lunedì 19 settembre 2011

LA CRISI È DELL'UNIONE EUROPEA

La Germania abbandonerà l’euro?


di Keynesiano*

«Gli esseri umani sono da una parte costretti e dall’altra abilitati dalla loro coscienza ad agire nella multiforme realtà della società attribuendo significati agli eventi»
Max Weber

Borse di nuovo a picco, il differenziale Btp-Bund sale a quota 370

Differenziale BOT – BUND
Le “montagne russe” dell’andamento delle Borse continua ad essere schizofrenico.
Le dimissioni del rappresentante tedesco nella Bce Starke e le parole del segretario al Tesoro Usa Geithner che ha definito l’attuale crisi “più forte di quella che scatenò la grande depressione” hanno gelato le piazze europee facendo precipitare la situazione. Alla fine le piazze europee hanno bruciato 157 miliardi di euro di capitalizzazione, Milano 15,6.
L’annuncio del piano Obama per il lavoro non ha avuto gli effetti sperati a causa delle parole, reputate poco convincenti, del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke.
La possibilità sempre più concreta che alla prossima revisione della politica monetaria ci sia un ribasso dei tassi per scongiurare una nuova fase recessiva ha spinto l’euro ai livelli minimi degli ultimi sei mesi e mezzo contro il dollaro (1,3699 dollari per un euro). La notizia che ha avuto l’impatto più forte sui mercati è stata senza dubbio la decisione di Stark di lasciare il board della Bce in aperto disaccordo verso la politica di sostegno ai titoli di stato italiani e spagnoli dell’Eurotower. Lo spread tra i BTp decennali e i Bund tedeschi è tornato ad allargarsi a 364 punti base dopo aver toccato un picco a 370.Rendimenti ai minimi storici per i titoli tedeschi a 10 anni che scontano un tasso dell’1,78%. È insomma la conferma che il debito pubblico italiano rimane un osservato speciale da parte degli investitori istituzionali di tutto il mondo.
Differenziale Titoli di Stato Nazionali BUND
Quanto scritto sopra è la sintesi della giornata di Venerdì 9 settembre 2011.
I patemi dell’euro non sono in cima ai pensieri dei non europeisti, ma quando qualcuno di loro se ne occupa è interessante sentire cosa ha da dire, sopratutto è interessante sentire cosa pensa in merito la nostra classe politica, le iniziative di incontro politico non mancano di certo alla fine di Settembre. A partire dalla vulgata che questa crisi “ è diversa da quella del 29”. Peccato che M. Carmen Reinhart, S. Kenneth Rogoff nel loro ultimo saggio hanno analizzato le crisi degli ultimi otto secoli per confermare che anche questa volta “di diverso c’è ben poco”. I più avvertiti, già dopo il 2008, parlavano di una crisi che poteva protrarsi per cinque anni. Oggi, di fronte al rischio di una seconda recessione si evoca il decennio degli anni Trenta, dopo la crisi del 1929.
Ma torniamo agli eventi di Venerdì 9 Settembre.
Juergen Stark, membro tedesco del comitato esecutivo della BCE, nonché capo economista, si è dimesso. Le dimissioni di Stark seguono di sette mesi le dimissioni del governatore della Bundsbank Axel Weber (che di fatto rinuncia a correre alla candidatura della BCE).
Le dimissioni dei due economisti sono solo un segnale dei dissensi interni alla BCE, o sono una presa di distanza dei banchieri tedeschi da un’istituzione in cui non si riconosce più?
Cosa farà ora la Germania: abbandonerà L’euro?
A dare una risposta a questa domanda può aiutarci William Pfaff, studioso americano, che ha scritto, un articolo sulla possibilità che l’eurozona vada in pezzi, e ha escluso che questo possa avvenire per volontà dei suoi membri compresa la Germania, che spesso dà a vedere di voler fare per conto suo senza l’impaccio di quegli incapaci dei suoi partner europei.
Per capire cosa indurrebbe i tedeschi a più miti propositi Pfaff invita a dare un’occhiata al loro export al di là dei veli della leggenda.
La Germania è un formidabile esportatore, ma dopo l’omaggio d’obbligo reso ai volumi del loro commercio estero sarebbe il caso di dare un’occhiata più da vicino.
Cosa esporta la Germania?
Chimica industriale, macchine utensili e automobili. Un gradino tecnologico, o anche due, più su delle nostre esportazioni, ma non la punta avanzata dell’industria di domani. Chi ha le carte in regola in questo campo, semmai, è la Francia, che avrebbe saputo ritagliarsi una posizione di leader continentale nell’industria aerospaziale, nell’alta velocità e nell’energia nucleare. Il solido sistema bancario tedesco, poi, deve fare i conti con la brutta figura dei 400 miliardi di mutui sub-prime che si è trovato nei forzieri al momento della crisi. Il governo è dovuto intervenire a costi stratosferici per il contribuente, per via di quello che Pfaff chiama ”l’orizzonte provinciale” dei banchieri tedeschi, che non hanno una chiara comprensione di come girino le cose nella finanza globale.
