sabato 7 gennaio 2012

MODERN MONEY THEORY/BARNARD: UN'ANALISI CRITICA

Paolo Barnard
«Un grande crimine» e un'enorme confusione

di Domenico De Simone*

Ci uniscono a Paolo Barnard la spietata critica alle teorie e alle politiche neoliberiste e all'euro che ne è figlio legittimo, dunque la necessità della sovranità monetaria come precondizione per un politica economica che sia al servizio della collettività. Non condividiamo la sua tesi (complottista) per cui tutto il marasma che attanaglia il sistema economico sia, non frutto delle contraddizioni intrinseche del capitalismo, ma sia stato diabolicamente deciso a tavolino dalla setta dei vampiri dell'alta finanza. Questo sarebbe il meno. 
Barnard si considera seguace e divulgatore della MMT (Modern Money Theory), il cui più celebre esponente è l'economista americano Randall Wray. Barnard spaccia la MMT [vedi il suo scritto Il più grande crimine] come una nuova pietra filosofale, non solo per uscire dalla crisi ma per fare del capitalismo un paese di Cuccagna, un sistema dispensatore di abbondanza e felicità per tutti. A fine febbraio Barnard svolgerà un simposio per spiegare la MMT. C'è un grande interesse attorno a questo simposio, ed è positivo, poiché grande è la voglia di capire cosa sta accadendo e quale sia la via d'uscita alla crisi sistemica. Manco a dirlo, a noi, la MMT non convince per niente. Con questa critica di Domenico De Simone, che condividiamo in larga parte, diamo inizio alle danze, all'analisi critica della MMT e della vulgata che ne fa Paolo Barnard.

(...) Dirò subito che il libro Il più grande crimine è scritto in modo presuntuoso, da un presuntuoso che presume di aver capito quello che gli ha detto il mentore che si è andato a cercare con il lanternino nel lontano Michigan, ma ci ha capito ben poco.

Per buona parte del libro la lettura è fastidiosa, a volte è proprio insopportabile. Al contrario le tesi di Wray sono tutt’altro che peregrine, ma evidentemente Randall Wray non conosce l’italiano e non si è reso conto di quali mani stiano trattando il suo pensiero. L’inizio del libro ne suggerisce immediatamente la collocazione nel filone dei complottisti, dal quale, notoriamente, sono ben distante. Sono convinto, infatti, che non ci sia un piano organizzato da un gruppo specifico di persone per distruggere il mondo, ma che si tratti piuttosto di quel “piano del capitale” di cui Raniero Panzieri e l’operaismo hanno diffusamente analizzato la natura, come peraltro, su un piano diverso ha fatto Jacques Camatte, e che è cosa ben diversa dal complotto che si evince da questa frase del libro di Barnard: «Fu letteralmente deciso a tavolino, e ci sono riusciti: nomi e cognomi, date e fatti, nelle righe che seguono».

Se l’esordio è infelice, nella pagina successiva il mal di mare aumenta, quando il nostro riferisce della sua ricerca di “autorevolezza” per capire la questione del signoraggio [ci ripromettiamo di tornare presto sulla questione del signoraggio, Ndr] poiché chi ne parla è “un gruppo assortito di avvocati, medici, traders, giuristi, internettiani non meglio qualificati e/o imprecisati affaristi, insomma, tutto meno che economisti e monetaristi” privo di qualunque credenziale. Può darsi che sia così, anche se Barnard dimentica (ma forse non lo sa) che Marx e Lenin erano avvocati entrambi e, malgrado ciò, qualcosina di nuovo in economia hanno scritto. In tempi più recenti, l’avvocato Strauss Kahn è divenuto Presidente del FMI, così come è avvocato cassazionista anche Emanuele Emanuele, Presidente della Fondazione Roma e professore di scienze delle finanze alla Sapienza. Insomma, il metro di giudizio del Barnard si traduce in un pre-giudizio da lavanderia, e mi perdonino le lavandaie che non meritano certo un simile accostamento.

Poche righe dopo, il nostro sembra riprendersi, quando dice che Willem Buiter, noto economista della London School of Economics, su sua specifica richiesta gli dichiarò, giustamente, che «Chiunque veda nel signoraggio bancario un complotto, è un orso decerebrato», il che però, fa decisamente a cazzotti con la tesi complottista dell’esordio. 


(...)

Comunque il nostro si fidanza ufficialmente con Wray per ben otto mesi, e al nono nasce il bel bambino del libro in questione.
Randall Wray è un professore di una università del Michigan che sostiene che lo Stato può garantire la piena occupazione operando come datore di lavoro di ultima istanza. La tesi è interessante, ma non è proprio una novità: in fondo, lo Stato sovietico un lavoro lo garantiva comunque a tutti anche se la centralizzazione comportava l’oppressione delle libertà individuali e quel clima di cupa tristezza che gravava su tutto l’universo sovietico. 

L’altro punto interessante del modello di Wray è che lo Stato può spendere in deficit tutto quello che gli serve, ovviamente se la spesa è indirizzata verso attività produttive.
In pratica si tratta del medesimo concetto che sta alla base dell’economia dell’abbondanza, ma con alcune differenze significative. La prima è che un modello centralista incontra innumerevoli difficoltà di ordine politico e sociale. Inoltre non si capisce per quale ragione la spesa debba essere effettuata per raggiungere la piena occupazione, sembra un sistema più vicino alla servitù della gleba di Diocleziano che ad una società libera. D’altra parte se l’ottica è centralista, è difficile pensare in termini di libertà. Com’è noto, preferisco che la spesa sia indirizzata a garantire la vita dei cittadini, come diritto che è legato al montante degli investimenti da un algoritmo ben definito. E all’obiezione che molti fanno che senza la costrizione della necessità di vivere non si lavora e non si produce nulla, rispondo che preferisco un fannullone libero ad un produttore schiavo. 

A parte queste considerazioni, certamente non esaurienti su un argomento che merita ben altri approfondimenti, ciò che non trovo nell’analisi di Wray è una critica del debito, che anzi viene assunto in modo acritico a motore del suo sistema. Lo Stato può indebitarsi all’infinito, perché il debito, come poi riferisce Barnard è ricchezza dei cittadini. L’unico limite all’indebitamento è l’inflazione e allora lo Stato deve rallentare la creazione di denaro. In questo modo, però, si finisce lo stesso nelle mani dei ricchi che, dopo aver cumulato enormi fortune grazie agli interessi, e aver tenuto bassa la circolazione monetaria, possono accelerarla all’improvviso per creare inflazione. Questa situazione costringe lo Stato a rallentare la creazione di moneta e questo genera impoverimento nella popolazione, poiché il sistema finirebbe in stagflazione, come accadeva negli anni settanta, anche senza uno specifico piano del capitale. A quel punto chi ha i soldi in mano può egualmente compiere il grande crimine di appropriarsi di enormi ricchezze materiali a pochi soldi. 

Per uscire dall’economia del debito, com’è noto sostengo la necessità di introdurre il tasso negativo, in modo da scoraggiare l’accumulazione monetaria, eliminare gli interessi attivi e con essi la rendita finanziaria, ed ottenere un potente strumento contro l’inflazione indotta dalla spesa a deficit. Non sto a ripetere le mie tesi che scrivo ormai da quindici anni, e quindi vi rimando ai miei libri.
Dice Barnard, che negli Stati a moneta sovrana, il debito pubblico non è un debito ma la ricchezza dei cittadini. Ecco cosa scrive il nostro in proposito:
«I cittadini degli Stati a moneta sovrana non sono mai chiamati a ripagare alcun debito pubblico, e le tasse non sono mai servite a ciò. Gli Stati a moneta sovrana, poi, non devono mai onorare quel debito, neppure quando è detenuto dalle Banche Centrali, nulla li costringe a farlo, anzi, proprio non lo fanno, per cui s’infrange il teorema secondo cui essi sarebbero oggi schiavi delle Banche Centrali, e noi assieme ad essi».

