mercoledì 1 febbraio 2012

EURO SÌ, EURO NO

Giulietto Chiesa
«Giulietto Chiesa:  né  capo né coda»

di Dario S.

Riceviamo e pubblichiamo

Sono uno che ha partecipato al processo Uniti e diversi, andato presto ramengo. Ed in quel frangente mi feci l'idea che Alternativa fosse il soggetto, tra gli altri, il più serio. Mi trovavo in sintonia con Giulietto Chiesa e le sue analisi che voi avete bollato come "complottiste".
Con voi non mi trovo daccordo nemmeno nel riproporre l'antifona del socialismo, ma ho sempre condiviso le vostre analisi sulla crisi sistemica e le due conseguenze politiche che ne traete: l'uscita dall'Unione Europea e l'abbandono della moneta unica —che solo con queste due misure ha un senso logico e politico il ripudio del debito.
Mi pareva che Chiesa, dopo tante titubanze e cincischiamenti, avesse rotto gli indugi, che avesse adottato, come suggerivano altri autorevoli dirigenti di Alternativa come Marino Badiale, gli obbiettivi di uscita dalla gabbia dell'unione europea e dall'euro, per la riconquista quindi della piena sovranità politica del paese, di cui quella monetaria è un tassello. In questo senso, se non ricordo male, Chiesa avesse parlato la sera del 11 novembre, non in camera caritatis, ma davanti ai telespettatori,  nella trasmissione L'ultima parola (secondo canale Rai).
Sono stato quindi sorpreso dalle dimissioni di Badiale, dettate anche dal fatto che le sue posizioni "antieuropeiste" sono state battute in seno alla Direzione centrale di Alternativa
Dico subito che c'è una bella differenza tra l'essere antieuropei e antieuropeisti. Io non mi considero antieuropeo, ma antieuropiesta sì, poiché l'europeismo è il totem ideologico del grande capitalismo finanziario che ci ha condotti a questo disastro e in nome del quale avanzano i programmi di macelleria sociale e ci impongono dittatori esterni come Mario Monti.
Attendevo quindi con interesse i risultati della seconda assemblea di Alternativa, svoltasi una settimana fa. Speravo in un raddrizzamento di tiro. C'è stato? Non c'è stato? Mistero fitto. S'era promessa la diretta streaming, che non c'è stata (a me non ha funzionato). Ero certo che avrei trovato sul sito di Alternativa deliberazioni chiarificatrici. Niente di niente. 
Sul sito si può ascoltare il racconto dell'assemblea che ne fa uno dei dirigenti (Gino Lollobrigida). Un panegirico, un predicozzo apologetico, francamente un po' pretesco, anzi democristiano, dove si accenna alle divergenze ma non si dice quali. Unione europea e euro non vengono citati una sola volta. Ad un certo punto Lollobrigida afferma che su due questioni le divergenze non sono state risolte. Mi son detto: finalmente! si arriva al succo. Ebbene sapete quali sono i due punti su cui non si è trovato l'accordo? Scuola ed educazione e democrazia.
Manca poco che casco dalla sedia. Ho capito bene? Riavvolgo il filmato. Sì, ho capito bene. Euro e Unione europea, ovvero le due questioni centrali del dibattito politico, anche quello accademico, del tutto rimossi come temi. 
Il che la dice lunga.
La seconda cosa che si trova sul sito per capirci qualcosa è Relazione di Giulietto Chiesa alla II Assemblea nazionale di Alternativa. L'ho letta con molta attenzione, sperando di trovarvi la risposta che cercavo, dopo i dissapori con Badiale, ovvero la posizione su questi due aspetti. Chiesa in effetti chiude la sua relazione proprio su questi temi. E cosa ho trovato? Fuffa liquida, una filastrocca senza né capo né coda. C'è già tanta confusione in giro, adesso ne abbiamo un po' di più.
Esagero? Leggete e ditemi voi si ci raccapezzate qualcosa.
«Allora ritorno alla faccenda delle semplificazioni terminologiche di cui ho parlato all’inizio di questo paragrafo. Se porre al centro della riflessione di Alternativa l’idea di un nuovo processo costituente europeo, che significhi cancellare gli attuali Trattati di Lisbona e di Maastricht; se ci si pone l’obiettivo di una vasta partecipazione popolare alla creazione di questo nuovo processo costituente, che preveda decisioni solo ed esclusivamente attraverso referendum popolari in tutti i paesi membri; se si chiede la “nazionalizzazione delle grandi banche nazionali, sottraendo loro ogni ruolo nel campo del credito e del controllo finanziario, trasferendo le loro funzioni al credito cooperativo e popolare”; se si restituisce “il controllo e la sovranità monetaria ai governi dei paesi e ai rispettivi ministeri del tesoro pubblico” ; se si decide di mettere fuori legge le agenzie di rating e i paradisi fiscali, bandendoli dall’Europa, e sospendendo le Borse che obbedissero ai loro ordini con l’imputazione di turbativa d’asta a scopo speculativo; se si dicesse ai popoli europei, tutti, che i debiti sovrani vanno “riportati dentro i confini dei vari paesi con l’annullamento di tutti gl’impegni sui titoli che impongono un interesse bancario superiore al 2,5-3% annuo, e collocandoli tra i propri cittadini con un prestito nazionale solidale” simile a quello che si chiamò il “prestito per la ricostruzione” nell’immediato dopoguerra, il tutto a costi concordati e con la garanzia solidale dell’Unione Europea e della Banca Centrale Europea divenuta anch’essa pubblica: ebbene, se queste sono le idee che noi scegliamo, allora accetterei di essere definito “europeista”. (le citazioni tra virgolette sono tratte da un articolo di Bruno Amoroso, sotto l’egida del Centro Studi Federico Caffè)
Un “europeista” che afferma di volere indietro la sovranità che altri, non noi, hanno delegato all’attuale Unione Europea, e che è stata usata contro gli interessi popolari, contro il dettato della nostra Costituzione. Chiedere la restituzione del maltolto, fino a che l’Europa cessi di essere lo scranno dei banchieri e cominci a corrispondere alle nostre aspettative, non significa essere contro l’Europa. (Come si vede non ho affatto cambiato idea negli ultimi tempi).
Un nuovo processo costituente europeo, che coinvolgesse nel suo formarsi non solo tutta l’area fin qui esclusa dell’ex Jugoslavia, ma soprattutto la Russia e la Turchia, con le loro rispettive aree di influenza, trasformerebbe questa regione del mondo nel più potente agglomerato di idee e di potenziali economici e ambientali mai creato nella storia umana. Un protagonista di pace, dal quale nessuno potrebbe prescindere nella delicatissima e pericolosa transizione che ci apprestiamo a fronteggiare.
E, naturalmente, un’Europa sovrana non potrebbe che essere uno stato libero dalle truppe straniere, cioè libero dalla NATO. Esiste uno schieramento politico, italiano ed europeo, in grado di porsi questi obiettivi? Sappiamo che non esiste, al momento attuale. Ma, in questo campo come in tutti gli altri, le bocce sono in movimento. Ciò che oggi appare lontano o impossibile può diventare realistico e necessario. Anche la transizione appare oggi impossibile, eppure sarà obbligatoria.
Tutto ciò che ho detto non ha nulla di definitivo. E’ un tentativo di approssimazione. Ho detto, e ripeto, che, quando un sistema di equazioni è inferiore al numero delle incognite, risolverlo è impossibile. Allora non resta che ridurre il numero delle incognite e aumentare il numero delle equazioni. E’ anche questo un compito cruciale di un laboratorio politico molto speciale, qual è il nostro. Questo lo possiamo fare solo insieme, se saremo in molti, se saremo saggi, se saremo solidali, se saremo forti. Buon lavoro».
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12 commenti:

