martedì 14 maggio 2013

LA CANTONATA DI GRILLO SUL DIRITTO DI CITTADINANZA di Piemme

14 maggio. Una ne pensa e cento ne dice. Questo ci viene in mente rileggendo la sortita di Beppe Grillo sullo Ius soli. Non si possono tollerare certe uscite su tematiche tanto controverse con il motivo di ottenere il coupe de theatre per portare voti alle liste di M5S nelle imminenti elezioni municipali. La questione è in effetti delicata e scottante, ed è inaccettabile buttarla in caciara, fosse anche solo a causa della montante ondata xenofoba che attraversa le viscere della società italiana. Un forza democratica dovrebbe non solo contrastare la xenofobia e rifuggire dalla facile demagogia, dovrebbe difendere in linea di principio lo Stato di diritto, di cui il diritto di cittadinanza e le vie per accedervi sono elementi di primaria importanza.

Ma vediamo cosa ha scritto testualmente Beppe Grillo il 10 maggio sul suo blog:
«In Europa non è presente, se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate, lo ius soli. Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionferà (ma sempre a spese degli italiani) non è chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano. Lo ius soli se si è nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Chi vuole al compimento del 18simo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola può naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita. Una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente. Inoltre, ancor prima del referendum, lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della UE. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa».
Partiamo dalle cose meno importanti. Colpisce l'improvvisa resipiscenza "europeista" di Grillo. Non si possono contestare i proconsoli che invocano l'austerità antipopolare in nome dell'Europa, non si può condannare la loro svendita di sovranità nazionale e poi invocare l'Unione dandogli un diritto di veto proprio sul criterio di come si acquisisce la cittadinanza italiana.

In secondo luogo. Grillo pensa di dare una verniciata di democraticità alla sua uscita che obiettivamente liscia il pelo ai sentimenti xenofobi, proponendo che a decidere sia il popolo col referendum. Che occorra essere prudenti a sottoporre ogni decisione politica a referendum è una specie di chiodo fisso di Cinque Stelle. Vogliamo davvero rimpiazzare la democrazia parlamentare con quella plebiscitaria spacciata per "democrazia diretta"? Vogliamo davvero prendere la Svizzera a modello? Questa è un'altra questione di principio su cui M5S ha una posizione come minimo confusa.

