giovedì 13 gennaio 2011

SULLA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI

Sulla vicenda di Padre Rother (sulla sinistra) clicca qui
La stanchezza degli oppressi


Alla memoria di Stanley Rother, sacerdote cattolico dell’Oklahoma e missionario in Guatemala, martirizzato il 28 luglio 1981 a Santiago de Atitlán (Guatemala) dagli sgherri di un dittatore al servizio della United Fruits Company e della CIA.

di Franco Cardini*

Per lungo tempo, nel mondo musulmano cristiani ed ebrei sono stati tollerati in quanto ahl al-Kitab, con certe limitazioni. Tra VII e XVIII secolo, a parte qualche situazione particolare – Venezia, Genova, Livorno…— nessun musulmano poteva circolare in una città cristiana, mentre gli ebrei dal Cinquecento stavano nei ghetti. 

In rapporto, la situazione di cristiani e di ebrei nel mondo musulmano era straordinariamente migliore. Certo, problemi d’intolleranza e incidenti potevano accadere anche con frequenza: ma in generale questa era la situazione. Essa è andata modificandosi, in Asia e in Africa, solo in quanto la comunità cristiane hanno potuto ottenere una maggior libertà nella misura in cui i paesi cadevano sotto il regime coloniale europeo: e gli europei, anche quando erano atei, consideravano i cristiani intrinseci alla loro cultura.

Tale situazione, peraltro, ha generato frustrazione e rancore nel mondo musulmano (atteniamoci qui ad esso). I disordini in Siria e in Libano nell’Ottocento ne sono un esempio: in Siria, il grande Abd el-Kader dovette intervenire personalmente per impedire il massacro di alcuni cristiani dichiarando agli assalitori, suoi correligionari musulmani, che egli si sarebbe fatto uccidere insieme con gli aggrediti pur d’impedire un’infamia.

Oggi, la diffusa sensazione in Occidente è che le comunità cristiane asiatiche e africane siano in pericolo. E’ vero. Quel che non si dice, però, è che tale intollerabile situazione rappresenta la risposta inadeguata, ingiusta e spesso criminale a uno stato d’ingiustizia e di disagio. Il mondo musulmano si sente a sua volta aggredito e – commettendo un madornale errore – ritiene che la Modernità occidentale e il cristianesimo siano tutt’uno. Falso, sbagliato, insostenibile. La Modernità occidentale – individualista, materialista, fatta d’individui schiavi dei loro vizi e dei loro interessi – è all’antitesi del cristianesimo. Questo è l’errore di molti musulmani: i fondamentalisti islamici ne approfittano.

L’errore degli occidentali è il non capire la natura non religiosa, bensì politica, delle violenza commesse contro le comunità cristiane, il non calcolarne il valore di sia pur colpevole ritorsione, il non vedere le violenze che l’Occidente moderno commette quotidianamente in Africa e in Asia con le sue guerre e la sua politica di sfruttamento e il non rendersi conto che gli assalti alle chiese sono la risposta, maldestra e criminale, a quelle violenze. Siamo dinanzi alla più terribile delle guerre: la guerra tra i poveri. Siamo dinanzi a un conflitto che non vede musulmani contro cristiani, bensì – in tutto il mondo – chi vuole un futuro di pace, di giustizia di dialogo e di equilibrio contro gli estremisti assassini pronti a tutto pur di fomentare la spirale della violenza, quella che alcuni sconsiderati definiscono “scontro di civiltà”.

Qualcuno invoca la reciprocità. Ma la reciprocità è insensata sul piano giuridico, infame su quello morale. Insensata sul piano giuridico, in quanto la reciprocità si può attuare solo tra soggetti giuridici assolutamente equivalenti. Nessuna società cristiana seria può negare a un gruppo di musulmani giordani o maghrebini il diritto di aprire su territorio europeo una moschea col pretesto che il re dell’Arabia saudita non consente sul suo territorio l’apertura di chiese. Infame sul piano morale. Come europeo, io mi sento doverosamente legato a un criterio di tolleranza: sono tenuto a impegnarmi affinché i musulmani del mio paese abbiano diritto a un luogo in cui pregare. Se nel mondo musulmano c’è qualche mascalzone che nega ai cristiani il diritto di pregare sul suo territorio, io non posso permettere ch’egli espanda il suo malvagio potere sugli altri fino ad obbligare me a cambiare convincimenti morali per rispondere al suo cattivo esempio. Io continuo ad essere un uomo libero che difende la libertà: un valore prezioso, che non consento a nessuno di strapparmi e che non posso certo barattare con qualcosa di miserabile come una ritorsione.