Infatti, i 90 e passa miliardi all’anno che lo Stato paga di interessi sul debito vengono tutti accreditati sui conti dei cittadini che si arricchiscono così. Che i titoli del debito pubblico siano moneta lo si sa da tempo immemore, ma quello che Barnard dimentica è che gli interessi su questo debito sono un modo di distribuzione che premia i ricchi e genera gravi squilibri nella società, al punto che la maggioranza dei cittadini diventa sempre più povera e una risibile minoranza sempre più ricca. O non se n’è accorto, Barnard? Ma godetevi adesso questa perla:
«Inoltre, il debito dello Stato a moneta sovrana non è mai un problema economico rilevante, infatti esso non viene mai ripagato, cioè i titoli di Stato a livello generale (aggregato) non giungono mai a maturazione. Dunque, per concludere, le banche non possono mai direttamente creare denaro nuovo, e fra l’altro la riserva frazionaria in sé non esiste. Essa fu un errore di teoria economica della fine degli anni ’60, che è rimasto per inerzia su qualche libro di testo, ma che oggi è saldamente riconosciuto come pratica bancaria inesistente».
Signor Barnard, ma che dice? Che orribile pasticcio, che confusione! 
Cosa c’entrano i rapporti tra banche e Stati a moneta sovrana con la riserva frazionaria di cui peraltro afferma con decisione l’inesistenza? Perché mai lo Stato dovrebbe emettere titoli di debito e non stampare denaro direttamente? Così non si capisce nulla. E come sarebbe a dire che la riserva frazionaria non esiste? 
A prescindere dal fatto che la riserva è un obbligo di legge, imposto tra gli altri dall’art. 4 del Regolamento della Banca Centrale Europea, visto che Barnard ha bisogno di padri nobili e affidabili, questo è ciò che dice Maurice Allais nel suo libro “La Crise mondiale d’aujourd’hui” in merito alla riserva frazionaria: 
«Au total, le mécanisme du crédit aboutit à une création de monnaie ex nihilo par de simples jeux d’écriture. Reposant essentiellement sur la couverture fractionnaire des dépôts, il est fondamentalement instable». Ricordo che Maurice Allais, recentemente scomparso, è stato insignito del premio Nobel per l’economia.
Insomma, che i signoraggisti dicano una marea di sciocchezze è un fatto accertato, ma criticarli con questi argomenti fa solo confusione. Non sono un esperto di signoraggismo, ma quando si critica qualcuno esigo che venga citata la fonte che critico. Mentre nelle critiche del signoraggio non c’è alcuna citazione nonostante siano esposte tesi molto diverse tra loro. Ma che modo è questo di scrivere un saggio?
È falso che le Banche centrali si approprino di tutta la moneta creata per nasconderla nei paradisi fiscali, poiché il meccanismo di appropriazione riguarda gli interessi. È falso pure che stampando una banconota la banca centrale si appropri della differenza tra il costo della banconota e il nominale. È anche falsa la distinzione, tra moneta “reale” e moneta “virtuale”, che ha senso forse solo per le monete metalliche, ma solo nella misura in cui queste sono rappresentative del prezzo della merce da cui sono composte. 

Qualche tempo fa il prezzo del rame era salito al punto che una moneta di un centesimo di euro, dato il suo peso, aveva un prezzo maggiore del nominale. Di conseguenza qualcuno pensò di farne incetta per fonderle e rivenderle come rame guadagnandoci sopra. Ma stiamo parlando di quisquilie che nell’economia moderna, in cui la quasi totalità del denaro è virtualizzata, sono del tutto irrilevanti.
Con un po’ di fatica si capisce quello che Barnard dice a proposito della creazione sul debito del denaro da parte delle banche commerciali. Tuttavia, per lui questo fatto è irrilevante, poiché quando il mutuatario ripaga il debito, questo viene cancellato, tranne gli interessi che però rappresentano “lo stipendio” della banca. Oh, oh, ma come sarebbe a dire? Le centinaia di miliardi che il debito complessivo (Stato, famiglie, imprese) è costretto a pagare ogni anno, sarebbero uno stipendiuccio? 

In Italia il debito complessivo ammonta a 3,15 volte il PIL e quindi a circa 4.800 miliardi. Ad un tasso del 5% gli interessi su questo debito comportano un trasferimento di ricchezza di circa 240 miliardi. E questo sarebbe irrilevante? Non è questa, forse, l’essenza della rendita finanziaria? E non è forse, la rendita il problema? Viene il dubbio che tutta la confusione che impregna lo scritto di Barnard non stia lì per caso, ma proprio per nascondere il problema.
E veniamo alla natura della moneta. 

A parte il linguaggio un po’ confusionario che fa parte dello stile del personaggio, nulla quaestio, se non che l’affermazione che il denaro è aria fritta è evidentemente fuorviante. Questa storia del denaro aria fritta è ripetuta più volte in tutto il testo. Serve per dire che il denaro non ha alcun “valore” in sé, ma anche che esiste un denaro “aria fritta” e un denaro “reale”, il che è davvero fuorviante. Inoltre, nel testo c’è un totale appiattimento della prospettiva storica, per cui non si capisce per quale ragione nel 1944 e nel 1971 le banche hanno vietato di convertire in oro le banconote. A parte che le due date in questione indicano cose diverse, se non si spiega come nascono le banconote è difficile capire qualcosa. E se volete togliervi un po’ di confusione dalla testa in merito a questo argomento vi consiglio di leggere il mio saggio Un’altra moneta.
Insomma, sembra che il mal di mare che ci era venuto alla lettura delle pagine precedenti stia passando, quando ci si imbatte in quest’altra perla: 
«Ovviamente, col meccanismo degli interessi si generano altri codici sia per la banca che per i c/c di A e del concessionario, ma questo di nuovo non è una ricchezza reale, sono solo codici astratti che possono o non possono essere un bene al netto (se la banca è in passivo anche gli interessi scompaiono)». 
Come sarebbe a dire che gli interessi possono o non possono essere un bene al netto? Ma che vuol dire? Oddio, di nuovo il mal di mare, riecco che spunta fuori la distinzione tra denaro reale e denaro virtuale. E che vuol dire poi che se la banca è in passivo gli interessi scompaiono? È ovvio che se un soggetto ha un passivo, quello che incassa non produce utili ma la copertura della perdita, almeno nello stato patrimoniale. Prova a far scomparire gli interessi che si incassano dal bilancio e vedi poi cosa ne pensa la Guardia di Finanza. Dio, che confusione!
Ma le cose peggiori arrivano ora. Barnard sostiene che il monopolio dello Stato sulla moneta dipende dal fatto che con questa moneta possiamo pagare le tasse, e che se non ci fosse…. «Pensateci bene: se non ci fosse questo sistema, chi mai lavorerebbe per il settore pubblico, cioè statale? Pochissimi. Perché i privati potrebbero inventarsi altre monete in concorrenza con quelle dello Stato, e in virtù dei maggiori profitti promettere poi maggiori vantaggi ai cittadini, per cui quasi nessuno finirebbe a lavorare per il settore pubblico e lo Stato medesimo cesserebbe di esistere. Sarebbe il trionfo dei signorotti locali in stile feudale, cioè nascerebbero veri e propri Stati privati con monete private entro lo Stato. Un caos».
Mamma che paura! Il caos! L’anarchia! Il Nuovo Medioevo! Qui ci vuole uno Stato forte che riprenda la sovranità e imponga la sua legge. Capite qual è il presupposto ideologico, peraltro pure fasullo, del nostro eroe? Lo statalismo centralista di cui era già impregnato il progetto di Randall Wray. Perfetto tutto torna. Se non fosse per il fatto che si tratterebbe di tornare indietro di una cinquantina d’anni, verso forme di aggregazione sociale che hanno già causato un paio di guerre mondiali e innumerevoli guerre locali. E che il centralismo statale non sembra facilmente applicabile in un mondo che sta imparando forme di democrazia diretta e soprattutto di comunicazione e di scambio della cultura e delle informazioni che creano coscienza. Che puzza di vecchiume!
Sono stanco e siamo solo a pagina sedici. Ma l’avete voluto voi. Nel resto del libro il nostro eroe continua con il suo linguaggio farraginoso e confusionario a raccontare cose vere e ben note, per le quali non c’era alcun bisogno di andare dall’altra parte dell’oceano per scoprirle, e nascondere il vero problema, quello degli interessi e della rendita finanziaria. Che come in tutto il libro, passa per una cosa naturale, quasi banale, come in questa frase a pagina 19: «L’unico reale profitto della FED sui titoli di Stato sono gli interessi». Ma va? E allora che succede? E che volete che succeda se gli interessi sono irrilevanti?
E poi aggiunge: «La BC, proprio in virtù del fatto che in questo caso può inventarsi il denaro, ha facoltà di accreditare tutte le riserve bancarie che vuole, e questo di conseguenza permette al governo di spendere quanto vuole, creando ricchezza fra i cittadini e aziende». 

