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giovedì 23 maggio 2013

LE DIVERGENZE TRA IL COMPAGNO BAGNAI E NOI di Moreno Pasquinelli

23 maggio. Ci giunge notizia che Alberto Bagnai (nella foto) si è finalmente deciso a scendere in campo, che sta per lanciare un manifesto, allo scopo di aggregare energie nuove per, evidentemente, dare vita ad un movimento politico per l’uscita dell’Italia dall’euro. E’ un’ottima notizia. Ma dire no all’euro non è sufficiente. Dall’euro si può uscire in tanti modi e addirittura con opposte finalità. Ci sono quindi aspetti teorici e politici che la questione dell’uscita tira in ballo. Di questo vogliamo parlare.
«La teoria economica dice questo: in un’area valutaria in cui non c’è mobilità, non ci sono trasferimenti e per di più avviene uno shock, si ha un collasso. L’aspetto criminale dei fondatori dell’Euro è che tutto questo lo sapevano, e non solo non han fatto nulla, ma anzi l’hanno fatto apposta: la crisi dell’Euro di oggi era inevitabile». [1]
Questa sentenza senza appello non l’ha pronunciata Alberto Bagnai, bensì quel liberista incallito di Luigi Zingales. Seppur tradendo una certa falsa modestia Bagnai ci dice infatti:
«Non per fare il “precisino”, ma vorrei chiarire subito che quelle che in Italia sono indicate come le “mie” tesi sull’euro in realtà di mio hanno ben poco. Ci tengo sia per onestà intellettuale (non sarebbe bello attribuirsi idee altrui), sia per far capire quanto sia indietro il dibattito in Italia (dove tesi comunemente accettate all’estero ancora sembrano rivoluzionarie)». [2]
Noi non ci occuperemo tuttavia dei difetti di Bagnai ma se c’è una teoria economica che soggiace alle sue posizioni e, se c’è, di quale essa sia.

I followers di Bagnai cadranno dalle nuvole: “Di quale teoria economica state parlando? Alberto snocciola dati e fatti così come si presentano, si limita ad interpretarli, di teorie sistemiche non c’è bisogno”.

I “dati”, i “fatti”. Non dovrebbe essere necessario scomodare Kant per capire che la nostra conoscenza non viene dal mero riflettere fatti empirici nella nostra mente, che essa è invece possibile perché la nostra ragione li afferra e li ordina necessariamente in base a criteri e forme a priori. Quindi può interpretarli. Siccome stiamo parlando di fenomeni sociali, e dato che la società è composta di classi e segnata da conflitti, ogni giudizio su di essi, per quanto pretenda di essere “oggettivo”, contiene implicita una concezione “soggettiva”. Nessuna interpretazione è innocente.

A. Smith

Immaginiamo l’obiezione dei seguaci: “ammesso che sia così, se Bagnai ha tirato conclusioni giuste sull’euro e il suo fatale destino, la sua teoria economica è evidentemente corretta”. Prima contro-obiezione: se anche Zingales, un ultra-liberista seguace di Milton Friedman e grande estimatore del thatcherismo, quindi apparentemente molto distante dalle concezioni di Bagnai, predica l’insostenibilità di una moneta unica per più paesi che non sia affiancata da comuni politiche fiscali, di bilancio e sociali, rivela appunto che si può trarre un medesimo giudizio di fatto, pur avendo differenti giudizi di valore. Seconda contro-obiezione: il fatto che per secoli i marinai abbiano solcato i mari e tracciato con estrema precisione le loro rotte pur basandosi sull’idea che la terra fosse il centro dell’universo non rende evidentemente giusta la teoria geocentrica.

Potete scavare in lungo e in largo nella copiosa produzione di Bagnai, a cominciare da “Il tramonto dell’euro”, per quanto possa sembrarvi paradossale non troverete mai il concetto di “crisi del sistema capitalistico”. Il fatto che ciò lo accomuni allo schieramento bipolare degli economisti mainstream divisi, così si dice, tra ortodossi ed eterodossi, non rende meno grave questa spaventosa deficienza. Una prova lampante che tutti costoro, liberisti e pseudo-keynesiani, pur accapigliandosi, si basano sul medesimo paradigma, la cui genetica caratteristica è quella di dare per scontato che quello capitalistico non è un sistema storicamente determinato, con contraddizioni sue proprie, bensì destinato ad essere eterno. Tutt’al più esso conoscerebbe solo “squilibri”, quindi essi si dividono solo sulle terapie: su come detti squilibri necessariamente momentanei debbano essere superati.

Conosciamo l’antifona: “ariecco i soliti marxisti tetragoni!”. Voilà il sintomo infallibile della momentanea vittoria del cosiddetto “pensiero unico”, la medaglia di cui neoliberismo e neo-keynesismo sono le due facce. Una tombale amnesia sembra essere calata sulla teoria economica, lo stigma della pervasività delle teorie dei seguaci contemporanei dei neoclassici o marginalisti che seppellirono brutalmente come “metafisiche” non solo le riflessioni di Marx, ma pure quelle di economisti come Smith, di Ricardo, di Sismondi, di Malthus, di J.S. Mill, di Schumpeter, di Marshall, di Galbraith, che pur essendo ognuno in qualche modo liberisti, almeno indagavano le contraddizioni e si chiedevano quale fosse il destino del sistema capitalistico.

Tutti questi grandi economisti sono stati “grandi” appunto perché non si sono limitati ad osservare i fenomeni, essi hanno cercato di svelare le loro intime connessioni, di scoprire le leggi a cui una data formazione economico-sociale ubbidisce (non fermandosi alla banalità che i prezzi soggiacciono al gioco della domanda e all'offerta), senza sfuggire alla questione di quale sarebbe potuto esserne l’approdo. Pur avendo svelato cause anche molto diverse fra loro, malgrado si siano divisi sul dopo, tutti sono giunti alla medesima conclusione: il capitalismo sarebbe perito sotto il peso delle sue contraddizioni intrinseche.

D. Ricardo

Tutto questo ricchissimo patrimonio teorico e scientifico sembra andato perduto, seppellito dalla folta schiera di economisti tutti indaffarati nel tentativo disperato di dare un senso al terrificante caos in cui si dimena il capitalismo-casinò. Sono così nate le più diaboliche discipline, le più disparate metodologie, i più funambolici modelli: finanza frattale, econometria, curve di differenza, moltiplicatori monetari, funzioni translogaritmiche. Chi più ne ha più ne metta.

Anche molti presunti keynesiani fanno appunto parte di questa schiera di insabbiatori. Come se, per meritarsi la qualifica di keynesiano fosse sufficiente ripetere come un mantra che occorre stimolare la domanda aggregata durante le recessioni incrementando la spesa pubblica, porre riparo agli squilibri delle partite correnti, ergo disporre di sovranità monetaria.

Si converrà che per spacciarsi tali occorre accettare, assieme a certe premesse dottrinali di keynes —la critica alla teoria smithiana della “mano invisibile” per cui il mercato si autoregola da solo; quindi il rifiuto della legge di Say, oro colato dei neo-classici; per cui l'offerta aggregata crea la propria domanda, la critica alla concezione marginalista del capitale— anche la sua visione generale per cui, dato che il capitalismo tende per sua natura allo squilibrio (o sovrapproduzione) la funzione della politica economica sarebbe quella di accompagnarlo verso la sua inesorabile fine a favore di un ordine sociale più razionale. [3]

Maledetta economia teorica! Il guaio è che senza una teoria generale non si va lontano, e senza questa non possiamo spiegarci la malattia congenita che affligge il sistema capitalistico, quindi non avremo alcuna terapia degna di questo nome. Per cui a noi va bene anche chiamarli tutti quanti “neo-keynesiani”, compresi i Krugman, gli Stiglitz e i Roubini, ma nel senso di “mezzi-keynesiani”. [4]

Non è per caso che costoro si guardano bene dallo spiegarci come mai il cosiddetto “periodo d’oro del capitalismo”, che va dalla fine della seconda guerra mondiale alla metà degli anni ’70, che si è svolto appunto all’insegna del keynesismo, sia crollato e abbia lasciato il posto a quello che chiamiamo (in attesa di una definizione più stringente e adeguata) capitalismo-casinò, convenzionalmente neoliberismo.

Sismondi

Bagnai per primo evita di porsi certe “scabrose” domande —salvo prendere sdegnato le distanze dalle tesi “complottiste” come quella dei seguaci della Modern Money Theory, che pur ricorrendo alla conspiracy delle sette dominanti, almeno una risposta cercano di darsela.

La tesi di Bagnai è alquanto semplice (ciò che non rende inutile leggersi il suo ponderoso Il tramonto dell’euro). Proviamo a ricapitolare la concezione generale di Bagnai: (1) la crisi non chiama in causa la struttura del sistema capitalistico, essa trae origine da alcuni “squilibri”; (2) dipende dal fatto che i debiti privati sono diventati pubblici; (3) se è anzitutto crisi dell’eurozona, ciò dipende dallo squilibrio delle partite correnti e delle bilance commerciali; (4) l’euro è causa essenziale poiché, che con le parità fisse, impedisce alle leggi di mercato di farsi valere anche nella sfera valutaria.

La cura per uscire dal marasma è quindi semplice: tornare alle valute nazionali, e, grazie al gioco compensativo delle svalutazioni e rivalutazioni, i mercati capitalistici, compresi quelli finanziari torneranno a scoppiare di salute.

Questa tesi sulle cause della crisi fa acqua da diverse parti, ed è come minimo semplicistica. E per quanto attiene alla terapia, vorremmo sottolineare che dall’euro si può uscire in diversi modi, anche “da destra”, fascisticamente, o magari proprio con un governo del sempiterno Berlusconi, ovvero usando svalutazione e inflazione per affamare ulteriormente i salariati, obbligandoli a sgobbare per quattro soldi.
Lo crediamo bene che così il capitale tricolore aumenterebbe la sua produttività e si risolleverebbe aggrappandosi alle esportazioni. Ciò che, malgrado tutte le improperie contro il “luogo comunismo”, finisce proprio per giustificare i sinistrati i quali ti dicono che, dati i rischi… tanto vale tenersi la moneta unica e sparire in un super-stato europeo.

Tutto ciò cela, eccome! una teoria economica. Una pietanza in cui frattaglie di keynesismo vengono condite alla rinfusa con un pizzico di mercantilismo protezionistico (quello che sta applicando la Germania), quindi forti dosi di libero-scambismo smithiano —privato però del suo discorso, pur impreciso, sulla caduta inevitabile del saggio di profitto e del suo aspetto anti-liberista [5]. Il tutto per servirci un insipido piatto neo-classico.

Già, i neo-classici, i marginalisti i quali, liquidando come metafisico ogni tentativo di dare basi oggettive alla teoria del valore, tagliarono la testa al toro affermando che questo, lungi dall’essere creato anzitutto a monte, nella sfera produttiva, si determinerebbe a valle, in quella del consumo, sarebbe quindi puramente soggettivo. Scompare del tutto l’analisi delle merce e del suo valore di scambio, che è considerata solo dal lato del suo valore d’uso, valendo quindi solo per il fatto di essere di qualche utilità al consumatore finale. Conterebbe cioè solo il prezzo, stabilito dalla “legge” della domanda e dell’offerta. Un letterale capovolgimento da cui deriva un’idea astrusa del capitale, considerato come mero sinonimo di mezzo di produzione (e non come rapporto sociale), come se un grande complesso industriale nel quale lavorano migliaia di salariati, equivalga all’arco e alle frecce del cacciatore preistorico o alla zappa del servo della gleba. Di qui l’idea che il capitale sia un sistema “naturale” in quanto tale destinato all’eternità. Si fa subito, seguendo questa pista, a considerare il profitto come legittima remunerazione del capitalista, giusta ricompensa del fatto che invece di consumare il suo reddito lo investe a rischio per creare ricchezza supplementare. Piccola domandina: da dove gli viene questo profitto? Non sarà mica che egli si appropria del plusvalore prodotto dai salariati?



K. Mar
Per i classici, e soprattutto per Marx, l’economia capitalistica consiste invece in produzione di valore, il quale ha come fine la propria valorizzazione. In altre parole: il capitale produce delle merci le quali hanno sì un valore d’uso che soddisfa bisogni, ma questo per il capitale è solo un mezzo, essendo il suo scopo la propria valorizzazione, il proprio illimitato accrescimento. E’ proprio la nativa insaziabile sete di profitto di innumerevoli capitali in cieca concorrenza fra loro che per Marx determina le crisi più catastrofiche, che implicano distruzione su larga scala di forze produttive (solo in Italia la produzione industriale, dal 2009, è crollata del 20%).

Ed è proprio a causa di queste crisi cicliche sempre più devastanti, alle prese con la necessità di investimenti sempre più massicci che offrono rendimenti sul lungo periodo e quel che è peggio decrescenti, che il tardo-capitalismo (capitalismo senescente) tende a preferire l’interesse al plusvalore, la rendita finanziaria insomma, il processo corto per cui il denaro deve produrre un guadagno saltando le fatiche del ciclo produttivo di merci (da cui solo nasce il plusvalore). 


Detto di passata: Bagnai non vede questa metamorfosi del tardo-capitalismola trasformazione del grosso della borghesia in classe parassitaria, come aveva colto Shumpeter, e, prima di lui, Lenin, con la sua analisi dell’imperialismo come “fase suprema” quindi terminale del capitalismo— ciò che gli impedisce di afferrare le cause del crollo del sistema finanziario americano del 2007-2008.

