mercoledì 19 ottobre 2011

15 OTTOBRE: IL PUNTO DI VISTA ANARCHICO


Ha scritto "Bifo": «Chi si spaventa per ciò che è successo
a Roma il 15, è meglio che si scordi di scendere in piazza
negli anni a venire».
Infiltrati per chi?
di Michele  Fabiani*

Si sta facendo una gran caciara sulla presunta presenza di altrettanti presunti infiltrati alla manifestazione di sabato 15 ottobre a Roma. A differenza di quanto sostiene la polizia, la gente incazzata (evito epiteti giornalistici come “Black bloc”, “teppisti”, “incappucciati”, ecc) non era composta da 500 infiltrati, ma da almeno 30 mila persone, che in Piazza San Giovanni hanno resistito per 2 ore alle cariche. Credo che nemmeno se tutti gli agenti CIA presenti in Europa fossero stati dirottati su Roma si sarebbe raggiunta una cifra simile. A che scopo poi?

Certo, bisogna considerare che 30 mila persone su 300 mila sono una minoranza, ma di ben altre proporzioni! Come bisogna considerare che, a differenza dello scorso 14 dicembre, la rivolta non è stata così unanime. Da anarchico, potrei ironizzare sul ruolo sterilizzante di una eccessiva “organizzazione”: non solo al livello classico, nei partiti e nei sindacati, ma anche in questi fatti di piazza, una eccessiva organizzazione militare spaventa la gente, mentre invece il 14 dicembre c’erano anche le signore di 60 anni a tirare le ombrellate. Ma un fatto rimane innegabile, nella storia e prima ancora nella cronaca: una rivolta c’è stata ed è stata di massa. Ha coinvolto minorenni, rom, disoccupati, tantissime ragazze, precari, insomma una vasta fetta di quello che una volta sarebbe stato chiamato “sottoproletariato”.

In questo delirio una posizione particolarmente grave l’hanno assunta i Cobas, i quali hanno avuto un vero e proprio calo di lucidità. Prima, in sede di Coordinamento organizzatore della manifestazione, dove si sono vergognosamente schierati con la Fiom e con gli ex disobbedienti di Casarini, con Vendola e con l’Arci a favore di una manifestazione che evitasse di passare troppo vicino ai palazzi del potere, rompendo quindi con i “loro” studenti e con gli altri sindacati di base come l’USB e pezzi indomiti della “sinistra della sinistra” dentro la Fiom. Poi, in piazza, attaccando vergognosamente alcuni minorenni colpevoli di avere un cappuccio in testa, definendoli “fascisti” e, secondo i media di regime, consegnandone tre alla polizia. In particolare, questa notizia, ancora non smentita, fa calare un velo di infamia su tutta l’organizzazione.

Pare che uno dei ragazzi che si è sentito dare del fascista, abbia riconosciuto in quella voce odiosa una sua stronzissima professoressa. Questo dovrebbe aprire un serio dibattito sul ruolo carcerario dell’istituzione scolastica. Povero Pierino! La mattina ti mandano dalla Preside perché non te ne stai zitto e buono dentro la tua gabbia di legno, il pomeriggio ti consegnano alla sbirraglia perché non te ne stai buono in fila nello spezzone dei Cobas!

M. Foucault definiva ”la prigione” come ”una scuola senza indulgenza”, ma in fondo, ”niente di qualitativamente differente.” Forse gli studenti avrebbero dovuto ricordarselo, prima di scendere in piazza con i loro secondini…

Un’incredibile cartolina dalla città eterna è data dallo scontro verbale fra un sedicente operaio di Pomigliano che invitava al microfono a bruciare Roma e i prof pseudo-radicali che invitavano a stare calmi. Evidentemente è davvero finita la Seconda Repubblica, non solo nel senso più visibile, la crisi del berlusconismo, ma anche in quelle abitudini geo-politiche che ci portavano ad immaginare almeno dai primi anni Novanta un quadro sindacale in cui i Cobas stavano alla “sinistra” della Cgil: anche questa semplificazione “visiva” sta crollando, quando il fumo comincia a salire gli operai (anche se hanno tessere Fiom in tasca) se la cavano meglio dei professorini…

