PROGRAMMA DELLA II. ASSEMBLEA-FORUM DELLA CLN

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martedì 27 novembre 2012

Crisi: una valanga di bugie

Se anche l'espresso da voce a Bagnai e Brancaccio

di Francesco Colonna*

La spesa pubblica? Non è il problema principale, conta di più il debito privato di banche e imprese. La ricetta per uscire dalla crisi? Non l’austerity che la Bce sta imponendo all’Italia e agli altri Piigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) ma la crescita, anche finanziata dallo Stato.

Non sono le tesi di un politico in cerca di consensi ma le convinzioni di una nutrito gruppo di economisti. «Anzi», spiega Alberto Bagnai, docente di economia politica all’Università di Pescara, «è l’opinione maggioritaria della comunità accademica internazionale.

Che alla base della crisi europea ci siano gli squilibri nella bilancia dei pagamenti tra i Paesi dell’Eurozona e non i loro debiti pubblici lo sostengono quasi tutti gli addetti ai lavori. Con l’eccezione degli economisti legati alla Bce, in chiaro conflitto di interessi. E dei seguaci dei ‘Chicago Boys’, che credono nella capacità assoluta del mercato di autoregolarsi». Insomma, secondo Bagnai e gli altri economisti del “dissenso”, Bce e governi stanno seguendo le ricette sbagliate. Con l’appoggio dell’opinione pubblica, influenzata da una classe politica e da un sistema dell’informazione che hanno sposato le tesi dell’austerità..

Ma qualcosa sta cambiando. Di fronte al perdurare della crisi nonostante tagli e sacrifici, le voci fuori dal coro stanno aumentando. Economisti come Emiliano Brancaccio, che insegna all’Università del Sannio, Alberto Borghi Aquilini, docente alla Cattolica, Sergio Cesaratto, che insegna a Siena, Gennaro Zezza, dell’Università di Cassino, lo stesso Bagnai e altri ancora cominciano ad essere invitati a scrivere sui giornali e ad apparire nei talk-show televisivi.

La strada però è ancora lunga. Lo conferma Emiliano Brancaccio, autore con Marco Passarella del recente L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa’ (Il Saggiatore, euro 13): «Sostenere che dalla crisi si esce facendo sacrifici è una tesi di facile presa. La gente infatti è portata a guardare al bilancio dello Stato come al bilancio della propria famiglia. Ci sono dei debiti? Basta stringere la cinghia. Invece uno Stato si regge su meccanismi più complessi. Se, in fase di recessione, un Paese stringe la cinghia, cioè taglia la spesa pubblica e aumenta le tasse, la sua economia si contrarrà. Col risultato che il rapporto tra debito e Pil, invece di diminuire, aumenterà. Infatti, con il governo Monti questo rapporto ha raggiunto il record negativo del 126 per cento».

«Per la maggioranza degli economisti è pacifico che il debito pubblico non sia il problema principale», conferma Bagnai. «Basta pensare che prima della crisi quello italiano stava diminuendo. E che la tempesta attuale ha colpito per primi Spagna e Irlanda che avevano un debito minore di quello tedesco. Quindi, lo spread non deriva dal debito pubblico».

Da che cosa è causato, allora? In sostanza, dicono Bagnai e gli altri, è un problema di bilancia dei pagamenti: sono deboli, e quindi passibili di alti spread, i Paesi che si indebitano con l’estero perché importano molto più di quanto esportino. E’ quanto è avvenuto dall’introduzione dell’euro allo scoppio della crisi nel 2007: in questo periodo nei Piigs - spiega Bagnai sul suo blog - è esploso il debito privato, spesso verso banche estere, con aumenti dai 31 (Italia) ai 98 punti di Pil (Irlanda e Spagna). Quella che ora viene presentata come crisi bancaria causata da una crisi del debito pubblico, sostiene sempre Bagnai, nei dati si presenta in modo opposto: la crisi da debito pubblico è causata dal dissesto finanziario del settore privato. E il debito privato si è accumulato nei Piigs proprio perché la moneta unica ha impedito alle economie meno competitive di difendersi con la svalutazione, come avveniva prima.

