ROMA, 25 APRILE, ASSEMBLEA DELLA CONFEDERAZIONE

martedì 18 settembre 2012

LA DROGA DI DRAGHI

Faranno tutto il possibile, ma non sarà abbastanza

di Moreno Pasquinelli


Con due fave i mercati finanziari si vedono serviti su un piatto d’argento tre appetitosi piccioni. Il combinato disposto tra l’annuncio della Bce e la decisione della Fed di un terzo Quantitative easing (Qe) ha allontanato l’incipiente tempesta finanziaria, ha probabilmente assicurato la rielezione di Obama, ed infine evitato che Spagna e Italia precipitassero in uno stato di insolvenza sui debiti sovrani. Queste misure hanno tuttavia il fiato corto. Ecco le ragioni.

Le misure della Federal reserve

La promessa della Bce di acquistare consistenti quantità di titoli di Stato di paesi sull’orlo del default come Spagna e Italia è stata spacciata come un “bazooka”. Seguendo quest’analogia militare dovremmo rappresentare la mossa della Fed come una “cannonata”. La terza per la precisione.

Con i due precedenti Qe la Federal reserve acquistò titoli di stato americani per la somma stellare di 2.300 miliardi di dollari (per capirci, quanto il Pil della Francia). Speravano, con quelle manovre, non solo di evitare l’insolvenza della casa Bianca, ma di stimolare la crescita e di spingere in su il Pil. Il ricorso ad una terza operazione di Qe attesta il fallimento di quelle aspettative. L’economia americana è impaludata in un ciclo lungo di stagnazione. Né va dimenticato, a proposito di risorse esborsate per "salvare" il sistema bancario moribondo, i 700 miliardi di dollari che Bush chiese e ottenne dal Congresso per salvare l’agonizzante sistema bancario USA.

Se consideriamo anche i salvataggi bancari in Europa, governi e banche centrali hanno elargito, euro più euro meno, la "sommetta" di 4.700 miliardi: «A conti fatti il salvataggio delle banche d’Europa e degli Stati Uniti negli ultimi quattro anni è costato ai contribuenti un ammontare che corrisponde all’incirca a tre volte e mezzo la ricchezza che verrà creata nel 2012 in un paese come l’Italia oppure, se preferite, grande quanto il Pil di Francia e Germania messe assieme». [1]

Cifre che danno, da una parte, la misura del carattere strutturale e sistemico della crisi capitalistica, dall’altra del livello inedito di finanziarizzazione dell’economia, infine di quanto i pubblici poteri siano sì asserviti ai grandi conglomerati speculativi ma contino ancora moltissimo —non fosse perché amministrano budget statali che fanno la metà circa del Pil nazionali. I governi hanno infatti seguito politiche basate sul dogma per cui, solo salvando il capitalismo-casinò, l’economia reale avrebbe imboccato la strada della “crescita”.

Tab. n1. Titoli di stato in mano alle banche 
centrali. Sotto l'effetto leva: una mina 
sotto Fed e Bce (clicca per ingrandire)
Così non è stato evidentemente se Bernanke, pur di stimolare il ciclo economico (e, ripetiamolo, salvare Obama), è dovuto ricorrere ad un terzo Qe. Diverso dai precedenti per modalità e dimensioni. Questa volta la Fed acquisterà direttamente dalle banche titoli garantiti dai mutui immobiliari (i famigerati Mortagage backed Securities, titoli tossici in sostanza). Il motivo apparente è quello di far ripartire il mercato immobiliare, considerato pilota ma che da anni resta al palo. In verità si tratta di un nuovo soccorso alle banche, che potranno sbarazzarsi, consegnandoli alla Fed in cambio di moneta sonante, dei titoli spazzatura che pregiudicano i loro bilanci. Bernanke ha promesso che la Fed acquisterà 40 miliardi di dollari al mese di obbligazioni ballerine, almeno fino al 2015, per un ammontare totale di circa 1.400 miliardi di dollari. Inoltre «La Fed ha ribadito che continuerà fino a fine anno l’operazione Twist, che scambia titoli del Tesoro a breve già in portafoglio per bond a lunga, per un ammontare di 45 miliardi al mese». [2] Dulcis in fundo: queste operazioni vengono adottate mentre la Fed mantiene a zero il tasso di sconto (l’interesse che le banche pagano a quella centrale quando chiedono denaro).

Fiumi di liquidità —che Benanke può mettere in circolazione senza temere l’inflazione interna che spalma appunto su scala mondiale a causa del fatto che il dollaro resta la moneta principe delle transazioni commerciali e anzitutto finanziarie— riversati sui mercati che a poco sono serviti e a poco serviranno. 

Il fatto è che i mali del capitalismo non possono essere risolti dalle politiche monetarie, per quanto super-espansive (con buona pace dei keynesiani e degli ultra-keynesiani della Mmt). Se ciò che ha fatto grippare tre pistoni su quattro del capitalismo occidentale è, come riteniamo, la caduta del generale saggio di profitto nei settori primari, non è che aumenti la potenza riempiendo i serbatoi dove le banche stipano il danaro.