E’ in questa metamorfosi del sistema capitalistico, il peso preponderante della sfera finanziaria, che si spiega la fenomenologia delle crisi dal 1929 in poi, che consiste in terremoti valutari, in crack bancari, bolle borsistiche, o in default di debiti sovrani, fino all’ultimo patatrac, quello dei subprime negli Stati Uniti —che ha innescato la crisi globale nella quale il capitalismo, non solo euro-atlantico, è ancora avviluppato.

Abbiamo detto che alla domanda del perché la crisi scoppiata negli USA si sia riverberata più pesantemente in Europa Bagnai, spinge solo tre tasti del suo clavicembalo: debito privato! Bilance dei pagamenti! euro! Repetita juvant, sottolinea spesso il Nostro. 

Anche troppo, grazie. Lo fa squadernando una panoplia di grafici e tabelle. La sua specialità. Ovviamente ciò non spaventa nessuno, ma impressiona assai coloro che, mossi da una sincera passione civile e da un sano disprezzo per il partito unico degli euristi, si sono gettati con foga nella disputa “euro sì, euro no”. Per costoro, non certo colpevoli per essere dei principianti, le tabelle di Bagnai hanno un effetto stupefacente, nel senso letterale del termine. Creano un’illusione d’irrefutabilità.

J. Shumpeter
Concludiamo:

- Per quanto occorra sbarazzarsi al più presto di quel mostro che è la moneta unica, essa è una concausa, per quanto decisiva, della crisi sistemica, ma la radice più profonda è nella crisi del processo di accumulazione e valorizzazione del capitale su scala globale. 


- Finché l’economia globale funzionerà in base alle leggi capitalistiche, fino a che tutto è merce e le stesse valute sottostanno alle leggi di mercato, fino a quando si resta entro il perimetro imperialistico dei mercati finanziari, [6] non c’è sovranità monetaria che tenga e si è comunque esposti a crisi valutarie e attacchi speculativi della finanza predatoria, con l’euro o la lira. 

- Anche paesi con bilance dei pagamenti in surplus possono essere colpiti da crisi gravissime. Fu il caso della Gran Bretagna, lo fece notare proprio Keynes, che nel 1929 aveva una produzione industriale superiore a qualsiasi momento precedente e un attivo netto della bilancia dei pagamenti superiore perfino a quello degli Stati Uniti.



- Nel capitalismo-casinò tra debiti privati e debiti pubblici c’è una connessione stringente, una relazione osmotica, a monte e non solo a valle. Se uno Stato, per finanziarsi, getta il suo debito sui mercati finanziari globali (come avvenne per l'Italia dopo gli anni '80), a certe condizioni, esso può esporsi al rischio di default, malgrado i suoi debiti privati siano sostenibili.

- A certe condizioni importare capitali, e quindi un deficit di conto corrente, può essere addirittura salutare per un paese che voglia attivare un virtuoso ciclo di accumulazione (il caso più evidente: la Cina). Ciò che chiama quindi in causa le scelte delle sue autorità e della sua classe dominante. [6] 


- E' certo necessario contrastare gli euristi che terrorizzano i cittadini descrivendo scenari apocalittici con la fine dell’euro. E’ un gravissimo errore, tuttavia, sottovalutarne le conseguenze, e considerare la svalutazione della nuova lira come una panacea. Se con l’uscita non reintrodurremo l’indicizzazione dei salari, l’inevitabile inflazione sarà una macelleria sociale peggiore della deflazione montiana —non vorremmo sbagliarci ma in 413 pagine Bagnai mai ha sottolineato la necessità di reintrodurre la scala mobile.


- In Europa la finanza speculativa, i derivati, il flash trading, il mercato dei titoli OTC, le vendite allo scoperto, i sistemi di negoziazione dark pool, sono forse più diffusi che negli Usa. Anche per questo sono epicentro della crisi globale.

- La scienza statistica e l’econometria sono strumenti utili, ma non sono discipline da cui si possono tirar fuori leggi scientifiche, e che quindi ad una tabella gliene si può opporre un’altra di diverso segno. [7]
 

J.M. Keynes
- Per cui: (1) dobbiamo solo “uscire dalla crisi” o anche da un modello sociale condannato per sua stessa natura alla crisi permanente? (2) Il nostro nemico è solo l'euro e i politicanti- oligarchi che lo difendono, o lo sono anche le classi sociali per i cui interessi è stato costruito e viene tenuto in vita?

Troppo complesso, troppo radicale, non fa trendy. Meglio piccole pillole di saggezza econometrica. Per dirla alla Grillo: “l’economia non è né di destra né di sinistra, riguarda tutti i cittadini”.

Vogliamo augurarci che col suo manifesto Bagnai non voglia suonarci questa stucchevole melodia e ci dica, oltre che bisogna uscire dall’euro, come e con chi ricostruire questo paese, quale blocco sociale dobbiamo costruire per vincere quello oggi dominante, e quale potrà essere la forza motrice dell’alternativa.


Note 


[1] Luigi Zingales intervista di Umberto Mangiardi del 19 dicembre 2012


[2] Intervista a rischio calcolato del 20 febbraio 2013

[3] J:m: Keynes, Prospettive economiche per i nostri nipoti, 1930
[4] Non si interpreti quanto scriviamo come un’apologia del pensiero di Keynes, ne siamo ben lontani, anche dal suo concetto di Pil di evidente matrice neoclassica per cui esso sarebbe la somma di consumi e investimenti, di lavoro produttivo e improduttivo. Concetto di cui i liberisti si sono infatti ben guardati dallo sbarazzarsi.

[5] «Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all'ascesa sociale, ognuno può correre con tutte le proprie forze, […] per superare tutti gli altri concorrenti. Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l'indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto. […] la società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l'un l'altro». Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, 1759

[6] Bagnai ritiene impensabile la rottura o la fuoriuscita dai mercati finanziari, che sono com'è noto dominati, nel senso che detta legge la finanza predatoria globale. Non a caso il Nostro ritiene inconcepibile disdettare il debito pubblico italiano verso grandi banche e fondi speculativi: solo verso quelli esteri ammonta a qualcosa come 800 miliardi di euro. Da nessuna parte propone la nazionalizzazione delle banche italiane, che hanno la pancia piena di titoli con cui rattoppano i loro asset e coi cui guadagni ripagano le perdite accumulate coi giochi in derivati. Infine: da nessuna parte ha mai suggerito o anche solo alluso, tanto per dire, sulla scia di Keynes, ad un nuovo ordine finanziario e monetario internazionale

[7] Sbaglia dunque Bagnai a liquidare come fuffa la protesta popolare contro “la casta”. Il disprezzo trasversale verso le elite politiche italiane è sacrosanto poiché chiama in causa non solo la loro corruzione, ma il loro servilismo verso monopoli e finanza globale, il loro fallimento strategico, le loro corte vedute.

[8] Valga per tutti la recente figuraccia fatta dai due notissimi metro economisti Kenneth S. Rogoff e Carmen M. Reinhart. In un loro lavoro del 2010 i due harvardiani avevano “dimostrato” con una messe di statistiche e tabelle che sotto una certa soglia di spesa pubblica arriva la recessione. E’ bastato che uno sconosciuto studente di econometria di un altro ateneo, l'università Amherst del Massachussets, a far crollare il loro castello di carte. Incaricato di ripercorrere i calcoli dei due economisti, hariscontrato diversi errori nelle tabelle Excel dello studio dei due, e perfino l'omissione dei dati riguardanti diversi paesi, come Spagna e Nuova Zelanda.










il loro servilismo verso monopoli e finanza globale, il loro fallimento strategico, le loro corte vedute.
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87 commenti:

  • mariof scrive:
    23 maggio 2013 19:38

    Nello scenario di uscita dall'euro Bagnai parla sia di quella da destra, che paventa, che di quella da sinistra, certo non rivoluzionaria, ma che prevede la limitazione alla circolazione dei capitali e la indicizzazione dei salari.

  • Francisco Goya scrive:
    23 maggio 2013 19:58

    @mariof

    Pasquinelli parlava d'altro, non della libera circolazione dei capitali.
    Il dramma è che fra tutti i gruppi contro l'Europa della finanza non esiste il minimo accordo.
    Tutti sdegnati in coro poi quando si entra sul terreno del fare concreto cominciano i distinguo.
    Bagnai non è d'accordo con Sollevazione su "alcuni" punti, il Grande Oriente Democratico tuona anche lui contro i massoni finanzieri ma ha la piccola particolarità di essere globalista e non sovranista, molti si dichiarano pacifisti ma Borghi è d'accordo sull'acquisto degli aerei militari...

  • Dino977 scrive:
    23 maggio 2013 20:13

    Si capisco, ma per leggere questo tipo di obiezioni, basta andare su Repubblica o cercare qualche perla di Contezero76 uno dei troll del fascioquotidiano.Da questo interessante blog mi sarei aspettato qualcosa da aggiungere a quello che dice il musicista, non i discorsetti alla Fabio Fazio. Suvvia compagni fate i compagni di strada!
    Prima essere liberi poi filosofare perchè chi come noi non è libero non può filosofare.............

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    Dino977 scrive:
    23 maggio 2013 20:15

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • Socialismo_48 scrive:
    23 maggio 2013 20:33

    Bagnai è per l' uscita da sinistra dall' Euro, anche se egli non la chiamerà mai così ( in modo da poter polemizzare comunque con Brancaccio :-) ).

    - Questo tipo di uscita prevede:

    - limitazione ai movimenti di capitale
    - messa della banca d' italia sotto il tesoro
    - indicizzazioni salariali

    E' chiaro che sono proposte che non superano il capitalismo. Ma sono proposte che anche l' MPL ha fatto. E lo stesso MPL ha affermato più volta che il socialismo " è un obbiettivo, un orizzonte" e che ovviamente attuare misure come quelle sopra elencate, sostenute da Bagnai ma anche da Brancaccio, che mettono in discussione l' attuale " capitalismo casino" anche se ancora non lo superano, comunque sono compatibili con percorso che ha come orizzonte il socialismo. Pertanto, essendo che le proposte nel breve termine sono le stesse, e essenso che anche l' MPL ha sostenuto che la piccola imprenditoria può essere inglobata nel blocco sociale contro l' eurocrazia e l' oligarchia finanziaria, ed essendo che proposte concrete ( intese come misure e decreti ) che superino il capitalismo ancora non esistono ( infatti le uniche proposte che sin fanno sono le stesse di Bagnai e Brancaccio ).... che senso ha dire che ci sono differenza? Forse ci sono nell' orizzonte ma non nel breve- medio termine.

    L' unica differenza nelle proposte è che l' MPL vorrebbe fare default, ma non ne si capisce l' utilità nel momento in cui verrà rimessa la banca d' italia sotto il tesoro e verrà bloccata la circolazione dei capitali.

  • tiberio bagnarol scrive:
    23 maggio 2013 20:59

    si va bene ma come usciamo a breve dalla recessione senza scomodare Marx e gli altri, come possiamo creare occupazione,come togliamo le persone dalla strada e dall'insicurezza; cercate di scrivere ogni tanto anche le soluzioni e non solo gli aspetti filosofici dei problemi

  • Anonimo scrive:
    23 maggio 2013 21:09

    Chi ha scritto questo articolo non conosce Bagnai. E poi quando avrebbe detto bagnai che ci sarà inflazzzione? quando avrebbe teorizzato che in caso di inflazione non ci sarebbe indicizzazione dei salari. E che significa uscita da destra o da sinistra? prima si esce e poi ci si divide.

  • Lorenzo Grassi scrive:
    23 maggio 2013 21:11

    "Finché l’economia globale funzionerà in base alle leggi capitalistiche, fino a quando si resta entro il perimetro imperialistico dei mercati finanziari (Bagnai non propone di uscirne, per questo dice che i debiti sovrani verso la finanza predatoria globale vanno onorati comunque), non c’è sovranità monetaria che tenga e sei comunque esposto a crisi valutarie, con l’euro o la lira."

    Penso che questo sia ben presente a Bagnai. A tal proposito riporto un estratto:

    http://goofynomics.blogspot.it/2012/01/i-keynesiani-del-vii-giorno-o-too-much.html
    "Parlare del XII capitolo [della Teoria Generale di Keynes] è utile proprio perché l’analisi di Keynes mostra chiaramente come le crisi finanziarie non siano determinate da un difetto di regole o di razionalità. L’instabilità finanziaria è intrinseca alla struttura del mercato finanziario, e coesiste con mercati regolati e comportamenti razionali. Ne consegue che le sue disastrose conseguenze possono essere contenute solo contenendo le dimensioni del fenomeno, cioè limitando la finanziarizzazione dell’economia: le crisi ci saranno sempre, ma saranno più piccole."

  • Anonimo scrive:
    23 maggio 2013 21:15

    Caro Anonimo uscita di destra vuol dire che verranno lasciati liberi i cpaitali di circolare fuori dall'Itaglia verso porti sicuri e poi ritornare e saccheggiare il saccheggiabile a prezzi da saccheggio (e nto culu alle fasce deboli).
    Uscita da sinistra significa innanzitutto tutelare le fasce deboli impedendo fuoriuscite di capitali, impedendo la svalutazione dei salari mediante indicizzazioni (e n'to culu alle fasce più ricche).