Il terzo aspetto è sconcertante, mi riferisco, se Grillo contesta in linea di princpio lo Ius soli, all'insensibilità rispetto al problema della tutela di centinaia di miglia di minorenni nati in Italia da coppie di stranieri ( o da coppie miste) che con la normativa attualmente vigente non hanno infatti gli stessi diritti dei loro coetanei. Non è lecito giocare coi principi: fino a quando esisteranno gli stati-nazione con il loro principio della cittadinanza, o lo Stato la concede, in base al principio dell'eguaglianza oppure, si ricorra al principio arcaico del "sangue" o ad altri strategemmi legali, lo si nega. Come di fatto avviene in Italia. Qual'è la normativa vigente nel nostro paese?
"Il testo fondamentale che regola le modalità di acquisizione della cittadinanza è la legge 5 febbraio 1992 n. 91; il quadro normativo è completato dal Decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 1993, n.572 e dal Decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n.362, che regolamentano le norme attuative dei principi generali normativi.
La L.92/91, che si basa sul principio dello ‘ius sanguinis”, prevede in estrema sintesi tre modalità per l’accesso alla cittadinanza per coloro che sono di origine straniera: per nascita, per naturalizzazione e per matrimonio. In relazione alla prima ipotesi è cittadino per nascita chi è nato da cittadini italiani; se i genitori stranieri sono diventati cittadini italiani, anche il figlio minore convivente diventa cittadino italiano. In base allo stesso principio dello ‘ius sanguinis’, se il minore è nato in Italia ma i genitori non sono cittadini italiani, il figlio non acquista la cittadinanza italiana, e può diventare cittadino italiano solamente dopo il compimento del 18° anno di età e con la dimostrazione di avere risieduto regolarmente ed ininterrottamente sino al compimento della maggior età.
Se sposa un/a cittadino/a italiano/a, lo straniero acquista la cittadinanza, così come previsto dalle modifiche apportate dalla L.94/09, dopo una residenza di due anni. Per quanto concerne la naturalizzazione, la cittadinanza può essere concessa dopo 10 anni di residenza ininterrotta sul territorio nazionale". [1]
Per capire di cosa stiamo parlando varrà la pena mettere bene a fuoco la dimensione del fenomeno dell'immigrazione in Italia e di quanto pesi in questo quadro quella dei figli di stranieri nati in Italia, circa mezzo milione.
«Attualmente vivono in Italia circa 5 milioni di persone di origine straniera. Molti di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti nel nostro Paese, che tuttavia possono accedere alla cittadinanza con modalità quanto mai ristrette e dopo un lungo percorso burocratico. Le conseguenze di tale situazione sono disuguaglianze ed ingiustizie che, impedendo una piena integrazione, disattendono il dettato costituzionale che all’articolo 3 stabilisce il fondamentale principio di uguaglianza, ed impegna al contempo lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il suo raggiungimento. La distribuzione demografica della popolazione straniera evidenzia una concentrazione nelle fasce di età più giovani: ha meno di 18 anni il 22% dei cittadini stranieri residenti (contro il 16,9% dell’intera popolazione ); ha una età compresa tra 18 e 39 anni il 47% dei cittadini stranieri mentre gli ultraquarantenni stranieri sono solo il 30,7%, e solo il 2,3% ha una età superiore ai 65 anni. 
I cittadini stranieri contribuiscono dunque in maniera determinante allo sviluppo dell’economia italiana e alla sostenibilità del sistema di welfare in misura maggiore di quanto comunemente si pensi. La stabilizzazione delle migrazioni è resa evidente dalla crescita costante delle nascite in Italia di bambini con uno o entrambi i genitori stranieri. 
I 21.816 bambini con almeno un genitore straniero nati in Italia nel 1999, sono diventati 72.472 nel 2008 (77.109 nel 2009 secondo gli ultimo dati diffusi dall’ISTAT). Al 1 gennaio 2010 i cittadini stranieri residenti nati in Italia sono ormai 572.720, il 13,5% del totale dei residenti stranieri. Molti di loro non hanno mai conosciuto il paese di origine dei genitori; hanno forme e stili di vita del tutto simili ai coetanei italiani, sono a tutti gli effetti parte integrante della nostra società ma non hanno acquisito la cittadinanza italiana alla nascita in quanto non previsto dalla legislazione vigente». [2]
C'è quindi una questione di principio riguardante il diritto di cittadinanza, e su questo piano lo ius soli è certamente più democratico e preferibile di quello sanguinis, ma come ogni cosa il diavolo può nascondersi nei dettagli e nelle procedure. Come mostra la scheda qui sotto in alcuni paesi dove vige lo ius sanguinis, vedi la Germania e l'Irlanda, l'accesso alla cittadinanza è decisamente più semplice che in Italia, dove le procedure sono pensate per limitarlo in maniera brutale. 


Prima di alzare un gran polverone, col rischio di portare acqua al mulino degli xenofobi, Grillo avrebbe dovuto studiare meglio la questione e attendere che la neo-Ministra Cecile Kyenge entrasse nel merito, indicando, appunto criteri e procedure dell'introduzione dello ius soli. Tanto per dire: la legge avrebbe validità retroattiva o varrebbe solo per i figli di stranieri nati in Italia dopo l'approvazione delle legge? [3]

 SCHEDA: COME SI OTTIENE LA CITTADINANZA IN ALCUNI PAESI OCCIDENTALI

Francia

Lo ius soli esiste dal 1515, con la variante doppio ius soli: è più facile ottenere la cittadinanza per uno straniero nato nel Paese da genitori stranieri a loro volta nati nel Paese.

Germania

Vige invece lo ius sanguinis (diritto di sangue) ma le procedure per ottenere la cittadinanza sono più semplici e rapide che in Italia: dal 2000 basta che uno dei due genitori abbia il permesso di soggiorno permanente da almeno tre anni e viva nel Paese da almeno otto anni per concedere al minore straniero la cittadinanza.

