giovedì 10 maggio 2012

ANALISI DEL VOTO IN GRECIA

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Vincono le sinistre radicali non quelle rivoluzionarie


Con le elezioni non si fanno le rivoluzioni, ma non c'è dubbio che hanno una grande importanza. Un caso di scuola sono le recenti elezioni greche che i cittadini hanno usato non solo per protestare, non solo per mandare casa il governo, ma per scassare (letteralmente) il sistema politico e istituzionale nato negli anni '70.
Come la Tabella a fianco dimostra il terremoto è stato devastante. Tre i dati eclatanti: (1) la caduta dei tre pilastri del sistema,  Nuova democrazia e Pasok, a cui va aggiunto il vero e proprio crollo (nessun seggio) della destra del Raggruppamento Popolare ortodosso (Laos); (2) L'avanzata dei tre partiti della sinistra radicale (31,4% dei voti); (3) l'affermazione, sulle ceneri del Laos, del partito estremista di destra di Alba D'oro e del partito di destra radicale dei Greci Indipendenti.
Come da tempo questo sito va sostenendo, la crisi sistemica è destinata a indebolire le espressioni politiche tradizionali della classe dominante e, di converso a spingere verso una polarizzazione verso le ali estreme. Più la crisi sistemica è profonda, più essa accelera i processi di sfaldamento politico e di riconfigurazione dello scenario politico.
Pere e mele non si possono sommare, tuttavia i partiti greci (di sinistra e di destra) che si oppongono alle politiche draconiane imposte dalla Unione europea sono di fatto al 66%.


Lo tsunami elettorale greco, la batosta presa dai partiti dell'austerità europeista (fenomeno confermato anche dalle elezioni italiane e francesi), preoccupa assai non solo il mondo della finanza speculativa globale, ma tutto l'establishment oligarchico europeo. Nessun governo può essere formato, col che si paventa la cosiddetta "anarchia politica". I dominanti temono il contagio.


Il capo dello Stato greco, Karolos Papoulias, dopo la rinuncia di Antonis Samaras (Nuova democrazia) e di Alexis Tsipras (Syriza) ha dato l'incarico al ministro precedente delle finanze Evangelos Venizelos del Pasok, che evidentemente fallirà rimettendo anche lui il mandato.


I tedeschi hanno subito messo le mani avanti: «Se la Grecia decide di uscire dall'euro, non possiamo costringerla. Saranno loro a decidere se restare o no», ha affermato il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble. Questo in barba a tutte le idiozie per cui l'uscita di uno Stato dall'eurozona sarebbe "impensabile". Guido Westerwelle, ministro tedesco degli esteri ha rincarato la dose minacciando: «Se i greci non continuano con le riforme gli aiuti non saranno versati». Traduzione in parole semplici: il governo tedesco non solo si sta attrezzando all'uscita della Grecia, ma la ritiene ineluttabile.


Non c'è dubbio che il successo delle sinistre radicali è dovuto alla loro intransigente opposizione alle politiche draconiane d'austerità imposte dall'Unione europea. Ciò vale per Sinistra democratica (formata appunto da parlamentari del Pasok che votarono contro  quelle misure), per la coalizione Syriza (che raggruppa, attorno al Synaspismos (proveniente dalla vecchia scissione euro-comunista del Kke), sia gruppi movimenisti no-global che piccoli partiti di estrema sinistra —è un errore grossolano quello della superficiale stampa italiana che paragona Syriza ai vendoliani o addirittura al defunto Arcobaleno—, che per il Kke, che invece da sempre si è opposto all'ingresso della Grecia nell'Unione e all'adozione dell'euro.