    Ora dimmi, quali di queste due vie preferisci? La destra o la sinistra? Sempre qualcuno la prenderàè n'to culu ma bisogna vedere chi.
    BY IL VILE BRIGANTE

  • Anonimo scrive:
    23 maggio 2013 21:37

    sono d'accordo in quasi tutto con le tesi espresse dall'articolo. di modo che sia chiaro dove sto, devo dire che ho fondato, ai suoi tempi!, e con altri pochi compagni rifondazione comunista in germania, abbandonandola dopo pochi anni, avendo sbattuto le corna nel senatore spetic, in bertinotti, ferrero e vendola. ma son rimasto dove ritengo sia il posto per un proletario. vi seguo da tempo e seguo anche bagnai, che scrive cose interessanti sull'euro ma tace sul modo di produzione capitalistico, e come superarlo se vogliamo uscire dalla crisi, e quindi sul fatto che se anche usciamo dall'euro, ma dobbiamo uscire!, la crisi del modo di produzione capitalistico non scomparirà dal nostro orizzonte. un altro punto che favorisce il momentaneo successo di bagnai è l'aver riconosciuto, e quindi ci specula, che il POTERE tedesco ha dichiarata guerra al resto d'europa, attendendo il crollo degli usa, per affermarsi come potenza mondiale. sulla crisi del modo di produzione capitalistico non sei il primo a scrivere. un anno fa è uscito un libro in germania: "Die große Entwertung", di E. Lohoff e N. Trenkle, editore Unrast Verlag (www.unrast-verlag.de), 48043 Münster. È, a mio parere, l'unico libro che sinora ha eseguito una analisi chiara e completa sulla crisi di produzione del capitale, sulle origini della crisi attuale e sulle sue conseguenze. dovrebbe venir tradotto in italiano. io vivo e mi muovo in germania, tenendo ottimi contatti e rapporti con la mia amatissima sardegna, e devo dire che la sinistra extraparlamentare tedesca è teoricamente più avanti di quella italiana (parere solo mio).
    franco valdes piccolo proletario di provincia

  • Redazione SollevAzione risponde:
    23 maggio 2013 22:46

    BAGNAI E I MERCATI FINANZIARI

    «Bel paradosso, no? I difensori dell'euro si proclamano per lo più liberisti ma, senza nemmeno rendersene conto, sono liberisti in un mondo senza libero mercato: un mondo senza debito, cioè privo di mercati finanziari; un mondo di cambi rigidi, cioè privo di mercati valutari»

    Da: Il tramonto dell'euro, p.41

  • Lady Labyrinth scrive:
    23 maggio 2013 23:14

    "Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affiché possano pescare con questi ami fatti ch'è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza."
    Ray Bradbury, Fahrenheit 451

  • Lady Labyrinth scrive:
    23 maggio 2013 23:31

    La ricerca economica di ‘frontiera’ del 21° sec. è entrata nell’era postneoclassica. Sebbene la maggior parte dei libri di testo, specialmente quelli dei corsi postlaurea, faccia ancora riferimento alla teoria neoclassica ortodossa, ciò non riflette più realmente il modo di pensare di quegli economisti che lavorano alle frontiere della disciplina, compresi coloro che si collocano in seno al mainstream. Il dominio dell’ortodossia neoclassica è finito, e la disciplina ai suoi livelli più avanzati è alla ricerca di un’alternativa (Colander 2000)

  • chiara scrive:
    24 maggio 2013 00:02

    VILE BRIGANTE i capitali veri son gia' in lidi sicuri da mo'! Uscire da sinistra vuol dire per l'appunto, Bagnai docet, riportare la BAnca d'Italia al rango di braccio subordinato del Tesoro, indicizzare i salari, proteggere nella prima fase delicata specialmente il patrimonio italiano dallo shopping selvaggio dei fratelli europei, e non solo, e soprattutto spesa pubblica.

    E' quanto piu' di sinistra si possa realisticamente sostenere, e tentare.
    Facciamogli quadrato intorno, anziche' vagheggiare da comode posizioni rivoluzional puritane, o la morte del capitalismo o niente!

  • Socialismo_48 scrive:
    24 maggio 2013 00:29

    E che vorrebbe insinuare la redazione citando quel passo del libro di Bagnai ( che ho letto anch' io tra l' altro?).

    Mi sembra anche che il libro dica chiaramente che il sistema monetario internazionale sia asimmetrico per colpa del dominio del dollaro. Cosa che non si contrasta ovviamente dotandosi di un macigno come l' euro.

    Ora, nel momento in cui la proposta è " ritornare a un regime di repressione finanziaria nazionale e indizzare i salari", ( ossia fermare di fatto la rendita sui titoli di stato e trasferire risorse alle fasce medio basse ) e questa proposta la si considera non " abbastanza anticapitalista perché non si fa default" ... praticamente l' unica proposta che vi rende anticapitalisti rispetto a bagnai è quello del default? Perché a parte questa non si capisce quale siano le misure che " superino " il capitalismo che volete adottare dopo quelle del ritorno alla sovranità economica del paese.

  • Dino977 scrive:
    24 maggio 2013 00:36

    @ Redazione Sollevazione

    Non vi piace questo genere d'ironia? Non è bello prendere per il culo i vari Giannino? State dalla parte di Giannino allora! Avreste potuto mettere tutto il paragrafo "facciamo il punto" ne avrebbe guadagnato l'onestà intellettuale.......Adesso devo finire di rileggere il secolo breve, non ho tempo per queste ciarle.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    24 maggio 2013 02:37

    BAGNAI, IL LIBERO MERCATO E LA SUA LEGGE

    «Rimango ogni volta basito nel constatare con quanta fermezza i difensori del libero mercato si oppongono all'operare del mercato, all'unica legge economica conosciuta da tutti: la legge della domanda e dell'offerta». (Sic!)
    Da: Il tramonto dell'euro; p.62

  • Anonimo scrive:
    24 maggio 2013 07:34

    E' veramente incredibile vedere che in ogni dove non si può mai fare un dibattito serio senza trasformarlo in rissa tra tifosi.
    Mi compiaccio, ciò dimostra le mie tesi, che è meglio a sto punto l'autodeterminazione dei popoli italici, che mai sono stati uniti e mai lo saranno.
    PS:
    alla signora CHIARA, forse, ma non tutti, e non ascolti solo le campane di Bagnai si ascolti anche le campane di Brancaccio, che tutto si può dire tranne che sia un folle eurista fuori di testa.
    BY IL VILE BRIGANTE

  • Dino977 scrive:
    24 maggio 2013 08:09

    Tempo fa però pubblicaste la proposta i uscita presa papa para dal libro! Sic, sic, sic. Vedo che continuate a non capire l'ironia, c'è si da restar basiti! Quando prenderete il palazzo d'inverno chiamate, io non starò a sindacar le virgole.

    il fatto che per secoli i marinai abbiano solcato i mari e tracciato con estrema precisione le loro rotte pur basandosi sull’idea che la terra fosse il centro dell’universo non rende evidentemente giusta la teoria geocentrica...... Sfugge il fatto che la navigazione avveniva guardando le stelle, che sarebbero comunque visibilianche se la terra fosse ferma in mezzo all'universo. L'ironia non sapete neanche farla. :(

  • Mandi77 scrive:
    24 maggio 2013 09:59

    Certo facciamo la rivoluzione, abbasso Bagnai e la socialdemocrazia... Auguri.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    24 maggio 2013 10:42

    C'è in giro qualche follower di Alberto Bagnai che voglia entrare nel merito delle tesi sollevate dall'articolo di Pasquinelli invece di buttarla in caciara?

  • Grecale scrive:
    24 maggio 2013 11:40

    Da follower di A.Bagnai. Interessante articolo, che, per quanto mi riguarda, nella sostanza evidenzia la netta differenza tra chi discetta SOGGETTIVAMENTE di filosofia e teoria economica a livello interplanetario, senza tra l'altro arrivare a dare la benche' minima idea CONCRETA su cosa debba essere cambiato e come e in quali tempistiche, e chi invece presenta dati OGGETTIVI basati sulle tanto esecrabili tabelle e grafici (cosi' noiosi e pesanti da studiare) e aiuta le persone a capirne qualcosa di quello che sta succedendo nel mondo e, in particolare, in Italia ed Europa.
    Intanto mi chiedo a quale categoria sociale appartenga l'autore dell'articolo, se sia un filosofo, un imprenditore, un lavoratore dipendente, oppure un saldatore che lavora in un'azienda di carpenteria metallica, perche' come al solito, la mia sensazione e' che come il 99% dei cosiddetti intellettuali ddesinstra, chi si arroga il diritto di sapere quali sono le richieste della classe operaia e' come sempre una persona della medio-alta borghesia, ed e a quest'ultima categoria appunto che ritengo appartenga l'autore. Questa e' solo la prima critica che muovo a questo piccolo saggio di scienza del sapere universale e sovrumano: la classe operaia italiana in questo momento credo abbia bisogno di aiuto da parte di qualcuno che analizzi i problemi dal loro punto di vista, cioe' da un punto di vista piuttosto concreto, quello di come sia possibile salvare l'intera classe dei lavoratori italiani. Certo, capito di sfuggita in questo blog, sicuramente mi inserisco in un dibattito che e' troppo elevato per semplici persone che da poco si soo avvicinate ai tempi della politica e dell'economia come me, ma una certa capacita' di analisi e sintesi di quello che leggo ce l'ho, e francamente, per quanto riesca a leggere tra le righe una conoscienza enciclopedica dei teorici dell'economia e della politica, come un po' tutta la classe operaia d'altronde, non riesco vedere altro che il pensiero perdente della sinistra contemporanea che si e' scollegata dalla realta' oggettiva, dell'economia e delle mutazioni sociali in rapida evoluzione. Se per l'autore, la salvezza della classe operaia e dei lavoratori consiste nella semplice presa di coscienza del fatto che bisogna abbattere il capitalismo, capisco che in questo blog c'e' molto spazio per chi ha tanto tempo da perdere appunto, in discettazioni filosofiche piuttosto soggettive. Niente che possa dare un aiuto oggettivo e concreto alla salvezza delle persone che, nel mondo reale, continuano a perdere il lavoro, la casa, e la voglia di vivere e lottare per un mondo migliore.

  • Anonimo scrive:
    24 maggio 2013 11:51

    FOLLOWER DI BAGNAI, ti rispondo io come risponderebbe un amico mio: Da semplice utente ritengo secondo me non esisti una soluzione concreta ma ne esistano tre:
    1) Distruzione creatrice alla Scumpeter, cioè tassi portati al 5 % della mattina alla sera e chi si salva si salva;
    2) Rivoluzione bolscevica: nazionalizzazione banche e imprese strategiche e i profitti dell'industria di stato elargiti ai ceti poveri.

    la terza,questa è l'opzione che aggiungo io: disgregazione dello stato italiano. I padani si fanno la padania, i siciliani, i sardi si fanno le proprie repubbliche indipendenti, e quelli che stanno al centro... fatti loro ;-)
    BY IL VILE BRIGANTE

  • Ecodellarete.net scrive:
    24 maggio 2013 12:38

    Ho pubblicato su ecodellarete il testo di Pasquinelli. Vi riporto il commento di un visitatore e la mia risposta:

    Roberto - Ma secondo te, Fiorenzo, che hai sempre dimostrato un senso critico equilibrato, non è fuori luogo questa sparata di Pasquinelli?

    Fiorenzo Fraioli - Se consideriamo Alberto Bagnai come un Messia, allora quella di Moreno è una sparata. Se, invece, lo consideriamo come un uomo, con le sue idee, anche con le sue ambizioni, allora non c'è nulla di strano nell'esprimere critiche. Bagnai, d'altra parte, non ne lesina, spesso aspramente, a nessuno.

    Personalmente sono un goofysta di stretta osservanza (in punto di teoria), ma su una cosa ho idee molto diverse da Alberto Bagnai. Mi riferisco all'agire politico. Secondo me è necessario "allargare il fronte", e non restringerlo in nome di una presunta e pretesa "purezza" della visione sottostante.

    Oltre a ciò, secondo me vi è una differenza sostanziale tra Bagnai e Pasquinelli. Provo a spiegarmi con un esempio. Hai presente la rivolta dei soldati italiani a Caporetto? In quell'occasione fu praticata una soluzione "dall'alto", chiamiamola "soluzione Diaz", sostituendo il gen. Cadorma con il gen. Armando Diaz. Ma sarebbe stata possibile anche la "soluzione Vladimir Il'ič Ul'janov Lenin". Ebbene, secondo me (per quanto ho capito) Bagnai ritiene che la via d'uscita più probabile sia la "soluzione Diaz", mentre Pasquinelli sogna la "soluzione Vladimir Il'ič Ul'janov Lenin", cioè la rivoluzione. Io, da "bravo moderatino", auspico un mix delle due.

    Giustamente Pasquinelli, che NON VUOLE la "soluzione Diaz", ha aperto la polemica. Detto questo, "Bagnai santo subito!".... ma solo per quello che ha fatto finora. Poi si vedrà.

  • sicampeggia scrive:
    24 maggio 2013 13:07

    Non è molto confortante star qui a leggere critiche al limite del filologico sull'attività di uno scienziato (e questo non bisognerebbe mai dimenticarlo, parlando di Bagnai) quando in questo paese si fa ancora fatica solo a parlare di ritorno alla sovranità monetaria.
    Sono in molti a tirare Bagnai per la giacchetta e a spingerlo a prendere posizioni forti o a schierarsi politicamente ma pochi propongono soluzioni operativamente definite e quindi (eventualmente) condivisibili a problemi che sono drammaticamente reali.
    Credo senz'altro che se Pasquinelli volesse dare in questo senso il suo contributo, Bagnai sarebbe disponibile ad ascoltare come ha sempre fatto con tutti, ma la politica (soprattutto a sinistra) non può chiedere alla scienza di riempire il suo vuoto ideologico.

