martedì 11 settembre 2012

CON GLI OPERAI ALCOA MA...

Se ci fosse un governo popolare

di S.dA.

Tafferugli a Roma, cariche della polizia, Fassina contestato. Occorre sempre fare  casino affinché i media addomesticati si occupino del dramma del lavoro e della nostra Sardegna alla deriva.

Ma come andrà a finire la nostra vicenda? Governo, sindacati e partiti la tireranno per le lunghe, con la speranza di prendere gli operai per sfinimento e quindi seppellire la nostra lotta. Hanno altro a cui pensare loro, loro pensano ai nuovi equilibri di potere che stanno sorgendo dopo la fine di Berlusconi e l'arrivo di Monti.

Passera, per prendere tempo e spegnere il fuoco, dice che la soluzione non è impossibile, ma si guarda bene dal dire quale e dal prendere impegni precisi. La multinazionale Alcoa ha detto che di vendere agli svizzeri non se ne parla neppure, perché non si può pretendere che consegni fette di mercato ad un'azienda concorrente.

A che punto siamo arrivati in questo paese!?? Dei sindacati seri, invece di invocare un'altra multinazionale, avrebbero chiesto l'esproprio dell'Alcoa. Un governo serio l'avrebbe nazionalizzata. La vita dei lavoratori e di un'intero distretto non può dipendere dagli interessi egoistici di una multinazionale che dopo averci spremuto come limoni chiude gli impianti a manda tutto alla malora. Ed è uno scandalo che non solo il governo ma nemmeno i partiti di sinistra dicano una parola su questo. La ragione è semplice: per loro  i diritti di proprietà della multinazionale sono sacri e intoccabili.

L'Italia importa circa l'85% del suo fabbisogno di alluminio. L'Alcoa copre quindi solo un 15% delle necessità del paese. Un governo popolare nazionalizzerebbe l'Alcoa, proporrebbe ai lavoratori di gestire l'azienda. Di più, li aiuterebbe con un piano di investimenti per aumentare la produzione, visto che c'è un 85% di mercato interno da strappare alle multinazionali straniere.

Un governo popolare, che cioè faccia davvero gli interessi della nazione, e sempre per aiutare la produzione italiana, non esiterebbe a mettere dei dazi protettitivi per contrastare le importazioni. Non lo dovrebbe fare quindi solo per difendere un migliaio di posti di lavoro, lo dovrebbe fare, appunto, avendo a cuore gli interessi di tutta l'Italia, che sta soccombendo a causa del declino dell'industria. Difendere il lavoro, i posti di lavoro, non è fare assistenzialismo, ma iniziare a porre fine a questo declino che impoverisce tutto il paese. L'Alcoa dimostra che gli interessi dei lavoratori corrispondo a quelli della nazione, mentre quelli del capitale sono in conflitto con entrambi.

Questo governo popolare purtroppo non c'è. Né c'è una forza politica che conti davvero che proponga queste misure. Tutti, sindacati anzitutto, sono vittime del neoliberismo, del liberoscambismo, per cui ai capitali non si deve torcere un capello, anche quando fanno strage del diritto alla vita dei lavoratori, e calpestano gli interessi del paese.

Ed è triste che malgrado tra gli operai ci sia piena consapevolezza che sono rappresentati da mezze tacche o da veri e propri venduti, essi non sono in grado di sbarazzarsi da certe piattole, incapaci di produrre un punto di vista autonomo, di classe e popolare. Si lotta ma questo voler lottare va in coppia con un senso atavico di impotenza, c'è sfiducia nelle proprie forze e nella possibilità di vincere, e quindi si va avanti con la delega ai burocrati e ai politicanti, nella speranza di strappare delle briciole.

Non so quando questo andazzo potrà continuare. Non per molto credo, perché stiamo toccando il fondo. E il fondo forse gli operai dovranno toccare per convincersi che non hanno santi in paradiso e che debbono fare da soli, con coraggio, vincendo la paura di essere isolati e deboli. Il nostro Gramsci ci insegnava, in polemica coi suoi compagni, che la classe operaia, per vincere, deve porsi come classe guida di tutta la nazione. Per essere guida deve avere idee chiare e dimostrare con l'esempio della lotta di essere pronta a tutto. Solo così porterà dalla sua parte i cittadini indecisi ma già adesso pieni di rabbia.