Syriza, contrariamente al Kke, non propugna l'uscita dall'euro e dall'Unione europea. ha una posizione del tutto simile al Prc italiano, a quella del Front de gauche francese, alla Linke tedesca e a Izquierda unida in Spagna (non a caso tutti facenti o ex-facenti parte a Strasburgo del gruppo parlamentare della Sinistra europea). Syria propugna un europeismo di tipo keynesiano, chiede che la Bce possa fungere da prestatore di ultima istanza, che possa dare soldi agli Stati e comprare direttamente i titoli di debito pubblico, nonché chiede l'emissione di eurobond. Ma chiede anche, e questo conta per spiegare il suo successo strepitoso, che la Grecia ripudi il debito pubblico, così da porre fine alle politiche di macelleria sociale. Se ci è consentito una posizione più radicale di quella ben più sfumata  del Prc (per non parlare di quella dei vendoliani). Syriza è stata infine premiata dagli elettori greci per non aver mai sostenuto i governi del Pasok —e questo fa una bella differenza col Prc italiano, che per ben due volte ha fatto parte dei governi di centro-sinistra e che neanche adesso esclude l'alleanza col Pd.


Perché il Kke, che sulla carta ha una posizione più netta, non è stato invece premiato dagli elettori. Alcuni ritengono che sia stato punito proprio per il suo "anti-europeismo estremista". Secondo noi il Kke è rimasto al palo, anzitutto, per la sua politica ottusamente settaria, per il suo radicale rifiuto di fare fronte con le altre forze politiche di sinistra. Tanto per fare un esempio: l'altro ieri, alla richiesta del leader di Syriza Alexis Tsipras di tentare di formare un governo unitario di sinistra (che era appunto lo slogan principale della campagna elettorale di Syriza), il Kke ha risposto un categorico no. Insomma: la linea del Kke non ha pagato perché è apparsa settaria e al contempo astratta e parolaia, opposta alla formazione di un governo d'emergenza popolare. [1] Riteniamo infine che il Kke sia stato punito per la sua sfrontata denuncia della insurrezione del dicembre 2008 "complotto anti-greco della Cia", così come per il suo smisurato disprezzo delle battaglie di strada della combattiva gioventù anarchica.


Quanto diciamo è confermato anche dai risultati delle altro formazioni d'estrema sinistra, che hanno ottenuto risultati a dir poco penosi.


Antarsya (Cooperazione della sinistra anaticapitalista per il sovvertimento), un blocco della sinistra anticapitalista, anti-Unione e anti-Euro —che raggruppa una decina di gruppi attorno all'asse principale, il Nar (Nuova Corrente di Sinistra), una scissione di sinistra del Kke— ha ottenuto 75,439 voti (l'1,19%). Un aumento rispetto alle politiche del 2009, quando ottenne 24,737 voti (0,36%), ma un calo rispetto alle regionale del 2010, quando prese 96,959 (1,80%).


Un risultato da prefisso telefonico hanno ottenuto i due gruppi maoisti tradizionali coalizzati (il Kke-ml e il ML-KKE): 16,049 voti (0,25%). Un calo rispetto ai voti che prese nel 2009 il Kke-ml da solo.


Per finire abbiamo l'Eek, il trotskysta Partito operaio rivoluzionario di Savas Michael-Matsas che ha ottenuto la manciata di 6,095 voti (0,10%).


Non pagano evidentemente, oltre al settarismo e al rifiuto di costruire un fronte ampio per un governo popolare d'emergenza, vedi il Kke, il radicalismo astratto, il rivoluzionarismo parolaio, la ripetizione a pappagallo delle vecchie formule propagandistiche, 


Anche alle luce della situazione greca, noi pensiamo che siano giuste la linea politica e la proposta del MPL, che possiamo riassumere in tre punti base e quattro proposte centrali: (1) la crisi sistemica spinge verso la sollevazione popolare; (2) serve un fronte popolare per indirizzarla; (3) il fronte deve sfidare le classi dominanti per formare un governo d'emergenza. Questo governo deve basarsi su quattro proposte centrali: (a) Ripudio del debito pubblico( fatti salvi i risparmiatori italiani); (b) Uscita dall'euro e dall'Unione europea riconquistando la sovranità popolare, nazionale e monetaria; (c) Messa sotto controllo pubblico della Banca centrale; (d) Nazionalizzazione del sistema bancario.