Insomma, spiegata così sembra che è la spesa dello Stato che crea ricchezza, qualunque spesa dello Stato, e non il lavoro dei cittadini e delle imprese. Quindi anche la spesa per le Maserati al Ministero della Difesa o quelle per i sollazzi di qualche buontempone membro della casta. Sarà mica che si deve trattare di una spesa per opere pubbliche o per investimenti? La spesa crea ricchezza perché consente quel lavoro. E quindi, dato che dobbiamo essere grati ai nostri governanti che ci consentono di lavorare per pagare tutte le tasse allo Stato e per mantenerli nel lusso e nei privilegi, oltre alle tasse dobbiamo pagare gli interessi, che sono lo stipendiuccio delle banche. Capito? E zitti voi che non capite niente di economia perché siete avvocati, medici, ristoratori, infermieri, ragionieri poco ragionevoli, spazzini, ingegneri non ingegnosi e per lo più nullafacenti e buontemponi. A tenervi in riga ci pensa lui che sa tutto per definizione e sa come fare. In fondo non ha fatto una cosa diversa da Solone che lasciò Atene per andare in Egitto, l’America di allora a cercare la fonte delle leggi giuste da dare alla città. Peccato che non è Solone.
La spiegazione da pagina 26 in poi di come funziona il meccanismo di creazione di moneta delle banche è geniale. Perché non ha l’obiettivo di spiegare il meccanismo, ma solo di far vedere che gli interessi che prendono le banche non sono un problema, al punto che le banche sono povere e sostanzialmente fallite. La cosa che non si capisce leggendo la brillante e confusissima spiegazione del nostro, è per quale ragione dobbiamo avere come intermediario una banca per un lavoro che, così come è spiegato, potrebbe benissimo fare un computer praticamente a costo zero. Insomma, nel suo tentativo di far scomparire gli interessi, alla fine fa scomparire anche le banche! Arriviamo così alla spiegazione di come il debito diventi un problema nei paesi che hanno ceduto la loro sovranità monetaria come è accaduto nella Unione europea. Tutto vero, lo sappiamo tutti e da tempo.
Il grande crimine è questo, che qualcuno aveva preparato il golpe che ha condotto i paesi dell’Unione Europea al fallimento, per l’impossibilità degli Stati e pure della BCE di stampare moneta come fa la FED, la Banca del Giappone o quella d’Inghilterra. E l’obiettivo del golpe è quello di comprare tutto quello che si può comprare a prezzi stracciati e soprattutto indurre in schiavitù milioni di lavoratori costretti a lavori da fame. Mentre se lo Stato può stampare tutto il denaro che vuole il problema non si pone e si vive tutti felici e contenti. Davvero? Non mi pare che sessanta milioni di poveri americani siano tutti felici e contenti anche se la FED stampa quattrini, e dal 2007 ne ha stampati in quantità industriali. E nemmeno in Giappone o in Inghilterra. Forse c’è qualcosa che non funziona anche in questi sistemi, o no? Perché l’Italia fino al 2002 aveva la sovranità monetaria e poteva stampare tutta la moneta che voleva però non mi sembra affatto che navigassimo nell’oro, anzi passavamo da una crisi all’altra sempre peggio, sempre più giù. Si sapeva che la struttura dell’euro aveva questa ed altre debolezze. Diversi economisti e anche qualche avvocato l’hanno scritto nei loro libri sin da quando è stato sottoscritto il Trattato di Maastricht. Ma non è solo questa la fonte dei nostri guai e di quelli del mondo.
Se la finanza ha conquistato il mondo la ragione non sta nell’euro. Il vero crimine è l’economia del debito, è la redistribuzione ineguale portata dagli interessi, sta nell’arricchimento di pochi in danno della maggioranza, sta nell’avidità, nella corruzione, nella prevaricazione, nello sfruttamento in nome di profitti che non hanno mai un limite, sta nella subordinazione del vivente all’inanimato, degli uomini al capitale. Che poi a ordire questo complotto che è frutto del demone dell’avidità, sia questo o quello, non ha molta importanza. Sarebbe come fare una critica storica al Giulio Cesare di Shakespeare basandosi sulle interpretazioni degli attori sulla scena.
Che peccato. La denuncia dell’assurdità criminale delle politiche liberiste e del piano del capitale, per quanto confusa è sacrosanta. Ma tutta la confusione, gli svarioni concettuali, gli esercizi di arroganza e di presunzione di cui è impregnato il testo finiscono per renderla poco credibile. Così come la totale omissione del ruolo del debito e degli interessi, che è il problema vero, non solo nella UE ma anche negli stati a moneta sovrana, finisce per rendere il tutto di scarso valore. Un’occasione persa.

P.S.: A proposito degli argomenti trattati in questo articolo e delle idee di Wray, ripropongo qui un articolo di un paio di anni fa su blogosfere dal titolo “L’ossimoro della spesa pubblica“. Rileggere certi concetti ogni tanto fa bene, di questi tempi soprattutto.

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46 commenti:

  • Anonimo scrive:
    7 gennaio 2012 10:37

    Condivido in massima parte le ovvie critiche allo scritto di P.Barnard. Però un'affermazione mi trova in disaccordo, ed è una questione di non poco conto dal punto di vista interpretativo, prima che sostanziale. L'affermazione è "È falso pure che stampando una banconota la banca centrale si appropri della differenza tra il costo della banconota e il nominale." A rigor di logica è, al contrario, vero che "stampando una banconota la banca centrale si appropria della differenza tra il costo della banconota e il nominale". Anche i libri contabili della BC lo confermano indirettamente, considerando patrimonio netto tutti gli strumenti finanziari acquistati emettendo banconote. Per spiegarlo ai più dico sempre che "la BC si patrimonializza (anche) emettendo banconote fiat". L'unica obiezione a questa lettura potrebbe essere l'eventuale rientro alla BC di banconote in cambio di asset finanziari, e la conseguente distruzione delle banconote rientrate. Se qualcuno mi darà prova che ciò sia mai avvenuto, allora, e solo allora potrò ricredermi sulla truffa dell'emissione di banconote a debito della BC. Il tutto assume un significato truffaldino in relazione all'identificazione della BC in quanto entità economica, prima che istituzionale. E qui si apre la storia infinita di cosa sia la BC odierna nel mondo occidentale. Istituto di diritto pubblico non vuol certo dire che il patrimonio finanziario della BC appartenga allo Stato. Al contrario, il divorzio tra Tesoro e BC segna proprio questa cruciale distinzione. Se non si fa luce su questo punto, poi il seguito del debunker sulle "bufale dei signoraggisti" resterà sempre avvolto da sospetta ambiguità.

    Alberto Conti

  • Ecodellarete.net scrive:
    7 gennaio 2012 11:19

    Rileggerò con cura e maggiore attenzione. Una cosa non mi piace nello scritto di De Simone, come pure nel pamphlet di Barnard: il tono di supponenza al limite dell'offesa.

    Un tono rivolto a una singola persona nel Caso del post di De Simone, e ad una vasta e indefinita platea di "grulli" in quello di Barnard.

    Ho una formazione scientifica, e sono quindi abituato a discutere e a riconoscere i miei errori, come quelli degli altri. Con toni, però, molto peno sterilmente polemici di quanto accade troppo spesso nelle discussioni tra umanisti (filosofi, avvocati, letterati etc). E' quindi soprattutto agli "umanisti" che mi rivolgo, per chiedere: perché non ci date un taglio e non cominciate ad essere più cortesi nelle discussioni?

    Tutti abbiamo, prima o poi, sbagliato, e, se non è ancora accaduto, siate certi che accadrà. Chi è senza "peccato" scagli la prima pietra... De Simone e/o Barnard sono senza "peccato"?