In un’intervista la Merkel avrebbe dichiarato che “la cultura della stabilità per la Germania non è negoziabile”.
Ancora qualche settimana fa questa frase sarebbe stata interpretata nel senso che i tedeschi non vogliono che i problemi dei loro partner europei creino disturbo a casa loro.
Ma ora il significato può essere interpretato in maniera ben diversa: la Germania, che continua a esportare nell’eurozona la gran parte delle sue merci, non vuole affrontare l’incubo del caos che deriverebbe dall’inevitabile spezzarsi di tutti i vincoli reciproci che si sono formati nel loro vero polmone commerciale, l’Europa. L’isolazionismo un pò tracotante dei tedeschi andrà bene in campagna elettorale (e i risultati non corroborano questa idea), ma con i soldi veri è come camminare sulle uova. E questo è il motivo del perché in Germania della moneta unica ne parli male in pubblico, ma bene nei circoli ristretti della classe dirigente, quello che conta sono le esportazioni tedesche verso i paesi dell’Eurozona.
Composizione dell’export Tedesco nell’Eurozona (1° cinque paesi di sbocco)
L’Eurozona, insomma, pesa per il 40% sul totale dell’export Tedesco.
Dal 2005, anno in cui era considerata la malata del Vecchio Continente, come scrive il Wall Street Journal, in sei anni la Germania ha compiuto il miracolo. Grazie a quelle riforme che hanno alleggerito il welfare, tolto di mezzo gli eccessivi lacci e lacciuoli normativi e fronteggiato la disoccupazione. Ma anche grazie all’ingresso nella moneta unica. Che per Berlino, però, è stato un po’ come firmare il patto col diavolo:per godere di sei lunghi anni (e ancora in futuro) di export vivace, è stata condannata a convivere con una più elevata instabilità. E ora i tedeschi rischiano di pagare il conto, anche per i paesi periferici. Del resto con il marco (o con i due euro), come scrive Milano Finanza, i dati sarebbero stati decisamente diversi. Anche se la Germania è stato l’unico paese europeo in grado di penetrare i mercati asiatici: la Cina è al sesto posto tra i maggiori partner commerciali, al pari dell’Austria.
I merito: i nostalgici del marco tedesco hanno adesso materiale sul quale riflettere. Si tratta di uno studio realizzato dal gruppo bancario statale KfW e riportato dalla Welt che non lascia dubbi sui vantaggi assicurati alla Germania dall’adozione dell’euro: «Il contributo dato dalla moneta unica all’economia tedesca negli ultimi due anni è quantificabile in una cifra che oscilla fra i 50 e i 60 miliardi di euro, un risultato che sarebbe stato inimmaginabile qualora la Germania avesse ancora avuto il marco».
1 Gennaio 1999: Introduzione dell’Euro. Cambio Euro/Dollaro: 1,17
1 Gennaio 2002: Cambio Euro/Dollaro: 0,85
9 Settembre 2011: Cambio Euro/Dollaro: 1,36.
Cambio Euro/USD
I tormenti delle valute forti
Un’economia fondata sulle esportazioni avrebbe sofferto per una moneta troppo forte. Uno sguardo ai tormenti della Svizzera, costretta ad agganciare in maniera fissa il cambio del franco all’euro per evitarne l’eccessivo rafforzamento, conferma questa tesi. Ora che, come ha scritto il Financial Times Deutschland, la stessa sorte del franco svizzero potrebbe colpire altre monete forti come la corona norvegese e la corona svedese, i pregi dell’euro appaiono più chiari nonostante la crisi.
Cambio Marco/$ – Euro/$ 
Il nuovo corso di Frau Merkel
Angela Merkel, dunque, combatte la sua battaglia parlamentare a favore del nuovo pacchetto di aiuti salva Stati (Efsf) un po’ per se stessa e un po’ per il suo Paese. Nell’intervento al Bundestag del 7 settembre sul nuovo pacchetto salva Stati (Esfs), la cancelliera ha inaugurato una nuova fase della sua stagione politica. Messo da parte il testo scritto, ha parlato a braccio, usando toni solenni e drammatici per lei inconsueti. «Dopo essersi proposta a turno come riformatrice, madre della nazione e come leader conservatrice di governo», ha notato la Süddeutsche Zeitung, «la Merkel ha compreso che la sua ultima chance è andare coraggiosamente incontro a un alto rischio. Non c’è tatticismo in questa ultima versione sentimentale, ma la consapevolezza di doversi giocare la partita in prima persona». Il dibattito parlamentare che proseguirà nelle prossime tre settimane, fino al voto previsto per il 29 settembre, dirà se è riuscita a convincere i dissidenti della sua maggioranza.
In Conclusione
In Germania c’è sicuramente una lacerazione in corso, i tedeschi con in testa i banchieri vecchio stile Bundesbank vorrebbero “la botte piena a la moglie ubriaca”, preso atto che questo non è possibile, e che le decisioni politiche spettano alla politica, dovrebbero scegliere il male minore al completamento di quello che viene definito “ Gli Stati Uniti D’Europa”, il cui passo necessario oggi sono gli Eurobond (pare che il nuovo consiglio della Bundesbank sia di fatto orientato verso una maggiore integrazione europea).