Note

[1] Scrivevamo nel settembre 2011:


«Non è un bene che malgrado questo comune sentire, nonostante l'accordo su questi due punti cruciali non ci sia unità tra le forze anticapitaliste. Predomina infatti il settarismo, di cui il KKE è capostipite. Col pretesto che solo il socialismo è la sola via d'uscita alla crisi, il KKE rifiuta categoricamente ogni fronte unitario anche con chi chiede la cancellazione del debito e l'uscita dall'euro». 

In: La posizione del Kke




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18 commenti:

  • Lemmonio Boreo scrive:
    10 maggio 2012 22:39

    Sono un militante della Destra extraparlamentare; condivido in pieno le 4 proposte centrali. Devo preoccuparmi?

  • roberto grienti scrive:
    10 maggio 2012 23:01

    compagni dell'mpl, perchè non proponete un incontro alla redazione di contropiano?, le cui analisi sono molto interessanti e per quanto mi riguarda condivisibili?; credo che la proposta del fronte popolare da voi sollecitata, debba spingere ad allargare il campo degli interlocutori per un vasto spettro di alleanze.

  • redazione scrive:
    11 maggio 2012 01:16

    @ Boreo: perché mai preoccuparti? Noi andiamo per la nostra strada, voi per la vostra. Diavolo e acqua santa non possono stare nello stesso fronte il quale, per quanto ampio, è finalizzato a prendere il potere, il potere no solo per salvare il paese dalla catastrofe, ma per debellare, col tempo che sarà necessario, la società dal cancro del capitalismo.

    @ Grienti: siamo nel Coordinamento nazionale No Debito, al cui interno ci sono anche i compagni di Contropiano. In un certo senso siamo già in un Fronte con loro e con tutti gli altri che ne fanno parte, tra cui sindacati di base e Prc. Purtroppo la maggioranza di questo Coordinamento non accetta di avanzare né l'uscita dall'Unione né quella dall'euro. Contropiano si adegua alla maggioranza e tace. Siamo sicuri che con l'incedere della crisi faranno passi avanti.

  • Anonimo scrive:
    11 maggio 2012 14:22

    Articolo interessante, che però dimentica un difetto essenziale del KKE: l'atteggiamento sbirresco durante i cortei, l'isolamento totale, ad esempio il KKE non ha mai partecipato alle grandi manifestazioni che si sono viste in tv, ma erano sempre su piazze diverse in poche centinaia insieme al loro sindacato ufficiale, tipo il sindacato padano

  • Anonimo scrive:
    11 maggio 2012 18:26

    1- L'EEK è tutt'altro che settario, ma è un autentico nucleo rivoluzionario. Giudicare le avanguardie di classe in base alla lente deformante delle elezioni è un brutto vizio di riformisti e centristi.

    2- Perchè volete onorare il debito pubblico contratto con i risparmiatori italiani? Quindi fatemi capire, proseguiremo a pagare la classe dominate italiana? E perché?

    3- La storia insegna: i fronti popolari portano alla capitolazione del proletariato. Meglio costruire il partito internazionale della rivoluzione.

    Militante di base del PCL-Crqi

  • la congiura degli eguali scrive:
    11 maggio 2012 22:11

    e quanti decenni hai programamto per tale ambizioso e legittimo obiettivo?; come al solito i compagni del pcl sono autoreferenziali, e li temo perchè, mentre si richiamano al compagno trotsky, il vizietto stalinista di bollare gli altri come tutti riformisti o peggio ancora controrivoluzionari, è una loro caratteristica che certo non incoraggia ad aderire al loro partito.
    firmato: uno che alle politiche ha votato pcl ed è propenso a rivotarlo se non ci sara la presenza del fronte popolare per il socialismo, che tu bolli ed io invece ritengo indispensabile per aggregare tanti compagni ed energie per il poter dei lavoratori; il comunismo è un quotidiano divenire (gramsci), quindi i proclami rivoluzionari è bene che si soppesino per non cadere nell'infantilismo, giustamente criticato da lenin.

