Programma 101, Salerno, 23 febbraio

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domenica 23 dicembre 2012

L' M5S E LA DEMOCRAZIA

1955: Mao Tse-Tung attraversa a nuoto il fiume Yangtze
Grillo: un'altra, brutta pisciata fuori dal vaso 

I nostri lettori sanno che ci auguriamo un successo elettorale del M5S, esso sarebbe un colpo contundente al blocco trasversale montiamo e ai poteri capitalistici globali che gli stanno dietro. Ma non siamo ciechi, né ci facciamo illusioni che M5S possa essere il veicolo per uscire da questo marasma. Qui sotto pubblichiamo un intervento dell'amico Marino Badiale sulla questione della democrazia all'interno del M5S. 
E' una questione importante questa della democrazia interna? certo che lo è, ma a due condizioni. La prima è che non si faccia un mito di questa americanata che è la "net-democracy" (vedi ad esempio questo intervento di un militante del M5S critico della diarchia Grillo-Casaleggio). La seconda è di non cadere nella trappola dei media di regime, che usano la questione come una cortina fumogena per non parlare di altre questioni di contenuto, di programma. 

Diverse sono le cose giuste che dice Grillo, alcune anche decisive —tra cui la sua critica all'euro, sulla quale dimostra molto più coraggio e acume degli esponenti di una sinistra che sarà pure "radicale" ma che su questo piano si dimostra nana e inane. Ogni tanto tuttavia Grillo dice non solo fesserie ma vere e proprie bestialità

Prendete l'ultima, quel che ha detto il 21 dicembre in Calabria: 
«I sindacati sono una cosa dell'Ottocento. Non ce n'è più bisogno, non hanno ragione d'esistere perché il lavoratore deve diventare compartecipe dell'azienda. Come fanno negli Stati Uniti». [Corriere della Sera del 22 dicembre 2012].
Ma di che cazzo sta parlando? Forse sta parlando del sistema di cogestione [Mitbestimmungvigente in Germania in alcune (e solo alcune) aziende? Grillo dovrebbe sapere che è una mezza truffa. I sindacati (e non i lavoratori direttamente) hanno sì facoltà di eleggere propri rappresentanti nei consigli di sorveglianza [Aufsichtsratdelle aziende (solo quelle sopra i duemila dipendenti), ma in caso di divergenza con i rappresentanti degli azionisti, questi prevalgono de jure. E poi le decisioni vere vengono sempre prese dai Consigli di amministrazione, alle spalle di quelli di sorveglianza.

O forse Grillo, sotto sotto, fa l'occhiolino al corporativismo di fascista memoria (vedi qui)?

Sia come sia portare un attacco non a questi sindacati perché sono asserviti al sistema padronale e liberista, ma ai sindacati in quanto tali, in quanto organismi di difesa dei diritti dei lavoratori salariati è gravissimo, a maggior ragione di questi tempi, perché fa il paio ai vari Marchionne, Fornero e Mario Monti.

Vi lasciamo alla lettura del testo di Badiale.


La deriva del Movimento cinque stelle

di Marino Badiale*

Siamo intervenuti più volte in passato per discutere pregi e limiti del Movimento 5 Stelle. Abbiamo sempre detto che la mancanza di democrazia interna del Movimento ci sembrava un grave problema, che avrebbe potuto pregiudicarne le grandi potenzialità. Le ultime vicende, con l'espulsione dei “dissidenti” decisa da Grillo e il pedissequo allineamento su tali scelte di alcuni importanti esponenti del Movimento ci sembra segnino un punto di non ritorno, sia nella sostanza sia nella forma. Della sostanza parleremo fra poco. 

Per quanto è della forma, fa sorridere sentire Grillo dire “abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra” per giustificare l'espulsione dei dissidenti: è esattamente lo stesso argomento usato da tutti i gruppi di potere per giustificare il rifiuto della discussione, dai fascisti che intimavano “taci, il nemico ti ascolta!” ai comunisti che si rifiutavano di discutere dei crimini di Stalin “per non fare il gioco dei capitalisti”. Allo stesso modo, colpisce vedere gli esponenti del Movimento, nelle due interviste citate, rispondere alle accuse di scarsa democrazia interna affermando che anche gli altri partiti non sono granché democratici: ed è facile ribattere “ma voi non dovevate essere migliori degli altri? Non siete nati appunto per sostituire il sistema dei vecchi partiti con qualcosa di meglio?”