Ricorrendo ad un’altra analogia: le iniezioni di liquidità sono come dosi di steroidi anabolizzanti, i cui effetti non soltanto sono decrescenti ma pregiudicano la capacità dell’organismo di produrre testosterone.

Questa liquidità, come è empiricamente dimostrato dall’andazzo degli ultimi anni, mentre aumenta i debiti pubblici degli Stati, non finisce che in minima parte nei settori primari dove si crea il plusvalore, precipitano invece nel pozzo senza fondo del gioco d’azzardo finanziario. Col che la crisi capitalistica si avvita su se stessa avvicinando il momento del grande crack dell’Occidente imperialistico. Un crack che colpirà anzitutto l’Europa, per la semplice ragione che i suoi paesi sono zavorrati dal dover tenere in vita una moneta unica insensata, che cozza contro le più elementari leggi di mercato.

Tab. n2. L'Esm/Mes. Clicca per ingrandire
Il “bazooka” della Bce fa cilecca

Abbiamo già smascherato, in due precedenti articoli, il cosiddetto “miracolo" dell’operazione Omt della Bce [Te lo do io lo scudo antispread e Più che bond comprano tempo]. 
Non ci soffermiamo quindi sui dettagli e sulle severe condizioni poste da Draghi affinché la Bce acquisti titoli di debito sovrano.
Sta di fatto che è dalla fine di luglio che ce la menano con la diminuzione degli spread tra i titoli italiani e spagnoli con quelli tedeschi. Si sprecano gli Osanna a Draghi. 

I numeri danno ragione ben poco alla schiera degli analisti salmodianti. Vero è che da fine luglio gli interessi che il Tesoro italiano deve pagare a chi acquista i suoi titoli sono scesi sensibilmente, mentre son cresciuti quelli che deva pagare il governo tedesco. A guardarle da vicino le cose sono un po’ più complicate. Se prendiamo a riferimento i titoli tedeschi a due anni, prima del 25 luglio (data delle dichiarazioni di Draghi “faremo tutto il possibile, e sarà abbastanza"), davano un interesse negativo dello 0,064. Oggi ne danno sì uno positivo ma irrisorio, lo 0,030. Prendiamo pure i titoli a 10 anni, i BTp. Un mese e mezzo fa, quando la tempesta era in arrivo, il Tesoro pagava il 6,41% di interessi, oggi, dopo il “bazooka” della Bce siamo al 5,40. Un punto in meno ma sempre sopra la soglia del 5%.

Di che cosa stanno dunque parlando gli esaltati? Se sono queste le cifre che dovrebbero attestare l’efficacia dello scudo anti-spread (la mossa della Bce + il fondo Esm/Mes cosiddetto salva-stati in arrivo, dovremmo concludere che si tratta di uno scudo quanto mai sgangherato. Ci si dirà che per adesso siamo alle prese solo con l’annuncio dell’entrata in vigore dello scudo, che quando la Bce passerà ai fatti si otterranno risultati eclatanti. Ci sia permesso dubitarne. Non si può ad ogni piè sospinto dire che i mercati si muovono sulle aspettative (di guadagno o di perdita) e poi, quando fa comodo, dimenticarsene. Gli speculatori (o investitori finanziari, che dir si voglia) agiscono sul filo del tempo reale e in base alla massima “piatto ricco mi ci ficco”. Se io sono un trader, mi precipito ad acquistare  i titoli dei paesi periferici, poiché il fatto che la Bce funge da garante di ultima istanza, non solo farà salire il loro prezzo ma mi assicurerà dal rischio di insolvenza dell'emittente. Invece non c’è stata alcuna fuga in massa dai titoli dei paesi core e nessuna calca ad acquistare quelli dei periferici.

Perché dunque la grande finanza globale, malgrado la polizza Bce, non è corsa ad acquistare titoli spagnoli e italiani? Per la semplice ragione che ritengono ancora molto probabile l'implosione dell'euro, eventualità rispetto alla quale la garanzia fornita dalla Bce è del tutto inadeguata. C'è una sola cosa che potrebbe davvero convincere i "mercati" che l'euro sopravviverà: il passaggio tutto politico dell'Unione ad un vero e proprio super-Stato a tutela tedesca.

Non vogliono ammetterlo ma i tecno-oligarchi europei speravano che la decisione della Bce e il lasciapassare della Corte costituzionale tedesca, avrebbero abbassato lo spread sui Bonos spagnoli e i BTp (quelli che fanno da benchmark, da punto di riferimento) a meno di 200 punti mentre ballano tra i 430 e i 350. Dato ancora più allarmante: gli interessi dei Bonos spagnoli sono al 6%, addirittura più alti rispetto al novembre dell'anno passato.