Di fatto: non è chiaro a chi giova che la Grecia paghi il 17% di interessi sul proprio debito, e che l’Italia e la Spagna vadino nella solita direzione. Se il progetto dell’Europa non è in discussione  in quanto “troppo grande e importante per fallire” allora i singoli titoli emessi da tutti gli stati aderenti all’unione diventano di fatto garantiti, godono già da ora di una “fideussione non scritta” che il mercato è in grado di leggere e di far fruttare a proprio vantaggio (naturalmente a discapito dei cittadini Europei che pagano il conto degli alti interessi). Inoltre c’è una distorsione della liquidità immessa nel sistema a partire dal 2007 che ancora non è arrivata all’economia reale dando i benefici sperati, ancora oggi imprese e famiglie faticano ad avere prestiti per attivare i propri progetti, perché?
La risposta è semplice,nella situazione data, perché le istituzioni finanziare ( banche comprese) dovrebbero investire nell’economia reale visto gli alti rendimenti garantiti.
Tasso di interesse pagato sui titoli decennali
L’ABC
Microeconomia
Studia l’impiego di risorse scarse dal punto di vista della singola impresa e del singolo consumatore e come le decisioni individuali determinano la struttura degli scambi.
Macroeconomia
Studia come si determinino i livelli complessivi di occupazione, produzione e crescita di un’economia.
Enfatizza quattro aspetti della vita economica:
1. la disoccupazione
2. il risparmio
3. gli squilibri della bilancia commerciale
4. la moneta ed il livello dei prezzi.
Approfondimenti:
Rileggendo Max Weber. L’attualità dello studio weberiano sulla Borsa. (1)
“Solo l’Occidente conosce uno stato nel senso moderno, con un’organizzazione legalmente stabilita, una classe di funzionari di professione e un diritto di cittadinanza… Solo in Occidente si trova il concetto del cittadino (civis romanus, citoyen, bourgeois), perché solo in Occidente c’è una città nel senso specifico del termine… Infine la cultura occidentale si distingue da ogni altra per la presenza di uomini con un ethos razionale della conduzione della vita. Magia e religione le incontriamo ovunque. Ma un fondamento religioso della condotta di vita, che doveva poi portare nelle sue conseguenze ad un razionalismo specifico, è proprio soltanto, ancora una volta, dell’Occidente.” Così si esprimeva, nel semestre invernale 1919-20, Max Weber durante il suo ultimo corso universitario, dedicato alla storia economica e sociale universale. Pubblicata per la prima volta nel 1923, quest’opera si presenta come una piccola summa del nucleo del suo pensiero ed è l’unico testo nel quale propone in forma sintetica la sua teoria della genesi del capitalismo occidentale. Accanto al ruolo della religione protestante nello sviluppo del capitalismo, e più in generale nella formazione di una regola etica di vita, egli ricostruisce – con una straordinaria padronanza della storia delle diverse civiltà – il lento formarsi di una serie di fattori istituzionali che solo nell’esperienza occidentale giungono a pieno compimento: dallo stato moderno al principio di cittadinanza, dalla scienza alla tecnica razionale.
Prima di accingersi a scrivere l’Etica protestante, Weber condusse un’indagine accurata sulla Borsa tedesca , comparando quella di Berlino con la Borsa inglese ed americana (Weber 1924). Lavoro condotto sulla scia delle discussioni aperte dalla Vorschlaege der Borsen-Enquete-Kommission del 1893 di Ludwig Cohnstaedt. L’Università di Berlino aveva chiesto al Weber di tenere una serie di seminari, Spezialkollegs, su Geld Bank und Boersenwesen, Boersenwesen und Boersenrecht, opera  preparatoria allo studio della borsa. Weber mette in luce l’importanza della regola etica della correttezza e della lealtà reciproca in borsa che considera un’associazione retta da regole generali precise, accettate dai soci, da un patto fondamentale, uno statuto, che governa il conflitto degli interessi assicurando le garanzie reciproche della correttezza. Stabilite nel comune interesse, per limitare la pirateria che danneggia la borsa, ne distorce il funzionamento, tende a distruggere l’istituzione e a colpire l’economia. Non a caso, a Wall Street, vigono norme rigorose che impongono la massima trasparenza e la diffusione dell’informazione sulle attività delle società finanziarie . La normativa è il risultato della grande crisi del 1929, determinata anche dalla pirateria finanziaria che Weber aveva osservato nel suo viaggio americano.
* Fonte: keynesiano