Ma veniamo adesso alle questioni di sostanza. Proviamo a spiegare nella maniera più chiara possibile perché siamo convinti che, su queste basi, il Movimento 5 Stelle non potrà realizzare gli ideali che sostiene, e anzi rappresenterà un ulteriore elemento di delusione e allontanamento dalla politica. Dovremo essere un po' “didattici”. Diremo in sostanza cose piuttosto banali, per chi abbia qualche notizia sugli ultimi tre secoli di storia della politica e del pensiero politico. 

Per un movimento di opposizione ai ceti dominanti, per un movimento che voglia farsi carico dei bisogni e delle istanze dei ceti subalterni, la richiesta di democrazia interna non è una richiesta fra tante altre, magari da considerare con un po' di sufficienza rispetto a problemi come la crisi economica o la disoccupazione. No, la richiesta di democrazia è essenziale per evitare che il nuovo movimento o partito venga rapidamente inglobato nel sistema di potere preesistente. E' ben noto, a chi riflette su questi problemi, che i dirigenti e i militanti di un partito (useremo qui la parola “partito” intendendo una qualsiasi aggregazione politica, che sia partito o movimento o gruppo o associazione) arrivano prima o poi a considerare il partito stesso non come un mezzo per raggiungere determinati fini (la giustizia, il rinnovamento del Paese), ma come fine in sé. 
Ottobre 2012: B. Grillo attraversa a nuoto
lo Stretto di Messina

Si tratta di un meccanismo ferreo: da parte dei militanti, costruire e mantenere in vita un partito di opposizione è un lavoro durissimo che costa fatica, sforzi, sacrifici. Chi è passato attraverso un tale lavoro non può accettare di vedere il frutto del proprio impegno distrutto da un momento all'altro, e farà di tutto per preservarlo e difenderlo. E' inoltre noto, da quando esiste la politica in senso moderno, che in ogni partito si forma un gruppo dirigente professionale, che riceve la sua ragion d'essere e i suoi mezzi materiali di sussistenza dall'esistenza del partito stesso. La risultante di queste dinamiche è appunto che il partito da mezzo diventa fine in sé. Ma un partito che si voglia in radicale opposizione all'intero sistema di potere dato farà ovviamente molta fatica a preservarsi: verrà attaccato, si vedrà negato in tutti i modi l'accesso a fonti di potere e di finanziamento, correrà anche il rischio di vere e proprie persecuzioni. L'istinto di autoconservazione dei ceti dirigenti del partito li spingerà quindi a trovare un accomodamento con i ceti dominanti, e quindi ad allontanarsi dai propri valori dichiarati. 

Ora, la democrazia interna è l'unico modo per prevenire queste degenerazioni. Solo coloro che hanno molto da perdere e niente da guadagnare da questa degenerazione possono impedirla. Si tratta naturalmente dei ceti subalterni, che il partito pretende di difendere, e che appunto in presenza della degenerazione oligarchica perderebbero lo strumento politico di difesa dei propri interessi. Ma i ceti subalterni possono fare da argine alla degenerazione solo se essi sono rappresentati, se hanno voce e potere dentro ai meccanismi del partito: ecco dunque che la democrazia interna appare, come abbiamo detto, l'unico baluardo di difesa di un partito antisistemico dalle degenerazioni oligarchiche.

Ma la questione non si esaurisce qui. Si potrebbe infatti ribattere che è inutile combattere la degenerazione oligarchica, proprio perché inevitabile. La considerazione cruciale sarebbe piuttosto la seguente: prima della degenerazione, il nuovo partito o movimento può comunque ottenere dei risultati positivi per i ceti subalterni? L'esempio storico del Partito Comunista Italiano nell'Italia del dopoguerra sembrerebbe sostenere questo approccio. E' certo che il PCI è sempre stato un partito oligarchico e per nulla democratico (e la degenerazione attuale della sinistra ha probabilmente qui le sue radici). 