  • roberto b scrive:
    24 maggio 2013 13:25

    Non mi pare corretto mettere insieme Zingales e Bagnai per far vedere che entrambi dicono "la stessa cosa". Perché la critica di Zingales all'euro è un po'(tanto) tardiva, e ho la sensazione che sia fatta pro domo sua, cioè per "riposizionarsi", visto che le crepe dell'euro si stanno pericolosamente allargando, e un economista che non ha ancora tradito del tutto la sua professionalità non può più far finta di niente. Per cui coerenza vorrebbe che Zingales, dopo quell'intervista, si fosse schierato con i promotori dell'uscita dall'euro, cosa che non mi risulta sia avvenuta, ma è restato un "liberista incallito", mentre, come sapete, Bagnai la sua critica radicale all'euro la fa da sempre, anche in tempi non sospetti, e le sue posizioni - prima che aprisse il suo blog - sono state censurate dai "compagni" della "voce.info" e del "manifesto". Quanto alle critiche sul Bagnai "di destra", voglio ricordare che una delle sue tesi fondanti è che l'euro non è solo una moneta, ma un metodo di governo, e questo metodo è fascista. Non è certo questo un discorso di destra. Quanto invece all'"anticapitalismo", l'attuale situazione italiana è purtroppo tale che gli "anticapitalisti" sono finiti nella lista Ingroia, o nel M5S (dove sono minoritari), o ancora non sono andati a votare. Dunque oggi non si tratta di mettere il carro davanti ai buoi, ma partire dalle cose concrete, dalla sofferenza e dal forte disagio della gente, dal cancro dell'impoverimento e della disoccupazione, per creare una coscienza critica la quale si svilupperà in senso anticapitalistico quando la gente avrà raggiunto una adeguata consapevolezza poltica del perché si trova in queste condizioni. Appunto per questo mi pare che Bagnai abbia onestamente messo la sua figura professionale e la sua conoscenza specifica al servizio dellla verità, che è, scusate l'ovvietà, rivoluzionaria. Non essendo un agitprop di professione, Bagnai si è "limitato" a denunciare la menzogna dell'euro e l'assogettamento della politica italiana (anche "di sinistra") ai diktat dell'eurocrazia europea. E non si ottengono in poco tempo risultati positivi come Bagnai ha ottenuto col suo blog se il discorso non è giusto. Anche "Sollevazione" ha detto più volte che se rivolta in Italia ci sarà, non sarà necessariamente e inizialmente "anticapitalista", ma che la coscienza anticapitalista è un obiettivo che bisogna raggiungere nel corso del processo politico, non una datità già presente tra il popolo. Del resto, mi sembra che l'indicazione "tattica" che avete dato di votare M5S sia ispirata proprio alla "strategia" di non darsi in via preliminare un'etichetta che, allo stato presente delle cose, è controproducente e rischierebbe di isolare gli "anticapitalisti" dalle altre forze sociali. In conclusione, direi che se di Bagnai ce ne fossero di più, saremmo più vicini all'ottenimento di quella forza, politica e sociale, necessaria affinché si produca un processo di uscita dall'euro, che non si "limiterebbe" solo a questo, perché se si ha questa forza, si ha poi anche la forza di imporre una direzione anticapitalistica all'uscita, gestendo e sfruttando le inevitabili contraddizioni che nascerebbero. Insomma, le "epurazioni" a sinistra sono sbagliate e deleterie, come la storia ha insegnato. Bisogna far fronte, non dividerci ulteriormente. Per questo, credo che questa volta "Sollevazione" abbia sbagliato obiettivo.
    Ps:: Bagnai ha già fatto, assiene ad altri, un manifesto http://european-solidarity.eu/esm.php che mi pare condivisibile, dato che si tratta di una "solidarietà" (internazionalista, se mi si fa passare il termine) in guerra.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    24 maggio 2013 13:53

    Chi ci conosce sa bene che Mpl è per la più larga e operativa unità POLITICA di tutti i sovranisti (chiedete a Bagnai chi contribusice con spocchia alla divisione). Poi: l'unità si fa su una piattaforma POLITICA, mica sulle tabelle .
    Mpl da un anno almeno ha indicato in pochi punti quale potrebbe essere questa piattaforma unitaria o( o c'è chi pensa che per unirsi occorre giurare sulla Bibbia del Bagnai-pensiero?).
    Detto questo ci pare ovvio che poi, pur nell'ambito della massima unità di fronte o come vorrete chiamarla, il dibattito teorico e scientifico proceda: sulle cause della crisi, sul se uscire dalla gabbia dell'euro (urgenza assoluta) ci faccia uscire dal marasma e ci ponga davvero al riparo dalla catastrofe --l'uscita dev'essere accompagna da ben altre e radicali misure sociali--, su quale sia il BLOCCO SOCIALE per evitare l'abisso e quale sia la sua forza motrice.
    Oppure ci sono dei neofiti che sollevano il reato di lesa maestà?

  • Socialismo_48 scrive:
    24 maggio 2013 14:33

    Per ciò che riguarda l' " agire politico" io concordo con Fiorenzo. Serve un fronte allargato che coinvolga lavoratori, disoccupati, precari e anche la piccola imprenditoria. Quest' ultima non necessariamente in questa fase storica ha/ può avere differenti interessi dai lavoratori. Serve un fronte popolare che li indirizzi e che li strappi ai leghisti e ai giannizzeri. Non capisco su questo punto Brancaccio come la pensi esattamente. Io non sono un fan di bagnai, quello che non condivido sono le critiche economiche fatte dall' articolo.

    " la crisi non chiama in causa la struttura del sistema capitalistico, essa trae origine da alcuni “squilibri” "

    Questa è forse l' unica critica solida. Bagnai del resto non si è mai definito " anticapitalista". Non si dica però che egli individui come causa della crisi l' euro. Basta leggere " crisi finanziaria e governo dell' economia " per capire come egli veda nel dominio del dollaro la principale causa delle continue bolle finanziarie. Il punto è che l' euro non è il modo migliore per difendersi da questo dominio, proprio perché crea ulteriori squilibri. Questa ovviamente non è una critica anticapitalista certo. Ma nel momento in cui non si hanno proposte pratiche che " superino " il capitalismo visto che, quelle che ho prima elencato, le sostengono anche i non anticapitalisti, la critica sulle differenze rimane una critica teorica ma che non può diventare una divisione politica o di "fronte" in quanto "il socialismo è un orizzonte" ( cito pasquinelli dai suoi video ), che nel raggiungerlo vedrà per forza l' istaurarsi di regimi misto socialismo/stato/mercato.

    (2)" dipende dal fatto che i debiti privati sono diventati pubblici;"

    Se anche i debiti privati non fossero diventati pubblici mi sembra che comunque sia la gestione privatistica del circuito "risparmio- credito -investimento" sia criticata di per sé ( in quanto produce sempre investimenti speculativi ) nel libro di bagnai che propone il ritorno del controllo dello stato in questo circuito.

    (3) se è anzitutto crisi dell’eurozona, ciò dipende dallo squilibrio delle partite correnti e delle bilance commerciali;

    Non esiste area valutaria/ commerciale in cui il paese " guida" sia un paese esportatore.

  • Socialismo_48 scrive:
    24 maggio 2013 14:35

    (4) "l’euro è causa essenziale poiché, che con le parità fisse, impedisce alle leggi di mercato di farsi valere anche nella sfera valutaria."

    No la critica è un po' più approfondita e la critica alla sinistra deriva da questo. La parità fissa e i surplus persistenti del paese guida SCARICANO internamente il RIEQUILIBRO. Non si svaluta la moneta si svaluta il lavoro.
    Devo citare la frase in cui Bagnai afferma in uno dei suoi primi articoli che " l' euro è uno strumento di lotta di classe?"


    4) "La cura per uscire dal marasma è quindi semplice: tornare alle valute nazionali, e, grazie al gioco compensativo delle svalutazioni e rivalutazioni, i mercati capitalistici, compresi quelli finanziari torneranno a scoppiare di salute. "

    - No, la svalutazione serve a non giocarci per sempre il nostro tessuto industriale. I mercati finanziari in ogni caso sanno che il rischio dell' Italia dell'uscita dall' euro ci sia e giocano su questo. Ma se la proposta è che la banca d' italia torni sotto il tesoro che si torni a un regime di repressione finanziaria e si torni a vincolare la libera circolazione dei capitali PROPRIO perché Bagnai nel libro sostiene che l' euro non sia che un pezzo FINALE di questo percorso di liberazione finanziaria in quanto ha aiutato i capitali a muoversi protetti da rischio di svalutazione... bé fate voi, la " cura " mi sembra un po' diversa da quella che scrivete ( che sembra come se Bagnai proponesse di uscire dall' Euro come se ne è usciti nel 92, ma non è così. Quello è un esempio che si riporta per dimostrare che se svaluti di X l' inflazione non aumenta di X. punto. ) nel punto 4, che forse è la cura BORGHI, non la cura BAGNAI.

    " - Finché l’economia globale funzionerà in base alle leggi capitalistiche, fino a che tutto è merce e le stesse valute sottostanno alle leggi di mercato, fino a quando si resta entro il perimetro imperialistico dei mercati finanziari, [6] non c’è sovranità monetaria che tenga e si è comunque esposti a crisi valutarie e attacchi speculativi della finanza predatoria, con l’euro o la lira. "

    Certamente. Ma se si propone il ritorno alla sovranità nazionale non è certo perché essa distrugge come un colpo di bacchetta magica il capitalismo mondiale. Semplicemente ( a certe condizioni ovvio ) è perché si ritiene che sia un modo migliore con cui l' Italia può difendersi dal capitalismo casinò rispetto al rimanere nell' eurozona che non da alcuna protezione economica. Gli attacchi speculativi contro la tua valuta/ nazione ce li hai se ti metti in condizione di essere attaccato. Non ce li hai nella situazione di uscita dall' euro che proponiamo e che non ri- cito per l' ennesima volta. CERTO, dagli USA verranno sempre bolle finanziarie, possono sempre accadere shock petroliferi o su altro come negli anni 70, ma NON attacchi speculativi contro la tua valuta.

    " - Nel capitalismo-casinò tra debiti privati e debiti pubblici c’è una connessione stringente, una relazione osmotica, a monte e non solo a valle. Se uno Stato, per finanziarsi, getta il suo debito sui mercati finanziari globali (come avvenne per l'Italia dopo gli anni '80), a certe condizioni, esso può esporsi al rischio di default, malgrado i suoi debiti privati siano sostenibili."

    Certo. Ma se la proposta è di tornare in una situazione di gestione macroeconomica del paese pre - anni 80 e se la principale critica del libro di Bagnai è la liberalizzazione finanziaria di cui l' Euro è solo un pezzo finale, quella sopra non può essere una critica atta ed evidenziare differenze da Bagnai, in quanto state sostenendo la stessa cosa :-).

  • Socialismo_48 scrive:
    24 maggio 2013 14:36

    - A certe condizioni importare capitali, e quindi un deficit di conto corrente, può essere addirittura salutare per un paese che voglia attivare un virtuoso ciclo di accumulazione (il caso più evidente: la Cina). Ciò che chiama quindi in causa le scelte delle sue autorità e della sua classe dominante. [6]

    Non mi sembra Bagnai proponga di stare persistentemente in surplus. Le esportazioni servono a pagare le importazioni, tutto qui. E siccome non abbiamo materie prime ( finché non decideremo di investire di più in altre fonti energetiche) un minimo di importanza alle esportazione gli va data, senza per questo perseguire la politica tedesca ( criticata in mezzo libro. )

    - " - E' certo necessario contrastare gli euristi che terrorizzano i cittadini descrivendo scenari apocalittici con la fine dell’euro. E’ un gravissimo errore, tuttavia, sottovalutarne le conseguenze, e considerare la svalutazione della nuova lira come una panacea. Se con l’uscita non reintrodurremo l’indicizzazione dei salari, l’inevitabile inflazione sarà una macelleria sociale peggiore della deflazione montiana —non vorremmo sbagliarci ma in 413 pagine Bagnai mai ha sottolineato la necessità di reintrodurre la scala mobile."

    Certo è vero. Bagnai a volte fa troppo " il figo " e la fa facile ( E Brancaccio a Napoli glielo ha fatto notare) . Ma che siano necessarie INDICIZZAZIONI SALARIALI nel libro è ben scritto ( esempio pag. 296 citando la proposta di sapir), ripetuto in vari video ( l' intervista di Byoblu ), ecc.

    Sulla critica politica ripeto, la penso sia come Fiorenzo che come l' MPL, nessuna bibbia - bagnai.

  • Francisco Goya scrive:
    24 maggio 2013 15:15

    Approvo Socialismo48.
    Il che porta a una considerazione: il problema NON è Bagnai o non Bagnai ma ANDARE PER LA STRADA A CONVINCERE LA GENTE, ASPIEGARE, A MOTIVARE, AD ASCOLTARE.

    Il centro del dibattito NON deve essere la teoria ma COME FARE A DARE CONSAPEVOLEZZA AL POPOLO, COME FARLO SENTIRE UNITO, COME CONVINCERLO A PERDERE TEMPO PER INFORMARSI E DOCUMENTARSI.

  • Anonimo scrive:
    24 maggio 2013 15:25

    Goya, continua a credre che il popolo possa sentirsi unito. Anzi, si, un modo c'è: portarlo allo stadio a vedere la partita XDDDD.
    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • Francisco Goya scrive:
    24 maggio 2013 15:29

    E dai, basta con qesto fatalismo della minchia, per cortesia.
    Dipende da noi.
    Certo che se ci stanno così tanti schizzinosi...