Ma torniamo al tortuoso complottismo di chi vede fascisti e infiltrati in chiunque non la pensi come loro – dimostrando, loro sì, di essere dei veri stalinisti! Andiamo oltre le evidenze empiriche di una rivolta di massa, di giovani minorenni, di rom, di operai, di disoccupati: per queste, basta vedere l’elenco e l’attività degli arrestati; compresi i tre consegnati dagli stessi pacifici delatori, e sui quali i soliti complottisti non possono sostenere che la polizia non va mai a prendere gli infiltrati veri, dato che questi glie li hanno consegnati di persona. Per dimostrare l’inesistenza di un complotto preparato dallo Stato o dai terribili Poteri Forti, per rovinare una manifestazione rivoluzionaria, basta un ragionamento meramente logico.

Osserviamo infatti chi sono questi fantomatici Poteri Forti. E cosa vogliono, soprattutto. Poteri Forti sono la Confindustria, le banche, la Magistratura, la massoneria, la Chiesa, i sindacati di regime, giornali come Il Sole 24 ore, la Repubblica, il Corriere… E cosa vogliono, costoro? E’ evidente da tempo che questi temibili Poteri Forti si sono rotti i coglioni di Berlusconi e stanno facendo di tutto per cacciarlo via. Ovviamente io, che complottista non sono, non credo che basta uno schiocco di dita da parte dei Poteri Forti perché la loro volontà venga immediatamente esaudita. Si da il caso infatti che lo stesso Berlusconi sia un pezzo di questi stessi Poteri Forti e che fa di tutto per resistergli. E i mezzi non gli mancano: la TV, i soldi, ecc.

Quale vantaggio questi Poteri Forti avrebbero tratto dalla rivolta di Piazza San Giovanni? Nessuno! Il loro obbiettivo è quello di far cadere Berlusconi con le inchieste, o con i voti di sfiducia. Qui il dibattito, fra gli stessi Poteri Forti è assai acceso, se farlo cadere democraticamente o per via giudiziaria - ma adesso non ce ne occupiamo. Il punto è che Loro vogliono far cadere il governo, ormai sputtanato in tutto il mondo e che la sua sola crisi provocherebbe un calo dello spread di 70 punti (dicono). Al posto di questo governo di nani e ballerine, vorrebbero un governo di banchieri e finanzieri, magari con ministri Vendola o Cofferati, per garantire un po’ di pace sociale.

La rivolta di sabato scorso ha avvicinato o ha allontanato questo obbiettivo? Siamo seri! E’ evidente che se Berlusconi viene spazzato via non da un incidente parlamentare ma dalla rivolta sociale, si fa più difficile per i Poteri Forti la ricostruzione di un governo di unità nazionale, trasversale, in grado di fare manovre lacrime e sangue senza che il peso cada solo sulla maggioranza, proprio in virtù della sua trasversalità, così da garantire agli speculatori internazionali, ai banchieri, alla BCE, il pagamento del debito. La rivolta di sabato ha spazzato via questa ipotesi, se ci fosse stata meno violenza cieca e più analisi politica, l’abbattimento del berlusconismo per via popolare sarebbe stato il più grande ostacolo sul cammino della ricostruzione liberale.

La sola idea, per il PD, di essere al governo del Paese e di trovarsi di fronte una rivolta del genere li fa, li capisco, inorridire. Sanno quello che sta accadendo in Grecia con il Pasok. La rivolta si è fermata per qualche mese, dopo la fine del governo di centrodestra. Poi si è trasformata in sommossa popolare, con le nuove politiche lacrime e sange del centrosinistra al soldo della BCE.