Irlanda

Vale lo ius sanguinis ma se uno dei due genitori risiede regolarmente nel Paese da almeno tre anni prima della nascita del figlio, il minore ottiene la cittadinanza.

Belgio

La cittadinanza si ottiene automaticamente se si è nati sul territorio nazionale, ma quando si compiono 18 anni, o i 12 se i genitori sono residenti da almeno dieci anni.

Spagna

Vige una versione morbida dello ius sanguinis: diventa cittadino spagnolo chi nasce da padre o madre spagnola oppure chi nasce nel Paese da genitori stranieri di cui almeno uno deve essere nato in Spagna.

Portogallo

La cittadinanza è regolata dallo ius sanguinis. Ma la riforma del 2006 introduce la cittadinanza automatica per nascita per la terza generazione cioè per i figli i cui genitori sono nati in Portogallo, e la cittadinanza per acquisizione per la seconda generazione attraverso la semplice dichiarazione che uno dei genitori ha risieduto legalmente in Portogallo per cinque anni. Riconosce un diritto alla naturalizzazione per la prima generazione di immigrati se sanno parlare portoghese e hanno una fedina penale pulita. Naturalizzazione che non richiede più un reddito sufficiente o altre prove di integrazione

Svizzera

Anche nella confederazione elvetica lo ius soli non conferisce il diritto di cittadinanza che si ottiene se si è figli di padre o madre svizzeri, se sposati, o di madre svizzera se non sono sposati.

Gran Bretagna

Acquista la cittadinanza chi nasce in territorio britannico anche da un solo genitore cittadino britannico o che è legalmente residente nel Paese a certe condizioni (si parla di indefinite leave to remain, oppure il right of abode).

Stati Uniti e Canada

In Canada e negli Stati Uniti vige lo ius soli: chi nasce negli Usa è cittadino americano, tranne i figli di diplomatici stranieri. E lo è anche chi non nasce in territorio nazionale ma da genitori americani e almeno uno è stato residente negli Stati Uniti. È sufficiente anche un solo genitore americano se è vissuto almeno cinque anni nel paese prima della nascita, di cui almeno due dopo il quattordicesimo anno d'età. [4]

Note

[1] PROPOSTA DI LEGGE DI MODIFICA DELLA L. 5 FEBBRAIO 1992 N. 91 “NUOVE NORME SULLA CITTADINANZA”. In: Italia sono anch'io
[2] Ibidem
[3] «Quanti sarebbero i nuovi cittadini italiani se si procedesse alla riforma della cittadinanza in direzione dello isu soli? Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2011 sono nati in Italia da genitori stranieri 80mila bambini. Ciò vuol dire che se lo ius soli fosse stato applicato nel 2011, in 80mila sarebbero diventati italiani perché nati sul territorio nazionale. Questa l’indagine svolta dalla Fondazione Leone Moressa, a seguito dell’impegno espresso dalla Ministra per l’Integrazione Cecile Kyenge di portare avanti la riforma della cittadinanza». Programma integrazione, 6 maggio 2013
[4] Il Sole 24 ore del 14 maggio
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28 commenti:

  • Anonimo scrive:
    14 maggio 2013 14:20

    Grillo deve andarsene dove dice sempre di andare lui agli altri.
    Condivido il testo ma ci si ricordi dell'autodeterminazione dei popoli italici
    by
    IL VILE BRIGANTE

  • Veritas odium parit scrive:
    15 maggio 2013 02:56

    Piemme sarebbe stato più onesto se avesse semplicemente detto: Grillo e la contestazione all'attuale sistema ci stanno bene finché si inquadrano in una prospettiva tradizionalmente di "sinistra" (religione dell'umanità, mitologia antirazzista ecc.). Altrimenti preferiamo il sistema.

    Ed è altamente significativo che siate pronti a ritrattare le vostre altisonanti rivendicazioni democratiche non appena il "popolo" minaccia di volere cose diverse da quelle che volete voi. Che è esattamente ciò che l'unione europea va facendo da trent'anni a questa parte.

    PS: I vostri avversari sono xenofobi? E voi sarete xenofili, quale titolo di superiorità.....