Bravi allora i tedeschi nella gara della competitività? Sì, rispondono i “dissidenti”, i tedeschi sono stati più efficienti. Ma attenzione: la loro competitività è figlia anche del contenimento dei salari pianificato per fare concorrenza ai Paesi periferici dell’Eurozona. «In Germania nell’ultimo decennio i salari sono stati mantenuti sempre al di sotto dell’aumento della produttività», chiarisce Emiliano Brancaccio. «In questo modo i tedeschi hanno potuto aumentare al massimo il loro surplus verso gli altri Paesi Ue, creando uno squilibrio insostenibile in seno alla zona euro. Ora la Bce vorrebbe correggerlo imponendo ai Piigs di abbattere i salari, le spese interne e le importazioni. Ma la ricetta, è sbagliata, perché finirà per aggravare la depressione europea».

Uscire dall’euro e dal cambio fisso è quindi una possibile soluzione? Su questo punto le opinioni divergono. Alberto Bagnai non crede alla possibilità di riformare questa unione monetaria e reputa “terroristiche” le opinioni di chi pensa che il ritorno alla moneta nazionale sarebbe una sciagura. «Avremmo una svalutazione del 20 per cento circa, come nel 1992 quando uscimmo dall’Ecu», spiega nel suo blog Goofynomics. «E l’inflazione potrebbe rimanere persino stabile, come avvenne allora». Con altri, Emiliano Brancaccio pensa invece che l’uscita dalla moneta unica sia una prospettiva possibile ma dagli esiti controversi. A suo avviso, bisognerebbe esercitare tutte le pressioni affinché la Germania si faccia carico almeno in parte del riequilibrio delle bilance commerciali, per esempio aumentando salari e consumi interni.

I termini del discorso stanno insomma cambiando. Il totem intoccabile dell’austerità e dei tagli sociali come ricette anti-crisi viene messo in discussione, almeno dagli studiosi. Fra quanto tempo anche la politica lo farà?

*Fonte: l'espresso del 14 novembre 2012
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25 commenti:

  • Anonimo scrive:
    27 novembre 2012 16:54

    Bagnai come tutti i suoi pari, è un idiota.
    Le contraddizioni del modo di produzione capitalistico non si risolvono con le sciocchezze dei prof. come Bagnai.
    E il fatto stesso che questi vogliono risolvere la crisi capitalistica che stiamo vivendo (che non è solo crisi di sovrapproduzione, ma una vera e propria crisi di sistema), con le stupidaggini che ho letto nel post, è la prova stessa che questi di economia, non ne capiscono un cazzo.

    Cari saluti da Franco.


    wwwdata.unibg.it/dati/persone/46/3907.pdf

  • FrancescoA scrive:
    27 novembre 2012 17:29

    Allora stai dando dell'idiota anche Krugman e altri economisti di massimo livello.
    Se tu hai una soluzione migliore, porta i dati e la fattibilita' politica ed economica e poi potrai dare dell'ignorante a queste persone.

  • Anonimo scrive:
    27 novembre 2012 18:10

    @FrancescoA

    Krugman? altro ideologo borghese caro FrancescoA.
    Quì, l'unico che ha fatto piena luce sul modo di produzione capitalistico, si chiama H.K.Marx.

    La soluzione?, si chiama...COMUNISMO!

    Il documento in pdf da me segnalato sopra, cita tra l'altro proprio Krugman, insieme a tutta la schiera degli ideologi borghesi travestiti da professori di economia (l'economia è essa stessa ideologia), il cui loro compito (consapevole o inconsapevole) è proprio di tener lontano lo spettro del comunismo.

    Saluti da Franco

  • Roberto Mora scrive:
    27 novembre 2012 18:12

    Io non ho mai capito come mai chi non è daccordo con queste trattazioni lo debba fare sempre in maniera aggressiva ed insultando.
    Bagnai è il primo a dire che non c'è una ricetta unica per risolvere la situazione. Semmai il professore analizza e svela le cause di tale crisi.
    Chi non si trova in sintonia con questa visione può proporre la sua, senza alzare la voce ma dando vita ad un dibattito, nel più puro spirito democratico.
    Ma forse chi urla, lo fa perchè alla fine non ha argomentazioni ed è spaventato dagli eventi che non comprende

  • Roberto Mora scrive:
    27 novembre 2012 18:25

    "Comunismo" è una parola un pò aulica. Conviene essere più pragmatici e specifici vista l'aria che tira.
    Tanto più che la classe operaia a cui Marx si rivolgeva non esiste più, sostituita da un agglomerato sociale decisamente trasversale che ingloba anche la piccola media borghesia. Prova ne è il fatto che oggi chi vota a sinistra a quasi sempre il portafoglio "pieno", quindi quelli dell'alta borghesia....