Altro che complottismo. La cagnara che si sente nelle fila dei condannatori democratici ne è la prova.
* Fonte: ANARCHAOS
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18 commenti:

  • Bastian Contrario scrive:
    19 ottobre 2011 13:41

    Articolo interessante, di cui uno può condividere o meno il punto di vista.
    Solamente, davvero in un sistema sovranazionale si pensa che il nemico da abbattere siano i Poteri Forti (addirittura maiuscolo) qui citati?
    Questi sono solo meri esecutori di ordini, che giungono dai veri mandanti (gruppo Bilderberg e Commissione Trilaterale, solo per citarne due).
    Io spero solo che non si sprechino tutte le energie per combattere la "truppa", altrimenti siamo messi davvero male...

  • Ecodellarete.net scrive:
    19 ottobre 2011 17:13

    Ti rispondo con questo articolo: http://www.ecodellarete.net/code/xslt.aspx?guid=93fcb7a1-f636-47e5-994d-5b86749be39e&isOld=False&idSelEdition=1e4350b1-b5e0-4cec-a0d9-f6f4cf675875

  • Bastian Contrario scrive:
    19 ottobre 2011 17:52

    @Ecodellarete
    l'articolo centra il problema.Quello che nessuno vuole fare da noi è quel lavoro paziente (e anche noioso) di creare coscienza civica.
    Molto mrglio l'industria dell'indignazione, che non risolve nulla, ma fa sfogare la pressione...

  • Anonimo scrive:
    19 ottobre 2011 18:19

    Prima di ogni altra cosa, ringrazio Sollevazione per aver citato questo mio articolo, come ha fatto anche altre volte con alcuni dei miei scritti, quando li ha ritenuti interessanti per i propri lettori.

    X BASTIAN CONTRARIO
    Io, come credo di aver spiegato, ma posso ripeterlo con ulteriore chiarezza qualora non bastasse, non sono un complottista. Non lo sono in ogni senso ed in ogni direzione. La parola "Poteri Forti" quindi non rimanda ad una stanza dei bottoni reale, con delle persone reali, che prende scelte concrete di impatto sulla realtà. I Poteri Forti stessi sono solo un'ipotesi. L'ipotesi del complottista è: i Poteri Forti hanno mandano i black bloc a sfasciare Roma per rovinare la manifestazione. La mia risposta è articolata in due punti: (1) sul piano empirico, che alla rivolta hanno participato rom, studenti, ragazzine, operai di Pomigliano, gente che si è staccata disgustata dagli spezzoni pacifici per rispondere alla polizia (se vi interessa, vi propongo le riflessioni di una militante Cobas delusa da Bernocchi e orgogliosa di quanto successo: http://www.anarchaos.org/2011/10/gli-scontri-del-15-ottobre-i-cobas-e-le-violenze-dei-non-violenti/), in tutto credo di valutarne il numero sulle 30 mila persone, le quali non possono certo essere tutti degli infiltrati; (2) sul piano razionale, che posta l'ipotesi di un'esistenza e di una organizzazione reale dei cosiddetti Poteri Forti, tale entità avrebbe come obbiettivi precisi (basta sentire i discorsi di Bagnasco o della Marcegaglia) di far cadere il governo Berlusconi e di mettere al suo posto un governo meno sputtanato, meno corrotto, ma che sostanzialmente, garantendo la pace sociale, porti a compimento il massacro sociale al fine di garantire agli speculatori il pagamento dei frutti delle loro manovre nel mercato finanziario (in soldoni: il debito e in generale il mercato liberista). Ora, questo chiarissimo obbiettivo, quì sta il mio ragionamento, dopo la sommossa di sabato non solo non si è avvicinato ma si è allontanato. Come potrebbe mai, dopo il 15 ottobre, nascere un governo di unità nazionale con la stessa serenità di garantire la pace sociale solo perché ha magari Vendola come ministro? La rivolta di sabato spazza via questa garanzia. In generale, la caduta del berlusconismo per via popolare e non per via giudiziaria o parlamentare, rappresenta l'ostacolo principale alla ricostruzione di un liberismo post-berlusconiano.