  • RacingPolitics scrive:
    31 gennaio 2012 18:08

    non è euro o mica euro, poteva valere piu o meno del dollaro questa nuova moneta sta di fatto che finchè la moneta non sarà dei cittadini, del popolo sovrano, staremo sempre male! guardate la norvegia, con la sua moneta, non ha debito!

  • redazione scrive:
    31 gennaio 2012 18:44

    appunto!
    SU una simile questione non si può essere reticenti!

  • Anonimo scrive:
    1 febbraio 2012 09:55

    Qui trovate il senso della posizione politica emersa dall'assemblea nazionale di Alternativa: http://www.megachip.info/component/content/article/32-pensieri-lunghi/7612-tina-contro-tina-europa-e-alternative.html

    In due parole, come la vedo io, si tratta di affrontare i problemi secondo priorità e strategia concreta. In cima alla scala delle priorità c'è lo scontro inevitabile tra imperi nascenti e morenti, e la guerra globale appare sempre più come l'opzione di sempre, per quanto impossibile possa sembrare per le conseguenze catastrofiche che comporta. In questo senso non c'è spazio ne tempo per "fughe monodimensionali", che non tengano conto della complessità in cui ci muoviamo. Parlo ad es. della dimensione monetaria, il mio argomento preferito, che per centrale che sia è solo una delle dimensioni della crisi che stiamo attraversando.

