, siamo stati fin troppo "democratici" a non espellervi prima, dato che il vostro modo di far "politica" era già noto da tempo. Che ora passiate al pdac o a qualsiasi altro partito farlocco, è affar vostro, auguri! :-D Salutatemi buccheri, conny, papini, errante e tutti gli altri "geni" fuoriusciti LOL

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 17:31

    (pdac o, peggio, il partito dei grullini hahahaha)

  • Andre71 scrive:
    2 maggio 2013 18:51

    Certo che, è curioso vedere un partito comunista rivoluzionario che con questa crisi,invece di aumentare i consensi elettorali,li dimezza.
    E per giunta,invece di favorire la spallata decisiva al potere,attacca la parte sbagliata.....non riesco a capire quando questo partito farà la rivoluzione;
    non è che per caso se la giocano la domenica pomeriggio al RISIKO!!!

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 20:44

    Quale sarebbe la parte sbagliata: il partito dei due milionari? Minchia allora è chiaro se questa è la visione dominante è chiaro perchè la sinistra in Italia è bella e fottutta.

    By un ex compagno che si è reso conto come la vera minchiata l'abbia fatta Garibaldi ad unificare l'Italia invece di starsene in Brasile a godersi la vita.

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 20:52

    Bravissimo....infatti mentre l'Italia va a picco,ti sei reso conto di chi c'è al timone???

    Ti consiglio di espatriare in Brasile:Garibaldi non lo trovi piu,ma qualcosa di meglio lo vedrai di sicuro.

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 21:09

    Tipica risposta da grillino del cazzo. Io lo so lo sapevo meglio di te, tu dov'eri giuzza mia???

    Voi grillini non siete niente di che, siete una parrocchia come tutte le altre parrocchie che hanno governato l'Italia. Solo gli ultimi arrivati ma non vuol dire nulla.
    I berluscones m'avevano già fatto venire il dubbio, ma voi grillones me l'aveva confermato. Che l'Italia è un criminogeno esperimento sociale di convivenza forzata dai popoli, il nulla ammischiato con niente. Un paese di carogne all'ingrasso.

    E riguardo ai compagni che vogliono far ela rivoluzione entrando nel M5S, lo spaete chi mi ricordate? I socialisti post-tangentopoli che si misero con Berlusconi. E ho detto tutto

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 21:19

    Tutto ciò indica la vostra arretratezza mentale e politica rimasta ferma evidentemente ancora al 1917.
    Siete ancora qua ad appigliarvi a cazzate del tipo "stalinista di m***a"?! Si beh, posso anche essere stalinista (fiero di esserlo!) e allora?!
    Non è con questo settarismo che si costruisce un partito rivoluzionario.
    Non è perdendo la metà dei consensi elettorali che si costruisce un partito rivoluzionario.
    Non è perdendo pure circa un terzo degli iscritti che si costruisce 'sto benedetto partito rivoluzionario.
    Siate un po' meno autoreferenziali e soprattutto..siate capaci di fare un po' di sana autocritica, che evidentemente avete cannato IN PIENO qualsiasi analisi.
    Siamo nel 2013, mica nella Russia di Nicola II..

    Un saluto da un ex compagno stalinista (convinto!) lodigiano.

  • la congiura degli eguali scrive:
    2 maggio 2013 21:33

    ho votato pcl con convinzione, e non ne son affatto pentito; però non capisco perchè il pcl da un giudizio negativo su coloro che hanno indetto l'assemblea del giorno 11 maggio a bologna; secondo me l'assemblea di bologna è da seguire perchè si tratta di un tentativo di creare una forza organizzativa unitaria per vedere cosa fare per respingere il continuo massacro sociale; e di unità dei compagni che hanno come prospettiva il socialismo c'è assoluto bisogno; la rivoluzione senza unità non credo sia cosa possibile.

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 21:40

    Vai a farlo capire all'amico di Garibaldi

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 21:41

    Caro congiura, non ti conosco, ma ho letto in altri tuoi commenti che vieni dalla Sicilia. Anch'io vengo da quella terra e ti domando: Ma cosa t'interessa di questo comunismo ormai andato in malora? La mia proposta è: mandare tutti a quel paese e lottare esclusivamente solo per il bene della nostra terra. Dobbiamo insomma lottare per l'indipendenza. Non era forse lo stesso Gramsci che disse. "lo stato italiano è stata una feroce dittatura che ha messo ferro e fuoco le isole, squartando e seppellendo vivi i contadini poveri che li scrittori salariati chiamarono briganti"? E' inutile a mio avviso voler continuare a lottare per il socialismo in Italia, perchè per farlo per lo meno ci vorrebeb un popolo, ma l'Italia mai c'è l'ha avuto e mai ce l'avrà.