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5 commenti:

  • Anonimo scrive:
    19 settembre 2011 09:28

    "e che l’Italia e la Spagna vadino nella solita direzione"
    vadi, contessa, vadi...

  • Bastian Contrario scrive:
    19 settembre 2011 19:01

    Ma perché nessuno dice che questa crisi non è nè simile nè diversa da quelle che l'hanno preceduta, bensì risolutiva?
    Infatti, questa NON E' una crisi ciclica di un sistema. E' una CRISI STRUTTURALE, che porterà il sistema stesso al collasso.

  • redazione scrive:
    20 settembre 2011 12:39

    "Collasso"..... certo, il sistema sta andando verso il collasso. basta non scambiare questo collasso, conseguenza dello stesso modo d'essere del capitalismo, in una specie di crollo finale. Il processo di accumulazione capitalistica, potrebbe ben ricominciare dopo il collasso, anzi, grazie ad esso. Il drago non muore da solo, occorre tagliargli la testa.

  • Bastian Contrario scrive:
    20 settembre 2011 17:55

    Giusto. Per far questo, però, occorre "scendere in piazza": si può farlo "alla Gandhi", facendosi massacrare pur di far vincere l'ideale, oppure violentemente.
    In entrambi i casi, però, occorre agire, consapevoli che bisognerà affrontare stenti e miserie.
    Intorno a me non ho ancora trovato nessuno.
    Intorno a voi?

  • redazione scrive:
    23 settembre 2011 15:41

    La situazione è francamente pessima. Neanche noi vediamo una forza, sociale e politica, che abbia idee chiare riguardo a ciò che sarebbe necessario fare. Ma veniamo da una sconfitta cataclismatica, tutti noi rivoluzionari... stiamo pagando lo scotto di un fallimento generale... questo mentre sta venendo giù il sistema imperialistico così come si è conformato negli ultimi decenni... La nostra parte la facciamo: fuori dal debito fuori dall'euro, due misure radicali indispensabili: chi è daccordo si faccia sotto, su questo va costruito un fronte ampio... poi chi ha più filo da tessere, e chi in questi ani ha più macinato in quanto a teoria politica, tesserà...

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