  • Anonimo scrive:
    24 maggio 2013 15:38

    Lo schizzinosismo alla lunga chiama schizzinosismo. Io mi reputo un indipendentista scientifico.
    Perchè analizzando la realtà storica italiana, si può dire che con assoluta certezza che dal 1861 ad oggi non è cambiato nulla, altro che capitalismo, eurismo e socialismo.
    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • Fiore scrive:
    24 maggio 2013 17:03

    Parto dal confronto che fai fra Bagnai e Zingales estrapolando una frase. Se fai così anche Mussolini e Lenin potrebbero avere qualcosa in comune anzi lo hanno sicuramente.
    Non mi vorrei sbagliare ma Bagnai l’ha detto varie volte lui è di sinistra ma non credo che si senta marxista quindi le sue analisi in questo momento storico si riferiscono al primo dei problemi cioè la moneta unica. Non vedo nulla di così sconvolgente riconoscere il nemico, che in questo momento è l’euro e combatterlo.
    LO FA SQUADERNANDO UNA PANOPLIA DI GRAFICI E TABELLE. LA SUA SPECIALITÀ. OVVIAMENTE CIÒ NON SPAVENTA NESSUNO, MA IMPRESSIONA ASSAI COLORO CHE, MOSSI DA UNA SINCERA PASSIONE CIVILE E DA UN SANO DISPREZZO PER IL PARTITO UNICO DEGLI EURISTI, SI SONO GETTATI CON FOGA NELLA DISPUTA “EURO SÌ, EURO NO”.
    I grafici e le tabelle servono per conoscere, dimostrare i fatti. A me personalmente non mi hanno impressionato mi hanno semplicemente fatto capire. L’unico professore universitario che si sia preso la briga di spiegare l’economia a centinaia di persone che volevano raccapezzarsi in mezzo a questa crisi. Riguardo alla “disputa euro si ero no” ma scusa perché bisogna sempre indugiare, dire e non dire, schierarsi e poi ritrarsi? E’ tanto difficile parlare in modo chiaro e univoco? Si è contro l’euro? Si! Perché? Per queste ragioni punto! Se uno si getta nella foga vorrà dire che crede in quello che afferma.
    PER QUANTO OCCORRA SBARAZZARSI AL PIÙ PRESTO DI QUEL MOSTRO CHE È LA MONETA UNICA, ESSA È UNA CONCAUSA, PER QUANTO DECISIVA, DELLA CRISI SISTEMICA, MA LA RADICE PIÙ PROFONDA È NELLA CRISI DEL PROCESSO DI ACCUMULAZIONE E VALORIZZAZIONE DEL CAPITALE SU SCALA GLOBALE.
    - FINCHÉ L’ECONOMIA GLOBALE FUNZIONERÀ IN BASE ALLE LEGGI CAPITALISTICHE, FINO A CHE TUTTO È MERCE E LE STESSE VALUTE SOTTOSTANNO ALLE LEGGI DI MERCATO, FINO A QUANDO SI RESTA ENTRO IL PERIMETRO IMPERIALISTICO DEI MERCATI FINANZIARI, NON C’È SOVRANITÀ MONETARIA CHE TENGA E SI È COMUNQUE ESPOSTI A CRISI VALUTARIE E ATTACCHI SPECULATIVI DELLA FINANZA PREDATORIA, CON L’EURO O LA LIRA.
    Ti stai rendendo conto che la tua tesi manca di concretezza? E’ filosofia allo stato puro! Significa lasciare le cose così come stanno perché se aspetti che l’economia non funzioni più in base alle leggi capitalistiche per quanto questo possa essere giusto e per quanto dovremmo applicarci perché questo possa un giorno avvenire, non sarà certo ora che tutto ciò prenderà corpo dato che il cambiamento quando ci sarà dovrà essere globale, quindi nel frattempo che aspettiamo questa rivoluzione delle coscienze di sette miliardi di persone noi qui continueremo ad andare a ramengo alla faccia di tutte le sinistre del mondo. Accusi Bagnai di non fare una critica puntuale al capitalismo ma almeno lui prova a dare risposte immediate contro un sistema di governo fascista per sollevare milioni di persone dalla disperazione in cui sono piombate.
    E CONSIDERARE LA SVALUTAZIONE DELLA NUOVA LIRA COME UNA PANACEA. SE CON L’USCITA NON REINTRODURREMO L’INDICIZZAZIONE DEI SALARI, L’INEVITABILE INFLAZIONE SARÀ UNA MACELLERIA SOCIALE PEGGIORE DELLA DEFLAZIONE MONTIANA —NON VORREMMO SBAGLIARCI MA IN 413 PAGINE BAGNAI MAI HA SOTTOLINEATO LA NECESSITÀ DI REINTRODURRE LA SCALA MOBILE.
    Da qui si vede che non hai letto il libro pag.296-297 per quanto riguarda l’indicizzazione dei salari e in generale in vari punti chiarisce che non serve solo la svalutazione per migliorare l’economia, si sofferma su questa perché è un mantra della sinistra che vede la svalutazione come una delle sette piaghe d’Egitto.
    COME E CON CHI RICOSTRUIRE QUESTO PAESE,
    Non dovrebbe essere compito di un economista, ma della politica quindi anche di voi. A proposito al di fuori delle considerazioni filosofiche mi vorresti dire in pochi punti tu che faresti di concreto?

  • Dino977 scrive:
    24 maggio 2013 17:32

    Io vorrei togliere lo zar(l'euro) per permettere a vossignori di fare poi la rivoluzione d'Ottobre. Se posso essere utile fatemi sapere!

  • Redazione SollevAzione risponde:
    24 maggio 2013 18:58

    Socialismo 48 e Fiore almeno entrano nel merito delle questioni. Meritano una risposta articolata, che non si può chiudere in un post. Se, come spero, questa discussione diventa seria, ci sarà modo di sviscerare e chiarirsi.
    Non vale la pena perder tempo con chi considera la mia critica ... "filosofia". Potrei solo dire con Hegel che con Hume "la filosofia non poteva scendere più in basso". A proposito dell'empirismo più volgare.

    Rispondo sulla INDICIZZAZIONE DEI SALARI, perché proprio qui casca l'asino, ovvero si disvela il gioco di prestigio di Bagnai, ovvero il suo tentativo, francamente un po' goffo, di tenere il piede su due scarpe, tenendosi bene alla larga di scegliere tra la borghesia e il proletariato, .
    E certo che ho letto anche il capitolo "Quando il mercato chiamerà" e le pagine su Sapir e Nuti sull'inflazione.
    Forse siete voi che non avete letto con occhio critico quanto Bagnai sostiene. E che sostiene in buona sostanza (citando non a caso l'opinione di un armatore)? che con la scala mobile gli operai rompono meno i coglioni, poiché, non temendo l'inflazione attesa i salariati non si mettono a scioperare. Sostiene quindi che «un qualche meccanismo [sottolineo "un qualche"] di indicizzazione» dev'essere adottato, ma in base al principio che serve appunto a... «disinnescare i potenziali danni creati da aspettative distorte».
    Scusate, ma non vi pare un peloso discorso da democristiano Ministro del Tesoro?
    Con la scusa di fare lo scienziato il Nostro non tratta l'inflazione come fenomeno sociale e di classe, ma solo tecnicisticamente, restando così prigioniero del paradigma liberista che vede l'inflazione come fumo negli occhi. Infatti lo è: ma per chi tesaurizza e non vuole che il proprio denaro si deprezzi. Chi non ha il gruzzolo, i salariati, ii debitori (a propositio di blocco sociale), hanno un punto di vista opposto.

    E infatti Bagnai cita sì la scala mobile ma quella introdotta in Italia nel 1947 (che era una clamorosa fregatura a danno dei lavoratori), ma si guarda bene toccare la "bestia" dei dominanti, l'accordo sulla "indennità di contingenza" del 1975, quella sì fu una cosa seria, maciullata infatti nel 1984 da Craxi e definitivamente abolita da governo Amato e confederali nel luglio 1992.

    Insomma, come ogni questione economica, essa ha un aspetto, diciamo scientifico, e uno politico, né il primo né il secondo sono "neutrali". A seconda di come li si declina si fanno i si danneggiano gli interessi di una classe o di un'altra.

    Bagnai vuole avere la botte piena e la moglie ubriaca, vorrebbe mettersi a cavallo delle classi in conflitto. Difficile stare in equilibrio.
    vedremo dal "manifesto" che Bagnai sta partorendo se mi sbaglio.

    Moreno Pasquinelli



  • Anonimo scrive:
    24 maggio 2013 20:11

    Ma qui pensiamo che si può partire ogni volta da zero? Bagnai ha gioco facile quando si tratta di massacrare i militanti del PUDE, e in quei casi tifo accanitamente per lui. Ma quando il gioco si fa duro e i duri iniziano a giocare, Bagnai mostra tutti i suoi limiti. Basta vedere come è andata il suo match con Emiliano Brancaccio, che gli ha dato una lezione esemplare di logica economica e politica qui:

    http://www.youtube.com/watch?v=xSdO4NpCH-U

    Mò dico, come mai in un articolo così chilometrico non citate la discussione col Branka? Per me quell'incontro-scontro è stato fondamentale, perché mi ha fatto capire che Bagnai è un ottimo ariete della propaganda, ma quando si tratta di capire come andranno davvero le cose dopo il tracollo ci vogliono intellettuali di rango più alto, del calibro di Brancaccio.

    Roberto

  • Redazione SollevAzione risponde:
    24 maggio 2013 20:17

    Caro Roberto,
    guarda che alcuni di Mpl erano all'incontro di Napoli.
    La nostra opinione coincide con la tua.

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    Redazione SollevAzione risponde:
    24 maggio 2013 20:18

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • Francisco Goya scrive:
    24 maggio 2013 20:37

    In effetti fra Brancaccio e Bagnai c'è una bella differenza. Bagnai lo sa e a Napoli ha dimostrato tutta la soggezione intellettuale che prova nei confronti del collega.

  • roberto b scrive:
    24 maggio 2013 22:18

    Scusate, ma ancora non riesco a capire il cui prodest di questo attacco politico a Bagnai. Certo, conosco le probabili risposte: per la correttezza della teoria politica, per la critica dell'economia politica, per l'analisi sociale di classe, per l'anticapitalismo, e così via, ma non mi bastano. Perché, proprio ora che s'era cominciato a creare un tessuto di analisi e di azioni, e cominciava a esserci una ricaduta sul sociale dei lettori di vari blog (il vostro, quello di Bagnai, di Tempesta perfetta, di Orizzonte 48, di Brancaccio ecc.)con iniziative e riunioni ad hoc in varie città italiane, perché dunque questo risuonar di spade? C'era una piattaforma minima ma concreta e comune, che verteva sull'uscita dall'euro, dal suo metodo fascista di governo che riguarda soprattutto i salari, sulla riconquista della sovranità monetaria (che deve avvenire parallelamente alla disintegrazione dei partiti del governo di larghe intese), e mentre ci si accinge a iniziare questo percorso, che non è una passeggiata, scoppia il "caso" Bagnai? Capirei se, dopo aver accumulato le forze e sensibilizzata quella parte di italiani a cui la stampa e propaganda eurista non ha ancora distrutto i neuroni, cominciassero i dissidi politici, le contrapposzioni di analisi e visioni del mondo, ma perché prima, cioè oggi, quando ci vorrebbe la massima unità d'intenti e di sforzi su obiettivi comuni e inderogabili per ogni sviluppo anticapitalistico futuro, cioè l'uscita dalla manzogna e dal carcere dell'euro? Dato che il processo di uscita non è né semplice né rapido (tecnicamente si può uscire dall'euro in un week end, a banche chiuse, ma l'accumulazione e il dispiego politico-sociale di forze per dare la spallata finale non è cosa di un giorno, né dì un mese), perché alienarsi alleati e compagni (di strada o di bandiera)? Cui prodest?, insomma.

  • Fiore scrive:
    24 maggio 2013 23:15

    @Moreno Paquinelli
    Per inflazione e scala mobile vedi
    da goofynomics:
    Lavoro mobile o scala mobile? postato il 27/4/12
    Svalutazione e salari (ad usum piddini) il mio 25 aprile postato il 25/4/12
    Inflazione, svalutazione e quota salari postato il 6/9/12 poi se scrivi nel blog sulla finestra "cerca" scala mobile troverai, se vuoi, anche altri riferimenti. Comunque anche io come Roberto non capisco a cosa serve questo attacco a Bagnai.

  • pippo74 scrive:
    24 maggio 2013 23:58

    <<23 maggio. Ci giunge notizia che Alberto Bagnai (nella foto) si è finalmente deciso a scendere in campo, che sta per lanciare un manifesto, allo scopo di aggregare energie nuove per, evidentemente, dare vita ad un movimento politico per l’uscita dell’Italia dall’euro. E’ un’ottima notizia. >>
    Questa è la vera notizia, non so se smentita o meno dall'interessato. Quello che c'è scritto dopo è un attacco politico a scopo preventivo, come a dire lascia perdere, non è aria.
    Basta leggere il modo subdolo con cui viene usata l'affermazione di Zingales, dopo aver invece esordito con queste parole:
    "Ma dire no all’euro non è sufficiente. Dall’euro si può uscire in tanti modi e addirittura con opposte finalità. Ci sono quindi aspetti teorici e politici che la questione dell’uscita tira in ballo. Di questo vogliamo parlare."
    Ah, di questo volete parare? Ok ci sto, sentiamo cosa ha da dirci su questo Moreno Pasquinelli?
    «La teoria economica dice questo: in un’area valutaria in cui non c’è mobilità, non ci sono trasferimenti e per di più avviene uno shock, si ha un collasso. L’aspetto criminale dei fondatori dell’Euro è che tutto questo lo sapevano, e non solo non han fatto nulla, ma anzi l’hanno fatto apposta: la crisi dell’Euro di oggi era inevitabile». [1]

    Questa sentenza senza appello non l’ha pronunciata Alberto Bagnai, bensì quel liberista incallito di Luigi Zingales. Seppur tradendo una certa falsa modestia Bagnai ci dice infatti:
    «Non per fare il “precisino”, ma vorrei chiarire subito che quelle che in Italia sono indicate come le “mie” tesi sull’euro in realtà di mio hanno ben poco. Ci tengo sia per onestà intellettuale (non sarebbe bello attribuirsi idee altrui), sia per far capire quanto sia indietro il dibattito in Italia (dove tesi comunemente accettate all’estero ancora sembrano rivoluzionarie)».