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14 commenti:

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2012 11:10

    "Il nostro Gramsci ci insegnava, in polemica coi suoi compagni, che la classe operaia, per vincere, deve porsi come classe guida di tutta la nazione"

    Si si... la stessa classe operaia che preferisce morire di tumore a Taranto aniziché appoggiare l'iniziativa giudiziaria e pretendere condizioni ambientali adeguate...

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2012 12:13

    L'autunno sarà caldissimo: la Sardegna (operai alcoa, minatori carbonsulcis, pastori) in rivolta; i Forconi in Sicilia e sempre in Sicilia la coalizione di sinistra (prc, idv, sel) finalmente senza PD alle prossime elezioni; a Taranto finalmente gli operai si ribellano al patto padroni-sindacati e li cacciano dalla piazza; il 28 settembre sciopero CGIL-UIL del pubblico impiego; poi il corteo contro Monti a fine ottobre; per non parlare della Val Susa...
    Ci sono alcuni elementi che mi fanno sperare che questa volta i soliti noti non riusciranno a cavalcare l'onda. Ad esempio ieri Fassina è stato cacciato a calci nel culo. L'altra sera a Piazzapulita su La7 gli operai hanno contestato Landini...così come a Taranto...

  • Ottaviano scrive:
    11 settembre 2012 12:30

    Non sarei così convinto che siamo alle porte di quella che gli MPL chiamano sollevazione. C'è in giro troppa rassegnazione, un profondo pessimismo. Ma tra sollevazione e quiete c'è di mezzo il mare. Penso che i conflitti cresceranno, crescerà il casino, il disordine... Tanti attori entreranno in scena. Una nuova forza rivoluzionaria metterà radici in questo caos.

  • Massimo De Santi scrive:
    11 settembre 2012 12:39

    GLI OPERAI SARDI HANNO RAGIONE !!
    DAVANTI AL GIOCO DELLE TRE CARTE DELLE MULTINAZIONALI DELL'ALLUMINIO
    LA LORO RABBIA HA IL SACROSANTO DIRITTO DI MANIFESTARSI !!
    L'AMERICANA ALCOA HA DECISO DI CHIUDERE L'IMPIANTO DELLA SARDEGNA E
    MENTRE LE CELLE VENGONO SPENTE PROGRESSIVAMENTE ANCHE SE PIU' LENTAMENTE
    L'ALTRA MULTINAZIONALE AMERICANA GLENCORE DICE DI ESSERE INTERESSATA
    INSIEME ALLA SVIZZERA KLESCH.
    QUI SI SENTE PUZZA DI BRUCIATO !!
    NON E' CHE SIA TUTTO UN GIOCO DI SQUADRA PER COMPRARSI FLA FABBRICA
    AL MINORE PREZZO E CON LE MAGGIORI FACILITAZIONI DEL GOVERNO MONTI.
    ALLORA NON E' MEGLIO CHE LA FABBRICA LA COMPRI LO STATO E COSI' SI
    METTA FINE AL CALVARIO DEI LAVORATORI DELL'ALCOA E DEI CITTADINI SARDI !!
    SE QUESTO NON AVVENISSE LA GIUSTIZIA NON PUO' FARE SCONTI A NESSUNO !!

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2012 13:13

    purtroppo come i media sono addomesticati dal potere, gli operai saranno addomesticati dai sindacati...

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2012 19:09

    Le mezze tacche sono preponderanti non solo nei partiti, sindacati e governo, ma anche tra gli operai, altrimenti avrebbero già rimesso in piedi il partito unico dei lavoratori e il sindacato combattivo di una volta.
    Ma le cose finiranno comunque male per il liberismo e i loro servi di sinistra, perché la situazione economica ha già superato il punto di non ritorno.
    Se non vogliono la rivoluzione armata, a questo coacervo di farabutti, non resta che tornare alle nazionalizzazioni, al socialismo, alla lotta di classe e all'economia solidale.
    Se non sono in grado di capirlo, peggio per loro.


  • la congiura degli eguali scrive:
    11 settembre 2012 20:04

    no che non lo capiranno!; spetta allora ai proletari più determinati e tenaci arare e seminare per la sollevazione rivoluzionaria!, sarà dura ma non c'è altra via se vogliamo cambiare lo stato delle cose esistenti.

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2012 21:32

    pre chi volesse capire chi E' ALCOA!!!!!