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 21:51

    Anonimo delle 21.40 Garibaldi non è mio amico, casomai il tuo. E visto che sei così in vena di fare battutine ti consiglio di andarti a studiare la "quistione meridionale di Gramsci", sempre ammesso che tu sappia chi fosse

  • la congiura degli eguali scrive:
    2 maggio 2013 21:59

    so bene che noi siciliani siamo stati rapinati anche della speranza; però ritengo che solo il socialismo potrà ridarci tutto ciò di cui siamo stati privati; vale la pena lottare?; ritengo di si; dovremmo imparare dalla lotta del popolo palestinese, che tenacemente lotta da decenni nonostante i massacri quotidiani ai quali viene sottoposto dai nazisionisti.

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 22:01

    Caro congiura, sono per il socialismo anch'io, ma che t'interessa di farlo in Italia? Lottiamo per farlo in Sicilia. In fondo i Palestinesi lottano per avere la propria terra, non per instaurare il socialismo in Israele.
    Un abbraccio

  • la congiura degli eguali scrive:
    2 maggio 2013 22:11

    sicuramente avrai letto "il manifesto del partito comunista" di marx ed engels; non ti sarà sfuggito che si conclude con "proletari di tutti i paesi unitevi!",e sono convinto che il socialismo si realizza se si è capaci di realizzarlo in ogni angolo del mondo; possiamo e dobbiamo rivendicare la nostra autodeterminazione su questo concordo con te, questo però non vuol dire disinteressarsi della questione nazionale non foss'altro perchè per il momento facciamo parte dell'italia, anche se veniamo emarginati e rapinati tutt'ora.

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 23:21

    Caro anonimo,beato te che hai tempo di leggere la quistione meridionale di Gramsci,io faccio il muratore tutto il giorno,al massimo mi leggo l'ustione meridionale,visto che mi sono gia abbronzato parecchio.

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 23:28

    Vabbè, vuoi dire che sono uno stronxxxo perchè ho tempo di leggere. Mi spiace per il fatto che tu lavori, ma in un meridione libero probabilmente la tua fatica sarebbe molto più remunerata ;-)

  • Anonimo scrive:
    2 maggio 2013 23:29

    Refuso: "vuol dire" no "vuoi dire"

  • pasquino44 scrive:
    3 maggio 2013 00:24

    Molti compagni hanno votato M5S. Mi ripeto: hanno reputato che fosse una possibilità di cacciare la casta politica dal parlamento? Hanno pensato che si potesse dare un indirizzo di sinistra al movimento? Hanno creduto che fosse un'occasione per dare inizio al cambiamento? Hanno seguito la massa di popolo e di lavoratori che hanno espresso la protesta votando per loro? Sono convinti che i comunisti non potessero perdere un'occasione unica di stimolare una rivolta non alla loro portata facendola passare attraverso chi ha i numeri? Ritengo che siano tutte motivazioni valide e magari ce ne sono altre. Inutile perdersi in dispute mentre il popolo ha già scelto,snobbandoci per l'ennesima volta. Il PCL non è stato certo un modello di apertura, perciò approvo l'uscita dal partito. E' necessario un aggiornamento su punti reali, basta mentire a noi stessi arroccati in un fantomatico comunismo eletto.

  • Anonimo scrive:
    3 maggio 2013 08:52

    La crisi finirà solo quando l'Italia si disgregherà. Basta sbatterci le corna, l'Italia non ha un popolo e mai lo avrà, solo parassiti e mangiapane a tradimento.

    Quando si disgregò la Cecoslovacchia nessuno si scandalizzò, perchpè non può l'Italia?