    Ora caro Pasquinelli, cosa c'è di teorico e politico in questo accostamento tra Bagnai e Zingales? Questo è puro sciacallaggio. A parte il fatto dove legge il nome di Zingales nelle parole di Bagnai, questo lo sa solo lei. Invece sono sicuro che sa benissimo che Bagnai si è scontrato più volte, anche aspramente, con i vari Giannino, Boldrin (quest'ultimo più volte ridicolizzato da Bagnai),lo stesso Zingales, quindi sta utilizzando capziosamente e falsamente un argomento che non esiste. Bagnai in tempi non sospetti ha dichiarato che molti sostenitori dell’Euro e dell’austerità avrebbero cambiato bandiera, prima che la navi affondasse.

    Io rispetto la vostra linea politica, anche se non la condivido, ma un conto è fare speculazione politica e filosofica, un conto è attaccare in questo modo subdolo qualcuno che magari in un determinato momento può anche non piacerci, ma non per questo utilizzo mezzucci per attaccarlo. Lo dice uno che si è anche scontrato con Bagnai sul suo blog, tant’è che non commento neanche più, per cui non devo difendere nessuno per partito preso.

  • Anonimo scrive:
    25 maggio 2013 07:38

    Se continuate a ssotenere che questo articolo è un attacco al Bagnai e non una semplice critica riguardo l'impostazione teoretica di quest'ultimo, allora non si fa che dimostrare la mia tesi: in Italia non esiste popolo, ma tifoseria, quindi il futuro sarà in mano ai popoli che dovranno lottare per la propria autodeterminazione. Il gioco dell'unitarismo non vale la candela.
    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • Fiore scrive:
    25 maggio 2013 09:35

    Bene allora mi dite da parte vostra cosa fareste? L'ho già chiesto nel messaggio precedente, alcuni punti precisi e concreti. Vediamo quali sono le cose che sono in sintonia con Bagnai e quelle no e a quel punto può partire la discussione.

  • Anonimo scrive:
    25 maggio 2013 14:27

    Non è il mio manifesto, come qualche relitto umano ieri latrava sul web... come sempre, stile erudito ed ampia disponibilità al dialogo del Nostro Sommo Economista

  • pippo74 scrive:
    25 maggio 2013 15:40

    L'ho detto e lo ripeto. Se l'autore avesse voluto un dialogo con Bagnai non avrebbe esordito come ho scritto nel mio precedente commento, cioè facendo del vero e proprio deliberato sciacallaggio. Bagnai, che non è uno stinco di santo, ha risposto per le rime.
    Detto questo Bagnai ha il merito di aver quasi da solo aperto il dibattito in Italia sull'€ e di aver compiuto un'opera di divulgazione sulle motivazioni reali della crisi unica nel suo genere. A prescindere dal fatto che si può essere o non essere d'accordo nel merito (io ad oggi non ho trovato nulla di più convincente, neanche Brancaccio, checché ne è a Roberto, ha saputo fare altrettanto) resta l'enorme lavoro di informazione svolto da Bagnai, anche contro le anime belle della sinistra (sic) italiana. A partire dal finto dibattito sull' € promosso L'ho detto e lo ripeto. Se l'autore avesse voluto un dialogo con Bagnai non avrebbe esordito come ho scritto nel mio precedente commento, cioè facendo del vero e proprio deliberato sciacallaggio. Bagnai, che non è uno stinco di santo, ha risposto per le rime.
    Detto questo Bagnai ha il merito di aver quasi da solo aperto il dibattito in Italia sull'€ e di aver compiuto un'opera di divulgazione sulle motivazioni reali della crisi unica nel suo genere. A prescindere dal fatto che si può essere o non essere d'accordo nel merito (io ad oggi non ho trovato nulla di più convincente, neanche Brancaccio, checché ne dica Roberto, ha saputo fare altrettanto) resta l'enorme lavoro di informazione svolto da Bagnai, anche contro le anime belle della sinistra (sic) italiana. A partire dal finto dibattito sull' € promosso dal Manifesto (una vergogna inarrivabile per un quotidiano "comunista").
    Se si vuole criticare Bagnai lo si può fare come ho fatto io sul suo blog, basta porre delle questioni che lui a ragione o meno non ritiene prioritarie. Es: vedi scambio in un post di gennaio o febbraio, non ricordo quale esattamente, dove posi la questione rapporto tra lui e Borghi palesando i miei dubbi in proposito. Per tutta risposta mi sono preso una sfanculata e non ha pubblicato i miei commenti di risposta (è nel suo diritto per carità); solo per dire che il personaggio è particolare, che di argomenti per criticarlo c'è ne sono, ma che la sua analisi critica da un punto di vista macroeconomico è mille anni avanti di questo mal riuscito articolo di Pasquinelli.
    Se si vuole criticare Bagnai lo si può fare come ho fatto io sul suo blog, basta porre delle questioni che lui a ragione o meno non ritiene prioritarie. Es: vedi scambio in un post di gennaio o febbraio, non ricordo quale esattamente, dove posi la questione rapporto tra lui è Borghi, palesando i miei dubbi in proposito. Per tutta risposta mi sono preso una sfanculata e non mi ha pubblicato i miei commenti di risposta (è nel suo diritto per carità); solo per dire che il personaggio è particolare, che di argomenti per criticarlo c'è ne sono, ma che la sua analisi critica da un punto di vista macroeconomico è mille anni avanti di questo mal riuscito articolo di Pasquinelli.
    Saluti

  • Truman scrive:
    25 maggio 2013 18:01

    Un interessante romanzo di ambiente medico diceva, riguardo alla diagnosi delle malattie, una frase più o meno così: "Il cane può avere le pulci e anche i pidocchi".
    Significato: molto spesso nei malati non si trovano i sintomi di un'unica malattia, ma di più malattie combinate. Questo ai medici principianti crea problemi seri.

    In pratica, mi appare perfettamente possibile che il capitalismo reale sia in una delle sue crisi, come pure mi appare possibile, in contemporanea, che l'euro sia un errore colossale nei termini descritti da Bagnai.

    Può darsi che la malattia dell'euro sia opportunista, che sfrutti una situazione difficile dell'organismo aggredito, creata da una crisi del capitalismo.

    La mia proposta è levare le pulci e i pidocchi, cominciando dal più facile.

  • Emilio L. scrive:
    25 maggio 2013 19:36

    Bagnai ha il merito di avere portato avanti una grande opera di divulgazione sulle origini della crisi finanziaria.

    Il suo egocentrismo induce però un naturale effetto di divisione tra opposte tifoserie ... non proprio una bella qualità sul piano politico!

    Personalmente, ritengo che l'uscita dall'euro non risolva di per sè i problemi della nostra "democrazia bloccata" e di un modello di sviluppo non più sostenibile.

    Credo, anzi, che la prospettiva di un tale sovvertimento sia così lontana dalla capacità di comprensione ed accettazione del cittadino medio, che il fatto di concentrasi su un tale obiettivo politico costituisca uno spreco di energie ed intelligenze, altrimenti utilizzabili per tentare di rivoluzionare i rapporti di forza ed il concetto di sviluppo all'interno della nostra comunità nazionale.

    Un cordiale saluto. Emilio L.

    http://marionetteallariscossa.blogspot.it/

  • Emilio L. scrive:
    25 maggio 2013 19:36

    Bagnai ha il merito di avere portato avanti una grande opera di divulgazione sulle origini della crisi finanziaria.

    Il suo egocentrismo induce però un naturale effetto di divisione tra opposte tifoserie ... non proprio una bella qualità sul piano politico!

    Personalmente, ritengo che l'uscita dall'euro non risolva di per sè i problemi della nostra "democrazia bloccata" e di un modello di sviluppo non più sostenibile.

    Credo, anzi, che la prospettiva di un tale sovvertimento sia così lontana dalla capacità di comprensione ed accettazione del cittadino medio, che il fatto di concentrasi su un tale obiettivo politico costituisca uno spreco di energie ed intelligenze, altrimenti utilizzabili per tentare di rivoluzionare i rapporti di forza ed il concetto di sviluppo all'interno della nostra comunità nazionale.

    Un cordiale saluto. Emilio L.

    http://marionetteallariscossa.blogspot.it/

  • Fiore scrive:
    25 maggio 2013 21:40

    Se l'uscita dall'euro è un spreco enorme di energie ed intelligenze invece "rivoluzionare i rapporti di forza ed il concetto di sviluppo all'interno della nostra comunità nazionale" cos'è? Parli come se questo obiettivo si possa ragiungere in pochissimo tempo. E che ci vuole domani mi sveglio e comincio dal mio condominio tra una settimana ho fatto tutto il quartiere. Lo volete capire che abbiamo bisogno tutti di spezzare velocemente la corda che ci sta impiccando! più ne siamo consapevoli più obbligheremo il dibattito in sede nazionale. Già questo è difficile se ci mettiamo anche il "rivoluzionare i rapporti di forza" e il "concetto di sviluppo" allora stiamo freschi!
    Bisogna fare presto! Avete mai pensato ad esempio come potremmo essere tra due anni, secondo me saremo finiti! Rimango sbigottita nel sentire tutti questo distinguo: si va bene però..., forse sarebbe..., ma attenzione chissà...
    Uniamoci per mandare al diavolo questa UE poi possiamo iniziare a dividerci sulle nostre convinzioni.
    Se, come scrivi tu, Bagnai ha fatto una grande opera di divulgazione sulle origini della crisi finanziaria allora avrai capito che il problema è la moneta unica, allora perchè è tanto difficile ammetterlo e ti nascondi dietro a paroloni che a stringere non significano nulla. Andiamo avanti così che andremo lontano

  • Anonimo scrive:
    25 maggio 2013 22:11

    Figurati io, io voglio la mia Sicilia indipendente, perchè dopo 153 anni i nodi stanno venendo al pettine.
    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • Alberto scrive:
    25 maggio 2013 22:27

    Secondo me non è tanto una questione di punti di vista diversi, di ideologie conflittuali, che ci possono anche stare, ma neppure unaloro comparazione esplicita può aggiungere granchè alla comprensione della complessità drammatica a cui stiamo assistendo, dall'interno, coinvolti fino al collo.

    Più utile invece la distinzione dei problemi, che coesistono e si sovrappongono esacerbando lo stato di crisi delle masse.

    Bagnai sottolinea un problema, quello tutto europeo, che già da solo basterebbe a farci schiattare.

    Questo problema, della gara truccata dai differenziali d'inflazione non compensati da opportune contromisure, si sovrappone a quello della finanziarizzazione a scopo di rapina, comunque la si interpreti: coi vecchi parametri marxisti o con più prosaiche "leggi di mercato capitalistico", o "laisser fair" ai rapinatori professionisti del casinò.

    Piuttosto la critica che mi sento di muovere a Bagnai è sul tecnicismo monetario, sottovalutato e mal interpretato (vedi ad es. l'enfasi sull'endogeneità della moneta, smentita dai fatti clamorosi come i QE di FED e BOJ, ma ancor più sul lato teoretico quando non si mette in discussione i regolamenti bancari fondati sulla truffa sistemica dei differenziali d'interesse tra players economici).

    Certo è che Bagnai non è un riferimento per le grandi visioni d'insieme, e non lo può essere svolgendo così bene il ruolo di divulgatore di uno dei due problemi in cui siamo intrappolati.

    Perciò concordo con lui e i suoi fans: cominciamo a risolvere il problema dell'euro, qui ed ora. Per i larghi orizzonti di una vera riforma monetaria globale ci si potrà attrezzare quando saremo usciti dal gorgo che ci sta inghiottendo.

    Alberto Conti - Alternativa

  • Emilio L. scrive:
    25 maggio 2013 22:59

    Personalmente ritengo che le priorità dell'azione politica riformatrice dovrebbero essere queste

    1.Sostenere le imprese e le istituzioni che investono per potenziare i fattori competitivi diversi da quelli di costo (istruzione, ricerca, innovazione, internazionalizzazione, ...).

    2.Adottare una fiscalità di impresa che da un lato penalizzi i comportamenti predatori (quelli che accrescono i profitti generando un costo alla società) e, dall'altro, premi le imprese che sono in grado di coniugare il profitto alla creazione di ricchezza per i lavoratori e per il territorio.

    3.Investire nel sistema dei beni comuni (la cultura, la tradizione, la socialità, il volontariato, la salvaguardia dell'ambiente naturale, la qualità del tessuto urbano, le strutture pubbliche come parchi, impianti sportivi, biblioteche, ...) con il duplice obiettivo di:
    •permettere alle persone di sviluppare la propria umanità anche al di fuori dei circuiti del consumo dei beni privati (sempre meno accessibili);
    •orientare la domanda interna verso beni (quelli comuni) caratterizzati da un minore contenuto di importazioni.

    4.Ridefinire il welfare state per garantire un sistema universale di solidarietà sociale basato sulla situazione di reale bisogno, prescindendo dalla difesa dei "diritti acquisiti".