E veniamo al fenomeno attuale. Si perseguitano e si massacrano i cristiani. In tutto il mondo. Secondo qualcuno qui da noi, nel “nostro Occidente”, ciò è la conseguenza del fatto che la cultura laicista ha consentito che quello anticristiano in genere, anticattolico in particolare, sia ormai diventato “l’unico pregiudizio accettabile” in un mondo in cui non si può più criticare nessuno senza cadere nelle fittissime maglie libertarie e liberticide del politically correct. C’è molto di vero, in considerazioni di questo tipo. Ma bisogna andare oltre, uscire dal generico.

Secondo altri, il massacro dei cristiani è il risultato della gelida scelta di gruppi fondamentalisti, soprattutto musulmani, i quali hanno pianificato di obbligare con le loro violenze il mondo ad accettare come un fatto reale lo “scontro di civiltà”. Anche in questa tesi c’è qualcosa di vero. Ma l’applicazione del principio del Grande Complotto non solo non risolve nulla, ma nemmeno aiuta a spiegare e a capire.

Poi c’è la ridicola e antistorica tesi secondo la quale i cristiani sono da oltre due millenni le vittime ideali di tutti i carnefici in quanto il cristianesimo è religione d’amore e i fedeli, dal tempo della persecuzione di Nerone in poi, vengono martirizzati opponendo ai loro carnefici solo la loro testimonianza; al massimo, scendono in “guerra giusta”. Balla colossale. Il cristianesimo è senza dubbio religione d’amore, ma le Cristianità storiche sono sempre state società armate e aggressive; la stessa propagazione del Vangelo è avvenuta molto più spesso con al forza che non con la persuasione e l’amore. Dall’editto di Teodosio che rendeva il cristianesimo religione di stato in poi, finché dalla Cristianità occidentale – cattolica e, soprattutto, riformata – ha preso avvìo la rivoluzione occidentale moderna che ha coinciso con il “processo di secolarizzazione” (individualismo, primato dell’economia, logica del profitto, volontà di potenza appoggiata al progresso tecnologico, azzeramento della possibilità di dare un senso alla vita e al mondo) e oltre, al storia dell’occidente cristiano prima agnostico poi è stata quella d’una sequenza di violenze e di ferocia. Si tratta di delitti sui quali è scesa la coltre autoassolvente dell’oblìo. Dal massacro dei 4500 sassoni sui campi di Werden voluto da Carlomagno e dai suoi vescovi ai genocidi compiuti dai basileis della dinastia macedone nei Balcani e dagli czar tra Caucaso e steppe dell’Asia centrale alle crociate dei cristiani latini nell’impero bizantino del XIII secolo, nella penisola iberica, del nordest europeo, al destino degli eretici e delle streghe che – divenuto più drammatico a partire dal XIII secolo - ha lambito lo stesso XVIII secolo, fino ai delitti commessi in seguito alla Riforma e alla Controriforma; dalla “pulizia etno-religiosa” della penisola iberica quattro-seicentesca ai “sacri macelli” non solo di Valtellina, ma anche della Ginevra calvinista e della Münster anabattista di Giovanni da Leyda; dalla ferocia di Maria la Sanguinaria a quella di Elisabetta I che “Sanguinaria” non fu mai definita ma che avrebbe pur ben meritato di esserlo, fino alle guerre civili e “religioso-nazionali” in Scozia e in Irlanda, i postumi della seconda delle quali durano ancora; dalle infamie delle “guerre di religione” nella Francia tardocinquecentesca con le sue molte “Notti di San Bartolomeo” e quindi nell’Europa sconvolta dalla guerra dei Trent’Anni che condussero a quella stanchezza del sangue nel nome della quale si siglarono (che si arrivasse, una buona volta, alla mutua inter christianos tolerantia, la quale peraltro – beninteso – non riguardava né i giudei deicidi né i musulmani infedeli…) le paci di Westfalia e dei Pirenei, fino dalle stragi dei native Americans nel centro e nel sud, ma anche nel nord del continente americano e alla “tratta degli schiavi” stivati in catene dall’Africa al nuovo mondo a bordo di vascelli i capitani dei quali conoscevano a memoria interi libri della Bibbia; o del Sudafrica e dell’Oceania, dove i coloni olandesi trovavano nella Bibbia e nell’etica calvinista la giustificazione per il genocidio e la schiavitù. Il Cristo e il Vangelo non hanno alcuna responsabilità di tali orrori; i cristiani e le Chiese storiche ne hanno eccome, come ne hanno gli occidentali moderni e postcristiani che, cessato di giustificarli nel nome della Vita Eterna, hanno continuato a farlo nel nome della civiltà, del progresso, perfino “diritti umani”. Hanno imposto l’impero del profitto e dello sfruttamento: e l’hanno chiamato “legge obiettiva del mercato” ed “esportazione della democrazia”.

Da tutto ciò, sono discese inesorabili conseguenze, che vanno comprese ed esaminate con lucidità.