  • Anonimo scrive:
    7 gennaio 2012 12:27

    Le tesi complottiste sono semplicemente ridicole. A me pare, al contrario, che le grandi menti del capitalismo non sappiano che pesci pijare di fronte al marasma generato dalle sue contraddizioni.
    E' evidente che siamo di fronte ad un cambio di veste politica, in termini bordighiani-cervettiani, l'involucro politico del capitalismo negli ultimi anni(la democrazia) è in crisi profonda. Questo però non significa che c'è un complotto di qualche setta oscura per un dominio plutocratico del mondo. Al contrario da questa crisi potranno emergere sia regimi autoritari sia rivoluzioni popolari; probabilmente succederanno entrambe le cose, in paesi diversi

  • Anonimo scrive:
    7 gennaio 2012 13:59

    Ragazzi se a uno non piace la MMT ci sta. chissenefrega. Tanto sempre di keynes si parla. Nulla di rivoluzionario ma almeno smonta le balle dei liberisti e di chi fa terrorismo sul debito pubblico. Anche se rimane il rispetto da portare a Barnard che con il suo " piu grande crimine"che almeno ha fornito strumenti per leggere l' attuale crisi europea ( ormai da due anni a questa parte si è verificata ogni cosa predetta ) cosa che con la semplice equazione signoraggista " BC private che prestano soldi agli stati indebitandoli all' infinto, questo è il debito pubblico" non avrebbe fatto capire nulla e ancora in rete infatti ci sono una massa di caproni che mischiano tutto e non capiscono nulla. E fortuna che l' Italia ha pochi mesi per salvarsi... questa è la preparazione? Come si fa a citare Domenico De Simone che di economia non capisce una cippa? Cioè prima fate la sacrosanta mossa di sposare la causa nazionale a sfondo socialista e non reazionario ( tanto da fare articoli in cui ci si distingue dalla situazione ungherese ) e poi andate a citare un tipico esempio di calderone complottista come de simone, come ad esempio quando avete citato auriti? Ragazzi qui non è questione di urlare " al fascista" il punto è che questi di economia non ci capiscono proprio niente ( e poi indirettamente le loro tesi vengono sposate dagli ambienti che tanto ripudiate). Si tratta di metodo, non di antifascismo.

  • Anonimo scrive:
    7 gennaio 2012 17:24

    "La denuncia dell’assurdità criminale delle politiche liberiste e del piano del capitale, per quanto confusa è sacrosanta. Ma tutta la confusione, gli svarioni concettuali, gli esercizi di arroganza e di presunzione di cui è impregnato il testo finiscono per renderla poco credibile."
    lo stesso può valere benissimo anche per il tuo post, altrettanto presuntuoso, arrogante.

  • Anonimo scrive:
    7 gennaio 2012 21:11

    Se voi chiamate "analisi critica" questo sproloquio di chiacchiere disinformate, siamo veramente alla frutta. Questo è un articolo a dir poco incommentabile.

    "Cosa c’entrano i rapporti tra banche e Stati a moneta sovrana con la riserva frazionaria di cui peraltro afferma con decisione l’inesistenza? Perché mai lo Stato dovrebbe emettere titoli di debito e non stampare denaro direttamente? Così non si capisce nulla. E come sarebbe a dire che la riserva frazionaria non esiste?"

    Cioè, ma questo tizio non si è neanche letto i testi di Wray, Lavoie, Moore, e tutti gli altri che spiegano queste cose (da anni!, roba degli anni '80 se non prima), ma scrive una critica della MMT?

    Io non voglio fare polemiche con voi, ma spero che qualcuno lo faccia al posto mio, perchè a me questa roba mi fa proprio incazzare: il più grande crimine è stato pubblicato a settembre nel 2010. E' passato più di un anno, e questa è la prima volta che ne parlate, e per di più con delle argomentazioni di un livello da far cascare le braccia. Dopo un anno questo è quello che siete in grado di produrre.

    Ma va bene, come volete. Se questo è il grado di attenzione e di interesse che secondo voi merita la MMT, allora ne prendo atto.
    Su questo sito si trova spazio per parlare delle teorie di Auriti ma non per riflettere su teorie economiche sviluppate da decenni di ricerca accademica post-keynesiana. Cioè, rendetevi conto...

  • Anonimo scrive:
    8 gennaio 2012 00:05

    cari miei rivoluzionari democratici così partite davvero male!!!

  • Anonimo scrive:
    8 gennaio 2012 00:28

    Non capisco sinceramente questo negazionismo a priori sulle teorie del complotto. Se è vero che alcune siano delle bufale conclamate è altrettanto vero che il complotto è sempre esistito ed esiste ancor più oggi in un mondo dominato dalla finanza che detta le agende ai rispettivi governi conducendoli spesso a guerre mascherate da democratizzazioni col solo scopo di impadronirsi delle risorse energetiche e finanziarie. In questo post l'autore si presenta come uno che non crede al complotto e fa capire che quelli che lo fanno sono poco intelligenti. Io penso che sia lui un ingenuo. Pensate anche voi che quello che è successo in Libia sia stato un complotto vero? e quello che sta succedendo in Siria forse non lo è? E quanti altri centinaia di esempi potremmo trovare solo in epoca moderna in america latina, asia e africa. Allora questi complotti esistono mentre quando si parla del complotto che mira a distruggere milioni di lavoratori e cittadini europei a favore degli interessi di un elite finanziaria che in questo modo si arricchirà a dismisura (perchè questo dice barnard e non le sciocchezze che ho letto su questo post scritto palesemente per screditare un pensiero che sta riscuotendo un discreto successo tra la gente e sta risvegliando qualche coscienza sopita) diventando competitiva nei paesi emergenti allora ecco che la parola complotto diventa improvvisamente una idiozia per allocchi. così la pensate dunque? beh allora chiariteci quali sono per voi i complotti veri e quelli falsi così ognuno poi saprà con chi ha che fare.

  • redazione scrive:
    8 gennaio 2012 00:56

    Eravamo sicuri che la pubblicazione di questo pezzo del De Simone avrebbe suscitato proteste. E' vero che esso contiene alcuni errori, e anche che lo stile rivela una certa supponenza. Avremmo pubblicato anche pezzi di Barnard, se non fosse che lui non ha bisogno che gli facciamo eco, data la potenza di fuoco che ha acquisito nel mondo internettaro (in quello reale è un'altra musica).
    Abbiamo detto a premessa che con questo pezzo "diamo inizio alle danze", nel senso che vorremmo capire a far capire di più la MMT, e quindi anche le critiche.
    Diremo la nostra a tempo debito cioè quando saremo sicuri di non dire sciocchezze, visto che se la teoria economica è ardua materia, quella monetaria lo è ancor di più.
    Di sicuro è che se non ci ha mai convinto il keynesismo, figuriamoci se ci convince la sua versione fondamentalista —la barnardiana "gallina dalle uova d'oro.
    Quindi via al dibattito, consapevoli come siamo che in questo campo minato, molte sono le panzane che circolano. E qualche rischio potremo correrlo anche noi.
    Accogliamo invece la sollecitazione degli amici di Eco della Rete, per cui, per quel che è possibile, va tentato un dibattito scevro da scomuniche aprioristiche.

  • Anonimo scrive:
    8 gennaio 2012 12:53

    Mi pare che la questione sia non tanto la MMT quanto la versione divulgata da Barnard in modo veramente pessimo. Ben venga perciò l'evento promosso dallo stesso Barnard con gli esponenti di questa teoria, che m'interessa più per gli spunti analitici che per le "soluzioni" di politica monetaria prospettate, allo stesso modo della cosiddetta scuola austriaca.

    Se ci fornirà strumenti validi di analisi tanto meglio. Se invece la cosa si risolverà in un coinvolgimento emotivo pseudo-razionale, che ha tanta presa sui fans di Barnard, resterà il rumore di fondo che è. La contrapposizione complottisti-bufalisti è un di cui di questo inutile rumore di fondo, del quale oggi ne faremmo volentieri a meno.

    Alberto Conti

    P.S. per questo nel mio primo commento (già postato su CDC spazio utenti) mi sono limitato ad un dettaglio tecnico.

  • Anonimo scrive:
    8 gennaio 2012 19:49

    @ anonimo 07 gennaio 2012 13:59

    rispetto a Barnard?
    ma se ogni suo articolo che leggevo (LEGGEVO) era un continuo turpiloquio di insulti al lettore! ma vada all'inferno come dice. io detesto arroganti, prepotenti, supponenti e deficienti!

    pantos

  • Anonimo scrive:
    8 gennaio 2012 20:39

    ma che bello criticare chi tenta di fare qualcosa ,oggi occorre alzare il culo e fare , e barnard sarà anche un pò stronzo ma ha capito che è giunto il momento di agire poi una teoria monetaria si aggiusta si può rivedere, ma è qualcosa di concreto da cntrapporre al sistema attuale governato da parassiti inutili e senza futuro...come le chiacchere inutili .