    Mi aveva colpito tempo fa una bella trattazione della figura di Marx da parte di Diego Fusaro.

    http://www.youtube.com/watch?v=-CHlnidzQOg

    Marx non è morto ma deve essere rivisto in chiave moderna.

  • Anonimo scrive:
    27 novembre 2012 19:47

    Sui tanti equivoci in cui incorre D. Fusaro sono stati scritti un paio di post su diciottobrumaio blogspot.
    Purtroppo non c'è un indice tematico e io non ne ricordo i titoli. Se vuoi approfondire puoi chiedere nel blog stesso. In ogni caso è un blog interessante perchè riesce sempre a divulgare in maniera chiara l'analisi di Marx.
    A questo proposito concordo con Franco:non è più tempo per pannicelli caldi, a meno di non voler prolungare l'agonia oppure di voler muoversi in un'ottica di alleanze e piccoli passi progressivi.

    Ciao

  • Anonimo scrive:
    27 novembre 2012 20:05

    sogna...
    antonio.

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2012 00:49

    @Roberto Mora

    Roberto, ho appena finito di ascoltare il vd di Fusaro.
    Premessa: ho letto ben due libri di Fusaro, quindi conosco abbastanza bene il suo modus di pensiero.
    Finchè si limita al filosofico va bene, ed infatti tutto quel che dice nel video mi trova...quasi d'accordo.
    Ma questo ragazzo, evita abilmente o le menziona di sfuggita, le grandi scoperte di Marx, quelle che per intenderci, farebbero di Marx se adeguatamente diffuse, una mina sociale.
    Ad esempio, la scoperta del Plusvalore, ossia il furto, l'estorsione di lavoro supplementare attuata a danno dei Lavoratori. O la legge della"caduta tendenziale del saggio di profitto", che spiega perchè si delocalizza lì dove la forza-lavoro costa di meno, ecc.
    Fusaro tace (interessatamente?) su ciò.

    Un ultimo esempio: al minuto 6:10 afferma Fusaro a proposito di cosa sia il capitalismo "movimento illimitato anonimo e autoreferenziale". Movimento anonimo? ma niente affatto, chi muove le fila della produzione capitalistica, sono i Riva, i Montezemolo, i Della Valle, ossia i...Capitalisti, gente che ha dunque, responsabilità precise. Ma quale movimento anonimo d'Egitto ciancia il Fusaro.
    Roberto, studia Marx da... Marx, se vuoi capirci veramente qualcosa della natura del sistema in cui vivi, e in special modo se sei un Lavoratore.

    Questo documento in pdf, può essere un ottima introduzione a Marx wwwdata.unibg.it/dati/persone/46/3907.pdf

    ma dopo lascia stare i marxisti, quelli non hanno fatto altro che discreditarlo.

    Un saluto

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2012 00:58

    P.S. x Roberto

    "Semmai il professore analizza e svela le cause di tale crisi".

    Bagnai non svela affatto le cause della crisi, è questo il punto. E non può farlo, perchè la sua posizione, il suo punto di vista è...borghese.