Questo però non ha impedito al PCI di rappresentare, nel periodo fra la Resistenza e i primi anni Settanta, un elemento di effettivo progresso e di effettiva tutela dei ceti subalterni. Non potrebbe allora il Movimento 5 Stelle avere una funzione simile? Purtroppo ci sembra di dover rispondere negativamente: riteniamo cioè che, nelle condizioni attuali, il Movimento 5 Stelle non riuscirà a produrre effetti positivi. Per argomentare questa opinione dobbiamo però abbandonare le analisi generali svolte sopra e guardare alla situazione concreta. Salvo grosse sorprese, il M5S si troverà, nella prossima legislatura, con un nutrito gruppo di deputati e senatori. Cosa faranno? Come voteranno? Si tratta di persone che non si conoscono e che non hanno mai discusso seriamente e approfonditamente fra di loro. 

I tentativi di Tavolazzi, consigliere comunale a Ferrara, di organizzare incontri nazionali vennero bloccati immediatamente. Certo, tutti i grillini condividono alcuni valori e alcuni principi generali (e in buona parte li condividiamo anche noi). Ma chiunque abbia una minima esperienza politica sa che questo non basta per un'azione politica comune. A maggior ragione se si è in Parlamento. Perché se nel programma ci sono un certo numero di punti fondamentali, quando si fa politica sul serio si scopre che la realtà non ci permette di realizzarli tutti assieme e ci impone di fare delle scelte, di dire che certe cose sono prioritarie e certe altre è necessario rimandarle: ed è su questi punti che ci si divide e ci si scontra, anche fra persone che condividono valori e obiettivi generali. A maggior ragione le divisioni e gli scontri sono probabili rispetto a temi sui quali Grillo e il M5S si sono espressi pochissimo, come la politica internazionale.

Tutto questo può essere evitato solo se c'è stato in precedenza un lungo lavoro di discussione, di chiarificazione, di conoscenza reciproca, di costruzione di un comune sentire. Ma, a quanto sembra, questo è esattamente ciò che Grillo e Casaleggio non vogliono (e bisognerebbe chiedersi perché). In mancanza di un tale lavoro, è facile prevedere che il gruppo parlamentare si scoprirà diviso al proprio interno, e che gli scontri che ne conseguiranno porteranno abbastanza rapidamente alla dissoluzione del M5S.
Ma tutto questo porterà ulteriore sfiducia e scoramento nelle tante persone oneste che voteranno M5S con la speranza di salvare l'Italia dal destino di regresso sociale al quale la condannano le oligarchie internazionali e i loro servi locali. In questo senso, ci sembra che, con le sue ultime scelte, Grillo e il M5S siano diventati un ulteriore ostacolo alla salvezza del nostro Paese.
* Fonte: mainstream
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11 commenti:

  • Luca scrive:
    23 dicembre 2012 12:54

    Ottima critica quella del Badiale. Tristissimo quello che ha detto Grillo sui sindacati. Prendendo a pretesto la schifo che fanno i sindacati attuali, un attacco indecente al principio DEMOCRATICO dell'organizzazione autonoma dei lavoratori. Il video mi ha quasi impressionato: quante illusioni della "democrazia liquida" delle rete!!!

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2012 12:58

    Ho l'impressione che tutto questo criticare Grillo, sebbene fatto forse in buona fede democratica, porti acqua, e tanta, al mulino dei montisti e a quelli che stanno alle loro spalle. Insieme con pochissimi altri , Grillo é una "mosca bianca" che tenta di sostenersi in volo nella più burrascosa tempesta che abbia mai investito il Paese e l'Europa.
    Dare addosso a Grillo, in questo momento, per i non montisti, é come tagliarsi i cosiddetti .....
    E' comprensibile che una certa parte politica forse un po' irrigidita su posizioni ideologiche per ora decisamente ridotte all'angolo dal Potere in auge, paventi di venir messa un po' in secondo piano dal "temporaneo" ma potenzialmnte provvideziale successo di Grillo , ma, rammentando che "il nemico del mio nemico é mio amico", quel che dovrebbe contare, almeno in questi momenti decisivi (alle elezioni manca davvero molto poco) sarebbe fare di tutto, ma proprio di tutto, per salvare il Paese e la Gente lavoratrice. Fra l'altro non é da dimenticare quella volta che il Grillo Nazionale chiese di entrare nel PD per poi buscarsi un bel diniego. "Stranamente", pensarono molti allora, ignari delle maschere che sarebbero cadute in seguito .