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10797

  • Anonimo scrive:
    11 settembre 2012 23:42

    (dal blog:DICIOTTOBRUMAIO)

    La nostra costituzione lo afferma esplicitamente che esistono ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Nel mio piccolo eccepisco che tali ostacoli non solo limitano, ma impediscono totalmente la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Quali sono in concreto questi ostacoli? Anzitutto la proprietà privata dei grandi mezzi di produzione, quindi l’esistenza dei padroni. Lo so che il termine padrone non si usa più, che non è considerato politicamente corretto, ma come chiamare altrimenti i proprietari dei mezzi di lavoro ai quale si deve, per necessità, vendere la nostra forza-lavoro e dai quali dipende dunque il nostro destino, la sopravvivenza nostra e delle rispettive famiglie? Datori di lavoro? Non sono loro che ci danno lavoro, viceversa siamo noi che diamo il nostro lavoro a loro in cambio di una piccola parte del prodotto, cioè di un salario. Li chiamiamo allora “imprenditori”? È un termine neutro che nasconde la realtà, la mistifica. Come del resto quello di “operaio”. Sappiamo bene che l’operaio è uno schiavo, non una persona libera. È libero di vendersi, non può non farlo (è l’unica libertà effettiva concessa), ma può anche non trovare chi gli offre un lavoro. Perché non è un suo diritto, se non, come abbiamo visto, sulla carta.

    Il lavoro, sul quale dicono fondarsi questa repubblica, è un diritto formale col quale i padroni e i sequestratori della democrazia si puliscono il culo.

    http://diciottobrumaio.blogspot.it/2012/09/lo-conferma-listat.html

    (Uno di passaggio)

  • Anonimo scrive:
    12 settembre 2012 09:41

    Quella che stiamo rapidamente perdendo è la guerra economica con i BRICS, rafforzata dalla guerra metereologica.
    La Russia, la Cina e i loro alleati si stanno dotando, inoltre, di quantità immense di armi nucleari, che usano per impedire all'occidente di sparigliare tutto.
    La nostra esistenza è oramai precaria, disagevole, disperata. Non ha senso aspettare che ci riducano a larve umane con i loro ridicoli tentativi di nascondere la verità. Ognuno di noi deve riprendere nelle sue mani il proprio destino.
    Per cacciare dal Parlamento gli usurpatori, è indispensabile quindi la rivolta armata. Ma perchè questa abbia successo bisogna creare il terrore, con atti di sabotaggio e manifestazioni oceaniche e violente sempre più frequenti contro il potere.
    In ogni caso bisogna cominciare subito. Non c'è più tempo da perdere in chiacchiere.






  • blu-flame scrive:
    12 settembre 2012 10:40

    Per fare l'alluminio occorre energia a buon mercato.
    Le pIppe sinistro-destroidi non piegano la fisica.
    Le persone hanno deciso che non vogliono impianti per la pruduzione di energia elettrica.

    fine, no?

    gli italiani hanno votato per licenziare queste persone, queste persone vengono licenziate.
    Ma la cosa più assurda è che le stesse persone che vengono licenziate sono le stesse che hanno votato per essere licenziate.

    Dei sindacati seri avrebbero evitato la richiesta del sisisisi e alcoa oggi vivrebbe.

    http://www.allarovescia.blogspot.it/2012/09/alcoa-che-palle.html

  • Anonimo scrive:
    13 settembre 2012 08:15

    quelli che...il costo dell'energia

  • Anonimo scrive:
    13 settembre 2012 16:29

    Per carità non date retta a Sergio di Cori Modigliani. E' un blog pessimo in cui si inventano fregnacce a tutto spiano giusto per fare audience.
    E' riuscito a scrivere che Morales ha legalizzato la cocaina!
    Lo dice qui con questa frase:

    "Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo."

    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/08/lattacco-alla-repubblica-del-ecuador.html

    Spara balle a ripetizione. Soggetto da naso.

  • Anonimo scrive:
    17 settembre 2012 19:15

    Per i "minatori carbo-sulcis" della sardegna, lo Stato Italiano ha già dato. E' dal lontano ventennio fascista di Mussolini che lo Stato Italiano paga le popolazioni della Sardegna, (regione del Sud Italia), per fargli scavare buche nel terreno e poi farle ricoprire. E intanto tutti gli italiani vengono chiamati a pagare, con le loro tasse, questo finto lavoro. Se facciamo una botta di conti, per mantenere in attività quella miniera, lo Stato Italiano e quindi noi tutti saremo chiamati a pagare 230.000 €. all'anno ad ogni minatore della carbo-sulcis. Ai minatori conviene, alle finanze italiane un po' meno.

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