  • Anonimo scrive:
    15 maggio 2013 07:34

    Capisco perchè antirazzismo e solidarietà sono parti del sistema.
    Complimenti odium il tuo nome ti calza a pennello

    BY
    IL VILE BRIGANTE

  • Anonimo scrive:
    15 maggio 2013 08:51

    E in difesa di Piemme, cui non conosco e non provo simpatia (appunto perchè mi è sconosciuto) il fatto che si è a favore dell'uguaglianza tra uomini non vuol dire xenofilia, xenofilia e xenofobia sono cose che con l'uguaglianza non c'entrano nulla, direi sono addirittura facce della stessa medaglia. Ma penso che Piemme saprà spiegartelo meglio di me

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    Redazione SollevAzione risponde:
    15 maggio 2013 15:10

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    15 maggio 2013 15:10

    A Franco Busoni:

    La normativa vigente è una vergogna, concepita per rendere arduo ottenere la cittadinanza e far desistere i richiedenti. In sintesi: è la peggiore di tutt'Europa. Se sei extracomunitario,
    devi avere regolare permesso di soggiorno e residenza per 10 anni
    consecutivi, con reddito adeguato (sei non hai reddito "adeguato" e lavoro fisso scordati la cittadinanza). E scordatela se la tua fedina penale non è immacolata. Dopo i 10 anni puoi fare richiesta, e ne passano se va bene altri due prima di ottenerla. Se riesci ad ottenerla, dopo questo calvario, la trasmetti automaticamente ai figli minorenni, ma solo se questi sono
    conviventi con i genitori al momento del loro giuramento. Se invece, i
    tuoi genitori, pur residenti in Italia, non possiedono la cittadinanza,
    devi aspettare il 18° anno di età e farne richiesta entro il 19°. E anche in questo caso la cosa va alle calende greche.

  • Redazione SollevAzione risponde:
    15 maggio 2013 15:12

    Dice Franco Busoni:
    «al di là del "daje al Grillo" non mi sembra che l'articolo dia un grande contributo di chiarezza e certo incardinarlo su citazioni estrapolate da una proposta di legge non è un gran bel metodo ... Non è meglio partire da quel che prevede la normativa oggi (a parte la via crucis burocratica che richiede solo volontà politica invece di una legge)? limitiamoci dunque ai non comunitari: lo straniero non comunitario residente legalmente e ininterrottamente in Italia da almeno 10 anni può presentare domanda di cittadinanza e lo straniero che acquisisce la cittadinanza italiana la trasmette ai figli minori conviventi... Dunque la faccenda del compimento del 18 anno di età non ha un po' la funzione del fumogeno?»

  • Guido scrive:
    15 maggio 2013 21:59

    "Lo ius soli esiste dal 1515, con la variante doppio ius soli..."

    (...ma se il figlio è nato in Francia da genitori nati nel Paese che razza di "facilitazioni" dovrebbe avere per essere cittadino francese, se davvero c'è lo ius soli?)

    "Vige invece lo ius sanguinis (diritto di sangue) ma..."

    "Vale lo ius sanguinis ma..."

    "Vige una versione morbida dello ius sanguinis..."

    "La cittadinanza è regolata dallo ius sanguinis..."

    "...ius soli non conferisce il diritto di cittadinanza..."

    (...quindi altro ius sanguinis...)

    ...e ciliegina sulla torta...portare la Patria del "Capitalismo Trionfante" (e la sua "spalla" canadese) come unico fulgido esempio di ius soli.

    Per curiosità mi sono andato a vedere come veniva gestito il diritto di cittadinanza in URSS:

    http://www.democracy.uci.edu/files/democracy/docs/conferences/grad/makaryanpaper.pdf

    ...ebbene...se l'autore avesse portato ad esempio l'URSS, forse la cosa mi sarebbe sembrata meno paradossale, ma *comunque* mi sarei chiesto se l'autore si rendeva conto che c'erano delle *ragioni* dietro a certe scelte:

    Francia e UK avevano un impero fino a ieri...con europei nati nelle colonie...non sono "morbidi"
    su questo fatto per "buon cuore", ma perchè avevano degli europei a cui mantenere la cittadinanza e, in seconda istanza, la borghesia autoctona delle colonie da tenersi cara.