Primo. Oggi i poveri cristiani d’Asia e d’Africa soffrono le conseguenze del fatto che gruppi di assassini fondamentalisti o masse fanatizzate li massacrano in quanto identificano in loro – evidentemente a torto - dei “collaborazionisti” obiettivi delle forze occidentali che hanno asservito e sfruttato per secoli i loro paesi. Un certo attrito tra musulmani o indù e cristiani locali, in quei paesi, era storicamente cronico. L’attuale fase acuta è il frutto della stanchezza degli oppressi d’esser tali e dell’errore di prospettiva nel quale essi, ingannati da una malsana e criminale propaganda, sono caduti. D’altronde, c’è da chiedersi dove fossero e a che cosa stessero pensando, le Anime Belle che oggi s’indignano e spargono lacrime sui poveri innocenti massacrati, com’è accaduto la notte di Capodanno tra i copti d’Alessandria, quando per esempio tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta gli sgherri della CIA e i gorilas del dittatore calvinista Rios Montt, in Guatemala, massacravano le comunità cristiane dei campesinos e uccidevano i loro preti missionari.

Secondo. Purtroppo, specie nel mondo musulmano, i cristiani oggi sono le vittime innocenti di una serie di regolamenti di conti che riguardano le infinite forme assunte dalla fitna, la “guerra civile” all’interno dell’Islam. Non è un mistero per nessuno che i deprecati regimi islamo-socialisti, ad esempio quelli nasseriano o baath, ponendo l’accento sulla nazionalità, tendevano molto ad attutire se non proprio ad eliminare la soggezione nella quale le comunità cristiane, in quanto dhjimmi (“soggette”, ma anche “protette”), erano abituate a stare nel dar al-Islam. Non stupisce quindi che molti cristiani collaborassero convinti con tali regimi, nei quali alcuni loro membri potevano anche ascendere ad alte cariche (inutile ricordare il caso irakeno di Tarik Aziz). Il fallimento di quei regimi, fermissimamente voluto dalla Superpotenza statunitense e dai suoi consiglieri, ha fatto sì che oggi esistano dal Pakistan all’Algeria forze musulmane che colpiscono i cristiani per aggredire la politica di altre forze, e che gli stessi regimi “laici” in terra islamica, dalla Turchia postkemalista all’Egitto di Mubarak che oppone i musulmani salafiti ai Fratelli Musulmani, tendano ormai a cercar demagogicamente di dimostrare alle loro opinioni pubbliche di non essere “buoni musulmani” meno degli altri. I cristiani sono vittime di questa morsa infernale, che in buona parte è la conseguenza della dissennata politica aggressiva degli Stati Uniti dal 2001 in poi in tutto il Vicino e Medio Oriente. D’altronde, non è un mistero per nessuno che vi sono paesi governati da musulmani fanatici, persecutori dei cristiani e lapidatori di adultere o supposte tali: dei quali però i nostri mass media parlano il meno possibile in quanto essi sono tra i “nostri migliori alleati”: l’Arabia saudita, ad esempio.

Terzo. E’ poi vero che, anche su un piano puramente quantitativo, i massacri dei cristiani – uccisi, beninteso, non in quanto implicati in guerre o in rivolte, ma in quanto professanti la religione della croce - siano più gravi e pesanti di altri? O non è piuttosto vero che, a cominciare dall’Angelus pontificio di ogni domenica mattina diffuso in tutto il mondo, di quei massacri si è capillarmente informati – il che è senza dubbio positivo -, mentre s’ignorano o si sottovalutano invece altri massacri? Chi si è indignato, con sacrosanto motivo, per la strage d’Alessandria di Capodanno, s’indigna poi della pioggia di bombe e di missili che in Afghanistan provoca quotidiani massacri d’innocenti giustificati indiscriminatamente nel nome della “guerra al terrorismo”? S’indigna del “civile sequestro” di centinaia di persone a Guantanamo? Da troppi anni questi poveri morti e queste vittime dell’”esportazione della democrazia” non sono nemmeno più dei numeri, in quanto si è ornai da tempo perfino rinunziato a tentar di contarli. Questo semplice errore di prospettiva, da noi considerato irrilevante, non passa inosservato altrove: e incrementa la spirale dell’odio e della vendetta, che come sempre accade si ritorce contro obiettivi innocenti.

Non basta quindi chiedere che cessino nel mondo i massacri dei cristiani. Bisogna chiedere che cessino le violenze: e per ottenere questo fine bisogna individuarne le cause. Esse risiedono nell’ingiustizia, che si traduce anzitutto in un’intollerabile disuguaglianza nella distribuzione delle ricchezze del mondo. Senza giustizia, non può esserci libertà: nemmeno libertà religiosa.

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