    Quand'anche i ragionamenti sul ritorno alla lira fossero corretti, se consideriamo il livello di consapevolezza del cittadino medio e la comprensibile resistenza ad ogni sovvertimento dell'ordine, la maggioranza necessaria all'uscita dell'euro potrà crearsi solo se il nostro paese raggiungerà condizioni di sofferenza paragonabili a quelle sperimentate dal popolo greco (le quali, tra l'altro, non sono ancora sufficienti a convincere i cittadini di quello Stato ad uscire dalla moneta unica ...).

    Mi auguro da una parte che il nostro paese non arrivi a tale livello di disperazione collettiva ... e, dall'altra, che non si debba aspettare di uscire dall'euro per cercare di dare ai suoi cittadini più opportunità e più giustizia.

    Un cordiale saluto. Emilio L.
    http://marionetteallariscossa.blogspot.it/

  • pippo74 scrive:
    26 maggio 2013 00:10

    Scusate la quasi illeggibilità del mio commento precedente, mi sa che ho fatto casino con l'i-phone!

    Ma credo che il senso si capisce ugualmente.

  • Anonimo scrive:
    26 maggio 2013 00:44

    Titolo: "Le divergenze tra il compagno Bagnai e noi"
    Due osservazioni. "Compagno Bagnai" perché? Perché ha idee di sinistra? Ma qui mi pare di essere in ambiente sinistra-sinistra con una critica totale e netta al capitalismo. E Bagnai si definisce economista ortodosso... E allora perché questa presa per il culo fin dal titolo?
    Seconda osservazione. "NOI" chi? Voglio dire: quanti siete? Di chi parliamo? Di quelli che hanno assistito in silenzio allo sfascio completo della società italiana? Io non vi ho visto. O forse siete quelli che sempre in silenzio hanno permesso al capitale (così tanto caro a voi) di essere padrone assoluto delle nostre vite? E dell'Europa ne vogliamo parlare, del Grande Sogno Europeo?Ma dove eravate in questi ultimi 25 anni? Proprio non vi ho MAI visto.
    E adesso vi permettete di criticare in modo così articolato l'azione dell'unica persona che ha permesso di poter sperare nel futuro?
    Soltanto perché (ma lo credete solo voi) vi ha rubato la scena dai salotti "buoni" (che peraltro Bagnai non frequenta)?
    Ma voi siete morti da un pezzo. Morti e sepolti.

    Attenzione, non è un'offesa, constato la realtà delle cose. Non siete stati capaci di attrarre nessuno che non fosse un vostro ex compagno, non avete contrastato nessuna deriva capitalista in questi anni (ed esempi ce ne sono stati a decine), non avete instaurato un dialogo costruttivo con nessuno, avete fatto scelte politiche sulla testa della gente scellerate ed irresponsabili.
    Ma guardatevi intorno, apritele le finestre! E osservate il mondo.
    Ecco, quello che vedete è il mondo. E voi lo avete abbandonato.
    Quello che non vi perdono è che c'eravamo anche noi lì in mezzo.
    Buona vita.

  • Ecodellarete.net scrive:
    26 maggio 2013 01:51

    Leggo i commenti e...mi viene da dire "Oh Gesù". In particolare l'ultimo, questo anonimo (26 maggio 2013 00:44) che scrive: "O forse siete quelli che sempre in silenzio hanno permesso al capitale (così tanto caro a voi) di essere padrone assoluto delle nostre vite? E dell'Europa ne vogliamo parlare, del Grande Sogno Europeo? Ma dove eravate in questi ultimi 25 anni? Proprio non vi ho MAI visto".

    Già, l'anonimo non ha visto. E dire che le iniziative di MPL (prima Sollevazione, prima Campo anti imperialista, prima...) sono state ampiamente pubblicizzate da tutti i media! Ne ha parlato anche Bruno Vespa, per settimane...

    Niente, l'anonimo non ha visto!

    Vabbè, gli passiamo il link, tanto per fare un esempio, uno degli ultimi (me ce ne sono di molto più "antichi") a questo convegno. (Bruno Vespa ne fece un tormentone: e annate a Chianciano, daje, annate a Chianciano!) dove, guardaputacaso, ci stava pure il Bagnai! Il quale, all'epoca, era un illustre sconosciuto...

    Poi, certo, è diventato famoso, è finito pure in televisione. E perché c'è finito? Te lo dico io, caro anonimo: perché questo mondo, del quale non sai un emerito caxio, ha sostenuto (per primo) le sue posizioni! Perché qui, in questo mondo che tanto disprezzi, è stato IMMEDIATAMENTE capito.

    Tu, piuttosto, dove stavi nell'ottobre del 2011? Ti baloccavi con Grillo? Con Berluska? Con Bersani? Con Vendolino-ino-ino? Con Storaciuzzo? Non ce lo dire, risponditi da solo.

    Bagnai, dopo essere diventato una star (lui crede che sia tutto, ma proprio tutto, merito suo) ha scelto, legittimamente, di non fare riferimento a questo mondo. Problema suo, mica nostro. Però chiedo: MPL ha o non ha il diritto di continuare a dire la sua, e a rimarcare le differenze con Bagnai?

    Guando Bagnai giocava ancora con le figurine panini, qua ci stava gente che lottava. E, come ben sai, i rappresentanti di questo mondo stavano tutti i giorni in televisione.

    Un caro saluto, anonimo.
    Fiorenzo Fraioli (ecodellarete.net)

  • Anonimo scrive:
    26 maggio 2013 08:17

    Ripeto: Italia non popolo, ma tifoserie.
    Unica alternativa: autodeterminazione dei popoli.

  • Anonimo scrive:
    26 maggio 2013 08:17

    BY IL VILE BRIGANTE

  • Fiore scrive:
    26 maggio 2013 08:49

    "Certo è che Bagnai non è un riferimento per le grandi visioni d'insieme, e non lo può essere svolgendo così bene il ruolo di divulgatore di uno dei due problemi in cui siamo intrappolati."
    Assolutamente d'accordo con Alberto sottoscrivo!
    Aggiungo che personalmente sono favorevole anche all'idea di decrescita. Certo ora è difficile parlarne con una recessione in atto, però mi sembra un modo diverso e più consono alla nostra umanità di vivere la nostra vita lasciando più spazio ai nostri affetti e alle nostre peculiarità. Sono più vicina alle idee di decrescita di Tringali e Badiale che di Pallante, comunque sia in disaccordo da questo punto di vista con Bagnai, ma ciò non mi preclude il fatto di seguirlo e di ringranziarlo per lopera divulgativa che ha fatto e continua a fare senza pretendere di ritrovarmi su tutto cio che afferma al di fuori della critica alla moneta unica.

  • Anonimo scrive:
    26 maggio 2013 10:25

    La decrescita devono deciderla i popoli non i Grillo o i Tringali o i Pallante.
    La Sicilia è in decrescita da 153 anni.
    Gli affetti li vogliamo, ma ce li vogliammo tenere tutti per noi.
    BY IL VILE BRIGANTE

  • Anonimo scrive:
    26 maggio 2013 13:03

    La decrescita non la stanno decidendo Grillo, Tringali e Pallante, questi si limitano a fornigli il supporto ideologico.

  • Anonimo scrive:
    26 maggio 2013 14:09

    Ah si? E chi la sta facendo laggente??
    Basta con questa follia italiana.
    Sicliaem Libertas
    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • Socialismo_48 scrive:
    26 maggio 2013 18:34

    Ma questo ancora va cianciando della secessione del sud? Ma allora tieniti l' euro che spaccando in due l' europa sta spaccando ulteriormente l' italia! Ma almeno scrivi in un' altra lingua e usa argomentazioni migliori! 150 anni sempre uguali? Quindi la monarchia è stata uguale al fascismo che è stato uguale alla prima repubblica che è stata uguale alla seconda? Magari anche i partigiani erano dei mercenari al servizio dei savoia massoni inglesi bla bla bla :-))) ?

    Ad Emiliano: le problematiche italiane non possono distogliere dal fatto che uscire dall' euro seppure non sia affatto risolutivo rimane comunque oggettivamente una condizione seppur non sufficiente ma necessaria per la repubblica italiana.

  • Unknown scrive:
    26 maggio 2013 19:10

    @ IL VILE BRIGANTE. Guarda in buona sostanza condivido anche quello che dici, però basta, in ogni post scrivi la stessa cosa. Si può essere indipendentisti e parlare lo stesso dell'euro, sai? Visto che ti riguarda, che tu sia siciliano, pugliese o che so io. Così come la fine dell'euro non è la panacea di tutti i mali, non lo è nemmeno la separazione della Sicilia e di altre regioni dall'Italia. Che poi, tra sparazione e indipendenza di fatto può esserci un abisso nella concretezza delle cose.

  • Fiore scrive:
    26 maggio 2013 22:00

    Ho parlato della decrescita e di come personalmente la trovi interessante per far capire che se da questo punto di vista non c'è sintonia con Bagnai non significa che non finirò mai abbastanza di ringraziarlo per il suo blog e per il suo libro. Questo esempio per riallacciarmi al presente post e per dire che se anche Moreno Pasquinelli non è sulla stessa di linea di Bagnai riguardo ad ulcuni argomenti non è detto che non debba portare rispetto allo stesso Bagnai e trovare dei punti di accordo. Sono convinta infatti che questa non è stata una critica, che quando sono giuste sono sacrosante, ma un attacco per alcune frasi che riporto:
    1) Considerarlo come Zingales ben sapendo che non è così (leggete anche i post del blog non solo il libro);
    2) i "followers" tradisce un'aria di supponenza. Pensate veramente che siamo tutti cretini?
    3)"se anche Zingales, un ultra-liberista seguace di Milton Friedman e grande estimatore del thatcherismo..." Zingales ha solo capito l'aria che tira e piano piano fa marcia indietro per dire poi anche io l'avevo detto.
    4)"Anche molti presunti keynesiani fanno appunto parte di questa schiera di insabbiatori..." insabbiatori mi pare pesante!
    5)"La cura per uscire dal marasma è quindi semplice: tornare alle valute nazionali, e, grazie al gioco compensativo delle svalutazioni e rivalutazioni, i mercati capitalistici, compresi quelli finanziari torneranno a scoppiare di salute." Non è così l'ha ripetuto tante volte che non è solo uscendo dall'euro che finirà il problema. Tra le tante una importante: il ruolo della banca centrale che deve di nuovo lavorare di concerto con il tesoro.
    6)"Lo fa squadernando una panoplia di grafici e tabelle. La sua specialità. Ovviamente ciò non spaventa nessuno, ma impressiona assai coloro che, mossi da una sincera passione civile e da un sano disprezzo per il partito unico degli euristi, si sono gettati con foga nella disputa “euro sì, euro no”. Per costoro, non certo colpevoli per essere dei principianti, le tabelle di Bagnai hanno un effetto stupefacente, nel senso letterale del termine. Creano un’illusione d’irrefutabilità." Qui, penso, ve ne siete veramente passati! Uno mette a disposizione il suo sapere, cercando in buona fede di spiegare nel modo più semplice possibile, considerando quello che circola nel paese sulla stampa che sulle TV,
    un nuovo punto di vista sulla crisi e voi scrivete che l'ha fatto per avere un effetto stupefacente. Sinceramente non capisco. Questo rispetto a Bagnai.
    Rispetto invece all'anonimo del 26 maggio delle 0,44
    Chiarisco che non sono affato d'accordo su quello che ha scritto perchè fa una confusione totale con il centro sinistra che è in parlamento. Non si puoò dire che non vi siete spesi contro questa crisi. Avete organizzato convegni (uno se non ricordo male anche l'anno scorso ad Assisi), seminari, lavorato nel blog insomma
    avete fatto il massimo considerando che avete poca visibilità.
    @ VILE BRIGANTE
    Ho parlato di decrescita ed ho citato alcuni autori, ho detto per caso che la devono decidere loro? Loro scrivono libri ed indacono alcune possibili vie. Spetterà al popolo decidere come e in che modo e se farlo.
    Se vuoi la secessione per la Sicilia fai come credi non mi sembra di aver detto nulla in merito. Solo una cosa la secessione secondo te viene meglio se rimaniamo in Europa e se invece ne siamo fuori?

  • Anonimo scrive:
    27 maggio 2013 08:56

    Dopo due 2 anni di gestazione uno si aspettava un elefantino.Invece sono nati dei gattini (gli economisti del manifesto), pronti a fare le fusa ai padroncini per essere "lisciati" .

  • Anonimo scrive:
    27 maggio 2013 11:00

    "Compagno Bagnai"? ma stiamo scherzando? Guardate qui la figurella che fa il "compagno" Bagnai messo alle strette:

    www.youtube.com/watch?v=xSdO4NpCH-U

  • Vopisco scrive:
    27 maggio 2013 12:58

    Non occorre essere seguaci di Bagnai per scorgere la fragilità dell'argomentazione di quest'articolo. In sostanza, si può riassumere con "sì, Bagnai, ma perché non dici che il capitalismo è brutto e che bisogna fare la rivoluzione?". Non voglio giudicare le intenzioni dello scrivente, ma dare addosso all'opera di Bagnai soltanto perché non è abbastanza radicale assomiglia molto a un sintomo di quella leniniana malattia infantile del comunismo.

    La fallacia logica, poi, dell'accomunare Bagnai a Zingales solo perché hanno detto entrambi che l'euro è insostenibile è talmente evidente da inficiare la bontà di tutto quel che segue. (Senza contare che una tale smaccata mancanza di coerenza logica ha il sapore di un pretesto per partire lancia in resta in una polemica sterile.)