    Gli USA avevano bisogno di manodopera (un tempo) e di schiavi (ora).

    L'URSS si proponeva come la Patria globale del "Bel Sol dell'Avvenire"
    comunista.

    Ora...quali ragioni tanti compagni spasimano per concedere uno "ius soli alla Americana" in un Paese capitalista?

    Non è forse chiaro che ci sono sempre e comunque delle ragioni "concrete" e non dei puri principi campati per aria dietro alle azioni degli Stati...e che in questo Paese il "Bel Sol dell'Avvenire" non lo si vede manco con gli occhiali ad infrarossi?

    O forse il concetto è "mandiamo in vacca tutto, così accelleriamo il processo rivoluzionario"?

    In questo caso potrei anche capire...

  • Guido scrive:
    15 maggio 2013 22:08

    Ci tengo a precisare che, in tutta franchezza, provo nessun senso di "fratellanza" nei confronti sia degli italiani che degli stranieri (e in questo sono imparziale), ma il modello del "melting pot a stelle e strisce" dove la gente ha in comune a malapena la lingua e dove nessuno ha in comune niente con nessuno mi sembra un modello di società del ca...o.

  • Guido scrive:
    15 maggio 2013 22:19

    x Anonimo

    Se vogliamo essere del tutto idealisti ed integralisti se si è veramente a favore dell'uguaglianza tra gli uomini non si dovrebbe chiedere lo "ius soli", ma l'abolizione del concetto *stesso* di cittadinanza!

    Ad ogni modo non condivido affatto un approccio idealista ed integralista che non comprende che le scelte politiche hanno *sempre* delle ragioni concrete e che certe
    scelte hanno un senso o un altro a seconda del contesto:

    Propugnare lo "ius soli" in una società comunista non è lo *stesso* che farlo in una società capitalista, esattamente, a mio avviso, come non lo è propugnare "la pena capitale" in una società comunista piuttosto che in una società capitalista.

    Io, ad esempio, sono favorevolissimo alla pena capitale
    in una società realmente comunista (non una capitalista che tiene giusto le reliquie del socialismo, come la moderna Cina), ma non in una società capitalista...

  • Anonimo scrive:
    15 maggio 2013 22:53

    Bravi. sono d'accordo. Ho postato una lettera aperta a Beppe Grillo, sulla questione, in chiave "sanguinis":

    IUS SOLI, IUS SANGUINIS: Lettera aperta a Beppe Grillo
    http://cambiailmondo.org/2013/05/10/ius-soli-ius-sanguinis-lettera-aperta-a-beppe-grillo/

  • Guido scrive:
    15 maggio 2013 23:34

    Non condivido, ma è innegabilmente una bella lettera.

  • Anonimo scrive:
    16 maggio 2013 00:18

    Mi spiace,ma stavolta quella di Pasquineli è una posizione puramente ideologica ed alquanto astratta,mentre mi sembra che il realismo ed il senso politico stiano dalla parte di Grillo.Ha ragione chi commenta che uno "ius soli" indiscriminato,alla maniera statunitense,sarebbe la fine dell'Italia.Non a caso questo cosmopolitismo spinto è tanto gradito al capitalismo contemporaneo.A proposito:è un caso che il Presidente del Consiglio in quota al gruppo Bildberg abbia nominato due ministre di origine straniera per la felicità dei gonzi della Sinistra,com'è facile presumere?

  • Anonimo scrive:
    16 maggio 2013 06:14

    Il realismo politico di Grillo sarebbe fare il referendum europeo sullo ius soli? E il referendum italiano sull'euro dove lo mettiamo?
    Ma quale pragmatismo. Grillo è un tattico ma non uno stratega
    e soprattutto è un ascaro miliardario che se ne fotte dei digiuni
    ecco eprchè ho deciso che lotterò per fare il mio referendum sulla mia Sicilia indipendente. Anche perchè se aspettiamo la vostra sollevazione popolare la Sicilia è più facile che arrivino le camice nere prima e io non voglio le camice nere nella mia terra
    BY IL VILE BRIGANTE
    http://www.youtube.com/watch?v=Boc2BmldYco&feature=share

  • marina minicuci scrive:
    16 maggio 2013 11:32

    sul tema a mio parere non hai completamente ragione tu, mio caro piemme, e non ha completamente ragione grillo. ma quello che salta agli occhi -prima ancora di entrare nel merito- è l'invidia che traspare da molti di voi. solo così mi spiego che dedichiate tempo al m5s solo quando lo si può colpire con qualcosa di controverso. siate sereni e pensate al paese che ha bisogno come il pane di gente come grillo.