  • Anonimo scrive:
    3 maggio 2013 10:27

    Io non condivido quasi nulla di quello che hanno scritto i compagni di Lodi. Non condivido la critica al pcl per aver attaccato Grillo.
    Il pcl ha fatto bene ad attaccare Grillo ed è stato il solo partito a denunciare da sinistra la natura reazionaria, borghese, razzista, giustizialista del m5s. I miliardari vann espropriati e fucilati, non votati.
    Semmai al pcl va fatta la critica opposta: PERCHE' NON LO AVETE PRESO VOI IL 25%?!
    Perché ogni volta che c'è una lotta dal basso preferite fare i puritani e non stare fra i lavoratori.
    Perché nel 2007 avete espulso i compagni del Forum Palestina? Perché avete espulso i compagni del Pane e le Rose? Ve lo dico io perché: perché erano contrari all'adesione del pcl a quella setta ridicola che è la (rifondazione della) quarta internazionale.
    Quei compagni volevano un partito marxista leninista rivoluzionario, contrario ad ogni fronte con la borghesia, e anti-stalinista. Chiunque si riconoscesse in ciò, era ben venuto. Voi no, voi preferivate un partito dichiaratamente troskista. Non bastava essere contro i fronti, non bastava essere contro l'autoritarismo staliniano, non bastava che ne so essere bordighisti o anarco-sindacalisti, o consiliaristi: no, dovevano giurare sul santino della Quarta internazionale e sottomettesi al troskismo. Siccome non l'hanno fatto, compagni come Germano Monti, che portano in piazza per la Palestina 100 mila persone, o come i compagni umbri, li avete espulsi! Non vi bastava nemmeno che fossero una minoranza nel partito. Non accettavate mozioni 2! Li avete espulsi!
    Se poi vi ritrovate a questo punto è per il vostro settarismo.
    La rivoluzione non sarà mai una rivoluzione troskista. La sola pretesa che lo possa essere è, questa si, stalinista. Studiate la rivoluzione russa: fin che non è arrivato stalin c'era dentro di tutto, socialisti rivoluzionari, anarchici, ecc.
    Paradossalmente voi vi dichiarate anti-stalinisti ma poi siete i più stalinisti nei fatti: autoritarismo interno, settarismo esterno.

  • Anonimo scrive:
    3 maggio 2013 11:05

    Ma non è vero, il PCL è pieno di non trotskisti e di anarcocomunisti, non diffondiamo balle please.

  • la congiura degli eguali scrive:
    3 maggio 2013 11:19

    ironizzare sulla questione meridionale, non è una risposta razionale verso chi ha convinzioni differenti dalle proprie; il tuo lavoro di operaio è senzaltro massacrante, però dovresti cercare di fare tua l'esortazione di gramsci che invita le nuove generazioni a studiare perchè la rivoluzione proletaria necessita di tutte le intelligenze; un lavoratore colto dispone di più argomenti per essere parte attiva de l'intellettuale collettivo, fondamenatle per sconfiggere la dittatura ded capitalismo.

  • Anonimo scrive:
    3 maggio 2013 13:31

    Ma che dici?
    Nel 2006 l'allora movimento per il pcl espulse con una vera e propria purga staliniana i compagni di Roma del Forum Palestina, il collettivo della redazione online del Pane e le Rose e i compagni umbri.
    Io sono uno degli espulsi, quindi non invento balle. Vuoi i nomi? Germano, Aurelio, Aldo...dovrebbero ricordarti qualcosa, i cognomi li risparmio agli epurati.
    Avevamo proposto una mozione perchè invece che troskista il partito fosse genericamente marxista leninista anti-fronti e anti-stalinista. Eravamo una minoranza (circa il 10%) potevate sopportarci come minoranza. No, avete preferito l'espulsione.
    Il paradosso è che io davvero condivido tutto quello che dite: su Grillo, sulla nazionalizzazione delle aziende in crisi sotto controllo operaio, sul debito, contro Chavez e altri miti dei sinistrati. IO CONDIVIDO TUTTO! Ma non posso stare con voi perché mi avete cacciato come un cane rognoso. Sono addirittura vicino all'internazionalismo diciamo così "troskiano"...solamente non credevo che nello statuto e nel simbolo ci si sarebbe dovuti emarginare dichiaratamente come quartinternazionalisti, ma essere aperti alle altre culture non staliniste: dai consigli all'autonomia operaia, da Bordiga a Che Guevara. Insomma tutti quelli che non erano ne stalinisti ne socialdemocratici. Evviva il plurasmo cazzo. Ma voi non lo avete voluto.
    Ribadisco: potevate sopportarci come minoranza, ma non avete accettato una minoranza organizzata. Il pretesto fu un documento della minoranza su Contropiano (un organo rivale).
    Io sulle cose pratiche la penso al 200% come voi, ma voi avete preferito cacciarmi per questioni teoriche. E allora: chi è causa del suo male pianga se stesso...