    michele fabiani

  • Anonimo scrive:
    19 ottobre 2011 18:20

    X ECODELLARETE:
    L'articolo citato nel link, che definisce il mio di una "povertà tale da non meritare alcuna attenzione", in realtà è, se possibile, ancora più povero e superficiale. Alla "cortolina da Roma" di un'insegnante Cobas che da del fascista al proprio studente perché osa attacare la polizia e usa lo stesso epiteto verso un (sedicente) operaio di Pomigliano perché al microfono invoca l'incendio di Roma, la risposta dell'articolo è di un qualunquismo da quattro soldi: " la "stronzissima professoressa" passa la mattina (e non solo la mattina) nella "gabbia di legno". Per una paga miserrima, con gli scatti di anzianità bloccati (magari dopo dieci o più anni di precariato a stipendio base)".
    Niente da dire rispetto al contenuto: la professoressa che da del fascista all'operaio e agli studenti (fra cui pare dei suoi) perché non sfilano come Dio - cioè Bernocchi - comanda, quale ruolo di classe gioca? Nei confronti dell'operaio? Nei confronti dei propri studenti?
    Ecodellarete ha ragione quando dice che, anche ammesso che i 30 mila rivoltosi fossero davvero dei sottoproletari incazzati, questo non significa necessariamente che loro abbiano ragione o che gli altri 200 mila erano capitalisti e speculatori. Sono ovviamente daccordo. Ma almeno si abbia il coraggio, nbella cronaca, di dire i fatti come stanno. Poi, magari, nell'analisi condannare. Ma se la cronaca dei giornali dei suddetti "Poteri Forti" (Repubblica, il Fatto, il Corriere) racconta la mistificazione che si trattava di 500 infiltrati, come si fa a indurre, apartire da dati sbagliati, un'analisi corretta?
    E aconra una volta, la professoressa che da del fascista all'operaglio di Piomigliano e agli studenti che lottano contro la polizia, quale ruolo gioca in questo schacchiere?

    Buone riflessioni.

    Michele Fabiani
    michelefabiani2009@libero.it

  • Bastian Contrario scrive:
    20 ottobre 2011 01:09

    @Michele Fabiani
    Neppure io ritengo di essere un complottista e non ho mai sostenuto che i poteri forti abbiano mandato i black bloc per sfasciare Roma.
    Che questa nutrita minoranza sia fasxista, comunista, anarchica, neonazista o qualunquista, non mi interessa: noto solo che ovunque sia concentrata l'attenzione dei media sia impossibile prescindere da episodi di violenza. Sarà anche un caso, ma qualche dubbio mi viene.
    Nella tua risposta dici che "La parola "Poteri Forti" quindi non rimanda ad una stanza dei bottoni reale, con delle persone reali, che prende scelte concrete di impatto sulla realtà. I Poteri Forti stessi sono solo un'ipotesi": benissimo, però nell'articolo nomi ne vengono fatti (Confindustria, banche, Magistratura, massoneria, Chiesa, sindacati di regime e giornali).
    A questo punto non capisco più: questi sono o no poteri forti?
    Grazie per la risposta che vorrai darmi
    Saluti

  • Anonimo scrive:
    20 ottobre 2011 09:40

    Certamente Confindustria, banche e procure sono poteri forti. Non credo che abbiano però la capacità di organizzare scontri di piazza, e soprattutto non ne hanno la volontà.
    Essi più che una organizzazione segreta rappresentano la fenomenologia visibile di una coalizione reale di interessi di classe e di casta. Il loro obbiettivo è uscire dalla crisi facendola pagare ai poveri e in un contesto di pace sociale. Queste rivolte allontanano questo obbiettivo e non l'avvicinano.
    Poi, insisto, l'idea che ogni volta che c'è l'attenzione mediatica ci sono scontri mi sembra un'equazione a senso unico. La realtà è complessa e non si fa incastrare in forzate semplificazioni: in Val Susa, ad esempio, non è stata l'attenzione mediatica a portare gli scontri, ma viceversa la lotta a portare attenzione mediatica; viceversa alle manifestazioni oceaniche del 2003 c'erano 3 milioni di persono contro la guerra e non ci sono stati scontri.