  • Veritas odium parit scrive:
    16 maggio 2013 11:52

    Visto che non c'è stata risposta al mio precedente commento, vorrei porre la seguente domanda alla redazione: ho letto su questo blog innumerevoli articoli pieni di sdegno verso lo svuotamento delle procedure democratiche praticato dalla dittatura europea e dai suoi manutengoli allo scopo di imporre l'euro e la politica neoliberista ad esso collegata.

    Domanda: qualora lo stesso identico svuotamento delle procedure democratiche si rendesse necessario per salvaguardare l'integrità dei vostri immigrati, vi trovereste d'accordo?

    In altre parole: la democrazia per voi è un fine, oppure siete d'accordo coll'eurodittatura a considerarla un mezzo, cambiando solamente lo scopo verso cui deve indirizzarsi (per le élites europee l'euro, per voi i diritti umani) o essere ridotta al silenzio?

  • Carlo scrive:
    16 maggio 2013 14:24

    Evoluzione della società. Per quanto mi riguarda la percepisco anacronistica rispetto ai tempi in cui viviamo, però mi rendo conto che può contenere significati diversi riguardo alle esperienze vissute e all’età delle persone. Ora, in questa gara ad arrampicarsi sugli specchi, imposta dall’agenda di questa classe dirigente marcia, i buonisti si sbizzarriscono nel tentativo di dimostrare che l’integrazione degli immigrati è un bene per il paese. Ebbene, se può essere considerato un bene mettere in concorrenza le classi più disagiate di un paese come il nostro con altri diseredati del mondo, allora questo è bene. Per quanto riguarda l’emancipazione e l’allargamento di vedute che dovremmo trarne, i dubbi si fanno quasi certezze se torno con la mente agli anni immediatamente precedenti al fenomeno immigratorio. Eravamo in piena evoluzione nonostante la classe politica che non è mai stata all’altezza della situazione e si ragionava di qualità della vita, di autodeterminazione, di benessere, del modo più opportuno per ampliare la partecipazione delle masse popolari alla vita sociopolitica del paese. Per quanto riguarda il lavoro, a quei tempi si riteneva che non dovessero esistere lavori indegni e che tutte le mansioni dovessero adeguarsi a standard che non collidessero con la dignità e la salute delle persone. Ora non so se l’immigrazione sia stata un fatto orchestrato scientificamente dalla nostra classe dirigente, però è incontrovertibile il fatto che da quel momento in poi, tutti i propositi inerenti la nostra emancipazione culturale sono spariti dalle agende, sacrificati sull’altare della nuova emergenza. Persone che si proclamavano di sinistra e che reclamavano a gran voce diritti inalienabili, per non urtare la sensibilità dei nuovi arrivati hanno cancellato quelli ed altri, arrivando a proporre persino che venisse legalizzata l’infibulazione( libera e gratuita negli ospedali). Sono trascorsi vent’anni ed oltre da allora e a me, sinceramente, non mi pare che ci siamo evoluti, semmai siamo regrediti, sia culturalmente che economicamente e in quanto ai diritti dei lavoratori meglio stendere un pietoso velo. Del resto non è un segreto per nessuno che quando aumenta la base dei disoccupati, anche gli occupati sono più ricattabili. Ma lo sprofondamento nella merda non ha limiti precisi, e i fatti di cui siamo stati testimoni non servono ad aprirci gli occhi e a far prospettare un possibile scenario futuro a chi ha figli, simile a quello che si è verificato tragicamente a due passi da casa nostra nella ex Jugoslavia. Ma anche nella migliore delle ipotesi, nel caso che tutto vada per il verso giusto, che non ci sia un crollo catastrofico della nostra economia e che riusciamo a galleggiare come adesso anche in futuro, gliela volete spiegare ai disoccupati italiani la menzogna che gli immigrati non gli rubano il lavoro? O la volete tirare ancora per le lunghe che svolgono mansioni per le quali non siamo più disponibili? Certo, una fetta rilevante di questi disperati vive alla giornata e senza prospettive per il futuro al apri di tanti italiani ed io non riesco a non immaginarli di qui a qualche tempo, quando in età avanzata, per come si prospetta il welfare in Italia si contenderanno gli avanzi dei cassonetti. Allora sarà il preludio di un imbarbarimento non più reversibile.
    Carlo

