mercoledì 6 giugno 2012

IL 52% DEGLI ITALIANI CONTRO L'EURO

Lo scandaloso cartello mostrato ieri sera a Ballarò
E Ballarò li terrorizza


SollevAzione


Ieri sera, martedì, su Rai3 c'era BallaròButtata lì, in maniera abborracciata, la questione della crisi dell'euro e dell'eventualità che si torni alle valute nazionali. Discorsi seri neanche uno. Già è tanto che se ne discuta, direte voi. Per niente. Guardando la trasmissione si è capito dove Floris voleva andare a parare.

Ad un certo punto Paglioncelli mostra un sondaggio. Alla domanda «è stato un bene o un male passare all'euro?», il 52% degli interpellati ha risposto che è stato peggio.
I sondaggi vanno presi con le molle, ma che la maggioranza sia contro l'euro è una notizia enorme, tanto più se consideriamo che la stragrande maggioranza degli italiani accolse al tempo l'euro con ottimismo se non con entusiasmo.
Mi son detto, "questa sera si mette bene, Floris non fa lo zimbello come al solito".


Macché! Il cartello del Pagnoncelli era appena stato commentato che il Floris ne fa sbucare fuori un altro (vedi foto sopra). Che succederebbe se l'Italia tornasse alla lira?
La telecamera si sofferma sul cartello, fermo immmagine. Mentre il telespettatore punta la sua attenzione sul cartello, Floris legge con enfasi e perentorietà.
Che succederà se torniamo alla lira.


Quattro risposte secche: (1) Svalutazione moneta dal 25% al 60%: lavoratori più poveri, (2) Esempio: un litro di latte passerebbe a 1,70 euro a 5mila lire, (3) Corsa agli sportelli bancari, fuga dei capitali, (4) Aumento dei tassi d'interesse, aumento del debito pubblico.


Quest'operazione è squallidamente intimidatoria, anziterroristica, tesa a spaventare la maggioranza degli italiani, a minacciarli, come i preti fanno promettendo l'inferno perpetuo ai peccatori. Un giornalismo davvero fetente, sleale, furfantesco!


Anzitutto perché Floris non ha detto chi abbia fatto queste fosche previsioni. Quale istituto? Quale organismo scientifico? Nessuno, ovviamente, solo paccottiglia del peggior giornalismo. Una scorrettezza intollerabile. Una mossa tanto più diabolica perché il cartello è stato mostrato sulla scia a quello del Pagnoncelli, ingannando quindi deliberatamente il telespettatore.


La cosa più grave è che tutte e quattro le asserzioni sono false, prive di ogni base scientifica.


(1) Tutti gli analisti, gli stessi studi delle maggiori banche europee prevedono, in caso di ritorno alla lira, una svalutazione (rispetto all'eventuale euro-marco tedesco) che può al massimo giungere al 20%. Ripetiamo, al massimo! mentre Floris ha posto il 20 come base minima della forchetta con il massimo del tutto strampalato del 60%.


(2) Che poi i lavoratori saranno più poveri, questa è un'altra bufala priva di ogni fondamento. Saranno più poveri ove la svalutazione innescasse un violento processo inflattivo. L'economia insegna che non c'é alcun legame automatico tra svalutazione e inflazione. Come la svalutazione della lira dell'autunno 1992 mostrò che (Governo Amato) alla svalutazione non corrispose affatto un aumento dei prezzi della stessa portata. Tanto più che, nel caso di inflazione, i lavoratori dipendenti potrebbero pur sempre difendere il potere d'acquisto, ad esempio con la scala mobile o più semplicemente strappando aumenti salariali.


(3) Un litro di latte passerebbe da 1,70 a 5mila lire? Che idiozia! Vero è che un litro di latte potrebbe aumentare di prezzo rispetto ad oggi, ma solo ove dovessimo importarlo, ad esempio dalla Germania. Usciti dall'eurozona non dovremmo rispettare le quote latte e visto che il settore lattiero italiano è perfettamente in grado di soddisfare la domanda interna, non solo un litro non ci costerebbe di più, esso potrebbe costarci addirittura di meno (al netto dei costi per eventuali mangimi d'importazione), col vantaggio che rilanceremmo tutto il settore lattiero e caseario nazionale.


(4) Corsa agli sportelli? Fuga dei capitali? Ma un governo serio, un governo popolare d'emergenza, mentre riavvia la zecca per stampare le lire necessarie a sostituire gli euro e necessarie alla circolazione, per decreto, impedirebbe ogni fuga dei capitali impedendo alle banche di far ritirare ingenti somme di denaro, i depositi verrebbero congelati affinché passi la tempesta. Nel caso le banche dovrebbero essere chiuse, per una settimana almeno, e ai risparmiatori verrebbe concessa la facoltà di ritirare soldi agli sportelli automatici (riprogrammabili in remoto) per prelevare somme quotidiane modeste per acquistare beni di prima necessità.