  • Anonimo scrive:
    12 maggio 2012 14:23

    Per il militante del pcl che si preoccupa per i borghesi italiani che hanno acquistato titoli greci recentemente giunti al 97% di rendimento, 97% che pagheranno i lavoratori greci con i sacrifici, rispondo che la sua richiesta più che troskista mi sembra stalinista: salvare il proletariato in un solo paese (l'Italia) facendo pagare gli altri (la Grecia)

  • Anonimo scrive:
    12 maggio 2012 15:20

    Forse hai qualche problema di comprensione.
    Io ho detto esattamente l'opposto.
    Francamente me ne importa meno di zero di chi specula in borsa (italiano o "straniero" non fa differenza)!

    Ritengo che il trattamento da riservare alla borghesia nazionale e "non" debba essere lo stesso: eliminarla tout court come classe sociale parassitaria.

    Militante di base PCL-Crqi

  • Anonimo scrive:
    12 maggio 2012 16:20

    Sono un astenzionista pazzo e cronico. Quindi concordo con il picciellino che dice che non si valuta un movimento dal successo elettorale. Però se uno è così opportunista che si candida e non prende un voto è ovvio che poi noi parliamo di fallimento

  • Anonimo scrive:
    12 maggio 2012 19:51

    Opportunismo? Al limite si può dire che l'EEK ha colto l'opportunità di sfruttare il teatrino borghese per presentare un programma anticapitalista che altrimenti avrebbe ben poca visibilità... ma l'opportunismo compagno è ben altra cosa. Accusare di opportunismo EEK e/o PCL è risibile.

  • la congiura degli eguali scrive:
    12 maggio 2012 23:57

    ritengo che il programma anticapitalista lo si deve far crescere ogni giorno nei luoghi di lavoro e sociali e culturali; la visibilità la si conquista programmandola sul territorio,che non è teatrino; però se si disdegna il teatrino borghese perchè parteciparvi come attori?; mi interesserebbe una risposta che non sia la solita liturgia intrisa di fraseologie rivoluzionarie; non riuscirei a capire, come sicuramente non capirebbero i tanti compagni che costituiscono il proletariato, che si rifiuta di essere considerato bisognoso di indottrinamento, ma che aspira ad essere classe egemone nel senso gramsciano.

  • Anonimo scrive:
    13 maggio 2012 11:20

    Mi piacerebbe davvero che ci fosse un proletariato cosciente pronto a farsi classe egemone... Mi pare che la realtà al contrario dimostri che ai lavoratori salariati manca persino la consapevolezza di essere una classe. Di rivoluzioni spontanee non se ne è mai viste, purtroppo. Per questo servono le avanguardie e il partito di classe.

    Presentarsi alle elezioni (scusa la fraseologia rivoluzionaria) significa non sottrarsi a nessun terreno di scontro tra le classi. Per ora non abbiamo rapporti di forza che ci permettano di imporre il nostro terreno ma siamo costretti a misuraci su quelli imposti dai nostri avversari.
    E' evidente che se hai altre soluzioni strategiche sono ben disposto ad ascoltarle!

    Militante di base PCL

  • la congiura degli eguali scrive:
    13 maggio 2012 15:05

    è vero di rivoluzioni spontanee non se ne mai viste, che ci sia la necessità dl partito di classe è altrettanto vero, ma non c'è la necessità del partito integralista; e purtroppo condividendo molte delle analisi del prc, devo farti notare che peccate di autoreferenzialità e di chiusura al confronto con gli altri; ritenete il vostro partito l'unico legittimo interprete del marxismo rivoluzionario; non credo che farete molta strada, anzi di strada ne farete parecchia ma rischiate di rimanere una forza residuale ed ininfluente per il ribaltamento dei rapporti di forza fra le classi; nei vostri documenti c'è l'appello all'unità delle sinistre politiche e sindacali, solo che pretendete di dettare voi la linea da seguire, gli altri sono salmerie da caricare o scaricare a seconda delle situazioni; ti pare che così facendo contribuiate positivamente al processo rivoluzionario?

    un proletario che ha votato pcl.

