domenica 30 ottobre 2011

PdCI A CONGRESSO: LO SMOTTAMENTO

«Diliberto: noi ce ne andiamo»

Lettera collettiva di dimissioni

Si sente puzza di elezioni anticipate. Ubbidendo ad un istinto poltronista irrefrenabile certi sinistrati si dimenano per qualche strapuntino in Parlamento. Primo fra tutti Oliviero Diliberto, detto Diliberia. Il suo PdCI è in questi giorni a congresso e la sola cosa che si è capita è che è pronto a a tutto pur di accordarsi col Pd. La cosa ha prodotto l'abbandono del congresso da parte di alcuni delegati che conservano un briciolo di coscienza. Il PdCI, già virtuale, sarà inghiottito nel Pd? E che fine farà a questo punto la Federazione della sinistra?

«Siamo un gruppo di compagne e di compagni di Roma che hanno militato finora  nel PdCI. Abbiamo sempre pensato che senza la presenza di un vero Partito Comunista in Italia le lotte anche diffuse che si stanno manifestando contro i padroni e l’imperialismo USA e UE non avrebbero avuto risultati duraturi. Abbiamo, per l’ultima volta, riposto fiducia nelle parole del Segretario

Oliviero Diliberto che si era impegnato da tempo (oggi diciamo troppo) per l’unità e l’autonomia dei Comunisti, invece proprio a questo Congresso lo abbiamo sentito (per l’ennesima volta) ripetere infiammanti parole di riscossa per i comunisti ma poi con la necessità di accordarsi di nuovo col PD. "..su tre cose potremo anche non esser d’accordo, ma, state tranquilli, non vi romperemo più le scatole" erano le sue parole più importanti dette proprio alla festa del partito di Bersani, pochi giorni fa.

Non ci riconosciamo più, non ci ritroviamo più in un Partito dove il richiamo all’ideologia è solo simbolico, un simulacro dove si nasconde per il ristrettogruppo dirigente, l’ansia di tornare, a tutti costi , a ricoprire cariche istituzionali. Siamo dispiaciuti, macerati nel pensare di abbandonare i tanti compagni di base che ancora militano, stretti tra un’amara realtà di un ceto politico che si vuole solo autoriprodurre e una grande idea degna di vere passioni e di duraturi sacrifici. Lasciamo nel PdCI tanti rapporti di amicizia e di solidarietà tra compagni che siamo convinti si manterranno inalterati. Ma ora siamo davvero convinti nella nostra scelta di uscire dal PdCI che, in breve tempo sarà percorsa da tanti altri.
Auguriamo a Diliberto e a quelli che più strettamente lo circondano di soddisfare al più presto le inesauribili ambizioni a tornare in Parlamento, ma lo preghiamo davvero di lasciare stare la storia e il nome dei Comunisti. Per quelle ragioni in Italia migliaia di uomini e donne sono stati uccisi e milioni hanno sacrificato il diritto al lavoro, la famiglia e il tempo libero. Non si mischino mai più le grandi idee della rivoluzione socialista con la miseria di una politica delle seggiole che non rende onore a chi la pratica. Troveremo il percorso giusto per contribuire, con altri, alla costruzione del Partito Comunista in Italia. Lo giuriamo».

Emiliano Celli, Comitato Centrale PDCI
Stefano Panicci, Comitato Federale Pdci Roma
Paolo Colantoni, Direttivo di sezione G.Pajetta PDCI Roma
Marco Ticchi, Direttivo di sezione G.Pajetta PDCI Roma
Carlo Nucci, Direttivo di Sezione G.Pajetta PDCI Roma
Valerio Nicolosi, militante comunista M.Sacro Roma
Massimo Ombres, Militante Comunista
Davide Macchini, Militante Comunista
Ivano Fioravanti, Militante Comunista
Teresa Perreca, Militante Comunista
Raffaele Timperi militante comunista
Ida Liberati, Mlitante Comunista
Teresa Silli, Militante Comunista
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9 commenti:

  • Anonimo scrive:
    30 ottobre 2011 20:45

    vorrei capire: come è possibile lottare ed ottenere qualcosa se non sei nella stanza dei bottoni? solo facendo sentire la propria voce? ma non vi accorgete che non vi si fila più nessuno? Parlano di noi comunisti quando? quand'è l'ultima volta che abbiamo ottenuto qualcosadi sinistra in questo paese? se non siamo lì con quelli che decidono per incalzarli come facciamo ad ottenere giustizia sociale? sono veramente delusa, pensare che accordarsi con il centrosinistra debba essere solo per volontà di sedersi su qualche scranno lo reputo un'offesa. Mi piacerebbe sapere quand'è l'ultima volta che avete ottenuto qualcosa per un debole stando lì a commentare e a fare il "comunista" duro e puro.....quand'è che vi sveglierete????

