domenica 20 novembre 2011

LA SOLUZIONE MONTI E QUELLA NOSTRA


«Questa volta il regime change ve lo facciamo noi»

La redazione di SOLLEVAZIONE, dopo averlo attentamente discusso, ha approvato l'Appello diffuso giorni addietro dal Coordinamento emerso dall'Assemblea di Chianciano. Ne condividiamo nella sostanza  l'analisi, nonché le proposte finali, che sono le sole la cui applicazione può davvero evitare il massacro sociale e salvare il paese. Saremmo stati ben più categorici sul ripudio del debito pubblico, il demone in nome del quale la cleptocrazia pretende un sacrificio senza precedenti da parte del popolo lavoratore. Invitiamo i nostri lettori a leggerlo e, se come noi ne condividono la sostanza, a sottoscriverlo.


«Berlusconi se ne va, defenestrato non dal popolo ma da una congiura ordita dal grande capitalismo finanziario internazionale, di cui egli è stato pedina. Se i poteri forti festeggiano, tra le masse popolari prevale quindi l’incertezza per il futuro e la paura. Con Monti si passerà dalla padella alla brace. Egli è infatti un emissario, incaricato dalla possente mafia finanziaria globale di riscuotere il pizzo, affinché gli italiani siano obbligati a restituire i crediti concessi con i relativi interessi. Debiti raddoppiati da quando l’Italia è entrata nell’Unione europea, contratti da una casta politica corrotta e fluiti in gran parte, sotto forma di titoli e obbligazioni, nei forzieri delle banche e nelle tasche di quel 10% di popolazione che possiede il 50% della ricchezza nazionale.

All’opposto, da quando la curva del debito pubblico è salita in alto, le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza degli italiani sono precipitate verso il basso. Sono aumentati i disoccupati, i precari, gli esclusi, a danno del potere d’acquisto dei salari; spingendo così milioni di cittadini ad indebitarsi per vivere decentemente.
Chi pensa che Monti, per sanare il debito pubbico, metterà le mani nelle tasche del 10% dei milionari, dei parassiti e della speculazione si illude. Da buon liberista che crede nel mercato globale, egli ritiene che solo finanziando questa minoranza di paperoni si potranno spostare i soldi dalla rendita all’investimento rimettendo in moto l’economia. Il futuro governo attuerà quindi una gigantesca rapina a danno della maggioranza dei cittadini. Una macelleria sociale bilanciata da una patrimoniale di facciata, e giustificata col miraggio della futura “crescita economica”.

Occorre respingere la cura da cavallo di Monti non solo perché è ingiusta, crudele e classista, ma anche perché spingerà il paese in una recessione ancor più profonda. Il risultato sarà che la cosca finanziario-bancaria e la minoranza dei milionari imboscheranno le loro rendite e non investiranno, che crolleranno le stesse entrate fiscali dello stato, avvicinando così il rischio che l’Italia si veda costretta a non poter rimborsare il debito estero (default).

Vi è poi un altro pericolo. Ammesso e non concesso che Monti riesca a compiere la sua ignobile rapina di massa, quest’impresa potrebbe rivelarsi vana ove uno qualsiasi dei paesi occidentali conoscesse una nuova crisi bancaria, ciò che renderebbe altamente probabile la deprecata insolvenza. Non sono infatti i debiti sovrani che hanno causato la crisi del capitalismo; non sarà dunque l’eventuale “risanamento” dei conti pubblici italiani a sventare il rischio di un’implosione dell’Unione europea e della fine della moneta unica. Entrambi cadranno comunque, e i sacrifici di lacrime e sangue che si richiedono ai popoli, risulteranno inutili. Sarebbe come riempire un recipiente bucato.