  • Anonimo scrive:
    16 maggio 2013 14:26

    IL PAESE HA BISOGNO COME IL PANE DELL'ENENSIMO MILIONARIO CHE FA TERRORISMO PSICOLOGICO E MANDA IN PARLAMENTO TRUPPE DI GENI INCOMPRESI?????

    MENCUCCI, LE RISPOSTE COME LE TUE MI FANNO CAPIRE COME SIA VITALE CHE QUESTO PAESE SI DISGREGHI A COMINCIARE DALLA SICILIA, TERRA DA SEMPRE INVASA E CALPESTATA, IDEM DA GRILLO.

    BY
    IL BRIGANTE

  • Anonimo scrive:
    16 maggio 2013 17:12

    La questione del referendum è semplicemente nazista.
    E' come se si volesse fare un referendum per proporre lo sterminio degli abruzzesi.
    Democrazia non significa dittatura della maggioranza. I diritti vanno tutelati anche se il 99% volesse cancellarli.
    Se io sono nato in Italia, parlo il dialetto della mia città, non ho mai visto il paese originario dei miei, sono italiano: punto.
    Chi non è daccordo, e può essere anche la maggioranza, sti cazzi, è un fascista

  • Anonimo scrive:
    16 maggio 2013 17:54

    E certo,non appena si prova a discutere in termini razionali la questione dell'immigrazione e non si è per lo sbracamento buonista,politicamente corretto e ultracapitalistico di certa Sinistra cogliona si è subito fascisti! Bel modo di condurre il discorso! Occorrono idee e valori unificanti e regole condivise per poter parlare di cittadinanza.Essa è il frutto di un processo culturale,non di un automatismo amministrativo.Senza un percorso consapevole si ha soltanto la babele del melting pot che rende la metropoli capitalistica il più infernale dei luoghi possibili.Visto che ti piace tanto,trasferisciti nel Bronx e poi vienimi a raccontare quante e quali esperienze rivoluzionarie hai fatto...Lo stesso MPL dev'essere attento a non incrinare il suo asse sovranista,che è uno dei suoi tratti distintivi più importanti se non vuole finire come la maggior parte della Sinistra succube dello pseudocosmopolitismo capitalistico.

  • Anonimo scrive:
    16 maggio 2013 18:00

    Ma di quali processi razionali blateri? Se io sono nato in Italia, conosco solo la lingua italiana, parlo il dialetto della mia terra, ho fatto il nido, le materne, le elementari, le medie, le superiori, l'università in Italia, sono un cittadino come te. Hai capito, fascista dei miei coglioni.
    Ecco chi sono i grillini. Bella gente di merda quella con cui vi siete accoppiati

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    Carlo scrive:
    16 maggio 2013 18:28

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • Carlo scrive:
    16 maggio 2013 18:30

    Dai del fascista a tutti quelli che non la pensano come te. Chi mai potrebbe aspirare al socialismo se i comunisti fossero tutti come te?

  • Anonimo scrive:
    16 maggio 2013 18:33

    E chi metteva in discussione la tua cittadinanza? Io dicevo altre cose,che evidentemente non hai ben capito come mostra la tua cieca emotività.Dare del fascista a chi non si capisce o a persone di cui non si condividono le idee è solo l'ennesima patetica dimostrazione della miseria morale ed intellettuale di certa gente. .Non dubito che tu abbia fatto le scuole e l'università in Italia.Hai certo avuto buoni maestri,ma Alvaro Vitali è stato un pessimo compagno di banco...E chiudiamola qui,sennò al prossimo insulto ti querelo.Va bene?