  • Anonimo scrive:
    31 ottobre 2011 00:07

    All'Anonima delle 20e45...

    Cara anonima, ma quando vi svegliate voi invece.
    Anzi tutto, se Diliberto è un comunista, io sono Napoleone Bonaparte.
    Potrei finirla qui, che ho già detto tutto, ma voglio darti soddisfazione.
    Nei governi di c.sin. in cui, i cosidetti "comunisti" alla Diliberto, hanno sguazzato, bene, non è partito proprio da quei governi, l'attacco del capitale, nei confronti del lavoro?
    Ma lo sai o no, che il PD, è il vero referente della borghesia dell'euro?
    Ed allearsi con i falsi antiberlusconiani del PD, significa per forza di cose, esigere null'altro che una qualche poltrona.
    Candidarsi cioè, da null'altro che da notabili del capitale.
    Ecco perchè il comunismo langue, perchè i compagni e le compagne, se tali sono, si fanno accalappiare facilmente da questi cialtroni venduti al capitale come i Diliberto.
    Quand'è, che ti sveglierai?????

    http://diciottobrumaio.blogspot.com/2010/12/cari-studenti-e-giovani-proletari-se.html

  • Anonimo scrive:
    31 ottobre 2011 01:25

    Sarebbe giusto che dai partiti venissero cacciati i diliberto e poltronai vari, sostanziali traditori della linea politica di un partito.
    e invece, chissà perchè, succede il contrario. Il trasformismo, più che quello degli uomini, dei partiti, ha portato alla deformazione-depravazione del sistema politico italiano.
    La gente in questo momento stà sempre più pensando di cacciare qualsiasi delegato e di sostituirsi a questi con forme di democrazia diretta. Il problema che il vero totalitarismo è proprio la cosidetta democrazia che ammette di "scegliere" all'interno di certe regole, ma non ammette di scegliere, o cambiare, le regole.............

  • Anonimo scrive:
    1 novembre 2011 00:13

    Cara anonima,

    Ma non sai che a "fare il comunismo nella stanza dei bottoni" come lo hanno fatto per anni "i compagni (di merende) che sbagliano" del PdCI e di RC si diventa ciechi??

    E, battute a parte, cosa avrebbero fatto questi "bei tipi" nella stanza dei bottoni a parte introdurre il lavoro precario in Italia sottoscrivendo il Pacchetto Treu??!
    Guido

  • Anonimo scrive:
    1 novembre 2011 00:14

    D'altronde però devo ammettere che la protesta di questa anonima compagna suggerisce un problema che purtroppo affligge la galassia comunista:

    Il comunismo è, al nocciolo, una critica razionale all'insostenibilità del sistema capitalista. Non è una critica moralistica e piagnona nè un pacchetto completo prefabbricato con già dentro la soluzione alternativa (al più offre qualche "spunto"...)!

    La Rivoluzione d'Ottobre e le successive rivoluzioni che hanno portato all'instaurazione dei regimi del socialismo reale in giro per il mondo sono stati degli "esperimenti"...dei "primi esperimenti". Le condizioni contestuali hanno fortuitamente suscitato pulsioni insurrezionali da parte del popolo ed una avanguardia politicamente preparata ha saputo saltare su questo "treno in corsa" e veicolarlo per prendere il potere...e, una volta al potere, ha avuto modo di "sperimentare"!

    E questi "primi esperimenti" sono stati l'alternativa che il comunismo offriva a coloro che, come comunisti, criticavano il capitalismo!

    -->

  • Anonimo scrive:
    1 novembre 2011 00:16

    -->

    Il fatto è che, molto semplicemente, il metodo sperimentale implica che si prenda atto di quanto avviene nel corso di un "esperimento" e che si proceda affinando il modello anche in base ad errori o a nuove scoperte...

    ...ma cosa propone al giorno d'oggi il "comunismo" come proposta?