Cosa significhi per l’economie capitalistiche la forbice dello spread sui titoli è presto detto. Per vendere un’obbligazione decennale un’azienda solida nel settore delle utilities come la Snam, è costretta a pagare un tasso d’interesse del 5,23%, poco sopra il 5,17% del BTp analogo. Ma un’obbligazione con scadenza simile della tedesca Rwe (che ha un rating paragonabile a quello di Snam) rende il 2,40%. Snam deve sopportare tassi d’interesse doppi rispetto alla sua concorrente tedesca. «Il verdetto è impietoso: l’industria italiana difficilmente potrà competere con quella dei paesi più forti. Il tessuto industriale italiano rischia di finire al tappeto». [3]

In pratica, alle spalle dell’eurozona e in barba alla moneta unica, insistono gerarchie di potenza e disparità di condizioni enormi, che altro non sono che la maschera dietro alla quale si nascondono i vecchi stati nazionali, gli irriducibili interessi dei diversi capitali. Ad un'unica divisa formale corrispondono diverse monete reali.

Le cose non miglioreranno nei prossimi mesi anzi, tenderanno a peggiorare, con la forbice degli spread dell’eurozona che tornerà ad allargarsi. A verifica c’è il fatto che nelle borse europee l’effetto Draghi non si è fatto sentire quasi per niente. Gli analisti parlano di “correlazione inversa”, quella tra valore delle azioni e saggi dei titoli di stato: quando questi ultimi scendono, di norma, salgono le quotazioni in borsa. Questa sincronia non ha funzionato. [4]
Segno che i mercati restano guardinghi, non si attendono gran che dalle misure combinate della Bce e del fondo Esm/Mes e, come noi, considerano molto probabile il default di Spagna e Italia. Del resto non è un mistero che l’aumento delle quotazioni di Bonos e BTp è stato determinato da una delle più classiche operazioni speculative, l’urgenza di ricoprire le posizioni al ribasso, anzitutto da parte della finanza anglosassone. [5]

Tra le borse ha fatto parzialmente eccezione Piazza Affari, che dallo scorso 24 luglio ha guadagnato un 31%, circa 67 miliardi di capitalizzazione recuperata. Ma la parte del leone l’hanno fatta le banche (che sono i principali attori della borsa di Milano) appunto perché la mossa della Bce è stata come una polizza assicurativa per banche e assicurazioni italiane, le più esposte sul debito sovrano tricolore.

Non stiamo dicendo che lo scudo anti-spread (acquisti Bce e fondo salvastati) non entrerà in funzione, certo che ci entrerà. Ci entrerà anzi molto presto, forse già ad ottobre, ma appunto per prevenire il collasso della Spagna e a seguire quello dell’Italia. Il fatto che ci sia tanta fretta di farlo entrare in funzione ci dice due cose: che l’effetto annuncio della Bce, ribadiamolo, non ha sortito l’effetto sperato, e che la moneta unica resta appesa ad un filo. E resta appesa ad un filo perché il vero "bazooka" salva-euro, il passaggio dell'Unione ad un super-stato è altamente improbabile se non impossibile.

Tornando allo scudo e alla sua efficacia gli analisti si chiedono se i fondi preventivati saranno sufficienti per evitare i default di Spagna e Italia. La risposta è che non basteranno. Se questi paesi non usciranno presto dalla recessione (che diminuisce le entrate fiscali, rende impossibile ridurre i disavanzi di bilancio e distrugge il tessuto produttivo) non ci sarà scudo che tiene. Del resto come dimenticare che per far scattare le compere della Bce i paesi in questione debbono chiedere l’intervento del Mes/Esm. Sorvoliamo sul fatto che questo nuovo Trattato sottopone i paesi debitori ad un vera e propria dittatura di quelli creditori. Il meccanismo degli “aiuti” è diabolico. Affinché entri in funzione ogni paese deve versare la sua quota (per la Spagna è di 83 miliardi di euro, per l’Italia di 125 e rotti). Spagna e Italia, insomma per ricevere gli aiuti e finanziare i loro debiti debbono indebitarsi ulteriormente, aggravando quindi i bilanci pubblici già traballanti. Non salvastati quindi ma ammazza-stati si dovrebbe chiamare il Mes/Esm!

Nel frattempo, e le notizie in merito sono volutamente messe in sordina, le condizioni di Grecia e Portogallo (paesi “salvati” ovvero già tagliati fuori dai mercati finanziari) peggiorano. Malgrado i due “salvataggi” i creditori della Grecia, tramite il Fmi, si stavano accordando per estendere dal 2012 al 2014 la scadenza affinché il paese riesca a mettere  il bilancio in pareggio. [6] In verità le cose stanno messe molto peggio, veniamo a sapere che la Troika «non crede che la Grecia riuscirà a ridurre il debito pubblico al livello del 120% del Pil entro il 2020 come concordato» [7]  Un’impasse, quello greco che può spingere nel prossimo futuro, malgrado tutti i proclami ufficiali in senso contrario, il paese fuori dall’euro.
Tab. 3. I "salvataggi" che salvano solo
banche e finanza speculativa. 