  • Anonimo scrive:
    8 gennaio 2012 23:11

    «I cittadini degli Stati a moneta sovrana non sono mai chiamati a ripagare alcun debito pubblico, e le tasse non sono mai servite a ciò. Gli Stati a moneta sovrana, poi, non devono mai onorare quel debito, neppure quando è detenuto dalle Banche Centrali, nulla li costringe a farlo, anzi, proprio non lo fanno, per cui s’infrange il teorema secondo cui essi sarebbero oggi schiavi delle Banche Centrali, e noi assieme ad essi». [Barnard]
    "Infatti, i 90 e passa miliardi all’anno che lo Stato paga di interessi sul debito vengono tutti accreditati sui conti dei cittadini che si arricchiscono così. Che i titoli del debito pubblico siano moneta lo si sa da tempo immemore, ma quello che Barnard dimentica è che gli interessi su questo debito sono un modo di distribuzione che premia i ricchi e genera gravi squilibri nella società, al punto che la maggioranza dei cittadini diventa sempre più povera e una risibile minoranza sempre più ricca. O non se n’è accorto, Barnard?" [De Simone] SARA' PERCHE' NOI LA MONETA SOVRANA NON L'ABBIAMO???

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    Tommy81 scrive:
    9 gennaio 2012 05:40

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  • Tommy81 scrive:
    9 gennaio 2012 06:01

    De Simone:
    «Mentre se lo Stato può stampare tutto il denaro che vuole il problema non si pone e si vive tutti felici e contenti. Davvero? Non mi pare che sessanta milioni di poveri americani siano tutti felici e contenti anche se la FED stampa quattrini, e dal 2007 ne ha stampati in quantità industriali. E nemmeno in Giappone o in Inghilterra. Forse c’è qualcosa che non funziona anche in questi sistemi, o no?»
    Quà la confusione pazzesca la fa De Simone, perchè LA FED NON È LO STATO.
    Il problema di tutti questi Stati con la loro fantomatica "moneta sovrana" è che quest'ultima viene creata dalle BC, che non sono lo Stato, che la emettono PRESTANDOLA ad interesse agli Stati.
    Sono tutte MONETE DEBITO che di "sovrano" (termine con il quale si sottointende, sbagliando, "di proprietà dello Stato e da Esso creata") non hanno proprio nulla...

    Anonimo:
    «SARA' PERCHE' NOI LA MONETA SOVRANA NON L'ABBIAMO???»
    Quando avevamo la Lira, che secondo Barnard rientrerebbe nella casististica della "moneta sovrana", il problema del debito pubblico in crescita esponenziale e degli interessi esisteva lo stesso...

  • Salviamo la Democrazia scrive:
    9 gennaio 2012 13:10

    Per tommy 81: se avessi letto il saggio di Barnard sapresti che una moneta per essere sovrana non deve essere solo la moneta dello stato ma inoltre deve essere sganciata dalle monete forti. Il boom del debito pubblico lo abbiamo avuto negli anni 80. e l' italia dal 79 al 92 era dentro lo sme, ossia il sistema che agganciava la lira al marco, per tanto non era una moneta sovrana. dal 2002 a sistituire lo sme c'è l' euro. approfondite:http://vocidallestero.blogspot.com/2011/05/il-debito-estero-come-strumento-di.html

  • Salviamo la Democrazia scrive:
    9 gennaio 2012 13:12

    e in ogni caso sarebbe anche una sovranità limitata una eventuale lira sotto i parametri dei trattati europei

  • Anonimo scrive:
    9 gennaio 2012 17:37

    Questo articolo non fa che confermare l’impressione che ricavo quando mi capita di trovare testi di Bernard in rete. La teoria Mmt appare:
    1) Dubbia sul piano della verità. In minoranza in ambito accademico pure tra gli economisti “eterodossi”, dal punto di vista dell’uomo comune le sue affermazioni appaiono quasi pazzesche: che lo Stato possa indebitarsi all’infinito, dare lavoro a tutti creando moneta dal nulla ecc. Non che ciò che sia controintuitivo sia perciostesso falso (vedi la fisica), ma ovviamente occorrono prove forti
    2) Inutile sul piano pratico. Non risulta che ne abbiano avuto bisogno Marx per analizzare le contraddizioni del capitalismo , né Lenin o Mao per fare la rivoluzione, né ai tempi i “no-global” per osteggiare la mondializzazione, né ora i numerosi intellettuali per proporre alternative all’austerità tedesca come strada per uscire dalla crisi finanziaria
    3) Omologa concettualmente al liberismo: ne è l’altra faccia della medaglia. La medaglia è la tecnocrazia, l’idea che l’economia sia una “scienza” e che quindi soltanto i tecnici (gli economisti) possano discuterne, e trovare la soluzione per risolvere il problema (magari formando un governo “tecnico”). L’economia così intesa è in realtà simile a una religione, è un’ideologia… La soluzione ai problemi economici è politica (scelta dei fini) e non tecnica (scelta dei mezzi)
    Gengiss

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    Tommy81 scrive:
    9 gennaio 2012 19:50

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  • Tommy81 scrive:
    9 gennaio 2012 19:59

    Salviamo la democrazia
    «se avessi letto il saggio di Barnard»
    Ho letto prima parte del saggio (fino a pagina 11), quella dove B. pretende di "confutare" i "signoraggisti" (termine generico nel quale butta dentro di tutto e di più senza nessuna distinzione) e la "teoria del complotto sul signoraggio".
    È già tanto che ho fatto lo sforzo di leggermi la prima parte dato che il saggio parte subito malissimo (concordo con De Simone su questo) con il paragrafo "Il metodo di questo lavoro" nel quale B. spiega appunto quali sono stati i criteri da lui utilizzati, criteri che sono al confine tra il ridicolo e il demenziale, come il fatto che ha escluso gli accademici Italiani dalla sua indagine(eliminando di default Auriti, tanto per dirne uno) con questa motivazione: "Scartai l’ipotesi di rivolgermi a un accademico italiano, semplicemente perché avrei speso più tempo a capire da quale corrente politica e/o massonica era appoggiato che a intervistarlo."
    Se le premesse sono ridicole, il resto non può che esserne la conseguenza.
    Il metodo, le premesse, sono le fondamenta di una tesi. Se sono ridicole e demenziali le fondamenta la tesi non potrà che esserne il riflesso.

    Immagino che tu invece non abbia mai letto niente di Auriti...

  • Tommy81 scrive:
    9 gennaio 2012 22:03

    Salviamo la Democrazia
    «Il boom del debito pubblico lo abbiamo avuto negli anni 80»
    Il boom economico in Italia c'è stato perchè, come sempre dopo la guerra, c'era un paese da ricostruire e modernizzare e perchè la casta bancaria non aveva ancora tutto il potere che ha acquisito gradualmente negli anni seguenti a colpi di decreti e leggi varie coercitando i politici a concedergli magiore "autonomia", poteri e favori.

    Con gli anni 70'/80' esplode l'informatizzazione e, parallelamente, la finanza di rapina, che sfruttando le potenzialità del sistema telematico, la velocità dei computer e paradisi fiscali, comincia a crescere ed ad evolversi fino a diventare completamente fuori controllo e influenzando irrimediabilmente l'economia reale.
    Ti consiglio la lettura di "Soldi", di Robert Denis, dove viene raccontata tale evoluzione e deregolamentazione, rivelando il funzionamento del sistema di clearing internazionale che ha permesso tutto questo.

  • Anonimo scrive:
    9 gennaio 2012 22:03

    de simone,
    sbagli.
    che facciamo, ritorniamo alla demonizzazione dell'interesse di poundiana memoria?
    il problema non è l'interesse nè la rendita, per vari motivi.
    1) da 15 anni in quasi tutto il mondo la rendita non esiste, in quanto gli interessi sono talmente bassi da essere inferiori all'inflazione. quindi è già in opera la tua geniale soluzione dell'interesse negativo, e secondo me è proprio questo a creare problemi, perchè con gli interessi negativi conviene indebitarsi! troppo credito, troppo consumo, troppa festa!
    e poco risparmio e poco investimento vero.
    2) oggi i veri possessori del "capitale" e percettori di "rendite" sono... i lavoratori-risparmiatori! stati, imprese, sono tutti indebitati! non è più una societa "capitalista" (in cui si arricchisce chi ha il capitale) ma una società DEBITISTA in cui si arricchisce chi ha un capitale negativo (debiti), chi usa capitale altrui.
    3) il capitale è produttivo (al limite possiamo dibattere sulla sua accumulazione originaria e sulla sua distribuzione, ma qui non interessa) e come qualsiasi fattore produttivo deve essere REMUMERATO se no si rifiuta di lavorare e/o emigra.
    antonio.