C’è infine un’ultima ragione che ci impone di fermare Monti. Egli ci viene presentato come il Salvatore della Patria, in verità la sua patria non è l’Italia, ma il mercato globale. Salito al potere attraverso un golpe finanziario-bancario pilotato dal Presidente Napolitano, Monti rappresenta quelle grandi potenze che vogliono togliere al nostro paese gli ultimi brandelli di sovranità nazionale (senza la quale non c’è né sovranità popolare né democrazia), che puntano a trasformarlo in un protettorato. Il popolo italiano è dunque posto davanti all’alternativa: perire per l’euro o salvarsi abbandonandolo al suo destino. 


Fermare Monti quindi, ad ogni costo. Ma come inceppare la sua macchina? Non si può fare affidamento sulle forze politiche esistenti, tutte avvinghiate al sistema di potere, succubi del 10% dei milionari speculatori e quindi incapaci di indicare valide e radicali soluzioni per uscire da questa crisi epocale. Senza una rivoluzione democratica, il popolo italiano non ha scampo. Questa sollevazione è nell’ordine delle cose. Le forze sistemiche lavorano, per adesso solo con la propaganda, per soffocarla sul nascere, noi dobbiamo invece alimentarla, dargli una prospettiva. Per farlo dobbiamo costruire un ampio schieramento popolare, un fronte che non si limiti a respingere la cura da cavallo di Monti, ma che sappia opporre un programma d’emergenza alternativo.

Un programma d’emergenza per dare uno sbocco all’opposizione sociale diffusa ma ancora incerta e frammentata, che dovrà invece candidarsi a guidare il paese per portarlo fuori dall’abisso in cui è sprofondato. Questo programma deve fondarsi su sette principali proposte politiche: (1) l’uscita dall’Unione europea e dalla NATO, la chiusura della basi americane, il ritiro di tutte le missioni militari all’estero, per riconquistare la piena autodeterminazione politica e porre fine ad ogni politica colonialista. (2) L’abbandono dell’euro e la ripresa della sovranità monetaria. (3) Il controllo pubblico sulla Banca d’Italia e l’intero sistema bancario e assicurativo. (4) La nazionalizzazione e la protezione dei settori vitali dell’economia nazionale, e il rafforzamento della gestione pubblica dei beni comuni come l’ambiente, l’acqua, l’energia, l’istruzione, la salute. (5) Una moratoria sul pagamento dei debiti esteri affinché gli eventuali sacrifici richiesti al popolo lavoratore servano per salvare il paese e non per ingrassare la grande finanza predatoria straniera. (6) Un piano nazionale per il lavoro, per debellare la disoccupazione. (7) La difesa e il rilancio della Costituzione repubblicana per un Parlamento popolare eletto con legge elettorale proporzionale».

Per il Movimento Popolare di Liberazione
(Stefano D’Andrea, Massimo De Santi, Leonardo Mazzei, Moreno Pasquinelli)

Per sottoscrivere questo Appello scrivi a: movimentopopolarediliberazione@gmail.com
Indicando nome, cognome, professione e città.
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9 commenti:

  • Anonimo scrive:
    20 novembre 2011 12:38

    Non capisco cosa c'entrano i primi 6 punti, tutti condivisibili con l'ultimo: la modifica della legge elettorale.
    Ma da dove viene? Chi ne ha mai parlato a Chianciano? Quali finalità ci stanno dietro? L'ennesimo partitino della sinistra?
    Michele

  • Anonimo scrive:
    20 novembre 2011 15:25

    forse non te ne sei accorto ma l'attuale legge e la precedente sono un tantino antidemocratiche!!! la proporzionale è l'unica veramente giusta.

  • Anonimo scrive:
    21 novembre 2011 10:11

    Condivido in teoria ma non mi pare che la proporzionale, dove esistente, assicuri equità e buongoverno.

    Inoltre, quando si scrive:
    "Debiti raddoppiati da quando l’Italia è entrata nell’Unione europea, contratti da una casta politica corrotta e fluiti in gran parte, sotto forma di titoli e obbligazioni, nei forzieri delle banche e nelle tasche di quel 10% di popolazione che possiede il 50% della ricchezza nazionale"
    si sbaglia di grosso "bersaglio": il debito pubblico (sotto forma di BOT o di obbligazioni bancarie di secondo livello), è nelle tasche di tutti noi, che abbiamo 10 o 20 mila euro "da parte". Occhio a toccare il piccolo risparmio!