  • Anonimo scrive:
    13 maggio 2012 18:00

    Sono l'anonimo che ti ha accusato di opportunismo. Non hai risposto alla mia domanda. Prendiamo per buona la tattica elettorale (anche se per essere tattica deve essere eccezionale, anche gli anarchici tatticamente hanno votato nel 36 in Spagna e avevano due ministri... voi invece vi candidate sempre).
    Ma dicevo...prendiamola per buona. Se poi però prendi 6000 voti (la metà degli abitanti di Cascia, paese di Santa Rita) è normale che noi astenzionisti ti prendiamo per il culo.
    Poi te dici che l'EEK è un autentico gruppo rivoluzionario e non è settario. Se tu prendi 6000 voti, compagno, vuol dire che i tuoi militanti sono un centesimo, 60. Le sette hanno più seguaci. Inoltre, mi pare che per essere un troskista pecchi un tantino di soggettivismo, il che non è nella vostra natura. Un movimento per essere definito rivoluzionario non abbisogna solo da fattori soggettivi (quanto è radicale il programma e quanto sono bravi i compagni) ma da fattori oggettivi.
    Se ti candidi sei un'opportunista. Se vinci sei un bravo oppurtunista. Se prendi 6000 voti sei un opportunista e per giunta settario. Una tempesta perfetta di contraddizioni.

    Con questo invito i compagni dell'mpl a non fare la cazzata di partecipare alle elezioni

  • Anonimo scrive:
    13 maggio 2012 22:02

    I compagni dell'EEK contano circa 250 militanti concentrati prevalentemente ad Atene.
    Indubbiamente pochi... ma chi ha mai detto il contrario?
    Il settarismo si misura in base alle strategie.
    Ad esempio il KKE che ha preso centinaia di migliaia di voti e dichiara di avere 50.000 iscritti non partecipa alle mobilitazioni di massa e ha finito per bollare tutto ciò che si muove alla sua sinistra come teppaglia... Il KKE ha l'8% ma è paurosamente settario. Al contrario dei compagni dell'EEK che partecipano a tutte le mobilitazioni e lo fanno da rivoluzionari, avanzando quindi una prospettiva di rottura anticapitalista.

    Quanto al soggettivismo mi sento di respingere l'accusa e infatti ti ho detto: Per ora non abbiamo rapporti di forza che ci permettano di imporre il nostro terreno ma siamo costretti a misuraci su quelli imposti dai nostri avversari.

    Rinnovo la domanda: hai altre strategie, le ascolto volentieri? Ti pare che l'astensionismo riesca ad incidere nei rapporti tra le classi? Allora i testimoni di Geova cosa sono rivoluzionari inconsapevoli?

  • Anonimo scrive:
    14 maggio 2012 12:45

    Non girare la frittata. Tu hai detto che l'EEK è un autentico nucleo rivoluzionario. Non io.
    Ora io ti dico che rivoluzionari non lo si è solo soggettivamente, ma devi avere rapporti di forza reali, come ora anche tu mi dici.
    Ma se loro sono 250 (tue stime) non sono oggettivamente un nucleo rivoluzionario, ma quattro gatti.

    ps
    ovviamente non penso che l'astenzionismo in sè produca rotture rivoluzionare, penso al contrario che l'elettoralismo in sé e per sé sia controrivoluzionario. non è la stessa cosa. Detto ciò poi la strada da fare rimane lunghissima

  • Anonimo scrive:
    14 maggio 2012 21:31

    Guarda mi sento di confermare quanto ho scritto: l'EEK è un autentico NUCLEO rivoluzionario.
    Lenin nel 1910 era costretto a ripiegare e contattava per lettera circa 40 militanti in Siberi, 7 anni dopo sappiamo come è andata...

    Un partito, anche se piccolo, può incidere (positivamente o negativamente) negli sviluppi storici e questo non è soggettivismo, ma un fatto.
    Altrimenti perché fare politica?
    Ciò che tu suggerisci (forse) inconsapevolmente è la rassegnazione... questa si che rappresenta la madre di tutte le sconfitte della nostra classe.

  • Anonimo scrive:
    14 maggio 2012 22:04

    Due cose:

    - Il kke sicuramente deve essere meno settario ed aprirsi alla sinistra anti austerity

    - La Syriza devo però dire chiaramente che bisogna uscire dall' euro

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