  • Salviamo la Democrazia scrive:
    9 gennaio 2012 22:11

    Di Auriti abbiamo visto tutti i video e letto i libri. Teoria interessante, affascinante quanto si vuole per chi si approccia a questo tema ma dal punto di vista pratico ( ce la prendiamo con il padre eterno se l' emissione di moneta non funzionano come intendono i signoraggisti?) inutile in quanto a parte che è un fatto oggettivo che non esiste che gli stati si sono auto ingabbiati con delle banche centrali nazionali private che prestano ad essi i soldi e si prendono indietro tutto più gli interessi con la conseguenza che lo stato tassa all' infito i cittadini per ripagarlo. Non ci vuole Paolo Barnard ( che nel saggio smonta tranquillamente la questione ) per capirlo. Vorrebbe dire che i debiti pubblici aumentino continuamente e sempre linearmente ( e non è così) e inoltre questa chiave di lettura smonta qualsiasi tipo di riflessione geopolitica o ad esempio di lettura dell' attuale crisi europea. Non si possono sostenere entrambe, a meno di non essere schizofrenici. Di movimenti che sostengono il primo metodo ce ne sono tanti e siccome la prospettiva di questo è un' altra non si capisce perché dovrebbero mettere al primo posto la questione "complotto del signoraggio".
    E comunque Barnard o non Barnard tu ponevi le domanda sulla moneta sovrana e sul debito pubblico italiano. Ti è stato detto quando la moneta è sovrana e ti è stato proposto un articolo che ti descrive come l' Italia abbia man mano smantellato la propria sovranità monetaria e quando e perché il debito è diventato un problema anche perché in sé per sé in debito pubblico NON è un problema anche se piace dirlo a chi vorrebbe tutto privatizzato.

  • Tommy scrive:
    10 gennaio 2012 09:47

    Barnad non smonta proprio niente.

    Io dico che tu di Auriti, ammesso che abbia letto davvero qualcosa, non lo hai compreso, se no non diresti che Barnard lo "smonta", come non lo "smontano" tutti quelli che continuano a ripetere compulsivamente, come fa B., la questione del bilancio a pari della BC...

  • Anonimo scrive:
    10 gennaio 2012 13:08

    Non capisco chi afferma "i complotti ci sono sempre stati"...
    Ok, i complotti ci sono sempre stati, ma questi non erano e non saranno mai di tipo universale, dato che la realtà è un oggetto che non può essere plasmato dal soggettivismo attivo di pochi plutocratici.
    Per dirla in parole povere: il complotto era quello di uccidere Giulio Cesare, non quello di programmare le invasioni barbariche; il complotto è quello che fa cadere Berlusconi, non quello di programmare a tavolino la crisi del capitalismo...
    non raccontiamoci PALLE

    (A)nticomplottist(A)

  • redazione scrive:
    10 gennaio 2012 15:11

    (A)nticomplottist(A): non si poteva esporre in maniera più chiara e con esempio più calzante la fallacia dei ragionamenti dei "complottisti".

  • Tommy81 scrive:
    11 gennaio 2012 00:53

    Salviamo la democrazia
    «E comunque Barnard o non Barnard tu ponevi le domanda sulla moneta sovrana e sul debito pubblico italiano»
    No, io non ho posto nessuna domanda sulla "moneta sovrana".
    Ho invece affermato che è un concetto ridicolo che non trova nessun riscontro con la realtà dei fatti.

  • Tommy81 scrive:
    11 gennaio 2012 00:57

    «(A)nticomplottist(A): non si poteva esporre in maniera più chiara e con esempio più calzante la fallacia dei ragionamenti dei "complottisti".»
    Ma di chi state parlando?

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    Tommy81 scrive:
    11 gennaio 2012 01:01

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  • Tommy81 scrive:
    11 gennaio 2012 01:04

    «il complotto era quello di uccidere Giulio Cesare»
    Non vedo nessuna differenza tra questa situazione presa come esempio di "fatto certo e reale" e l'eventualità che la lobby dei banchieri (composta anch'essa di persone reali che perseguono interessi personali reali) possa aver pianificato di impossessarsi della sovranità monetaria degli Stati sovrani attraverso il controllo del sistema di emissione. -_-

    La seconda situazione non mi sembra per niente meno realistica o meno pratica della prima e neppure vedo alcuna ragione logico/razionale valida per crederlo.

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    Tommy81 scrive:
    11 gennaio 2012 01:15

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    Tommy81 scrive:
    11 gennaio 2012 01:17

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  • Tommy81 scrive:
    11 gennaio 2012 01:22

    Salviamo la democrazia:
    «è un fatto oggettivo che non esiste che gli stati si sono auto ingabbiati con delle banche centrali nazionali private che prestano ad essi i soldi e si prendono indietro tutto più gli interessi con la conseguenza che lo stato tassa all'infinito i cittadini per ripagarlo.

    Sarà un fatto oggettivo per te e per tutti quelli con il cervello infarcito di idiozie come la "moneta sovrana", il "debito pubblica ricchezza dei cittadini" e altre simile corbellerie...

    «Vorrebbe dire che i debiti pubblici aumentino continuamente e sempre linearmente»
    Continuamente sì, "linearmente" lo hai aggiunto gratuitamente te.

    «inoltre questa chiave di lettura smonta qualsiasi tipo di riflessione geopolitica»
    ???

    «anche perché in sé per sé in debito pubblico NON è un problema»
    Ahaahahahahahaahhah

  • alfredo scrive:
    11 gennaio 2012 10:37

    Tommy81,

    cos'è contabilmente il debito pubblico?

  • Tommy scrive:
    13 gennaio 2012 16:24

    È la truffa con la quale gli strozzini ci tengono tutti per i coglioni.

  • Tommy scrive:
    13 gennaio 2012 16:32

    E per favore: non dirmi che tu mi hai chiesto cosa sia "contabilmente".
    Non ho voglio di perdere tempo con i fanatici Barnardiani o con i debunker.

  • Anonimo scrive:
    15 gennaio 2012 10:14

    "Capite qual è il presupposto ideologico, peraltro pure fasullo, del nostro eroe? Lo statalismo centralista di cui era già impregnato il progetto di Randall Wray. Perfetto tutto torna. Se non fosse per il fatto che si tratterebbe di tornare indietro di una cinquantina d’anni, verso forme di aggregazione sociale che hanno già causato un paio di guerre mondiali e innumerevoli guerre locali. E che il centralismo statale non sembra facilmente applicabile in un mondo che sta imparando forme di democrazia diretta e soprattutto di comunicazione e di scambio della cultura e delle informazioni che creano coscienza. Che puzza di vecchiume!"

    Ecco qua!!!Indipendentemente dalla validita' della MMT traspare da parte di De Simone l'idea per cui questo,il nostro e' comunque il "miglior mondo possibile" e non va cambiato MAI,l'ideologica "riduzione" del novecento a secolo dei dittatori e delle guerre mondiali dal quale emendarsi PER SEMPRE!Nonostante lo schifo del presente!!!De Simone preferisce la dittatura finanziaria dei banchieri internazionali!!!Significa che lui in questa societa' guadagna bene!Ma non per tutti e' cosi'!

  • Anonimo scrive:
    15 gennaio 2012 10:19

    Se l'olocausto perpetrato da Adolf Hitler con lo sterminio di sei milioni di ebrei caratterizzò il suo regime con un'aberrante mostruosità o come una sbalorditiva incarnazione del male, quale sorta di categoria teorica bisognerebbe utilizzare per definire i vari governi degli Stati Uniti che hanno seminato morte in modo analogo, se non maggiore?

    Peccato che il nostro autore non formuli a sé stesso questa domanda, perché qualunque risposta avrebbe messo in discussione la fede nordamericana che garantisce che gli Stati Uniti siano una democrazia. Addirittura l'incarnazione perfetta della "democrazia" in questo pianeta...I milioni di vittime sono stati semplicemente cancellati del registro ufficiale del governo e, peggio ancora, dalla memoria del paese nordamericano, mantenuto impudicamente nell'ignoranza o sottomesso alle interessate tergiversazioni informative. Come lugubremente ripeteva il criminale dittatore argentino Jorge R. Videla alle angosciate richieste dei parenti della repressione, anche per Barack Obama le vittime delle guerre statunitensi “non esistono", "sono sparite", "non ci sono"...

  • Fr@ncesco CH scrive:
    1 febbraio 2012 17:24

    S E M B R A UNA FAVOLA, MA E' SOLO E C O N O M I A


    Lo STATO, la sovranità, la moneta.

    Proviamo qui a raccontare quello che è successo negli ultimi 20 anni: come gli Stati Europei sono stati depredati della loro Sovranità politica e monetaria, con un processo di cui stiamo appena iniziando a vivere gli esiti sciagurati.

    C’erano, tempo fa, un’isola, e dall’altra parte del mare un arcipelago di altre due isole. L’isola si chiamava FALCONIA, l’arcipelago si chiamava POLLONIA.