    Altri commentatori hanno già sottolineato che Bagnai sostiene proposte di sinistra, come l'indicizzazione dei salari, che un ultraliberista come Zingales non sosterrebbe mai. Non vi basta? Ritenete di avere una base di consenso sufficiente per fare la rivoluzione? Prego, fatevi avanti. Ma, nel mentre, attaccare una persona di sinistra che sostiene cose che anche voi potete condividere mi sembra francamente ridicolo.

  • Unknown scrive:
    27 maggio 2013 16:26

    Ma chi critica l'MPL puntando il dito su un suo presunto purismo, le tesi e le proposte del Movimento le ha mai lette?

  • Redazione SollevAzione risponde:
    27 maggio 2013 19:01

    Sono francamente basito da alcuni commenti.
    L'aver citato Zingales è stato interpretato come se volessi mettere Bagnai sullo stesso piano.
    Suvvia! fare uno sforzo!
    Ogni persona non prevenuta capisce il senso dell'accostamento, che era a premessa del mio ragionamento: si può giungere ad un medesimo giudizio su un singolo fenomeno (in questo caso l'euro) pur avendo concezioni economiche, politiche e ideologiche non solo differenti ma opposte.
    Per dire che essere contro l'euro di per sé (1) non qualifica qualcuno come scienziato -- se no lo sarebbe pure Zingales; (2) non ci dice ancora niente su quale sia la sua teoria economica; (3) men che meno ci dice qualcosa sulla sua concezione della società e del mondo.
    Detto questo ribadisco che gli ammiratori di Bagnai possono rigirarla come vogliono, ma la teoria economica di Bagnai è tutta dentro il perimetro dell'economia politica della classe dominante, e che oscilla dal cosiddetto "neoliberismo" al keynesismo.
    Fatemi dire che seguire oggi vere politiche keynesiane implica far saltare per aria l'edificio eurista. QUindi massima disponibilità all'unione oi keynesiani veri.
    Il problema è che Bagnai non lo è, lo sembrava, ma non lo è. Vedi il suo Manifesto eurista firmato assieme ai banchieri di Goldman Sachs, di Nomura di Deutsche Bank.
    Moreno Pasquinelli

  • Anonimo scrive:
    27 maggio 2013 19:02

    Rispondo ai simpaticoni che mi accusano di essere eurista perchè volgio la separazione della Sicilia. Le vostre affermazioni sono veramente divertenti, io non ho mai parlato di indipendenza dalla Sicilia per entrare nell'euro, altrimenti che indipendenza sarebbe?
    Voi del nord ci avete sempre umiliato chiamandoci per mafiosi e delinquenti e parassiti. Vi ricordo che la mafia è stato il braccioa rmato dello stato centrale che ha messo in ginocchio noi siciliani in nome dell'interesse supremo della nazione che voi difendete (il pericolo rosso, l'America amica, bla bla bla).
    Che il gramsci fu l'unico intellettuale del suo tempo a denunciare le nefandezze del nord contro il sud.
    E che lo Stato che voi difendete ha operato scentemente col clientelismo per mettere il mio popolo l'uno contro l'altro.
    Questa storia dell'euro è un'altra tattica per metterci contro e sparare fango? Mi auguro di no. Ma non mi lamento perchè ci siamo abituati, vedi i forconi che furono accusati dalla stampa di regime di essere affiliati di FN e manovrati dalla Mafia. Penso che dovrfeste scendere un pò dai vostri piedistalli e farvi un bagno di umioltà e di non leggere la storia faziosamente.
    PS:
    Io non sono per l'euro, sono per l'autonomia della mia terra. E se non la riusciamo ad ottenere, giusta l'indipendneza.
    PUNTO E BASTA
    SALUTI POPOLO DI TIFOSI, ANDATE A VEDERVI LA PARTITA DELLA JUVE

  • Anonimo scrive:
    27 maggio 2013 19:18

    E in risposta a Socialismo - 48.
    No, io non credo che i partigiani fossero pagati dalla massoneria e non sono complottista (questi stereotipi gratuiti poi non li comprendo) io scrivo quello che scrivo per provocazione: se si continua a dibattere come euro male assoluto dell'Italia e non ignorare il resto della storia d'Italia, che ha sempre visto la mia terra subalterna agli interessi monarchici prima, giolittiani poi, fascisti ancora dopo, democristiani ancora dopo, e rischiare di cadere nello stesso errore di fare uno stato ultracentralista come quello che ha avuto l'Italia (perchè diciamocelo: l'Unità d'Italia è stata una guerra di conquista per soddisfare l'imperalismo formato mignon del sabaudo) e non si rispettano le memoria dei caduti e rinnegati per questo stato: Rizzotto, Impastato, Falcone e Borsellino e tanti tanti altri,non si riconosce l'autonomia sicilaina, riconsociuta dalla Costituzione, non vedo che differenza continui a sussistere tra Sicilia in Italia sovrana e Sicilia in Europa neo-liberista carolingia.
    Tutto qui. Nessun complottismo, solo desiderio di far valere i diritti che tanta gente ci ha tolto.
    BY
    IL VILE BRIGANTE
    PS:
    Socialismo 48, forse non lo sai, ma la maggior parte degli indipendentisti erano socialisti, vedi Canepa, ad esempio.

  • Fiore scrive:
    27 maggio 2013 19:41

    @Anonimo prima di tutto firmati. la partita della juve guardala tu, anche perchè a me il calcio non interessa e soprattutto perchè anche qui in questo blog esistono dei tifosi. Pensate che frequentando sollevazione voi ne siete esenti? Oltretutto se si è convinti di una certa tesi è normale che ci si accalori per quella.
    @Moreno Pasquinelli
    Estrapolo alcuni brani da due vostri vecchi post che riguardano Bagnai:
    IL TRAMONTO DELL'EURO
    Incontro a Perugia con Alberto Bagnai
    Giovedì 6 dicembre, ore 17:30 110 café

    Alberto Bagnai è uno di quegli economisti che lotta come un leone per spiegare che l'euro è condannato a passare a miglior vita. Non lo fa perché è un apocalittico, tantomeno perché adotta una qualche variante delle teorie complottiste che vanno tanto di moda sul web. NEMMENO USA, PER SPIEGARE LE SUE TESI, PARADIGMI MARXISTI. Si attiene piuttosto all'a,b,c, dell'economia politica, quella che definiremmo, "BORGHESE", ai principi fondamentali da sempre insegnati sin dal primo anno nelle facoltà di economia. Quei principi che la sbornia neoliberista degli ultimi decenni con tanta baldanza pareva aver derubricato. Di contro al neoliberismo appunto, Bagnai recupera decisive categorie keynesiane, tra cui quella della moneta. Concetti che espone nella sua recente fatica Il Tramonto dell'euro...
    ...Dopo quattro anni di recessione i testi sulla crisi non mancano. La maggior parte però propone ricette per salvare l'euro da se stesso, modificando le regole europee in nome di un improbabile "più Europa". Mancava un testo che si ponesse il problema di salvare i cittadini dall'euro.
    Sfondando la barriera dei luoghi comuni, questo libro illustra il legame fra l'euro e la disintegrazione economica, sociale e politica dell'Eurozona, descrive le modalità e le conseguenze pratiche di un eventuale percorso di uscita e, infine, indica la direzione lungo la quale riprendere - dopo l'infelice parentesi dell'unione monetaria - un reale percorso di integrazione culturale, sociale ed economica europea.
    Un altro euro non è possibile. La sua fine segnerà l'inizio di un'altra Europa, possibile e desiderabile.
    L'ULTIMA FATICA DI ALBERTO BAGNAI
    Il tramonto dell'euro

    L’effetto complessivo del libro è liberatorio, nel senso che offre strumenti per capire la realtà e incoraggiarci a pensare che il futuro può tornare a dipendere da noi, che non ci sono potenze misteriose ai cui capricci ci dobbiamo piegare, e da placare offrendo sacrifici sempre più pesanti attraverso rituali governati da tecnici-sacerdoti, in realtà sempre più chiaramente apprendisti stregoni al servizio di oligarchie nostrane e straniere».
    recensione del compagno Claudio Romanini
    Domanda: da dicembre 2012 ad oggi mi spieghi cosa è cambiato?

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    Fiore scrive:
    27 maggio 2013 19:43

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • Socialismo_48 scrive:
    28 maggio 2013 00:13

    @Pasquinelli:
    " QUindi massima disponibilità all'unione oi keynesiani veri.
    Il problema è che Bagnai non lo è, lo sembrava, ma non lo è. Vedi il suo Manifesto eurista firmato assieme ai banchieri di Goldman Sachs, di Nomura di Deutsche Bank.
    Moreno Pasquinelli"

    Non so. Rimango perplesso. Allora anche Sapir vicino alla sinistra francese è un " mezzo keynesiano"? Non so. Di quel manifesto ciò che mi lascia perplesso è che è insufficiente ma definirlo eurista mi sembra eccessivo. Si parla chiaramente di un progressivo ritorno alle valute nazionali e un diverso coordinamento tra di esse. Manca una critica radicale ai principi del mercato unico europeo. Sono d' accordo, ma aspetterei.

    Al vile brigante: io non ho mai detto che l' euro è la causa di tutti mali ma che esso impedisca all' italia di uscire dalla crisi in quanto spaccando in due l' europa sta spaccando ancora di più in due la già lacerata repubblica italiana. Quindi per me è impossibile rilanciare il sud italia dentro l' euro in quanto non ho più nemmeno quegli strumenti per farlo che sono stati usati male nella prima repubblica. L' italia non è uno stato " centrale" da quando è in Maastrcht. Trattato che notoriamente toglie sovranità dall' alto ( verso bruxells) e dal basso ( verso le regioni, gestione fondi europei,ecc).

  • Anonimo scrive:
    28 maggio 2013 07:44

    @Fiore: per partita della juve intendevo in senso metaforico, ovvero Italia = no popolo, ma = tifossi. Se poi questi sono juventini, interisti, milanisti, grillini, berlusconiani, antigrilli, antiberlusconiani, piddini antipiddini, bagnaiani e antibagnaiani non fa alcuna differenza;
    Socialismo - 48: verissimo, peccato che poi ritornerà ad essere unos tato ultracentrale, e le istanze sacrosante del popolo siciliano torneranno ad essere soffocate in nome dell'interesse supremo della nazione.

    E comunque, vi prego continuate a scannarivi tra antibagniani e antibagnaiani che non fate altro che confermare le mie tesi.
    UHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHA, continuate a far finta di nulla
    UAHUAHUHAUHAUHA
    Ma dove volete farlo il socialismo su queste bvas? Mweglio la disgregazione dello Stato a sto punto.
    BY
    IIL VILE BRIGANTE

  • Anonimo scrive:
    28 maggio 2013 07:45

    Bagnaiani e antibagnaiani
    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • Anonimo scrive:
    28 maggio 2013 10:09

    Ai Compagni del MPL,
    Vi invito a
    partecipare al Convegno sulla Sovranità Monetaria indetto dal Comitato per la Resistenza Italiana previsto il 01/06 a Roma presso l'Hotel Dei Congressi alle ore 14.30
    Hasta siempre la Victoria!

    Patriota Rosso

    http://socialismonazionale.files.wordpress.com/2013/05/sovranitc3a0.jpg

  • Socialismo_48 scrive:
    28 maggio 2013 22:13

    Ma adesso i nostalgici del duce si chiamano dicono " hasta la victoria", si dichiarano di "sinistra nazionale" e si apropriano della parola " socialismo" ?

  • Anonimo scrive:
    29 maggio 2013 07:25

    Almeno qui il socialismo ha vinto ;-)
    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    Redazione SollevAzione risponde:
    30 maggio 2013 10:48

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    30 maggio 2013 11:01

    Sempre raccomandiamo i nostri lettori di tentare, in sede di commento, di attenersi al tema o al soggetto dell'articolo in discussione. Accade, come in questo caso, che inizi il ping pong tra alcuni lettori. Questo non sarebbe male se, appunto si restasse al tema.
    Riguardo all'invito di "socialismo nazionale" non decide la sollevAzione, ma la direzione politica di Mpl. Ci preme dire che Mpl, sul piano programmatico coniuga in maniera indissolubile socialismo e democrazia, rifiuta ogni concezione statolatrica e difende l'idea dello Stato di diritto per cui sovrano è il popolo e lo Stato è sottoposto a questa sovranità.
    Vedi
    Carta dei Principi

  • Emilio L. scrive:
    30 maggio 2013 14:06

    In effetti, non si può negare che l'additare come causa di tutti i mali il "nemico esterno" (ma anche solo la casta politica corrotta), fa indirettamente il gioco di quanti vogliono congelare l'attuale assetto del potere e della distribuzione del reddito e della ricchezza all'interno della nostra società.

    Un cordiale saluto.
    http://marionetteallariscossa.blogspot.it/

  • Anonimo scrive:
    14 agosto 2013 12:32

    Geremia
    ".......prima di lui, Lenin, con la sua analisi dell’imperialismo come “fase suprema” quindi terminale del capitalismo ...."
    Non sono del tutto d'accordo con la lettura dello spirito della frase di Lenin che, detto fra noi, sapeva quello che voleva dire.
    Il Capitalismo, per diversi secoli, è stato solo un mezzo per arrivare ad un imperialismo totale ed è implicito che una volta conseguito questo da parte di chi ci è riuscito, il capitalismo inteso nel suo senso tradizionale, finisce.

  • Anonimo scrive:
    2 giugno 2014 20:54

    Uscita dall'euro da destra o da sinistra. Per non sbagliare basta usare il tom tom

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