(5) Aumento del debito pubblico e dei tassi d'interesse. Questa è un'altra fandonia. Sarebbe verità ove il ritorno alla lira fosse gestito dai medesimi servi della finanza che ci governano oggi. Decisi a restare nel circuito della finanza speculativa internazionale, a onorare i debiti, essi spremerebbero infatti ancor più il popolo lavoratore per pagarli. E' poi evidente che l'Italia, a lira svalutata, dovrebbe pagare interessi più alti per prendere soldi in prestito. 
Non sarebbe così ove il passaggio alla lira fosse gestito da un governo popolare. Questo ripudierebbe i debiti con la finanza internazionale (default programmato) e ristrutturerebbe la quota di debito che lo Stato ha con banche, enti e cittadini italiani. Nazionalizzando le banche verrebbe di fatto cancellato il debito verso di esse (lo Stato avrebbe un debito con se stesso) e per quanto riguarda i debiti con privati italiani, esso tutelerebbe il risparmio, diciamo sotto la soglia dei 200mila euro, allungando i tempi del rimborso e assicurando un tasso d'interesse fisso garantito. Le rendite in titoli di stato dei grandi redditieri subirebbero la stessa sorte con un significativo aumento delle imposte. Con le ingenti risorse risparmiate grazie a queste misure il tasso d'interesse, che sarebbe cresciuto per il periodo d'emergenza dettato dal passaggio alla sovranità monetaria e dall'inflazione scenderà e se non sarà tenuto troppo basso dalla Banca d'Italia, sarà per l'eventuale necessità momentanea di sostenere la domanda di moneta italiana per incoraggiare l'afflusso di valuta straniera (necessaria per le importazioni).


Chissà quanto tempo dovrà passare affinché si possano spiegare, anche in Tv, questi concetti agli italiani. Per adesso la televisione è la principale arma di distruzione in massa di coscienze in mano ai dominanti.



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15 commenti:

  • la congiura degli eguali scrive:
    6 giugno 2012 10:31

    floris è sempre stato servo, un democristiano doroteo, salito alla ribalta dopo l'editto bulgaro del berlusca; floris, fabio fazio, i due tappetini dei padroni del centrosinistra, che di sinistra non ha nulla perchè è più a destra del pdl.

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2012 06:05

    ma sì, torniamo alla lira per rilanciare la produzione di latte... sei un genio!

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2012 10:24

    Extracomunitario “italiano”

    Il guaio è che “questi” stanno convincendo del disastro anche chi non ha nulla da perderci.

    Se uno guadagna 700 euri al mese (o anche meno), con un potere d’acquisto già oggi assai limitato (da “sopravvivenza”), nullatenente, (ma se anche avesse un’abitazione di proprietà, che non intende vendere, da qualche parte si deve pur dormire), il classico “capitale umano”, che al capitalista dovrebbe far comodo tenere in vita, “credo”, per cui se il suo potere d’acquisto è già oggi al limite della sopravvivenza cosa avrebbe da temere da una eventuale forte inflazione? (Se anche fosse possibile, visto che si ipotizza un’inflazione intorno al 20%, più o meno).
    In questo caso una forte inflazione non dovrebbe tornare a suo vantaggio? Almeno i “ricchi” diventano meno “ricchi”, e pagheremmo meno in rendite.
    Cosa potrebbe perderci? La vita?
    Si dice che; “Dove non c’è guadagno la remissione è certa. “
    Ma potrebbe valere anche al contrario, se non c’è remissione il guadagno è “quasi” certo.
    E vero che si dice anche che al peggio non c’è mai fine,
    ma come si dice…. “Meglio a muri, che a male campà.)

    Saluti
    Nunzio

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2012 10:54

    Le sue osservazioni sono ridicole. Forse non ha capito bene a cosa serve la moneta e quali sono i meccanismi d'economia monetaria e del mercato. Le soluzioni che lei propone ci hanno portato alla situazione attuale. Le prospettive di Ballarò sono purtroppo esatte. Spero almeno che lei non sia perfino docente in qualche università italiana.

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2012 12:33

    Per fortuna ha capito tutto lei... e senza uno straccio di
    argomentazione.

    La propongo per una cattedra honoris causa seduta stante.

    Marco

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2012 12:51

    Extracomunitario “italiano”

    Io penso invece che Lei deve essere l'anonimo di cui sopra, per cui a mio avviso il "Genio" che ha compreso tutto del sistema economico attuale e dei suoi meccanismi è Lei.