Veniamo poi a sapere che il Portogallo «Non riuscirà come sperato a centrare gli obiettivi di deficit imposti da Ue, Bce e Fmi che nel maggio dell’anno scorso hanno salvato il paese dal default con un prestito di 78 miliardi». [8] Su chi venga effettivamente "salvato" il caso greco è esemplare (vedi tabella n.3).

La Spagna, da parte sua, avrebbe già visto schiantarsi il suo sistema bancario se non fosse stato per il prestito di 100 miliardi elargito a luglio dalla Ue. Per adesso la falla è stata tamponata. Per adesso, visto che anche i calcoli più generosi parlano di una voragine di alcune centinaia di miliardi. Degna di nota, anche in questo caso, l’assurdità del meccanismo di aiuto. L’Italia ad esempio, ha versato la sua quota (sarà messa a bilancio dai “tecnici” questa voce di spesa?) prestando alla Spagna soldi al 3% ma prima ha dovuto reperirli sui mercati pagando quasi il 7%. Per restare alla Spagna e per capire che aria tiri in questo paese si deve sottolineare l’enorme fuga di capitali monetari e risparmi verso lidi più sicuri: «In appena un mese i depositi si sono ridotti del 5,4% passando da 662 miliardi di giugno a 626 di luglio. Praticamente si sono volatilizzati 36 miliardi di euro. Il dato è allarmante se si pensa che, da inizio anno, il calo dei depositi è stato complessivamante di 45 miliardi. In pratica l’80% dell’emorragia di depositi del 2012, si è vista nel solo mese di luglio». [9]

L’intervento della croce-rossa-Bce ha evitato un’altra volta un collasso, e riuscirà per un po’ di tempo a tenere in vita l’euro, ma esso è ormai in uno stato di coma farmacologico. A Gennaio, anche a causa di una recessione che colpirà più duro, saremo probabilmente da capo a dodici, con la finanza speculativa che alzerà il prezzo per non fuggire dai paesi dell'Europa meridionale. Un prezzo che nessuno potrà pagare, e che i tedeschi per primi non vorranno pagare.

A ciò vanno aggiunti due fattori, diversi per dimensioni ma entrambi importanti.

Il primo ci riguarda da vicino ed è che l’Italia sarà particolarmente esposta, con l’avvicinarsi delle elezioni e l’incertezza sul dopo-Monti, alle pressioni dei mercati finanziari, i quali non esiteranno —pur di essere certi che la sovranità nazionale sarà stata stracciata e che il popolo verrà spremuto come un limone per tenere fede al rimborso del debito— a giocare pesante come fecero nel novembre del 2011, spingendo Berlusconi alle dimissioni. 

La seconda è che a causa della ingente liquidità immesse nei circuiti finanziari, anzitutto dalla Fed, potremmo avere l’esplosione di una nuova bolla finanziaria globale, un crollo generale dei valori borsistici. Dove, a quel punto, la Fed e la Bce, troveranno ulteriori risorse dato che hanno riempito i loro bilanci di titoli spazzatura e che l'effetto leva è già ai massimi? 
Rischieranno esse stesse un radicale deprezzamento dei loro assets. Le conseguenze sarebbero inimmaginabili.

Note

[1] Maximilian Cellino, Il Sole 24 Ore. 18 luglio 2012
[2]Marco Valsania, Il Sole 24 Ore. 14 settembre 2012
[3] M0rya Longo, Il Sole 24 Ore. 11 settembre 2012
[4] Vittorio Carlini, Il Sole 24 Ore. 12 settembre 2012
[5] Walter Riolfi, Il Sole 24 Ore. 11 settembre 2012
Ricoprire posizioni al ribasso significa o mettersi short, significa lucrare facendo leva sul deprezzamento del titolo su cui giochi. Ciò ha a che fare con la cosiddetta vendita allo scoperto. Esempio: vendo un titolo che ho preso in prestito da una banca o altro operatorie al prezzo di 10 euro per riacquistarlo poi a 8. Il contrario è entrare a rialzo o mettersi long, scommettendo sull'apprezzamento del titolo. Compri ad 8 euro sperando di rivenderlo a 10 euro.
[5] Walter Riolfi, Il Sole 24 Ore. 11 settembre 2012
[6] Vittorio da Rold, Il Sole 24 Ore. 14 settembre 2012
[7] la Repubblica. 17 settembre 2012
[8] Luca Veronese, Il Sole 24 Ore. 12 settembre 2012
[9] Andrea Franceschi, Il Sole 24 Ore. 13 settembre
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29 commenti:

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    Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 13:03

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  • Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 13:18

    caro Anonimo commentatore sopra, anziché gettare fango in preda ad un atavico odio di cui ai lettori di sollevazione non può fregar di meno, trovati un'occupazione meno noiosa.