    Michele

  • Obbie scrive:
    20 ottobre 2011 11:53

    Forse la parola complotti è fuorviante. Dunque cerchiamo di essere il più possibile obiettivi e guardiamo la storia recente, senza mettere in mezzo ipotesi da dimostrare. In Italia c'è stato il terrorismo ed è venuto fuori che era eterodiretto, all'interno c'erano anche persone che credevano in quello che dicevano e facevano, ma erano guidati da chi riceveva direttive da fuori. In vari cortei e disordini del passato è stato confessato candidamente da chi dava le direttive (vedi Cossiga) che venivano favoriti i disordini in maniera da poter poi reprimere duramente con l'approvazione popolare. Se guardiamo a Genova ci sono molte riprese che dimostrano che le forze di polizia hanno lasciato che i cosiddetti black block devastassero tranquillamente per poi caricare i manifestanti pacifici, a Roma ci sono stati casi addirittura di manifestanti non violenti che dicevano alle forze dell'ordine di fermare gli incappucciati che devastavano e questi guardavano tranquillamente perché 'non avevano ordini' in proposito. Io stesso ai tempi della pantera ho avuto la netta sensazione che alcune iniziative degli 'autonomi' fossero così evidentemente sbagliate, controproducenti che c'era chi li guidava allo scopo di fermare il movimento. Insomma da noi non è una novità che avvengano queste cose, poi nessuno pensa che tutti coloro che hanno compiuto gesti violenti siano agenti in borghese, ma neanche la maggior parte, guarda magari nei momenti di scontri più accesi potrebbe anche darsi che non ce ne fosse nessuno, ma sono certo che le direttive, le idee siano state pompate ad arte da organismi che da decenni sono preposti a questo e che, dall'altra parte, le forze dell'ordine ricevano ordini di lasciar fare quando fa comodo, che siano dirette in maniera tale che ci siano scontri quando serve. Quando vogliono fermare un movimento fanno in modo che ci siano episodi di devastazione, di scontri, in maniera da avere via libera per la repressione, in maniera che si parli degli scontri invece che delle ragioni della protesta ed è esattamente quello che è accaduto. Non è necessario tirare in ballo complotti (che magari ci sono), è evidente però che le violenze hanno fatto comodo a chi non voleva la protesta, a chi non voleva la manifestazione, a chi non voleva si parlasse delle tematiche portate avanti dal movimento. Mi pare banale, chiunque ha più di 20 o 30 anni ormai lo sa. Posso capire che ingenui ragazzi si lascino trasportare, ma dovrebbero ascoltare un po' di più anche la professoressa antipatica che è dalla loro stessa parte.
    Se lo scopo è quello di passare dalle proteste pacifiche ad una rivolta, ad una rivoluzione (cosa che io non condivido sia per spirito pacifico, perché credo nei miglioramenti graduali più che alle rivoluzioni, sia per tanti altri motivi: perché credo che non ci sia una massa sufficiente decisa a partecipare per poter avere successo, perché credo che in questi casi, dopo il caos, prevalgano i più violenti ed a volte più o meno gli stessi che governavano prima sotto altre vesti, perché il rischio di creare sofferenze enormi sostituendo semplicemente una classe dirigente con un'altra equivalente è troppo alto), ma anche se l'idea fosse questa dico, sarebbe maggiormente controproducente dar vita a disordini così sterili che danno la possibilità al sistema di partire con la repressione preventiva (che è quello che sta accadendo infatti). Se l'idea fosse questa non ci dovrebbe essere alcuna avvisaglia di violenza fino allo scontro decisivo, alla presa della Bastiglia.
    Insomma mi pare così tutto evidente che proprio non capisco chi difende i protagonisti degli scontri e credo che i difensori si dividano tra ingenui e persone in malafede. Poi comprendere le loro ragioni della rabbia è un'altro discorso, le ragioni non mancano evidentemente, ma ci vuole sale in zucca, pensare sempre alle conseguenze delle proprie azioni.