  • Redazione SollevAzione risponde:
    16 maggio 2013 19:29

    Che la questione del diritto di cittadinanza fosse alquanto controversa lo si sapeva. Ed era prevedibile che trattarla avrebbe suscitato malumori, anche perché la si confonde col fenomeno dell'immigrazione di massa, e addirittura col meticciato o il modello di melting pot all'americana, il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti.
    Diritto di cittadinanza e immigrazione non sono la medesima cosa.
    Io posso ad esempio avere lo ius soli, ovvero avere criteri molto democratici sull'acquisizione della cittadinanza, e porre limiti molto stringenti ai flussi migratori.
    La prima questione è di principio e tira in ballo lo Stato di diritto, la seconda non lo è, per la semplice ragione che il fenomeno dell'immigrazione dipende da fattori sociali, economici contingenti.

    Si sarà capito che io sono in linea di principio per lo ius soli (Pasquinelli non lo so, chiedetelo a lui), e che ritengo lo ius sanguinis inaccettabile in linea di principio, retaggio di concezioni reazionarie dello Stato nazione.

    Quindi vi dovrebbe essere chiaro perché contesto la sortita di Beppe Grillo (sono tra quelli che hanno votato M5S): perché confondendo i due piani, diseduca i suoi elettori e i cittadini italiani.

    Se stuzzicare l'idiosincrasia di tanti cittadini per gli immigrati allo scopo di raccattare voti è demagogico di per sé, usarla per riproporre un'idea di Stato-nazione basato sul sangue è una bestialità.

    Piemme

  • Veritas odium parit scrive:
    17 maggio 2013 02:19

    Intanto noto che Piemme non ha risposto alla mia domanda: un silenzio pieno di significato.

    Del resto la contiguità coi metodi propagandistici del regime, e colla sua avversione verso una democrazia reale, viene accresciuta dal linguaggio tendenzioso con cui è formulato l'ultimo commento: l'odio e l'insofferenza di ampi strati della popolazione, specialmente dei ceti popolari (che a differenza della borghesia radical-chic con l'immigrazione devono convivere), nei confronti delle orde migratorie e del degrado da esse inverato, tenuto freneticamente a bada dal martellamento mediatico di regime, viene prontamente svilito a una forma di "idiosincrasia".

    E la posizione di Grillo, nel momento in cui, unico, dà voce a questo popolo sofferente, diventa non espressione di democrazia, ma "demagogia" e "ricerca di voti": esattamente il vocabolario manipolato dai pennivendoli di regime per diffamare le posizioni antieuropeiste. Piemme lo raccatta di peso e lo usa per diffamare le posizioni antiassimilazioniste.

    Congratulazioni: siete in buona compagnia. Attendo il prossimo articolo pieno di alti lai per la disinvoltura con cui l'UE manipola i trattati e nega o fa ripetere i referendum.

  • Anonimo scrive:
    17 maggio 2013 12:49

    La questione del razzismo grillino è un tutt'uno con la teorizzazione da parte di una parte del Movimento Popolare di Liberazione di una sorta di autocritica in seno al marxismo e della riscoperta di valori come lo Stato e la Nazione.
    E' evidente che chi rimane con la testa sgombera da inquinamenti nazionalistici, che egli sia anarchico, internazionalista, quartinternazionalista, o di qualunque altra corrente del socialismo rivoluzionario il suo sogno rimane quello di un mondo senza CONFINI e senza NAZIONI.
    Quindi non c'è più il problema della cittadinanza: siamo tutti cittadini del mondo

  • omicron scrive:
    18 maggio 2013 19:24

    Piena condivisione della tesi di Veritas odium parit. L'immigrazione è importazione di manodopera in osservanza al principio neoliberista della libera circolazione delle merci. Ma il lavoro è un'attività umana inscindibile dall'uomo; e l'uomo non è una merce, non è prodotto per essere venduto.
    L'immigrazione è comoda per i capitalisti e aumenta la concorrenza tra proletari, dividendoli inoltre in gruppi con interessi contrapposti.

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