    Complimenti!

    Io ho detto semplicemente che;
    1)Siccome il potere d’acquisto di coloro che guadagnano 700 euri (o anche meno) è già al limite della sopravvivenza, ( con quei soldi riescono giusto a comprarsi il necessario per non morire di fame) qualunque sarà la svalutazione della lira nei confronti delle altre monete e la inflazione che ne dovesse conseguire (che non viaggiano di pari passo), non credo che potranno pagare i suddetti lavoratori con un salario che gli procuri minore potere d’acquisto di quello attuale, perché appunto sono già al limite, significherebbe farli morire di fame. (però, probabilmente affretterebbe anche una rivoluzione). Ma se Lei ritiene che sia possibile pagarli con un salario che abbia un potere d’acquisto ancora inferiore non so che dirle. E possibile secondo Lei? Senza conseguenze?

    2)La svalutazione e ovvio che comporterà un maggior costo per le merci importate (per cui penso che se ne importeranno meno, almeno quelle di cui si può fare a meno, e, o, può essere un incentivo per produrle in Italia), ma allo stesso tempo, siccome i nostri prodotti all’estero costeranno meno a causa appunto della svalutazione, “probabilmente” si esporterà di più, e si spera in un aumento di produttività e posti di lavoro.
    Oltre a pagare meno rendite.

    3)Il “Mercato” avrà sempre bisogno di noi lavoratori e consumatori, si adeguerà, si tranquillizzi, soprattutto se Lei fosse uno di quei lavoratori suddetti, (ma non credo proprio).
    Cordialmente
    Nunzio

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2012 13:04

    Extracomunitario “italiano”

    Io penso invece che Lei deve essere l'anonimo di cui sopra, per cui a mio avviso il "Genio" che ha compreso tutto del sistema economico attuale e dei suoi meccanismi è Lei.

    Complimenti!

    Io ho detto semplicemente che;
    1)Siccome il potere d’acquisto di coloro che guadagnano 700 euri (o anche meno) è già al limite della sopravvivenza, (con quei soldi riescono giusto a comprarsi il necessario per non morire di fame) qualunque sarà la svalutazione della lira nei confronti delle altre monete e la inflazione che ne dovesse conseguire (che non viaggiano di pari passo), non credo che potranno pagare i suddetti lavoratori con un salario che gli procuri minore potere d’acquisto di quello attuale, perché appunto sono già al limite, significherebbe farli morire di fame. (però, probabilmente affretterebbe anche una rivoluzione). Ma se Lei ritiene che sia possibile pagarli con un salario che abbia un potere d’acquisto ancora inferiore non so che dirle. E possibile secondo Lei? Senza conseguenze?

    2)La svalutazione e ovvio che comporterà un maggior costo per le merci importate (per cui penso che se ne importeranno meno, almeno quelle di cui si può fare a meno, e, o, può essere un incentivo per produrle in Italia), ma allo stesso tempo, siccome i nostri prodotti all’estero costeranno meno a causa appunto della svalutazione, “probabilmente” si esporterà di più, e si spera in un aumento di produttività e posti di lavoro.
    Oltre a pagare meno rendite.

    3)Il “Mercato” avrà sempre bisogno di noi lavoratori e consumatori, si adeguerà, si tranquillizzi, soprattutto se Lei fosse uno di quei lavoratori suddetti, (ma non credo).
    (Anche se personalmente sulla produttività, sulla competizione, sulla globalizzazione, sul consumismo e altro, ho altri pensieri).

    Cordialmente
    Nunzio

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2012 13:20

    Ah, dimenticavo, se Lei guadagna come Floris, ed avesse i risparmi che assai probabilmente ha Floris, su cui noi tutti (anche quelli senza reddito e senza patrimonio, attraverso le tasse indirette) paghiamo rendite, allora ci rimetterebbe di sicuro, e non potrebbe che farmi piacere.
    Di nuovo cordialmente
    Nunzio

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2012 13:24

    Per extracomunitario.

    Io mi riferivo all'anonimo che difendeva i dati senza fonte sparati da ballarò.

    Ciao, Marco

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2012 13:38

    Ciao, Marco.
    Anche io, è solo un piccolo frainteso, ma spero che chi doveva capire ha capito.
    Cordialmente
    Nunzio

  • L'ultimo Cibernetico scrive:
    7 giugno 2012 15:11

    Sul punto 4) sembri commettere lo stesso errore che denunci, quello di terrorizzare inutlimente ad uscire dall'euro.