  • Fr@ncesco CH scrive:
    1 febbraio 2012 17:25

    ---------

    LA STORIA DI FALCONIA E DELLA MONETA SOVRANA

    ---------

    Sull'isola di FALCONIA vivevano 2 famiglie. Una possedeva una mucca, l’altra 10 galline. La ricchezza annuale dell’intera Falconia era costituita da una mucca, dieci galline, 1000 litri di latte e 500 uova (la produzione). Le due famiglie si scambiavano uova con latte, e cosi vissero per anni.

    La ricchezza complessiva di Falconia ovviamente restava invariata, anno dopo anno: sempre 1 mucca, 10 galline, 1000 litri di latte e 500 uova.

  • Fr@ncesco CH scrive:
    1 febbraio 2012 17:27

    Intorno a Falconia girovagavano dei pirati, che avevano in mente di saccheggiare l’isola. Le due famiglie così fondarono lo STATO, a cui attribuirono la SOVRANITA’, e ciascuna di esse scelse uno dei propri membri, che andarono così a costituire lo Stato.

    Allo Stato fu attribuito dalle famiglie un compito preciso: usare la sovranità, cioè il potere di decidere e attuare qualsiasi cosa fosse necessaria per migliorare la vita su Falconia. Lo STATO aveva quindi la sovranità, così inventò una cosa che prima su Falconia non c’era: la MONETA SOVRANA.

    Erano dei pezzi di carta su cui lo Stato scriveva “Io Ti Devo”.

    Lo STATO stabilì che su Falconia quei pezzi di carta dovevano essere obbligatoriamente accettati come pagamento nelle transazioni dei beni. Per obbligare tutti a utilizzarli, lo stato inventò le TASSE.

    Le TASSE erano dei pezzetti di ricchezza che ogni anno ciascuna delle due famiglie avrebbe dovuto versare allo Stato, e che lo Stato accettava solo se venivano pagate usando la SOVRANA (La famiglia non avrebbe potuto pagare le tasse usando delle uova, in pratica).

    Così lo STATO iniziò la sua attività. Stampò 100 SOVRANE, su ciascuna scrisse “Io Ti Devo 1”e con quelle pagò delle persone, commissionando loro la costruzione di un porto e delle mura intorno all’isola. Lo Stato creò questa moneta dal nulla, a DEFICIT.

    Prima non le aveva, letteralmente PRIMA le inventò e POI le spese. Non avendole prese in prestito da alcuno, non si indebitò con alcuno, se non con se stesso.

    Tutti su Falconia avevano necessità della SOVRANA, per pagare le merci e le tasse, quindi le persone accettarono in pagamento dallo Stato la moneta, e costruirono le mura e il porto. Incassarono e spesero le Sovrane, che iniziarono a circolare come mezzo di pagamento.

    Una volta realizzate le mura, le famiglie non avevano più la necessità di fare la vedetta contro i pirati. Impiegarono il tempo e le energie risparmiate per studiare l’ingegneria navale e costruire una nave, con cui iniziarono a commerciare per mare una parte del latte e delle uova.

    Tutto questo accadde nell’arco di un anno. Alla fine dell’anno, le ricchezze fisiche di Falconia erano così costituite da: una mucca, dieci galline, 1000 litri di latte, 500 uova, una muraglia, UN PORTO, UNA NAVE. C’erano anche 100 SOVRANE, che erano ricchezza per i cittadini che le possedevano, e debito dello Stato. I cittadini inoltre avevano imparato l’ingegneria navale.

    In un anno lo STATO, spendendo a DEFICIT la propria MONETA SOVRANA, aveva AUMENTATO LA RICCHEZZA DI FALCONIA.

    Il suo “debito” non era un vero debito, perché lo aveva verso sé stesso. Infatti cos’è che lo Stato si impegnava a dare ai cittadini, scrivendo “Io Ti Devo” su quei pezzi di carta? Si impegnava a riconoscere loro il pagamento delle tasse che avrebbero effettuato usando la SOVRANA.

    Forse lo Stato può sembrare un tiranno, e in parte lo era, ma i cittadini erano soddisfatti: lo avevano creato “tiranno” per stare meglio, e la cosa aveva funzionato. Erano stati loro a decidere che a tal fine lo STATO dovesse avere la SOVRANITA’. C’erano le tasse da pagare, è vero, ma tutti erano diventati un po’più ricchi, di una ricchezza che prima non c’era, e anche dopo aver pagato le tasse i cittadini continuavano ad essere più benestanti rispetto alla loro situazione di partenza.

  • Fr@ncesco CH scrive:
    1 febbraio 2012 17:28

    C’era qualcuno che si opponeva a questo sistema, e che riteneva che lo Stato avrebbe dovuto comportarsi “come un buon padre di famiglia”: spendere solo ciò che guadagnava tassando. Questo qualcuno non capiva (o fingeva di non capire) che

    1) Lo Stato NON era un “buon padre di famiglia”, ma era lo STATO. Aveva dei poteri speciali, che la collettività gli aveva attribuito. Il più speciale di questi poteri era CREARE LA MONETA (in effetti se un padre di famiglia fosse stato sorpreso a fabbricare dei “Io Ti Devo” uguali a quelli stampati dallo Stato, sarebbe stato arrestato)

    2) Se lo Stato avesse speso solo ciò che aveva prelevato con le tasse, sarebbe finita la sua ragione di esistere: non avrebbe più potuto creare ricchezza per tutti. Avrebbe prelevato 100 e speso 100, per cui tutto sarebbe rimasto uguale. Ma lo Stato, ricordiamo, era stato creato di falconiani per migliorare il benessere della collettività.

    3) La SOVRANA era lo strumento con cui lo Stato realizzava se stesso e il proprio compito, perché lo rendeva più forte di tutti gli altri soggetti che esistevano su Falconia. Senza Sovrana non sarebbe potuto esistere lo Stato, e non ci sarebbe potuto essere chi si curava del benessere della collettività.

    4) Il debito pubblico NON E’ un debito dei cittadini. Ma è UN IMPEGNO DELLO STATO VERSO SE’ STESSO.

    Questo qualcuno non capiva che la spesa a deficit dello STATO aumentava il benessere e la ricchezza dei cittadini. O forse questo qualcuno avrebbe preferito dei cittadini più deboli e ricattabili, meno forti di quello che erano diventati i cittadini di Falconia.

  • Fr@ncesco CH scrive:
    1 febbraio 2012 17:29

    --------

    LA STORIA DELL’ARCIPELAGO DI POLLONIA, CHE RINUNCIO’ ALLA MONETA SOVRANA

    --------

    Andiamo ora sull’arcipelago di POLLONIA, formato da due isole: Pollonia Maior e Pollonia Minor. Anche qui successe la stessa storia vista su FALCONIA.

    Pollonia Maior aveva la sua moneta, la Sovrana Maior, e Pollonia Minor aveva la Sovrana Minor, e con queste prosperarono per anni.

    Senonché un giorno alcune delle persone che governavano lo Stato di Pollonia Maior parlarono con dei loro amici, che vivevano sull’isola di AVVOLTOIA. Questi miravano a impossessarsi delle ricchezze costruite nell’arcipelago di Pollonia con la spesa a deficit dei due stati negli anni precedenti.

    Allora si accordarono in questo modo: alcuni governanti di Pollonia Maior e Pollonia Minor, che prima di governare avevano lavorato per anni al soldo di AVVOLTOIA, si misero d’accordo tra di loro e seguendo il suggerimento di Avvoltoia RINUNCIARONO alla SOVRANITA’ MONETARIA. Pollonia d’ora in avanti non avrebbe più potuto stampare i suoi “Io Ti Devo” autonomamente.

    Decisero che Pollonia avrebbe dovuto prendere la sua moneta in prestito da Avvoltoia, (che avrebbe lei creato la moneta dal nulla, curando di non crearne troppa) pagando un tasso di interesse.

    Chiamarono questa moneta, che non era proprietà di nessuno, NEURO.

    Inoltre decisero che le scelte più importanti per ciascuna delle due isole dell'arcipelago di Pollonia non si sarebbero più prese vicino alla gente, che avrebbe potuto capire quello che accadeva, ma sarebbero state prese su un’altra isola, più lontana: BRUSSELIA.

    I mercanti di Avvoltoia mandarono persone di loro fiducia a vivere su Brusselia, così che potessero controllare da vicino quello che succedeva quando venivano prese le decisioni importanti, che poi venivano trasmesse a Pollonia Maior e Pollonia Minor, che le avrebbero applicate.