  • Anonimo scrive:
    21 novembre 2011 12:46

    Leggi democratiche? Anche con questa cosa che chiamate "democrazia"?
    Sieti rimasti alla precedente epoca storica, quella del capitalismo a veste politica democratica e liberale. Oggi siamo in un altro pianeta: quello del regime dei banchieri. Se votare era sbagliato ieri oggi è semplicemente reazionario.
    Come si coniuga la sollevazione popolare con la campagna elettorale?
    Michele

  • Francesco scrive:
    22 novembre 2011 05:17

    Condivido il contenuto del tuo post,e se vogliamo anche il suo sperticato
    utopismo.
    Però:le popolazioni iniziano ad adoperare la testa solo dopo dure
    lezioni e sempre con la prevalenza dei contenuti emotivi.Gli italiani
    non si sveglieranno se non dopo avere perduto tutte le illusioni ideologiche
    che li portano ad assimilarsi all'ideologia borghese ed ovviamente tenderanno
    a consegnarsi alla reazione populista piuttosto che iniziare a riflettere.
    I movimenti tenderanno alla protesta globalizzata ed eterodiretta della
    finta rivoluzione,più che altro pianteranno le tende,strilleranno qualche
    slogan o seguiranno nel migliore dei casi una avanguardia
    leninista di vecchia scuola.
    Davvero pensiamo che un fronte aperto di riflessione ed azione politica
    possa influenzare la scena politica,e per quanta parte di questa?
    Io una cosa spero,che il feedback dell'azione politica internazionale
    possa portare voglia di riflettere anche qui da noi ma per il momento mi
    sembra tutto ingessato e vedo tutti ripetersi nei soliti vecchi stereotipi.
    Tutto questo prima che l'incalzare degli eventi anche sulla scena internazionale
    non costringa-forse-anche i più riottosi ad aprire gli occhi.
    Qualcosa bisogna fare e ben venga la vostra proposta,quale che ne sia lo sbocco,
    cercherò di partecipare.Oggi tenersi fuori è il suicidio civile.

  • Anonimo scrive:
    22 novembre 2011 12:45

    Ribalto la questione su un aspetto meramente populistico: Cosa cazzo glie ne fraga al "popolo lavoratore" a cui vi rivolgete della legge elettorale? E', per antonomasia, il tema più lontano dalla vita della gente.
    L'unico risultato sarà quello di farvi insultare da tutto il movimento come degli elettoralisti.
    Anche sul piano tattico ve la potevate risparmiare.
    michele

  • redazione scrive:
    22 novembre 2011 14:21

    C'è l'essere e c'è il dover essere. C'è un prima e un poi. In politica c'è l'ordine esistente e quello che si desidera mettere al suo posto. I sette punti finali non sono le richieste a questo regime, sono sette punti programmatici del governo popolare che vorremmo, e che avremo solo con la sollevazione popolare. Tra essi il principio democratico della rappresentanza proporzionale, che tutte le idee devono essere rappresentate in un parlamento sovrano. Non è quindi affatto una pulsione elettoralistica per l'oggi, ma, ben al contrario, un'esplicita condanna del sistema vigente e di quello che non vorremmo al suo posto. Chi scrive è pienamente con la posizione degli INDIGNATOS spagnoli che hanno respinto di partecipare alle elezioni e hanno chiamato all'astensionismo.

  • Anonimo scrive:
    24 novembre 2011 14:52

    SSe è per questo nel libro del futuro il parlamento non dovrebbe nemmeno esistere

  • Anonimo scrive:
    28 novembre 2011 06:33

    Ho da poco scoperto questo sito e ho letto con attenzione le tesi proposte ma dobbiamo attenderci alla dipartita dei risparmi di una vita?

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