    Propone essenzialmente due cose:

    - Dei parassiti che sfruttano il "marchio di
    fabbrica" del comunismo per campare alle
    spalle dei "compagni" e coglionarli a
    beneficio dei capitalisti. Questo è ciò che
    essenzialmente fanno gente come Bertinotti,
    Diliberto e soci. Da un lato propongono
    qualcosa di "attuale" e "comprensibile" per
    una grossa fetta di compagni: Ci candidiamo
    alle elezioni, facciamo magari una alleanza
    strategica e poi propugnamo le nostre idee.
    Peccato che i compagni che vengono convinti da
    questi parolai hanno la memoria breve e le
    porcate che gli hanno fatto se le
    dimenticano...apparentemente per alcuni
    compagni basta sventolare la bandiera rossa
    davanti al loro naso e si dimenticherebbero
    pure il loro nome (ovviamente esagero, ma ci
    tengo a sottolineare la gravità di queste
    amnesie croniche dei compagni nonchè alla
    loro pulsione malsana a farsi coglionare).

    - Dall'altro lato c'è una alternativa che deride
    e disprezza coloro che si fanno coglionare
    dalla prima opzione. Coerentemente con l'idea
    originaria si parte dal presupposto che il
    comunismo non possa passare per via
    elettorale, ma unicamente per via
    rivoluzionaria...e poi, in virtù dell'idea
    della necessità di una avanguardia
    rivoluzionaria e della convinzione della "non
    necessità" di premeditare le soluzioni da
    proporre in caso di vittoria...bè...si finisce
    coll'avere una galassia di "santoni" comunisti
    col loro codazzo di seguaci. Perchè decenni di
    forte presenza comunista in questo Paese hanno
    lasciato parecchi comunisti politicamente
    preparati ed alcuni di questi innegabilmente
    possiedono un certo carisma.

    -->

  • Anonimo scrive:
    1 novembre 2011 00:16

    -->

    Quale soluzione trovo più credibile?

    Francamente nessuna dei due. Mi sento perplesso e, in questa perplessità, opero tatticamente "a naso" e senza uno schema coerente.

    Condivido la critica tagliente della seconda categoria ai parassiti che cercano di coglionarci, ma quando guardo alla seconda categoria sono cosciente del grande silenzio che c'è di fronte alle inevitabili domande...

    Sono comunista e sono intimamente convinto che gli esperimenti del socialismo reale siano stati semplicemente uno dei tanti fallimenti con cui l'uomo ha fatto evolvere la propria società, ma il punto è questo:

    Dopo che i primi esperimenti di una cosa sono andati gambe all'aria non è più concepibile nè accettabile l'approccio dilettantistico del "facciamo la rivoluzione e poi si vedrà"! Mi aspetto quantomeno una idea del "dopo" e di una lettura critica (e costruttiva) degli esperimenti precedenti!

    Se, falliti i primi esperimenti, l'approccio rimane "facciamo la rivoluzione e poi si vedrà" è chiaro che il concetto rientra essenzialmente
    in un concetto fideistico. Mi fido di questo o quell'esponente comunista, *quindi* lo seguo qualunque cosa dica. Ma quanto larga può essere la base di consenso di uno specifico "leader comunista" in assenza di alternative concrete da mettere sul piatto?

    *Minima*. Come minime sono le dimensioni della miriade di mini-partitini e/o formazioni comuniste che gravitano nella galassia della sinistra extra-parlamentare!

    Francamente non vi nascondo che posso capire le "pulsioni" che sono alla base delle posizioni assunte dall'anonima compagna...una persona umanamente vuole delle soluzioni *ora*...vuole una direzione chiara...vuole qualcosa di *concreto* su cui fondare il suo agire politico quotidinano...

    ...in tutta onestà l'approccio "rivoluzionario nudo e crudo" pur avendo innegabilmente una perfetta coerenza con l'idea vera del comunismo sa maledettamente di "Deserto dei Tartari" o di "Aspettando Godot"...io in tutta onestà ho letto entrambi i libri ed entrambi mi hanno angosciato da morire...devo fingere di non capire le "pulsioni" alla base della scelta della compagna di mal-riporre la sua fiducia?

    No...credo che facciano parte del naturale desiderio di voler vedere un cambiamento *ora*...senza aspettare Godot o i Tartari!