    Dal nostro punto di vista, di laboratorio politico che cerca di costruire l'alternativa reale, il peso di un Europa unita nel contesto mondiale (parlo sempre della realtà odierna) è determinante nel definire equilibri virtuosi piuttosto che lacerazioni devastanti del processo di pace, sempre più a rischio. Anche l'ONU è preda di guerra oggi come oggi; e allora dovremmo uscire da quest'ONU, l'unico che c'è?

    La vera questione secondo me è però un'altra, ed è l'interiorizzazione diffusa dei modelli astratti che informano di fatto la nostra vita, con tutti i falsi ideologismi che ci si costruiscono intorno. Parlo sempre del sentire popolare, niente di personale. E' qui che bisogna saper interpretare la metamorfosi in atto, è qui che l'esercizio della volontà ha più senso e più possibilità di costruire l'alternativa.

    In soldoni, per concretezza o anche solo per restare nel punto di vista monodimensionale, diciamo chiaramente che questo euro è nato male e in pochi anni ha rivelato le sue mostruosità.

    Per me la BCE è la figlia bastarda dell'unione di FED e Bundesbank, non poteva che essere quello che è, un assurdità non più sopportabile. La soluzione è di non sopportarla più, di indicare in tutte le forme, dai forconi in su, che le decisioni di vertice sono sbagliate e le sconfiggeremo, non con la fuga ma stando sul campo, che è il nostro territorio, non il "loro".

    Alberto Conti

  • Lorenzo scrive:
    2 febbraio 2012 01:53

    Ho letto il programma... possibile che siate incapaci di scrivere in modo conciso?

    I riferimenti storico-identitari di sovranisti ed europeisti si equivalgono, essendo ogni ideologia comunitaria una mera sommatoria di miti e di pregiudizi. La forma aggregativa stato-nazione vale quella europea: entrambi sono frutto della propaganda di un regime. Davvero, vale la pena discutere se la goffa mitologia risorgimentale sia meglio o peggio della goffa mitologia resistenziale, o di quella dei diritti dell'uomo e del consumatore!

    Quello che è evidente a tutti è che la UE non è riformabile. Ma a non essere riformabile è l'intero capitalismo terminale contemporaneo, di cui la UE è una delle sovrastrutture. L'alternativa è fra cercare di aiutare il sistema a precipitare nella rovina, o non fare nulla del tutto.

    In questo senso i sovranisti si ritagliano una finestra d'azione, perché ad ogni peggioramento della situazione economica le spinte centrifughe si accentueranno, fino al punto in cui basterà il crollo politico-economico o la rivendicazione di sovranità da parte di un singolo paese importante - come potrebbe essere l'Italia - per collassare la dittatura europea.

    Il limite dei sovranisti, specie di sinistra, è di non porre il nesso Unione europea - turbocapitalismo per non essere costretti a vedere che il crollo dell'una inevitabilmente si inquadrerà nel disfacimento dell'altro, con altissime probabilità di sfociare in un decennio di guerre mondiali e - speriamo - civili e rivoluzionarie. A questo proposito a ragione Conti: "il crollo catastrofico dell’Europa significherebbe guerra e rovina".

    Che bei marxisti, vogliono cambiare il sistema senza guerre rivoluzionarie! Qui si vede quanto l'infrollimento dell'umanità contemporanea si sia esteso a chi ancora predica posizioni (apparentemente) radicali. Si dimentica che rovina e disperazione sono il mezzo migliore per radicalizzare le masse - tanto più quelle odierne, inebetite dai media e dal consumismo - e preparare rivolgimenti politico-sociali. Quando mai Lenin, Hitler e Mussolini avrebbero fatto le loro rivoluzioni senza la guerra mondiale?

    La posizione di Conti è una posizione... di nullafacimento, stante che è evidente che il sistema, mentre si avvicina pericolosamente al crollo e quindi alla guerra fra imperi morenti e imperi nascenti (e magari è passibile di ricevere una spinterella), è assolutamente indisposto a riformarsi dall'interno. Fantasticare di nuovi processi costituenti fa il paio coll'adozione di una terminologia missilistico-bellicosa che nasconde l'impotenza di questa posizione.

    O mangiare la minestra o saltare la finestra...

  • Anonimo scrive:
    2 febbraio 2012 10:40

    Lorenzo ha avuto il merito evidente di rimarcare con passione la questione di fondo, bacchettando gli uni e gli altri.