  • Obbie scrive:
    20 ottobre 2011 11:57

    La cosa più importante, come dice giustamente Bastian Contrario è creare coscienza civica, ma prima ancora critica, far capire a tutti che dovremmo essere cittadini e non sudditi, ma ancor di più quello che ci stanno facendo, sia a livello planetario sia, in aggiunta, a livello locale. Pochi che controllano la finanza ai livelli più alti, hanno modo (anche senza complotti, semplicemente con il potere economico che hanno), di decidere il destino delle economie, degli Stati ed in ultima istanza di ciascuno di noi. Hanno causato deliberatamente la crisi per guadagnare ancora di più e chi ne ha subito le conseguenze dovrebbe, invece di essere indennizzato per il danno subito, pagare al posto loro? Ma anche al di là della crisi (che accentua la cosa e da' loro modo di aumentare il potere che già hanno), la direzione in cui sta andando il pianeta è quella dell'autodistruzione a causa dell'avidità di pochi, non esiste più la democrazia, dato che la politica è in mano ai più forti poteri economici. Chi ha più potere comanda, non la maggioranza della popolazione come prevederebbe la democrazia. E se governano i soliti pochi continueranno a favorire se stessi a discapito del 99,99% della popolazione.
    Ma se non c'è coscienza globale di tutto ciò non si va da nessuna parte e non ci si va in modi che creano barriere di incomprensione.

  • Anonimo scrive:
    20 ottobre 2011 12:41

    Caro Obbie, la tua risposta non rigurda immagino l'articolo di michele ma è una riflessione in generale. Michele non solo afferma che infiltrati non c'erano, ma fa un ragionamento logico profondo secondo il quale allo stato non sarebbe affatto convenuto dato che l'obbiettivo dei poteri forti è di far cadere il Berluska per via giudiziaria e non certo per quella insurrezionale. Cosa rispondi a questo ragionamento? Con Kossiga? Ma Kossiga lo faceva in un'altra epoca, oggi Michele lo dimostra logicamente in questa congiuntura che l'interesse dello Stato è ben altro

  • Obbie scrive:
    20 ottobre 2011 12:55

    Mi pareva di aver risposto, ma probabilmente, a causa della lunghezza, si è perso il senso.
    Secondo me, probabilmente, c'erano infiltrati come ci sono sempre, ma che ci fossero o meno comunque l'azione dei devastatori era contraria agli interessi del movimento e favoriva invece chi vuole gettare discredito sul movimento, ma soprattutto sviare l'attenzione dalle ragioni della protesta al dettaglio degli scontri. Che poi è un caso particolare del modo in cui viene generalmente manovrata l'informazione.
    Io rimango convinto che le strategie kossighiane continuano ad essere utilizzate e la maggior parte di coloro che sono manovrati neanche se ne rende conto. Io incoraggio sempre ad utilizzare come metro di giudizio l'effetto delle proprie azioni, o almeno l'effetto prevedibile. Cosa era prevedibile in caso di scontri? Che si parlasse di questi, invece che delle ragioni del movimento, che è esattamente quello che è accaduto.
    A chi fa comodo ciò?
    Tutto qui, non mi addentro in ipotesi sulle modalità di rimozione del berluska, credo che tutto ciò c'entri ben poco, ricordiamo che il 15 la protesta era mondiale ed i disordini italiani hanno dato una bella mano a chi non voleva si parlasse di argomenti politici ma di cronaca ad effetto.

  • Anonimo scrive:
    20 ottobre 2011 13:03

    Quando le stesse cose accadevano in Grecia eravate tutti eccitati e dicevate "solo da noi la gente non si incazza mai", oggi voi che avete visto un po' di fumo vi state cagando nelle mutande

  • Anonimo scrive:
    20 ottobre 2011 13:08

    Caro Obbie, sono l'anonimo di sopra...
    Il ragionamento logico a cui non rispondi è:
    Per la pacificazione sociale la giornata del 15 ottobre a quale mulino porta l'acqua? Certo non a quello dei pacificatori..
    Ha ragione l'ultimo anonimo: quando succedeva in Grecia, in Francia e in Inghilterra dicevata "solo da noi non succede un cazzo", oggi dite "solo da noi ci sono stati scontri"...fate pace col cervello.
    In Grecia ieri e oggi si sta combattendo strada per strada, con uno sciopero generale di 48 ore, questa notte la guerriglia ha fatto impallidire le scaramucce di piazza san giovanni.