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    Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 13:24

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    Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 13:48

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    Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 14:00

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    Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 14:02

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  • redazione scrive:
    18 settembre 2012 14:12

    A tutti i lettori:
    diversi sono gli autori che scrivono in questo blog. Per nessuno di essi si accettano post offensivi, volti a denigrare la persona. Chiunque può commentare ed esprimere liberamente la propria opinione, limitandosi al contenuto e al merito degli articoli. Questo blog non ha spazio per pettegolezzi, vili e stupidi. Tutti i commenti denigratori, tutte le basse chiacchere e gli starnazzamenti da sfogo isterico verranno sempre e comunque cancellati.
    Grazie
    La Redazione

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    Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 14:13

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  • Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 14:44

    I commenti denigratori e offensivi sempre più frequenti lasciano capire che l'autore dell'articolo ha ragione.
    Se le cose stanno in questi termini - e certamente è così - ci conviene aspettare i pochi mesi che precedono il botto finale e goderci la parabola storica discendente del capitalismo prima di porre mano a un programma e una strategia che ci consentano di uscire dalla barbarie e tornare al socialismo.

  • Luca scrive:
    18 settembre 2012 14:47

    chi insulta non solo non ha argomenti, si vede che rosica.
    Avanti sollevazione!!!

  • Francesco Salistrari scrive:
    18 settembre 2012 15:49

    Analisi pertinente e come al solito puntuale e precisa. Adoro leggere gli articoli di Moreno nei quali riesco sempre a trovare spunti di riflessione indispensabili.
    Debbo dire che potrei anche concordare con l'analisi, il che ne fa un'ipotesi molto molto realistica e che potrebbe verificarsi. E i dati stanno lì a certificarlo.
    Sono però convinto che gli strumenti ESM e Qe della BCE siano sufficienti a mantenere a galla l'euro, costringere i paesi a richiedere i prestiti e realizzare (attraverso i memorandum dell'Europa) quel "programma strutturale" che si traduce in completa distruzione del welfare e, di fatto, di commissariamento della politica economica dei paesi che richiedono il prestito (ESM).
    Questo a mio avviso consentirà all'Europa di intraprendere la strada dell'unificazione politica, fiscale, bancaria ecc. Il super stato, per dirla in breve.
    Non concordo con la visione che questa possibilità sia così remota e impossibile.
    A mio modesto parere esiste una sola possibilità che il "piano" non vada in porto: l'esplosione dell'economia americana. Il che non è nemmeno così fantapolitica come si crede a primo acchito.

    Un caro saluto a tutti i compagni di MPL.

  • Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 16:04

    Da qualche parte sul pc ho un tuo articolo del 2010 che prevede questo,il default etc.
    Possiate avere ragione i profeti di sventura,ai quali modestamente mi accodo visto che vivo di espedienti da quando ho letto il rapporto del MIT,tagliandola corta con le speranze di pensione e con la fiducia nelle magnifiche e progressive sorti,che a sua volta m'ero giocato nel '74,alle scuole medie,letti certi articoli sulla deforestazione amazzonica.
    Ma insomma mi sono rotto,una vita ad aspettare di diventare finalmente cannibale,oh,quand'è che si mangia?
    franz

  • Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 16:20

    @ Salistrari

    Io condivido invece la diagnosi del Pasquinelli, i cui contributi aiutano davvero a capire cosa va accadendo nel mondo della finanza. Qual'è al fondo questa diagnosi? Provo a dirla con parole mie. Non c'è alcun dubbio che la grande finanza, così come il blocco geopolitico euro-atlantico, desiderano che l'euro non crolli, che faranno del tutto per salvarlo.
    Ma non ci riusciranno, per la ragione che le forze oggettive che vanno in senso opposto sono più forti e destinate a prevalere, abbattendo le resistenze. Qui c'è di mezzo, ma Pasquinelli l'ha spiegato in vari interventi, l'analisi marxiana del capitale e le sue contraddizioni. Per affermarsi l'euro avrebbe bisogno di un lungo periodo di "crescita", di espansione capitalistica, di "vacche grasse" direbbe Pasquinelli. Insomma di un periodo di acquietamento delle contraddizioni inter-capitalistiche.
    Invece siamo dentro un periodo di declino, dentro una crisi cronica e strutturale, una depressione lunga, dove prevaranno forze egoistiche e centrifughe, spinte disgregatrici che causeranno l'implosione dell'Unione europea.
    Quindi, interpreto i ragionamenti di Pasquinelli, i tentativi della grande finanza e delle banche centrali sono destinati a fallire, perché ogni soggetto speculativo penserà anzitutto agli affari suoi e non si svenerà per la causa "comune" dell'Euro. Salistrari mi scuserà se intravvedo nel suo discorso un certo "complottismo", ovvero che esiste, sopra ai capitali, una specie demiurgico super-capitale che li allinea tutti dietro al suo comando. Questo demiurgo non esiste e il capitalismo resta un modo di produzione anarchico.
    Fabio Roversi

  • Possibilista scrive:
    18 settembre 2012 18:26

    L'analisi espressa in questo articolo è interessante, e certamente prefigura uno degli scenari possibili. Tuttavia concordo con Salistrari nel dire che è difficile stabilire se il crollo sia lo scenario maggiormente probabile. A mio parere non vi sono elementi, nè empirici nè teorici, per pensarlo.