    L'osservazione che mi stimola il suo ragionamento è quella di ragionare sulla novità storica più significativa, talmente ovvia che nessuno ne parla: le nuove tecnologie applicate ai fenomeni di massa.

    Da un lato quelle produttive, dall'altro quelle distruttive. Sopravvivere significa oggi saper governare le une e le altre, perchè è chiaro che una guerra totale non è un'opzione, è un suicidio certo.

    Mi verrebbe da allargare il discorso ad un altro aspetto poco compreso, che è l'impatto esistenziale delle nuove tecnologie, il modo in cui le nuove potenzialità della scienza modificano la nostra percezione della realtà. Un'altra volta, ma teniamolo presente.

    Tutto poteva prevedere il vecchio Marx, ma non le armi atomiche, chimiche, elettromagnetiche, biologiche, informatiche. Non poteva cioè prevedere che con un click del mouse si potessero cancellare le "masse" sociali, per numerose che fossero.

    Siamo già nella fantascienza, è inutile fingere di non saperlo. In questo senso l'ignoranza diventa criminale, e non per niente i media sono fortissimamente ideologizzati in tal senso, per coinvolgere le masse in questo tipo di crimine, democratizzandolo.

    Non sto parlando solo della guerra dei militari, dei tecnologi distruttori, ma soprattutto della guerra "produttiva", altrettanto distruttiva dell'ambiente e delle coscienze, anche se in modo diverso, meno infantile, e perciò più subdolo.

    Quindi l'alternativa non è guerra sì o guerra nò, "distruzione creativa" o "riformismo". Siamo già in guerra, in tutti i sensi, anche se al peggio non c'è mai fine.

    Eraclito diceva: la vita è guerra. Su quest'idea si è formata la nostra cultura e civiltà. Ma siamo a un capolinea, alle soglie di una discontinuità importante. Per salvarci occorre capirlo, e anche questa non è una scelta, rientra nella stessa logica evocata da Lorenzo nel suo ultimo rigo.

    A questo punto il "non riformabile" diventa più che altro una questione "non rilevante". A questo ci dobbiamo convincere, nel senso più profondamente esistenziale di quel "ci".

    Alberto Conti

  • Anonimo scrive:
    2 febbraio 2012 15:14

    Lorenzo se hai tanta voglia di guerra preparati da solo, credo che in molti non ti seguiranno.

  • Lorenzo scrive:
    3 febbraio 2012 02:03

    >>> Lorenzo se hai tanta voglia di guerra preparati da solo, credo che in molti non ti seguiranno.

    Sono d'accordo. E' precisamente questo il motivo per cui il regime prosegue nelle sue rapine senza incontrare resistenze significative. Ma nella storia i collassi economici e le guerre non hanno mai aspettato il benestare delle masse.

    Sotto il profilo della correttezza intellettuale, basta aver chiaro che fuori dallo sfascio del turbocapitalismo - e il turbocapitalismo oggi si identifica coll'ordine mondiale - rimane solo la rinunzia.

    >>> Non sto parlando solo della guerra dei militari, dei tecnologi distruttori, ma soprattutto della guerra "produttiva", altrettanto distruttiva dell'ambiente e delle coscienze

    Permettimi di pensare che dopo aver vissuto un paio d'anni di guerra reale ti passerà la voglia di paragonarla a quelle telematiche.

  • Anonimo scrive:
    3 febbraio 2012 14:40

    Lorenzo prova a pensare alla decrescita (intenzionale e consapevole, non subita e quindi caratterizzata da depressione) come arma principale di contrattacco dell'ideologia del turbocapitalismo. Scioperi generali e blocchi del paese potrebbero essere un'altra possibilità (a mio avviso ci resta solo questo), ma devono essere chiari gli obiettivi. Se scioperiamo e lottiamo per far ripartire un capitalismo catastrofico per pensare di poterci permettere una macchina più bella allora si che si fa il gioco della finanza mondiale e a tutti coloro a cui farebbe comodo una bella guerra, dove saprirebbero intere generazioni, le stesse che pacificamente, ma non arrendevolmente, potrebbero cambiare le cose (la guerra serve anche a questo). Credo che l'Uomo si trovi di fronte ad un bivio evolutivo: o ci evolviamo e troviamo un'alternativa alla guerra oppure (anche questa sarà un'evoluzione, ma più probabilmente un'involuzione) ciò che resterà dell'umanità potrebbe essere molto poco umano (+ di 5000 testate nucleari operative nel mondo sono un buon avviso). per questo dico attenzione a parlare di guerra, non sarà come la seconda GM. come saprai Einstein disse: non sò con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma immagino che la quarta sarà combattuta con le clave e i sassi.