    Egoisticamente voglio una vita normale per me ed un avvenire positivo per i miei discendenti, francamente l'idea di veder diventare il Paese in cui vivo come la Russia Zarista o la Francia dell'Ancien Regime solo perchè è la premessa necessaria per arrivare alla rivoluzione non è una cosa che mi "rallegri"...
    forse è un pò controrivoluzionaria come cosa, ma credo che sia anche umana! :-/
    Guido

  • Anonimo scrive:
    1 novembre 2011 02:09

    Bè Guido, ne hai di confusione, non c'è che dire.
    Lungi da me la polemica gratuita, una sola cosa, se affermi "Dopo che i primi esperimenti di una cosa sono andati gambe all'aria non è più concepibile nè accettabile l'approccio dilettantistico del "facciamo la rivoluzione e poi si vedrà"! Mi aspetto quantomeno una idea del "dopo" e di una lettura critica (e costruttiva) degli esperimenti precedenti!", scusa, ma tu adombri la rivoluzione d'ottobre (Lenin) come un qualcosa di dilettantistico, mentre che li, il vero problema, era l'arretratezza della Russia di allora (ed il Comunismo è possibile solo dopo che le forze produttive capitalistiche siano pienamente sviluppate) e la lettura critica degli esperimenti precedenti, è stata fatta, eccome.
    Basta documentarsi.
    Ti saluto con un link che dice qualcosa in tal senso:

    http://diciottobrumaio.blogspot.com/2010/12/cari-studenti-e-giovani-proletari-se.html

  • Anonimo scrive:
    1 novembre 2011 21:55

    Dire che l'URSS è collassato a causa dell'arretratezza della Russia zarista, francamente, è una affermazione che mi lascia alquanto perplesso:

    La Rivoluzione d'Ottobre è avvenuta nel 1917.

    L'URSS si è dissolto nel 1991.

    Se l'URSS è collassato perchè Lenin ha fatto la rivoluzione in un Paese arretrato, questo cosa significa?

    ...che i comunisti russi erano degli interdetti che in 74 anni non sono riusciti a far sviluppare un Paese immenso e ricchissimo di risorse??!

    E faccio presente che l'imperatore Meji riuscì a trasformare il Giappone, un Paese medievale appena uscito da una sanguinosa guerra civile, in una potenza moderna di tutto rispetto in 36 anni che sono più o meno la metà della durata dell'URSS!

    Chiaramente la mia è una affermazione provocatoria (non credo che fossero degli interdetti, ovviamente!), ma è tesa a sottolineare come quanto affermi non abbia senso.

    Lenin è riuscito a fare la rivoluzione in Russia
    *proprio* perchè si trovava in un Paese arretrato dove c'era un grado di ineguaglianza sociale terrificante e, se vediamo bene, praticamente tutti i Paesi nei quali la rivoluzione ha attecchito erano arretrati e/o oppressi da una dominazione coloniale straniera.

    La rivoluzione non è riuscita neppure ad attecchire in un Paese sviluppato, ma posto in condizioni economiche tremende come la Germania della Repubblica di Weimar!

    Quindi la mia interpretazione è che, in qualche modo, i Paesi del socialismo reale hanno mancato l'obiettivo di costruire una reale alternativa alla società capitalista...ed è per questo che sostengo l'opinione del "dilettantismo".

    O mi vuoi dire che Lenin aveva perfettamente chiaro in mente cosa fare dopo aver preso il potere?

    O, ponendo un esempio più recente, Fidel Castro...aveva forse chiaramente in mente cosa fare una volta preso il potere?

    In entrambi i casi mi sembra che la storia abbia dato una risposta..."no". Non mi scandalizzo certo per questo, ma è evidente che nei regimi del socialismo reale si sono attuati degli "esperimenti"!

    Io non ho mai sostenuto di "avere la scienza infusa"...mi limito ad osservare la realtà e a ragionare con la mia testa e con le mie limitate
    conoscenze. Ed evidentemente non mi sono mai spacciato per "il nuovo Marx"...

    Ma...tu mi dici che una lettura critica degli esperimenti precedenti è stata fatta, ma quello che quindi ti chiedo è questo:

    Se gli esperimenti del socialismo reale sono stati accuratamente sottoposti ad una analisi critica, perchè non vedo emergere da nessuna parte una idea di società alternativa che muova
    da questa analisi critica?

    Se sono stati compresi gli errori che hanno fatto fallire gli esperimenti precedenti, perchè non vedo l'idea di un nuovo possibile esperimento?

    Perchè l'attuale situazione del comunismo in Italia (e nel Mondo) mi pare proprio figlia di questa "assenza". Senza questa idea abbiamo inevitabilmente da una parte i pagliacci servi del Capitale che sventolano le bandiere rosse e fanno tintinnare le vecchie chincaglierie (vedi Bertinotti e soci) e dall'altra le micro-sette di "guru carismatici del Comunismo"...

    Guido

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