    Nel blog diciottobrumaio segnalatoti dall'anonimo sopra delle 19 e 47, c'è scritto a questo link: http://diciottobrumaio.blogspot.it/2012/11/crisi-del-capitalismo-e-teste-di-rapa.html

    "Con lo sviluppo della grande industria e con la sussunzione della scienza nel capitale, aumenta enormemente la forza produttiva del lavoro. Tutti gli aspetti di tale processo e delle contraddizioni che in esso si sviluppano è stato oggetto dell'analisi critica di Marx. Negare questo fatto non è solo un mistificazione ma una sciocchezza.
    Dal momento che il cosiddetto "progresso tecnico" è semplicemente "progresso delle tecniche capitalistiche", ogni feticizzazione della tecnica è fuori luogo. Infatti, dal lato della classe operaia, esso si manifesta come aumento della produttività e dell'intensificazione del lavoro; dal lato del capitale, come accrescimento del tempo di pluslavoro. Perciò, dal lato del progresso delle tecniche capitalistiche di produzione, tale sviluppo non ha dunque un significato univoco sia per la casse operaia e per i suoi sfruttatori, così come diverge per entrambe le classi il significato di progresso sociale.
    In sintesi, per forze produttive capitalistiche dobbiamo intendere in primo luogo la classe dei lavoratori produttivi (di capitale) che è la principale forza produttiva. Per rapporti di produzione e di scambio si intende tutti quei rapporti oggettivi, cioè indipendenti dalla coscienza, che si stabiliscono tra gli uomini nella realizzazione del prodotto sociale e nella successiva ripartizione di esso. I rapporti di proprietà dei mezzi di produzione sono, tra i rapporti di produzione, quelli essenziali poiché da essi dipende la forma di tutti gli altri.
    Nell'àmbito di tali rapporti, cioè i rapporti di produzione capitalistici, svolge un ruolo fondamentale l'opposizione interna tra valore e valore d'uso rinchiusa nella merce, sia perché è sulla distinzione tra valore d'uso e valore di scambio della forza-lavoro che si fonda l'intera società capitalistica, il suo sviluppo e la sua rovina, sia perché la contraddizione interna alla merce rimanda al duplice carattere del lavoro, vale a dire al movimento in senso inverso della massa dei valori d'uso, da una parte, e dei valori, dall'altra, in seguito all'aumento della forza produttiva del lavoro. Poiché nel modo di produzione capitalistico il proceso lavorativo si presenta solo come mezzo per il processo di valorizzazione (e in tal senso vanno viste le tendenze necessarie ad accorciare il tempo di lavoro per mezzo dello sviluppo della tecnica), ne consegue che la contraddizione tra valore d'uso e valore di scambio tende a divaricarsi sempre più.
    La dinamica di tale divaricazione consegue nella sostituzione di lavoro vivo con sistemi di macchine sempre più sofisticate e ciò è alla base della crisi generale storica del modo di produzione capitalistico. Da ciò consegue – ne ho parlato spesso – la teoria marxista della crisi che è anche e soprattutto la teoria della necessità del comunismo, della sua possibilità oggettiva".

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2012 11:28

    Bagnai non è un idiota, Marx non è stato un idiota. OK?

    E' solo passato un pezzettino di tempo, insignificante su scala storica se non fosse per il fatto che in questo stesso attimo è accaduto un fatto, è esplosa la tecnologia con tutta la sua potenza, e con essa sono apparsi all'improvviso i limiti dello sviluppo in un pianeta finito.

    A questo punto i rapporti di forza non vanno più bene a descrivere la realtà umana, non da soli come era sempre stato prima. Adesso se non prevale la ragione siamo fottuti, tutti quanti, classi o non classi.

    C'è stata una brevissima stagione di grande crescita della ricchezza in qualche Stato, relativamente piccolo nel mappamondo, accompagnata da una relativa distribuzione di tale ricchezza, quanto basta per sostenere i consumi di massa funzionali ai sistemi "moderni", caratterizzati da forme di colonialismo più evolute, finanziarizzate con una moneta completamente nuova e più autentica, a dispetto degli imbrogli con cui è stata gestita.

    Marx non poteva conoscere i CDO e i CDS e l'automazione industriale così come li conosciamo oggi, e neppure la bomba atomica e le guerre non convenzionali. Fatevene una ragione, anche lessicale.

    Anche le aree valutarie ottimali erano realtà fuori della portata di un tempo in cui l'occidente era l'ombelico del mondo, così come la terra era al centro dell'universo solo un attimo prima di Marx, in un epoca tutto sommato molto più simile alla sua di quanto la sua fosse più simile alla nostra.

    Occorre ragionare in termini sistemici e strutturali, credo che questo sia fuori discussione. E allora come non vedere la profonda differenza nel significato di queste due parole, maturata in così poco tempo?