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2012 13:41

    Temere sorprese antidemocratiche da Grillo, una volta che i rappresentanti del Movimento fossero entrati in Parlamento (ed é da augurarselo, anche in forze), é sostanzialmente infondato. Grillo non é un Pinochet che alle spalle aveva quel po' po' di giganti internazionali. Grillo alle spalle ha solo quegli italiani che sono stufi di infigardaggini, di tradimenti e di oppressioni di tutti i generi da parte di una classe politica la quale, per tanti motivi che é meglio non citare, si é schierata dalla parte dei soliti "giganti".
    Riuscirà a fare qualcosa il Movimento 5.S. ? Il futuro é nelle mani di Dio e della Gente se riuscirà ad avere consapevole memoria delle disgrazie che si sono abbattute sul Paese a causa di decisioni politiche per dir poco disastrose (come la cessione fatta alla chetichella della sovranità monetaria, la privatizzazione selvaggia e l'adesione ad occhi chiusi ,nell'ambito dell'unità europea, a trattati internazionali insidiosissimi ) adottate da coloro che dovevano essere i suoi tutori e e ai quali era stato "fiducisamente" quanto "speudo democraticamente" messo nelle mani il timone di questa disgraziata barca italiana.

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2012 13:57

    Io penso che il diffidare di Grillo sarebbe come se un Venezuelano diffidasse di Chavez. Certo, tutti gli uomini possono fingere e mentire, ma un minimo di intuito per leggere fra le righe rimane sempre anche nelle menti meno scaltre. Fra l'altro, negli orientamenti dell'animo, decide più frequentemente il "cuore" che la "mente". Un criterio dirimente per vagliare i discorsi delle persone, di solito, é chiedersi cosa ci guadagna il personaggio. Se si fosse seguito questo criterio, il "B" nazionale non avrebbe avuto quel successo elettorale che ha avuto.

  • Anonimo scrive:
    23 dicembre 2012 15:47

    Per me il problema veramente arduo, la scelta difficile e delicata che dobbiamo fare é proprio questa:
    Posto che:
    a) di fatto non c' è un movimento rivoluzionario all' altezza della situazione, in grado di prendere il potere o quanto meno di spostare significativamente in avanti i rapporti di forza nella lotta di classe (per dire pane al pane e voino al vino; o "gli equilibri ploitici", per dirla in politichese);
    b) maggiore sarà il successo dei grillini alle prossime elezioni, maggiore sarà lo sconquasso che si determinerà negli assetti istituzionali vigenti,
    dobbiamo puntare il più possibile sul movimento 5S (e concretamente votarlo e farlo votare il più possibile) mirando a distruggere quanto più possibile ciò che va distrutto ma rischiando che la probabile delusione che ne conseguirà per la totale inadeguatezza di costoro a costruire un' alternativa positiva ricacci le masse popolari vessate e immiserite dalla crisi del capitalismo e dall' "Europa" nella passività e nella rassegnazione (ben più improbabile mi sembrerebbe un immediato e quasi spontaneo salto in avanti verso scelte più consapevoli e adeguate)?
    Oppure dobbiamo lottare anche immediatamente, da subito, come sembra suggerire il buon Badiale, contro il grillismo per cercare fin da ora di impostare un processo ben più solido e fondato di superamento dell' obbrobrio attuale, processo che però appare ancora molto debole e non affatto a portata di mano, rischiando così di fatto di dare a breve termine maggiori chances di resistenza alle diverse varianti di "Montismo con o senza Monti" (cioé con o senza foglia di fico, o meglio, visti servizi che rende ai lavoratori, con o senza preservativo; la vaselina non si preoccupano manco più di usarla)?

    Giulio Bonali

  • Lorenzo scrive:
    24 dicembre 2012 00:57

    L'articolo mi sembra pieno di scemenze.

    1) La democrazia nelle società complesse è sempre una truffa, una monade ideologica identica all'elezione divina dei monarchi, dietro cui opera la ferrea legge delle oligarchie.

    2) Con un gregge ormai americanizzato e deprivato di qualsiasi dignità e interesse verso la dimensione socio-politica, l'unica speranza di cambiamento è data dal crollo endogeno del sistema, fortunatamente in corso d'opera.

    3) L'M5S è certamente un fattore dissolutivo degli equilibri esistenti, anzi è l'unico attualmente esistente in Italia.