  • Obbie scrive:
    20 ottobre 2011 13:26

    Io non ho mai approvato scontri né qui né altrove.
    Concordo anche con chi dice che le manifestazioni di per sé servono a poco (però magari, se sono in tutto il mondo, almeno servono a far parlare degli argomenti), ma non credo che con gesti di devastazione sia meglio, ma al contrario che sia peggio, perché a quel punto non si ottiene neanche che si parli degli argomenti (l'obiettivo dovrebbe essere aumentare la consapevolezza della situazione, la volontà di cambiare le cose, non creare divisioni). Io non voglio pacificazione, nel senso che ognuno continui per la sua strada come se tutto andasse bene. Ma gli scontri, secondo me, favoriscono proprio questo. Con la scusa di catturare i 'violenti' fermeranno preventivamente chiunque pensi (dunque senza necessità che faccia niente, in realtà) diversamente. Si allontanerà la maggior parte della popolazione che teme gli scontri e si tornerà esattamente a quel tipo di 'pacificazione' che non vogliamo.

  • Bastian Contrario scrive:
    20 ottobre 2011 13:58

    Personalmente, non mi sono proprio eccitato quando queste cose avvenivano, e tutt'ora avvengono, in Grecia. Ho cominciato, anzi, a preoccuparmi.
    Io sono convinto che chi propone forme di lotta più radicali vada ascoltato e non debba essere preventivamente condannato.
    Il Draghi che dà ragione ai manifestanti pacifici deve suonare come un enorme campanello d'allarme per tutto il movimento: Draghi sta dicendo chiaramente che le proteste pacifiche sono ammesse dal sistema. Quindi, è chiaro che solo il metodo pacifico non basta (o non va bene).
    Il problema vero, secondo me è che, qui come in Grecia, la sollevazione si rivolge contro gli effetti del male, cioè governi e "poteri forti" locali.
    E' come se fossimo chiusi dentro a un recinto a scornarci e non riuscissimo a guardare al di fuori. Ed è solo guardando fuori e uscendo che si arriverebbe a comprendere che stiamo usando tutte le nostre energie per combattere una battaglia, ma non la guerra.
    In questo senso questa violenza di cui tanto si parla in questi giorni è inutile, non perché si è manifestata, ma per gli obiettivi che sceglie.
    Io sono dell'idea che i "poteri forti" citati nell'articolo esistano e abbiano una grande forza; ma penso anche che costoro rappresentino la massima espressione del potere all'interno del recinto. Fuori c'è ben altro e secondo me si sta facendo delle grasse mentre ci guarda...
    Infine, a chi dice che certa gente si eccitava quando le violenze accadevano lontano, mentre ora si spaventa, direi che farebbe bene, anziché compiacersene, a preoccuparsene non poco, poiché significa che il grado di comprensione della situazione è pericolosamente basso.
    Per questo dico che, prima di "attaccare", occorra decidere bene l'obiettivo: forse un errore potrebbe non essere facilmente recuperabile.

  • Anonimo scrive:
    23 ottobre 2011 19:06

    Una riflessione: lo scorso anno per il popolo l'opposizione era rappresentata da Di Pietro e Grillo. Dal 14 dicembre el 15 ottobre le cose sono cambiate.
    Almeno questo progresso culturale dovete riconoscerlo ai riot

  • Anonimo scrive:
    25 ottobre 2011 00:03

    Sono di indole pacifista, ma temo che ci saranno sempre più rivolte

  • Anonimo scrive:
    25 ottobre 2011 09:34

    sempre da anarchaos, riflessioni interessanti
    http://www.anarchaos.org/2011/10/oltre-lindignazione-la-rabbia/

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