    Questo richiede come minimo una riattualizzazione dei termini e del modo stesso di ragionare.

    Scusate, mi rendo conto che non è questa la sede più favorevole a recepire questo discorso.

    Buona giornata

    Alberto Conti

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2012 11:49

    "Meno privato e più Stato": questa sarebbe stata la ricetta aurea. Da quando (anni novanta) si é cominciato a smaniare per "Meno Stato e più privato" (sinistra compresa, purtroppo) la baracca ha cominciato a sfasciarsi.
    Ed è logico: i privati pensano a gonfiare sempre di più i loro profitti a svantaggio del bene pubblico checché ne dicano gli adoratori del "Mercato che, come fosse un essere vivente, sa regolarsi da solo per il meglio". Il "Mercato", di per sé, mira sempre al saccheggio della Collettività anche con leggi ad hoc e facendosi beffe di quelle che lo limiterebbero.

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2012 12:12

    Uno dei massimi "maghi" della Finanza internazionale specializzato nelle "vendite di valuta allo scoperto" e che avevano provocato catastrofi nell'economia di grandi stati, a chi lo accusava di trasgressioni etiche, rispose che non era assolutamente vero perchè le "regole" erano sprovvedute e mal fatte così che era stato facile (per lui, che effettivamente è un Genio) fare i propri affari e che la responsabilità era tutta di quelli che non avevano saputo fare le regole opportune.
    Occorre dire che le "regole" (o le Leggi), talvolta, sarà un caso oppure no, sembrano congegnate apposta per favorire i ... Geni. Questo é il Mercato.

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2012 13:33

    Sviluppo e limiti sono anch'essi termini lessicali.

    Sviluppo capitalistico e limiti di questo sviluppo gestiti dal capitalismo sono una cosa ben precisa che Marx aveva ben visto, studiato e analizzato.

    Ma adesso va di moda renzi e allora attualizziamo.

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2012 13:39

    Stai tranquillo che anche nel caso ormai sicuro di catastrofi naturali ad essere fottuti non saranno loro.
    Alfredo

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2012 14:04

    Già questa non è la sede perchè popolata da minus habens a cui il tuo pensiero illuminato non può giungere.

    Ma vattinne!!!
    Marco

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2012 14:33

    Se non avessi grande rispetto di questo sito e di chi lo frequenta lo eliminerei dalle mie frequentazioni. Però qualche "minus habens" anonimo si trova sempre anche nelle migliori famiglie. A buon intenditor ...

    Alberto Conti

  • Ezio scrive:
    28 novembre 2012 15:40

    Io credo che per poter capire la realtà in cui viviamo ora serva usare Marx, così come altri economisti illuminati, ma senza credere che alcuno di questi abbia scoperto tutto quello che c'è da scoprire, o sia immune da errori teorici o di previsione.

    Solo con un approccio del genere potremo capire davvero cosa sta accadendo, altrimenti finiremo per essere noi gli "economisti volgari".

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2012 19:21

    Mi piacerebbe che qualche Esperto precisasse se il debito "privato" va riferito alle famiglie "spendaccione", alle famiglie oppresse dalle tasse e dalle spese di gestione, alle imprese che "volevano fare il passo più lungo della gamba", alle imprese in difficoltà, alle banche per i motivi che sanno loro, o a quali privati in particolare.
    Grazie.

  • Anonimo scrive:
    29 novembre 2012 10:12

    A tutte le categorie che elenchi ed altre ancora.

    Questo significa che le ragioni di fondo dell'indebitamento crescente sono trasversali e strutturali, in una parola riconducibili allo squilibrio di un intero sistema paese, ben descritto dal deficit delle partite correnti: importi molto più di quanto esporti, perciò devi prima spaccare il salvadanaio (a forma di porcellino?) e quando hai finito i "soldi" cominci a indebitarti, senza scampo.

    Il problema è allora perchè compri così tanto dall'estero: perchè costa meno.

    E perchè costa meno? Perchè loro sono più competitivi.

    E perchè sono più competitivi? Perchè hanno inflazione più bassa, che gli fa contenere i costi di produzione.

    E perchè hanno inflazione più bassa?