    Ad ogni modo, non credo che sia così importante stabilire quale sia la probabilità di un crollo. Infatti, delle due l'una: o l'euro implode e allora si apre spazio per un rivolgimento progressista, oppure l'euro tiene e sarà la vittoria del modello austerity. Nel secondo caso, non c'è granché che si possa fare e quindi mi pare che sia utile concentrare l'attenzione sul primo caso, quale che sia la sua probabilità di verificarsi.

  • Francesco Salistrari scrive:
    18 settembre 2012 18:32

    @Fabio Roversi

    Non c'è nessun complottismo nel mio discorso e nessun demiurgo. Quando parlo di "piano" è solo per semplificare un concetto che altrimenti dovrei aver tempo e spazio di argomentare sistematicamente.
    La mia analisi parte dal presupposto che sia l'euro sia l'unione europea dei trattati (Lisbona, Maatricht ecc)sono stati creati con lo scopo principale di agganciare le economie mediterranee alle economie più forti del nord europa in una situazione di palese vantaggio per queste ultime. Non è un caso che le economie che hanno avuto i vantaggi maggiori (di esportazione e contenimento dell'inflazione) sono stati proprio i paesi del nord. L'obiettivo è duplice: uno politico, l'altro economico. Politicamente l'unione risponde all'esigenza del potere oligarchico finanziario (banche e imprese) di mettere letteralmente al bando le dinamiche decisionali proprie della democrazia rappresentativa, con un'opera sistematica e continuata di svuotamento della sovranità popolare, anche in sede europea. Dal lato economico l'azione dell'euro si traduce in un ricatto sistematico ai paesi mediterranei affinchè compiano quei cambiamenti strutturali sul welfare, le tutele e i diritti in modo tale da farli diventare paesi produttori in stile Polonia e Romania, per intenderci. Questo produce un doppio movimento politico ed economico che scavalca e annichilisce la sovranità statale. sembra molto chiaro e non c'è niente di complottistico.
    La crisi è strutturale e su questo siamo d'accordo, ma è usata come una clava per costringere i paesi a smantellare i vari sistemi di welfare, abbassare i salari e aumentare produttività e competitività delle aziende, che, nel caso dei paesi mediterranei, saranno assoldate alle aziende tedesche e francesi per una migliore efficienza nella competizione globale. Se la BCE, ad esempio, avesse fatto le prime iniezioni di liquidità a settembre 2011 e non a dicembre 2011 e a febbraio 2012, lo spread sarebbe stato tenuto basso ugualmente e non avremmo Monti (ma ahimè avremmo ancora Berlusconi). Il punto è che il Governo Berlusconi, non stava attuando i programmi di BCE, Commissione e FMI, così è stato commissariato. Ricorda la lettera famosa della BCE?
    Detto questo non nego che le dinamiche depressive a livello occidentale della crisi siano reali e determinate da una serie infinita di fattori,che sarebbe troppo complicato elencare compiutamente. Ed è possibile che l'approfondirsi della crisi ingeneri dinamiche distruttive anche dell'unione europea, ma questo è tutto da vedere. Il problema semmai è altro, e cioè che se e quando il crollo avverrà c'è il rischio serio e conclamato di un'escalation dei conflitti a livello globale (iran su tutti) ed in una situazione di belligeranza dichiarata la stretta decisionale in direzione di una formazione politica europea più coesa sarebbe ancora più probabile.
    Questo è semplicemente il mio pensiero. Basato sui miei studi, esperienze e rapporti. Posso sbagliarmi e di grosso. Di certo c'è che urge una risposta rapida da parte delle popolazioni.
    Un caro saluto.

  • la congiura degli eguali scrive:
    18 settembre 2012 19:46

    perchè dovremmo aspettare?, bisogna invece trovarsi preparati e con le idee ben chiare con un programma collettivo, per essere protagonisti della lotta per il socialismo.

  • Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 19:57

    I pessimisti non avranno più ragione di esserlo quando sapranmo che il 6 settembre u.s. Russia e Cina hanno firmato un accordo per il quale la Russia si impegna a vendere alla Cina quantità illimitare di petrolio che la Cina rivenderà esclusivamente in yuan.
    Con questa mossa l'economia economa americana, già devastata, andrà a fondo nello spazio di poche settimane.
    Le cose si stanno mettendo decisamente al bello per noi.


  • Anonimo scrive:
    18 settembre 2012 21:22

    Se Salistrari F. ha ragione le oligarchie hanno vinto in partenza e per i popoli si prepara un lungo ciclo di miseria e umiliazioni. Se Salistrari ha ragione siamo sconfitti in partenza. Se Salistrari ha ragione lottare oggi non ha senso e dovremmo aspettare cinquant'anni. Ah! già! Forse scoppiano gli Usa... Che buffo: per Salistrari le contraddizioni in Europa non sarebbero esplosive mentre negli USA lo sarebbero. E perché mai?
    Spero di essermi spiegata: niente di personale, ma il discorso di Salistrari è di un pessimismo funereo e paralizzante. la solita sinistra piagnona.
    Luisa C.