    4) Se anche Grillo e Casaleggio fossero insinceri, questo nulla direbbe sul valore del M5S, perché potrebbe darsi che vedano il loro interesse nel mandare allo sfascio l'attuale sistema. Il regime non ha certo paura di una fantascientifica sollevazione gestita democraticamente. Ha paura di nuovi Fuehrer e unti dal signore che sappiano (tramite gli opportuni fuochi d'artificio mediatici) strumentalizzare la rabbia e le paure del gregge per i loro scopi.

    Se usciremo dalla dittatura dell'alta finanza sarà per entrare in un periodo di sgretolamento civile e sociale in cui il momentaneo prevalere di questo o quest'altro capetto ci farà confluire verso le grandi guerre per il riordino degli equilibri mondiali che si intravedono all'orizzonte.

  • Fabio Palmieri scrive:
    24 dicembre 2012 12:44

    Salve,
    visto le ottime analisi dei commenti all'articolo,tranne il primo, che giudica senza analizzare, non ho nessun bisogno di scrivere qualcosa a difesa del movimento di cui faccio parte anche io ma vi posto un video di ieri di Spoleto. Al di fuori dell'ironia e comicità di Grillo che avvicinarlo al Duce o peggio mi sembra cosa ardua...vi sembra che le persone che lo sta ascoltando, i modi e l'atmosfera che si respira siano paragonabili a quelli che hanno portato poi il fascismo a governare?
    http://www.youtube.com/watch?v=9JXaiFuTUq8
    Un osservazione: il movimento è tendenzialmente molto pacifico e è chiaramente destrutturante per il sistema che c'è oggi, nessuno sa come andrà a finire, anche se sappiamo bene che tutto si gioca nei prossimi anni e se la prossima legislatura riuscirà ad arrivare a fine mandato, se necessario anche con la forza,(basta guardare alla situazione greca), poi sarà veramente difficile smontare il sistema creato per almeno una generazione. Utilizzare il movimento per informare la gente, che siamo già sotto una forma di plutocrazia e che forse è possibile impostare un modello sociale ed economico differente è essenziale.
    Il movimento è simbolo di voglia di cambiare il modello presente, utilizzatelo come ponte di lancio per poi proporre possibili sistemi migliori a quello attuale. Più la gente si sveglia e diventa consapevole, più possibilità abbiamo di proporre un'alternativa sociale al modello imposto oggi.

  • Anonimo scrive:
    24 dicembre 2012 19:25

    http://www.youtube.com/watch?v=adub2_wQwMI
    Un'altro video che vi potrebbe interessare!!!

  • Anonimo scrive:
    25 dicembre 2012 14:55

    Se, in un naufragio che ci ha gettati fra le onde tempestose a causa di un arrembaggio di pirati, mentre si sta annaspando per evitare l'imminente annegamento si avvicina un'unica imbarcazione sebbene tutt'altro che poderosa ma che non inalbera la bandiera "Skoll and bones", e dalle cui murate pendono cime a cui tentare di aggrapparsi, non credo che si debba guardare tanto per il sottile: ci si aggrappa, si sale oltre la murata e si cerca di aiutare i marinai di servizio a cercare acque più sicure.

  • Anonimo scrive:
    26 dicembre 2012 21:27

    Ennesima illusione elettorale, ennesimo fallimento politico, ennesimo appigglio degli italiani per non combattere, per perdere tempo e far avanzare il nemico.
    Continuiamo a nasconderci dietro l' illusione partitica.
    Non esprimo nulla per par condicio e perchè sono stata criticata per un mio commento su Grillo.
    Non voglio condizionare nessuno, ognuno faccia ciò che vuole ma, dalle parole di Monicelli e dell' ultimo vero partigiano, un compagno di 84 anni, sempre fedele alle idee comuniste, senza mai tradirle e, nonostante la sua età, ancora pronto a partire, traggo ciò che di più bello e risolutivo hanno detto: "l' unica soluzione è la rivoluzione!"
    Un anno? due anni? quando vorrete, sono pronta, vi aspetto!
    Cora

  • Domenico Viggiani scrive:
    27 dicembre 2012 09:27

    La 'stronzata' della partecipazione dei lavoratori agli utili ha portato 8000€ extra in busta paga, in un settore moribondo come quello dell'auto...

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