    E la popolazione che viveva nell’arcipelago di Pollonia? Restava, per quei governanti che avevano progettato tutto questo, la parte più difficile: convincere gli abitanti che tutto questo era stato fatto per il bene della gente.

    Allora su Pollonia i governanti amici di Avvoltoia raccontarono che lo Stato avrebbe dovuto essere come un buon padre di famiglia, non spendere più di quello che incassava.

    D’altronde, spiegavano, fino ad ora avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità, vi siete indebitati, non potete indebitare così i vostri figli. Lo Stato avrebbe dovuto fare “un passo indietro”, c’erano tanti privati che avrebbero potuto sostituirlo in tante cose.

    Dissero agli abitanti che per chi andava da un’isola all’altra dell’arcipelago ci sarebbe stato il vantaggio di non dover cambiare più una moneta con l’altra. La gente era un po’ perplessa, e non capiva bene cosa sarebbe accaduto in futuro. Si limitò a dire: “speriamo che vada tutto bene”.

    D’altronde quei governanti si presentavano in modo molto rassicurante, dicevano di essere amici del popolo, e il popolo diede loro fiducia.

  • Fr@ncesco CH scrive:
    1 febbraio 2012 17:30

    E così Pollonia Minor iniziò a vivere senza più la SOVRANA. Lo Stato non poteva più creare la sua moneta, per cui prima tassava, e poi spendeva. Prelevava 100 Neuri, e ne spendeva 100: aveva il “pareggio di bilancio”, ma ovviamente non creava ricchezza, lasciava le cose esattamente come stavano prima.

    Ogni volta che, per costruire qualcosa di nuovo, gli occorrevano dei Neuri in più, non poteva fare come si faceva prima, quando lo Stato si indebitava con se stesso spendendo a deficit.

    Quando servivano Neuri, Pollonia Minor dovette iniziare a prenderli a prestito dai mercanti di Avvoltoia, e per ogni 100 Neuri presi in prestito doveva renderne 5 in più ai mercanti, il TASSO DI INTERESSE.

    Inoltre, a fine prestito, il deficit era diventato un debito vero.

    Dopo un po’, questi interessi iniziarono a cumularsi, quindi lo Stato iniziò a tassare per 105 e spendere per 100. Chiamò quei 5 “avanzo di bilancio”, e fece dei grandi annunci per spiegare che era un’ottima cosa, ma in realtà quei 5 neuri (che bastavano appena a pagare gli interessi) erano RICCHEZZA SOTTRATTA AI CITTADINI, che iniziarono a impoverirsi.

    Le imprese, dissanguate dalle tasse, chiudevano. Aumentò il numero dei disoccupati, che per sopravvivere iniziarono ad accettare condizioni di lavoro da schiavi. Molti iniziarono a rubare e rapinare. Ma finalmente avevano le liberalizzazioni: potevano risparmiare sulla bolletta del telefono (chi poteva continuare a permetterselo).

    Quando divennero forti le difficoltà nel pagare le tasse, lo Stato continuò a chiedere altri Neuri a debito ai mercanti di Avvoltoia per pagare i debiti più vecchi che già doveva agli stessi mercanti.

    I mercanti di Avvoltoia si accorsero di questo, e iniziarono a chiedere un tasso di interesse ancora più alto, perché avevano paura di non riavere indietro i loro soldi. Pollonia infatti non poteva più stampare i soldi di cui aveva bisogno, doveva recuperarli con le tasse o prenderne altri a prestito. Non aveva più la “ability to pay”(capacità di saldare i suoi debiti), dunque sarebbe potuta diventare insolvente.

    Così, in cambio del rischio che correvano, i mercanti per 100 Neuri prestati e da rendere in 10 anni, ne chiedevano indietro 170, 180.

    Dopo poco tempo Pollonia finì strangolata, e così i governanti (che avevano progettato tutto) fecero partire la “fase 2”: spiegarono che il debito doveva assolutamente essere ripagato, e che quindi sarebbe stato necessario per Pollonia Minor VENDERE I BENI PUBBLICI, ossia le più grosse ricchezze reali costruite negli anni della spesa a deficit fatta con moneta sovrana: i muri e i porti, per esempio.

    Ma i mercanti non volevano diventare proprietari dei beni, a loro bastava diventarne i gestori. In cambio di un piccolo taglio sui debiti che Pollonia doveva loro, acquisirono il diritto di gestire il porto, e imposero ai cittadini di Pollonia Minor un pedaggio salatissimo per ogni ingresso nel porto.

    La proprietà del porto la lasciarono allo Stato di Pollonia Minor, che si sarebbe poi dovuto indebitare nel caso fossero serviti dei Neuri per ripararne qualche pezzo.

  • Fr@ncesco CH scrive:
    1 febbraio 2012 17:31

    --------------

    ::::::::::::::

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    La storia di Falconia e dell’arcipelago di Pollonia finisce qui, per ora.

    Potete cambiare i nomi a piacimento. Ad esempio, potete chiamare “Falconia” con molti nomi: Svizzera, Norvegia, USA, Gran Bretagna, Giappone, Cina, Russia. Avreste potuto chiamarla anche “Italia”, fino a qualche anno fa.

    Anche per raccontare la storia dell’arcipelago di Pollonia si possono usare tante altre parole. Eccone alcune:

    Quelle del Commissario Europeo al Commercio, nel 1997: "Il Trans Atlantic Business Dialogue è diventato un meccanismo efficace per ancorare le politiche dei governi sugli interessi dei gruppi di affari."

    Paul Krugman, nobel per l’Economia 2008: “Aderendo all’euro, Italia e Spagna si sono ridotte al ruolo di Paesi del terzo mondo costretti a chiedere in prestito la moneta di qualcun altro, con tutta la mancanza di flessibilità che questo implica”.

    Randall Wray, padre della Modern Money Theory: “Quando un governo a sovranità monetaria emette un debito crea un bene per il settore privato senza nessuna contropartita o responsabilità del settore privato. Quindi il risultato dei debiti emessi dal Governo crea un bene per il settore privato. Il debito privato è un debito ma i debiti del governo sono benessere per il settore privato.”

    Alain Parguez: “i tassi d’interesse ‘shylockiani’ sui debiti dell’Eurozona sono una cornucopia per le grandi banche europee e per le corporations che li percepiscono. L’Euro è comunque destinato a collassare, portandosi con sé le austerità, la distruzione di ogni spesa di Stato produttiva e le privatizzazioni selvagge”

    Il dramma di Pollonia è stato previsto quindici anni fa, prima che Pollonia rinunciasse alla sovranità monetaria, dalla scuola economica della Modern Money Theory. La previsione ha avuto successo, perché la MMT è l’unico strumento che interpreta in modo esatto il funzionamento della moneta moderna. E’ stato raccontato dal giornalista Paolo Barnard, nelle più coraggiose inchieste giornalistiche che siano state trasmesse su Report, Rai, inchieste pagate da Barnard con la totale successiva ostracizzazione dai media. Il “progetto Pollonia”, che oggi sta arrivando a compimento, è stato spiegato punto per punto ne “il Più grande crimine”.

  • Anonimo scrive:
    27 febbraio 2012 17:37

    "Insomma, spiegata così sembra che è la spesa dello Stato che crea ricchezza, qualunque spesa dello Stato, e non il lavoro dei cittadini e delle imprese. Quindi anche la spesa per le Maserati al Ministero della Difesa o quelle per i sollazzi di qualche buontempone membro della casta. Sarà mica che si deve trattare di una spesa per opere pubbliche o per investimenti? La spesa crea ricchezza perché consente quel lavoro"

    Mi permetto di dedurre da questo passaggio che lei non ha capito molto del discorso.
    La MMT propone esattamente che lo Stato debba investire in attività produttive e creazione di lavoro utile alla società, dove ovviamente le definizioni di "produttive" e "utili" non possono che essere date dal governo di quella società.
    Migliore il governo, migliore la sua politica economica.
    MMT vuole fornire uno STRUMENTO alla società per affrancarsi dalla schiavitù del debito.
    L'eliminazione della leva finanziaria è ovviamente un passo auspicabile, ma successivo: si deve procedere per gradi, non si può cancellare un potere consolidatosi lungo secoli da un giorno all'altro.
    Questo è FISIOLOGICO, im cambiamenti devono essere graduali come lo sono stati quelli del turbocapitalismo.
    L'urgenza oggi è fermare il mostro prima che sia troppo tardi, e la MMT va in tal senso.. poi si può decidere come sviluppare il discorso.

    LP

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