  • Francesco Salistrari scrive:
    18 settembre 2012 23:18

    Per quale motivo il mio discorso dovrebbe essere di un pessimismo funereo? E per quale ragione un crollo europeo dovrebbe essere un "bel" evento? Credi che non saremmo sprofondati in miseria ugualmente a fronte della completa assenza di una classe politica che metta al primo posto la sovranità italiana e la democrazia sostanziale?
    Al contrario credo che il mio discorso sia intriso di realismo, al massimo, e deriva da un'analisi attenta delle dinamiche in corso.
    Secondo te qual'è l'economia dominante in occidente? Quale sarebbe l'economia che collassando tirerebbe giù tutto, sprofondando il mondo nella barbarie della guerra? Non c'è niente di buffo.
    Poi spiegami perchè sarebbe impossibile lottare nelle condizioni che ho ipotizzato io, mentre al contrario gli spazi di manovra per il popolo sarebbero migliori nello scenario che contempli tu (che non ho nemmeno capito quale sia).
    Un abbraccio e senza acredine.

  • Anonimo scrive:
    19 settembre 2012 00:29

    Caro Francesco, a me pare Luisa C. abbia ragione.
    SE, come dici, gli oligarchi europei, per la gioia dei mercati finanziari, riusciranno a costruire un super-stato (le parole sono importanti, questo vuol dire una super-dittatura, la fine degli stati-nazione, un'epoca nuova post-Westaflaia per capirci)) vuol dire che avremo perso a scala continentale una partita storica, tipo quella che subimmo con l'avvento del fascismo. Come cavolo fai a non capire che se hai ragione c'è da tagliarsi le vene? Io penso invece che i dominanti sono alla sbando e che proprio il loro fallimento eurista ci aprirà spazi rivoluzionari senza precedenti. Capisci che la differenza di analisi implica diverse pratiche politiche? ciao.
    Fabio R

  • Anonimo scrive:
    19 settembre 2012 09:22

    "Un'epoca post-Westfaliana"


    volevo dire

    Fabio R

  • Anonimo scrive:
    19 settembre 2012 12:02

    A mio avviso l'ultimo anonimo ha ragione. Il liberismo è allo sbando e tra non molto, se continuerà - e non potrà fare altrimenti - a tartassare, umiliare, devastare la vita di masse crescenti di diseredati, ci saranno rivolte indomabili in tutto l'occidente che cambieranno la realtà di 180 gradi.
    Non si può crescere senza economia reale.
    Mi spiace, tuttavia, che non è stata colta la portata della notizia sull'accordo tra Russia e Cina.
    A me sembra evidente che, quando il liberismo americano avrà perduto la sua forza trainante, ne uscirà malconcio anche quello europeo e allora il ritorno al socialismo sarù rapido e inevitabile.


  • Lorenzo scrive:
    19 settembre 2012 13:41

    Il motivo per cui dubito in un crollo imminente è che la libera concorrenza pomposamente glorificata dal regime è un miserabile falso. I mercati sono ampiamente governati dai big players, fra cui in primo luogo gli stati capitalistici (che di fatto fanno tutt’uno colle multinazionali, nel senso che vengono governati dalle stesse classi dirigenti). La sopravvivenza dell’euro è legata alla capacità delle plutocrazie europee di far causa comune in modo da scaricare sui rispettivi popoli il peso della crisi in modo più possibile omogeneo.

    E nel momento in cui il loro vantaggio a realizzare questo progetto è evidente, e l’alternativa è un salto nel buio potenzialmente catastrofico, ho timore che esso riesca. Tanto più che è quel che desiderano le popolazioni, in parte perché inebetite dai media di regime, ma in primo luogo perché interessate esclusivamente a perseverare in ciò che rimane del loro ebete consumismo. La grande maggioranza della gente vuole il prossimo i-pad o le vacanze al mare, non una sollevazione che non capisce nemmeno cosa possa rappresentare.

    Va ribadito infine che nelle vostre analisi della crisi, ampiamente condivisibili, manca sempre un fattore fondamentale: l’enorme esproprio di ricchezza indotto dalle delocalizzazioni, che hanno esportato ampia parte dell’industria e della tecnologia occidentali nei paesi del terzo mondo o ex-comunisti. E siccome in un mondo a risorse naturali limitate un’espansione illimitata dei consumi è impossibile, alla formazione di ceti semibenestanti cinesi o indiani, o alla costruzione di infrastrutture e fabbriche in Romania e in Polonia, corrisponde un catastrofica perdita di tasse, know-how e soprattutto di impieghi qualificati da parte nostra. La disoccupazione esplode perché mentre aspettative occupazionali e prezzi si sono mantenuti semicostanti l’industria se ne è andata altrove.