    Un comunista non settario

  • Anonimo scrive:
    3 maggio 2013 17:53

    Povero PCL, ci ho creduto seriamente ma a lungo andare ti rendi conto dell'inesistenza intellettiva, capacitiva, politica, organizzativa del partito. Oltretutto sono più stalinisti loro di qualsiasi altro, settari all'inverosimile, discriminano iscritti/simpatizzanti e militanti, assurdo! Le sezioni sono lasciate a loro stesse, nessuna formazione, nessuna presenza dirigenziale in caso di propaganda anche se solo per le amministrative. Il trotskysmo come legge assoluta e' una stronzata che serve solo ad amplificare distanze fra compagni rivoluzionari in egual modo. Parole d'ordine dei primi del 900 mi sembrano un tantino datate tanto e' che risultano incomprensibili ai più. Potrei continuare ma non ho più voglia di perdere tempo con chi non ha saputo individuare il senso di rivalsa del popolo e farlo proprio, si evince cio non solo analizzando il risultato elettorale catastrofico ma in generale la risonanza politica del PCL, inesistente, specialmente fra i lavoratori, io qualche domanda me la farei! Mi chiamo Fabio e sono un ex PCL della sezione Lodigiana. Passo e chiudo! Saluti rivoluzionari!

  • andre71 scrive:
    4 maggio 2013 08:53

    Da ex PCL della sezione Lodigiana,ritengo che questo partito sia cme un treno in corsa su un binario morto.
    Lo stato maggiore del partito,finora si è prodigato in 1000 giustificazioni,ma secondo me il PCL è indifendibile.
    Ritengo inoltre,sia dovere comune,degli espulsi come dei fuoriusciti volontariamente,quello di non avere rimpianti.
    Saluti rivoluzionari.

  • Anonimo scrive:
    4 maggio 2013 15:33

    Caro anonimo del primo commento, mi sembra di capire che la tua idea sia molto distante da quella del compagno Ferrando. Infatti per ben due volte il compagno Ferrando è venuto in sezione (quella lodigiana) e le sue parole distano anni luce dalle tue, mai è venuto fuori che noi fossimo di ostacolo, anzi, l'esatto opposto! Inoltre vorrei capire come tu possa giudicare il nostro lavoro sul territorio, personalmente non posso giudicare il tuo perchè non so chi sei ANONIMO e comunque non lo farei. Noi svolgiamo un grande lavoro sul territorio e siamo riconosciuti dalla gente che si avvicina, si informa, ci sostiene ecc. Ma non te lo devo dire a te caro insultatore anonimo. Se il Partito Rivoluzionario viene costruito appoggiandosi su grandi analisti come te siamo a posto! NOI CE NE SIAMO RESI CONTO DA TEMPO! Fabio della sezione Lodigiana.

  • Anonimo scrive:
    6 maggio 2013 14:22

    Anonimo del 3 Maggio: "tutti i miti dei sinistrati".
    Sto dispregiativo fa capire che in fondo ritieni astruse le posizioni programamtiche. E allora mi volete spiegare la nuova sinistra che deve proporre?
    Perchè o proponete qualcosa di serio, o tutti a casa.
    Nel senso che alla disgregazione dell'euro è giusto che segua la disgregazione dell'Italia
    che chessenedica non è mai stata unita e mai lo sarà.
    By uno che non ritiene la classe politica il nemico ma il popolo italiano nel suo complesso il vero nemico, e come tale va isolato, soprattutto i peninsulari

  • Anonimo scrive:
    7 maggio 2013 16:10

    Ho letto con interesse quanto scrivono i compagni di Lodi.
    E' evidente che si tratta di compagni che hanno sbagliato partito entrando nel PCL. Il PCL è un partito marxista rivoluzionario, trotskista, che lavora per la ricostruzione della Quarta Internazionale.
    I compagni fuorusciti sono dei centristi, oscillano tra il rifomismo e la rivoluzione, tendendo verso il riformismo. Quindi con il PCL non c'entrano assolutamente nulla. Il loro partito può essere solo ALBA o una delle formazioni della sinistra più o meno riformista (SEL, PRC).
    A proposito il gruppuscolo settario del Pdac che sta accogliendo tutti i fuorusciti a destra dal PCL (giustizialisti, stalinisti, movimentisti, ecc, ecc) accoglierà anche questi per fare un torto a Ferrando? Ricci si sà ha un solo incubo: Ferrando e il PCL

  • Anonimo scrive:
    7 maggio 2013 16:23

    Il PCL è in costante crescita tra i giovani e i lavoratori, questo è un fatto. Inoltre si sta sempre più caratterizzando come l'unico partito marxista rivoluzionario in Italia, cioè trotskista e leninista, questo è un'altro fatto. Certo chi non se la sente di costruire un partito rivoluzionario, internazionalista, comunista, radicato nella classe operaia e tra i giovani, non può considerare il PCL il suo partito. Ma comunque a parte gli simpatizzanti fuorusciti, altri sono rimasti a costruire un partito di militanti rivoluzionari.