  • Lorenzo scrive:
    4 febbraio 2012 14:23

    Ma di quale decrescita sognate? L'unica aspirazione che accomuna tutti, sfruttati e sfruttatori, è riempirsi le tasche di soldi. Le masse che si rifiutano di mobilitarsi per difendere la propria dignità e il proprio benessere volete che facciano "scioperi generali e blocchi del Paese" in nome della decrescita? E quali Paesi del secondo e terzo mondo favoleggiate che siano interessati a decrescere?

    Visto che la guerra è una cosa del passato, tenetevi la pace del presente, amministrata da Monti, Marchionne e dalla Goldman & Sachs.

    Nuova e rivoluzionaria interpretazione del marxismo: quando il capitalismo entra in crisi bisogna difenderne le istituzioni per evitare che qualcuno si faccia male.

  • Anonimo scrive:
    5 febbraio 2012 16:01

    sei libero di pensarla come vuoi, non intendo convincerti del contrario.
    Guerra totale e prenderla in quel posto dicendo sempre sì non sono le uniche alternative, lo sono se resti solo probabilmente
    Ma è da anni che mi interrogo sulla decrescitata ed è un luogo comune pensare che i paesi del terzo mondo debbano
    decrescere, molti sono un cumulo di macerie, di cosa dovrebbero decrescere?!

  • Anonimo scrive:
    5 febbraio 2012 17:32

    Per come la vedo io è una questione di velocità.
    E' diversa la velocità del sistema attuale (che è un motore a tutta potenza) e la velocità che hanno le istituzioni per produrre un sistema alternativo (che è un motore ancora in progettazione).
    Senza contare che resta l'opposizione da parte dei colossi finanziari anglo americani, non hanno certo intenzione di perdere il loro primato sulla governance europea.

    Di nuove idee ce ne sono, per esempio per trovare indicatori diversi dal Pil, ecco un articolo che ne parla: http://www.lettera43.it/economia/3966/depilati-ma-piu-felici.htm
    Purtoppo le cose si muovono lente e incerte. E nessuno ha il potere di stabilire per esempio "da oggi niente più PIL, si userà il GPI!"... è chiaro che stravolgimenti così forti sono difficili da attuare, e non tutti i Paesi troveranno un accordo facilmente, siamo legati a doppio filo non solo come EU.

    Il sistema attuale ha una velocità troppo elevata, è triste ma vero.
    Dal 2008 al 2010 guardiamo il collasso dei PIL europei, in tre soli anni il nostro rapporto debito/pil è peggiorato a 119% rendendo vani gli sforzi fatti fin dal 1995 (ottenuti grazie a privatizzazioni selvagge che hanno portato l'Italia a vendere all'estero capacità produttive ed energetiche, quindi peggiorando la situazione). E anche i titoli di stato dal 1991 a oggi si sono spostati in mano estera da 5% che erano a 55% di oggi.
    Quindi che si fa ora? oggi stiamo stremando i contribuenti, forse faranno ulteriori privatizzazioni anche se Monti dice di no (per ora), siamo alla situazione che tutti conosciamo leggendo i vari polpettoni. L'operazione Ltro fatta a dicembre darà effetti fra un po' di tempo, e vedremo se le banche con questi soldi freschi faranno riavviare le imprese oppure faranno gli avvoltoi sui titoli di stato Italiani, Spagnoli, Belgi (cosa più probabile), peggiorando tutto ancora di più. E' un gigantesco ouroboros, che si divora, implodendo.

    E' tutto troppo veloce, e catastrofico.

    Ho letto poi che l'oro europeo detenuto nella FED verrà riportato in Europa, ma così facendo il dollaro ne subirà le conseguenze. Cosa accadrà se nel 2012 un altro shock tipo Lehman Brothers si ripercuoterà nei nostri mercati? E che accadrà se Israele attacca l'Iran? Ci sono tanti misteri e incertezze, io credo che le cose sfoceranno nella violenza.

  • Alberto Bagnai scrive:
    8 febbraio 2012 10:31

    L'errore di questo "ragionamento" consiste nell'identificare l'Europa con l'euro. L'Europa esisteva prima ed esisterà dopo l'euro. La larghezza di vedute (pardon, "visioni") geopolitiche porta spesso a ignorare questo piccolo dettaglio. Che però è determinante. Sarà l'euro a far esplodere l'Europa, non il suo abbandono, e se ne è resa conto perfino l'Unità! (ma Chiesa no). Quindi se Alternativa fosse coerente con le sue premesse, non potrebbe che giungere ad una conclusione.

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