    Dal che se ne deduce che il primo impegno di un futuro governo sovranista dovrebbe essere quello di provare a rimpatriare l’industria a discapito dei Paesi in cui è stata delocalizzata (sull’argomento vi consiglio caldissimamente P.G. Roberts, “How the economy was lost”, 2010), nel tentativo di ripristinare le gigantesche sperequazioni fra mondo sviluppato e sottosviluppato che la globalizzazione-americanizzazione è andata sistematicamente livellando. E’ quel che propone la Le Pen.

    Come mettere assieme limiti ecologici all’espansione produttiva (magari addirittura la decrescita che molti di voi auspicano), la tutela dei nostri livelli nazionali di benessere e l’aspirazione a una distribuzione egualitaria dei consumi su scala mondiale? Ecco il buco nero che retrostà a tante vostre analisi.

    Aggiungo in calce che lo stato di cose sopra accennato è il motivo dell’inania di tanti dibattiti fra keynesiani e monetaristi: se la base produttiva se ne è andata non c’è politica fiscale o monetaria o combinazione delle due che possa ricreare il benessere perduto. Ma siccome è vietato enunziare questo assunto di fondo, i dibattiti vanno avanti sproloquiando sul nulla, proprio come facevano i teologi medioevali cavillando sofismi sul loro dio fatto di nuvole e raggi di luna.

  • Anonimo scrive:
    19 settembre 2012 16:30

    il ragionamento fila. quanto esposto ha una certa percentuale di probabilità di verificarsi. non capisco invece certi commentatori che parlarno di ritorno del socialimo. ma ritorno vuol dire che qua c'è già stato e a me non risulta. e tra l'altro non mi pare neanche una cosa auspicabile

  • la congiura degli eguali scrive:
    19 settembre 2012 16:31

    interessante quello che scrivi, ma cosa proponi di fare per uscire da questa situazione che ci sta facendo precipitare negli abissi?; non è che bisogna aspettare che passi l'uragano katrina per decidere il che fare!; dobbiamo costruire noi gli argini alla barbarie, teorizzando meno ed agire di più.

  • la congiura degli eguali scrive:
    19 settembre 2012 16:34

    ti pare non auspicabile il socialismo?; ed allora tifiamo tutti per il capitalismo, il sistema degli squali che divorano i più deboli?

  • redazione scrive:
    21 settembre 2012 11:17

    In diversi commenti siamo accusati di "intellettualismo", "basta con le analisi, quelle le condividiamo, passiamo ai fatti!". Questa è l'esortazione. A parte il fatto che come Mpl non ci limitiamo a fare analisi. Quali fatti dovremmo far accadere? per far accadere le cose occorre possedere una consistente massa critica, un seguito di massa. Non ce l'abbiamo, punto. Quindi per prima cosa dobbiamo ottenere questo peso. Servono centinaia di attivisti e di militanti insomma. Ma come conquistarli se non ad un progetto politico fondato su un'analisi la più esatta? Purtroppo questo è difficile, perché siamo ancora in tempi di disincanto e di fuga dall'impegno politico. Occorre un cambio della situazione, della psicologia delle masse, un controesodo verso l'impegno politico.
    Qualcuno dei critici sa suggerirci cosa potremmo fare per far si che ciò avvenga?

  • Anonimo scrive:
    22 settembre 2012 18:56

    Anonimo Geremia osserva, a proposito di questa breve citazione dall'interessantissimo articolo di cui sopra ("Il meccanismo degli “aiuti” è diabolico. Affinché entri in funzione ogni paese deve versare la sua quota (per la Spagna è di 83 miliardi di euro, per l’Italia di 125 e rotti). Spagna e Italia, insomma per ricevere gli aiuti e finanziare i loro debiti debbono indebitarsi ulteriormente, aggravando quindi i bilanci pubblici già traballanti. Non salvastati quindi ma ammazza-stati si dovrebbe chiamare il Mes/Esm!") che la cifra di 125 miliardi corrisponde circa al valore in Euro dell'oro depositato presso la Banca d'Italia. Che sia solo un caso? Quest'oro costituisce una preda ambitissima da chi vuol arrivare al monpolio delle riserve d'oro mondiali, monopolio che farebbe salire il valore del prezioso metallo a valori stellari.

  • Anonimo scrive:
    24 settembre 2012 20:57

    Dovete trovare una personalità di alto livello intellettuale che serva da punto di riferimento. Un professore di università ad esempio.
    Senza dovete adattarvi a far parte di altri movimenti o partiti meglio attrezzati non ci sono altre possibilità.
    Inutile cianciare di allearsi con parte della borghesia se si fanno i capricci di fronte a Landini o alla Federazione della Sinistra. Sì, ci sono delle differenze ma non mi pare che possano essere considerati dei nemici. Poi arrangiatevi che sembra che l'isolamento vi faccia comodo per poter nascondere la desolante mancanza di risultati.

    Se non puoi fare l'imprenditore ti devi adattare a fare il lavoratore dipendente aspettando tempi migliori; l'alternativa è rimanere un disoccupato, quindi decidetevi.

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