  • andre71 scrive:
    7 maggio 2013 18:02

    Francamente,i commenti dei due ultimi anonimi,mi sembrano delle barzellette.
    Dimostrano il 3% alle scorse elezioni,cioè la mancanza di contatto con la realtà.
    Ma se va bene a voi.....andate pure avanti a raccontarvele.

  • andre71 scrive:
    7 maggio 2013 18:38

    Ho sbagliato a scrivere,magari il 3%,invece del reale 0,36.

  • Anonimo scrive:
    7 maggio 2013 21:44

    Anonimo del 6 maggio ed anonimo del 7 maggio: è meglio che cercate una casa di cura seria e competente, per voi non c'è commento e non meritate altre risposte, oppure siete alcolizzati ed allora una clinica specializzata, oppure non siete terrestri (cosa più probabile). p.s. chi se ne frega del pdac o prc o sel, queste esternazioni da pazzi completi confermano che non siete terrestri! Ma quale partito riformista, voi siete malati e non ve ne rendete conto, poverini!!!

  • Anonimo scrive:
    8 maggio 2013 15:31

    Va fatti curare tu, tu che neghi l'evidenza storica, cioè che l'italia non è una nazione se non nella forma e che è un popolo di tifosi che pensa solo a scendere in piazza per festeggiare gli scudetti.
    Vergogna!!!
    Studiati Gramsci, e ti apri gli occhi invece di dare del malato di mente a chi non la pensa come te!!!

  • Anonimo scrive:
    9 maggio 2013 15:45

    Anonimo dell'8 maggio, non capisco con chi stai parlando. Ma a chi rispondi? Perchè spari frasi incentrate con il contesto? Io ho mai parlato di nazione, popolo o cose del genere? Dove trovi in me del riformismo? I miei due post sono i seguenti, altrimenti non ci capiamo: 1"Povero PCL, ci ho creduto seriamente ma a lungo andare ti rendi conto dell'inesistenza intellettiva, capacitiva, politica, organizzativa del partito. Oltretutto sono più stalinisti loro di qualsiasi altro, settari all'inverosimile, discriminano iscritti/simpatizzanti e militanti, assurdo! Le sezioni sono lasciate a loro stesse, nessuna formazione, nessuna presenza dirigenziale in caso di propaganda anche se solo per le amministrative. Il trotskysmo come legge assoluta e' una stronzata che serve solo ad amplificare distanze fra compagni rivoluzionari in egual modo. Parole d'ordine dei primi del 900 mi sembrano un tantino datate tanto e' che risultano incomprensibili ai più. Potrei continuare ma non ho più voglia di perdere tempo con chi non ha saputo individuare il senso di rivalsa del popolo e farlo proprio, si evince cio non solo analizzando il risultato elettorale catastrofico ma in generale la risonanza politica del PCL, inesistente, specialmente fra i lavoratori, io qualche domanda me la farei! Mi chiamo Fabio e sono un ex PCL della sezione Lodigiana. Passo e chiudo! Saluti rivoluzionari!" e n°2 "Caro anonimo del primo commento, mi sembra di capire che la tua idea sia molto distante da quella del compagno Ferrando. Infatti per ben due volte il compagno Ferrando è venuto in sezione (quella lodigiana) e le sue parole distano anni luce dalle tue, mai è venuto fuori che noi fossimo di ostacolo, anzi, l'esatto opposto! Inoltre vorrei capire come tu possa giudicare il nostro lavoro sul territorio, personalmente non posso giudicare il tuo perchè non so chi sei ANONIMO e comunque non lo farei. Noi svolgiamo un grande lavoro sul territorio e siamo riconosciuti dalla gente che si avvicina, si informa, ci sostiene ecc. Ma non te lo devo dire a te caro insultatore anonimo. Se il Partito Rivoluzionario viene costruito appoggiandosi su grandi analisti come te siamo a posto! NOI CE NE SIAMO RESI CONTO DA TEMPO! Fabio della sezione Lodigiana.".