    Non vedo perchè uno stato serio dovrebbe pretendere di convertire gli euro nella nuova moneta sovrana.
    Questo si fà quando la moneta di uscità scompare (come è successo per la Lira) o quando la moneta nuova esiste gia fisicamente ma è solo inattiva da un tasso di cambio fisso con un altro (caso peso in quel caso però lo stato ha semplicemente smesso di garantire il cambio col dollaro).
    L'unica cosa che è necessario convertire sono i crediti vincolati, i debiti, i mutui e quant'altro.


    http://default-italia.blogspot.it/2012/02/la-trappola-delleuro.html

  • Anonimo scrive:
    7 giugno 2012 23:41

    Non credo che Lei stia, liberamente, parlando di qualcosa che sa.
    Più probabile, invece, che stia, servamente, parlando di qualcosa che Le hanno, ideologicamente, radicato in testa da una vita.

  • Max scrive:
    9 giugno 2012 13:13

    E' indubbio che un ritorno alla lira porterebbe un aumento dei prezzi per ciò che riguarda la merce d'importazione, per il mercato interno se lo stato blocca i prezzi per evitare speculazioni non ci dovrebbero essere problemi, anzi questo rilancerebbe i prodotti nazionali, ora privi anche del mercato di prossimità.

    L'uscita dall'euro, la nazionalizzazione delle banche ed un governo retto da movimenti popolari sono caratteristiche imprescindibili per un fallimento volto a garantire i piccoli investitori e i piccoli azionisti.

    L'Islanda, che la distorsione mediatica ci vuol far credere in difficoltà, ha già fatto questo passo da tempo e in un solo anno di sofferenza sta rimettendo in piedi l'economia gioiello che aveva, che fu distrutta dalla speculazione finanziaria.

    La privatizzazione delle banche, la tutela del piccolo risparmio e dei piccoli azionisti a scapito dei creditori Istituzionali e dei grossi gruppi finanziari ne è la caratteristica principale.

    Nessuno ha smesso di comprare i prodotti islandesi e i titoli di stato sono più apprezzati dei nostri; pur minacciando sanzioni economiche, nessuno le ha attuate e men che meno nessuno ha dichiarato guerra all'Islanda, anzi sarebbe diventata una sorta di protettorato se avesse accettato il ricatto di Banche centrali e fondo monetario internazionale.

    La richiesta di entrata nell'euro è del vecchio governo che si è dissolto fra dimissioni, fughe e galera, il nuovo, eletto in un sistema di Democrazia Diretta, è di tutt'altra opinione.

    Non facendo così faremmo la fine della Grecia che è condotta ad un fallimento guidato volto a garantire gli interessi dei creditori istituzionali e dei grandi gruppi finanziari a scapito dei piccoli investitori e del patrimonio nazionale, pubblico e privato.

    La Grecia è tecnicamente già fallita, a febbraio ha rinegoziato praticamente in maniera unilaterale e coatta buona parte del debito pubblico al 20-30% del valore, garantendo, con mosse che, più che "spregiudicate", io ritengo illegittime, l'intero valore ai creditori istituzionali e ai grossi gruppi finanziari, il tutto senza alcuna critica mediatica da parte dei giornali e della televisione. Senza un default mirato alla tutela dei più deboli non è servito a nulla, il debito continua ad aumentare e fra poco tornerà come prima. Proprio come sta succedendo da noi.

  • Anonimo scrive:
    13 giugno 2012 12:24

    Articolo incommentabile... l'autore dimostra una profonda ignoranza riguardo i meccanismi economico-finanziari... purtroppo, dico purtroppo, Floris e il suo compagno di merende Pagnoncelli in questo caso ne hanno detta una giusta.
    Ormai su internet scrivono cani e porci... bisognerebbe seriamente pensare di mettere un filtro evitando di diffondere questi articoli pieni di fesserie, anche perchè la maggior parte della gente (ignorante in materia economico-finanziaria) è portata a crederci non capendo esattamente che cosa si sta dicendo, e facendosi trascinare dall'onda emotiva (in senso negativo) vissuta sulla propria pelle...

  • Anonimo scrive:
    13 giugno 2012 12:30

    Tra l'altro è stimabile la svalutazione MINIMA in caso di uscita dall'euro, e NON quella massima che, in linea teorica, non ha limite. La svalutazione MINIMA della NUOVA Lira è pari attualmente al 27,4%. Anche la considerazione sul latte è veramente comica. Il latte è preso solo come esempio, basta mettere al suo posto la benzina (o qualsiasi altro bene di prima necessità: gas metano ad esempio) e il gioco è fatto... avremmo la verde che passerebbe da 1,80 euro a circa 6000 nuove lire.

    Beata ignoranza!

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