    E qui le risposte sono molteplici:

    1) perchè fanno più moderazione salariale di noi, non in senso assoluto ma rispetto a loro stessi, agli anni precedenti.

    2) perchè sono sistemicamente più efficienti, è più chiaro chi fa che cosa e lo si fa, perchè hanno strutture e infrastrutture più moderne, funzionali, ben tenute e aggiornate. In una parola perchè sono più ricchi, socialmente e quindi individualmente.

    Fin qui Bagnai, da come lo capisco io.

    Io ci vedo anche dell'altro, nella gestione privatistica della moneta a scopo di lucro dei gestori stessi. Ma forse è la stessa cosa.

    Alberto Conti

  • Anonimo scrive:
    29 novembre 2012 12:22

    Ok

    Dobbiamo tenerci l'interclassista.

  • Anonimo scrive:
    30 novembre 2012 14:22

    Interclassista tu nonna!

    Ti consiglio qualche compressa di acutil fosforo dopo i pasti, poi ne riparliamo.

    Alberto Conti

  • Anonimo scrive:
    30 novembre 2012 15:23

    "A questo punto i rapporti di forza non vanno più bene a descrivere la realtà umana, non da soli come era sempre stato prima. Adesso se non prevale la ragione siamo fottuti, tutti quanti, classi o non classi."

    A. Conti

  • Anonimo scrive:
    30 novembre 2012 16:12

    Caro anonimo del 30 novembre alle 15:23,
    se potessi ti farei uno schemino, ma cercherò lo stesso di farti capire che non hai capito per il verso giusto quelle parole, che invece interpreti come prova per l' "accusa di interclassismo", quasi fosse un capo d'imputazione in improbabili tribunali di famigerata memoria.

    Sappi comunque che se proprio ci tieni a ragionare in termini di classi d'apparteneza, la mia è di diritto, nei numeri, sicuramente più disagiata della tua, considerandoti probabilisticamente una persona "normale" visto che non so chi sei, o anche leggermente sfigata.

    Ma veniamo al senso di quella frase, troppo sintetica, lo riconosco.

    Stavo parlando di come l'umanità in genere si è trovata per le mani degli strumenti di una potenza sia costruttiva che distruttiva prima impensabili, tali da sfruttare le risorse ambientali oltre i limiti della loro possibile rigenerazione automatica, secondo leggi di natura spontanee. Pensa solo a una ruspa che scava il greto di un torrente, con una relazione col sociale che coinvolge tutte le classi presenti sul territorio. In questo senso sì, i limiti dello sviluppo sono interclassisti.

    Loro, non io che penso alla politica come possibile soluzione dei problemi. C'è anche la morte, che è la più interclassista tra le realtà naturali. Tranquillo, nei prossimi 100 anni colpirà anche te e me, te lo posso assicurare.

    Ma il succo di quella frase estrapolata sono i rapporti di forza, intesi a livello umano, come forza economica, o militare, o ideologico-morale, ecc. ecc. Insomma le ragioni profonde che hanno determinato la storia di questa incredibile specie animale che siamo noi, e che una volta conquistata la dimensione razionale pretenderemmo di vivere in giustizia, pace, felicità, prosperità ecc. in numero tendente all'infinito in un pianeta finito. Insomma senza più classi di sfruttati e sfruttatori.

    Una pazzia, alla quale però non vogliamo rinunciare, almeno io, tu non lo so.

    Tutto qui, volevo solo sottolineare la parte pericolosa della pazzia, per poterla continuare a sognare, e possibilmente realizzare insieme.

    Stammi bene
    Alberto Conti

  • Anonimo scrive:
    1 dicembre 2012 17:33

    "Io ci vedo anche dell'altro, nella gestione privatistica della moneta a scopo di lucro dei gestori stessi.": Condivido pienamente e "la gestione privatistica della moneta a scopo di lucro" significa "speculazione" praticata anche per scopi "politico-strategici" che, alla fine, si traducono in ottimi affari quando il "pollo", strangolato dallo strozzinaggio, è costretto a cedere le penne, (leggi: risorse di ogni genere e beni pubblici, per gli Stati).
    Se questo non è complottismo reale ......

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