  • Anonimo scrive:
    27 ottobre 2014 14:25

    Ecco un altro episodio della "selezione naturale" della militanza rivoluzionaria. In realtà va tutto a favore della credibilità della dottrina del PCL questi abbandoni di elementi evidentemente spaventati dalla lotta politica extraparlamentare: troppo PCIsmo, troppi culi sazi legalisti (nei confronti della democrazia borghese); mentalità "rifondarola" (cioè PCIsta).
    Qual'è la composizione sociale di questi "illuminati" portatori di panacee? Ma ovvio: aristocrazia salariale, ovvero, salariati garantiti soprattutto coperti dalla pensione di anzianità e retributiva (con il mito del potere d'acquisto della piccola-borghesia), addirittura piccoli imprenditori "progressisti" ("compagni di viaggio" del marxismo rivoluzionario sul piano emotivo e che lasciano la compagnia di fronte alle difficoltà di dover essere avanguardia dell'avanguardia: ciò accade in tutte le adesioni puramente emotive).

    Come potevano quese persone penetrare nel tessuto proletario realmente esistente andando controcorrente in guerra all'ideologia borghese e piccolo-borghese (riformista/concertativa) che dominano gli stati d'animo della classe proletaria attuale? Come potevano costruire cellule di fabbrica come centri di pianificazione della lotta antipadronale e antiburocratica, costruire cellule di quartiere presso i super precari, gli sfrattati immigrati (anche clandestini), fare a botte con la sbirraglia o con i vigilantes delle cooperative truffa e mafiose della logistica, costuire la vigilanza operaia-popolare contro le bande fasciste e le ronde leghiste? Mi risulta che il Leopoldo Cattaneo si rivolgesse alle forze dell'ordine (i mazzieri dello Stato borghese) come "vigilanza" antifascista (all'epoca dell'arresto dei fasci dell'hockey, ndr)....
    Come possono questi signori reimpostare la propria vita privata, piena di cadenze piccolo-borghesi, alla lotta rivoluzionaria forse un giorno pure (semi)clandestina per volontà di quella "democrazia" costituzionale che essi ritengono al di sopra della lotta di classe?
    In realtà essi sono entrati nel PCL pensando ad una fantomatica linea di continuità PCI-Prc-PCL...così, tanto da vivere di rendita istituzionale ed inerzia simbolica.
    Il fatto che nel PCL si sia arenata la loro inerzia elettoralista e compatibilista con l'ideologia della democrazia piccolo-borghese non fa altro che conferire al PCL reale serietà nella rottura con la tradizione staliniana italiana: togliattismo e berlinguerismo, ovvero, unità democratica (borghese) sotto la bandiera del parlamentarismo borghese).
    Peccato che i distaccamenti di lotta proletaria del futuro (e già nel presente) spazzeranno via questi amanti del seggio consiliare comunale, visti, giustamente, come espressione dei "notabili di paese" che cercano il diploma di serietà presso l'opinione pubblica (borghese e piccolo-borghese) cercando di mostrarsi "reponsabili" nei confronti dei parametri dell'impresa e della "buona amministrazione" degli enti locali dello Stato borghese...
    Infatti dove sono essi finiti, oggi?
    Cattaneo con la sua "R-Evoluizone" "post-ideologica" si trova a sventolare le bandierine della piccola impresa localista che ansima un ritorno alla lira (che porterebbe una svalutazione dei salari oltre il 30%!)...
    La questione è - e i militanti marxisti conseguenti dovranno rifletterci su - che il decennio bertinottiano ha contribuito (oltre a chiudere il cerchio della governabilità di guerra anti-proletaria da parte della borghesia italiana ed europea) a cancellare la memoria storica della tradizione militante della sinistra rivoluzionaria degli anni '70.


    Jure Zenon







  • leopoldo cattaneo scrive:
    29 novembre 2014 20:36

    Il personaggio che si fa chiamare jure zenon è chiaramente un provocatore tutto quello che dichiara è palesamente falso. Non ho nessuna intenzione di rispondere a calunnie simili che sono patetiche. Quello che mi meraviglia che sollevazione l'abbia pubblicato essendo puieno di insulti. tanto più come sollevazione sostenete di filtrare i messaggi e di non pubblicare insulti e ingiurie. Vi ho già inviato un messaggio di questo tipo che non avete pubblicato. Condividete forse quello che dice l'infamatore?

  • Redazione SollevAzione risponde:
    30 novembre 2014 16:12

    Caro compagno Leopoldo,

    abbiamo fatto passare le idiozie di chi vi critica perché pensiamo diano la misura... dell'diziozia

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